Part 4
--Pur, dai gracili steli Una pallida rosa piccioletta In bianca parrucchetta Sfida il rigor dei geli; Tanto bella e gentil, che la diresti Ai languidi colori, ai tratti mesti, La crèola di Balzac, Una smilza figura Di Dorè, di Kaulbach, Una giovin marchesa in miniatura. Se non temessi offenderti, Piccola Pompadour, Vorrei offrirti un cigaro Cavour!
--Là, sulla opposta riva, Poderosa, anelante, Una locomotiva Fra i gioghi si allontana, Come un tetro elefante Che sbuffi il fumo d'un superbo avana. E dietro a quella sfilano schierati Dieci vagoni in sembianza di abati Che vanno al Giubileo Grugnendo il _Laus Deo!_
--Sull'ultimo vagone Gaia e modesta ascendi, O mia nuova Canzone; E nella letteraria sinagoga Se mai, per caso, apprendi Che oggigiorno hanno voga Dei carmi così fatti, Raccomanda a chi studia pöesia Di andare a scuola all'ospedal dei matti.
L'UOMO-PALETOT
Questi, che vedi muoversi Se per le vie ti inoltri, Son uomini o soprabiti? Son soprabiti o coltri?
Uomini son, dal lùgubre Saio così sformati, Che, a vederli, ti paiono Armadii impelliciati.
Un dì, se più farnetichi Della moda il capriccio, Costor vedrem per tunica Vestire un pagliericcio.
E son gli elegantissimi.... Sono i _liòns_ dei corsi! Eh! via! ribattezzatevi Ippopotami od orsi!
Se d'uomo qualche pallida Sembianza ancor serbate, In voi tre tipi adunansi: Birro, bromista e frate.
Taluni, poi, che il bàvero Sovrappongono e il fiocco, Dite un po': non vi porgono L'effigie di San Rocco?
Cotanta mole d'abiti È lusso od è miseria? O forse che in Italia Fa il gel della Siberia?
Il Buon Dio, che dei tangheri Talor si piglia scherno, Quest'anno per deridervi Quasi abolì l'inverno;
E in gennaio, investendovi Coll'afa della state, Gridò dal cielo: «bestie, Mo', adesso.... soffocate!»
Buon Dio, la è troppa grazia Se ridi e non ti sdegni; Qual gente mai, quai popoli Dell'ira tua più degni?
Nè stupirei che all'impeto Dei gelidi aquiloni, Un dì per noi mutassero Il clima e le stagioni;
Per noi, che nati ai limpidi Raggi d'un ciel clemente, In grembo a questa Italica Terra di fior ridente,
Invidïam, per stolida Moda o per goffa insania, I ghiacci alla Siberia, Le nebbie alla Germania.
E già di nebbia nordica L'Italia è tutta piena, Nè i carmi un raggio vibrano Di poesia serena;
Nè più dall'aspre musiche, Gonfie di spurie note, Esce il sussulto e il fremito Che l'anima ti scuote.
Divina Arte, che in Grecia Ignuda eri sì bella, Smetti tu almen fra gli itali La nordica gonnella;
Cinta d'un vel diafano, Sciolta la chioma ai venti, Delle tue forme vergini Esci a bear le genti.--
Ti acclamerem qual nunzia D'una invocata aurora, E direm che l'Italia Del sol la terra è ancora.
VOLERE È POTERE[4]
Novella.
Un tal Stucchi Tommaso Del päesel di Arona Avea letto per caso Un libro del Lessona, Dove, con molti esempi Dei vecchi e nuovi tempi, Chiaro si fa vedere Che _volere è potere_.
--«_Volere!_.... è presto fatto.... Se tanto il voler giova, Converrebbe esser matto Per non tentar la prova.... Io non domando onori, Non titoli o favori, Di gloria io non mi picco, Ma.... _voglio_ farmi ricco.
Or più non mi imbarazza La scelta del mestiere, Apro uno studio in piazza, Mi intitolo banchiere; Se ad iniziar la banca Il capital mi manca, Poichè basta _volerlo_, Sò come _posso_ averlo.
Ciò detto, il buon Tommaso Si recò da un notaro, Franco gli espose il caso, Gli domandò il denaro; Ma quei, con faccia bieca; «Che mi da in ipoteca? --Nulla--Nulla!.... ho capito Non _posso!_.... affar finito.»
--Non _può?_.... Lei mi canzona! Tal scusa più non va: Non ha letto il Lessona? Lo _voglia_ e lo _potrà_» L'altro lo guarda in viso Con cinico sorriso, E per uscir di imbroglio, Conclude: ebben, non _voglio!_
Ricorse l'indomani Agli amici, ai parenti; N'ebbe discorsi vani, Promesse, complimenti, Consigli che mordevano, Sorrisi che parevano Dirgli: qui tutto avrete Fuor quello che _volete_.
E sorse un dubbio in lui: «Che della vita al gioco Anche il volere altrui Debba contare un poco? Dalle prove che ho fatto Parrebbe.... Eh! via!.... son matto! Che colpa ci ha il Lessona S'io son nato ad Arona?
«Nei piccoli paësi Piccole le risorse.... Qui gli uomini scortesi, Qui stitiche le borse; E poi, _nemo propheta In patria_--è storia vieta; Per ritentar le prove Convien ch'io vada altrove.
Solo, a piedi, di notte, Partì senza un quattrino, E colle scarpe rotte Un giorno entrò in Torino Sclamando: «qui ho _voluto_ Venire, ed ho _potuto_; _Volendolo_, mi pare, Ora _potrò_ mangiare.»
Infatti, appena scorta L'insegna di un trattore, Maso varcò la porta Con passo da signore; Sedette, fu servito, E sazio l'appetito, Pensò: _volevo_ un pranzo, L'ottenni, e n'ho d'avanzo.
Ma quando il cameriere Venne a portargli il conto, Gli parve che al _volere_ Fosse il _poter_ men pronto-- Il garzonetto attese Alquanto, e poi gli chiese: Vuol altro?--Ora, mio caro, Vorrei....--Cosa?--Il denaro.
--Denaro!--Certamente.... Tu sai che le parole Oggi non valgon niente, E per pagar ci vuole Denaro; or, come averlo _Potrei_ senza _volerlo?_.... --Mi paghi, faccia presto! --_Voglio_ il denar per questo!
Ed ecco, mentre dura La strana discussione, Due guardie di questura Si avanzan col padrone --Sentiamo!.... cos'è stato?.... Tommaso in tuon pacato Risponde: «del diverbio Fu origine un.... proverbio.»
«Tutto si _può, volendo_, Lo dice il testo, ed io Agli altri esempi intendo Unir l'esempio mio-- Venir _volli_ a Torino E feci a piè il cammino, Qui _volli_ entrar, entrai; _Volli_ pranzar, pranzai.»
--Ed ora?--Or non avendo Denaro.... è naturale.... Ch'io _voglia_....--Intendo! intendo! Ci segua!.... Al Criminale Verrà stanotte a cena; La casa è tutta piena Di gente che ha _voluto_ E mai non ha _potuto_.
In carcere il tapino Fu trattenuto un mese; Quindi, lasciò Torino, Tornò nel suo paëse, Dove il volere altrui Fu tanto avverso a lui, Che, stanco di soffrire, Gridò: _voglio_ morire!
Ai gridi disperati Fortuna non è sorda; Tra ferri e cenci usati Trovò un chiodo e una corda: Confisse a un muro il chiodo, Fece alla corda un nodo, Pose nel cappio il collo. E diè l'estremo crollo.
Così dal mondo è uscito Il povero Tommaso; E forse egli è partito Convinto e persuäso Che quand'un, per disfarsi Dai guai, _vuole_ appiccarsi, Non sempre, ma però Qualche volta lo _può_.
NOTE ALLE POESIE SATIRICHE
[1] Questi versi furono stampati nel _Giornale Capriccio_.
[2] Dovranno correre ancora molti anni prima che in Italia si comprenda che cosa significhi _Libertà_, quali diritti essa accordi, e quali doveri imponga ai singoli cittadini. Un saggio del come si intendano e si esercitino i diritti liberali nel nostro paese io l'ho dato anni sono nel breve scritto che amo qui riprodurre.
LAMENTAZIONE DI UN LIBERO CITTADINO
Il cielo era folto di nuvole.
La pioggia cadeva a torrenti....
E in quella giornata (non ricordo se fosse di giugno o di luglio) sfolgorava, per la prima volta sulle pianure di Lombardia il sole della libertà.
I cittadini che, allettati da quel sole allegorico, erano usciti senza ombrello, rientravano la sera cogli abiti inzuppati. Taluni, assaliti da atroci reumi, agonizzavano lietamente al suono delle fanfare piemontesi.
* * *
È inutile che io mi interrompa per sciorinarvi una professione di fede. Sono un liberale, un patriota--tale almeno ho supposto di essere fino al giorno in cui, per una fantasmagoria inesplicabile, ho dovuto convincermi che gli ex-commissari, le spie i poliziotti dell'Austria erano più liberali e più patrioti di me.
* * *
--Non è detto che tutti i buoni patrioti debbano anche esser ricchi.--In quella piovosa giornata, nella quale, come ho detto, il sole della libertà illuminava per la prima volta le aguglie del nostro Duomo, io possedeva due lire e pochi centesimi.
Avevo pranzato solennemente colla metà del mio peculio.--coll'altra metà mi ero procacciata la festa di alternare dei brindisi all'Indipendenza d'Italia in compagnia di due bravi bersaglieri.
Alla sera--rientrato nelle mie stanze--mi sovvenni di aver esaurito tutto l'olio della lucerna e--ciò ch'era più triste--di non possedere un baiocco per provvedermi d'altro lume.
Mi coricai al buio.--Il sole della libertà non cessava di splendere sull'Italia--ma la mia camera, ve ne do parola, era oscura come la coscienza di un fornitore di armata.
* * *
Non importa--pensava io, ravvolgendomi fra le coltri--questo benedetto sole della libertà è pure comparso stamane--si può bene, per una notte, far a meno delle candele....
E non era la prima volta--ve lo confesso--che io mi trovassi a tal guaio.
* * *
Libero!--La voluttà di questa parola non può comprendersi se non da chi abbia avuto la sventura di nascere fra i ceppi....
Tale era nato io.--Non forzatemi a ripetervi i lunghi fremiti della mia travagliata giovinezza....
Ormai l'Italia è libera. Fremere in libero paese sarebbe un'eccentricità di pessimo gusto.
* * *
Una circostanza che mi preme accennarvi è questa--che nella primissima notte di libertà--al momento in cui la mia testa si cullava dolcemente sul guanciale e le mie gambe nuotavano voluttuosamente fra le coltri colla improvvida sicurezza di chi si sente emancipato da ogni tirannia--un grido.... molte grida... un frastuono di voci echeggiò nella strada....
Era un drappello di liberi cittadini, composto per la più parte di monelli e di beceri....--un nobile frammento d'Italia libera,.- che inaugurava sotto le mie finestre quell'avventuroso sistema di liberalismo al quale io vo debitore di una epatite insanabile e di cento altri malanni.
* * *
Si gridava a squarciagola: _fuori i lumi!_
Il palazzo di un ex-consigliere aulico, che sorgeva di fronte alla mia casa, zampillava di fuoco....
Nella via non rimanevano che tre sole finestre opache--tre finestre serrate sdegnosamente dalle griglie....
E quelle tre finestre--obbrobrio e sventura!--rispondevano al mio appartamento.
* * *
Fuori i lumi! fuori i lumi!! fuori i lumi!!!
Dapprima erano grida--poi divennero ululati--da ultimo furono.... sassate.
Sassate!--Si scagliavano sassate contro le griglie di un libero cittadino, perchè questo libero cittadino in quella prima notte di liberali entusiasmi, si trovava per avventura sprovveduto di candele!
All'indomani, potete immaginare se io mi affrettai a procacciarmi, per qualunque prezzo, delle materie infiammabili.--E siccome nei primi cinque mesi di libertà, ai liberi cittadini di Milano vennero imposte, sotto comminatoria di lapidazione o di saccheggio, non meno di sessanta luminarie; così io--per queste dimostrazioni spontanee di liberalismo--venni a consumare circa sessanta pacchi di steariche e ad aggravare le mie passività economiche di un debito complessivo di oltre lire cento.
* * *
Non importa--dissi al droghiere, riponendo la nota nel portafogli--siamo liberi....
E ciò detto, uscii di casa e me ne andai a passeggiare sulla corsia....
Era una giornata di bel tempo--e la schiuma dei liberali--tutta gente di aspetto simpatico e di modi garbatissimi--si era schierata in processione e moveva non so a qual meta, traendosi dietro, sur una barella, il busto del generale Garibaldi.
--Viva! Morte! Viva!
--Abbasso!--Viva!--Morte!...
Strinsi la schiena al muro--mi rizzai sulla punta de' piedi.--La folla era tanto compatta, che il libero esercizio delle braccia mi era interdetto,... Gran mercè che in quel travaso di liberalismo popolare mi fosse permesso di respirare tratto tratto....
Al momento in cui il busto dell'eroe mi passò dappresso portato sulle spalle da quattro brentatori, io non potei dominare il mio entusiasmo--Viva Garibaldi! viva l'Italia libera!--gridai a tutta gola....
E in quell'istante medesimo, la libera mano di un libero cittadino menò sulla libera cupola del mio cilindro un colpo sì liberale--che io n'ebbi la vertigine e dubitai di.... esser morto.
--Vi è mai accaduto di credervi morto?
* * *
Cos'era stato?...
Lo seppi mezz'ora più tardi--allorquando un amabile farmacista, nella cui bottega mi ero ricoverato per medicarmi le contusioni del naso, ebbe a dirmi con molte circonlocuzioni che in ogni modo io aveva commesso una grave imprudenza.
--Tenere il cappello in testa dinanzi al grande capitano della libertà! dinanzi a colui, il quale è, per così dire, l'incarnazione della idea liberale-umanitaria!...
--Ma le mie mani.... ve lo giuro.... in quel momento non erano libere.... Tanto è vero....
--Il popolo non può ammettere tali scuse--rispose il farmacista col suo tono più cattedratico--e siccome le mani del popolo sono sempre libere.... così non dovete meravigliarvi se queste vi hanno ricordato molto opportunamente che in libero paese a tutti incombe l'obbligo di rispettare la libertà e chi la rappresenta....
* * *
Le teorie di quel libero farmacista mi parvero oscure; ma qualche cosa mi aiutava a chiarirle--il sovvenire del formidabile pugno in virtù del quale la cappa del mio cilindro era rimasta per alcuni minuti impiombata alle mie orecchie.
Divenni mutolo e pensoso.... La parola _libertà_ mi si affacciava notte e giorno allo spirito come un problema insolubile. E ritornando col pensiero ai tempi della schiavitù, io non poteva trattenermi dall'esclamare con accento sconfortato: «Eppure, a quell'epoca, nessuno ha mai lanciato dei sassi contro le mie griglie--nessuno si è mai preso l'arbitrio di sfondarmi il cappello con un pugno....»
Queste riflessioni mi conducevano mio malgrado ad un nefando parallelo fra il così detto _sole della libertà_ e la così detta _ombra delle forche_....
* * *
Una mattina (credo fosse domenica) esco di casa coll'anima alquanto rassicurata.... Getto uno sguardo sul cappello dei passanti, e veggo--strana sorpresa!--che a tutti i cappelli era affisso un cartellino stampato....
Che vorrà dire?...
Si indovina tosto--la scritta è abbastanza visibile: Roma o morte.
--Tutta gente che ha voglia di andar a Roma?... tutta gente che ha voglia di morire?
Se tutti vanno a Roma--meno male--spedizione sicura--pensava io.
Se tutti muoiono--quale disastro!
In ogni modo, il cartellino mi sapeva di buffonata--io rideva sotto baffi--nè mi avvedeva--sconsigliato od ingenuo--che cento occhi di liberi cittadini mi saettavano di sbieco.
E ditemi un po' se non c'era da ridere ed anche da ghignare, all'occasione!
Si vedevano, sotto l'enfatica iscrizione, luciccare sinistramente dei cappelli bernoccoluti, coll'ali contorte e bisunte--Tratto tratto, da quei cappelli sporgevano gli zigomatici di una spia, fatti lividi dal digiuno e dall'ira.
Ed ecco appunto una spia--figura da patibolo--sbarrarmi il cammino presso la svolta di una strada--e gridare, additandomi alla folla: morte al reazionario!... è tempo di finirla con questa canaglia!...
Che fare?.- Chinare il capo ai decreti della libertà e affiggere il cartellino buffonesco....
* * *
Fortunatamente quel cartellino non ebbe serie conseguenze--io non andai a Roma e.... sono ancor vivo.--Degli altri che lo portavano in quel giorno ignoro cosa sia avvenuto....Erano centomila all'incirca nella sola città di Milano--ed è probabile che qualcuno sia morto.
* * *
Ho narrato i primi episodi! di una triste Odissea--e vi fo grazia del resto, che sarebbe monotono....
Sono oramai dieci anni che il sole della libertà illumina di giorno e di notte--(di notte più che di giorno)--le nostre belle contrade.
E la storia di questi dieci anni mi ha indotto nell'animo un mostruoso convincimento, del quale non amo discorrere.
* * *
L'altro dì--al momento in cui mi levavo il cappello per salutare una gentile signorina--un libero fumatore del terzo piano mi lanciò sulla fronte scoperta il superfluo della sua salivazione.
--La si accomodi pure, libero cittadino! anzi.... la mi scusi tanto.
Il fumatore, ripresa tra i labbri la pipa, mi guardava dall'alto in basso nell'attitudine calma e serena di chi abbia esercitato uno de' suoi diritti più naturali e legittimi.
Copriamoci per bene la faccia--turiamoci le narici--e in guardia dove si mettono i piedi!--La libertà è in continuo progresso; essa potrebbe piovere dalle finestre sotto forme svariatissime.
* * *
Frattanto--i liberi studenti fanno sciopero all'epoca degli esami....
I liberi scrittori si vanno emancipando dalla grammatica.
I liberi industriali cercano sottrarsi al dispotismo della Banca fabbricando dei biglietti falsi....
I liberi impiegati trafugano le carte degli uffizî.
I liberi cassieri viaggiano all'estero col superfluo dei fondi pubblici....
Le idee liberali marciano di galoppo.
* * *
Persona assai pratica di tali materie mi affermava, giorni sono, che l'Italia non ha goduto infino ad oggi che una mezza libertà.... La libertà vera, la libertà completa, l'avremo dall'oggi al domani, quando i progressisti si metteranno per davvero a fabbricarcela.
In seguito a tale avviso ho preparato i miei bagagli....
--Tante grazie della _libertà intera!_
La volete? vi cedo anche la mia porzione di _mezza libertà_ che ho goduta fin qui.--Divertitevi, se potete!...
[3] Una strana foggia di poesia si è introdotta e ha preso voga in Italia per iniziativa di due o tre scrittori di ingegno, i quali, per voler essere nuovi ad ogni costo, spesso riuscirono stravaganti e grotteschi. Detti scrittori furono, come avvien sempre, imitati nei difetti--e in questo caso le brutte copie screditarono gli originali.
[4] Assurda sentenza. Il Lessona ha pubblicato con tal titolo un volume interessante; ma non basterebbe una grossa biblioteca per raccogliere le compassionevoli istorie di quei milioni di martiri che vollero con fede, con costanza, con lacrimevoli sacrifizii; e mai non riuscirono ai loro intenti.
ARCADIA MODERNA
ANACREONTICHE
AMORE DI CRESTAINA
--Lena: vedesti mai Notte più pura e bella? Non sembra che ogni stella Sorrida al nostro amor?
Come soave è l'alito Della notturna brezza, Che il volto ci carezza Che ci ravviva il cor!
--È ver, mi rispondea L'amica sospirando, E i raggi in me fissando Dell'occhio suo divin:
«Ah! non sprechiam, dicea, Notte così serena!.... Andiam piuttosto a cena Al Gallo o al Rebecchin!»
AMORE DI FOROSETTA
Ieri, della collina Sulla romita vetta, Vidi una forosetta Che raccogliea dei flor.
«Leggiadra montanina, Le dissi: quando mai.... Quando appagar vorrai I voti del mio cor?»
Indi la man le stesi.... Essa la sua mi porse.... Dicendo: «un giorno.... forse.... Poi, rapida fuggì....
Dal colle anch'io discesi.... Pel gaudio d'un istante, Oh, quante pulci, oh, quante! Mi morsero quel dì!
LAPSUS LINGUAE
A tarda notte insieme Nella selvetta bruna Noi sedevam; la luna Si ricopria d'un vel.
E mentre la sua mano Al cor la mia premea, «Arturo, ella dicea, Mi sarai tu fedel?»
Di tali accenti al suono Mi si drizzar le chiome; «È forse questo il nome, Gridai, d'un mio rival!!!
«No! la gentil rispose, Ma qui fa tanto scuro, Ch'io t'ho chiamato Arturo Invece di Pasqual!!!
LA PARTENZA
Ecco il fatal momento.... Fra poco, o dolce Elisa, Da me ti avrà divisa L'inesorato mar;
Spiri propizio il vento Allo spietato legno. Presto il remoto segno Dato ti sia toccar!
Perchè la fronte mesta Pieghi nel dirmi addio? Pensa che soffro anch'io Quello che soffri tu;
E sol conforto resta Al duol che il cor mi serra Pensar che forse in terra Non ti vedrò mai più!
LA MIA BIONDINA
Marta non era bella, Ma bionde avea le chiome. Folte e lucenti come Quelle di un cherubin;
Se tu non vuoi, le dissi, Che a' piedi tuoi mi uccida, Consenti che io recida Un riccio del tuo crin!
--Chiedi altro don, rispose; È mio destin l'amarti.... Nulla potrei negarti Di quanto è mio davver;
Ma per la chioma folta Onde ti mostri vago, Tre lire al mese io pago Di nolo al parrucchier.
DUE SOGNI
--La scorsa notte in sogno Io t'ho veduta, Elisa; Eri al mio letto assisa In languido abbandon.
De' baci tuoi dormente. La voluttà gustai; Nè un bacio sol mi dai Ora che desto io son!?!
--Carlo: la scorse notte Te in sogno anch'io vedea, E mesta a te chiedea Di cento lire il don;
A me dormente un roseo Biglietto allor porgesti; Negarmelo potresti Ora che desta io son?
POETICA FANCIULLA!
Oltre l'usato bella, Stretto il suo braccio al mio, Il facile pendío Del colle Ada salì.
In ciel la prima stella Era sbucciata appena, Lontan splendea serena L'estrema orma del dì.
Gli augelli armonïose Note sciogliean sui rami.... «Ada, esclamai, non ami «Quei garruli cantor?»
--Più li amerei, rispose Ada, se stesser muti, Immobili, seduti Sovra un bel disco d'ôr.
COSTANZA D'AMORE
--«Se fia che un dì ci annodi «Il sacerdote all'ara, «D'oro e di gemme, o Clara, «Non io ti coprirò.
«Ricco di affetti immensi «È il core d'un poeta, «Ma l'ôr che i volghi allieta «Il fato a me negò.»
Mesta, pensosa, i rai Al suol la bella affisse, E sospirando disse: «Crudo è il tuo fato inver!
«Pure il mio cor giammai «Non fia che muti tempre, «Giuro di amarti sempre, «Ma sposerò un _droghier!_»
MEMORIE!!!
D'Erminia la casetta Presso la mia sorgea; All'alba ella schiudea Le imposte del veron.
Sempre alla sua stanzetta Era il mio sguardo fiso, Sognavo il paradiso Della sua voce al suon.
In ogni atto e costume, Gentil, soave ell'era; Più bella ancor la sera, Quando, disciolto il crin,
Della lucerna al lume, Con agil man seguiva La pulce che fuggiva Dal niveo petto al lin.
IL MESSAGGIO
Rivedo e bacio alfine Le cifre desïate, Le note profumate Che la sua man vergò;
Fra i monti e le colline Fra i boschi e i laghi errante, Al suo lontano amante Clarina ancor pensò.
Ho l'anima inquïeta.... Come mi batte il core! È gioia od è terrore? Quest'ansia, o Dio, cos'è?