Libro della divina dottrina: Dialogo della divina provvidenza
Chapter 12
--Ora ti resto a dire in che si vede che essi sieno gionti a l'amore perfecto: per quello segno medesimo che fu dato a' discepoli sancti poi che ebbero ricevuto lo Spirito sancto, che escîro fuore di casa e, perduto el timore, anunziavano la parola mia, predicando la doctrina del Verbo de l'unigenito mio Figliuolo. E non temevano pene, anco si gloriavano nelle pene; non curavano d'andare dinanzi a' tiranni del mondo ad anunziar lo' e dir lo' la veritá per gloria e loda del nome mio.
Cosí l'anima che ha aspectato per cognoscimento di sé, nel modo che decto t'ho, Io so' tornato a lei col fuoco de la caritá mia. Nella quale caritá, mentre che stette in casa con perseveranzia, concepé le virtú per affecto d'amore, participando della potenzia mia, con la quale potenzia e virtú signoreggiò e vinse la propria passione sensitiva.
E in essa caritá participai in lei la sapienzia del Figliuolo mio, nella quale sapienzia vide e cognobbe con l'occhio de l'intellecto la mia Veritá e gl'inganni de l'amore sensitivo spirituale, cioè l'amore imperfecto della propria consolazione, come decto è. E cognobbe la malizia e l'inganno del dimonio, che dá a l'anima che è legata in quello amore imperfecto. E però si levò con odio d'essa imperfeczione e amore della perfeczione.
In questa caritá, che è esso Spirito sancto, el participai nella volontá sua, fortificando la volontá a volere sostenere pena, ed escire fuore di casa per lo nome mio, e parturire le virtú sopra el proximo suo. Non che esca fuore della casa del cognoscimento di sé, ma escono della casa de l'anima le virtú concepute per affecto d'amore, e parturiscele, al tempo del bisogno del proximo suo, in molti e diversi modi; perché 'l timore è perduto, el quale teneva, che non manifestava per timore di non perdere le proprie consolazioni, sí come di sopra ti dixi. Ma poi che sonno venuti a l'amore perfecto e liberale, escono fuore per lo modo decto.
E questo gli unisce col quarto stato, cioè che dal terzo stato, el quale è stato perfecto (nel quale terzo stato gusta e parturisce la caritá nel proximo suo), riceve uno stato ultimo di perfecta unione in me. E' quali due stati sonno uniti insieme, che non è l'uno senza l'altro, se non come la caritá mia senza la caritá del proximo, e quella del proximo senza la mia non può essere separata l'una da l'altra.
Cosí di questi due stati non è l'uno senza l'altro, sí come ti verrò dichiarando e mostrando per questo terzo.
CAPITOLO LXXV
Come gl'imperfecti vogliono seguitare solamente el Padre, ma i perfecti seguitano el Figliuolo. E d'una visione che ebbe questa devota anima, ne la quale si narra di diversi baptesmi e d'alcune altre belle e utili cose.
--Hotti decto che sonno esciti fuore. El quale è il segno che so' levati da la imperfeczione e gionti a la perfeczione. Apre l'occhio de l'intellecto e miragli córrire per lo ponte della doctrina di Cristo crocifixo, el quale fu regola e via e doctrina vostra. Dinanzi a l'occhio de l'intellecto loro essi non si pongono altro che Cristo crocifixo; non si pongono me, Padre, sí come fa colui che sta ne l'amore imperfecto, el quale non vuole sostenere pena. E perché in me non può cadere pena, vuole seguitare solo el dilecto che truova in me, e però dico che séguita me: non me, ma el dilecto che truova in me.
Non fanno cosí costoro; ma, come ebbri e affocati d'amore, hanno congregati e saliti tre scaloni generali, e' quali ti figurai nelle tre potenzie de l'anima, e i tre scaloni actuali che actualmente ti figurai nel Corpo di Cristo crocifixo, unigenito mio Figliuolo. Salito e' piei, co' piei de l'affecto de l'anima, gionse al costato, dove trovò il secreto del cuore; e cognobbe il baptesmo de l'acqua (el quale ha virtú nel Sangue) dove l'anima trovò la grazia nel sancto baptesmo, disposto el vasello de l'anima a ricevere la grazia unita e impastata nel Sangue.
Dove cognobbe questa dignitá di vedersi unita e impastata nel sangue de l'Agnello, ricevendo el sancto baptesmo in virtú del Sangue? Nel costato, dove cognobbe il fuoco della divina caritá. E cosí manifestoe, se bene ti ricorda, la mia Veritá, essendo dimandato da te, quando dicevi:--Doh! dolce ed immaculato Agnello, tu eri morto quando el costato ti fu aperto, perché volesti essere percosso e partito el cuore?--Ed egli rispose, se ben ti ricorda, che assai cagioni ci aveva; ma alcuna principale te ne dirò.
--Perché il desiderio mio verso l'umana generazione era infinito, e l'operazione actuale di sostenere pena e tormenti era finita: e per la cosa finita non potevo mostrare tanto amore quanto piú amavo, perché l'amore mio era infinito. E però volsi che vedeste il secreto del cuore, mostrandovelo aperto, acciò che vedeste che piú amavo che mostrare non vi potevo per la pena finita. Gictando sangue e acqua, vi mostrai el sancto baptesmo de l'acqua, el quale riceveste in virtú del Sangue: e però versava sangue e acqua. E anco mostravo el baptesmo del Sangue in due modi: l'uno è in coloro che sonno baptezzati nel sangue loro sparto per me; il quale ha virtú per lo sangue mio, non potendo essi avere il sancto baptesmo. Alcuni altri si baptezzano nel fuoco, desiderando el baptesmo con affecto d'amore e non poterlo avere: e non è baptesmo di fuoco senza Sangue, però che 'l Sangue è intriso e impastato col fuoco della divina caritá, perché per amore fu sparto.
In un altro modo riceve l'anima questo baptesmo del Sangue, parlando per figura. E questo providde la divina caritá, perché, cognoscendo la infermitá e fragilitá de l'uomo, per la quale fragilitá offendendo (non che egli sia costrecto da fragilitá né da altro a commectere la colpa, se egli non vuole; ma, come fragile, cade in colpa di peccato mortale, per la quale colpa perde la grazia che trasse nel sancto baptesmo in virtú del Sangue), e però fu bisogno che la divina caritá prove desse a lassare il continuo baptesmo del Sangue, el quale si riceve con la contrizione del cuore e con la sancta confessione, confessando, quando può, a' ministri miei, che tengono la chiave del Sangue. El quale Sangue gitta, ne l'absoluzione, sopra la faccia de l'anima.
E non potendo avere la confessione, basta la contrizione del cuore. Alora la mano della mia clemenzia vi dona el fructo di questo prezioso sangue; ma, potendo avere la confessione, voglio che l'abbiate; e chi la potrá avere e non la vorrá, sará privato del fructo del Sangue. È vero che ne l'ultima extremitá, volendola e non potendola avere, anco el riceverá. Ma non sia alcuno sí macto che si voglia però con questa speranza conducersi ad aconciare i facti suoi ne l'ultima extremitá della morte, perché non è sicuro che, per la sua obstinazione, Io con la divina mia giustizia non dicesse:--Tu non ti ricordasti di me nella vita, nel tempo che tu potesti: Io non mi ricordarò di te nella morte.--Sí che neuno debba pigliare lo indugio; e se pure per lo difecto suo l'ha preso, non debba lassare infino a l'ultimo di baptezzarsi per speranza nel Sangue.
Sí che vedi che questo baptesmo è continuo, dove l'anima si debba baptezzare infino a l'ultimo, per lo modo decto. In questo baptesmo cognosci che l'operazione mia (cioè de la pena della croce) fu finita; ma el fructo della pena, che avete ricevuto per me, è infinito. Questo è in virtú della natura divina infinita, unita con la natura umana finita, la quale natura umana sostenne pena in me. Verbo, vestito della vostra umanitá. Ma perché è intrisa e impastata l'una natura con l'altra, trasse a sé, la Deitá etterna, la pena ch'Io sostenni con tanto fuoco d'amore. E però si può chiamare infinita questa operazione; non che infinita sia la pena, né l'actuale del corpo né la pena del desiderio che Io avevo di compire la vostra redempzione, però che ella terminò e finí in croce quando l'anima si partí dal corpo. Ma el fructo, che escí della pena e desiderio della vostra salute, è infinito: e però el ricevete infinitamente. Però che, se egli non fusse stato infinito, non sarebbe restituita tucta l'umana generazione, né ' passati né i presenti né gli avenire. Neanco l'uomo che offende, doppo l'offesa, non si potrebbe rilevare, se questo baptesmo del Sangue non vi fusse dato infinito, cioè che 'l fructo del Sangue fusse infinito.
Questo vi manifestai ne l'apritura del lato mio, dove truovi el segreto del cuore: mostrando che Io v'amo piú che mostrare non posso con questa pena finita. Mòstrotelo infinito. Con che? col baptesmo del Sangue, unito col fuoco della mia caritá, che per amore fu sparto; e nel baptesmo generale (dato a' cristiani e a chiunque il vuole ricèvare) de l'acqua unita col Sangue e col fuoco, dove l'anima s'inpasta nel sangue mio. E per mostrarvelo volsi che del costato escisse sangue e acqua.
Ora ho risposto a quello che tu mi dimandavi.
CAPITOLO LXXVI
Come l'anima, essendo salita el terzo scalone del sancto ponte, cioè pervenuta a la bocca, piglia incontenente l'offizio de la bocca. E come la propria volontá essendo morta è vero segno che ella v'è gionta.
--Ora ti dico che tucto questo ch'Io t'ho narrato, sai che narroe la mia Veritá. Hottelo narrato da capo, favellandoti Io in persona sua, acciò che tu cognosca l'excellenzia dove è l'anima ch'è salita questo secondo scalone, dove cognosce e acquista tanto fuoco d'amore. Dove subbito corrono al terzo, cioè a la bocca, dove manifesta essere venuto ad perfecto stato.
Unde passoe? per lo mezzo del cuore, cioè con la memoria del Sangue dove si ribaptezzò lassando l'amore imperfecto, per lo cognoscimento che trasse del cordiale amore, vedendo, gustando e provando el fuoco della mia caritá. Gionti sonno costoro a la bocca, e però el dimostrano facendo l'officio della bocca. La bocca parla con la lingua che è ne la bocca; el gusto gusta. La bocca ritiene porgendolo a lo stomaco. I denti schiacciano, però che in altro modo nol potrebbe inghioctire.
Or cosí l'anima: prima parla a me con la lingua che sta nella bocca del sancto desiderio, cioè la lingua della sancta e continua orazione. Questa lingua parla actuale e mentale: mentale, offerendo a me dolci e amorosi desidèri in salute de l'anime; e parla actuale, anunziando la doctrina della mia Veritá, amonendo, consigliando e confessando senza alcuno timore di propria pena che 'l mondo le volesse dare, ma arditamente confessa innanzi a ogni creatura, in diversi modi, e a ciascuno secondo lo stato suo.
Dico che mangia prendendo el cibo de l'anime, per onore di me, in su la mensa della sanctissima croce, però che in altro modo né in altra mensa nol potrebbe mangiare in veritá perfectamente. Dico che lo schiaccia co' denti, però che in altro modo nol potrebbe inghioctire: cioè con l'odio e con l'amore, e' quali sonno due filaia di denti nella bocca del sancto desiderio, che riceve il cibo schiacciando con odio di sé e con amore della virtú. In sé e nel proximo suo schiaccia ogni ingiuria, scherni, villanie, strazi e rimprovèri con le molte persecuzioni; sostenendo fame e sete, freddo e caldo e penosi desidèri, lagrime e sudori per salute de l'anime. Tucti gli schiaccia per onore di me, portando e sopportando el proximo suo. E poi che l'ha schiacciato, el gusto el gusta, asaporando el fructo della fadiga e il dilecto del cibo de l'anime, gustandolo nel fuoco della caritá mia e del proximo suo. E cosí giogne questo cibo nello stomaco, che per lo desiderio e fame de l'anime s'era disposto a volere ricevere (cioè lo stomaco del cuore), col cordiale amore, diletto e dileczione di caritá col proximo suo; dilectandosene e rugumando per sí facto modo, che perde la tenarezza della vita corporale, per potere mangiare questo cibo (preso in su la mensa della croce) della doctrina di Cristo crocifixo.
Alora ingrassa l'anima nelle vere e reali virtú, e tanto rigonfia per l'abbondanzia del cibo, che 'l vestimento della propria sensualitá (cioè del corpo, che ricuopre l'anima), criepa quanto a l'appetito sensitivo. Colui che criepa, muore. Cosí la volontá sensitiva rimane morta. Questo è perché la volontá ordinata de l'anima è viva in me, vestita de l'etterna volontá mia, e però è morta la sensitiva.
Or questo fa l'anima che in veritá è gionta al terzo scalone della bocca, e il segno che ella v'è gionta è questo: che ella ha morta la propria volontá quando gustò l'affecto della caritá mia.
E però trovò pace e quiete ne l'anima sua nella bocca. Sai che nella bocca si dá la pace. Cosí in questo terzo stato truova la pace per sí facto modo che neuno è che la possa turbare, perché ha perduta e annegata la sua propria volontá, la quale volontá dá pace e quiete quando ella è morta.
Questi parturiscono le virtú senza pena sopra del proximo loro: non che le pene non siano pene in loro, ma non è pena a la volontá morta, però che volontariamente sostiene pena per lo nome mio. Questi corrono, senza negligenzia, per la doctrina di Cristo crocifixo, e non allentano l'andare per ingiuria che lo' sia facta né per alcuna persecuzione né per dilecto che trovassero; cioè dilecto che il mondo lo' volesse dare. Ma tucte queste cose trapassano con vera fortezza e perseveranzia, vestito l'affecto loro de l'affecto della caritá, gustando el cibo della salute de l'anime con vera e perfecta pazienzia. La quale pazienzia è uno segno demostrativo, che mostra che l'anima ami perfectissimamente e senza alcuno rispecto. Però che, se ella amasse me e il proximo per propria utilitá, sarebbe impaziente e allentarebbe ne l'andare. Ma perché essi amano me per me, in quanto Io so' somma bontá e degno d'essere amato, e loro amano per me e 'l proximo per me, per rendere loda e gloria al nome mio, però sonno pazienti e forti a sostenere e perseveranti.
CAPITOLO LXXVII
De le operazioni de l'anima poi che è salita el predecto sancto terzo scalone.
--Queste sonno quelle tre gloriose virtú fondate nella vera caritá, le quali stanno in cima de l'arbore d'essa caritá: cioè la pazienzia, la fortezza e la perseveranzia, che è coronata col lume della sanctissima fede, col quale lume corrono, senza tenebre, per la via della veritá. Ed è levata in alto per sancto desiderio, e però non è alcuno che la possa offendere: né il dimonio con le sue temptazioni (perché egli teme l'anima che arde nella fornace della caritá), né le detraczioni né le ingiurie degli uomini; anco, con tucto ciò che 'l mondo gli perseguiti, el mondo ha timore di loro.
Questo permette la mia bontá: di fortificarli e farli grandi dinanzi a me e nel mondo, perché essi si sonno facti piccoli per umilitá. Bene lo vedi tu nei sancti miei, e' quali per me si fecero piccoli, e Io gli ho facti grandi in me, Vita durabile, e nel corpo mistico della sancta Chiesa, dove si fa sempre menzione di loro perché i nomi loro sonno scripti in me, libro di vita; sí che 'l mondo gli ha in reverenzia perché essi hanno spregiato el mondo. Questi non nascondono la virtú per timore ma per umilitá; e se egli è bisogno del servizio suo nel proximo, egli non la nasconde per timore della pena né per timore di perdere la propria consolazione, ma virilmente il serve perdendo se medesimo e non curando di sé.
E in qualunque modo egli exercita la vita e 'l tempo suo in onore di me, si gode e truovasi pace e quiete nella mente. Perché? perché non elegge di servire a me a suo modo ma a modo mio; e però gli pesa tanto el tempo della consolazione quanto quello della tribolazione, e tanto la prosperitá quanto l'aversitá. Tanto gli pesa l'una quanto l'altra, perché in ogni cosa truova la volontá mia, ed egli non pensa di fare altro se non di conformarsi, dovunque egli la truova, con essa volontá.
Egli ha veduto che veruna cosa è facta senza me, e con misterio e con divina providenzia, se non il peccato che non è: e però odiano el peccato, e ogni altra cosa hanno in reverenzia; e però sonno tanto fermi e stabili nel loro volere andare per la via della veritá, e non allentano, ma fedelmente servono el proximo loro, non raguardando a l'ignoranzia e ingratitudine sua. Né perché alcuna volta el vizioso gli dica ingiuria e riprenda el suo bene adoperare, che egli non gridi, nel cospecto mio, per orazione per lui, dolendosi piú de l'offesa che egli fa a me e danno de l'anima sua che della ingiuria propria.
Costoro dicono col glorioso di Pavolo mio banditore: «El mondo ci maladice, e noi benediciamo; egli ci perseguita, e noi ringraziamo; cacciaci come immondizia e spazzatura del mondo, e noi pazientemente portiamo». Sí che vedi, figliuola dilectissima, e' dolci segni; e singularmente, sopra ogni segno, la virtú della pazienzia, dove l'anima dimostra in veritá d'essere levata da l'amore imperfecto e venuta al perfecto, seguitando el dolce e immaculato Agnello, unigenito mio Figliuolo, el quale, stando in su la croce tenuto da' chiovi de l'amore, non ritrae adietro per decto dei giuderi che dicevano: «Discende della croce e credarenti». Né per ingratitudine vostra non ritrasse adietro che non perseverasse ne l'obbedienzia, che Io gli avevo posta, con tanta pazienzia che il grido suo non fu udito per alcuna mormorazione.
Cosí questi cotali dilectissimi figliuoli e fedeli servi miei seguitano la doctrina e l'exemplo della mia Veritá. E perché con lusinghe e minacce il mondo gli voglia ritrare, non vòllono però el capo adietro a mirare l'aratro, ma guardano solo ne l'obiecto della mia Veritá. Questi non si vogliono partire del campo della bactaglia per tornare a casa per la gonnella, cioè per la gonnella propria, che egli lassò, del piacere piú a le creature e temere piú loro che me Creatore suo; anco con dilecto sta nella bactaglia, pieno e inebriato del sangue di Cristo crocifixo. El quale Sangue v'è posto dinanzi nella bottiga del corpo mistico della sancta Chiesa da la mia caritá, per fare inanimare coloro che vogliono essere veri cavalieri, e combactere con la propria sensualitá e carne fragile, col mondo e col dimonio, col coltello de l'odio d'essi nemici suoi, con cui egli ha a combáctare, e con amore delle virtú. El quale amore è una arme che ripara da' colpi che nol possono accanare se esso non si trae l'arme di dosso e 'l coltello di mano e dialo nelle mani de' nemici suoi, cioè dando l'arme con la mano del libero arbitrio, arrendendosi volontariamente a' nemici suoi. Non fanno cosí questi che sonno inebriati nel Sangue, anco virilmente perseverano infino a la morte, dove rimangono sconfitti tucti e' nemici suoi.
O gloriosa virtú, quanto se' piacevole a me e riluci nel mondo negli occhi tenebrosi degl'ignoranti, che non possono fare che non participino della luce de' servi miei! Ne l'odio loro riluce la clemenzia ch'e' servi miei hanno a la loro salute; nella invidia loro riluce la larghezza della caritá; nella crudeltá la pietá, però che essi sonno crudeli verso di loro, ed essi sonno pietosi; nella ingiuria riluce la pazienzia, reina che signoreggia e tiene la signoria di tucte le virtú, perché ella è il mirollo della caritá. Ella dimostra e rasegna le virtú ne l'anima; dimostra se elle sonno fondate in me in veritá, o no. Ella vince e non è mai vinta; ella è compagna della fortezza e perseveranzia, come decto è; ella torna a casa con la victoria, escita del campo della bactaglia, tornata a me, Padre etterno, remuneratore d'ogni loro fadiga, e ricevono da me la corona della gloria.
CAPITOLO LXXVIII
Del quarto stato, el quale non è però separato dal terzo; e de le operazioni de l'anima che è gionta a questo stato; e come Dio non si parte mai da essa per continuo sentimento.
--Ora t'ho decto come dimostrano d'essere gionti a la perfeczione de l'amore de l'amico e filiale.
Ora non ti voglio tacere in quanto dilecto gustano me, essendo ancora nel corpo mortale. Perché, gionti al terzo stato, in esso stato, sí com'Io ti dixi, acquistano el quarto stato. Non che sia stato separato dal terzo, ma unito insieme con esso, e l'uno non può essere senza l'altro se non come la caritá mia e quella del proximo, sí com'Io ti dixi. Ma è uno fructo che esce di questo terzo stato d'una perfecta unione che l'anima fa in me, dove riceve fortezza sopra fortezza, intanto che non che porti con pazienzia, ma esso desidera, con ansietato desiderio, di potere sostenere pene per gloria e loda del nome mio.
Questi si gloriano negli obrobri de l'unigenito mio Figliuolo, sí come diceva el glorioso di Pavolo mio banditore: «Io mi glorio nelle tribulazioni e negli obrobri di Cristo crocifixo». E in un altro luogo: «Io non reputo di dovere gloriarmi altro che in Cristo crocifixo». Unde in un altro luogo dice: «Io porto le stímate di Cristo crocifixo nel corpo mio». Cosí questi cotali, come inamorati de l'onore mio e come affamati del cibo de l'anime, corrono a la mensa della sanctissima croce, volendo, con pena e con molto sostenere, fare utilitá al proximo, conservare e acquistare le virtú, portando le stímate di Cristo ne' corpi loro. Cioè che 'l crociato amore, il quale hanno, riluce nel corpo, mostrandolo con dispregiare se medesimi e con dilectarsi d'obrobri, sostenendo molestie e pene da qualunque lato e in qualunque modo Io le concedo.
A questi cotali carissimi figliuoli la pena l'è dilecto, el dilecto l'è fadiga e ogni consolazione e dilecto che 'l mondo alcuna volta lo' volesse dare. E non solamente quelle che 'l mondo lo' dá per mia dispensazione (cioè ch'e' servi del mondo alcuna volta sonno costrecti da la mia bontá ad averli in reverenzia e sovenirli ne' loro bisogni e necessitá corporali), ma la consolazione che ricevono da me, Padre etterno, nella mente loro, la spregiano per umilitá e odio di loro medesimi. Non che spregino la consolazione e 'l dono e la grazia mia, ma el dilecto che truova el desiderio de l'anima in essa consolazione. Questo è per la virtú della vera umilitá acquistata da l'odio sancto, la quale umilitá è baglia e nutrice della caritá acquistata con vero cognoscimento di sé e di me.
Sí che vedi che la virtú riluce, e le stímate di Cristo crocifixo, ne' corpi e nelle menti loro. A questi cotali l'è tolto di non separarmi da loro per sentimento, sí come degli altri ti dixi che Io andavo e tornavo a loro, partendomi non per grazia ma per sentimento. Non fo cosí a questi perfectissimi che sonno gionti alla grande perfeczione, in tucto morti a ogni loro volontá, ma continuamente mi riposo per grazia e per sentimento ne l'anima loro; cioè che ogni otta che vogliono unirsi in me la mente per affecto d'amore, possono, perché 'l desiderio loro è venuto a tanta unione per affecto d'amore che per veruna cosa se ne può separare, ma ogni luogo l'è luogo e ogni tempo l'è tempo d'orazione; perché la loro conversazione è levata da la terra e salita in cèlo, cioè che ogni affecto terreno e amore proprio sensitivo di loro medesimi hanno tolto da sé. Levati si sonno sopra di loro ne l'altezza del cielo con la scala delle virtú, saliti e' tre scaloni che Io ti figurai nel corpo del mio Figliuolo.