Part 5
Pensato, fatto.--Un bel mattino l'audace avventuriere si recò dal primo sarto di Gerusalemme, certo Prandonio detto lo Scortica, e, spacciandosi barone russo e segretario intimo dello czarre, ordinò quattro tuniche nuove di crine di cavallo, sei paia di calzoni _collanti_, quattro _gilets_ all'ussera, e un magnifico turbante a coda di pavone.--Il buon Prandonio, cui non pareva vero di poter servire un barone russo segretario intimo dello czarre, in meno di una settimana apprestò il sontuoso vestiario, e volle portarlo di persona all'albergo dei _Blagueurs_, dove Giuda aveva affittato un magnifico appartamento.
XI.
Poichè Giuda ebbe provati e riprovati gli sfarzosi abbigliamenti, si mostrò molto soddisfatto del sartore colmandolo di elogi, e promettendogli la sua alta protezione.--«Fra un anno tu servirai lo czarre e tutta la corte di Russia, e presto sarai elevato alla dignità di ciambellano, fors'anche di bascià a tre code, secondo la piega della questione d'Oriente. Frattanto dammi il conto, e ripassa fra.... un secolo.»
Prandonio fece un inchino profondo, e, nell'estasi della sua gioia, ricusò di consegnare la nota richiesta. Una tale formalità, con un personaggio di rango sì elevato, gli pareva non solamente arrogante, ma anche superflua.
XII.
Giuda si pose allo specchio, vestì gli abiti nuovi, e parve un altro uomo. Quella mattina stessa il calzolaio Mosconio depose nell'anticamera cinque paia di sandali di pelle di castoro, fiammanti di bottoni e di fibbie d'argento _cristofle_, poi ritirossi in punta di piedi, temendo che il russo avesse ad umiliarlo col saldo del conto.
A mezzogiorno, Giuda usciva dall'albergo trasformato completamente, sbuffando fumo d'avana negli occhi dell'albergatore e dei guatteri, che rimasero sulla porta pietrificati.
XIII.
Fece il giro della piazza, il capo rivolto al quinto piano delle case, una _Guida di Gerusalemme_ nella mano e una immensa borsa di pelle a tracolla.
Vedendo che i borsaiuoli della città non riconoscevano in lui l'ex-ispettore di polizia, con cui molte volte avevano spartiti gli orologi ed i _foulards_, il nostro avventuriere prese coraggio--e, lanciandosi in una vettura da nolo, ordinò al cocchiere di dirigersi alla piazza Abimelecco, numero centoquarantatrè, alla porta della marchesa Sisara de Japhet.
XIV.
La marchesa era una donna di circa sessantacinque anni, ma l'opinione pubblica si ostinava ad attribuirgliene una dozzina di più, tanto nelle apparenze corporee ella arieggiava il decrepito. Portava una immensa parrucca di peli rossicci, aveva le dentiere rimesse, e un occhio di cristallo della fabbrica Vernet e Compagni. Ma Giuda non era uomo da badare a cotesti accessori volgari della materia. La marchesa era ricca, milionaria, a dir di taluni. Ella rappresentava per lui l'incarnazione di un ideale vagheggiato.
Nelle inserzioni a pagamento dei giornali della sera, Giuda avea letto che la vecchia marchesa aspirava di tutto cuore ad un giovane e robusto marito. Quell'avviso, molte volte riprodotto a caratteri distinti, non poteva dar luogo ad equivoci. La marchesa si qualificava: _madamigella di illustre progenie, piuttosto attempata, ma sana di mente e di corpo, e dotata di cospicuo patrimonio, disposta a sposare un giovane di ragguardevole famiglia e fornito di sufficienti fortune_.
XV.
Le attrattive di questo annunzio non erano abbastanza seducenti per destare una viva concorrenza fra i nobili celibatari di Gerusalemme.
Il nostro avventuriere ebbe la fortuna di presentarsi pel primo.
Immaginate la sorpresa, la commozione della illustre damigella, quando il maggiordomo venne ad annunziarle la visita del barone Iscariott de Judoff, segretario intimo dello czarre di tutte le Russie, ex-governatore di Malakoff, già ambasciatore presso la repubblica di San Marino, inviato straordinario e plenipotenziario per _interim_ della Giudea e provincie limitrofe, eccetera, eccetera!
Gli storici e i cronisti dell'epoca ignorano i particolari di quell'abboccamento.--Giuseppe Ebreo si accontenta di accennare il fatto con una certa affettazione di verecondia, la quale darebbe luogo a molte supposizioni piuttosto canagliesche. Fatto è che le nozze si conclusero per le spiccie. Ciascuno dei contraenti avea degli speciali interessi per affrettare la cerimonia.
XVI.
Appena il nostro Giuda si riconobbe proprietario di un mezzo milione e di un logoro e vecchio carcame di marchesa, assunse immediatamente l'amministrazione del ricco patrimonio, emancipando la _dolce metà_ da qualunque vincolo o livello coniugale. Egli mise innanzi certe sue teorie di tolleranza e di annegazione, che alla marchesa parvero di cattivo genere.
XVII.
_Les salons_ del principe Iscariott de Judoff si apersero a splendide feste. Il cavaliere e commendatore Ponzio Pilato, allora governatore di Gerusalemme; il vice-intendente conte Caifasso, don Anna il proposto della cattedrale, e molti cavalieri di antica e recente fattura, in una parola tutta l'aristocrazia della città e dei Corpi Santi affluiva negli appartamenti del nuovo titolato.
XVIII.
Ricevimento magnifico, _buffet_ completo, musica eccellente, libertà illimitata.--A che buono rimescolare le vecchie istorie?--Ponzio Pilato nel presentarsi al barone russo, avea chiesto più volte a sè medesimo: dove mai ho veduto altra volta quel ceffo da forca?--poi, dubitando delle proprie reminiscenze, accolse il partito di _lasciar correre_.
--Non ti pare ch'egli somigli perfettamente ad un _questurino_ dell'undecimo circondario?--chiese una sera al conte marito la contessa Caifasso. Ma il vice-intendente, che a due mascelle spolpava un fagiano levato in quel punto dal _buffet_, lanciò alla moglie un'occhiata fulminea, e don Anna fece notare alla contessa come e qualmente il loro ospite illustre avesse il profilo dei Romanoff.
XIX.
Ma i bei giorni passarono veloci.
Il nostro barone, amministrando il patrimonio della sua _dolce metà_, fece le cose con tanto garbo, che al termine di sei mesi non gli restò più nulla da amministrare. La vecchia Sisara morì di crepacuore. Giuda che, fino a quel giorno, aveva saputo dissimulare in faccia alla società l'orribile dissesto delle sue finanze, dovette alla fine smascherarsi. Gli anziani della parocchia domandarono un _anticipo_ sulle spese delle esequie--e Giuda, per mancanza assoluta di quattrini, non potè accordare alla lacrimata consorte che un funerale di terza classe, a moccoli spenti e barella scoperta.
XX.
L'aristocrazia di Gerusalemme, scandalizzata dall'avvenimento, ripudiò _ipso facto_ il barone. Ponzio Pilato, il vice-intendente Caifasso, il proposto Anna, tutti quanti si sovvennero dell'antico _questurino_, e chiamandosi mistificati da un _audacissimo furfante_, spedirono quattro carabinieri per arrestarlo. Ma Giuda, che aveva degli amici alla Polizia, fu avvertito in _tempo utile_, e mentre i carabinieri perlustravano le sale interminabili del palazzo, egli usciva dalla città, e si avviava passo passo verso Cafarnao, come un borghese onesto che vada a prender aria.
XXI.
Dopo tre ore di cammino, giunse ad una casa isolata.--Picchiò--gli venne aperto. Intorno ad una lunga tavola sedevano cinque o sei pescatori, mangiando degli agoni fritti alla graticola.--Se possiamo servirla?.... disse il più anziano.--Con tutto il piacere! rispose Giuda, prendendo posto alla tavola. E in meno di due minuti divorò dieci dozzine di pesci, trangugiando le squame e le scaglie.
XXII.
--Se non m'inganno, disse Giuda respirando dal pasto--se non m'inganno questa è frutta del lago di Como!... Non ho gustato mai agoni più squisiti!...
--Questi non sono pesci di lago nè d'acqua salsa, rispose gravemente il più anziano dei pescatori--_Cantate Domino canticum novum!_ perocchè voi foste degno di mangiare gli agoni del miracolo!
--In verità...miei buoni compagnoni... io non giungo a comprendere... Permettete che io ne assaggi un'altra dozzina... tanto da capacitarmi...
--Prendete! prendete pure--_et manducate ad satietatem, quia mirabilia fecit Dominus!_ I cinque divennero cinquemila--e potranno diventare cinquantamila--e forse domani saranno cinquemila milioni di milioni!
XXIII.
--Cospetto! incomincio a capire! pensò Giuda, cavando di tasca un astuccio e offrendo degli zigari alla compagnia.--Quel linguaggio misterioso.... quell'enfasi.... quelle citazioni latine... Sta a vedere che io sono piombato in una loggia massonica della nuova setta! Ah!... se fossi ancora _poliziotto_, che bella occasione per far danaro!.... che magnifico arresto! Giuda stette alquanto silenzioso meditando il partito da prendersi.--Poi, vedendo d'aver a fare con gente di buona fede, e riflettendo agli imbarazzi della propria posizione, risolvette di arrischiare tutto per tutto, e di tentare ogni mezzo per aggregarsi alla setta.
XXIV.
Uno dei pescatori, il quale nomasi Pietro, ed era il più autorevole personaggio della brigata, parve indovinare il pensiero di Giuda, e senz'altri preamboli, lo interpellò della sua vocazione:
--Uomo di dura cervice: siete voi pronto a seguire il divin maestro?--colui che è venuto ad esaltare il povero, e ad umiliare il possidente?
--Caspita!... affare eccellente!...
--Colui che cambia l'acqua in vino?....
--Colla crittogama che c'è in giro!.... Amici miei.... contatemi pure fra i vostri!...
--Ebbene! _Benedictus qui venit in nomine Domini!_--concluse Pietro imponendo le mani sul capo del nuovo apostolo. Giuda lasciò fare, e picchiossi il petto come un fabbriciero alla messa, biascicando fra le gengive una giaculatoria che aveva imparata da bambino.
XXV.
--Vediamo, ora, quale impiego si può darti nella comunità, riprese Pietro dopo breve silenzio. Sai tu leggere e scrivere?
Vi dirò... La calligrafia l'ho piuttosto buona.... So copiare... so scrivere sotto dettatura... Ma a dirvela in confidenza, io non oserei arrischiarmi in uno di quegli impieghi che si chiamano di concetto.... Il mio forte è, come dissi, la calligrafia--nella aritmetica, non faccio per vantarmi, credo che pochi mi stiano al pari--: ho finito il mio corso di _ragioneria_ a Gerusalemme, insomma ho tutte le disposizioni e le doti necessaire per essere un buon impiegato d'ordine.... come a dire un amministratore, un cassiere, un sorvegliante dei registri...
--Un cassiere!.... esclamò Pietro con visibile commozione. Che vi pare, apostoli colleghi?... non sarebbe omai tempo che la società avesse un cassiere?...
Tutti assentirono per acclamazione.
XXVI.
Giuda fece un risolino impercettibile a fior di gengive--poi con voce melata si arrischiò a domandare:
--Ma.... miei buoni signori.... cioè voleva dire.... miei buoni colleghi.... siete voi ben certi.... innanzi tutto.... di avere.... o di poter avere.... una cassa?
Gli apostoli si guardarono in faccia, e parevano imbarazzati a rispondere.
--Non importa! esclamò Giuda riprendendo il suo fare da principe russo:--Createmi cassiere... ed io... in mancanza d'altri.... sì! penserò io a formare la cassa.--L'argomentazione è molto semplice--ed io, per adattarmi alla vostra capacità, qui, sui due piedi, voglio ridurvela a sillogismo.--Un uomo non può chiamarsi cassiere quando non abbia a sua disposizione una cassa--voi mi chiamate cassiere della vostra società--_ergo io_, conseguenza inevitabile, posseggo una cassa!
Gli apostoli, sbalorditi da questa logica altrettanto profonda che ardita, accordarono a Giuda l'impiego di cassiere, colla riserva di sottoporre la nomina all'_exequatur_ del loro divin maestro.
Di tal modo il nostro Giuda scroccò l'apostolato, ed egli riuscì per qualche tempo a gabbare la buona fede dei santi colleghi, mostrandosi entusiasta delle nuove dottrine, e propagatore zelante delle idee più liberali e democratiche.
XXVII.
Nei caffè, nelle bettole, nelle piazze egli predicava come un maniaco contro il despotismo di Ponzio Pilato, contro i vili infamissimi arbitrii della imperiale regia Polizia. Commiserava il povero popolo, annunziava un'êra di abbondanza e di ricchezza universale; e mentre il Divino Maestro insegnava l'umiltà e la rassegnazione, la carità e il disprezzo dei beni terreni, Giuda istigava il povero ad insorgere contro il ricco, eccitava allo sciopero gli operai, declamava contro i padroni di casa, in una parola aizzava nel popolo tutti gli elementi dell'ira e della discordia. Egli non aveva tralasciato di aprire delle sottoscrizioni estorcendo dal povero popolo i sudati risparmi della settimana. Di tal modo sarebbe riuscito a formarsi un buon fondo di cassa, se il Divino Maestro, edotto dell'indegna simonia, con un giuoco miracoloso della sua volontà onnipossente, non avesse restituito il denaro alle milleduecento saccocce defraudate. Giuda nel constatare il nuovo prodigio, fece una brutta smorfia del naso, anzi, a dire di alcuni storici--rimase con un palmo di naso.
XXVIII.
L'orribile vuoto della cassa suggerì all'Iscariota le più desolanti considerazioni.--Un codice, che, ammettendo l'uguaglianza sociale, impone che ciascuno si spogli volontariamente del fatto suo per darlo ai bisognosi, non rispondeva alle naturali ed intime teorie del nostro demagogo. Egli avrebbe preferito un sistema più radicale e più spiccio: «Prendete ove ce n'è d'avanzo--fate vostro ciò che non serve agli altri--profittate d'ogni ben di Dio che vi capita sotto l'ugna.»
Queste considerazioni alienarono dal divin maestro le simpatie del volubile apostolo. Onde avvenne, che non sapendo ritrarre verun profitto da una cassa eternamente vuota, dopo otto mesi di bolletta disperata, Giuda prese partito poco onesto di denunciare tutta la setta, e vendere il Divin Maestro per la somma di trenta denari, equivalenti a due lire austriache e cinquanta centesimi.
XXIX.
La storia dell'infame tradimento è abbastanza nota ne' suoi particolari più minuziosi, perchè altri si faccia a ripeterla. La notte del giovedì santo, Giuda cenò lautamente in compagnia de' suoi colleghi apostoli; poi, uscito dalla sala col puerile pretesto di fumare una pipa all'aria aperta, prese tutto solo la via di Gerusalemme, e andò diffilato all'undecimo circondario di Polizia per fare la sua denunzia.
XXX.
Il passo era piuttosto temerario. I nostri lettori ricorderanno senza dubbio come da parecchi mesi fosse spiccato dalle autorità di Gerusalemme un mandato di cattura contro il sedicente barone Iscariota, segretario intimo dello czarre delle Russie. Il processo dell'audace truffatore era stato dibattuto alla corte delle assisie, e, dietro il verdetto del giurì, il contumace condannato a dieci anni di reclusione per falso, truffa, usurpazione di titoli non propri, e libidine contro natura.--Il matrimonio con una vecchia settuagenaria a quei tempi era considerato delitto contro natura.
XXXI.
Ma i governi dispotici sono troppo informati alla moralità, per non far uso in certe occasioni delicate di eccezionali indulgenze. Giuda, espertissimo dei misteri di polizia, conosceva la storia di molti altri bricconi, i quali erano riusciti a farsi perdonare i più atroci delitti coll'innocentissimo stratagemma di accusare un galantuomo e fornire delle buone calunnie per farlo appiccare. Erode, Pilato, Caifasso, il proposto Anna, il procuratore del Re, i giurati, i legulei, gli scribi, i fabbricieri, i possidenti, gli usurai, in una parola la grande maggioranza degli uomini d'ordine e della moderazione, l'avevano a morte contro il capo della setta cristiana, e già da più giorni correvano sulle traccie di lui per farlo fucilare o crocifiggere senza processo.
Armato di tali considerazioni, Giuda si presentò arditamente al commissario superiore dell'undecimo circondario, e senza perdersi in preamboli, si esibì di consegnare nelle mani dei carabinieri e delle guardie di pubblica sicurezza il capo della terribile congiura repubblicana.
XXXII.
Come si compiesse la nefanda perfidia, è noto a quanti hanno letto il catechismo. Giuda intascò il denaro dell'orribile contratto, tradì il Divin Maestro col perfido bacio, e poi, come se nulla fosse accaduto, si recò all'uffizio delle messaggerie internazionali, e prese un posto nel _coupè_ della diligenza che partiva per l'Italia.
XXXIII.
Il signor Rénan nella sua _Vita di Gesù_ ha dimostrato quanto vi sia di erroneo nella opinione di coloro i quali pretendono che Giuda si appiccasse ad una pianta di fico. Gli uomini che hanno tempra da Iscariota non commettono simili corbellerie. Citatemi un solo esempio di birbante, il quale siasi appiccato pel rimorso de' propri misfatti!
Giuda possedeva del denaro. Oltre le due svanziche e cinquanta centesimi, guadagnate legalmente come prezzo del ragguardevole servizio reso allo Stato, i nobili e i possidenti della città avevano aperto una soscrizione a di lui favore.--Nella notte del giovedì al sabato di Passione, fu raccolta per l'_obolo di Giuda_ la somma di tremila e cinquecento franchi--dei quali ottocento ventitrè vennero incassati dall'_apostolo_, il resto andò perduto nei diversi uffizi dei giornali promotori e patrocinatori della _colletta_.
Ma Giuda non era uomo da badare a codeste inezie. Gli stava troppo a cuore di svignarsela presto da Gerusalemme e dai paesi limitrofi, dove un giorno o l'altro qualcuno de' suoi antichi conoscenti avrebbe potuto rimeritarlo del bel servizio reso a Gesù.
XXXIV.
Partì dunque, come abbiam detto, colla messaggeria internazionale alla volta d'Italia. Visitò Napoli, la Sicilia, poi venne a Roma, coll'intenzione di stabilirvi il proprio domicilio permanente. Quivi, dopo il breve soggiorno d'una settimana, ricevette un bullettino d'invito pel servizio di guardia nazionale. Protestò, mise innanzi delle scuse, si dichiarò malato di itterizia midollare, ma il Consiglio di Disciplina fu inesorabile. Giuda, per evitare l'incomodo di andare la notte in pattuglia, rinunziò alla splendida vita della capitale e recossi a Bologna.
XXXV.
I nostri lettori avranno già notato non senza meraviglia, come Giuda, fino a quell'epoca, fosse andato esente da quella fatale passione, cui tutti gli uomini ben organizzati vanno soggetti una o più volte nel corso della vita.--A Bologna, passeggiando sotto i portici, il nostro eroe vide finalmente una donna... una vergine... un cherubino!... Il cuore inveterato, quasi ossificato, del traditore di Cristo, si infiammò come un mazzo di zolfanelli al contatto di una stufa.
La giovinetta chiamavasi Camilla ed era figlia di un salsamentario, che a Bologna passava pel più distinto fabbricatore di mortadelle. Giuda passò venticinque volte dinanzi alla bottega lanciando, attraverso i salami della vetrina, delle occhiate temerarie. La giovinetta ingenua sbirciava, dietro un giambone, il galante forastiero. I due cuori si intesero. Appena Giuda potè leggere nel volto della fanciulla il sentimento di un affetto ricambiato, entrò nella bottega col pretesto di comperare cinque once di salato misto.--La ragazza ebbe il gentile e delicato pensiero di involgere la merce in una lettera tutta piena di frasi appasionate e di errori di ortografia.
XXXVI.
Le nozze si fecero presto. Ma essendo giunta fino a Bologna la notizia della orribile tragedia avvenuta a Gerusalemme, e il traditore di Cristo venendo designato dai fogli liberali alla esecrazione dell'universo, Giuda stimò bene di dissimulare la propria identità, e di assumere un nome di capriccio. Nel contratto di nozze, che ciascuno può esaminare quando gli piaccia, nella grande biblioteca vescovile di Bologna, il nostro eroe si firmò Bartolomeo Majocchi, negoziante di baccalà all'ingrosso ed al minuto.
XXXVII.
Negli uomini di buona tempra l'amore non elide la speculazione. L'idea di stabilire a Gerusalemme un negozio di salami era balenata alla mente imaginosa dell'ex-apostolo, all'indomani delle sue nozze.
Camilla, in mezzo ai trasporti ed all'estasi dei primi amplessi coniugali, aveva dichiarato allo sposo di conoscere perfettamente l'arte di _insaccare_ ed assodare la carne di majale. Il salame, questo genere di commestibile ignoto agli abitanti della Giudea e vietato dalle leggi mosaiche a buona parte di quella colta popolazione, poteva riescire un solletico anche ai palati più scrupolosi.--Affare eccellente!... Si faccia presto e non si badi a pericolo!
XXXVIII.
Si fissò il giorno della partenza. Il padre della sposa fu molto contento di pagare in salami piuttosto che in danaro contante la dote della figliuola--e i due conjugi presero la via di Gerusalemme, trasferendo in quella città una dozzina di casse ripiene di prosciutti, codegotti, mortadelle, bondiole, e parecchie forme di cacio parmigiano... per assortimento di generi.
XXXIX.
Prima di entrare in Gerusalemme, il sedicente Bartolomeo Majocchi entrò nella bottega di un parrucchiere, si fece radere la barba, si pose in capo una parrucca rossa, inforcò al naso un paio di occhiali verdi, si applicò due cerotti, l'uno alla pozzetta del mento, l'altro nel mezzo della guancia sinistra, e così trasformato salì di nuovo in carrozza per proseguire il viaggio.
«--Ho dovuto mascherarmi perchè nessuno mi conosca a Gerusalemme, disse Giuda alla moglie--tu sai il proverbio, _nemo propheta in patria_--sarei anzi tentato di prendere un nome francese... Basta!... a suo tempo vedremo?...»
La Camilla, che era furba come una bolognese, non volle saperne d'altra spiegazione. I due conjugi, appena arrivati a Gerusalemme, presero in affitto una magnifica bottega sul corso Mardocheo, la decorarono con ottimo gusto, e in termine di una settimana, precisamente il giorno di S. Michele, ne fecero la solenne apertura.
XL.
L'insegna del nuovo Stabilimento produsse grande effetto. In essa era scritto a cifre dorate: ALLA BOLOGNESINA, _grande assortimento di salati--specialità: mortadelle di Bologna e codegotti di Morbegno.--Dejeuners a la fourchette_, UN FRANC, _compresa la tazza Chiavenna--fuoco, stuzzicadenti e seggiole.--Cabinets particuliers pour le deux séxes.--Sophàs et fauteuils à discretion_.--
Tutta Gerusalemme si accalcava nei primi giorni dinanzi alle vetrine. Il sedicente Majocchi ebbe la soddisfazione di vedere non pochi borsajuoli, sue vecchie conoscenze, _far_ l'orologio e il _foulard_ agli ammiratori più fanatici del suo negozio.
XLI.
Camilla, abbigliata con molto sfarzo, sedeva al banco per iscambiare le monete. I _lions_, gli uffiziali di cavalleria e gli studenti dell'_Università_ la fulminavano di occhiate attraverso i cristalli. Il marito non vedeva, e agitando una immensa sciabola, passava in rassegna le mortadelle. La curiosità dei Gerosolimi fece il suo sfogo in una settimana; ma il salsamentario non si chiamava molto soddisfatto del proprio commercio.
Qualche neofito della nuova setta cristiana, il proposto don Anna, cinque o sei canonici della cattedrale e la moglie del vice-intendente Caifasso, erano i soli avventori della bottega. La contessa di Caifasso aveva altresì profittato dei _gabinetti particolari_ in compagnia di un tenente degli usseri.
La grande maggioranza dei cittadini, costituita da Ebrei superstiziosi e testardi, vedeva di mal occhio quella scandalosa mostra di salami nel luogo più frequentato della città. Gli scribi e i farisei mormoravano--e tutte le sere, nel momento in cui Giuda saliva sullo sgabello per accendere il lampadario, qualche fanatico si bizzarriva a lanciare delle pietre contro le invetriate.
XLII.
L'Iscariota, filosofo profondo, incominciò a riflettere sui pericoli della propria situazione, e a cercare qualche provvedimento.--Questi ebrei, pensava egli, saranno la mia rovina. Ah! se avessi potuto prevedere... Ma... basta!... Ciò che è fatto è fatto! Quel Cristo era un grand'uomo.... un gran legislatore... Egli permetteva la carne di majale... Decisamente ho avuto un gran torto a denunziarlo!...
L'Iscariota, dopo una lunga meditazione sulle diverse religioni considerate nei loro rapporti colla carne di majale e più specialmente col salame, finì per innamorarsi del Cristianesimo, come quello che poteva immensamente favorirlo ne' suoi interessi commerciali.
XLIII.