# Libro bizzarro

## Part 2

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--Le mie figlie e quest'altre amabili donzelle rendono piena giustizia ai meriti eminenti del cittadino Gal-di-fuoco, e tutte convengono che egli rappresenta uno dei tipi più perfetti del suo sesso. Ma è pur noto che ciascuna fanciulla suol prefiggersi un tipo di marito, e pare che il tipo del nostro simpatico Gal-di-fuoco non risponda nè fisicamente nè moralmente alle idealità preconcette di questo gruppo. Via! non è il caso di desolarsi. La città di Carina è abbastanza vasta! e conta parecchie migliaja di nubili giovinette le quali vagheggiano i tipi più svariati. Uscendo di qui il cittadino Gal-di-fuoco avrà ben tosto a rammaricarsi per l'imbarazzo della scelta.

In quell'istante la faccia di Gal-di-fuoco aveva proprio il colore di una cresta da gallo. Le sue guancie ardevano. Egli si congedò dalle donne con una stretta di mano, e appoggiatosi al braccio del venerabile precettore, si avviò con lui verso gli atrii.

Quella scena mi aveva sorpreso. Malgrado le spiegazioni a me precedentemente fornite dal venerabile Spugna-di-senno, mi pareva di trovarmi tuttavia in presenza di un enigma.

Io non poteva risolvermi ad abbandonare la sala se prima non avessi appagata una viva curiosità che mi era sorta nell'anima. Mi accostai a Bocca-di-fragola, e traendola in disparte dal crocchio, la interrogai sommessamente: «Sareste voi tanto indulgente da perdonare alla mia audacia, se io vi pregassi di palesarmi le ragioni che vi hanno resa indifferente alle attrattive seducentìssime di quel gentiluomo?

--Come! Non avete udito? rispose Bocca-di-fragola, investendomi con una occhiata che pareva significare: siete dunque imbecille?

Poi, quasi pentita della brusca risposta, soggiunse: «incompatibilità di tipo intellettuale.»

La mia curiosità era troppo eccitata perchè io non arrischiassi una replica:

--Vale a dire?

--Mi sono accorta, conversando con Gal-di-fuoco, che quel giovanotto ha la memoria debole; e siccome sgraziatamente la natura è stata avara anche meco di quel dono preziosissimo, io crederei commettere, sposandomi a colui, un attentato contro la perfezione intellettuale de' miei figli. Perchè l'unione coniugale riesca bene, è necessario che l'uomo completi la donna, vale a dire, che le forze dell'uno soccorrano alle debolezze dell'altra. Quando il marito e la moglie accusino entrambi la imperfezione o l'assenza di una facoltà fisica o morale, si può andar sicuri che i figli generati da tale unione riusciranno deplorabilmente imperfetti. Non vi pare?

E Bocca-di-fragola mi sfoderò sul viso una seconda occhiata non molto dissimile dalla prima, che forse voleva significare: «al di là del nostro mare, nei paesi da voi abitati, siete tutti cretini?»

Io cominciava a comprendere; l'enigma si chiariva. Ritenendo superfluo, fors'anche sconveniente lo interrogare ad una ad una le altre fanciulle, presi le mosse per uscire; ma, rasentando un crocchio, dove Biscia-d'-avorio, Conca-di-perle e Pan-di-buttiro stavano ancora cinguettando, mi ferirono l'orecchio queste parole:

«Che vuoi, biscia mia? Sotto l'aspetto fisico quel tipo non mi va. È troppo gallo, ed io vagheggio un piccione.

Mi inchinai sorridendo e in quattro salti raggiunsi gli altri nel vestibolo.

*

Gal-di-fuoco e Spugna-di-senno si erano accostati alla carrozza, e il precettore avea già spalancato lo sportello per dar passo al suo diletto discepolo, quando una fanciulla leggiadrissima, avviluppata in una ricca mantelletta che le scendeva fino alla caviglia, si slanciò in mezzo a noi, e trattenendo il garzone per la faldiglia dell'abito, gli gridò:

--Gal-di-fuoco, io desidero ardentemente di sposarmi teco: lo vuoi tu?

--Selva-di-crini! esclamò il giovane, vibrando lampi dagli occhi.

--Selva-di-crini, per lo appunto.... Tu mi riconosci! Io ti amo da due anni, da due anni ti desidero. Hai tu udito l'altra notte sotto i tuoi balconi una voce che cantava al suono del mandolino la bella romanza che comincia colle parole:

Al chiarore degli astri divini Corre il gallo alla Selva di crini?

Quella voce era la mia. Sapendo che oggi dovevi intraprendere il giro di nozze, il mio febbrile desiderio di possederti mi spinse a muoverti incontro. Tu eri già uscito. Non puoi imaginare quanto io abbia sofferto nel vederti entrare in questa casa. Presa da una vertigine di amore e di terrore, sentii mancarmi le forze e dovetti sostare nel vestibolo. Ohimè! pensavo io--se qualcuna mi prevenisse!... s'io dovessi rinunziare al mio bel sogno! Ma tu esci solo da quella casa, tu non sei vincolato da veruna promessa. Guardami, Gal-di-fuoco; leggimi nel sembiante, scrutami il cuore, e poi rispondimi un monosillabo.

Gal-di-fuoco aperse due braccia sterminate che parevano ali, e la fanciulla si gettò nell'amplesso. Si intese uno scricchiolio di vertebre. Spugna-di-senno corrugò la fronte rabbrividendo.

Sciogliendosi giuliva e rubiconda dalle braccia del giovane, Selva-di-crini si slanciò nel carrozzone dove noi non tardammo a raggiungerla.

--Al palazzo di città! gridò al cocchiere Spugna-di-senno chiudendo gli sportelli; e salito anche egli nella carrozza, i cavalli presero il trotto.

*

Nel palazzo di città doveva compiersi il cerimoniale prescritto alla legalizzazione del connubio.

Entrammo in una magnifica sala, ammobigliata colla massima eleganza, decorata di statue e di emblemi simbolici. Le statue erano adamiticamente ignude. Un gruppo di figure in marmo di grandezza naturale ritraeva l'abbracciamento di una coppia innamorata con tale arditezza di verismo, da far inorridire il più corazzato libertino europeo. Ma le ragazze di Carina hanno l'occhio troppo esercitato alle espressioni del vero per scandolezzarsi alla vista del nudo.

Il funzionario incaricato di presiedere alla cerimonia non si fece molto attendere. Egli entrò nella sala accompagnato da due matrone. Quest'ultime si accostarono a Selva-di-crini, l'ajutarono a svilupparsi dalla mantelletta, quindi le snodarono le treccie. Un fiume di capelli neri lucentissimi, dalla testa scese fluttuante sul bel dorso della bella giovinetta, la quale, non d'altro indumento ricoperta fuor quello di una maglia di seta candidissima, somigliava ad una statua di alabastro ombreggiata da un salice bruno.

Notai, che all'istante in cui le matrone si chinavano per raccoglierle intorno ai fianchi quella ricca frangia di ebano, la giovinetta diede un guizzo, e subitamente sul seno e sulle coscie le candide maglie si imporporarono di una leggiera fioritura sanguigna.

Spugna-di-senno crollò il capo, e traendomi in disparte mi disse all'orecchio: «Oramai queste formalità dovrebbero abolirsi. Qui da noi, la specie umana si è abbastanza perfezionata, perchè una ragazza possa concepire il pensiero di ricorrere alla frode per correggere i proprii contorni. Da circa mezzo secolo qui non s'è più avverato il caso che alle punture dello spillo di verifica non abbia risposto immediatamente il _signum cutis_. Chi prende a moglie una nativa dell'isola può andar sicuro di portarsi in casa una donna di carne, non un cumulo di stracci o di guttaperga, foderato di uno scheletro vivo.

È probabile che, durante questo _a parte_ fra me ed il venerabile precettore, siensi compiute presso la tabula pretoria dell'altre cerimonie curiose. Quando noi ci avvicinammo ai due sposi, il funzionario era già intento a recitare il formulario prescritto dalla legge. Quel formulario era un tessuto di frasi burocratiche, un succinto riepilogo dei doveri che incombono ai maritati, accompagnato da alcuni ammonimenti poco notevoli, dove si eccettui quest'uno che mi parve assai giudizioso:

«Non amatevi troppo; è il mezzo più sicuro per amarvi sempre; val meglio amarsi tutta la vita, che uccidere l'amore in pochi giorni di godimenti.»

Sovvenendomi che questa prosa non era che la parafrasi di quattro distici di Voltaire, ammirai il buon senso mostrato dagli antichi legislatori dell'isola nell'aver fatto tesoro di un così savio precetto.

Compiute le ultime, insignificanti formalità della cerimonia, Gal-di-fuoco sporse il braccio alla sposa, e noi prendemmo le mosse per uscire del palazzo. Al piè dello scalone mi attendeva una nuova sorpresa. I due giovani, dopo uno scambio di baci fervidissimi, si disgiunsero, e volgendosi collo sguardo un saluto pieno di amore e di tristezza esclamarono all'unissono: A rivederci dopo la quaresima!

--Ma, come? che significa questa separazione? domandai colle ciglia inarcate a Spugna-di-senno. Vi hanno ancora dell'altre formalità a compiersi prima che i due sposi vadano a coabitare sotto il medesimo tetto?

--Voi l'avete udito, rispose pacatamente l'illustre precettore; vi è di mezzo una quaresima.

Poi, sorridendo, soggiunse: «Ma voi, nella vostra qualità di straniero, non siete in dovere di comprendere. Montiamo nella carrozza, e là discorreremo a miglior agio.

Il precettore accennò a Gal-di-fuoco di salire, ciò che egli fece dopo aver rivolto un ultimo sguardo a Selva-di-crini, la quale si allontanava a passo leggiero, portata dalla sua beatitudine di fanciulla maritata.

Poichè tutti ci trovammo impancati sui morbidi cuscini del cocchio, Spugna-di-senno riprese la parola:

--Per uniformarsi scrupolosamente ai riti nuziali imposti dal nostro codice, è d'uopo che i novelli conjugi, compiuto l'atto di iscrizione al palazzo di città, vivano per quaranta giorni disgiunti. È ciò che suol chiamarsi da noi la quaresima preparatoria. La giovane sposa impiega questo tempo ad erudirsi in ogni ramo di scienza che si riferisce all'igiene sessuale ed ai doveri della maternità. Da oggi fino al giorno destinato alla consumazione del matrimonio, Selva-di-crini assisterà quotidianamente alle lezioni di anatomia e di fisiologia genetica che si tengono espressamente nel nostro Ateneo per le fanciulle iscritte nell'albo pretorio. È là, che ogni nostra donna, prima di abbandonarsi alle rilassanti dolcezze della moglie, si prepara ai nobili sacrifizi e ai delicati uffici della madre; è là, che alle voluttuose compiacenze del desiderio coniugale vengono a sovrapporsi le serie preoccupazioni della fecondità, dell'allevamento dei figli, del benessere fisico e morale della famiglia. Vi par giusto? vi par saggio? S'è mai pensato, laggiù, nella vostra decrepita Europa, a istituire qualche cosa di somigliante? Ciò sarebbe scandaloso, non è vero? sarebbe abbominevole, laddove alla cima di ogni virtù femminile fu collocato il pudore. Infatti, nei vostri paesi, non accade forse mai che a traverso i suoi lubrici vagheggiamenti una delle vostre vergini vegga al di là del talamo giocondo spuntare l'imagine di una culla.

Malgrado le melanconiche riflessioni che in me si producevano da un confronto di idee e di costumi che umiliavano il mio amor proprio di uomo civile, io arrischiai un'altra domanda:

--E il nostro amabilissimo Gal-di-fuoco, di qual maniera impiegherà egli la sua quaresima?

Il giovane, tutto assorto ne' suoi pensieri, fors'anco affranto dalle molteplici emozioni subite durante la mattinata, crollò il capo mestamente e stette mutolo.

Spugna-di-senno, colla sua amabilità consueta si incaricò di rispondere per lui:

--Gal-di-fuoco, disse il vecchietto sorridendo, nella quaresima attenderà a rinvigorirsi, e subirà tutte le prove preparatorie alla nuova posizione che gli incombe. Importa che prima di intraprendere la vita conjugale, uno sposo si divezzi dalle abitudini di scapolo e si eserciti preventivamente a tollerare i disagi e le noje inseparabili dal nuovo stato. Credereste? Da noi si è perfino trovata la maniera di abituare il futuro babbo a certi inconvenienti della paternità, che riescono, alle persone dai nervi troppo delicati, i più uggiosi e intollerabili. Gal-di-fuoco, durante la quaresima nuziale, dovrà attendere a' suoi studi, tenere i suoi registri e scrivere le sue corrispondenze in presenza della poppatola Thompson, la quale non cesserà mai di funzionare ne' suoi appartamenti. Sapete voi cosa sia una puppattola Thompson? È un gran fantoccio di legno, nelle cui viscere sta chiuso un organetto, dal quale ad ogni intervallo di diversi minuti scattano dei suoni somiglianti al vagito del bimbi. Questi suoni prodotti dal meccanismo Thompson vibrano così acuti e stridenti, che una volta l'orecchio ci si avezzi, lo stridio di una dozzina di marmocchi al confronto pare un susurro di zeffiri.

--Perchè non aggiungi, interruppe Gal-di-fuoco riscuotendosi, che durante la maledetta quaresima ci si condanna altresì a sentire ogni notte nella nostra camera da letto il brontolìo di una pentola che bolle?

--Puerilità! esclamò il vecchio; ma pure, in certi casi, profittevoli. Non si sa mai quali transazioni, col volgere dell'età, possa subire il temperamento di una donna. Avezzato l'orecchio al brontolìo di una pentola, il futuro marito facilmente potrà rassegnarsi più tardi a tollerare il brontolìo della moglie.

Spugna-di-senno parlava ancora, quando la carrozza entrò nel palazzo De-Tonnalli e ristette negli atri.

*

All'indomani, io dovea partire da Carina per intraprendere le mie esplorazioni scientifiche nell'interno dell'isola. Nel prendere congedo da' miei ospiti, promisi che, salvo ostacolo di malattia, od altro caso di forza maggiore, di là a quaranta giorni avrei fatto ritorno per prender parte al banchetto nuziale.

E tornai diffatto.

Rientrai nel palazzo De-Tonnalli a tarda sera, al momento in cui la famiglia e i numerosi invitati toccavano i bicchieri per gli ultimi brindisi. Al mio entrare nella sala, tutti si alzarono per abbracciarmi; fu un accoglimento festoso, cordiale, espansivo, del quale serberò eternamente la più grata ricordanza.

Gal-di-fuoco, dopo aver brindato alla mia salute, si accostò alla sposa, le porse il braccio e con mille carezze la trasse fuori della sala.

Al partire degli sposi, il signor De-Tonnalli levò gli occhi al pendolo e disse: «Fanno le dieci--alle dieci e quaranta minuti converrà separarli.»

--Alle dieci e quaranta minuti, gridarono tutti; e i brindisi ricominciarono.

Spugna-di-senno, alquanto brillo, mi sì accostò e mi disse all'orecchio:

--Probabilmente voi ignorate una delle più savie pratiche osservate nel nostro paese allo scopo di rendere più duratura la felicità degli sposi. Fra mezz'ora, noi saliremo nella stanza dove Gal-di-fuoco o Selva-di-crine in questo momento assaporano le prime dolcezze dell'amore, e buono o malgrado, li divideremo. I due novelli sposi dovranno pel restante della notte dormire separati.

--E domani? chiesi io.

--Domani, posdomani, pel corso di quindici giorni, i due conjugi potranno fruire delle due ore di talamo che il codice e la pratica consentono. Economizziamo il piacere! gridò il vecchietto, alzando il bicchiere spumeggiante di sciampagna--è una prudente misura.

E si fece a cantare i bei distici di Voltaire:

_Ne vous aimez pas trop, c'est moi qui vous en prie; C'est le plus sûr moyen de vous aimer toujours; Il vaut mieux être amis tout le temps de sa vie, Que d'être amants pour quelques jours._

_Il flauto di mio Marito_

CAPITOLO I.

La marchesa non parve adontarsi del mio epigramma--crollò leggermente la testa, e volgendomi un sorriso di compassione:

«Ragazzo!--mi disse--tu non comprendi per nulla il cuore della donna!... Iddio ti guardi dal prender moglie! diverresti troppo infelice o troppo ridicolo!»

Io mi accorsi che quella risposta era l'esordio di una confessione generale.

Discostai la lucerna, eclissandola dietro l'enorme mazzo di camelie che stava sulla tavola--e la voce della attempata peccatrice parve sciogliersi più liberamente:

«Sarò sincera con te--ti dirò tutto, onde non abbi più nulla a domandarmi od a rimproverarmi in avvenire.... Il Signore ha perdonato alla donna per aver molto amato; e i preti spingono la loro indulgenza fino ad assolvere i peccati di poco amore, purchè il colpevole si confessi con sincerità.

«Le mie debolezze--o colpe, che ti piaccia chiamarle--furono molte. Io non accuso i miei conoscenti ed amici di averle esagerate. Perocchè se io non ebbi mai l'accortezza di nasconderle quando l'occhio maligno dalla società spiava tutti i passi, per non dire tutti i pensieri della mia giovinezza--a che varrebbe ora lo smentirle o l'attenuarle?...

«Il mondo però mi ha calunniata iniquamente, attribuendo a volgare istinto di sensualità certe abberrazioni istantanee, le quali, per quanto variate e molteplici fossero, ebbero nondimeno una origine comune: il più puro, il più nobile, il più costante degli affetti!

«Tutta la mia storia potrebbe riepilogarsi in questo solo motto: Ho peccato con molti per aver troppo amato un solo uomo.

«Ho impiegato la mia vita, come una antica sacerdotessa di Vesta, a custodire la sacra fiamma del primo amore. E ci sono riuscita!... Quand'anche la mia giovinezza, oramai spenta, avesse per incanto a rianimarsi e a prolungarsi rigogliosa fino alla consumazione dei secoli, io non amerei che lui.... non potrei amare che lui.... lui solo....

--Il _fu_ marchese vostro marito?...domandai sorridendo.

--Oltraggerei la memoria di quel degno e rispettabile compagno della mia giovinezza--rispose gravemente la marchesa--se affermassi di averlo amato... d'amore. Mio marito fu il primo prodotto di quella sublime passione, che non avendo potuto esaurirsi nell'essere adorato, corse dietro per tanti anni ai fantasmi di una dolce reminiscenza....

«Perchè tu mi possa comprendere, è d'uopo che io risalga al principio...

»Evochiamo l'angelo della rivelazione, il Prometeo della luce, il Dio agitatore di tutta la mia vita!...

»Crederesti?... nel profferire il nome di Adolfo, io risento una commozione sì viva, che mi sembra, come l'antica fata Morgana, uscire ringiovanita dalla vasca miracolosa.

»Egli dunque si chiamava Adolfo....

»Io lo vidi por la prima volta nel giardino della nostra villeggiatura di Medolago. Figurati una sera di maggio, fresca, olezzante e tranquilla come il mio cuore di sedici anni... Sì compievo appunto i sedici anni la sera in cui mio cugino Adolfo mi fu presentato.

»Un bel giovane, di media statura bruno di capelli--presso a poco i tuoi capelli, Eugenio; più crespi, più vigorosi, direi quasi fiammeggianti di giovinezza....

»Ma che giovano le descrizioni? La bellezza giovanile ha dei segreti che la parola non può rilevare, nè la tela riprodurre...

»Fra Adolfo e me corse un'occhiata fuggitiva--due correnti elettriche si stabilirono fra i nostri giovani cuori.--Adolfo arrossì--io tremai--ci ricambiammo i complimenti della presentazione con voce fioca e convulsa....

»Mia madre disse:--Eccoti, Ortensia, un egregio dilettante, di flauto, che verrà, noi vogliamo sperarlo, a deliziare qualche volta il nostro soggiorno campestre!

»Sarò ben felice, rispose Adolfo senza guardarmi in volto, di fare un poco di musica con voi, amabile cugina... Tutti vi dichiarano prodigiosa al pianoforte... Suoneremo dei duetti!...

»Io risposi con un'occhiata affermativa e un inchino da collegiale... Poi, per nascondere la mia viva agitazione, mi allontanai da Adolfo e da mia madre, facendomi a percorrere tutta sola i viali del parco...

»Quella notte non potei prender sonno... La bruna capigliatura di Adolfo, il suo sguardo di fuoco, il bianco e profumato sorriso, la voce insinuante, magnetica--tutto si rifletteva, come una iride voluttuosa, nel vivo cristallo della mia vergine fantasia...

»Io lo vedeva... io gli parlava come ad un amico lungamente aspettato...

»Al biancheggiare del mattino, dopo i lunghi affannosi vaneggiamenti, le mie ciglia si chiusero al sonno--ma l'anima vegliava tuttavia, nelle dolci illusioni di una musica celeste.

»Erano le note di un flauto lontano--era il canto misterioso dell'amore--era la risposta di un'anima sorella, che poche ore innanzi si era identificata colla mia... Nel sonno le mie membra si cullavano dolcemente, secondando le voluttuose cadenze... Ebbrezza salutare dei sogni! Qualche volta non sei che un riflesso, una larva sbiadita dei gaudi trascorsi.... Per me, giovinetta inesperta della vita, fosti una rivelazione di ignote delizie!...

»Eugenio, cominci tu a comprendere per quale associazione di idee voluttuose e sublimi, il flauto abbia potuto esercitare tanto fascino su tutta la mia vita?...

»I miei rapporti con Adolfo--rapporti brevi pur troppo, ma esuberanti di ogni dolcezza--non furono che un duetto di flauto e pianoforte, deliziosamente prolungato nella vicenda di interruzioni e riprese gradevolissime.

»Quel duetto cominciò all'indomani della presentazione. Adolfo, come aveva promesso, mi portò una raccolta di composizioni musicali per flauto e pianoforte, che noi prendemmo a studiare in presenza di mia madre...

»I concerti divennero quotidiani; l'arte e la passione progredirono del pari--mia madre si compiaceva, e si entusiasmava del nostro accordo perfetto...

»Così trascorrevano i giorni, le settimane, i mesi. Nè mai fra Adolfo e me ci eravamo scambiati una parola, una lettera, una stretta di mano, che equivalesse ad una franca dichiarazione. Noi ci intendevamo colla scelta dei pezzi, cogli accenti della esecuzione, col capriccio delle varianti, coll'arbitrio dei _crescendo_ e dei _rallentando_, colla foga e la significante rilassatezza dei tempi...

»Qualche rara volta--per accidente--la estremità del flauto aveva sfiorato leggermente la mia spalla--il mio gomito, nelle volate ascendenti sulla tastiera, toccava... e trasaliva al contatto dell'istromento... Queste eventualità del concerto erano un eccitamento fortunato, e da esse la musica ritraeva maggior nerbo. Le fibre irritate galvanizzavano il cembalo--la voce del flauto pareva gonfiarsi... E allora nasceva quella fusione di armonie, che provocava gli applausi di mia madre...

»Mia madre era sempre là, in mancanza di altri ammiratori. La sua presenza incoraggiava l'arte e sorvegliava il buon costume... Sia pace all'anima di quella santa donna! Ma vi è un destino, un angelo, un demonio, un Dio--chiamalo come ti piace...--io preferisco di crederlo un Dio, perocchè ebbi molte prove della sua onnipotenza. Orbene, questo Dio non permette che le anime fortemente innamorate si consumino nello sterile desiderio.--Il nostro duetto a flauto e pianoforte si era prolungato tre mesi...e la vicenda delle interruzioni e delle riprese aveva affrante le nostre forze. Adolfo dimagrava... Al finire dei concerti due solchi profondi gli scendevano dal cavo dell'occhio fino all'estremo delle guancie... Scomponendo lo strumento per rimetterlo nell'astuccio, mi guardava, e pareva dirmi: fino a quando?

»Era tempo che il Dio degli innamorati venisse in nostro soccorso...

»Il duetto ebbe finalmente una soluzione, rapida...concitata...intensa... E la scossa fu tale, che io ne rimasi impressionata per tutta la vita...

»Quel giorno ripassavamo una fantasia di Rabboni sulla _Straniera_... Il flauto di Adolfo era più inquieto che mai... Più volte io aveva sentito la canna di ebano scivolare sotto le mie treccie--l'alito di Adolfo mi infuocava le guancie...

»Cominciava il cantabile: _Meco tu meni!_... Mia madre stava ad udirci appoggiata alla finestra che guardava il giardino...

»Ad un tratto ella si alza--passa dinanzi al cembalo in punta di piedi, e, accennando a noi di continuare la nostra musica, esce pian piano dalla sala.

»Mia madre--lo seppi più tardi--scendeva in giardino per sorprendere la cameriera, la quale era entrata col guattero nella serra dei limoni...

»Per la prima volta, dopo tre mesi di febbre amorosa, Adolfo ed io ci trovammo soli... I preliminari erano già esauriti... La musica aveva supplito eloquentemente alla parola... Fra noi erano stabiliti da un pezzo tutti gli accordi della passione, ripetuti e confermati in tutti i toni musicali...

»Non appena la porta si chiuse dietro i passi di mia madre, la sala fu sconvolta da un improvviso cataclisma--Adolfo, il flauto, il pianoforte, il _meco tu vieni_...tutto fu travolto in un caos delizioso e terribile...

