# Libro allegro

## Part 3

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Tanto io che l'Inglese abbiamo udito un rumore sotterraneo sprigionarsi dalla grossa persona di Attila; e Uldino ad esclamare sottovoce: «Alla barba del pubblico!»

--Quest'altro alla barba dei giornalisti e dei corrispondenti! risponde Attila.

E qui, un altro di quei rumori sotterranei che fanno arrossire il mio Inglese.--Come sono educati gli artisti!...

Ma il preludio è finito. Attila balza in piedi esterrefatto dall'orribile sogno....

--_Uldino.... Uldin!... Non hai udito?..._

--Caspita! lo sento ancora! mormora Uldino....

E il terribile Attila, sguainando la spada, corre furioso per la scena e grida verso le quinte: la gelatina!... sto male di voce.... la gelatina dopo l'adagio!

Nel mentre che Attila ritorna verso la ribalta per cantare l'adagio dell'aria, Uldino va a levare una presa di tabacco dalla scatola di una corista che si mostra dalle quinte in abito da _vergine romana_, e frattanto da un'altra quinta sbuca la moglie del basso con un vasetto ed un cucchiale tra le mani.

--Ah brava!... siete qui colla gelatina! dice Uldino.... Gli è un po' rauco difatti, vostro marito. Questa gli farà bene....

E così parlando, Uldino caccia le dita nel vasetto....

--Lasciate.... malcreato!... Ce n'è appena tanto per ingozzarlo.... lui.... quella bestia! grida la moglie del basso, ritirando il vaso.

Ma Attila, che ha finito il suo adagio, profitta dell'intermezzo istrumentale per andar in cerca della gelatina, e dà l'avviso alla moglie con queste parole: presto!... sfodera il cucchiale.... Martina!

La donna, nel diverbio con Uldino, ha lasciato cadere il cucchiale, e il basso essendo trascorse le battute intermedie fra l'adagio e la cabaletta, ritorna a grandi passi verso il proscenio augurando mille accidenti alla moglie, e poi grida:

Oltre quel limite Ti attendo, o spettro, Vietarlo ad Attila Nessun potrà.

Finita la prima cabaletta, dai palchi e dalla platea insorgono dei fischi.... Attila corre furioso tra le quinte, strappa il vaso dalle mani della moglie e ponendoselo alla bocca, assorbe d'un fiato la broda rappresa, quindi si slancia al proscenio colla spada in pugno per urlare di nuovo:

Vedrai se pavido Io l'alma arretro Se un Nume vindice La patria avrà.

Cric! Crac! quac! quac!--urla la platea come un solo.... Attila.

Al povero basso, malgrado il sussidio della gelatina, è scroccata l'ultima nota della cabaletta.

Nel ritirarsi dal proscenio per sfidare il pontefice romano che si avanza in mezzo ad una processione di coriste _vestite da vergini_, Attila esclama con voce rabbiosa: maledetti! c'era un becco di pollastro.... in quella gelatina.... Qualche vendetta.... so io.... di chi.... Della birra! datemi della birra!... No.... Non siamo più a tempo.... Accidenti alla musica ed al pubblico!

* * *

E Attila s'inginocchia dinanzi al papa gorgogliando le fatidiche parole:

Dinanzi ai numi Prostrasi il re.

--Chi state donne con papo? mi chiede l'Inglese.

--Vergini romane; rispondo io.

--Se così state vergini, cossa state Roma tonne ti mondo?

Il pezzo concertato ha prodotto una certa sensazione nel pubblico.... Un silenzio solenne regna nel vasto circo--uno di quei silenzi che ordinariamente, in teatro, sono forieri dell'applauso generale.

Ma al punto culminante, quando Attila ripete per l'ultima volta l'umile protesta, un malaugurato turacciolo che si sprigiona innanzi tempo da un bottiglia di birra, balza scoppiettando dalle sedie fisse al palco scenico e va a colpire direttamente la faccia del pontefice Leone, piantandosi tra le setole della sua barba posticcia. La prima donna, il tenore, i coristi portano le mani alla bocca per dissimulare la loro ilarità; e mentre Attila, il quale non si è accorto di nulla, si prostende colla faccia alle assi del palco scenico, prorompe in una di quelle stonazioni che fanno raccapricciare la intera massa del pubblico, gli avveniristi eccettuati.

--Signor impresario! signora direzione! urla Attila balzando in piedi appena calato il sipario.... io protesto che non canterò più in un teatro.... in un teatro....

--Alto là!... non è quello il modo di trattare le mie barbe e le mie parrucche--grida il parrucchiere del teatro uscendo da una quinta.

--Con chi l'ha, quel cane.... di uno stonatore?--esclama il tenore colla sua voce di falsetto, gettando al basso uno sguardo di stizzosa ironia.

--Non so di noi due chi sia più cane, risponde Attila con voce fremente.

--Dio! s'ha stonato tutti in questo finale!...--strilla il secondo tenore.

E la prima donna in un crocchio di coriste: s'io avessi saputo d'aver a cantare con questi cani....

E il direttore d'orchestra che è salito in quel punto sul palco scenico: «e poi i giornalisti dicono di noi!... Come s'ha a dirigere.... come si fa ad accompagnare questi cani?»

E i coristi maschi: «si beve o non si beve?... Si è mai visto uno di questi cani metter mano alla borsa? Dio!... che massa di cani!»

Ma la prima donna si è avvicinata ad un forellino del sipario, quivi condotta da un figuro in abito da borghese che le parla all'orecchio e non cessa di mormorarle delle frasi alle quali la cantante sembra interessarsi vivamente.

Forse, esplorando più oltre da quella vedetta, avremmo scoperte dell'altre stranezze; ma innanzi che l'opera finisse, l'onorevole signor Jhonnes volle andarsene dal teatro, e a me fu obbligo di cortesia il ricondurlo all'albergo.

E mentre noi, fumando uno squisitissimo avana, rifacevamo a lenti passi la corsia, un _orecchiante_ avvinazzato ci teneva dietro, urlando a squarcia gola una sua reminiscenza dell'opera, tradotta nei versi:

«Caro padre a la madre regina «I possenti mangiavan i figli....[1]

[1]: Il testo dice:

Cara patria, già madre e regina Di possenti magnanimi figli, ecc., ecc.

Ed ecco di qual modo, assistendo alla rappresentazione di un'opera in musica, avviene che il buon popolo raccolga, cogli altri vantaggi morali, anche quello di educarsi alla buona poesia.

Ma forse provvidenziale è l'idiotismo degli spettatori. Guai se comprendessero! Guai, se assistendo ad una rappresentazione d'opera in musica, pigliassero troppo sul serio questa divertente baggianata che è il dramma cantato e istromentato! Un pubblico che si avvisasse di filosofare sull'opera in musica, cesserebbe dal ritrarne diletto, e dovrebbe, in nome della logica e del senso comune, pigliar a sassi il poeta, il maestro e tutti quanti.

L'ARTE DI FAR LIBRETTI

Opera serio-buffa in tre atti

PERSONAGGI

BARITONO I.--_Tiranno di un paese qualunque, personaggio nervoso e atrabiliare._

PRIMADONNA.--_Moglie di Baritono, donna di carattere indipendente e soggetta a frequenti deliquii._

TENORE.--_Giovane di oscuri natali, di temperamento epatico, affetto di itterizia, e di idropisia cronica._

COMPRIMARIA.--_Damigella di confidenza e amica inseparabile di Primadonna; fanciulla tra i venti e i cinquant'anni, di indole maligna e sospettosa._

COMPRIMARIO.--_Amico intimo di Tenore; personaggio poco influente e irresoluto._

PROFONDO.--_Frate di un ordine qualunque; zio di Primadonna, amico di Baritono, mecenate di Tenore, ecc., ecc., uomo di solida costituzione e di molta autorità, con tendenza pronunziatissima alle stonazioni._

CORISTI MASCHI E FEMMINE

_che mutano nome e condizione a comodo del poeta e del maestro, conservando sempre nel viso e nel portamento il tipo cretino. I Coristi, al primo apparire sulla scena, rivelano i loro istinti di ordine, schierandosi in semicircolo e ostentando la maggior parsimonia nei gesti.

La scena ha luogo in un paese non ancora conosciuto, i cui abitanti, invece di parlare, cantano o solfeggiano con accompagnamento di orchestra._

_Epoca: a piacere del vestiarista._

ATTO PRIMO

SCENA PRIMA.

Sala, bosco, o piazza, a comodo dello scenografo. All'alzarsi del sipario echeggia da lungi il seguente

CORO

Al cominciar dell'opera, Siccome è nostra usanza, Una preghiera o un brindisi Cantiamo in lontananza....

E perchè il dotto pubblico Alla canzon plaudisca, Facciam ch'ei non capisca Quello che noi cantiam. Dunque.... preghiam! Dunque.... beviam! Poi tutti, senza muoverci.... fuggiam!

(_Le voci poco a poco si vanno ammorzando--da ultimo non si ode che la battuta del maestro dei cori, il quale sporge il naso da una quinta per consultare la bacchetta del direttore d'orchestra_).

SCENA II.

Tenore--Comprimario.

TENORE (_uscendo da un muro o da una pianta e arrestandosi in fondo alla scena_)

Quai voci!.... Son pur dessi.... io li conosco.... (_a Comprimario_) Li vedi tu?....

COMPRIMARIO (_guardando fissamente il suggeritore_)

Li vedo.... in fondo al bosco Si ritraggon i vili.... e qui tu puoi Cantar liberamente La cavatina tua....

TENORE (_afferrando Comprimario per un braccio e conducendolo sul davanti della scena_)

Sì: mio fedele!.... Altra ragion qui non mi trasse--e certo Venuto non sarei, Se il maestro, cedendo ai voti miei, La cavatina non mi avesse scritto....

COM. Siete primo tenor--ne avete il dritto.

TEN. Or va, diletto mio--veglia da lunge.... Esplora il bosco, la vallata, il colle.... Mentre io canto l'_adagio_ in _mi-bemolle_.

(_Comprimario si allontana alzando il braccio destro e si ferma, dietro una quinta, a conversare con una corista_).

TENORE (_impiombandosi presso la buca del suggeritore_)

Per quel destin che a gemere Condanna ogni tenore, La moglie del Baritono Amo di immenso amore.... E questo ardente affetto Cui nulla estinguer può, Nel prossimo duetto A tutti.... e a lei dirò.

COMPRIMARIO (_entrando in scena agitatissimo, e accostandosi a Tenore gli canta con voce fioca nell'orecchio_)

Or che l'_adagio_ Hai terminato; Tenor carissimo, Son qui tornato. Per darti il tempo Di riposar.

TENORE (_dirigendosi con Comprim. verso il fondo della scena_).

Oh! mille grazie! Ben obbligato.... Andiam là.... in fondo.... A passeggiar....

(_Squillo di trombe nell'orchestra. Dopo aver respinto Comprimario nel vano_ _di due quinte, Tenore si slancia di nuovo verso la ribalta, gridando a tutta voce):_

Nuovi prodigi il pubblico Dalla mia gola aspetta.... Ei vuol la cabaletta.... La cabaletta avrà. E griderò sì forte: Guerra, sterminio e morte! Che di mie note al turbine La vôlta crollerà.

COMPRIM. (_avanzandosi timidamente, alle ultime cadenze_).

Qualcun potria sorprenderci.... Prudenza! usciam di qua!

(_si allontanano a passo di carica per vie diverse e senza salutarsi_).

SCENA III.

__Primadonna__, _che si avanza a passo di carica e si arresta dopo quattro passi_.

PRIM. Dove mi inoltro?.... il sol tramonta....

(_la scena si oscura improvvisamente_).

È notte.... (_la campana suona dodici tocchi_)

Gran Dio..., la mezzanotte!.... Come volan gli istanti!... Uscii di casa A mezzogiorno, e dopo venti passi, Eccomi.... nelle tenebre sepolta.... Uscirò più a buon'ora un'altra volta.... E il mio Tenore!... Egli verrà!... Mel dice Questa di flauto melodia soave Che nell'aria si spande.... (_trillo di flauto nell'orchestra_). Oh! rimembranza!.... È omai tempo ch'io canti una romanza. (_con passione_) Alla mia voce, o flauti, Il dolce suon sposate, Gemendo a lui recate L'eco del mio dolor.... Ditegli che l'aspetto Pel solito duetto.... Che moglie di un baritono Sempre amerò i tenor. (_guardando verso le quinte_) Egli verrà.... non tarderà.... Lo veggo Ritto al piè di una quinta.... Egli misura Il tempo colla man... si inchina a bere Un sorso d'acqua e zucchero.... tossisce.... Si slancia alfine...

(_correndo incontro a Tenore e abbracciandolo col più vivo trasporto_)

Il cielo a me ti unisce!

SCENA IV.

__Tenore e detta.__

A DUE VOCI. O gioia inesprimibile!...

PRIMADONNA. Sei tu?...

TENORE. Son io....

PRIMADONNA. Tel credo....

TENORE. Dici tu il ver?

PRIMADONNA. Le tenebre Son folte.... eppur ti vedo....

A DUE VOCI. La luce del proscenio Irradia i cori amanti.... Non perdansi gli istanti.... Dell'ora approffittiam!

PRIMADONNA. Dunque.... risolvi.... affrettati.... (_con impazienza_) TENORE. Che vorrà mai?.... _(da sè, ritraendosi)_

PRIMADONNA. Cantiam!

_(Mentre Primadonna si avanza verso la ribalta per cantare l'a solo del duetto, Tenore entra in un albero)._

PRIMADONNA _(con passione, volgendo gli occhi tratto tratto verso un palco di terza fila)_

Fino dal dì che al cembalo Le prove incominciai, Senza timori o scrupoli D'amore io ti parlai.... Lo sposo mio baritono, Che sempre era presente, Facea l'indifferente.... Fingea di non capir.... Ma questa sera.... ahi miseri! Dovrem per lui.... morir

(_si inchina al pubblico che l'applaude e volgendo le spalle al Tenore entra in una colonna_).

TENORE (_fissando il lampadario con occhi appassionati_)

Non iscordar, bell'angelo, Che prima donna sei; Poichè il libretto è serio, Morir con me tu dei.... In barba al re baritono, Al basso e ad altri ancora, Infino all'ultim'ora Noi canteremo insiem. Ed i maggiori applausi Per certo coglierem (_rullo di timpani_).

PRIMADONNA. O mio spavento!

TENORE. I timpani!....

PRIMADONNA. Tu pure udisti?....

TENORE. Ho udito....

PRIMADONNA. Sempre quel suon funereo.... Precede mio marito....

TENORE (_trascinando Primadonna per un braccio_)

Propizie a noi le tenebre Saran....

(_improvvisamente la scena si rischiara_)

PRIMADONNA. Già sorto è il dì (_arretrando_)

TENORE. Qual contrattempo!....

SCENA V.

Baritono (_che si slancia sulla scena colla spada sguainata_) e detti.

BARITONO. Perfidi!

PRIMADONNA. Cielo!.... il mio sposo!....

BARITONO. È qui!

_(Baritono getta in un bacino di acqua stagnante il cappello e il mantello, che tosto vengono raccolti da mano ignota. Primadonna e Tenore si collocano ai lati del proscenio)._

BARITONO _(colla spada alzata)_

Coppia infame; e spenti al suolo In vedermi non cadeste? Se il rossetto non aveste Voi dovreste impallidir....

(_gettando la spada in un fosso_)

Oh furore! e non mi è dato Punir tosto il reo misfatto!.... Ma vi aspetto all'ultim'atto.... Dove tutti han da morir.

TENORE _(correndo ad abbracciare Primadonna,_ _e guardando Baritono con feroce ironia_).

Or che il brando egli ha gettato, Vien.... mi abbraccia al suo cospetto.... Fino all'ultimo quartetto Non poss'io.... non puoi morir. Nè può il vil, se anco il volesse, Punir tosto il reo misfatto, Chè, noi morti nel prim'atto, Dovria l'opera finir.

PRIMADONNA (_gettandosi ai piedi di Baritono e cantando con accento supplichevole_)

Per l'effetto della scena, A' tuoi piè, signor, mi getto.... Deh! non volgermi la schiena.... Ti commova il mio dolor.... Innocente fu il duetto... Son qual ero, onesta e pura.... Ci batteva la misura Dell'orchestra il direttor....

BARITONO _(afferrando Primadonna per un braccio e scuotendola con violenza)_ E osi tanto?...

PRIMADONNA (_da sè_) Osai più ancora.... L'altra sera... in camerino....

BARITONO (_a Tenore_) E tu l'ami?...

TENORE (_rialzando Primadonna e abbracciandola con trasporto_)

È mio destino...

BARITONO (_tornando presso Primadonna dopo aver percorsa la scena in varie direzioni_)

E innocenza vanti ancor?....

PRIM. Attestar che il vero ho detto Può l'orchestra tutta quanta Là si suona.... e qui si canta....

BARITONO. O mio scorno! o mio furor!

(_Lanciandosi coi pugni stretti verso la ribalta e urlando a tutta gola_)

Fino all'ultimo quartetto Voi vivrete, o scellerati, Maledetti, disperati, Rintronati--dal mio sol!

TENORE (_col massimo furore_)

Suscitare un grande effetto Speri invan colla tua nota... Perchè il pubblico si scuota Ci vuol proprio un si-bemol!

PRIMADONNA (_strappandosi i capelli_)

Urliam tutti e avrem l'effetto.... Par che il pubblico si scuota....

(_a Tenore_)

Arrestiamci sulla nota.... Calca.... sforza il si-bemol.

BARITONO (_volgendosi a destra e a sinistra come un maniaco_)

Vieni!...

PRIMADONNA. Dove?...

BARITONO. Il saprai....

TENORE (_tentando trattenere Primadonna_).

Ferma....

PRIMADONNA (_a Tenore_) Ti scosta!...

TENORE. Io per l'Africa parto.... Addio.

PRIMADONNA. No.... resta....

(_Si ode un fischio dall'interno del palcoscenico che annuncia la prossima calata del sipario. Tutti alzano gli occhi sbigottiti_).

TUTTI. Su.... presto.... terminiamo.... Pria che il sipario non ci cada in testa!

(_Baritono, Tenore e Primadonna si lanciano per l'ultima volta verso il proscenio raddoppiando le grida_).

TUTTI. Alla fine del terzetto Perchè il pubblico si scuota Arrestiamci sulla nota... Rinforziamo il si-bemol!...

(_Baritono trascina lentamente Primadonna, che tratto tratto volge indietro lo sguardo, mentre due servitori in livrea vengono in scena a raccogliere la spada ed altri oggetti smarriti dai cantanti_).

CALA LENTAMENTE IL SIPARIO.

ATTO SECONDO

SCENA PRIMA.

Sala senza porte.--Un tavolo e due scranne servibili.--Altri tavoli e sedili dipinti sul muro.

Baritono--alcune guardie.

BARIT. (_alle guardie_) La regina vedeste? (_breve pausa_) Una risposta Non mi attendo da voi--siete _comparse_... E una _comparsa_ non parlò giammai... Ite!... Solo esser voglio....

(_le guardie volgono la faccia verso le quinte, aspettando un cenno del direttore di scena_).

Ah! no.... attendete....

(_le guardie partono, urtandosi e spingendosi l'una contro l'altra_).

Dove vanno, perdio, questi balordi?... Io muti li credea--sono anche sordi!...

SCENA II.

Frate Profondo e Detti.

FRATE. Signor....

BARIT. Che vuoi?...

FRATE. Di favellarvi chiede Primadonna... ma pria.... con vostra pace... Io pur vorrei....

BARIT. Che cosa?....

FRATE. Intrattenermi Un istante con voi.... Quattro minuti almen....

BARIT. Parla: che vuoi?...

FRATE. Ch'io sono il basso--non ignorate.... È necessario che m'ascoltiate.... Lo vuol.... lo esige.... l'onor dell'arte.... Fui scritturato qual prima parte.... E senza un'aria.... senza un duetto.... Bella figura farei davver! So che a Milano qualcuno ha detto Che da gran tempo non ho più voce.... Che fu menzogna, calunnia atroce, Al dotto pubblico farò saper!...

BARIT. (_da sè, reprimendosi_) Destino avverso! tremenda sorte! Soffrir gli scandali d'una consorte.... Vederla fremere d'iniquo amore.... Andare in estasi per un tenore.... Son cose orribili.... cose nefande.... Cui non può reggere l'uman pensier.... Pure un supplizio--v'è ancor più grande, Udir di un basso le stonazioni.... E dover fingere per più ragioni Che le sue note vi fan piacer!

FRATE (_scostandosi da Baritono e muovendo per partire_)

Risolvi, o principe!

BARITONO. Ho risoluto....

FRATE. Sai per qual scopo son qui venuto...

BARITONO. Chiaro parlasti....

FRATE. Cantar non vuoi La cabaletta?

BARITONO. Da bravo! a noi!....

A DUE VOCI. Le trombe squillano--dietro la scena....

Un sorso d'acqua corriamo a ber

(_si dividono ed entrano nei panneggiamenti delle quinte, quindi ricompariscono colle spade sguainate, urlando a tutta gola_):

Ignoti nemici Già invadon le porte; Di stragi, di morte L'istante è vicin!

(_inginocchiandosi e moderando la voce_)

Gran Dio, benedici Le nostre bandiere;

(_alzandosi impetuosamente e raddoppiando le grida_)

Le barbare schiere Respingi al confini

(_rumori diversi dietro scena_)

FRATE. Udisti?

BARITONO. Udii....

FRATE. Quale fragor?....

BARITONO (_tendendo l'orecchio_) È un carro Che nella via trapassa

FRATE. Ti inganni.... è la gran cassa.... Che del cannone il tuon da lungi imita....

BARITONO. La guerra cominciò....

SCENA III.

Primadonna e detti.

PRIMADONNA. Vili.... è finita!

(_Tutti si arrestano, guardandosi l'un l'altro col massimo stupore. Dalla gran cassa che va allontanandosi partono ancora dei colpi quasi impercettibili--mentre l'orchestra a mezzo dei violini fa sentire il gemito dei feriti e dei morenti_)

BARITONO (_avvicinandosi ad una finestra_)

Sì.... la guerra è finita... Le mie truppe Son tutte là...

FRATE. Nessuno è morto?....

BARITONO. Io credo Che nessun prese parte alla battaglia.... Eppure.... oh! gioia! la vittoria è nostra....

PRIMADONNA (_chinandosi verso l'orchestra_)

Gemito di morenti.... udir mi parve.... Laggiù....

FRATE. Preghiam per essi--vi prostrate....

BARITONO _e_ PRIMADONNA (_inginocchiandosi con visibile ripugnanza_)

Sempre così.... quando c'è in scena un frate!

FRATE (_in piedi, alzando le braccia al cielo_)

Deh non andare in collera, Signor, se tu mi vedi, Mentre costor si prostrano, Far l'orazione in piedi. Finchè un basso profondo Sorviverà nel mondo, Questo costume pio Cangiarsi non potrà.... Tu lo sopporta, o Dio.... Grande è la tua bontà!

BARITONO--PRIMADONNA (_sottovoce_)

Se buono è Iddio, del pubblico Più grande è la bontà!

BARITONO (_alzandosi_)

D'inutili duetti e cavatine Già troppo si abusò.... Tutti mostrammo, Qual nel primiero e qual nel second'atto, Chi siam, perchè cantiamo, La specie e il rango che ciascun teniamo. Nella più vasta e ricca galleria Del palazzo regal si aduni alfine L'intera compagnia.... Il popolo vuo' dire, i senatori, I militi ed il clero, La Banca, il Parlamento, il Ministero, Il Consiglio di Stato.... E tutti quanti han dritto a figurare In un grande finale concertato.

(_Volgendosi a frate profondo_)

Venite voi?

FRATE. Vi pare Che senza me si possa?....

BARITONO. Ebben, vi attendo....

(_a Primadonna_)

Dell'abito più splendido e sfarzoso Vanne e ti adorna.... Al fianco del tuo sposo Tu salirai sul trono....

PRIMADONNA. Un bel vestito Di seta e d'oro io sfoggierò.... Di gemme Sfavilleran la mia corona.... e il petto.... Metterò un braccialetto.... (Che mi diè in dono il marchesin Sanvito) E quattro o cinque anelli in ogni dito....

FRATE. Tante ricchezze.... possedete? A Dio, Al dator d'ogni bene L'inno di grazia ora innalzar dovete....

(_Mentre Primadonna fa per inginocchiarsi, Baritono la afferra per un braccio e la trascina fuori della scena_)

Sta a veder che costui, Perchè è basso profondo, Mi intuona adesso un'altra litania!

PRIMADONNA. Questa ci mancherebbe!

BARITONO. Andiamo via...

(_escono_).

FRATE (_avanzandosi verso la ribalta colle mani alzate, come al solito_)

Non c'è più religione a questo mondo!....

(_esce a passo lento_).

SCENA IV.

