Linguaggio e proverbi marinareschi
Part 5
_Agostino Tortello._--Rispondo per tutti: tu il puoi. Più volte mi frullò pel capo il pensiero del debito che lega noi tutti, quello, cioè, d’affermare l’unità della patria anche nel linguaggio navale che va a poco a poco sconciandosi per l’assidua intromissione di voci barbare, mentre si hanno in casa locuzioni a dovizia atte a significare quanto ragguarda la nostra professione: velatura, manovra, nave, attrezzi di bordo, fenomeni atmosferici e simili cose. Se le altre nazioni, io dicea fra me stesso, pongono tanto studio a non usare che modi dedotti dal corpo della lor lingua, oh perchè gli uomini di mare italiani non faranno altrettanto? Perchè sopporteranno che una strana mistura di voci rinnovi a bordo delle lor navi l’esempio della torre di Babele?
_N.B._--Quà la tua mano. Per tutti i fuochi di Sant’Elmo, tu m’hai compreso d’un fiato.
_A.T._--Senonchè mi sviò dal tentare qualche cosa in proposito l’idea del ridicolo che gli uomini di picciola levatura, i quali mal sanno che lingua vale nazione, avrebbero potuto gittare sovra una proposta, che vuole essere messa fuori da uomini da ciò, e patrocinata da chi abbia il mestolo in mano e voce in capitolo.
_Francesco Buzzoni._--Parmi or giunto veramente il tempo accettevole per tradurre la proposta ad effetto. La parola del general Bixio, rincalzata dall’autorità de’ patrî scrittori, suona autorevole in alto, non che presso gli uomini di mare, i quali educati come omai sono alle scienze e agli studi, agevolmente comprenderanno, che l’unità della lingua nelle cose marinaresche, è anch’essa una suprema necessità de’ tempi che corrono.
_Emilio Schiaffino._--Altro adunque non resta, che a stringere una lega fra noi. Nino Bixio se ne ponga a capo; una breve ma efficace scrittura dimostri alla gente di mare che tanto sente l’amor della patria, ciò ch’essa attende da loro: si sparga largamente un tale scritto in tutti i porti della penisola: e al vostro ritorno dalle Indie olandesi vi sarà dato veder già qualche frutto dell’opera nostra.
_N. B._--Certamente una lega fra gli uomini di mare condurrebbe spacciatamente allo scopo: ma l’esperienza pur troppo m’ha appreso, che tornerà malagevole il rannodarla. Non siamo più ai tempi in cui i Milanesi aveano stretto il patto di non più fumare. Si tenti ad ogni modo la lega, ma non sia questa la sola via per arrivare la meta.
_E. S._--Che altro dunque proponi?
_N. B._--Se io fossi il ministro sulle cose marittime, saprei ben io che mi fare. Anzitutto vorrei che i decreti, le leggi, le istruzioni che escono dal suo dicastero, fossero dettate in istile italiano, dove ora sono, a quanto mi si dice, una illuvie di voci bastarde; in secondo luogo vorrei compilare un vocabolario navale, in cui fosse come stillato il tesoro della lingua di mare, a cui tutti fossero obbligati attenersi. Sarebbe pane casalingo e fior di farina. Così da parti diverse si punterebbe per conseguire l’intento.
_A. T._--E questo non fallirà al certo. Sta in nostra balìa l’organare quanto prima la lega e raccogliere le adesioni de’ capitani; ma quanto al ministro, gli è un altro par di maniche..... Que’ signori ch’han mano in pasta, e che d’un cenno potrebbero sgroppare un tal nodo, sono per lo più tanti _Stiliti_, che non dànno mai volta sulla loro colonna.... _ N. B._--E noi minerem la colonna, se farà di mestieri, pur di costringerli a secondarci. Sebbene io non credo ch’e’ faranno orecchio da mercante, se veramente ci caglia di riporre nel debito onore la lingua marinaresca. Agitiamo intanto da un capo all’altro il paese: la lega darà per fermo i suoi risultati, e la volontà universale farà forza a chi siede al potere. Ma io veggo là il nostro amico che non aperse ancor becco..... Saresti per avventura discorde da queste proposte?
_Autore._--Anzi v’applaudo di cuore, e tutto m’offero a voi nella pochezza delle mie forze. Ambo le vie che disegnate calcare, la lega e il concorso del ministro sulla marina, paionmi invero opportune; ma non sieno le sole: altre ben altre ve n’ha, che non devonsi per noi trascurare.
_N. B._--Carte in tavola adunque; ch’io per me non so dove tu peschi.
_A._--La lingua marinaresca, come v’è noto, non fa difetto in Italia: si tratta soltanto di darle nuovo vigore; anzichè adulterarla col fango di parlature straniere. Eccovi perciò due questioni che noi dobbiamo partitamente trattare. Sapete voi chi va spegnendo in Italia la lingua navale, anzichè darle nuova giovinezza e incremento? Le scuole. Noi vantiamo oltre un centinaio di _Istituti Nautici_, ne’ quali, da poche eccezioni in fuori, si insegna ogni cosa, tranne questa favella. Io so di Istituti, in cui di lingua marinaresca non si fa neppur caso, per la sola ragione che il docente non può insegnare quello di cui egli stesso è digiuno; ne conosco per l’opposto altri, in cui il maestro restringe l’insegnamento di lettere italiane ai soli autori del Trecento e al P. Cesari Potenzinterra! Come i poveri alunni trabalzati dal S. Concordio al Cavalca, dal _Novellino_ allo Ugurgeri, vengan su grulli, sciatti e bighelloni, circoscritti in un mondo che più non è il nostro, usanti una lingua che sarà stata oro di copello in altri tempi, ma ch’è cacio bacato a questi lumi di luna, e per la gente di mare, lascio che per voi stessi il pensiate. E questi docenti che tradiscono in tal guisa la gioventù, continuano a spadroneggiare nelle scuole, anzichè esserne cacciati mille miglia lontano. Non basta. Seguite un po’ questi giovani nelle altre scuole. Eccovi una mano di professori che tratta di cose scientifiche: nautica, fisica, attrezzatura, disegno navale, velatura, astronomia, meteorologia e altre tali. Professori invero dottissimi; ma pure in tema di lingua sì addietro, che v’hanno ben pochi, i quali sappiano dare alle disquisizioni scientifiche, fattezze veramente italiane. Tutti i libri di testo, niuno escluso, o non sono che sconciature o versioni di libri stranieri fatte in modo scempio e scapigliato; ovvero trattati originali, ma scritti del paro nel modo più scriato ed indegno. E intanto i poveri alunni che nulla san d’italiano, o che soltanto hanno appreso a balbettare le leggiadre vanità del Trecento, sprofondati per più anni nel pantano de’ libri di testo, v’attingono una lingua che non è nè carne, nè pesce, nè italiana, nè francese, nè inglese, ma infarcita di tutte: il caos, il pandemonio della favella di Nembrot. La verità di quanto affermo vedetela ne’ risultamenti dei loro esami finali ... Oh! so ben io con che pettine invece dovrebbe cardarsi la lana ai loro docenti!
_N. B._--La pittura che tu fai delle scuole nautiche è fosca pur troppo, ma vera. La loro riformazione sarà adunque il terzo espediente cui dovremo appigliarci per mandare ad effetto il nostro disegno. Ma tu accennavi anche ad un’altra questione ...
_A._--Io dissi eziandio che urge porre una diga alla infestazione straniera, che minaccia offuscare la purità del linguaggio navale. A tal uopo tornerebbe assai profittevole una serie di trattatelli e di letture, che pel loro tenuissimo prezzo potessero correre per le mani della gente di mare.
_N. B._--Vi fu, se non erro, chi parecchi anni addietro pose a concorso un’opera di tal fatta, col titolo--_Il Libro del Marinaio italiano_--Quel concetto s’ebbe lodi e plausi non pochi: ma i casi della mia vita non mi concessero di conoscere qual ne fosse l’effetto[22].
_A._--Quello che poteva allora aspettarsi da una nazione, in cui per lunga consuetudine le scienze marittime erano assai trascurate e la lingua marinaresca avuta in dileggio. Del resto la lega fra la gente di mare, l’azione governativa, la riformazione delle scuole nautiche, la diffusione di libri popolari: ecco i mezzi efficaci per riporre in trono una lingua, che fra tutte le lingue tecniche tiene a ragione il primato, come ricchissima ch’ella è e poetica al sommo. Rozzi se vuolsi, talora i marinai, non rozza la lingua loro, ma splendida di bellezze, di immagini figurate, di mille partiti insomma, come quella ch’è il complesso delle diverse scienze costituenti l’arte del navigare. I nostri classici riboccano d’allusioni marinaresche, le arti, le industrie e tutte le discipline s’avvantaggiano di questa lingua, che meravigliosamente si presta ad arricchire la lingua comune d’una folla di metafore, di proverbi e di modi smaglianti di vita e di brio. Essa infatti comprende tutti i vocaboli che si riferiscono ai fenomeni del mare, dei venti, ai materiali di bordo, alla navigazione, alle manovre, alla nave, in cui dall’albero in giù tutto è tropi e traslati....
_N. B._--Piglia un po’ fiato, piglia: o per dirla alla marinaresca, gitta omai l’àncora, che altrimenti ci farai perdere la tramontana. Nel tuo inno alla parlata di bordo, toccasti eziandio de’ proverbi....
_A._--N’è infatti ricchissima, come eziandio di sentenze e modi proverbiali, i più leggiadri ch’io mi conosca.
_N. B._--Ecco, amici, un tema bellissimo e nuovo per chiudere questa lieta giornata. Marinai, quali siamo, non ci fallirà la materia, e poi l’un proverbio tirerà l’altro, come le ciliegie.
_A._--Accetto la tua proposta; io m’atterrò alla parte che ragguarda i modi proverbiali, poichè quanto ai veri proverbi di mare....
_E. S._--Oh! questo poi è affar mio. Non sia mai detto che io abbia per quaranta anni scopato l’oceano, senza avermene fatto una buona satolla.
_A. T._--Anch’io ne ho in serbo parecchi, che raccolsi nel mio assiduo contatto co’ vecchi marinai, e che a mia volta potrò scodellarvi.
_N. B._--Or bene: dacchè noi rappresentiamo, può dirsi, le varie parti d’Italia, avrem per risultato che i nostri proverbi non saranno esclusivamente municipali. Tu, Mariano, benchè medico, non sei così nuovo alle cose di bordo, da non sapere gettar lo scandaglio e orientarti.
_Mariano Saluzzo_.--Farò anch’io le mie prove per prender terra; ad ogni modo mi trarrete al rimorchio.
_N. B._--Chi spiegherà primo le vele?
_A. T._--Parmi, che ciò s’addica a Schiaffino, il più attempato di tutti.
_E. S._--Dacchè a me tocca prendere il largo, comincierò con alcuni proverbi che riferisconsi ai vantaggi del _navigare_.
_Tre cose fan l’uomo accorto: Lite, donna e porto._
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_Scienza, casa, virtù e mare Molto fan l’uomo avanzare._
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_Un uccello di mare ne val due di bosco._
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_Chi va e torna, fa buon viaggio._
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_Popolo marinaro, popolo libero._
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_Chi vuol della roba esca di casa._
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_Chi va pel mondo impara a vivere._
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_Il sapere ha un piede in terra e l’altro in mare._
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_Chi non s’arrischia, non rosica._
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_Chi ha passato il guado sa quant’acqua tiene._
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_Piè di montagna, porto di mare Fanno l’uomo profittare._
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_Chi non s’avventura, non ha ventura._
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_Chi non sa orare Vada in mare a navigare._
E i Veneti:
_Chi non va per mar Dio non sa pregar._
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_Chi scappa d’una[23] scappa di cento._
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_Il mare fa la fortuna e non le fonti._
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_Giornata di mare Non si può tassare._
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_Abbi fortuna e gettati in mare:_
che se non è compagno compagno, arieggia il noto--_fortuna e dormi_.--
_N. B._--Belli e calzanti davvero! Senonchè manca il loro riscontro. Il popolo che conservò tanto tesoro di sapienza sui vantaggi della navigazione, non può avere dimenticato i _pericoli_ che talor ne derivano.
_E. S._--Farò di rammentarmeli.
_Loda il mare, ma tienti alla terra._
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_Preparati al mare prima d’entrarvi._
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_Chi disse navigar disse disagio._
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_Mare, fuoco e femmina, tre male cose._
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_Meglio chiamar gli osti in terra, che i Santi in mare._
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_Chi fa due volte naufragio, a torto accusa il mare._
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_Meglio starsi al palo ch’annegare._
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_Acqua di mare non porta mai quiete._
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_Chi non ha navigato non sa che sia male._
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_La fine del corsale è annegare._
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_La bellezza, il fuoco e il mare Fanno l’uom pericolare._
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_Chi vuol viaggiare a stento, Metta la prora al vento._
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_Chi s’impaccia col vento, si trova colle mani piene d’aria._
* * *
_Chi semina vento raccoglie tempesta._
* * *
_Acqua e pane, vita da cane: Pane ed acqua, vita da gatta._
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_Uom di mare oggi ricco e doman povero._
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_Nuotare e nuotare e alla spiaggia affogare[24]._
* * *
_Ogni cosa si sopporta, eccetto il buon tempo._
Risponde al toscano--_Il troppo dolce stomaca_:--e al veneziano--_ogni bel balo stufa_.
_Dal mare, sale: e dalla donna, male._
* * *
_Se ho da annegare, vo annegarmi in mar grande._
* * *
_Chi entra nel fiume, o lo passa, o la croce:_
cioè v’annega.
_In tempo di tempesta ogni scoglio è porto._
* * *
_Chi sa navigare va al fondo, chi non sa, anche._
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_Chi sputa contro il vento, si sputa nel viso._
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_Chi ha beuto al mare, può bere alla pozza._
* * *
_Chi è portato giù dall’acqua S’abbranca ad ogni spino._
E in qualche luogo:
_Chi s’affoga si attaccherebbe a’ rasoi._
A Costantinopoli:
_Chi casca nell’acqua s’abbraccia anche al serpente._
* * *
_Chi discioglie le vele a più d’un vento Arriva spesso a porto di tormento._
Terminerò con alcuni che corrono sui litorali dell’Adriatico:
_Vento potente, fote la corrente:_
e vale: col vento gagliardo le barche a vela giungono a superar la corrente contraria.
_I temporai più grossi vien a l’improvviso._
* * *
_Co sbala la tempesta, se desmentega il temporal._
* * *
_Chi xe in mar, naviga: chi sta in tera, radega[25]._
_N. B._--I tuoi motti m’hanno aperto la vena, sì che mi par mille anni di sfringuellarvene alcuni che han tratto alla _nave_.
_A. T._--Siam tutti orecchi a sentirli.
N. B. _Ben diremo, ben faremo: Mal va la barca senza remo[26]._
* * *
_Fama vola e nave cammina._
* * *
_Due capitani: nave ne’ scogli._
* * *
_Vascello torto, purchè cammini dritto._
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_Casa senza amministrazione, nave senza timone._
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_Chi ha danari fa navi._
* * *
_Gran nave vuol grand’acqua._
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_Gran nave, gran pensiero:_
Consuona col noto:
_Chi ha terra, ha guerra._
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_Nave senza timon va presto al fondo._
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_A nave rotta ogni vento è contrario._
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_Vecchia nave, ricchezza del padrone._
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_Non giudicar la nave stando a terra._
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_In nave persa tutti son piloti._
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_Tre cose son facili a credere: uomo morto, donna gravida e nave rotta._
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_Donna, cavallo e barca Son di chi le cavalca._
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_Dove va la nave, può ire il brigantino[27]._
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_Un po’ di bene e un po’ di male tien la barca dritta._
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_Quando il ciel bello varia Convien darle dell’aria._
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_Dove può andare barca, non vada carro._
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_Nave genovese, mercante fiorentino._
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_Chi in mar la barca abbriva, Sta con un piè alla riva._
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_Senza barca non si naviga._
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_A tal nave, tal battello._
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_Per un peccatore perisce una nave._
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_Naviglio ed acqua, febbre bella e fatta._
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_Chi non unge non vara._
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_La bandiera cuopre la mercanzia._
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_Ogni nave fa acqua._
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_Chi non rassetta il buchino, rassetta il bucone._
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_Chi s’è imbarcato col diavolo, ha da stare in sua compagnia._
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_Tira più un pel di femmina, Che gomena di nave._
Nè i Veneti ne van privi. Uditene alcuni:
_Chi mete pègola nella barca de altri, perde pègola e barca._
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_Barca neta non guadagna._
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_A barca sfondada ne ghe vol sèssola[28]._
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_Quando la barca va, ogni cojon la para._
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_Barca ligada, no fa strada._
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_El vento no è bon se no da menar navi e galie._
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_A barca rota, ogni vento xe fortuna._
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_A barca desperà Dio trova il porto._
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_Barca rota, conti fatti._
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_Dai e dai, la barca arriva ai pai:_
E vale: chi la dura, la vince.
_Bastimento non sta senza saorda[29]._
_A. T._--Degni invero di porsi in brigata co’ primi. Eccone alcuni altri, men belli forse, ma pratici assai. Riguardano _nocchieri e piloti_.
_Argomento al nocchier son le procelle._
* * *
_Il buon nocchiero muta vela, ma non tramontana._
* * *
_Accerta il corso e poi spiega le vele._
Ovvero:
_Ognun sa navigar quando è buon vento._
* * *
_Chi ha buon tempo navighi: E chi ha denari fabbrichi._
* * *
_Vento in poppa, mezzo porto._
* * *
_Vento in poppa, vele al largo._
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_Secondo il vento, la vela._
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_Chi non teme, pericola._
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_Chi non s’aiuta, s’annega._
* * *
_Di molti piloti: barca a traverso:_
Ovvero:
_Due piloti affondan la barca._
* * *
_Chi mal naviga, mal arriva._
* * *
_Bisogna navigar secondo il vento[30]._
* * *
_Chi naviga controvento, convien stia sulle volte._
* * *
_Chi guarda le nuvole, non fa viaggio._
* * *
_Tutti vogano alla galeotta[31]._
* * *
_Altro è vogare: altro arrivare._
* * *
_Il mondo è fatto a tondo: Chi non sa navigare va in fondo._
* * *
_È un cattivo andare contro la corrente._
* * *
_Gran laguna fa buon porto._
* * *
_Chi ha da navigare guardi il tempo[32]._
* * *
_Più vale un sol remo che sia indietro, che dieci che vanno avanti[33]._
* * *
_Tra corsale e corsale non si perde che i barili vuoti._
* * *
_In tempo di burrasca ogni tavola basta._
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_Isola fa porto[34]._
* * *
_Buono studio rompe ria fortuna:_
Motto che i nostri storici riferiscono a quella birba di Carlo d’Angiò: e risponde al--_cor forte, rompe cattiva sorte_.--
Or viene la tua volta, Buzzoni.
_F. B._--Dacchè non poss’io sgabellarmene, dirò de’ _marinai_.
_L’arte del marinaio, morire in mare: l’arte del mercante, fallire._
* * *
_Il buon marinaio si conosce al mal tempo._
* * *
_O polli o grilli: o principe o marinaio._
* * *
_Barca rotta: marinaio scapolo[35]._
* * *
_Chi è oste o fornaio e fa il barcarolo, Dato gli sia d’un mazzuolo._
* * *
_Promesse di barcaroli e incontro d’assassini, Costano sempre quattrini._
* * *
_Montagnini e gente acquatica, Amicizia e poca pratica._
* * *
_Giuramenti d’amore, giuramenti da marinaio._
* * *
_I marinai son come la luna: In tutti i paesi ce n’han una._
E ricordo d’aver udito in Venezia:
_Un bravo trabaccolante xe un bravo vassellante._
* * *
_Chi vol sentire el tibidoi,[36] Vaga dove che ghe xe done e barcarioi._
E per la laguna si canta:
_L’amor del mariner no dura un’ora: Per tutto do’ ch’el va, lu s’inamora; E se l’amor del mariner durasse No ghe sarave amor che ghe impatasse._
_N. B._--Bravo, il mio Buzzoni. Ma chi tratta del _mare_? Se il nostro Tortello che lo misurò in ogni più remota sua parte. ..
_A. T._--Pronto a’ tuoi cenni.
_Chi è padrone del mare è padrone della terra._
_N. B._--Anche questo, per Dio, avrebbero i nostri reggitori dovuto imparare dal popolo.
_A. T._--Oh, non sai tu a che lumi si vive? Ma lasciami, via, continuare.
_Chi scapita in mare, scapita in terra._
_N. B._--Vero pur troppo. L’infamia di Lissa costò ben cara all’Italia. Ma tira via, tira via, ch’a questo pensiero sento abbruciarmi il cervello.
_A. T. Il mondo è come il mare: E’ vi s’affoga chi non sa nuotare._
* * *
_Chi teme acqua e vento, non si metta in mare._
* * *
_Il mare è fatto a viottoli._
* * *
_Chi in terra giudica, in mare naviga._
* * *
_El mar xe ’l facchin de la tera._
* * *
_Chi sa nuotar non se lo scorda mai._
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_Come ogni acqua vien dal mare, Così ogni acqua torna al mare._
* * *
_Non mettere e cavare, Si seccherebbe il mare._
Risponde al
_Leva e non metti, ogni gran monte scema._
* * *
_Che il tristo manda al mare Non aspetti il suo tornare._
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_Chi vuol tôrre a mattonare il mare Perde il tempo ed i sassi._
* * *
_Chi casca in mare e non si bagna, Paga la pena[37]._
* * *
_Per mare non ci stanno le taverne._
* * *