Libro della divina dottrina: Dialogo della divina provvidenza

Chapter 3

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Ma la pena alora satisfa quando è unita la pena con la caritá: non per virtú di veruna pena actuale che si sobstenga, ma per virtú della caritá e dolore della colpa commessa. La quale caritá è acquistata col lume de l'intellecto, con cuore schiecto e liberale raguardando in me, obiecto, che so' essa caritá. Tucto questo t'ho mostrato perché tu mi dimandavi di volere portare. Hottelo mostrato acciò che tu e gli altri servi miei sappiate in che modo e come dovete fare sacrifizio di voi a me. Sacrifizio, dico, actuale e mentale unito insieme, sí come è unito el vasello con l'acqua che si presenta al Signore: ché l'acqua senza il vasello non si potrebbe presentare; el vaso senza l'acqua, portandolo, non sarebbe piacevole a lui. Cosí vi dico che voi dovete offerire a me il vasello delle molte fadighe actuali per qualunque modo Io ve le concedo; non eleggendo voi né luogo né tempo né fadighe a modo vostro, ma a mio. Ma questo vasello debba essere pieno, cioè portandole tucte con affecto d'amore e con vera pazienzia; portando e sopportando e' difecti del proximo vostro con odio e dispiacimento del peccato. Alora si truovano queste fadighe (le quali t'ho poste per uno vasello) piene de l'acqua della grazia mia, la quale dá vita a l'anima; alora Io ricevo questo presente da le dolci spose mie, cioè da ogni anima che mi serve. Ricevo, dico, da loro gli anxietati desidèri, lagrime e sospiri loro, umili e continue orazioni; le quali cose sono tucte uno mezzo che, per l'amore che Io l'ho, placano l'ira mia sopra e' nemici miei de gl'iniqui uomini che tanto m'offendono.

Sí che sostiene virilmente infino alla morte; e questo mi sará segno che voi in veritá m'amiate. E non dovete vòllere il capo indietro a mirare l'aratro per timore di veruna creatura né per tribolazioni: anco nelle tribolazioni godete. El mondo si rallegra facendovi molta ingiuria, e voi sète contristati nel mondo per le ingiurie e offese che mi vedete fare, per le quali offendendo me offendono voi; e offendendo voi offendono me, perché so' facto una cosa con voi. Ben vedi tu che avendovi data la imagine e similitudine mia, e perdendo voi la grazia per lo peccato, per réndarvi la vita della grazia unii la mia natura in voi, velandola della vostra umanitá. E cosí, essendo voi imagine mia, presi la imagine vostra, prendendo forma umana.

Sí che Io so' una cosa con voi, se giá l'anima non si diparte da me per la colpa del peccato mortale. Ma chi m'ama sta in me, e Io in lui; e però el mondo il perseguita, perché 'l mondo non ha conformitá con meco; e però perseguitò l'unigenito mio Figliuolo infino a l'obrobriosa morte della croce. E cosí fa a voi: egli vi perseguita e perseguitará in fino a la morte perché me non ama; ché se 'l mondo avesse amato me, e voi amarebbe. Ma rallegratevi, ché l'allegrezza vostra sará piena in celo.

Anco ti dico che quanto ora abondará piú la tribolazione nel corpo mistico della sancta Chiesa, tanto abondará piú in dolcezza ed in consolazione. E questa sará la dolcezza sua: la reformazione de' sancti e buoni pastori, e' quali sonno fiori di gloria, cioè che rendono gloria e loda al nome mio, rendendomi odore di virtú fondate in veritá. E questa è la reformazione de' fiori odoriferi dei miei ministri e pastori. Non che abbi bisogno il fructo di questa sposa d'essere riformato, perché non diminuisce né si guasta mai per li difecti de' ministri. Sí che rallegratevi, tu e 'l padre de l'anima tua e gli altri miei servi, ne l'amaritudine; ché Io, Veritá etterna, v'ho promesso di darvi refrigerio, e doppo l'amaritudine vi darò consolazione (col molto sostenere) nella reformazione della sancta Chiesa.

CAPITOLO XIII

Come questa anima per la responsione divina crebbe insiememente e mancò in amaritudine; e come fa orazione a Dio per la Chiesa sancta sua e per lo popolo suo.

Alora l'anima anxietata e affocata di grandissimo desiderio, conceputo ineffabile amore nella grande bontá di Dio, cognoscendo e vedendo la larghezza della sua caritá che con tanta dolcezza aveva degnato di rispondere a la sua petizione, e di satisfare dandole speranza a l'amaritudine, la quale aveva conceputa per l'offesa di Dio e danno della sancta Chiesa e miseria sua propria (la quale vedeva per cognoscimento di sé), mitigava l'amaritudine, e cresceva l'amaritudine; perché avendole il sommo ed etterno Padre manifestata la via della perfeczione e nuovamente le mostrava l'offesa sua e il danno de l'anime, sí come di socto dirò piú distesamente.

Perché nel cognoscimento che l'anima fa di sé, cognosce meglio Dio, cognoscendo la bontá di Dio in sé; e nello specchio dolce di Dio cognosce la dignitá e la indegnitá sua medesima: cioè la dignitá della creazione, vedendo sé essere imagine di Dio e datole per grazia e non per debito. E nello specchio della bontá di Dio dico che cognosce l'anima la sua indegnitá nella quale è venuta per la colpa sua. Però che come nello specchio meglio si vede la macula della faccia de l'uomo specchiandosi dentro nello specchio, cosí l'anima che, con vero cognoscimento di sé, si leva per desiderio con l'occhio de l'intellecto a raguardarsi nello specchio dolce di Dio, per la puritá, che vede in lui, meglio cognosce la macula della faccia sua.

E perché el lume e il cognoscimento era maggiore in quella anima per lo modo decto, era cresciuta una dolce amaritudine, ed era scemata l'amaritudine. Era scemata per la speranza che le die' la prima Veritá; e sí come il fuoco cresce quando gli è data la materia, cosí crebbe il fuoco in quella anima per sí facto modo che possibile non era a corpo umano a potere sostenere che l'anima non si partisse dal corpo. Unde, se non che era cerchiata di fortezza da Colui che è somma fortezza, non l'era possibile di camparne mai.

Purificata l'anima dal fuoco della divina caritá, la quale trovò nel cognoscimento di sé e di Dio, e cresciuta la fame con la speranza della salute di tucto quanto el mondo e della reformazione della sancta Chiesa, si levò con una sicurtá dinanzi al sommo Padre, avendole mostrato la lebbra della sancta Chiesa e la miseria del mondo, quasi con la parola di Moisé dicendo:

--Signore mio, vòlle l'occhio della tua misericordia sopra el popolo tuo e sopra el corpo mistico della sancta Chiesa; però che piú sarai tu gloriato di perdonare a tante creature e dar lo' lume di cognoscimento (ché tucte ti rendarebbero laude vedendosi campare per la tua infinita bontá da la tenebre del peccato mortale e da l'etterna dampnazione) che tu non sarai solamente di me miserabile che tanto t'ho offeso e la quale so' cagione e strumento d'ogni male. E però ti prego, divina etterna caritá, che tu facci vendecta di me e facci misericordia al popolo tuo. Mai dinanzi ala presenzia tua non mi partirò infino che io vedrò che tu lo' facci misericordia.

E che sarebbe a me che io vedesse me avere vita e il popolo tuo la morte? e che la tenebre si levasse nella sposa tua, che è essa luce, principalmente per li miei difecti e de l'altre tue creature? Voglio dunque, e per grazia tel dimando, che abbi misericordia al popolo tuo per la caritá increata che mosse te medesimo a creare l'uomo a la imagine e similitudine tua dicendo: «Facciamo l'uomo a la imagine e similitudine nostra». E questo facesti volendo tu, Trinitá etterna, che l'uomo participasse tucto te, alta, etterna Trinitá. Unde gli desti la memoria perché ritenesse i benefizi tuoi, nella quale participa la potenzia di te, Padre etterno; e destili l'intellecto acciò che cognoscesse, vedendo, la tua bontá e participasse la sapienzia de l'unigenito tuo Figliuolo; e destili la volontá acciò che potesse amare quello che lo 'ntellecto vide e cognobbe de la tua veritá participando la clemenzia dello Spirito sancto.

Chi ne fu cagione che tu ponessi l'uomo in tanta dignitá? L'amore inextimabile col quale raguardasti in te medesimo la tua creatura e inamorastiti di lei, e però la creasti per amore e destile l'essere acciò che ella gustasse e godesse il tuo etterno bene. Vego che per lo peccato commesso perdecte la dignitá nella quale tu la ponesti; per la rebellione che fece a te cadde in guerra con la clemenzia tua, cioè che diventammo nemici tuoi. Tu, mosso da quel medesimo fuoco con che tu ci creasti, volesti ponere il mezzo a reconciliare l'umana generazione che era caduta nella grande guerra, acciò che della guerra si facesse la grande pace. E destici el Verbo de l'unigenito tuo Figliuolo, il quale fu tramezzatore fra noi e te.

Egli fu nostra giustizia che sopra di sé puní le nostre ingiustizie; e fece l'obbedienzia tua, Padre etterno, la quale gli ponesti quando el vestisti della nostra umanitá, pigliando la natura e imagine nostra umana. Oh abisso di caritá! qual cuore si può difendere che non scoppi a vedere l'altezza discesa a tanta bassezza quanta è la nostra umanitá? Noi siamo imagine tua, e tu imagine nostra per l'unione che hai facta ne l'uomo, velando la Deitá etterna con la miserabile nuvila e massa corrocta d'Adam. Chi n'è cagione? L'amore. Tu, Dio, se' facto uomo, e l'uomo è facto Dio. Per questo amore ineffabile ti costringo e prego che facci misericordia a le tue creature.

CAPITOLO XIV

Come Dio si lamenta del popolo cristiano, e singularmente de' ministri suoi, toccando alcuna cosa del sacramento del Corpo di Cristo e del benefizio de la Incarnazione.

Alora Dio, vollendo l'occhio della sua misericordia verso di lei, lassandosi costrignere a le lagrime e lassandosi legare a la fune del sancto desiderio suo, lagnandosi diceva:

--Figliuola dolcissima, la lagrima mi costrigne perché è unita con la mia caritá ed è gictata per amore di me; e léganomi e' penosi desidèri vostri. Ma mira e vede come la sposa mia ha lordata la faccia sua; come è lebbrosa per immondizia e amore proprio e infiata superbia e avarizia di coloro che si pascono al pecto suo, cioè la religione cristiana, corpo universale; e anco il corpo mistico della sancta Chiesa; ciò dico de' miei ministri, e' quali sonno quelli che si pascono e stanno alle mamelle sue. E non tanto che essi si pascano, ma essi hanno a pascere e tenere a queste mamelle l'universale corpo del popolo cristiano e di qualunque altro volesse levarsi dalla tenebre della infidelitá e legarsi come membro nella Chiesa mia.

Vedi con quanta ignoranzia e con quanta tenebre e con quanta ingratitudine è ministrato, e con mani inmonde, questo glorioso lacte e Sangue di questa sposa? e con quanta presumpzione e inreverenzia è ricevuto? E però quella cosa che dá vita, spesse volte, per loro difecto, loro dá morte, cioè il prezioso sangue de l'unigenito mio Figliuolo, el quale tolse la morte e la tènabre e donò la luce e la veritá, e confuse la bugia.

Ogni cosa donò questo sangue e adoperò intorno a la salute e a compire la perfeczione ne l'uomo, a chi si dispone a ricévare; ché, come dá vita e dota l'anima d'ogni grazia (poco e assai, secondo la disposizione e affecto di colui che riceve), cosí dá morte a colui che iniquamente vive. Sí che da la parte di colui che riceve, ricevendolo indegnamente con la tenebre del peccato mortale, a costui gli dá morte e non vita. Non per difecto del Sangue, né per difecto del ministro che fusse in quello medesimo male o maggiore: però che 'l suo male non guasta né lorda il Sangue, né diminuisce la grazia e virtú sua, e però non fa male a colui a cui egli el dá; ma a se medesimo fa male di colpa, alla quale gli séguita la pena se esso non si corregge con vera contrizione e dispiacimento della colpa sua.

Dico dunque che fa danno a colui che 'l riceve indegnamente, non per difecto del Sangue né del ministro (come decto è), ma per la sua mala disposizione e difecto suo, che con tanta miseria e immondizia ha lordata la mente e il corpo suo e tanta crudeltá ha avuta a sé e al proximo suo. A sé l'ebbe tollendosi la grazia, conculcando socto e' piei de l'affecto suo el fructo del Sangue che trasse del sancto baptesmo, essendoli giá tolta per virtú del Sangue la macchia del peccato originale, la quale macchia trasse quando fu conceputo dal padre e dalla madre sua. E però donai el Verbo de l'unigenito mio Figliuolo perché la massa de l'umana generazione era corrocta per lo peccato del primo uomo Adam, e però tucti voi, vaselli facti di questa massa, eravate corrocti e non disposti ad avere vita etterna.

Unde per questo Io, altezza, unii me con la bassezza della vostra umanitá: per remediare a la corruczione e morte de l'umana generazione, e per restituirla a grazia, la quale per lo peccato perdé. Non potendo Io sostenere pena (e della colpa voleva la divina mia giustizia che n'escisse la pena) e non essendo sufficiente pure uomo a satisfare, che se egli avesse pure in alcuna cosa satisfacto, non satisfaceva altro che per sé e non per l'altre creature che hanno in loro ragione (benché di questa colpa né per sé né per altrui poteva egli satisfare, perché la colpa era facta contra me che so' infinita bontá); volendo Io pure restituire l'uomo, el quale era indebilito e non poteva satisfare per la cagione decta e perché era molto indebilito, mandai el Verbo del mio Figliuolo vestito di questa medesima natura che voi, massa corrocta d'Adam, acciò che sostenesse pena in quella natura medesima che aveva offeso e, sostenendo sopra del corpo suo infino a l'obrobriosa morte della croce, placasse l'ira mia.

E cosí satisfeci a la mia giustizia e saziai la divina mia misericordia, la quale misericordia volse satisfare a la colpa de l'uomo e disponerlo a quel bene per lo quale Io l'avevo creato. Sí che la natura umana, unita con la natura divina, fu sufficiente a satisfare per tucta l'umana generazione, non solo per la pena che sostenne nella natura finita, cioè della massa d'Adam, ma per la virtú della Deitá etterna, natura divina infinita. Unita l'una natura ne l'altra, ricevecti e acceptai el sacrifizio del sangue de l'unigenito mio Figliuolo, intriso e impastato con la natura divina col fuoco della divina caritá, la quale fu quello legame che 'l tenne conficto e chiavellato in croce.

Or per questo modo fu sufficiente a satisfare la colpa la natura umana: solo per virtú della natura divina. Per questo modo fu tolta la marcia del peccato d'Adam, e rimase solo el segno, cioè inchinamento al peccato e ogni difecto corporale. Sí come la margine che rimane quando l'uomo è guarito della piaga, cosí la colpa d'Adam la quale menò marcia mortale. Venuto el grande medico de l'unigenito mio Figliuolo, curò questo infermo beiendo la medicina amara, la quale l'uomo bere non poteva perché era molto indebilito. Egli fece come la baglia che piglia la medicina in persona del figliuolo, perché ella è grande e forte, e il fanciullo non è forte a potere portare l'amaritudine. Sí che egli fu baglia, portando con la grandezza e fortezza della Deitá, unita con la natura vostra, l'amara medicina della penosa morte della croce per sanare e dare vita a voi, fanciulli indebiliti per la colpa.

Solo il segno rimase del peccato originale, el quale peccato contraete dal padre e dalla madre quando sète conceputi da loro. Il quale segno si tolle da l'anima, benché non a tucto; e questo si fa nel sancto baptesmo, el quale baptesmo ha virtú e dá vita di grazia in virtú di questo glorioso e prezioso sangue. Subbito che l'anima ha ricevuto il sancto baptesmo, l'è tolto il peccato originale ed èlle infusa la grazia. E lo inchinamento al peccato (che è la margine che rimane del peccato originale, come decto è) indebilisce, e può l'anima rifrenarlo se ella vuole.

Alora el vasello de l'anima è disposto a ricévare e aumentare in sé la grazia, assai e poco, secondo che piacerà a lei di volere disponere se medesima con affecto e desiderio di volere amare e servire me. Cosí si può disponere al male come al bene, non obstante che egli abbi ricevuta la grazia nel sancto baptesmo. Unde venuto el tempo de la discrezione, per lo libero arbitrio può usare il bene e il male secondo che piace a la volontá sua. Ed è tanta la libertá che ha l'uomo, e tanto è facto forte per la virtú di questo glorioso sangue, che né dimonio né creatura il può costregnere a una minima colpa piú che egli si voglia. Tolta gli fu la servitudine e facto libero, acciò che signoreggiasse la sua propria sensualitá e avesse il fine per lo quale era stato creato.

Oh miserabile uomo che si dilecta nel loto come fa l'animale, e non ricognosce tanto benefizio quanto ha ricevuto da me; piú non poteva ricevere la miserabile creatura piena di tanta ignoranzia!

CAPITOLO XV

Come la colpa è piú gravemente punita doppo la passione di Cristo che prima, e come Dio promecte di fare misericordia al mondo e a la sancta Chiesa col mezzo dell'orazione e del patire de' servi suoi.

--Voglio che tu sappi, figliuola mia, che per la grazia che hanno ricevuta avendoli ricreati nel sangue de l'unigenito mio Figliuolo, e restituita a grazia l'umana generazione (sí come decto t'ho), non ricognoscendola, ma andando sempre di male in peggio e di colpa in colpa, sempre perseguitandomi con molte ingiurie e tenendo tanto a vile le grazie che Io l'ho facte e fo, che non tanto che essi se la rechino a grazia, ma e' lo' pare ricevere alcuna volta da me ingiuria, né piú né meno come se Io volesse altro che la loro sanctificazione; dico che lo' sará piú duro, e degni saranno di maggiore punizione. E cosí saranno piú puniti ora, poi che hanno ricevuta la redempzione del sangue del mio Figliuolo, che innanzi la redempzione, cioè innanzi che fusse tolta via la marcia del peccato d'Adam. Cosa ragionevole è che chi piú riceve, piú renda e piú sia tenuto a colui da cui egli riceve.

Molto era tenuto l'uomo a me per l'essere che Io gli avevo dato, creandolo a la imagine e similitudine mia. Era tenuto di rendermi gloria, ed egli me la tolse e volsela dare a sé; per la qual cosa trapassò l'obedienzia mia imposta a lui e diventommi nemico. Ed Io con l'umilitá destruxi la superbia sua, umiliando la natura divina e pigliando la vostra umanitá; cavandovi dalla servitudine del dimonio, fecivi liberi; e non tanto che Io vi desse libertá, ma, se tu vedi bene, l'uomo è facto Dio, e Dio è facto uomo per l'unione della natura divina nella natura umana.

Questo è uno debito il quale hanno ricevuto, cioè il tesoro del Sangue, dove essi sonno recreati a grazia. Sí che vedi quanto essi sono piú obligati a rendere a me doppo la redempzione che inanzi la redempzione. Sonno tenuti di rendere gloria e loda a me, seguitando le vestigie della Parola incarnata de l'unigenito mio Figliuolo, e alora mi rendono debito d'amore di me e dileczione del proximo con vere e reali virtú, sí come di sopra ti dixi. Non facendolo (perché molto mi debbono amare), caggiono in maggiore offesa; e però Io per divina giustizia lo' rendo piú gravezza di pena dando lo' l'ecterna dampnazione. Unde molto ha piú pena uno falso cristiano che uno pagano; e piú el consuma el fuoco senza consumare, per divina giustizia, cioè affligge, e affliggendo si sentono consumare col vermine della coscienzia e nondimeno non consuma, perché i dampnati non perdono l'essere per veruno tormento che ricevano. Onde Io ti dico che essi dimandano la morte e non la possono avere, perché non possono perdere l'essere. Perdêro l'essere della grazia per la colpa loro; ma l'essere no. Sí che la colpa è molto piú punita doppo la redempzione del Sangue che prima, perché hanno piú ricevuto; e non pare che se n'aveggano né si sentano de' mali loro. Essi mi sonno facti nemici, avendoli reconciliati col mezzo del sangue del mio Figliuolo.

Uno rimedio ci ha, col quale Io placarò l'ira mia: cioè col mezzo de' servi miei, se solliciti saranno di costrignermi con la lagrima e legarmi col legame del desiderio. Tu vedi che con questo legame tu m'hai legato; il quale legame Io ti diei perché volevo fare misericordia al mondo. E però do Io fame e desiderio ne' servi miei verso l'onore di me e la salute de l'anime, acciò che, costrecto da le lagrime loro, mitighi el furore della divina mia giustizia.

Tolle dunque le lagrime e il sudore tuo e tra' le della fontana della divina mia caritá tu e gli altri servi miei; e con esse lavate la faccia a la sposa mia, ché Io ti promecto che con questo mezzo le sará renduta la bellezza sua. Non con coltello né con guerra né con crudeltá riavará la bellezza sua; ma con la pace ed umili e continue orazioni, sudori e lagrime, gictate con anxietato desiderio de' servi miei. E cosí adempirò el desiderio tuo con molto sostenere, gictando lume la pazienzia vostra nella tenebre degl'iniqui uomini del mondo. E non temete perché 'l mondo vi perseguiti, ché Io sarò per voi, e in veruna cosa vi mancará la mia providenzia.

CAPITOLO XVI

Come questa anima cognoscendo piú de la divina bontá, non rimaneva contenta di pregare solamente per lo popolo cristiano e per la sancta Chiesa, ma pregava per tucto quanto el mondo.

Alora quella anima levandosi con maggiore cognoscimento, e con grandissima allegrezza e conforto stando dinanzi a la divina Maestá, sí per la speranza che ella avea presa della divina misericordia, e sí per l'amore ineffabile il quale gustava vedendo che, per amore e desiderio che Dio aveva di fare misericordia a l'uomo non obstante che fussero suoi nemici, avea dato il modo e la via a' servi suoi come potessero costregnere la sua bontá e placare l'ira sua, si rallegrava, perdendo ogni timore nelle persecuzioni del mondo, vedendo che Dio fusse per lei. E cresceva forte il fuoco del sancto desiderio, in tanto che none stava contenta ma con sicurtá sancta dimandava per tucto quanto el mondo.

E poniamo che nella seconda petizione si conteneva el bene e l'utilitá de' cristiani e degli infedeli, cioè nella reformazione della sancta Chiesa; nondimeno, come affamata, si stendea l'orazione sua a tucto quanto el mondo (sí come egli stesso la faceva dimandare), gridando:--Misericordia, Idio etterno, verso le tue pecorelle, sí come pastore buono che tu se'. Non indugiare a fare misericordia al mondo, però che giá quasi pare che egli non possa piú, perché al tucto pare privato de l'unione della caritá inverso di te, Veritá etterna, e verso di loro medesimi: cioè di non amarsi insieme d'amore fondato in te.

CAPITOLO XVII

Come Dio si lamenta de le sue creature razionali e maximamente per l'amore proprio che regna in loro, confortando la predecta anima ad orazione e lagrime.

Alora Dio, come ebbro d'amore verso la salute nostra, teneva modo d'accendere maggiore amore e dolore in quella anima in questo modo: mostrando con quanto amore aveva creato l'uomo, (sí come di sopra alcuna cosa dicemmo), e diceva:--Or non vedi tu che ogniuno mi percuote; e Io gli ho creati con tanto fuoco d'amore e dotatigli di grazia; e molti, quasi infiniti doni ho dati a loro per grazia e non per debito? Or vedi, figliuola, con quanti e diversi peccati essi mi percuotono, e spezialmente col miserabile e abominevole amore proprio di loro medesimi, unde procede ogni male. Con questo amore hanno avelenato tucto quanto il mondo, però che come l'amore di me tiene in sé ogni virtú parturita nel proximo (sí com'Io ti dimostrai), cosí l'amore proprio sensitivo, perché procede da la superbia (come il mio procede da caritá), contiene in sé ogni male. E questo male fanno col mezzo della creatura, separati e divisi da la caritá del proximo, perché me non hanno amato, né il proximo non amano, però che sonno uniti l'uno e l'altro insieme. E però ti dissi che ogni bene e ogni male era facto col mezzo del proximo, sí come Io, di sopra, questa parola ti spianai.

Molto mi posso lagnare de l'uomo che da me non ha ricevuto altro che bene, e a me dá odio facendo ogni male. Perché Io ti dissi che con le lagrime de' servi miei mitigarei l'ira mia; e cosí ti ridico. Voi, servi miei, paratevi dinanzi con le molte orazioni e ansietati desidèri e dolore de l'offesa che è facta a me, e della dannazione loro; e cosí mitigarete l'ira mia del divino giudicio.

CAPITOLO XVIII

Come neuno può uscire de le mani di Dio, però che o egli vi sta per misericordia o elli vi sta per giustizia.