Libro proibito

Part 1

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BIBLIOTECA MINIMA

A. GHISLANZONI

LIBRO PROIBITO

MILANO

TIPOGRAFIA EDITRICE LOMBARDA

_Stabilimento_ Via Andrea Appiani, N. 10.

_Succursale_ Via Carlo Alberto, Bott. 27.

1878

PROPRIETÀ LETTERARIA

INTERDETTO

Non credo, per aver scritto gli _Epigrammi_ e le _Satire_ raccolte nel presente volume, di aver commesso una cattiva azione. Ho espresso con schiettezza le mie idee; ho riso di ciò che a me pareva risibile; ho sfogato le mie stizze, e ciò mi ha fatto bene.

Debbo però convenire di aver obbedito ad una istigazione diabolica, allorquando, in un accesso di volgare cupidigia, ho accordato ad un editore la permissione di scroccare ai curiosi la somma di __due lire__ per l'acquisto di un libro destituito di ogni pregio letterario, e assai pericoloso per chi ci tiene alla quiete ed alla salvezza dell'anima.

Dirò, a disgravio di coscienza, che appena consegnato il manoscritto, non risparmiai preghiere nè lacrime per impedirne la pubblicazione. L'editore fu inesorabile. La sola concessione che mi venne fatta, fu quella di affiggere al frontispizio il titolo di __Libro proibito__, con facoltà di deplorare, in poche righe di prefazione, l'imprudenza peccaminosa di chi osasse, malgrado il divieto, spinger l'occhio dentro le pagine.

Io compio dunque uno degli atti più ripugnanti all'orgoglio di uno scrittore; io grido con tutta l'enfasi de' miei rimorsi: __Non leggete!__

Ripeto che in questo libro vi è nulla che possa allettare le persone educate alla buona letteratura. Figuratevi! Un libro di versi senza un raggio di poesia.--E quali versi! Degli endecasillabi, dei settenarii, degli alessandrini, ecc., ecc., foggiati al vecchio stampo, servilmente ligi ai dettati di una prosodia che ha fatto il suo tempo, e incappucciati, per giunta, di quella grottesca majuscola, che fu il massimo obbrobrio di tutti i poemi apparsi in Italia da Dante a Manzoni.

Non vi parlerò della lingua e dello stile. Immaginate quanto si può commettere di più avverso al gusto moderno. Tutta roba da scarto, ciarpami, ferrivecchi, anticaglia. I soliti vocaboli dei soliti dizionari, impastoiati colla sintassi più abusata; infine, la volgarità ributtante di chi presume possa ancora oggidì riuscire accetto, o per lo meno tollerabile, ciò che ha la insolenza di farsi capire.

Ma questo è nulla. Chi dice libro satirico, dice libro immorale. Per sferzare il vizio con effetto, è d'uopo denudarlo; e questo non si può fare senza offendere in molti casi quell'ultima virtù delle persone corrotte, che si chiama il pudore.

Lettore: se tu sei, come non dubito, un libertino consumato da ogni più sozza libidine, dà retta a un buon consiglio: non andar più oltre--getta al fuoco il volumetto e riprendi la via del bordello. Un par tuo non deve guardarsi che dal vizio stampato--è la sola forma di vizio che può farti arrossire.

Ma tu non badi; mi pare anzi di scorgere ne' tuoi occhietti scintillanti di lussuria, che le mie parole non sortirono altro effetto fuor quello di eccitare ne' tuoi sensi un più vivo appetito di lettura.

Ti comprendo.

La tua è una pudicizia del miglior genere, la pudicizia di moda. Tu vuoi mordere al frutto proibito, assaporarlo, deliziarti clandestinamente dei sughi solleticanti; e darti poi l'aria di un Sant'Ermolao, affacciandoti alla finestra per gridare allo scandalo, come se alcuno avesse attentato a qualche tua recondita virtù, risparmiata in collegio dal precettore gesuita.

Va pur là, povero illuso! Ma bada che la mia immoralità non è di quella che ha virtù afrodisiaca. È la immoralità preadamitica che chiama le cose col loro nome che ignora le perifrasi vellicanti. Qualche cosa di nudo, di brutalmente nudo ti apparirà nelle mie pagine, ma i turgidi seni e l'altre peccaminose rotondità che io ti avrò messe innanzi, non ti daranno verun solletico ai sensi, e nessuna visione erotica verrà la notte ad agitare il tuo sonno.--Dei seni di stoppa, delle nudità angolose e grottesche, delle turpitudini che fan ridere.--Quale disinganno! Si può dare, per un libertinaccio par tuo, una letteratura più esecrabile? Un ascetico seminarista non ne caverebbe tanto lievito che bastasse al consumo de' suoi esercizi segreti. Dopo tutto (avverti bene), la barzelletta erotica non occupa un largo posto nel mio libro. Ciò che rende le mie satire diabolicamente pericolose è lo scetticismo di cui sono ammorbate. Scetticismo politico, scetticismo letterario, e--turati ben bene l'orecchio--scetticismo religioso.

Per indurti a bruciare il volumetto, dovrebbe bastarti questa dichiarazione, che nessuna istituzione divina o sociale, nessun sentimento, nessun principio, nessuna autorità è qui rispettata. Ma vi ha di peggio; nè credo esprimermi con una metafora troppo ardita affermando che i miei epigrammi sono una grandine di insulti scaraventata sui cosidetti uomini seri e universalmente stimati da un oberato che non ha più nulla da perdere. Animo! Provati a leggere, ma lagnati poscia di te solo, se allo svolger delle prime pagine, riceverai sul muso qualche grazioso complimento che avrà il sapore di una ceffata.

Dimmi un po': qual gusto puoi tu riprometterti dal sentirti cantare sulla faccia che in fatto di politica, per esempio, tu la pensi come un boricco; che il tuo liberalismo è una grulleria; che i tuoi grandi principi, le tue incrollabili convinzioni, sono una vacuità compassionevole?

Supponiamo. Uno de' tuoi maggiori vanti è quello di chiamarti patriota. Se qualcuno pretendesse dimostrarti che il tuo patriottismo è un assurdo; che l'orgoglio di patria fu in ogni tempo un fomite di sanguinose discordie o di orrendi massacri; che la pace e il benessere non potranno mai consolidarsi nel mondo, se prima dai dizionari e dalla mente dell'uomo non venga cancellato un tal nome--non ti pare che all'udire od al leggere tali enormità, il tuo sangue darebbe nell'acido e le tue funzioni digestive ne rimarrebbero alterate?

Supponiamo ancora:

Ti credi inviolabile per aver conquistato sul campo di battaglia il titolo di eroe, perchè qualcuno ti ha proclamato martire della patria. In verità, martire ed eroe sono due qualifiche onorevolissime; ma se io ti dicessi che queste non bastano perchè i galantuomini ti accordino senza riserva la loro stima; se aggiungessi che molti prodi e coraggiosi tuoi pari sono degni della galera; potrebbe coglierti una tal sincope da freddarti sul colpo.

Quali sono i tuoi principii politici?--Quand'io ti avrò dato un saggio dei miei, ti sarà forza convenire che fra noi non è possibile verun accordo. Vediamo! Sei tu democratico?--Lo sono anch'io, ma faccio voti perchè in Italia duri ancora, almeno per mezzo secolo, il regime monarchico costituzionale. Questo però non toglie che io reputi il regime costituzionale una ciurmeria non d'altro feconda che d'imbarazzi ai governanti e ai governati. Naturalmente, colla tua santa democrazia sul labbro, ti professi amico del popolo. Il _buon_ popolo l'amo anch'io, ma non potrò mai associarmi a coloro che adulano con tal nome una mandra di pecore, perchè si lascino tosare senza mettere un belato. Non ho ancora capito quali differenze sostanziali esistano fra i _consorti_, i _puri_, i _destri_, i _sinistri_, gli _intransigenti_, i _radicali_, ecc., ecc. Sotto ogni bandiera militano dei bricconi in buon numero; e sono convinto che i radi galantuomi non hanno bisogno, per pensare ed agire rettamente, di inscriversi in una confraternita, la quale, o tosto o tardi, può diventare una camorra.

Da nessuna cosa maggiormente mi guardo che dall'espormi al contagio delle Associazioni. Mi pare che anche in politica il miglior partito sia quello di mantenersi libero pensatore; e tu sai bene, mio buon amico, che pensare liberamente significa veder nero ciò che gli altri vedono bianco, e viceversa.

Non sperare che io sia mai per trattarti con benevolenza e rispetto qualora tu fossi ministro, senatore, deputato, sindaco, prefetto, commendatore, cavaliere, infine, ciò che si suol chiamare un alto personaggio.

Basterà un bricciolo di senso comune per farti capire che non avendo io nè cariche, nè impieghi, nè titoli, sono dalla prepotenza degli istinti naturali condannato ad abborrirti. Dopo questo, come oseresti sperar grazia se tu fossi uno di quei mostruosi prodotti del diritto ereditario che si chiamano capitalisti o possidenti? Ciò che debba attendersi di ire e di contumelie un uomo che vive di rendita da un uomo che vive del far versi, molti tuoi pari mostrano di saperlo tenendosi scrupolosamente discosti dai libri e da chi li fa.

Perchè tu abbia a formarti un concetto preciso de' miei principii religiosi, questo solo ti dirò, ch'io fui educato in un seminario, vale a dire in un istituto dove non si fabbricano che dei bigotti e degli atei. Mentirei ignobilmente se affermassi di appartenere alla prima categoria. Non mi dichiaro ateo nel senso letterale della parola, ma siccome il mio Dio non assomiglia punto a verun di quei tipi da gran _babbau_ inventati per far paura alla gente, così me lo tengo tutto pel mio esclusivo consumo.

Tu dirai che vi hanno degli atei i quali professano la più sana morale, ed io ne convengo; resta poi a vedere se quello che comunemente vien giudicato sano, non sia in qualche caso il più gran morbo del mondo.

Vi è una sentenza evangelica nella quale sembrano riassunti tutti i principî e i doveri della giustizia umana--_Ama il tuo prossimo, nè fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te stesso._ Sta bene. Ho sempre provato una grande soddisfazione nell'amare il mio prossimo; ma se questo mio prossimo è un suonatore di bombardone che mi disturba coi boati del suo istrumento il sonno e gli studi, non mi faccio verun scrupolo di mandarlo al diavolo e di esecrarlo cordialmente. Quanto al non fare agli altri ciò che non vorrei fosse fatto a me stesso, non troverei nulla a ridire se un tal precetto fosse rigorosamente osservato da tutti. Ma se alcuno mi lancia al viso una carota, o mi tende un tranello, o in qualsia modo mira a pregiudicarmi nell'onore o nella roba, credo compiere un atto di sana giustizia rendendogli pane per focaccia. Come vedi, la mia morale è ammorbata nella radice; pensa tu quali potranno essere l'albero ed i frutti.

In fatto di letteratura e di musica, tu sei forse uno di quelli che accettano per buona moneta tutto l'orpello delle nuove teorie. Ti vanti progressista, perchè sdegni l'arte schietta dei nostri buoni padri, e vai in estasi per ogni stravaganza generata dalla anemia o dal priapismo degli impotenti. Nemmen su questo ci può essere accordo fra noi.

Non credere che io disconosca le incessanti evoluzioni del pensiero umano. Ammetto che l'arte è soggetta a continue trasformazioni.--Da bravi! grido anch'io!--serviteci del nuovo! Ma badate che quand'uno ha fatto il palato alle pernici ed al barbèra, non gli si può far appetire, a titolo di novità, dei torsi di cavolo fritti, nè dargli a bere del sugo di barbabietole. Se il mio cuoco pretendesse riformare di tal guisa il servizio della mia mensa, pur tenendo conto delle sue buone intenzioni, gli lancierei nella schiena i piatti e le bottiglie.

Le trasformazioni furono spesso un pervertimento che segnò, nella letteratura e nelle arti, il principio della decadenza. Dopo Dante e Bocaccio, ottennero una effimera voga il cavalier Marino e l'abate Chiari; l'Arcadia impecorì tutto un secolo; le fiabe di Carlo Gozzi e i drammi sepolcrali dell'Avelloni soperchiarono per qualche tempo la buona commedia. La storia è là per dimostrare che il barocco, il puerile, il deforme può prendere quandocchessia il sopravvento nello spirito delle nazioni più colte. In tali casi è progressista chi reagisce. Ammirare tutto che si produce di stravagante e di laido per ciò solo che si discosta dall'usato, non è, come si pretende da taluno, incoraggiare il genio a tentare dei nuovi orizzonti; è favorire l'aberrazione, farsi compiici d'uno sfacelo.

Ti ho detto schiettamente come io la pensi in tale materia; a te, ora, l'imaginare quali possano essere i miei giudizî sull'arte che oggidì si va perpetrando in Italia. Questo solo aggiungerò, che ogni qualvolta mi avvien parlare di certi messeri da te probabilmente venerati quali precursori della grande trasformazione, mi vien sulla lingua un bruciore come di fosforo, e vorrei che ogni mia parola si convertisse in uno sbruffo di petrolio.

Ma io comincio ad avvedermi che vado sprecando la mia prosa senza costrutto. Uno spensierato che abbia speso due lire per l'acquisto di un libro, difficilmente si lascia indurre a gettarlo sul fuoco prima di averlo letto. Il proprio denaro ciascuno vuol goderselo; ed io so di molti ghiotti, i quali si assoggettarono a morire di indigestione piuttosto che lasciar sul piatto un bricciolo di vivanda ad un pasto di prezzo fisso.

Tal sia di te. Va pure innanzi, ingolfati nelle turpitudini e negli assurdi, guastati il sangue e il cervello, perdi la salute, getta l'anima al diavolo--buon padrone! Il mio dovere io l'ho compito; non ho più scrupoli nè rimorsi. Però, bada bene. V'è ancora nel mondo un gran numero di persone morigerate e prudenti, le quali stan ferme in questa massima, che comperare un libro sia un atto di rovinosa follia. Non è gente che abborra dal leggere; al contrario, leggon molto, leggon tutto--ben inteso, tutto quello che vien loro donato o prestato. Sono i parassiti della letteratura; il commercio librario non se ne avvantaggia gran fatto, ma se dessi cessassero dal consumo gratuito, l'Italia cadrebbe nell'idiotismo.

Mi preme che queste brave persone, tanto benemerite degli scrittori e degli editori, non sieno trascinate nell'abisso. Vorrai tu essere tanto iniquo da attentare alla loro pace ed al loro benessere? Leggere un libro proibito è una cattiva azione; ma diffonderlo gratuitamente, prestarlo a chi mai non si permetterebbe di leggerlo se ciò avesse a costargli la spesa di un quattrino, sarebbe veramente un obbrobrio.

Tu non vorrai coprirti di una macchia sì vituperevole. Io te ne supplico, pel bene dell'anima tua, per la prosperità non mai crescente delle così dette belle lettere, per le lacrime de' miei editori. Giurami che a nessuno mai--neanche alle più belle e svenevoli signorine di tua conoscenza--sarai per cedere a prestito il peccaminoso libricciolo. A tal patto, ed anche in considerazione delle due lire che hai spese, io ti assolvo dall'interdetto, e prego Iddio di infonderti quello spirito di tolleranza, che accoppiato al buon senso, paralizza il danno di ogni cattiva lettura.

EPIGRAMMI

RIMARIO ITALICO [1]

Pagnottisti, Metodisti, Wagneristi, Preti tristi, Affaristi, Camorristi, Giornalisti, Son d'Italia gli Antecristi.

CRISI

--Che di nuovo in politica? --Tutti i ministri in massa Minaccian di dimettersi.... --Non v'è più un soldo in cassa?

ANNUNZIO FUNEBRE

Consunto al gioco e in femmine Degli avi il patrimonio, Ieri moría di sincope Il cavalier Landonio; Niun pianse allor che il lùgubre Caso in città fu noto; Solo gli eredi in lacrime Dicean: lasciò un gran vuoto!

A GIOVANE LETTERATO

Per esser buon scrittore Voglionsi ingegno e cuore; Non t'impancare a scole, Non pensar come vuole La moda; scrivi quello Che ti detta il cervello; Sii naturale, schietto, Onesto--e sarai letto

I NOSTRI TEMPI

La vera sintesi Dell'età nostra Con breve distico Qui si dimostra: «Tutto si compera, Tutto si vende, E carta sudicia Per ôr si spende.»

CIO' CHE ACCADE

Era stimato un tanghero; Il mondo alfin s'è accorto Ch'egli era un uom di merito; Che fece ei dunque?--è morto.

RISORGIMENTO ARTISTICO

Odo ripetersi Da molte parti Ch'oggi in Italia Risorser l'arti. Risorte fossero Al par di Cristo Che andò alle nuvole Nè più fu visto?

QUESITO

Perchè al monte Parnaso Bazzicavano i vati Nelle remote età? Fosse quello per caso Un monte di pietà?

I BIOGRAFI

Davver son gentili, davver son garbati Codesti bïografi dei genii passati! Se mutan le frasi per far dell'effetto, Se variano i nomi, tal sempre è il concetto: «È morto Guerrazzi, è morto Manzoni; Non restan più al mondo che ciuchi e birboni.»

USCENDO DAL TEATRO

Se questo strepito, Questo _Dies iræ_ Sarà la musica Dell'avvenire; Ai nostri posteri Almeno accordi Iddio la grazia Di nascer sordi!

CASO FREQUENTE

Morì un pöeta; accorrere Al funeral tu vedi La città intera; mancano solo al cortéo gli eredi.

CERTI... ESULI

Per ragioni politiche Venezia abbandonasti; Or che Venezia è libera Perchè non vi tornasti? Temer non puoi dell'Austria Gli insulti ed i rigori; Non son partiti i barbari?.... --Restano i creditori.

COINCIDENZE

I questurini abbomini, Odii i carabinieri-- L'alte ire tue dividono I ladri e i barattieri.

A GELLIO[2]

Con stolta boria Spesso tu dici: «Tutti mi onorano, Non ho nemici» Ben altri, o Gellio, Sono i miei vanti; Me in massa abborrono Ciuchi e furfanti.

AD UNO SCRITTORE UMANITARIO

La pena di morte Vorresti abolita, Esecri il supplizio Del carcere a vita.... Mitezza tu chiedi Pei ladri più abbjetti; Tu certo prevedi Qual fine ti aspetti.

INDUZIONE LOGICA[3]

Musiche incomprensibili Scrive su versi orribili; Oh! chi è costui? scommetto Che è socio del quartetto.

COMMEDIE NUOVE[4]

Fine alle chiacchere!.... Dorina, attenta!.... Dramma nuovissimo Si rappresenta.... S'alza il sipario.... --Basta! ho capito.... La donna è adultera, Becco il marito.

AD UN CRITICO[5]

Son le tue dotte critiche D'arte e di scienza un codice, Per non scordarle, o Gellio, Tutte le imprimo al podice.

IL MATRIMONIO

Un uom che prende moglie L'imagine mi dà D'un inter che diventa una metà.

RISPOSTA INGENUA

--Crivellato dai debiti tu sei, Pure, ti veggo, Asdrubale, Sempre gaio e contento. --Perchè allarmato e triste esser dovrei? Di penoso nei debiti Non v'ha che il pagamento.

CAVE!

Sempre si lagna, Poco guadagna, Nulla ha studiato, Fa il letterato; Ottimo arnese Da Polizia! Eccellentissima Stoffa da spia!

AD UN EDITORE[6]

Dieci giornali pubblichi; Editor benemerito Ti acclama ogni preterito.

LA NOSTRA MUSICA

Nell'universo Regnò sovrana Fin che fu musica Italïana; Volle esser musica Cosmopolita, E allor d'Italia Non è più uscita.

SINTOMI QUARESIMALI

Si può?--Avanti!--Signore....--Che bramate? --Il saldo del mio conto--Favorite Di aspettar qualche mese--Mi celiate!.... Non voglio più aspettare--Allor.....partite

AD UNO SCRITTORE EMANCIPATO[7]

Audace, libera, Indipendente, Di giogo indocile È la tua mente.... A chi ne dubita, A chi nol crede La tua grammatica Ne può far fede.

ULTIME TENEREZZE

--Il mio core è sempre giovane Non mel credi?--Sì.... tel credo.... Ma.... che vuoi? Pur troppo, o Clelia, Sol del cor l'astuccio io vedo.... E l'astuccio, o dolce amica, È di pelle troppo antica.

CRITICO ILLUSTRE

Tutti plaudiscono? L'illustre critico Sarcasmi biascica, Le ciglia aggrotta. Tutti sbadigliano? L'illustre critico Esclama in estasi: «Musica dotta!»

CARITÀ PUBBLICA

Lavorò settant'anni; Vecchio, pien di malanni, Dalla miseria afflitto, L'umile sottoscritto Nella carità pubblica Solo or confida, e spera Che l'ospizio dei cronici Lo accolga, o la galera.

CONFORTO

Dalle nuziali soglie Ieri fuggia tua moglie.... E contro _Lui_ ti irriti! E piangi.... o imprechi a _Lei_. Pensa a quanti mariti D'invidia oggetto sei! RAFFRONTO STORICO

Se il ver narrarono, L'oche strillando Un dì salvarono Il Campidoglio;

I nuovi pàperi Cianciando, urlando, Fan dell'Italia Barbaro spoglio.

LUSSO E MISERIA

A Recöaro, a Lévico, In voluttà fastose Smorzan la febbre isterica De' Semidei le spose;

E mentre ai balli sciupano Le fibre e il lusso infame, Geme dai folti strascichi Del popolo la fame. A GELLIO MALATO

Sovente udiam ripetersi Dai funebri oratori Che i buoni, i giusti muoiono E restano i peggiori;

Di tal sentenza, o Gellio, Quanto tu dei gioire! Morbo crudel ti logora, Ma tu non puoi morire.

GIOIE DI POETA

Nel paësel, gli artefici Del ferro e della seta Me per le vie salutano Col titol di poeta;

Insigne omaggio in patria Davvero a me vien fatto! Poëta pe' miei villici Sinonimo è di matto.

IN MORTE DI UN MEDICO

È morto il medico Dell'ospedale, I preti adunansi Pel funerale; Degli ammalati Ch'egli ha curati Perchè alle esequie Niuno è venuto? --Ahi! tutti quanti L'han preceduto!

VANTAGGI DEL DUELLO

_Ei_ con tua moglie giacque, Lo sorprendesti in letto, Da ciò una sfida nacque, Fosti ferito al petto. Del düello la fama Volò pel mondo; ed ecco, Ei gentiluom si chiama, Tutti te chiaman becco.

L'ANZIANITÀ

Perchè ad eccelse cariche Tu di salir sii degno _Anzianità_ domandasi Non scienza o illustre ingegno. Forse che gli anni mutano Ad un cervel le tempre? Quelli che nacquer asini, Asini restan sempre.

BESTIE CHE PARLANO

Cani, scoiattoli, Gatti, cavalli, Marmotte e scimmie Soglio ammirar;

Gli storni abbomino E i papagalli E l'altre bestie Che san parlar.

AD UN MAESTRO

In questo mio _libretto_ Avrai, te lo prometto, Caratteri, passioni, Ardite situazioni.... Però, bada, o maëstro, Che qui non troverai L'arte, la scienza, l'estro E il genio che non hai.

IL BELLO NELL'ARTE

Ai tempi andati, Ognun credeva Che fosse bello Ciò che piaceva. Per chi la fama Di dotto ambisce Or, bello--è quello.... Che niun capisce.

CAUSE ED EFFETTI

Da un anno don Peppino Non legge che giornali.... C'è da stupir s'ei diventò cretino?

AD UN CRITICO

In un tuo libro hai detto Che il mio stile negletto Manca di forbitezza e venustà; Il tuo libro comprai--mi forbirà.

AD UN LIBERTINO

Uom senza core! Dieci ragazze Per te d'amore Divenner pazze.... Lisa ingannasti, Tecla hai tradito; Or ti ammogliasti.... Dio t'ha punito!

SCANDALI CLERICALI [8]

Nei collegi governati Dai famosi Ignorantelli Gravi scandali son nati, Ne è mestier ch'io ne favelli.

Se alle falde del Cenisio Si applicassero costoro, Senza spese e senza macchine Compirebbesi il traforo.

CONSIGLIO UTILE

Come hai bramato, Caro avvocato, Sei deputato, Ed or, cianciando, Barcamenando, Carracolando Sovra gli scranni Destro e sinistro, Va!.... fra dieci anni Sarai ministro!

IN MORTE DI UN LIBERTINO [9]

«Buon padre, buon fratello, «Buon figlio, ottimo sposo, «Onesto, generoso, «Model d'ogni virtù....» Tal suona il panegirico Sempre a chi muor; sol questo Di lui diran: fu onesto Dall'ombelico in su.

DOLORE DI MARITO

--Da tre giorni è partita Tua moglie, e piangi ancora! Rischia salute e vita Chi troppo si addolora.

--Al mio cordoglio immenso I conforti son vani; Partita ell'è.... ma penso Che tornerà domani.

AD UN CANTANTE CAVALIERE