Libro della divina dottrina: Dialogo della divina provvidenza
Chapter 21
Non hanno facto né fanno cosí quegli che sonno stati (o se alcuno ne fusse) miei dolci ministri, de' quali Io ti dixi che avevano la proprietá e condiczione del sole. E veramente sonno sole, come decto t'ho, però che in loro non è tenebre di peccato né ignoranzia, perché seguitano la doctrina della mia Veritá; né sonno tiepidi, però che essi ardono nella fornace della mia caritá, e sonno spregiatori delle grandezze e stati e delizie del mondo: e però non temono di correggere. Ché chi non appetisce la signoria o la prelazione, non temono di perderla, ma riprendono virilmente; ché chi non si sente ripresa la coscienzia da la colpa, non teme.
E però non era tenebrosa questa margarita negli unti e cristi miei, de' quali Io t'ho narrato; anco era lucida, ed erano abbracciatori della povertá voluntaria e cercavano la viltá con umilitá profonda. E però non curavano né scherni né villanie né detraczioni degli uomini né ingiuria né obrobri né pena né tormento. Essi erano bastemmiati, e eglino benedicevano, e con vera pazienzia portavano sí come angeli terrestri e piú che angeli: non per natura, ma per lo misterio e grazia data a loro, sopranaturale, di ministrare il Corpo e 'l Sangue de l'unigenito mio Figliuolo.
E veramente sonno angeli, però che, come l'angelo che Io do a vostra guardia vi ministra le sancte e buone spirazioni, cosí questi ministri erano angeli, e cosí dovarebbero essere: dati a voi da la mia bontá a vostra guardia. E però essi continuamente tenevano l'occhio sopra e' subditi loro sí come veri guardiani, spirando ne' cuori loro sancte e buone spirazioni: cioè che per loro offerivano dolci e amorosi desidèri dinanzi a me con continua orazione, con la doctrina della parola e con l'exemplo della vita. Sí che vedi che essi sonno angeli posti da l'affocata mia caritá come lucerne nel corpo mistico della sancta Chiesa per vostra guardia, acciò che voi, ciechi, abbiate guida che vi dirizzi nella via della veritá, dandovi le buone spirazioni, con orazioni ed exemplo di vita e doctrina, come decto è.
Con quanta umilitá governavano e conversavano co' subditi loro! Con quanta speranza e fede viva che non curavano né temevano che a loro né a' subditi loro venisse meno la substanzia temporale; e però con larghezza distribuivano a' poveri la substanzia della sancta Chiesa! Unde essi observavano a pieno quello che erano tenuti e obligati di fare, cioè di distribuire la substanzia temporale, a la loro necessitá, a' poveri e nella sancta Chiesa. Essi non facevano diposito, e doppo la morte loro non rimaneva la molta pecunia: anco erano alcuni che, per li poveri, lassavano la Chiesa in debito. Questo era per la larghezza della loro caritá e della speranza che avevano posta nella providenzia mia. Erano privati del timore servile, e però non temevano che alcuna cosa lo' venisse meno, né spirituale né temporale.
Questo è il segno che la creatura spera in me e non in sé: cioè quando ella non teme di timore servile. Ma coloro che sperano in loro medesimi sonno quegli che temono e hanno paura de l'ombra loro, e dubbitano che non lo' venga meno el cielo e la terra. Con questo timore e perversa speranza che pongono nel loro poco sapere, pigliano tanta miserabile sollicitudine in acquistare e in conservare le cose temporali, che pare che le spirituali si pongano doppo le spalle, e non si truova chi se ne curi.
Ma e' non pensano, e' miserabili, infedeli e superbi, che Io so' solo Colui che proveggo in tucte quante le cose che sono di necessitá a l'anima e al corpo; benché con quella misura che voi sperate in me, con quella vi sará misurata la providenzia mia. E' miserabili presumptuosi non raguardano che Io so' Colui che so', ed essi sonno quegli che non sono: l'essere loro hanno ricevuto da la mia bontá e ogni grazia che è posta sopra l'essere. E però invano si può colui reputare affadigarsi che guarda la cittá, se ella non è guardata da me. Vana sará ogni sua fadiga, se egli per sua fadiga la crede guardare o per sua sollicitudine: però che solo Io la guardo. È vero che l'essere e le grazie che Io ho poste sopra l'essere vostro voglio che nel tempo l'exercitiate in virtú, usando el libero arbitrio, che Io v'ho dato, col lume della ragione. Però che Io vi creai senza voi, ma senza voi non vi salvarò.
Io v'amai prima che voi fuste; e questo videro e cognobbero questi miei dilecti. E però m'amavano ineffabilemente e, per l'amore che essi avevano, speravano con tanta larghezza in me e in neuna cosa temevano. Non temeva Silvestro, quando stava dinanzi a l'imperadore Gostantino disputando con quegli dodici giuderi dinanzi a tucta la turba; ma con fede viva credeva che, essendo Io per lui, neuno sarebbe contra lui. E cosí tucti gli altri perdevano ogni timore, perché non erano soli, ma acompagnati; però che, stando nella dileczione della caritá, stavano in me, e da me acquistavano el lume della sapienzia de l'unigenito mio Figliuolo; da me ricevevano la potenzia, essendo forti e potenti contra e' principi e tiranni del mondo; e da me avevano el fuoco dello Spirito sancto, participando la clemenzia e l'affocato amore d'esso Spirito sancto. Questo amore era ed è acompagnato, a chi el vuole participare, col lume della fede, con la speranza, con la fortezza, con pazienzia vera e con longa perseveranzia infino a l'ultimo della morte. Sí che vedi che non erano soli, ma erano acompagnati; e però non temevano. Solamente colui che si sente solo, che spera in sé, privato della dileczione della caritá, teme: e ogni piccola cosa gli fa paura, perché è solo, privato di me, che do somma sicurtá a l'anima che mi possiede per affecto d'amore. Bene il provavano, questi gloriosi e dilecti miei, che neuna cosa a l'anime loro poteva nuocere: anco essi nocevano agli uomini e a le dimonia, e spesse volte ne rimanevano legate per la virtú e potenzia che Io l'avevo data sopra di loro. Questo era perch'Io rispondevo a l'amore, fede e speranza che avevano posta in me.
La lingua tua non sarebbe sufficiente a narrare le virtú di costoro, né l'occhio de l'intellecto tuo a vedere il fructo che essi ricevono nella vita durabile, e riceverá chiunque seguitará le vestigie loro. Essi sonno come pietre preziose, e cosí stanno nel cospecto mio, perch'Io ho ricevute le fadighe loro e il lume che essi gictarono e missero con l'odore della virtú nel corpo mistico della sancta Chiesa. E però gli ho collocati nella vita durabile in grandissima dignitá, e ricevono beatitudine e gloria nella mia visione, perché diêro exemplo d'onesta e sancta vita e con lume ministrâro el Lume del Corpo e del Sangue de l'unigenito mio Figliuolo e tucti gli altri sacramenti. E però sonno molto singularmente amati da me, sí per la dignitá nella quale Io gli ho posti, che sonno miei unti e ministri, e sí perché il tesoro che Io lor missi nelle mani non l'hanno sotterrato per negligenzia e ignoranzia: anco l'hanno riconosciuto da me, e exercitatolo con sollicitudine e profonda umilitá, con vere e reali virtú. E perché Io in salute de l'anime gli avevo posti in tanta excellenzia, non si ristavano mai, sí come pastori buoni, di rimectere le pecorelle ne l'ovile della sancta Chiesa. Unde essi per affecto d'amore e fame de l'anime si mectevano a la morte per trarle delle mani delle dimonia.
Eglino infermavano, cioè facendosi infermi con quegli che erano infermi; cioè che spesse volte per non confóndare loro di disperazione, e per dar lo' piú larghezza di manifestare la loro infermitá, davano vista, dicendo:--Io so' infermo con teco insieme.--Essi piangevano co' piangenti e godevano co' godenti, e cosí dolcemente sapevano dare a ciascuno el cibo suo: i buoni conservando, e godendo delle loro virtú, perché non si rodevano per invidia, ma erano dilatati nella larghezza della caritá del proximo e de' subditi loro; e quegli che erano defectuosi traevano del difecto, facendosi defectuosi e infermi con loro insieme (come decto è), con vera e sancta compassione, e con la correczione e penitenzia de' difecti loro commessi, facendo eglino per caritá la penitenzia con loro insieme. Cioè che, per l'amore che essi avevano, portavano maggiore pena essi che la davano, che coloro che la ricevevano. E alcuna volta erano di quelli che actualmente la facevano, e spezialmente quando avessero veduto che al subdito fusse paruto molto malagevole. Unde per quello acto la malagevolezza lo' tornava in dolcezza.
O dilecti miei! essi si facevano subditi, essendo prelati; essi si facevano servi, essendo signori; essi si facevano infermi, essendo sani e privati della infermitá e lebbra del peccato mortale; essendo forti, si facevano debili; coi macti e semplici si mostravano semplici, e co' piccoli, piccoli. E cosí con ogni maniera di gente, per umilitá e caritá, sapevano essere, e a ciascuno davano el cibo suo. Questo chi el faceva? la fame e il desiderio, che avevano conceputo in me, de l'onore mio e salute de l'anime. Essi corrivano a mangiarlo in su la mensa della sanctissima croce, non rifiutando labore né fuggivano alcuna fadiga; ma, come zelanti de l'anime e bene della sancta Chiesa e dilatazione della sancta fede, si mectevano tra le spine delle molte tribulazioni, e mectevansi a ogni pericolo con vera pazienzia, gictando incensi odoriferi d'ansietati desidèri e d'umile e continua orazione. Con le lagrime e sudori ugnevano le piaghe de' proximi loro, cioè le piaghe della colpa de' peccati mortali, unde ricevevano perfecta sanitá, se essi umilemente ricevevano cosí facto unguento.
CAPITOLO CXX
Repetizione in somma del precedente capitolo; e de la reverenzia che si debba rendere a' sacerdoti, o buoni o rei che siano.
--Ora t'ho mostrato, carissima figliuola, una sprizza de l'excellenzia loro: una sprizza, dico, per rispecto di quello che ella è; e narrato della dignitá nella quale Io gli ho posti, perché gli ho electi e facti miei ministri. E per questa auctoritá e dignitá che Io ho dato a loro, Io non voleva né voglio che sieno toccati, per veruno loro difecto, per mano di secolari; e, toccandoli, offendono me miserabilemente. Ma voglio che gli abbino in debita reverenzia: non loro per loro, come decto t'ho, ma per me, cioè per l'autoritá che Io l'ho data. Unde questa reverenzia non debba diminuire mai perché in loro diminuisca la virtú, né nei virtuosi de' quali Io t'ho narrato delle virtú loro e postiteli ministratori del Sole, cioè del Corpo e del Sangue del mio Figliuolo e degli altri sacramenti, però che questa dignitá tocca a' buoni e a' gattivi: ogniuno l'ha a ministrare, come decto è.
Dixiti che questi perfecti avevano la condiczione del sole; e cosí è, illuminando e scaldando, per la dileczione della caritá, e' proximi loro, e con questo caldo facevano fructo e germinare le virtú ne l'anime de' subditi loro. Hocteli posti che essi sono angeli; e cosí è la veritá: dati da me a voi per vostra guardia, perché vi guardino e spirino le buone spirazioni ne' cuori vostri per sancte orazioni e doctrina con specchio di vita, e che vi servano ministrandovi e' sancti sacramenti, sí come fa l'angelo che vi serve e guardavi e spira le buone e sancte spirazioni in voi.
Sí che vedi che, oltre alla dignitá nella quale Io gli ho posti, essendovi l'adornamento delle virtú (sí come di questi cotali Io t'ho narrato, e come tucti sonno tenuti e obligati d'essere), quanto essi sonno degni d'essere amati! E doveteli avere in grande reverenzia questi, che sonno dilecti figliuoli ed uno sole messo nel corpo mistico della sancta Chiesa per le loro virtú. Però che ogni uomo virtuoso è degno d'amore, e molto maggiormente costoro per lo ministerio che Io l'ho dato in mano. Sí che, per virtú e per la dignitá del sacramento, gli dovete amare: e odiare dovete e' difecti di quegli che vivono miserabilmente; ma non però farvene giudici, ché Io non voglio, perché sonno e' miei cristi, e dovete amare e reverire l'auctoritá che Io ho data a loro.
Voi sapete bene che, se uno immondo e male vestito vi recasse uno grande tesoro del quale traeste la vita, che per amore del tesoro e del signore che vel mandasse voi non odiareste però el portatore, non obstante che egli fusse stracciato e inmondo. Dispiacerebbevi bene, e ingegnarestevi, per amore del signore, che si levasse la immondizia e si rivestisse. Cosí dunque dovete fare per debito, secondo l'ordine della caritá, e voglio che voi el facciate, di questi cotali miei ministri poco ordinati, che con inmondizia e col vestimento de' vizi, stracciati per la separazione della caritá, vi recano e' grandi tesori, cioè i sacramenti della sancta Chiesa; da' quali sacramenti ricevete la vita della grazia, ricevendoli degnamente (non obstante che essi siano in tanto difecto) per amore di me, Dio etterno, che ve li mando, e per amore della vita della grazia che ricevete dal grande tesoro ministrandovi tucto Dio e uomo, cioè il Corpo e 'l Sangue del mio Figliuolo, unito con la natura mia divina. Debbanvi dispiacere e dovete odiare i difecti loro e ingegnarvi, con affecto di caritá e con l'orazione sancta, di rivestirli, e con lagrime lavare la immondizia loro, cioè offerirli dinanzi a me con lagrime e grande desiderio che Io gli rivesta, per la mia bontá, del vestimento della caritá.
Voi sapete bene che lo' voglio fare grazia, pure che essi si dispongano a ricevere e voi a pregarmi. Però che di mia volontá non è che essi vi ministrino el Sole in tenebre, né che sieno dinudati del vestimento della virtú, né immondi, vivendo disonestamente: anco gli ho posti e dati a voi perché siano angeli terrestri e sole, come decto t'ho. Non essendo, mi dovete pregare per loro e non giudicarli, e il giudicio lassate a me. E Io, con le vostre orazioni, volendo eglino ricevere, lo' farò misericordia; e, non correggendosi la vita loro, la dignitá, che essi hanno, lo' sará in ruina. E con grande rimproverio da me, sommo giudice, ne l'ultima extremitá della morte non correggendosi né pigliando la larghezza della mia misericordia, saranno mandati al fuoco etternale.
CAPITOLO CXXI
De' defecti e de la mala vita degl'iniqui sacerdoti e ministri.
--Ora actende, carissima figliuola, che, acciò che tu e gli altri servi miei aviate piú materia d'offerire a me, per loro, umili e continue orazioni, ti voglio mostrare e dire la scellerata vita loro. Benché da qualunque lato tu ti vòlli, e secolari e religiosi, cherici e prelati, piccoli e grandi, giovani e vecchi e d'ogni altra maniera gente, non vedi altro che offesa; e tucti mi gictano puzza di peccato mortale. La quale puzza a me non fa danno veruno né nuoce, ma a loro medesimi.
Io t'ho contiato infino a qui de l'excellenzia de' miei ministri e della virtú de' buoni, sí per dare refrigerio a l'anima tua, e sí perché tu meglio cognosca la miseria di questi miserabili, e vegga quanto sonno degni di maggiore riprensione e di sostenere piú intollerabili pene; sí come gli electi e dilecti miei, perché hanno exercitato in virtú el tesoro dato a loro, sonno degni di maggiore premio e d'essere posti come margarite nel cospecto mio. El contrario questi miserabili, però che riceveranno crudele pena.
Sai tu, carissima figliuola (e actende con dolore e amaritudine di cuore), dove essi hanno facto el principio e il fondamento loro? Ne l'amore proprio di loro medesimi, unde è nato l'arbore della superbia col figliuolo della indiscrezione; ché, come indiscreti, pongono a loro l'onore e la gloria, cercando le grandi prelazioni, con adornamenti e delicatezza del corpo loro, e a me rendono vitoperio e offesa, e retribuiscono a loro quello che non è loro, e a me dánno quello che non è mio. A me debba essere dato gloria e loda al nome mio, e a loro debbono rendere odio della propria sensualitá con vero cognoscimento di loro, reputandosi indegni di tanto ministerio quanto essi hanno ricevuto da me.
Ed essi fanno el contrario, però che, come infiati di superbia, non si saziano di rodere la terra delle ricchezze e delizie del mondo, strecti, cupidi e avari verso e' poveri. Unde per questa miserabile superbia e avarizia, la quale è nata dal proprio amore sensitivo, hanno abandonata la cura de l'anime; e solo si dánno a guardare e avere cura delle cose temporali, e lassano le mie pecorelle, ch'Io l'ho messe nelle mani, come pecore senza pastore. E non le pascono né le notricano né spiritualmente né temporalmente. Spiritualmente ministrano e' sacramenti della sancta Chiesa (e' quali sacramenti per veruno loro difecto vi possono essere tolti, né diminuisce la virtú loro); ma non vi pascono d'orazioni cordiali, di fame e desiderio della salute vostra con sancta e onesta vita. E non pascono e' subditi delle cose temporali (ciò sonno e' poverelli), della quale substanzia Io ti dixi che se ne die fare tre parti: l'una a la loro necessitá, l'altra a' povarelli e l'altra in utilitá della Chiesa.
Ed essi fanno el contrario: ché non tanto che diano quella substanzia che sonno tenuti ed obligati di dare a' poveri, ma essi tolgono l'altrui per simonia e appetito di pecunia, e vendono la grazia dello Spirito sancto. Però che spesse volte sonno di quelli, che sonno tanto sciagurati che non vorranno dare a chi n'ha bisogno quello ch'Io l'ho dato per grazia e perché 'l diano a voi, che non lo' sia piena la mano, o proveduti con molti presenti. E tanto amano e' subditi loro quanto ne ritraggono, e piú no. Tucto el bene della Chiesa non spendono in altro che in vestimenti corporali e in andare vestiti delicatamente, non come cherici e religiosi, ma come signori o donzelli di corte. E studiansi d'avere i grossi cavagli e molti vaselli d'oro e d'argento con adornamento di casa, tenendo e possedendo quello che non possono tenere, con molta vanitá di cuore. El cuore loro favella con disordinata vanitá. E tucto il desiderio loro è in vivande, facendosi del ventre loro dio, mangiando e beiendo disordinatamente. E però caggiono subbito nella immondizia, vivendo lascivamente.
Guai, guai a la loro misera vita: ché quello che il dolce Verbo, unigenito mio Figliuolo, acquistò con tanta pena in sul legno della sanctissima croce, essi lo spendono con le publiche meretrici. Sonno devoratori de l'anime ricomprate del sangue di Cristo, divorandole con molta miseria, in molti e in diversi modi; e di quello de' poveri ne pascono e' figliuoli loro. O templi del diavolo, Io v'ho posti perché voi siate angeli terrestri in questa vita, e voi sète dimòni e preso avete l'officio delle dimonia. Le dimonia dánno tenebre di quelle che hanno per loro, e ministrano crociati tormenti; sottraggono l'anime dalla grazia con molte molestie e temptazioni, per reducerle a la colpa del peccato mortale, ingegnandosi di farne quello che essi possono: bene che neuno peccato possa cadere ne l'anima piú che essa voglia; ma essi ne fanno quel che possono. Cosí questi miserabili, non degni d'essere chiamati ministri, sonno dimòni incarnati, perché per loro difecto si sonno conformati con la volontá delle dimonia, e però fanno l'officio loro ministrando me, vero Sole, con la tenebre del peccato mortale, e ministrano la tenebre della disordinata e scellerata vita loro ne' subditi e ne l'altre creature che hanno in loro ragione. E dánno confusione, e ministrano pene nelle menti delle creature che disordinatamente gli veggono vivere: anco sonno cagione di ministrare pene e confusione di coscienzia in coloro che spesse volte sottraggono dallo stato della grazia e via della veritá, e, conducendoli a la colpa, gli fanno andare per la via della bugia.
Benché, colui che gli séguita non è però scusato dalla colpa sua, perché non può essere costrecto a colpa di peccato mortale né da questi dimòni visibili né dagl'invisibili, però che neuno debba guardare a la vita loro né seguitare quello che fanno; ma, come v'amuní la mia Veritá nel sancto Evangelio, dovete fare quello che essi vi dicono (cioè la doctrina che v'è data nel corpo mistico della sancta Chiesa pòrta per la sancta Scriptura, per lo mezzo de' banditori, ciò sonno i predicatori, che vanno ad anunziare la parola mia), e i loro guai che meritano, e la mala vita loro non seguitare, né punirli voi, però che offendareste me. Ma lassate la mala vita a loro, e voi pigliate la doctrina, e la punizione lassate a me; però che Io so' il dolce Dio etterno, che ogni bene remunero e ogni colpa punisco.
Non lo' sará risparmiata da me la punizione per la dignitá che egli hanno d'essere miei ministri: anco saranno puniti, se non si correggeranno, piú miserabilmente che tucti gli altri, perché piú hanno ricevuto da la mia bontá. Offendendo tanto miserabilmente, sonno degni di maggiore punizione. Sí che vedi che essi sonno dimòni, sí come degli electi miei ti dixi che egli erano angeli terrestri e però facevano l'officio degli angeli.
CAPITOLO CXXII
Come ne' predecti iniqui ministri regna la ingiustizia, e singularmente non correggendo i subditi.
--Io ti dissi che in questi miei dilecti riluceva la margarita della giustizia. Ora ti dico che questi miserabili tapinelli portano nel pecto loro per fibbiale la ingiustizia. La quale ingiustizia procede ed è affibbiata con l'amore proprio di loro medesimi, però che per lo proprio amore commectono ingiustizia verso de l'anime loro e verso me, con la tenebre della indiscrezione. A me non rendono gloria, e a loro non rendono onesta e sancta vita né desiderio della salute de l'anime né fame delle virtú. E per questo commectono ingiustizia verso e' subditi e proximi loro, e non correggono e' vizi: anco, come ciechi che non cognoscono, per lo disordinato timore di non dispiacere alle creature, li lassano dormire e giacere nelle loro infermitá. Ma essi non s'aveggono che, volendo piacere alle creature, dispiacciono a loro e a me, Creatore vostro. E alcuna volta correggeranno, per mantellarsi con quella poca della giustizia: e non si faranno al maggiore, che sará in maggiore difecto che 'l minore, per timore che essi avaranno che non lo' impedisca lo stato o la vita loro; ma farannosi al minore, perché veggono che non lo' può nuocere né toller lo' lo stato loro.
Questo commecte la ingiustizia col miserabile amore proprio di loro medesimi. El quale amore proprio ha atoscato tucto quanto el mondo e il corpo mistico della sancta Chiesa, e ha insalvatichito el giardino di questa Sposa e adornato di fiori putridi. El quale giardino fu dimesticato al tempo che ci stavano e' veri lavoratori, cioè i ministri sancti miei; adornato di molti odoriferi fiori, perché la vita de' subditi, per li buoni pastori, non era scellerata, anco erano virtuosi con onesta e sancta vita.
Oggi non è cosí: anco è il contrario, però che per li gattivi pastori sonno gattivi e' subditi. Piena è questa Sposa di diverse spine, di molti e variati peccati. Non che in sé possa ricever puzza di peccato, cioè che la virtú de' sancti sacramenti possa ricevere alcuna lesione; ma quegli che si pascono al pecto di questa Sposa ricevono puzza ne l'anima loro, tollendosi la dignitá nella quale Io gli ho posti: none che la dignitá in sé diminuisca, ma in verso di loro medesimi. Unde per li loro difecti n'è avilito el Sangue, cioè perdendo e' secolari la debita reverenzia che debbono fare a loro per lo Sangue. Benché essi non el debbano fare, e, se la perdono, non è però di minore la colpa loro per li difecti de' pastori; ma pure e' miserabili sonno specchio di miseria, dove Io gli ho posti perché siano specchio di virtú.
CAPITOLO CXXIII
Di molti altri defecti de' predecti ministri, e singularmente dell'andare per le taverne e del giocare e del tenere le concubine.