Libro segreto

Part 3

Chapter 33,560 wordsPublic domain

ENEA. Oggimai, poichè le cose sono giunte a tale che l’autorità della mia parola non basta a rassicurare pienamente gli animi irritati dalle gare e dalle passioni di partito; e vedendo altresì che i dubbi suscitati _(additando Jarba che non cessa di ridere)_ dall’augusto monarca qui presente, non derivano che dall’ignoranza completa dei meccanismi stupendi, pei quali ai dì nostri si può creare la luce; non mi resta, per convincervi d’un solo tratto, che a mostrarvi questo involto _(cava dalla giberna una scatoletta di zolfanelli)_, dove stanno rinchiusi non meno di duecento fiammiferi fulminanti. _(Levando uno zolfanello dalla scatola)_. Vedete voi questo fuscellino di legno, quasi impercettibile all’occhio, e leggiero come una pagliuzza?... Ebbene: non avete che a confricarlo leggermente sulla scatoletta, sulle vostre vesti, sulla muraglia, perchè ne divampi con subito scoppiettio una fiammella vivacissima, atta a suscitare inestinguibili incendii. Se volete, o signori, che io ne faccia subito l’esperimento...

ALCUNI. Sì... sì... vediamo!

ALTRI. Non ci fidiamo...

DID. Lasciamo fare...

JARBA. Mi... mi... poffare! _(si alza, e strappa di mano ad Enea la scatola dei fiammiferi)_.

ENEA _(sottovoce a Didone)_.

Stiamo a vedere... Si riderà...

JARBA _(ad Enea con un zolfanello alla mano)_.

Ti far fedére Come si fa...

TUTTI.

Attenti! attenti! Che mai sarà?

_(Jarba, seguendo le indicazioni di Enea, si pone con incredibile pacatezza a confricare lo zolfanello sulla scatoletta. Tutti gli sguardi sono rivolti a lui. Breve silenzio. Dopo due o tre prove, lo zolfanello divampa e mette fuoco alla folta barba dell’imperatore)_.

TUTTI _(allontanandosi da Jarba con un grido di spavento)_.

Per Giove massimo! Al fuoco! al fuoco! Presto... le macchine! Pompieri... olà!

JARBA _(rovesciandosi sui gradini del trono colla barba in fiamme)_.

Maletettissimo!... Al fuoco! al fuoco! Presto... le macchine! Pompieri... olà!

ENEA _(a Didone prendendola pel braccio)_.

Dimmi in qual’ora... Dimmi in qual loco... Ti saría comodo?

DID. Fuggiam di qua,..

POMPIERI _(accorrendo colle macchine e dirigendo le pompe verso Jarba)_.

In men d’un’ora, O illustre Jarba, La vostra barba Si spegnerà.

_(Le pompe schizzano acqua contro il viso di Jarba. Didone ed Enea si allontanano abbracciati. Anna dà il braccio ad Acate. Clivia e le altre damigelle si afferrano al braccio di Meronte, d’Ippanto e d’altri. Frattanto alcuni Troiani, profittando dello scompiglio, intascano destramente le posate e i candellieri che stanno sul buffet._

_Il Prefetto ed il Questore si fermano sulla porta per animare i pompieri. Orbech sarà scomparso al primo grido dell’imperatore)_.

CALA IL SIPARIO.

ATTO TERZO

SCENA PRIMA.

_Atrio nella Reggia di Didone_.

DIDONE _in abito da caccia, il_ MINISTRO _delle finanze, il_ PREFETTO.

DID. Insomma, pensateci voi... Vi hanno dei doveri internazionali che debbono essere rispettati da qualunque governo civile; fra questi io pongo in prima linea il dovere dell’ospitalità. Non sia detto che dai nostri liberi Stati venisse respinta questa illustre falange di emigrati politici, i quali non sono rei d’altro delitto, fuorchè di aver veduto la loro patria consumarsi in un incendio. È dunque necessario che il Parlamento decreti una somma speciale pel mantenimento dell’emigrazione troiana. Voglio che a ciascun emigrato si assegni un sussidio mensile in ragione della nascita, dei titoli, dei gradi, delle cariche civili e militari. Io sono d’avviso che un buon prestito di cinquecento milioni provvederà sufficientemente alla bisogna. Che ne dite, onorevole ministro delle finanze?

MIN. La Maestà Vostra non deve ignorare che ogni qualvolta un’operazione finanziaria di tal genere incontrò nel paese delle serie difficoltà, queste non partirono mai dal suo gabinetto. Non oserò però dissimulare all’Altezza Vostra che da alcun tempo l’opposizione si è molto rinvigorita alla Camera, e vi è a temere che la misura di stanziare una somma per sussidio dell’emigrazione troiana abbia ad essere respinta non solamente dalla sinistra, ma anche dal terzo partito.

PREF. Sicuramente. Il terzo partito è forte...

DID. Voi pure, onorevole Prefetto, siete d’avviso che la proposta non incontrerebbe l’approvazione della maggioranza?

PREF. Ho detto che il terzo partito è forte...

MIN. La sinistra è compatta...

DID. La sinistra!... Il terzo partito! Mi fate ridere, onorevoli amici. Sarà dunque vero che io... io donna inesperta e quasi esordiente alla vita politica, debba spiegare a voi i meccanismi segreti del sistema costituzionale, e insegnarvi in qual modo si formino alla Camera le maggioranze? I deputati della sinistra vi fanno paura... Ma non avete ancora capito che la più parte di questi signori non attendono, non vagheggiano che una occasione favorevole per passare alla destra con armi e bagaglio? Gli uomini del partito governativo per essi sono gente venduta; ogni qualvolta la maggioranza vota in nostro favore, i sinistri esclamano alla corruzione... Non vi pare che con questa maniera di linguaggio essi vi dicano apertamente: signori ministri, lasciate correre qualche spicciolo e saremo con voi?... Ho assistito qualche volta dalla tribuna reale alle sedute della Camera; e sempre, quando intesi un deputato dell’opposizione apostrofare un onorevole della destra col titolo di _venduto_ e di _corrotto_, negli sguardi dell’oratore, nella concitazione dei gesti, nell’enfasi delle declamazioni mi parve leggere questo segreto concetto: non vi ha dunque nessuno, proprio nessuno che finalmente mi usi la buona grazia di _comperarmi_!

MIN. Ah! Regina! non credo adularvi asserendo che in questo momento voi siete all’altezza della situazione...

PREF. Che l’ombra del vostro augusto consorte mi perdoni, se io non esito a proclamare che mentre a quell’ottimo Re noi dobbiamo saper grado dello Statuto accordatoci, voi prima, voi sola ci avete insegnato ad interpretarlo e ad applicarlo in maniera che desso riesca a vero vantaggio del paese.

DID. Dunque?...

MIN. S’è capito...

PREF. Lasciate fare, regina...

DID. Quanti sono i deputati della destra?

MIN. Centoventuno.

DID. Quelli di sinistra... e del terzo partito?

MIN. Centoventisette...

DID. Bisogna, perchè passi la legge, assicurarsi un’altra trentina di voti... Mi avete inteso? Convien comperare... e corrompere; e gli uomini da comperare e da corrompere, voi sapete oramai dove si trovano. Solamente vi raccomando di dare la preferenza ai più spiantati, i quali costano meno, ed hanno anche (bisogna esser giusti) un certo diritto di precedere i colleghi.

_(squillo di corni)_

PREF. Regina... i corni hanno dato il segnale della caccia...

DID. Addio, ministro... A rivederci, onorevole Prefetto... Voi mi raggiungerete più tardi... Se Jarba domanda di me, ditegli che per tutta la giornata sarò invisibile. La festa d’oggi vuoi esser tutta dedicata all’illustre degli Anchisi ed ai nobili suoi seguaci. Se quel superbo e brutale imperatore se ne immischiasse, potrebbero nascere tali agitazioni e tumulti da mettere in fuga la selvaggina e compromettere l’ordine materiale del paese.

MIN. Vi auguro buona caccia... Ma ho paura che con questo maledetto scirocco gli uccelli non si levino...

PREF. La regina non ha che a presentarsi... a muovere uno sguardo...

DID. _(che si sarà affacciata alla finestra)_. Enea monta a cavallo... Aspettatemi... Aspetta, tesoro... _(esce rapidamente)_.

PREF. _(da sè allontanandosi)_ Pazza... per quel troiano... maledetto...

MIN. _(da sè)_ Bisogna spacciare quel troiano, o il paese è perduto _(esce)_.

SCENA SECONDA.

_Fitta boscaglia.—A destra una grotta._—GIOVE _trasformato in pavone si avanza cantarellando._

Io sono il padre Giove Del gran Saturno figlio, Che l’universo muove Coll’aggrottar del ciglio; Dei Numi io sono il principe, Padron delle saette, Coll’occhio mio fulmineo Friggo le cotolette, Mando quaggiù il diluvio Quando dal cielo io sputo, Fo con un mio starnuto L’Olimpo traballar. E ardisce una pettegola Opporsi alle mie voglie? Dovrò subir l’imperio D’una aggrinzita moglie, E del gran regno italico I fati ritardar?... Vien gente—su quel frassino Poniamci ad esplorar.

_(vola in cima a un frassino)_

SCENA TERZA.

GIUNONE _in abito da_ puff _con un berretto frigio sulla testa._ EURO, EOLO _in abito da gesuiti._—GIOVE _sulla pianta._

GIUN. Qui nessuno ci ascolta...

TUTTI. Cospiriamo! Per chi nel mondo Nulla sa far, Non v’è mestier più comodo e giocondo Che il cospirar. Sì: cospiriamo: Noi siamo nati, Siamo pagati Per cospirar!

GIUNONE.

Di che si tratta—voi ben sapete, Qual è il mio scopo—già conoscete...

I VENTI.

Nulla sappiamo—non comprendiamo... Ma nati siamo—per cospirar.

GIUNONE _(distribuendo dei soffietti)_.

Doman con questi mantici Sul mondo soffierete, Pioggia, saette, grandine, Dal ciel provocherete: Sicchè qual salce pieghisi Il tronco più gagliardo, E in cima al San Bernardo Levi suoi flutti il mar.

I VENTI _(provano i soffietti, e quindi li depongono ai piedi dell’albero)_.

Da questi mantici Noi soffieremo, Sconvolgeremo La terra e il mar; Noi siamo nati, Siamo pagati Sol per sconvolgere, Per disturbar.

GIUN. Questi soffietti vanno a meraviglia... Vedete: solamente col farne la prova avete già suscitato un temporale che, a dir vero, non combina gran fatto colle mie vedute politiche... Riprendete quegli strumenti, e procacciate, con due o tre soffi, di mandar via quelle nuvole opache che ci stanno sulla testa...

_(Durante le parole di Giunone, Giove sarà disceso rapidamente dal frassino, e avrà, con due colpi di becco, strappate le linguette ai due soffietti)_.

EOLO _(soffiando)_. Cribbio! la macchina è guasta...

EURO _(c. s.)_. Chi mai ha portato via la linguetta di corame...?

_(scroscio di tuono)_

GIUN. Imbecilli! non vi resta dunque più fiato nei polmoni? Soffiate.... soffiate dalla bocca... finchè siamo ancora in tempo... Per nonno Saturno, già la pioggia incomincia... Fate presto, vi dico! _(si volge per cercare Eolo ed Euro, ma questi sono fuggiti)_ Ah! mascalzoni!... sempre così!... Fin quando non vi è pericolo, sfidano terra e cielo; al primo scroscio di temporale, chi si è visto, si è visto... _(correndo sotto la pioggia e chiamando a gran voce:)_ Euro! Eolo! feccia di bricconi... che Giove vi fulmini per via! _(esce)_.

GIOVE _(sulla pianta)_. Ah! Ah! Vedete se quella Giunone mi vuoi bene! Io debbo a lei, a lei sola, se questo improvviso temporale viene ad affrettare il compimento dei miei disegni. Didone ed Enea verranno a ricoverarsi in quella grotta... e siccome da cosa nasce cosa, vale a dire:—dalla possessione nasce il disgusto... _ergo_... _ergo_... _quapropter_... sono un Dio... «Intendami chi può che m’intend’io.»

_(si nasconde fra i rami)_.

SCENA QUARTA.

ENEA _e_ DIDONE _che si avanzano sotto un ombrello di tela cerata.—Il temporale imperversa._

ENEA. Affrettiamoci verso la reggia... La pioggia è così dannata, che non vi è ombrello il quale possa difenderci...

DID. Tornare dalla caccia senza aver preso un uccello... Ciò non mi è mai accaduto. Ti confesso, diletto Enea, che il mio amor proprio di donna e di regina ne soffre maledettamente...

ENEA. Credete... regina... Con questa acqua, con questo vento...

DID. Oh! che vedo? Una grotta! Se entrassimo là dentro... Che te ne pare?...

ENEA. Non posso astenermi dal farvi riflettere che le grotte sono ordinariamente ricettacolo di belve e di serpenti...

CID. _(con voce carezzante)_ In quella grotta non ci sono belve... Io l’ho visitata più volte in ottima compagnia, e ti assicuro che se vi ho trovato dei serpenti a sonaglio, questi non mi hanno procurato che delle distrazioni gradevolissime...

ENEA. (Questa donna è sopracarica di elettricità...)

DID. Vieni dunque!...

ENEA. Entriamo!... _(facendo dei complimenti sull’ingresso della grotta)_. Maestà... precedetemi...

DID. _(saltandogli al collo e traendolo seco)_ Lasciamo i complimenti.—In presenza di un temporale, ogni disuguaglianza sparisce...

_(Giove, annoiato di attendere, soffia dal naso uno starnuto, che produce il rombo del tuono. Enea e Didone si precipitano nella grotta)_.

SCENA QUINTA.

ACATE _indi_ ENEA.

ACATE _(venendo da sinistra)_. Queste cartaginesi sono insaziabili. Lode a Giove, son riuscito a liberarmi dalla principessa Anna e a rinviarla alla reggia. Buon per me che la grandine è venuta in mio soccorso, traforandomi l’ombrello. Numi immortali, che proteggete l’Italia futura, operate qualche prodigio in favore dell’augusto mio principe, ond’egli riesca a svincolarsi dalle panie amorose, in cui lo tien stretto e avviluppato la regina. Frattanto, nella mia qualità di _fido_, ho compartito gli ordini perchè tutti si tengano pronti alla partenza. Il ministro della marina, al quale abilmente ho promesso la croce di commendatore, ha messo a nostra disposizione uno dei più bei navigli dello Stato.

ENEA _(uscendo dalla grotta)_. La pioggia è cessata... La regina assopita in profondo letargo... Oh! chi vedo? Acate... il mio fido...

ACATE. Augusto sire, io andava in traccia di voi...

ENEA. A bassa voce, per carità!... La regina di Cartagine giace svenuta in quella grotta... Converrà profittare del fausto accidente per correre alle navi coi nostri, e sciogliere immediatamente le vele alla volta d’Italia. Se debbo credere ad un sogno che ho fatto la scorsa notte, i venti ci saranno propizii.

SCENA SESTA.

EOLO, EURO, ENEA, AGATE.

EOLO. Sì, noi siamo teco...

EURO. E per voler di Giove, disposti ad ogni tuo cenno.

ENEA. Qual è il vostro nome, o nobili amici?

EURO. Euro, a’ tuoi ordini.

EOLO. Eolo, per servirti, se al fratello non basterà il fiato...

ENEA. Venite, dunque!... E tu, fido Acate, rimani qui un breve istante per tenere a bada la regina, nel caso ch’ella si destasse e chiedesse di me... Se poi la tua fervida fantasia ti suggerisse qualche abile strattagemma per liberarti più presto da questa seccatura, opra di tuo senno. Ma... qual rumore! chi vedo!!! Jarba, il re moro, che si avanza a gran passi, colla sciabola sguainata, e seguito da un drappello de’ suoi cosacchi... Per Giove! la nostra posizione si fa difficile... Qui ci vuol del coraggio...

ACATE. Sì: ci vuol del coraggio! fuggite!...

ENEA. Ma se egli mi insegue...

ACATE. Fuggite, vi replico!

EOLO—EURO _(spiegando le ali)_. Sulle ali dei venti!

ENEA. Grazie, nobili amici, mi ero scordato...

_(Enea sale in groppa ai venti, che subito prendono il volo verso la spiaggia)_.

SCENA SETTIMA.

JARBA, ACATE.—_Seguaci di Jarba_.

JARBA _(ad Acate)_. Affere visto brincipe troiano?

ACATE. Illustre re dei Mori, se voi intendete parlare dell’augusto Enea, levate gli sguardi, miratelo, egli parte in questo istante sulle ali dei venti.

JARBA. Toffe diretto?...

ACATE. Alle navi, dove fra poco io dovrei raggiungerlo. Stretto da imperiose necessità, non ultima delle quali il desiderio vivissimo di affrettare i fati d’Italia, egli mi esprimeva poco dianzi il più vivo rammarico nel dover partire senza porgervi di persona gli attestati della sua stima e della sua inalterabile benevolenza. L’Italia ha bisogno di alleati, mi diceva, ed io contava assai su questo generoso e illuminato monarca... Ma il tempo stringe; come vi ho detto, è d’uopo ch’io non indugi un istante a raggiungere il mio principe. Degnatevi dunque accogliere, o illustre Jarba, questa testimonianza palpabile dell’alto concetto in che noi vi teniamo, il mio principe, il mio popolo ed io, e sia questo un primo, indissolubile legame, che stringa due sovrani creati per intendersi, e due nazioni sorelle _(sottovoce)_ create per... esecrarsi _(leva di tasca un astuccio e lo porge a Jarba)_.

JARBA. Cossa star questo?

ACATE. Il gran collare della Denunziata...

JARBA _(al colmo dell’ira)_. Non statte cane io... Non metter collare...

ACATE _(da sè)_. Giove mi aiuti ad uscir dalle grinfe di questo barbaro, che non intende ragione... _(forte ad Jarba)_ Ma non sapete, augustissimo Jarba, che questa è una delle onorificenze più insigni che un monarca possa conferire ad altro monarca? Non sapete che, mettendovi al collo questo cordone dorato, voi diventate cugino del nostro re?

JARBA _(ruggendo colla schiuma alla bocca)_. State palle, palle, palle, sempre palle troiane! _(volgendosi ai suoi)_ Impatronittevi ti questo imbosture, che mi foler metter collare come cane intanto che l’altro porta via pella Titone!

ACATE _(da sè)_. Quale idea luminosa! _(a Jarba)_ Ah! voi temete un inganno! Voi diffidate del mio principe! Voi credete che un troiano di sangue sia capace di un tradimento! Voi imaginate che il nomignolo di _fido_ me le abbiano dato per burla! Volete saperlo, dove si trova in questo momento la vostra Didone? Volete che io ve la metta in braccio? Degnatevi, Maestà, di chinare l’augusto orecchio alla portata delle mie umili labbra, ed io vi mostrerò di quali sacrifizii sia capace un troiano per procacciare al futuro regno d’Italia delle alleanze solide e durature.

JARBA _(avvicinandosi ad Acate)_. Foi dite che bella Tittone?... _(Acate parla sommessamente all’orecchio di Jarba, che fa gli occhiacci guardando verso la grotta)_.

VOCI LONTANE.

Addio, mia bella, addio! La flotta se ne va... Se non partissi anch’io Sarebbe una viltà...

ACATE _(a Jarba)_. Entrate in punta di piedi.... La grotta è oscura.... non perdete un istante...

JARBA _(volgendosi ai suoi seguaci)_. Accompagnate troiano fino al porto... Salutate tanto mio illustre cugino Enea... Tittegli che, fra poco, se i Numi mi assistono, diferrò anche cognato _(Jarba entra nella grotta)_.

ACATE _(ai soldati di Jarba)_. Mamalucchi, seguitemi!... Ah! voi potete ben vantarvi di avere un monarca che si occupa seriamente della felicità del suo popolo.

SCENA OTTAVA.

_La sala delle Cariatidi nel Palazzo Reale_.

_La principessa_ ANNA, BERTA, CLIVIA, RUBINIA, _suonatori che salgono sovra una impalcatura, Comici, Corifei e Ballerine nel fondo della scena. Il maggiordomo ed altri servi affaccendati._

ANNA _(alle damigelle che formano cerchio sul davanti della scena)_. Comincio ad essere inquieta. Come avviene che la mia augusta sorella non torna ancora dalla caccia, con un tempo così indiavolato? Spero bene che qualcuno, o qualcuna, avrà pensato a mandarle un paracqua!

BERTA. Mah!

CLIVIA. Spero anch’io...

RUBINIA. Sicuramente.... si doveva pensare...

ANNA _(volgendosi al Maggiordomo)_. Dite un po’, maggiordomo: avete pensato a mandare una dozzina di ombrelli nella foresta dove la regina sta cacciando col nobile troiano?

MAGG. Si è pensato di fatto, ma nelle guardarobe reali non s’è trovato più nè un paracqua, nè un parasole, nè un paravento... Pare che questi illustri troiani...

ANNA _(con sdegno)_. Zitto là, imbecillone! Oseresti supporre?... _(con qualche inquietudine)_ Ma quanto tardano a tornare?... Il biondo aveva promesso di raggiungermi alla reggia entro dieci minuti _(consultando l’orologio)_. Per bacco! in ritardo di mezz’ora!... Se i treni della ferrovia non mi avessero abituata a tali inconvenienti, per Giove comincerei ad inquietarmi... Si può ben perdonare al più tenero degli amanti ciò che si tollera da una locomotiva a vapore _(va a passeggiare nel fondo della scena)_.

BERTA _(sottovoce alle ancelle)_. Il mio morettino è andato ad appiattarsi in cantina, dove io ho promesso di raggiungerlo appena saranno cominciate le danze.

CLIVIA. Sono inquieta pel mio piccolo Ascanio...

RUBINIA. Saresti innamorata di quel monelluccio?

CLIVIA. Ciascuno ha i suoi gusti... Non darei il dito mignolo di quell’amore per tutto ii vecchio carcame del tuo Mironte...

RUBINIA. Va pur là, che ti leccheresti le dita!... Mironte ha promesso di sposarmi e di condurmi con lui in Italia... alla prossima primavera... _(Rumori diversi nel fondo della scena.)_

BERTA. Cos’è accaduto?... Quale scompiglio! Qualche disgrazia... senza dubbio...

CLIVIA. Il prefetto!

RUBINIA. I ministri!

BERTA. Il questore! _(Tutte si avviano verso il fondo della scena, dove cresce l’agitazione)_.

SCENA ULTIMA.

_Il_ PREFETTO, _i_ MINISTRI, _il_ QUESTORE, _i suddetti, quindi_ JARBA, ORBECH, DIDONE.—_Guardie_.—_Soldati._—GIOVE _ed altri Numi._

PREFETTO _(parlando sottovoce ai Ministri)_. Fra mezz’ora saranno usciti dal porto. La trireme che loro avete fornita, era in buon stato?

MIN. DELLA MARINA. Non abbiamo nella nostra marina che una sola nave la quale possa starle al paro, l’_Affondatore_.

PREF. Tanto meglio—il nostro piano riuscirà. Era tempo che ci liberassimo da quei trojani. Frattanto vediamo di tener a bada queste pettegole... Ma, a proposito, dov’è la regina?

I MIN. _(volgendosi ad Anna ed alle ancelle, che in punta di piedi si sono avvicinate al crocchio per ascoltare)_. Dov’è la regina?... Dov’è la regina?

ANNA. Secondo ogni probabilità, la mia augusta sorella si intrattiene ancora alla caccia col principe trojano...

QUEST. Ma se il principe trojano...

PREF. _(al Questore mettendogli un piede su un callo)_. Vuoi star zitto, testa d’oca! _(alle donne)_. Io divido pienamente l’argutissima ipotesi della principessa preopinante. La regina dev’essere alla caccia.

_(Rullo di tamburri.—Tutti accorrono verso il fondo delta scena.—In questo mentre, Giove e Giunone appariscono seguiti da altri Numi, e si intrattengono a cavalcioni di una nube all’altezza dei lampadari)_.

GIUNONE _(a, Giove, irritatissima)_. Cedo le armi—tu hai vinto. Ma bada che questa vittoria ha segnato il principio della tua e della nostra decadenza. Fra due o tre secoli me ne darai delle nuove... Ma tu da qualche tempo non hai più occhi per vedere, nè orecchi per udire. Tu invecchi orribilmente, tesoro mio.

GIOVE. Me ne consolo. Invecchiando si diventa venerabili.

GIUN. Dal venerabile all’imbecille non vi è che un passo.

ORB. _(che si porta sul davanti della scena circondato dai ministri, dalle donne, ecc., ecc.)_ Sicuramente... Io ho avuto l’onore di scortare alla nave il fido Acate, quello che dopo Enea, rappresenta il pesce più grosso della nobile emigrazione trojana. Sono anche salito a bordo per stringere la mano al principe. Egli mi ha stretto la mano, e in benemerenza dell’alto servizio che io resi al suo fido, mi ha fatto cavaliere. Poi mi ha detto di attendere un istante—entrò nella cabina—e poco dopo ricomparve consegnandomi due lettere e questo grosso rotolo che ho l’onore di presentare colle mie riverite mani all’illustrissimo signor prefetto.

PREF. Consegnate _(osservando la soprascritta della lettera)_. Questa per me, quest’altra per la regina... Leggiamo... quella della regina _(si ritira in disparte, leggendo)_.

ANNA _(ad Orbech)_. Ho io ben inteso! Tu dici che il fido Acate...?

ORB. Imbarcato.

CLIVIA _(ad Orbech)_. Gli altri trojani...?

ORB. Imbarcati.

CLIVIA. Il mio biondino...?

ORB. Imbarcato...

_(Tutte le donne si affollano intorno ad Orbech, e dopo averlo interrogato, escono dalla sala, strappandosi i capelli)_.

PREF. In verità... la prolungata assenza della regina comincia ad inquietarmi.. Non vorrei che la troppo debole, o dirò meglio, troppo fosforica sovrana fosse partita con quell’audace filibustiere per collaborare con esso alla fondazione dell’Italia... _(colpo di cannone)_.

QUEST. Ora che il cannone ha parlato, finalmente si può sciogliere la lingua anche noi, I trojani sono usciti dal porto...

DID. Dov’è, dov’è il mio nobile trojano?

PREF. _(sottovoce ai ministri)_. Come ardiremo palesarle...?

I MIN. COL SILENZIO. _(Tutti assentiscono e rimangono mutoli)_.

DID. Ma... che vedo? Non una delle mie donne... Qual lugubre silenzio!... Enea deve avermi preceduto di pochi passi... Egli era meco poc’anzi nella grotta...