# Libro proibito

## Part 2

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Fabio: alla tua gran voce L'Italia ha reso omaggio; Sei cavalier--la croce Avrà il mio ciuco in maggio?

GIUDIZI DEL PUBBLICO

Piace un dramma a Milan.... cade a Firenze; Fischia Venezia.... plaudirà Torino. Variano i gusti, varian le sentenze Del pubblico cretino.

LA CRITICA [10]

Flavio maestro chiamasi, Dunque: perchè fa il critico? --Flavio fa atroci musiche.

Sandro pittore nomasi; Dunque: perchè fa il critico? Sandro fa sgorbi orribili.

Tullio poeta vantasi; Dunque: perchè fa il critico? Tullio è poeta pessimo.

In base a tali esempi, Definirei la critica: Arte o mestier da invalidi.

POSIZIONI EQUIVOCHE

Il prete don Natale Si vanta liberale. Onde fede io gli presti Smetta la negra stola; Or smentiscon le vesti La liberal parola.

A CRISPO

Il partito moderato, A tuo dir, molto ha mangiato Alla greppia del poter; Io tel credo, e sarà ver.

Pure, o Crispo, il tuo partito Dà tai segni di appetito, Che se un dì il potere avrà, Quel che resta mangierà.

NENIA

S'ode una nuova musica? Gridan: non è Rossini! Sei buon scultor? ti oppongono Canova o Bartolini. Non è Manzoni! esclamano, Se un bel romanzo scrivi; --Gli illustri morti servono Ad accoppare i vivi.

RISPOSTA INGENUA [11]

«_Passione maledetta!_ Moglie: quel libro getta! Vi apprenderesti cose Orrende, obbrobrïose....»

--Oh! che ti frulla in mente? Questo torto non farmi; Il libro è un po' indecente Ma nulla può insegnarmi.

SULLO STESSO ARGOMENTO

Guai se legge la mia Clara Questo libro abbominato, Questo libro ove s'impara La malizia ed il peccato!

Da un romanzo sì perverso Ella apprendere potria Come e quanto io son diverso Dal marito di Sofia!

AD UN NUOVO GIORNALE

Alla _Voce del popolo_ Mando gli auguri miei; Pur non credo al provverbio _Vox populi, vox Dei_.

Recenti e antiche istorie Mostran che suol tal voce Spesso Barabba assolvere Per metter Cristo in croce.

AD UN POETA

Sulle tue _prime liriche_ Domandi il voto mio; Bravo! pur che sien l'ultime, Batto le mani anch'io.

CHI HA RAGIONE?

Per farti degno Del paradiso Il tuo rabbino T'ha circonciso;

Appena io nacqui, Dal mio curato Per l'ugual causa Fui battezzato;

Senza battesimo, Predica il prete, Nel regno eterno Non entrerete!

Grida il rabbino Con ugual zelo Che col prepuzio Non si va in cielo.

E finchè il mondo Sarà cretino Avran ragione Prete e rabbino.

MESTIERI POLITICI

Quando in Italia i martiri Pendevan dai patiboli, Festi il mestier dell'esule;

Oggi l'Italia è libera, Sai che i giurati assolvono; Rischia il mestier del martire!

COMPLIMENTI

Una gentil signora Che i letterati adora, Ieri, nel congedarmi, A me parlò così:

«In ogni giorno ed ora Venite a visitarmi; Gli _altri_ imbecilli vengono Soltanto al lunedì.»

A GELLIO GIORNALISTA

Il tuo giornale, o Gellio, Oggi ti rimandai; La carta è troppo fragile Per.... l'uso che tu sai.

LA MORALE DEI LIBRI

Turpi i miei libri, e questo Racconto insulso e gramo Che tanto m'ha seccato, Si chiama un libro onesto! Libro furfante! esclamo: Tre lire m'ha rubato.

GLI UOMINI E LE ISTITUZIONI

Sotto la monarchia Gabrio è ruffiano e spia; Sotto il governo--repubblicano Che sarà Gabrio?--spia e ruffiano.

I PSEUDONIMI[12]

Quando d'una effemeride Tu imbratti le colonne, Presumi invan nasconderti Nel vel di un _Ipsilonne_. A ognun che il testo esamini Subito si rivela Che all'ombra del pseudonimo Un asino si cela.

ECHI DEL CARNOVALE

--Come è andato il veglione Ier notte?--Assai giocondo.... Di maschere e persone Sul tardi c'era un mondo; Credo (tanto al mattino Stipata era la festa) Che vi fosse perfino Qualche persona onesta.

ROMANTICHERIE

--Poco mi resta a vivere.... --Che parli tu...?--Lo sento.... Troppo ti amai.... le viscere Mi strugge un morbo lento.... All'obliato cenere Di lacrime e preghiere Qualche tributo, o Eufrasio, Darai...?--Con gran piacere!!!

PROPOSTA DI UN CANDIDATO

Di tutto parla E nulla sa... Al Parlamento Trionferà.

ASINO DOTTO

Molto studiò; pur, Flavio Fu sempre un ciuco--Io penso Che, entrandogli nel cranio La scienza, uscì il buon senso.

SCENE DI CONFESSIONALE

--Padre.... al venerdì santo.... Commisi un gran peccato.... Mangiai un.... uovo--O scandalo! Va!... va! tu sei dannato!... Io.... ch'ebbi dal Pontefice L'indulto, in quel dì istesso Non mangiai che una folica.... Ed un branzino a lesso!...

RICCO IGNORANTE

Quattro milioni valgono I vasti tuoi poderi, Quasi altrettanto valgono Le ville ed i manieri;

Ingenti somme valgono I mobili, gli arredi, Le molte gemme, i fulgidi Cocchi che tu possiedi;

Valgono i bovi, valgono Le scope ed i pitali.... Tu solo, in tal dovizia, Gabrio, tu nulla vali.

ALLO STESSO

Se a piè mi incontri, o Gabrio, Meco a parlar ti fermi, Se al corso in cocchio transiti, Fingi di non vedermi.

Io, più cortese e amabile. Dalla pedestre folla Ti grido ognor con enfasi: «Addio, superba _chiolla!_

A GELLIO

Ho letto in qualche libro, e intesi dir da molti Che gli uomini di ingegno fanno i figliuoli stolti; Di parlar teco, o Gellio, se a qualcheduno accade, Che tuo padre era un genio tosto si persüade.

QUESITO

Veggo che in molti opuscoli E libri si censura Chi chiamò il matrimonio Nodo contro natura.

Perchè, fra gente seria, Fra legisti e curiali, Solo i figli illegittimi Si chiaman _naturali?_

A CLELIA

Dì: quei capelli Sì folti e belli; Clelia, que' denti Bianchi e lucenti, Quel nuovo petto Che hai nel corsetto, Quanto han costato? --Tutto ho comprato A prezzo onesto Vendendo.... il resto.

RISPOSTA

Non ti nomai; d'un asino Scrissi, tu ti offendesti. Nei versi miei specchiandoti L'effigie tua vedesti?

ANIMA PIA

Ogni giorno si confessa; Se ogni notte la contessa Non facesse un po' all'amore.... Che direbbe al confessore?

MUSICA DEL PASSATO

L'autor del _Rigoletto_, scrivendo ad un amico, Disse: è ben che i maestri ritornino all'antico. Certi nuovi spartiti, che infatti hanno un tal merito, Non vedran l'avvenire, vedran bensì il preterito.

GUARENTIGIE PARLAMENTARI

Fuori dal Parlamento, Fra noi dell'umil schiera, Per falso giuramento Si può andare in galera-- Al Senato, alla Camera Miglior sistema è invalso.... Ivi per molti è titolo D'onor giurare il falso.

GLI EROI[13]

Eroi, eroi! Che fate voi? --Voi massacrate, Assassinate, Voi desolate Borghi e città; Un vil bifolco Che suda al solco, Val più di voi, Birbe di eroi!

AD UN MAESTRO

Tutti oramai son editi I tuoi capolavori; I torchi più non gemono, Gemono gli editori.

CONSIGLIO PROVVIDO

Dì quel che gli altri dissero, Fa quel che gli altri han fatto; Chi papagallo o scimmia Non è, pei volghi è un matto.

MIRACOLI

Allor che al mondo annunziasi Qualche molesto evento: «Oh! il dito dell'Altissimo!» Sclamar dai preti io sento.

D'un prete la Perpetua Ier l'altro ha partorito..., A compier tai miracoli Di Dio bastar può il dito?

STATISTICA [14]

Su per giù, nasceranno In Italia cinquanta- Cinque spartiti ogni anno... Ne muoiono sessanta.

A GELLIO DEPUTATO

Gellio: se non ti avessero Eletto a deputato, Col titol di _onorevole_ Chi mai ti avria chiamato?

CHIASSI FUNEBRI

Se muore un uom grande Per senno e valor, Nell'aria si espande Immenso fragor. Son genî incompresi, Son piccoli eroi, Son nani che gridano: «I grandi or siam noi!»

FINALMENTE!

Di Wagner la grand'opera (Oh evento fortunato!) Tutti fra poco udranno-- E l'_avvenir_ fra un anno Si chiamerà _il passato_.

CONGRESSI

Al Congresso operaio Andò il mio calzolaio. Io colle scarpe rotte Rimasi; il buon Crispino Brïaco l'altra notte Tornò senza un quattrino. --Dirmi oserete adesso Che inutil fu il Congresso?

A GIACINTA

In volto audacemente io ti guardai; A ragione, Giacinta, ti offendesti.... Se guardata nessun ti avesse mai, Fama di bella avresti.

GIACULATORIA

Grazie, o Signor! di un pargolo La casa mia si allieta; Fa ch'egli cresca incolume, Fa ch'ei non sia poeta!

Se poi delle tue grazie Colmar lo vuoi, Signore: Fa ch'ei sia sempre un asino Ma ragli da tenore.

CONVERSAZIONE CONIUGALE

A mensa divorando Con gagliardo appetito, Così parlava Eugenia Al burbero marito:

«Come felici siamo! «Dimmi: non ti consola «Pensar che noi formiamo «Due corpi e un'alma sola?»

--Se un corpo solo avessimo, L'altro rispose, appieno Sarei felice, o Eugenia; Mi costeresti meno.

RAFFRONTI STORICI [15]

Narran le antiche cronache Che un pazzo imperatore Al suo cavallo il titolo Donò di senatore.

Qual meraviglia? Ai facili Tempi che venner poi, Forse più eccelsi titoli Non ebber ciuchi e buoi?

POUACH!!!

Su questo cencio ignobile Che ha titol di _Rivista_ Sputò la bava sordida Un rospo giornalista;

Qui con oscene ingiurie Quel sozzo ordì i ricatti; E con tal foglio il podice Credi forbir? lo imbratti.

EPIZOOZIA

Fra le bestie bovine del paese Ha nello scorso mese Una peste terribile infierito; Per tema del contagio Il Sindaco è fuggito.

NEL CIMITERO

Che brava gente! A leggere Le scritte, esclameresti: «Color che qui riposano «Tutti eran probi e onesti!»

Pur, se dall'urna sorgere Potesse alcun, senz'armi Col portafoglio in tasca Qui non vorrei trovarmi.

DON NATALE [16]

In Dio non crede, In nulla ha fede, Pur, don Natale È clericale. Che mai lo lega Alla congrèga Turpe e nefasta? --È pederasta.

A FLAVIO

Troppo imprecasti contro i _venduti;_ Di tema, o Flavio, perchè non muti? Qualcun già mormora che sii sdegnato Perchè nessuno t'ha mai comprato.

AL TEATRO MANZONI

La gente uscia dall'atrio, Il dramma era finito: --Come i teatri annoiano! Sclamava un buon marito; Di becchi e donne adultere Sempre la scena è invasa; A tali drammi assistere Tutti possiamo in casa.

AD UN POETA

Tutti lodarono I tuoi sonetti; Prova certissima Che niun li ha letti.

PASQUA

Ad una signorina Amabile e garbata Dissi: Pasqua è vicina.... Vi siete confessata? Ed ella: al rito santo Ci andrò, ma all'ultim'ora; Spero di fare intanto Qualche peccato ancora.

AD UN EX

Perduto il titolo di deputato, Ex-onorevole fosti chiamato-- Ma chi in gran conto non t'ebbe prima, Quasi onorevole oggi ti stima.

NECROLOGIO

Morì l'_Osservatore_ Organo dei rétrivi.... Qual lutto per l'Italia! I redattor son vivi.

I TELEGRAMMI DI RE GUGLIELMO [17]

I.

Ier, sotto i forti, Grande macello.... Sei mila morti.... Il tempo è bello.

II.

Bombardamento Ricominciato.... Morti seicento.... Dio sia lodato!

III.

Oggi, gelati Mille soldati.... Sano son io.... Sia lode a Dio!

NAPOLEONE III [18]

Lui grande al par di Cesare, Quando reggea l'impero, Lui vinto, infame dissero E stolto avventuriero;

Giudicheranno i posteri Qual fu Napoleone; Ciò che fin d'or si giudica È il secolo buffone.

A CLELIA

Che fai? ti arresta, o Clelia! Già deponesti i crini.... Sciolti dal fianco caddero I vasti crinolini.... Il sen ricolmo e turgido Già sparve col corsetto.... Se ancor ti spogli, o Clelia, Che porterai nel letto?

A GELLIO

Dio! come l'aria è rigida! Il capo al vento immite Se ancor tu esponi, o Gellio, Puoi prendere un'orchite!

LA CREMAZIONE

Contro il sistema della cremazione Protestano con ira i collitorti I gesuiti ed i preti retrivi; Noi non cremiam che i morti, La Santa Inquisizione Preferì sempre di cremare i vivi.

REALTÀ E POESIA [19]

Già della Prussia Tutti i soldati Sotto Parigi Stanno accampati.... Già dell'assalto Suonata è l'ora.... E la repubblica Non _soffia_ ancora?

RICORDI D'UNIVERSITÀ

I.

L'esame di botanica Subiva uno studente. So, il professor dicevagli, Ch'ella ha studiato niente;

Un quesito assai facile Proporre a Lei vogl'io: Con qual seme propagansi Le zucche?--E quei: col mio.

II.

Un professor di storia naturale Per schernire agli esami uno scolaro, Gli chiedeva con aria magistrale:

«Sa dirmi quante gambe abbia il somaro?» E quei: «mi è d'uopo in pria veder le sue» Sotto il tavol guardò, poi disse: «due.»

AGLI ELETTORI [20]

All'urne accorrete, Nessuno si astenga! Però, riflettete Se più vi convenga

Aver deputati Già sazi e contenti, O i nuovi affamati Che affilano i denti.

I FALLITI

--Tre volte Enzo è fallito,... Or dimmi: come avviene Che un tal lusso mantiene? Davver, ne son stupito!

--Le son domande stolte; Per farsi millionario Non sai che è necessario Fallire almen tre volte?

LE SCUOLE

Studiar conviene Poco, ma bene. Or, che si studia Di tutto un po', Chi nelle pubbliche Scuole fu istrutto Può dir: «so tutto, Ma nulla so.»

RIPARAZIONI [21]

Dal freddo assiderato Un vecchio gentiluomo Giaceva sul selciato Della piazza del Duomo.

--A tal ridotto siete! Diss'io, di terra alzandolo; Un tetto non avete? --L'avea; stan _riparandolo_.

AVVERTIMENTI ATMOSFERICI

Aprile al termine Già volge; e piove, Nevica, grandina Orribilmente.

Non v'è più dubbio: Mite e benefica La Russia muove Verso l'Oriente.

LA GUERRA D'ORIENTE

Si vuole da molti Che sempre la guerra Prepari alla terra Più fulgide età.

Già in arme ai bivacchi Stan turchi e cosacchi.... Dal _knut_ e dal _palo_ Qual luce uscirà?

AD UN CRITICO [22]

Se per lo stil sol vivono I libri, i miei morranno; I tuoi volumi, o Gellio, Eterna vita avranno.

Così fia noto ai posteri Fin del mio nome ignari Che visse al nostro secolo Un asino tuo pari.

A CLELIA

Tanto il tuo viso è sudicio Di polveri, di intonachi, Di lisci, di cosmetici, Di esotici saponi; Che al corso jer scontrandoti, Io t'ho scambiato, o Clelia, Per un avviso mobile Dell'Agenzia Manzoni.

GUARIGIONE RAPIDA

Ieri cadean malati Sindaco e segretario; Oggi son risanati.... Chi fu il veterinario?

NUOVI DRAMMI

Alle abusate adultere Oggi le Messaline Sulla scena sottentrano Con Cleopatra e Frine... Di nome il palcoscenico Ove tai donne han stanza Mutar dovria, chiamandosi Casa di tolleranza.

GUARENTIGIE

Di sedere alla Camera Ambiscon molti, e anch'io Al nobil desco assidermi Non sdegnerei, perdio!--

L'impiego, a ciò che dicesi, È poco profittevole; Ma ivi l'onor puoi perdere Serbandoti _onorevole_.

A FLAVIO MORALISTA

Allor che predichi Dal tuo giornale Tanta morale, Veder mi pare Un vecchio satiro Dai peli grigi Che al lupanare Fa il panegirico Di San Lüigi.

CUORE DI LOTTOMANIACI

--Buon dì, Clelia!--Ben giunta...! --Quali nuove?--Il Gualtieri È morto--Quando?--Jeri.... --Ventisei.... qual disgrazia!--A dodici ore.... --Quanti anni avea?--Trentotto.... --Peccato! era un brav'uomo.... Dodici.... ventisei.... bel terno al lotto...!

ARTE NUOVA

Strano vocío dagli ùteri Uscia: «noi siam poeti.... Noi siam dell'arte i genii... Largo agli illustri feti!

Le eccelse vie si sgombrino Alla divina prole! Notte voi siete e báratro, Noi vi rechiamo il sole»

--Iddio vi assista! e plausi, E gloria al mondo avrete; Ma prima, questa grazia Fateci almen: nascete!

ANEDDOTO DA SAGRESTIA

--Desiderasti mai la donna d'altri? È un orribil peccato Diceva al penitente un buon curato. --Io!... la donna degli altri!... qual follia! Cederei volentieri anche la mia.

UOMO FELICE

Di te qual avvi, o Flavio, Uom più felice al mondo? Tu ricco sei, tu nobile, Tu grasso e rubicondo:

Odio giammai nè invidia A te recò molestia; Tu già tre volte sindaco, Tu cavalier, tu.... bestia.

AD UNO SCRITTORE

Il tuo stil, ne convengo, è assai purgato; Pure, ogni volta che i tuoi libri ho letti, Per non cader malato, Purgarmi anch'io dovetti.

BANCHETTO GIORNALISTICO

I giornalisti all'àgape Fraterna convenuti, L'uno all'altro ricambiansi I brindisi e i saluti. L'ire gelose e gli odii In amistà si cangiano.... --Sazio han davver lo stomaco; Fra lor più non si mangiano.

AD UN MAESTRO PLAGIARIO

Con frasi tolte a prestito Tu l'opere componi; Opere invan le intitoli, Non son che operazioni.

IN MORTE DI VITTORIO EMANUELE

Morì Vittorio; al lugubre Annunzio, il popol tutto Segni di immenso lutto Pel Sire estinto diè; E ognun cogli occhi in lacrime S'udia sclamar stupito: «Fenomeno inaudito! «Fu galantuomo e Re!»

AD UN GIORNALISTA

Per le _inserzioni_--a _pagamento_ La quarta pagina--hai destinata. Perchè da tutti--ripeter sento Ch'è di tue pagine--la men pagata?

TRAVET

Morto (d'inedia forse) È un povero _Travet_--nè alcun si accorse Del suo morir.... nè v'ha più chi lo nomini; Pure, anch'egli era il Re.... dei galantuomini.

CATTIVO AFFARE

Colla dote della moglie So che i debiti pagasti, Ma sposandoti incontrasti D'ogni debito il maggior.

ONORIFICENZE

Ieri, un calligrafo, Per quel che ho udito, D'equestre titolo Venne insignito; Nessuno in dubbio Vorrà più mettere Che or si proteggano Le _belle lettere_.

CARATTERI FERMI

--Perchè non paghi i debiti Mutata è la tua sorte, Tutti san che ricchissimo Ti fe' d'un zio la morte.

--S'io pagassi, direbbero Che col cangiar del fato, Come gli stolti sogliono, Anch'io mi son cangiato.

L'ISTRUZIONE OBBLIGATORIA

«Dalla miseria «Consunti siamo» Gridano i popoli: «Pan non abbiamo!» Ed ecco provvido Giunge un decreto: «Chi ha fame nutrasi Coll'alfabeto!»

A CLELIA

Scioglimi un dubbio alfine: Lèvati il falso crine; Vediam se ancor ti resta, O Clelia, un po' di testa!

RÉCLAME

Vogliam raccomandare Il _Vero_, un pio giornale, Organo, a quel che pare, Del clero liberale; _Gratis_ a chi lo chiede Lo mandan per la posta, E già fin d'or si vede Che vale quel che costa.

CONFORTO

Dalle nuziali soglie Ieri fuggia tua moglie.... E contro _Lui_ ti irriti! E piangi.... e imprechi a _Lei!_ Pensa a quanti mariti D'invidia oggetto sei!

RIPARAZIONI

Era, fa un mese appena, il tuo giornale Organo del partito moderato; Progressista or divenne e liberale.... Ai mantici qualcuno ha _riparato?_

AL PIÙ ALTO DEI MAESTRI

Maestro: alle tue musiche Crescer dovresti il prezzo.... Col metro misurandoti Formi un maestro e mezzo.

IN MORTE DI UN SINDACO

È morto il Sindaco.... Ahi! fiero evento! Presto! innalzategli Un monumento!...

O del suo genio Nella città Doman più traccia Non resterà.

LA DIVA [23]

_Diva_ è la Patti, e attestanlo I molti suoi miracoli Veramente incredibili E sopranaturali.... Ieri, se il ver narrarono, Il giornalista Gellio Dopo un lustro di proroghe Pagò quattro cambiali.

AD UN PRETE

Rasa la testa, raso Il mento ha don Tomaso; Tutto, quest'uom del cielo, Sul cor serbato ha il pelo.

QUESITO

Membro dell'Accademia, Membro del _club_ artistico, Membro dell'onorevole Consesso giornalistico, Membro al comizio agricolo, Membro dell'Ippodromo.... Che sei tu dunque, o Gabrio? Che sei? Un membro o un uomo?

GLI AVVENIRISTI

I bimbi ai vecchi gridano: «Dell'arte antica voi «Siete le illustri mummie, «E l'avvenir siam noi!»

Nè questi genii in fasce Pensan che l'avvenire Non spetta a ognun che nasce, Ma a chi non dee morire.

IN EXTREMIS

Della morte il pensiero Non mi sgomenta affatto, Già del grande mistero L'esperienza ho fatto; Mai non mi sono accorto Del nulla mio profondo, Pure fui sempre un morto Pria di venir nel mondo.

IL MIO EPITAFFIO

Dicendo mal di tutti, il vero espressi Lassù nel mondo; se parlar potessi, Pietoso passeggier, ora direi Ogni bene di te, ma.... mentirei.

NOTE AGLI EPIGRAMMI

[1] Io abborro i Wagneristi. Non ch'io disconosca i molti pregi della musica di Wagner. Ammiro quant'altri il genio dell'autore del _Lohengrin_ e del _Thannauser_, ma ritengo esiziale ai giovani musicisti italiani seguire le sue orme, peggio che esiziale imitarlo nelle stravaganze e nei difetti. L'arte wagneriana è un abisso che attrae, ma è pur sempre un abisso. Il caos musicale che ora si è fatto in Italia è dovuto ai seguaci, agli insegnatori, agli ammiratori di una scuola che è il principio di un mostruoso abberramento.

[2] Accade sovente di leggere nelle commemorazioni necrologiche la frase seguente: «insomma egli era sì onesto, sì buono, che non ebbe mai un nemico.» Se qualcuno nel giorno delle mie esequie venisse a recitarmi sulla fossa, un complimento di tal genere, vorrei che i becchini gli menassero tra il capo e la schiena quattro buoni colpi di zuppa, tanto da insegnare a tutti gli oratori da camposanto che un peggior insulto non si può fare alla riputazione di un galantuomo. «Non aveva nemici!... Ma era dunque un grand'asino, questo povero morto!...» Tale sarebbe o dovrebb'essere il commentario di ogni persona di buon senso.--Hai tu conosciuto degli uomini di mente e di cuore (non ti parlo dei grandi pensatori, dei celebri artisti, degli illustri capitani, ecc., ecc.) i quali, per poco abbiano studiato o lavorato a vantaggio o servigio dei loro simili, non siensi tirati addosso una tempesta di odii e di inimicizie? Non basta forse che uno emerga dal comune per qualche favilla di intelligenza, per qualche dote speciale del cuore, perchè il mondo lo faccia scopo di rancori, di odii e di persecuzioni? Per farci benvolere da tutti, bisogna esser nati cretini, o avendo sortito dalla natura un po' di ingegno e di cuore, comportarci di tal guisa che nessuno mai abbia ad invidiarci.

