Libro della divina dottrina: Dialogo della divina provvidenza

Chapter 7

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E cosí sará; però che in quella voce terribile quando sará decto a loro: «_Surgite, mortui; venite ad iudicium_», tornará l'anima col corpo. E ne' giusti sará glorificato, e ne' dannati sará crociato etternalmente. E grande vergogna e rimproverio ricevaranno ne l'aspecto della mia Veritá e di tucti e' beati. El vermine della coscienzia alora rodará il mirollo de l'arbore, cioè l'anima, e la corteccia di fuore, cioè il corpo.

Rimprovarato lo' sará el Sangue che per loro fu pagato, e l'uòpare della misericordia, le quali Io feci a loro col mezzo del mio Figliuolo, spirituali e temporali, e quello che essi dovevano fare nel proximo loro, sí come si contiene nel sancto Evangelio. Ripresi saranno della crudeltá che essi hanno avuta verso el proximo, della superbia e de l'amore proprio, della immondizia e avarizia loro.

Vedendo la misericordia che da me hanno ricevuta, rinfrescará duramente la loro riprensione. Nel ponto della morte la riceve solamente l'anima; ma nel giudicio generale la riceverá insiememente l'anima e 'l corpo, perché 'l corpo è stato compagno e strumento de l'anima a fare il bene e il male, secondo che è piaciuto a la propria volontá.

Ogni operazione buona e gactiva è facta col mezzo del corpo; e però giustamente, figliuola mia, è renduto a' miei electi gloria e bene infinito col corpo loro glorificato, remunerandoli delle loro fadighe che per me insiememente con l'anima portò. E cosí agl'iniqui sará renduta pena etternale col mezzo del corpo loro, perché fu strumento del male.

Rinfrescarasse lo' la pena e cresciará, riavendo el corpo loro, ne l'aspecto del mio Figliuolo. La miserabile sensualitá con la immondizia sua riceverá riprensione in vedere la natura sua, cioè l'umanitá di Cristo, unita con la puritá della Deitá mia; vedendo levata questa massa d'Adam, natura vostra, sopra tucti e' cori degli angeli, ed essi per loro difecti si veggono profondati nel profondo de l'inferno.

E vegono la larghezza e la misericordia relucere ne' beati, ricevendo el fructo del sangue de l'Agnello; e vegono le pene che essi hanno portate, che tucte stanno per adornamento ne' corpi loro, sí come la fregiatura sopra del panno, non per virtú del corpo, ma solo per la plenitudine de l'anima; la quale rapresenta al corpo el fructo della fadiga, perché fu compagno con lei ad adoperare la virtú, sí che apparisce di fuore. Sí come rapresenta lo specchio la faccia dell'uomo, cosí nel corpo si rapresenta el fructo delle fadighe, per lo modo che decto t'ho. Vedendo e' tenebrosi tanta dignitá della quale essi sono privati, lo' cresce la pena e la confusione, perché ne' corpi loro apparisce il segno delle iniquitá, le quali commissero, con pena e crociato tormento. Unde in quella parola che essi udiranno terribile: «Andate maladecti nel fuoco etternale», egli andará l'anima e 'l corpo a conversare con le dimonia senza alcuno rimedio di speranza, aviluppandosi con tucta la puzza della terra, ogniuno per sé in diverso modo, sí come diverse sonno state le loro male operazioni: l'avaro con la puzza de l'avarizia, aviluppandosi insieme la substanzia del mondo e ardendo nel fuoco (la quale egli disordinatamente amò); el crudele con la crudeltá; lo immondo con la immondizia e miserabile concupiscenzia; lo ingiusto con le sue ingiustizie; lo invidioso con la invidia; e l'odio e rancore del proximo con l'odio. El disordinato amore proprio di loro, unde nacquero tucti e' loro mali, ardará e dará pena intollerabile, sí come capo e principio d'ogni male, acompagnato dalla superbia. Sí che tucti in diversi modi saranno puniti, l'anima e 'l corpo insieme.

Or cosí miserabilmente giongono al fine loro questi che vanno per la via di socto, giú per lo fiume, non vollendosi a dietro a ricognoscere le colpe sue, né a dimandare la misericordia, sí come Io di sopra ti dixi. E giongono a la porta della bugia perché seguitano la doctrina del dimonio, el quale è padre delle bugie. Ed esso dimonio è porta loro, e per questa porta giongono a l'etterna dannazione, come detto è di sopra. Sí come gli electi e figliuoli miei, tenendo per la via di sopra, cioè del ponte, seguitano e tengono per la via della veritá, ed essa veritá è porta. E però disse la mia Veritá: «Neuno può andare al Padre mio se non per me». Egli è la porta e la via, unde passano, a intrare in me, mare pacifico.

E cosí, in contrario, costoro sonno tenuti per la bugia, la quale lo' dá acqua morta. E ad questo vi chiama el dimonio, ciechi e macti che non se n'avegono perché hanno perduto el lume della fede. Quasi lo' dica el dimonio: «Chi ha sete de l'acqua morta venga a me, ché io ne gli darò».

CAPITOLO XLIII

De la utilitá de le temptazioni, e come ogni anima ne la extremitá de la morte vede e gusta el luogo suo, prima che essa anima sia separata dal corpo, cioè o pena o gloria che debba ricevere.

--Egli è facto giustiziere mio dalla mia giustizia per tormentare l'anime che miserabilmente hanno offeso me. E in questa vita gli ho posti a temptare molestando le mie creature; non perché le mie creature siano vente, ma perché esse vencano e ricevano da me la gloria della victoria, provando in loro le virtú.

E neuno in questo debba temere per veruna bactaglia né temptazione di dimonio che lo' venga, però che Io gli ho facti forti, e dato lo' la fortezza della volontá, fortificata nel sangue del mio Figliuolo. La quale volontá né dimonio né creatura ve la può mutare, però che ella è vostra e data da me.

Voi dunque col libero arbitrio la potete tenere e lassare, secondo che vi piace. Ella è l'arme la quale voi ponete nelle mani del dimonio, e drictamente è uno coltello col quale egli vi percuote e con esso v'ucide. Ma se l'uomo non dá questo coltello della volontá sua nelle mani del dimonio, cioè che egli consenta a le temptazioni e molestie sue, giamai non sará offeso di colpa di peccato per veruna temptazione. Anco el fortifica colá dove egli apra l'occhio de l'intellecto a vedere la caritá mia. La quale caritá permecte che siate temptati solo per farvi venire a virtú e a provare la virtú.

A virtú non si viene se non per lo cognoscimento di se medesimo e per cognoscimento di me. El quale cognoscimento piú perfectamente s'acquista nel tempo della temptazione: perché alora cognosce sé non essere, non potendosi levare le pene e le molestie le quali vorrebbe fuggire; e me cognosce nella volontá (la quale è fortificata per la bontá mia) che non consente a esse cogitazioni: e perché ha veduto che la mia caritá le concede perché 'l dimonio è infermo e per sé non può cavelle se non quanto Io gli do; e Io el permecto per amore e non per odio, perché venciate e non siate venti, e perché veniate ad perfecto cognoscimento di voi e di me, e acciò che la virtú sia provata, però che ella non si pruova se non per lo suo contrario.

Dunque vedi che sonno miei ministri a crociare i dannati ne l'inferno, e in questa vita ad exercitare e provare la virtú ne l'anima. Non che la intenzione del dimonio sia per farli provare in virtú, perché egli non ha caritá, ma per privarli de la virtú, e questo non può fare se voi non volete.

Or vedi quanta è la stoltizia de l'uomo, che si fa debile colá dove Io l'ho facto forte, ed esso medesimo si mecte nelle mani delle dimonia. Unde Io voglio che tu sappi che nel punto della morte, essendo entrati nella vita loro socto la signoria del dimonio (none sforzati, però che non possono essere sforzati come decto t'ho, ma volontariamente si sonno messi nelle mani loro), giognendo poi a l'extremitá della morte con questa perversa signoria, essi non aspectano altro giudicio, ma essi medesimi ne sonno giudici con la coscienzia loro e come disperati giongono a l'etterna dannazione. Con l'odio strengono l'inferno in su la extremitá della morte; e prima che egli l'abbino, essi medesimi co' loro signori dimoni pigliano per prezzo loro l'inferno.

Sí come e' giusti vissuti in caritá morendo in dileczione, quando viene l'extremitá della morte, se egli è vissuto perfectamente in virtú illuminato del lume della fede, con l'occhio della fede, con perfecta speranza del sangue de l'Agnello, vegono el bene il quale Io l'ho aparecchiato e con le braccia de l'amore l'abracciano, stregnendo con estrecte d'amore me, sommo e etterno Bene, ne l'ultima extremitá della morte. E cosí gustano vita etterna prima che abbino lassato el corpo mortale, cioè prima che sia separato dal corpo.

Altri che fussero passati nella vita loro con una caritá comune, che non fussero in quella grande perfeczione e giognessero a l'extremitá, costoro abracciano la misericordia mia con quello lume medesimo della fede e della speranza che ebbero quelli perfecti; ma hannola imperfecta. Ma perché costoro erano imperfecti, strinsero la misericordia mia, ponendo maggiore la misericordia mia che le colpe loro.

Gl'iniqui peccatori fanno el contrario, vedendo con la disperazione el luogo loro, e con l'odio l'abracciano, come decto t'ho. Sí che non aspectano d'essere giudicati né l'uno né l'altro; ma partonsi di questa vita, e riceve ogniuno el luogo suo, come decto t'ho. Gustanlo e possegonlo prima che si partano dal corpo nella extremitá della morte: e' dannati co' l'odio e disperazione, e i perfecti con l'amore e col lume della fede e con la speranza del Sangue. E gl'inperfecti con la misericordia e con quella medesima fede giongono al luogo del purgatorio.

CAPITOLO XLIV

Come el demonio sempre piglia l'anime sotto colore d'alcuno bene. E come quelli che tengono per lo fiume, e non per lo ponte predecto, sono ingannati, però che volendo fuggire le pene caggiono ne le pene; ponendo qui la visione d'uno arbore che questa anima ebbe una volta.

--Hotti decto che 'l dimonio invita gli uomini a l'acqua morta, cioè a quella che egli ha per sé, aciecando con le delicie e stati del mondo. Co' l'amo del dilecto gli piglia socto colore di bene, però che in altro modo non gli potrebbe pigliare, però che non si lassarebbero pigliare se alcuno bene proprio o dilecto non vi trovassero, imperò che l'anima di sua natura sempre appetisce bene.

Ma è vero che l'anima, aciecata da l'amore proprio, non cognosce né discerne quale sia vero bene e che gli dia utilitá a l'anima e al corpo. E però el dimonio, come iniquo, vedendo ch'egli è aciecato dal proprio amore sensitivo, gli pone e' diversi e vari difecti e' quali sonno colorati con colore d'alcuna utilitá e d'alcuno bene; e ad ogniuno dá secondo lo stato suo e secondo quegli vizi principali ne' quali el vede piú disposto a ricevere. Altro dá al secolare, altro dá al religioso; altro a' prelati, altro a' signori; e a ciascuno secondo e' diversi stati che essi hanno.

Questo t'ho decto perch'Io ora ti contio di costoro che s'anniegano giú per lo fiume, che neuno rispecto hanno altro che a loro, cioè d'amare loro medesimi con offesa di me; de' quali Io t'ho contiato el fine loro. Ora ti voglio mostrare come essi s'ingannano, che volendo fuggire le pene caggiono nelle pene. Perché lo' pare che a seguitare me, cioè tenere per la via del ponte del Verbo del mio Figliuolo, sia grande fadiga, e però si ritragono a dietro, temendo la spina. Questo è perché sonno aciecati e non vegono né cognoscono la veritá, sí come tu sai ch'Io ti mostrai nel principio della vita tua, pregandomi tu che Io facesse misericordia al mondo, traendoli della tenebre del peccato mortale.

Sai che Io alora ti mostrai me in figura d'uno arbore, del quale non vedevi né il principio né il fine, se non che vedevi che la radice era unita con la terra; e questa era la natura divina unita con la terra della vostra umanitá. A' piei de l'arbore, se ben ti ricorda, era alcuna spina; dalla quale spina tucti coloro che amavano la propria sensualitá si dilongavano e corrivano a uno monte di lolla, nel quale ti figurai tucti e' dilecti del mondo. Quella lolla pareva grano e non era; e però, come vedevi, molte anime dentro vi si perivano di fame, e molte, cognoscendo l'inganno del mondo, tornavano a l'arbore e passavano la spina, cioè la deliberazione della volontá.

La quale deliberazione, innanzi che ella sia facta, è una spina la quale gli pare trovare in seguitare la via della veritá. Sempre combacte da l'uno lato la coscienzia, da l'altro lato la sensualitá; ma subito che, con odio e dispiacimento di sé, virilmente delibera dicendo:--Io voglio seguitare Cristo crocifixo,--rompe subbito la spina e truova dolcezza inextimabile, sí come Io alora ti mostrai, chi piú e chi meno, secondo la disposizione e sollicitudine loro.

Sai che alora Io ti dixi:--Io so' lo Idio vostro immobile, che non mi muovo; Io non mi ritrago da veruna creatura che a me voglia venire; mostrato l'ho la veritá, facendomi visibile a loro, essendo Io invisibile; mostrato l'ho che cosa è amare alcuna cosa senza me.--Ma essi, come aciecati da la nuvila del disordinato amore, non cognoscono né me né loro. Vedi come sonno ingannati: che prima vogliono morire di fame che passare un poca di spina.

Non possono fuggire che non sostengano pena, però che in questa vita neuno ci passa senza croce, se non coloro che tengono per la via di sopra: non che essi passino senza pena, ma la pena a loro è refrigerio. E perché per lo peccato, sí come di sopra ti dixi, el mondo germinò spine e triboli, e corse questo fiume, mare tempestoso, però vi diei el ponte, acciò che voi non annegaste.

Hotti mostrato come costoro s'ingannano con uno disordinato timore, e come Io so' lo Idio vostro che non mi muovo, e che Io non so' acceptatore delle persone ma del sancto desiderio. E questo t'ho mostrato nella figura de l'arbore la quale Io t'ho decta.

CAPITOLO XLV

Come, avendo el mondo per lo peccato germinato spine e triboli, chi sono quelli ad cui queste spine non fanno male, bene che neuno passi questa vita senza pena.

--Ora ti voglio mostrare a cui le spine e triboli, che germinò la terra per lo peccato, fanno male e a cui no. E perché infine a ora t'ho mostrata la loro dannazione insiememente con la mia bontá, e hotti decto come essi sonno ingannati dalla propria sensualitá, ora ti voglio dire come solo costoro son quegli che sonno offesi dalle spine.

Veruno che nasca in questa vita passa senza fadiga o corporale o mentale. Corporale le portano e' servi miei, ma la mente loro è libera; cioè che non sente fadiga della fadiga, perché ha acordata la sua volontá con la mia, la quale volontá è quella cosa che dá pena a l'uomo. Pena di mente e di corpo portano costoro e' quali Io t'ho contiati che in questa vita gustano l'arra de l'inferno; sí come i servi miei gustano l'arra di vita etterna.

Sai tu quale è il piú singulare bene che hanno e' beati? È d'avere la volontá loro piena di quel che desiderano. Desiderano me, e desiderando me essi m'hanno e mi gustano senza alcuna rebellione, però che hanno lassata la gravezza del corpo, el quale era una legge che impugnava contra lo spirito. El corpo l'era uno mezzo che non lassava perfectamente cognoscere la veritá; né potevano vedermi a faccia a faccia, perché 'l corpo non lassava.

Ma, poi che l'anima ha lassato el peso del corpo, la volontá sua è piena, perché desiderando di vedere me ella mi vede: nella quale visione sta la vostra beatitudine. Vedendo cognosce, e cognoscendo ama, e amando gusta me sommo e etterno Bene; gustando sazia e empie la volontá sua, cioè il desiderio che egli ha di vedere e cognoscere me; desiderando ha, e avendo desidera, e, come Io ti dixi, di longa è la pena dal desiderio; e 'l fastidio dalla sazietá.

Sí che vedi ch'e' servi miei ricevono beatitudine principalmente in vedere e conoscere me. La quale visione e cognoscimento lo' riempie la volontá d'avere ciò che essa volontá desidera, e cosí è saziata. E però ti dixi che, singularmente, gustare vita etterna era d'avere quello che la volontá desidera. Ma sappi che ella si sazia nel vedere e cognoscere me, come decto t'ho.

In questa vita gustano l'arra di vita etterna, gustando questo medesimo del quale Io t'ho decto che essi sonno saziati. Come hanno questa arra in questa vita? Dicotelo: in vedere la mia bontá in sé e in cognoscere la mia veritá; el quale cognoscimento ha l'intellecto illuminato in me, el quale è l'occhio de l'anima. Questo occhio ha la pupilla della sanctissima fede, el quale lume della fede fa discérnare e cognoscere e seguitare la via e doctrina della mia Veritá, Verbo incarnato. Senza questa pupilla della fede non vedrebbe, se non come l'uomo che ha la forma de l'occhio, ma el panno ha ricoperta la pupilla che fa vedere a l'occhio. Cosí l'occhio de l'intellecto la pupilla sua è la fede; la quale, essendovi posto dinanzi el panno della infidelitá, tracto da l'amore proprio di sé, non vede; ha la forma de l'occhio ma non el lume, perché esso se l'ha tolto.

Sí che vedi che nel vedere cognoscono, e cognoscendo amano, e amando anniegano e perdono la volontá loro propria. Perduta la loro, si vestono della mia che non voglio altro che la vostra sanctificazione. E subbito si dánno a vòllere il capo adietro da la via di socto, e cominciano a salire per lo ponte, e passano sopra le spine. E perché sonno calzati e' piei de l'affecto loro con la mia volontá, non lo' fa male. E però ti dixi che sostenevano corporalmente e non mentalmente, perché la volontá sensitiva è morta, la quale dá pena e affligge la mente della creatura. Tolta la volontá, è tolta la pena, e ogni cosa portano con reverenzia, reputandosi grazia d'essere tribolati per me, e non desiderano se non quel ch'Io voglio.

Se Io lo' do pena da parte delle dimonia, permectendo lo' le molte temptazioni per provarli nella virtú, sí come Io ti dixi di sopra, essi resistono con la volontá, la quale hanno fortificata in me, umiliandosi e reputandosi indegni della pace e quiete della mente e reputandosi degni della pena. E cosí passano con allegrezza e cognoscimento di loro senza pena affliggitiva.

Se ella è tribolazione dagli uomini, o infermitá, o povertá, o mutamento di stato nel mondo, o privazione di figliuoli o de l'altre creature le quali molto amasse (le quali tucte sonno spine che germinò la terra doppo el peccato), tucte le porta col lume della ragione e della fede sancta, raguardando me che so' somma bontá e non posso volere altro che bene; e per bene le concedo: per amore e non per odio.

E cognosciuto che hanno l'amore in me, ed essi raguardano loro, cognoscendo e' loro difecti. E vegono col lume della fede che 'l bene debba essere remunerato e la colpa punita. Ogni piccola colpa vegono che meritarebbe pena infinita, perché è facta contra me che so' infinito Bene; e recansi a grazia che Io in questa vita gli voglia punire e in questo tempo finito. E cosí insiememente scontiano el peccato con la contrizione del cuore, e con la perfecta pazienzia meritano, e le fadighe loro sonno remunerate di bene infinito.

Poi cognoscono che ogni fadiga di questa vita è piccola per la piccolezza del tempo. El tempo è quanto una punta d'aco e non piú; ché passato el tempo è passata la fadiga. Adunque vedi che è piccola. Essi portano con pazienzia e passano le spine actuali e non lo' tocca el cuore, perché 'l cuore loro è tracto di loro per amore sensitivo e posto e unito in me per affecto d'amore.

Bene è dunque la veritá che costoro gustano vita etterna, ricevendo l'arra in questa vita. E stando ne l'acqua non s'immollano, passando sopra le spine non si pongono (come decto t'ho), perché hanno cognosciuto me, sommo Bene, e cercatolo colá dove egli si truova, cioè nel Verbo de l'unigenito mio Figliuolo.

CAPITOLO XLVI

De' mali che procedono da la cechitá dell'occhio de l'intellecto. E come li beni che non sono facti in stato di grazia non vagliono ad vita etterna.

--Questo t'ho decto acciò che tu cognosca meglio e in che modo costoro gustano l'arra de l'inferno, de' quali Io ti dixi lo inganno loro. Ora ti dirò unde procede lo inganno e come ricevono l'arra de l'inferno. Questo è perché hanno aciecato l'occhio de l'intellecto con la infedelitá tracta da l'amore proprio. Come ogni veritá s'acquista col lume della fede, cosí la bugia e lo inganno s'acquista con la infidelitá. Della infedelitá, dico, di coloro che hanno ricevuto el sancto baptesmo, nel quale baptesmo fu messa la pupilla della fede ne l'occhio de l'intellecto. Venuto el tempo della discrezione, se essi s'exercitano in virtú, costoro hanno conservato el lume della fede e parturiscono le virtú vive, facendo fructo al proximo loro. Come la donna che fa el figliuolo vivo, e vivo el dá allo sposo suo; cosí costoro dánno le virtú vive a me, che so' sposo de l'anima.

El contrario fanno questi miserabili che, venuto il tempo della discrezione, dove essi debbono exercitare el lume della fede e parturire con vita di grazia la virtú, ed essi le parturiscono morte. Morte sonno perché tucte l'operazioni loro sonno morte, essendo facte in peccato mortale, privati del lume della fede. Hanno bene la forma del sancto baptesmo ma none il lume, però che ne sonno privati per la nuvila della colpa commessa per amore proprio, la quale ha ricoperta la pupilla unde vedevano.

A costoro è decto, e' quali hanno fede senza opera, che è morta la fede loro. Unde, come il morto non vede, cosí l'occhio, ricuperta la pupilla, come decto t'ho, non vede, né cognosce se medesimo non essere né i difecti suoi che egli ha commessi. Né cognosce la bontá mia in sé, donde ha avuto l'essere e ogni grazia che è posta sopra l'essere.

Non cognoscendo me né sé, non odia in sé la propria sensualitá; anco l'ama, cercando di satisfare a l'appetito suo: e cosí parturisce i figliuoli morti di molti peccati mortali. Né me non ama; non amando me, non ama quel ch'Io amo, cioè il proximo suo, né si dilecta d'adoperare quel che mi piace: ciò sonno le vere e reali virtú, le quali mi piacciono di vedere in voi, non per mia utilitá, però che a me non potete fare utilitá, però che Io so' colui che so', e veruna cosa è facta senza me, se non el peccato, che non è cavelle, perché priva l'anima di me che so' ogni bene, privandola della grazia. Si che per vostra utilitá mi piacciono perché Io abbi di che remunerarvi in me, vita durabile.

Sí che vedi che la fede di costoro è morta, perché è senza opera; e quelle operazioni, le quali fanno, non vagliano a vita etterna, perché non hanno vita di grazia. Nondimeno il bene adoperare o con grazia o senza la grazia non si debba però lassare, però che ogni bene è remunerato come ogni colpa punita. El bene che si fa in grazia, senza peccato mortale, vale a vita etterna; ma quello che si fa con la colpa del peccato mortale non vale a vita etterna: nondimeno è remunerato in diversi modi, sí come di sopra ti dixi.

Unde alcuna volta Io lo' presto el tempo. O Io li mecto nel cuore de' servi miei per continua orazione, per le quali orazioni escono della colpa e delle miserie loro. Alcuna volta, non ricevendo el tempo né l'orazioni per disposizione di grazia, a questi cotali l'è remunerato in cose temporali, facendo di loro come de l'animale che s'ingrassa per menarlo al macello. Cosí questi cotali che sempre hanno ricalcitrato in ogni modo a la mia bontá, pure fanno alcuno bene; none in stato di grazia, come decto t'ho, ma in peccato. Essi non hanno voluto ricevere in questa loro operazione il tempo né l'orazioni né gli altri diversi modi co' quali Io gli ho chiamati; unde, essendo riprovati da me per li loro difecti, e la mia bontá vuole pure remunerare quella operazione, cioè quel poco del servizio che hanno facto, unde li remunero nelle cose temporali e ine s'ingrassano; e non correggendosi, giongono al supplicio etternale.