Libro della divina dottrina: Dialogo della divina provvidenza

Chapter 20

Chapter 204,093 wordsPublic domain

Sí che Cristo in terra tiene le chiavi del Sangue, sí come, se ben ti ricorda, Io tel manifestai in questa figura, volendoti mostrare quanta reverenzia e' secolari debbono avere a questi ministri, o buoni o gattivi che siano, e quanto mi spiaceva la inreverenzia. Sai che Io ti posi el corpo mistico della sancta Chiesa quasi in forma d'uno cellaio, nel quale cellaio era il sangue de l'unigenito mio Figliuolo; nel quale sangue vagliono tucti e' sacramenti, e hanno vita in virtú di questo sangue. A la porta di questo cellaio era Cristo in terra, a cui era commesso a ministrare el Sangue, e a lui stava di mectere i ministratori che l'aitassero a ministrare per tucto l'universale corpo della religione cristiana. Chi era acceptato e unto da lui n'era facto ministro, e altri no. Da costui esce tucto l'ordine chericato, e messili, ciascuno ne l'offizio suo, a ministrare questo glorioso Sangue. E come egli gli ha messi per suoi aitatori, cosí a lui tocca el correggerli de' difecti loro; e cosí voglio che sia, che, per l'excellenzia ed auctoritá che Io l'ho data, Io gli ho tracti della servitudine, cioè subieczione della signoria de' signori temporali. La legge civile non ha a fare cavelle con la legge loro in punizione; ma solo in colui che è posto a signoreggiare e a ministrare nella legge divina. Questi sono e' miei unti, e però dixi per la Scriptura: «Non vogliate toccare e' cristi miei». Unde a maggiore ruina non può venire l'uomo che se ne fa punitore.

CAPITOLO CXVI

Come la persecuzione, che si fa a la sancta Chiesa o vero a' ministri, Dio la reputa facta a sé, e come questa colpa piú è grave che neuna altra.

--E se tu mi dimandassi per che cagione Io ti mostrai che piú era grave la colpa di coloro che perseguitavano la sancta Chiesa che tucte l'altre colpe commesse, e perché per li loro difecti Io non volevo che la reverenzia verso di loro diminuisse, Io ti rispondarei e rispondo: perché ogni reverenzia che si fa a loro, non si fa a loro, ma a me, per la virtú del Sangue che Io l'ho dato a ministrare. Unde, se non fusse questo, tanta reverenzia avareste a loro quanta agli altri uomini del mondo, e non piú. E per questo ministerio sète costrecti a far lo' reverenzia; e a le loro mani vi conviene venire, non a loro per loro, ma per la virtú che Io ho data a loro, se volete ricevere i sancti sacramenti della Chiesa; però che, potendoli avere e non volendogli, sareste e morreste in stato di dannazione.

Sí che la reverenzia è mia e di questo glorioso Sangue (che siamo una medesima cosa per l'unione della natura divina con la natura umana, come decto è), e non loro. E sí come la reverenzia è mia, cosí la inreverenzia: ché giá t'ho decto che la reverenzia non dovete fare a loro per loro, ma per l'auctoritá che Io ho data a loro. E cosí non debbono essere offesi, però che, offendendo loro, offendono me e non loro. E giá l'ho vetato, e decto che i miei cristi non voglio che sieno toccati per le loro mani; e per questo neuno si può scusare dicendo:--Io non fo ingiuria né so' ribello a la sancta Chiesa, ma follo a' difecti de' gactivi pastori.--Questi mente sopra el capo suo e, come aciecato dal proprio amore, non vede; ma elli vede bene, ma fa vista di non vedere per ricoprire lo stimolo della coscienzia sua. Vedrebbe, e vede, che egli perseguita el Sangue e non loro. Mia è l'ingiuria, sí come mia era la reverenzia. E cosí è mio ogni danno: scherni, villanie, obrobrio e vitoperio, che fanno a loro; cioè che reputo facto a me quel che fanno a loro, perché Io lo' dixi e dico che i miei cristi non voglio che sieno toccati da loro. Io gli ho a punire, e non eglino. Ma eglino dimostrano, gl'iniqui, la inreverenzia che essi hanno al Sangue, e che poco tengono caro el tesoro che Io l'ho dato in salute e in vita de l'anime loro.

Piú non potavate ricevere che darmivi tucto Dio e uomo in cibo, sí come Io t'ho decto. Ma perché la reverenzia non era facta a me per mezzo di loro, però l'hanno diminuita perseguitandoli, vedendo in loro molti peccati e difecti, sí come, in un altro luogo, de' difecti loro Io ti narraroe. Se in veritá avessero avuta questa reverenzia in loro per me, non sarebbe levata per ne uno difecto loro, perché non diminuisce, come decto è, la virtú di questo sacramento per neuno difecto. E però non debba diminuire la reverenzia; e quando diminuisce, n'offendono me.

E però m'è piú grave questa colpa che tucte l'altre, per molte ragioni: ma tre principali te ne dirò. L'una si è perché quello che fanno a loro fanno a me. L'altra si è perché trapassano el comandamento: perché giá l'ho vetato che non gli tocchino; unde spregiano la virtú del Sangue che trassero del sancto baptesmo, perché essi disobediscono facendo quel che l'è vetato. E so' ribelli a questo Sangue, perché hanno levata la reverenzia, e levatisi con la grande persecuzione. Essi sonno come membri putridi, tagliati dal corpo mistico della sancta Chiesa; unde, mentre che stessero obstinati in questa rebellione e inreverenzia, morendo con essa, giongono a l'etterna dapnazione. È vero che, giognendo a l'extremitá, umiliandosi e cognoscendo la colpa loro, volendosi reconciliare col loro capo e non potendo actualmente, riceve misericordia: poniamo che non debba però aspectare il tempo, perché non è securo d'averlo. L'altra si è perché la loro colpa è piú aggravata che tucte l'altre, perché egli è peccato facto per propria malizia e con deliberazione, e cognoscono che con buona coscienzia essi nol possono fare; e, facendolo, offendono. Ed è offesa con una perversa superbia, senza dilecto corporale; anco si consumano l'anima e 'l corpo: l'anima si consuma privata della grazia, e spesse volte lo' rode il vermine della coscienzia; la sustanzia temporale si consuma in servigio del dimonio, e i corpi ne sonno morti come animali.

Sí che questo peccato è facto propriamente a me, ed è facto senza colore di propria utilitá o dilecto alcuno, se non con malizia e fummo di superbia, la quale superbia nacque dal proprio amore sensitivo, e da quello timore perverso che ebbe Pilato che, per timore di non perdere la signoria, uccise Cristo unigenito mio Figliuolo. Cosí hanno facto e fanno costoro.

Tucti gli altri peccati sonno facti o per simplicitá o per ignoranzia di non cognoscere, o per malizia, cioè che cognosce il male che egli fa, ma per lo disordinato dilecto e piacere che ha in esso peccato, o per alcuna utilitá che vi trovasse, offende, e, offendendo, fa dapno e offende l'anima sua, e offende me e il proximo suo. Me, perché non rende gloria e loda al nome mio; el proximo, perché non gli rende la dileczione della caritá. Ma egli non mi percuote actualmente che la faccia propriamente a me, ma offende sé; la quale offesa mi dispiace per lo dapno suo. Ma questa è offesa facta a me proprio, senza mezzo. Gli altri peccati hanno alcuno colore e sonno facti con alcuno colore e sonno facti con mezzo, perché Io ti dixi che ogni peccato si faceva col mezzo del proximo, e ogni virtú: el peccato si fa per la privazione della caritá di me, Dio, e del proximo; e la virtú con la dileczione della caritá: offendendo il proximo, offendono me col mezzo di loro. Ma perché tra le mie creature che hanno in loro ragione Io ho electi questi miei ministri, e' quali sonno e' miei unti, sí come Io ti dixi, ministratori del corpo e del sangue de l'unigenito mio Figliuolo, carne vostra umana unita con la natura mia divina, unde, consecrando, stanno in persona di Cristo mio Figliuolo; sí che vedi che questa offesa è facta a questo Verbo; ed essendo facta a lui, è facta a me, perché siamo una medesima cosa.

Questi miserabili perseguitano el Sangue e privansi del tesoro e del fructo del Sangue. Unde ella m'è piú grave questa offesa, facta a me e non a' ministri, perché loro non reputo ne debba essere né l'onore né la persecuzione; anco a me, cioè a questo glorioso sangue del mio Figliuolo, che siamo una medesima cosa, come decto t'ho. Unde Io ti dico che, se tucti gli altri peccati che essi hanno commessi fussero da l'uno lato, e questo solo da l'altro, mi pesa piú questo uno che gli altri, per lo modo che decto t'ho, sí come Io tel manifestai, acciò che tu avessi piú materia di dolerti de l'offesa mia e della dapnazione di questi miserabili, acciò che col dolore e con l'amaritudine tua e degli altri servi miei, per mia bontá e misericordia, si dissolvesse tanta tenebre quanta è venuta in questi membri putridi, tagliati dal corpo mistico della sancta Chiesa.

Ma Io non truovo quasi chi si doglia della persecuzione che è facta a questo glorioso e prezioso Sangue: ma truovo bene chi mi percuote continuamente con le saecte del disordinato amore e timore servile, e con la propria reputazione, come aciecati, recandosi a onore quello che l'è a vitoperio, e a vitoperio quello che l'è onore, cioè d'aumiliarsi al capo loro. Per questi difecti si sonno levati e levano a perseguitare il Sangue.

CAPITOLO CXVII

Qui si parla contra li persecutori de la sancta Chiesa e de' ministri, in diversi modi.

--Perché ti dixi che mi percotevano, e cosí è la veritá. In quanto la intenzione loro mi percuotono con quello che possono: none che Io in me possa ricevere alcuna lesione né essere percosso da loro; ma Io fo come la pietra che, gictandole il colpo, nol riceve, ma torna verso colui che 'l gicta. Cosí le percosse de l'offese loro, le quali gictano puzza, a me non possono nuocere, ma ritorna a loro la saecta avelenata della colpa. La quale colpa in questa vita gli priva della grazia, perdendo el fructo del Sangue; e ne l'ultimo, se essi non si correggono con la sancta confessione e contrizione del cuore, giongono a l'etterna dapnazione, tagliati da me e legati col dimonio. E hanno facta lega insieme, perché, subbito che l'anima è privata della grazia, è legata nel peccato d'odio della virtú e amore del vizio. El quale legame hanno posto col libero arbitrio nelle mani delle dimonia, e con esso gli lega, però che in altro modo non potrebbero essere legati.

Con questo legame si sonno legati e' persecutori del Sangue l'uno con l'altro, e' come membri legati col dimonio, hanno preso l'offizio delle dimonia. Le dimonia s'ingegnano di pervertire le mie creature e trarle della grazia e riducerle a la colpa del peccato mortale, acciò che di quel male che essi hanno in loro medesimi, di quello abbino le creature. Cosí fanno questi cotali, né piú né meno: però che, sí come membri del dimonio, vanno subvertendo e' figliuoli della Sposa di Cristo unigenito mio Figliuolo, e sciogliendoli dal legame della caritá e legandoli nel miserabile legame, privati del fructo del Sangue con loro insieme. Legame annodato col nodo della superbia e con la propria reputazione, col nodo del timore servile; che, per timore di non perdere le signorie temporali, perdono la grazia e caggiono nella maggiore confusione che venire possino, essendo privati della dignitá del Sangue. Questo legame è suggellato col suggello della tenebre, però che essi non cognoscono in quanti inconvenienti e miserie essi sonno caduti e fanno cadere altrui, e però non si correggono, perché non el cognoscono, ma come aciecati si gloriano della loro destruczione de l'anima e del corpo.

O carissima figliuola, duolti inextimabilmente di vedere tanta ciechitá e miseria in coloro che sono lavati nel Sangue come tu, e nutricatisi e allevatisi d'esso Sangue al pecto della sancta Chiesa; e ora, come ribelli, per timore e socto colore di correggere e' difecti de' ministri miei (de' quali Io ho vetato ch'Io non voglio che siano toccati da loro), sí si sonno partiti da questo pecto. Unde terrore ti debba venire, a te e agli altri servi miei, quando odi ricordare questo cosí facto miserabile legame. La lingua tua non sarebbe sufficiente a potere narrare quanto m'è abominevole: e peggio è che col mantello del difecto de' ministri miei si vogliono amantellare e ricoprire i difecti loro; e non pensano che con neuno mantello si possono riparare a l'occhio mio ch'Io nol vegga. Potrebbersi bene nascondere a l'occhio della creatura, ma none a me, che non tanto che sieno nascoste a me le cose presenti, ma neuna cosa a me è nascosa. Io v'amai e vi cognobbi prima che voi fuste.

E questa è una delle cagioni ch'e' miserabili uomini del mondo non si correggono, perché in veritá col lume della fede viva non credono ch'Io li vegga. Però che, se essi credessero in veritá che Io veggo e' difecti loro, e che ogni difecto è punito, come ogni bene è remunerato, sí come in un altro luogo ti dixi, non farebbero tanto male, ma correggerebbersi di quello che hanno facto e dimandarebbero umilemente la misericordia mia. E Io, col mezzo del sangue del mio Figliuolo, lo' farei misericordia. Ma essi sono come obstinati e riprovatisi da la mia bontá per li difecti loro, e caduti ne l'ultima ruina, per li loro difecti, d'essere privati del lume, e come ciechi sono facti persecutori del Sangue. La quale persecuzione non debba essere facta per alcuno difecto che si vedesse ne' ministri del Sangue.

CAPITOLO CXVIII

Repetizione breve sopra le predecte cose de la sancta Chiesa e de' ministri.

--Hotti narrato, carissima figliuola, alcuna cosa della reverenzia che si debba fare a' miei unti, non obstante i difecti loro; perché la reverenzia non è facta né debba essere facta a loro per loro, ma per l'auctoritá che Io ho data a loro. E perché per li difecti loro el misterio del sacramento non può diminuire né essere diviso, non debba venire meno la reverenzia verso di loro: non per loro, come decto è, ma per lo tesoro del Sangue.

Facendo el contrario, hotti mostrato alcuna piccola cosa (per rispecto che ella è) quanto egli è grave e spiacevole a me e dapno a loro la inreverenzia e persecuzione del Sangue, e il legame facto contra a me, che essi hanno facto e fanno insieme, legati in servizio del dimonio; acciò che tu piú ti doglia.

Questo è uno difecto el quale particularmente Io t'ho narrato per la persecuzione della sancta Chiesa. E cosí ti dico generalmente della religione cristiana: che, stando in peccato mortale, spregiano el Sangue privandosi della vita della grazia. Questo mi dispiace, ed è grave colpa la loro, di quelli che narrato t'ho particularmente, sí come decto è.

CAPITOLO CXIX

De la excellenzia e de le virtú e de le operazioni sancte de' virtuosi e sancti ministri. E come essi hanno la condiczione del sole. E de la correczione loro verso de' subditi.

--Ora, per dare un poco di refrigerio a l'anima tua, mitigarò el dolore della tenebre di questi miserabili subditi con la vita sancta de' miei ministri, de' quali Io ti dixi che aveano la condiczione del sole; sí che con l'odore delle loro virtú mitiga la puzza, e con la luce loro la tenebre. E anco con questa luce meglio vorrò che tu cognosca la tenebre e il difecto de' ministri miei, de' quali Io ti dixi.

Apre l'occhio de l'intellecto tuo, e raguarda in me, sole di giustizia; e vedrai e' gloriosi ministri e' quali, avendo ministrato el Sole, hanno presa la condiczione del Sole, sí come Io ti contai di Pietro, el principe degli appostoli, el quale ricevette le chiavi del reame del cielo. Cosí ti dico degli altri che in questo giardino della sancta Chiesa hanno ministrato el Lume, cioè il Corpo e il Sangue de l'unigenito mio Figliuolo (Sole unito e non diviso come decto è), e tucti e' sacramenti della sancta Chiesa, e' quali tucti vagliono e dánno vita in virtú del Sangue; ogniuno posto in diversi gradi, secondo lo stato suo, a ministrare la grazia dello Spirito sancto. Con che l'hanno ministrata? col lume della grazia che hanno tracta da questo vero lume.

Questo lume è egli solo? No, però che egli non può essere solo el lume della grazia, né può essere diviso: anco si conviene o che egli l'abbi tucto o nonne mica. Chi sta in peccato mortale, esso facto, è privato del lume della grazia; e chi ha la grazia ha illuminato l'occhio de l'intellecto suo in cognoscere me, che gli ho data la grazia e la virtú che conserva la grazia. E cognosce in esso lume la miseria del peccato e la cagione del peccato, cioè il proprio amore sensitivo, e però e' l'odia, e odiandolo riceve il caldo della divina caritá ne l'affecto suo, perché l'affecto va dietro a l'intellecto. Riceve il colore di questo glorioso lume, seguitando la doctrina della dolce mia Veritá; unde la memoria sua s'è impita nel ricordamento del benefizio del Sangue.

Sí che vedi che non può ricevere il lume che non riceva el caldo e il colore, perché sonno uniti insieme e sono una medesima cosa. E cosí non può, sí com'Io ti dixi, avere una potenzia de l'anima ordinata a ricevere me, vero Sole, che tucte e tre non siano ordinate e congregate nel nome mio. Però che subbito che l'occhio de l'intellecto col lume della fede si leva sopra el vedere sensitivo speculandosi in me, l'affecto gli va dietro amando quello che l'intellecto vidde e cognobbe, e la memoria s'empie di quello che l'affecto ama. E subbito che elle sonno disposte, participa me, Sole, illuminandolo nella potenzia mia e nella sapienzia de l'unigenito mio Figliuolo, e nella clemenzia del fuoco dello Spirito sancto.

Sí che vedi che essi hanno presa la condiczione del sole, cioè che, essendo vestiti e piene le potenzie de l'anima loro di me, vero Sole, come decto t'ho, fanno come il sole. El sole scalda e illumina, e col caldo suo fa germinare la terra: cosí questi miei dolci ministri, electi e unti e messi nel corpo mistico della sancta Chiesa a ministrare me, Sole, cioè il Corpo e il Sangue de l'unigenito mio Figliuolo con gli altri sacramenti e' quali hanno vita da questo Sangue, essi el ministrano actualmente e ministranlo mentalmente, cioè rendendo lume nel corpo mistico della sancta Chiesa. Lume di scienzia sopranaturale col colore d'onesta e sancta vita, cioè seguitando la doctrina della mia Veritá, e ministrano el caldo de l'ardentissima caritá. Unde col caldo loro facevano germinare l'anime sterili, illuminandole col lume della scienzia, e con la vita loro sancta e ordinata cacciavano la tenebre de' peccati mortali e di molta infidelitá, e ordinavano la vita di coloro che disordenatamente vivevano in tenebre di peccato e in freddezza per la privazione della caritá. Sí che vedi che essi sonno sole, perché hanno presa la condiczione del sole da me, vero Sole, perché per affecto d'amore son facti una cosa con meco e Io con loro, sí come Io in un altro luogo ti narrai.

Ogniuno ha dato, secondo lo stato suo che Io l'ho electo, lume nella sancta Chiesa. Pietro con la predicazione e doctrina e ne l'ultimo col sangue; Gregorio con la scienzia e sancta Scriptura e con especchio di vita; Silvestro contra gl'infedeli e maximamente con la disputazione e provazione che fece della sanctissima fede in parole e in facti, ricevendo la virtú da me. Se tu ti vòlli ad Agustino e al glorioso Tomaso, Ieronimo e gli altri, vedrai quanto lume hanno gictato in questa Sposa, extirpando gli errori, sí come lucerne poste in sul candelabro, con vera e perfecta umilitá. E, come affamati de l'onore mio e salute de l'anime, questo cibo mangiavano con dilecto in su la mensa della sanctissima croce: e' martiri col sangue, el quale sangue gictava odore nel cospecto mio e con l'odore del sangue e delle virtú e col lume della scienzia facevano fructo in questa Sposa, dilatavano la fede; e' tenebrosi venivano al lume, e riluceva in loro el lume della fede; e' prelati, posti nello stato della prelazione da Cristo in terra, mi facevano sacrifizio di giustizia con sancta e onesta vita; la margarita della giustizia, con vera umilitá e ardentissima caritá, col lume della discrezione, riluceva in loro e ne' loro subditi: in loro principalmente, però che giustamente rendevano a me il debito mio, cioè rendendo gloria e loda al nome mio; a sé rendevano odio e dispiacimento della propria sensualitá, spregiando e' vizi e abbracciando le virtú con la caritá mia e del proximo loro. Con umilitá conculcavano la superbia, e andavano come angeli a la mensa de l'altare; con puritá di cuore e di corpo e con sinceritá di mente celebravano, arsi nella fornace della caritá. E perché prima avevano facta giustizia di loro, però facevano giustizia de' subditi, volendoli veder vivere virtuosamente, e correggevangli senza veruno timore servile, perché non actendevano a loro medesimi, ma solo a l'onore mio e a la salute de l'anime, sí come pastori buoni, seguitatori del buono Pastore, mia Veritá, el quale Io vi diei a governare voi pecorelle e volsi che ponesse la vita per voi. Costoro hanno seguitato le vestigie sue, e però corressero e non lassâro imputridire e' membri per non corregere; ma caritativamente correggevano con l'unguento della benignitá, e con l'asprezza del fuoco incendendo la piaga del difecto con la riprensione e penitenzia, poco e assai secondo la gravezza del peccato. E per lo correggere e dire la veritá non curavano la morte.

Questi erano veri ortolani, che con sollicitudine e sancto timore divellevano le spine de' peccati mortali e piantavano piante odorifere di virtú. Unde i subditi vivevano in sancto e vero timore, e allevavansi come fiori odoriferi nel corpo mistico della sancta Chiesa, perché correggevano senza timore servile, perché n'erano privati. E perché in loro non era colpa di peccato, però tenevano la sancta giustizia, riprendendo virilmente e senza veruno timore. Questa era ed è quella margarita, in cui ella riluce, che dava pace e lume nelle menti delle creature e faceale stare in sancto timore, ed e' cuori erano uniti. Unde Io voglio che tu sappi che per neuna cosa è venuta tanta tenebre e divisione nel mondo tra secolari e religiosi, cherici e pastori della sancta Chiesa, se non solo perché il lume della giustizia è mancato ed è venuta la tenebre della ingiustizia.

Neuno Stato si può conservare nella legge civile e nella legge divina in stato di grazia senza la sancta giustizia, però che colui che non è correcto e non corregge fa come il membro che è cominciato a infracidare, che, se 'l gattivo medico vi pone subbitamente l'unguento solamente e non incuoce la piaga, tucto il corpo imputridisce e corrompe. Cosí el prelato, o altri signori che hanno subditi, vedendo il membro del subdito loro essere infracidato per la puzza del peccato mortale, se esso vi pone solo l'unguento della lusinga senza la reprensione, non guarisce mai, ma guastará l'altre membra, che gli sonno d'intorno legate in uno medesimo corpo, cioè a uno medesimo pastore. Ma se elli sará vero e buono medico di quelle anime, sí come erano questi gloriosi pastori, egli non dará unguento senza fuoco della reprensione. E se il membro fusse pure obstinato nel suo mal fare, el tagliará dalla congregazione, acciò che non imputridisca gli altri con la puzza del peccato mortale.

Ma essi non fanno oggi cosí: anco fanno vista di non vedere. E sai tu perché? perché la radice de l'amore proprio vive in loro, unde essi traggono il perverso timore servile; però che, per timore di non perder lo Stato o le cose temporali o prelazione, non correggono; ma e' fanno come aciecati, e però non cognoscono in che modo si conserva lo Stato. Che se essi vedessero come egli si conserva per la sancta giustizia, la manterrebbero. Ma perché essi sonno privati del lume, nol cognoscono; ma, credendolo conservare con la ingiustizia, non riprendono e' difecti de' subditi loro; ma ingannati sonno da la propria passione sensitiva e da l'appetito della signoria o della prelazione.

E anco non correggono, perché essi sonno in quelli medesimi difecti o maggiori. Sentonsi compresi nella colpa, e però perdono l'ardire e la sicurtá; e, legati dal timore servile, fanno vista di non vedere. E se pure veggono, non correggono; anco si lassano legare con le parole lusinghevoli e con molti presenti, e essi medesimi truovano le scuse per non punirli. In costoro si compie la parola che dixe la mia Veritá, dicendo: «Costoro sono ciechi e guide de' ciechi; e se l'uno cieco guida l'altro, ambedue caggiono nella fossa».