Lettere di molte valorose donne nelle quali chiaramente appare non esser ne di eloquentia ne di dottrina alli huomini inferiori

Part 9

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Non hò ne lingua, ne parole atte ad isprimere (valorosa donna) il dolore, che hò sentito nella morte del vostro honoratissimo consorte; la cui vita era à molti vita, & la cui salute ad infiniti porgeva salute: & chi è colui si di rigido diaspro composto che non pianga et non si doglia veggendo colui dal mondo partirsi che di humanità & di religione tutti gli altri pari suoi avanzava: et haveva sempre le ricchezze sue esposte alli servigi de suoi amici & cari benvoglienti? Quanto havrebbe meritamente da pianger non sol voi, che li foste cara consorte, ma tutto'l regno di Napoli veggendosi privato di si honorato cavagliere: concedo liberamente che tal perdita sia stata troppo grande, nondimeno, tolerar si deve, percioche cosi suol avvenir alla debolezza nostra; cosi accade alla conditione della vita comune, & di questi frutti dacci spesso la iniquità della fortuna. Confortative però signora poi che fragile, caduca, & mortale è l'humana generatione: & con tal patto & legge nasciamo, che morir ci bisogna ogni & qualunque volta che à Iddio piaccia: scrisse Pindaro che altro non eravamo che un'ombra & un sogno, & non meno elegantemente di lui il medesimo ci espresse Theocrito, di due pastori favellando. Dalli fati siamo noi guidati & inevitabili sono li fati: la morte non perdona à veruno, tocca i fenili, batte i tuguri, et percuote l'alte Torri de Potenti Rè: se muoiano le città, quanto piu facilmente pò morir l'huomo di cui scrisse Omero non potersi cosa piu fragile ritrovare. veggiamo estinta Babilonia superba di grossa muraglia, di bellissimo tempio, & de sospesi orti; Veggiamo estinti Tiro per l'ostro & per la porpora altiero; veggiamo estinto Corinto dalla finezza del metallo nobilissimo reputato: et pareracci strano che un'huomo muoia? Certamente Signora mia tutte quelle cose che secondo la natura ci accadeno, sono da reputar buone, & qual cosa pò esser piu naturale che chi è mortale una volta, muoia? temperate adunque le lagrime, perdonate al dolore, et per darvi un'utile consiglio (benche forse vi parerà alquanto acerbo) preparatevi anchora voi al morire, con ferma speranza di rivederlo in cielo, & in eternamente goderlo, senza temere, che piu rubato, ò dalla podagra danneggiato vi sia: ne piu oltre mi stendo, perche so che savia siete, & saviamente in cotal caso vi portarete; Iddio padre delle consolationi sia quel che vi consoli (quando le mie lettere per se bastevoli non sieno). Di Cremona alli VII. d'Aprile.

PILESTRINA DA CASTELLO A M. CATHERINA ET A M. TARSIA DA CASTELLO S.

Non mi direte già piu care sorelle che io non sia amica di Christo poi che m'ho dimostrata amica della pace qual hoggi hò fatto con la mia adversaria et nel vero, ne sono molto contenta d'haverla fatta, perche mi stava piena di amaritudine, tutta via pensando alla vendetta, et al risentirmene non feminilmente, ma con valore maschile & martiale hora conosco esser vero ciò che M. Tullio ne scrisse che non sol essa era dolce, ma che anchora piacevole, soave, & amichevole era il suo nome; & che per lei si conservavano in buono stato non sol le cose publiche, ma ancho le private, hora potrò dir di buon cuore & non simulatamente, DIMITTE NOBIS DEBITA NOSTRA, SICUT ET NOS DIMITTIMUS DEBITORIBUS NOSTRIS: questo vi ho voluto far intender con questa mia polizza; acciò vi rallegriate, & facciate il medesimo. Di casa nostra.

ISABELLA VILLAMARINI PRINCIPESSA DI SALERNO ALLE NOBILISSIME SIGNORE RIGHETTA VIOLANTE, ET PORTIA SANSEVERINE S.

Domani nell'aurora, vi aspetto, perche n'andiamo insieme a communicarci; cioè a ricevere quel santissimo sacramento instituito dal Salvatore nostro volendo egli abbandonare questo mondo et salir al cielo, & questo fece perche fusse segno perpetuo et perpetua ricordanza dell'amaro supplicio per noi miseri peccatori in croce sostenuto, resta hora che ci andiamo con pura fede, & crediamo che per noi indubitatamente sia morto Giesù, & ch'egli ci habbi con la morte sua aperto il Paradiso, chiuso l'Inferno, rotto la fronte a Sathan & vinto la rapace morte: bisognerà di più conservare per l'avenire i suoi santi precetti, quai egli dette pria che questa santissima cena instituisse: state (vi prego) tutta notte in oratione, pregando l'eterno padre ci mandi lo spirito suo ne cuori nostri, perche abbruggi col suo fuoco tutte le immunditie et tutte le lordure de comessi peccati: io vi ricordo che si come li ottimi rimedi sogliono recar morte se con debito modo non si riceveno, cosi li sacramenti di Giesu Christo sogliono essere salutevoli alli degni & mortali a chi indegnamente li riceve: scordative ogni vanità; scacciate da voi ogni altro pensiero, ogni altro amore, fuor che di unirvi per fede con Giesu Christo, & mai da lui per alcuno momento di tempo non separarvi: voglio signore facciamo per l'avenire una nova vita: voglio che abbandoniamo questo cieco mondo, cioè le sue concupiscentie & gli suoi inganni, & che doventiamo christiane de fatti & non di nome solo. Voglio, che i nostri ragionamenti sieno sempre dell'honor d'Iddio, della gloria de beati, & delli eterni supplitij che sono a reprobi apparecchiati: & questi faremo sempre quando saremo tra noi: ma quando ci accaderà però essere in conversatione di qualche signora, a cui più piaccia l'honor del mondo, che quello d'Iddio, parlaremo di Lucretia (quel raro lume della Romana castità) di Sophronia similmente Romana, di Sabina imperatrice, di Monima, di Milesia, & di Veronica Chia, ambedue sagge & mogli del gran Mitridate: parleremo di Theoxena, di Neera Salentina, di Evadne, di Iocasta, di Erigone, & di altre molte che valorose furono, non ci faremo a cotesto modo, tener chiettine & pur di cose honorate saranno i ragionamenti nostri: non altro. Di casa nostra alli X. d'Aprile.

LEONORA VERTEMA A F. N.

Mi rallegro che senza niuno amichevol consilio habbiate preso marito (mi rallegro dico) perche vi vederò far la penitentia della vostra prosuntione; poi che vi pare di saperne piu della Sibilla Cumana & ne sapete meno di qualunque rozza contadinuccia: hor su vi faccio sapere che voi havete preso per marito huomo si loquace, che per una parola che voi li direte, ve ne responderà sempre dieci. per il che molti lo rassimigliano a qual Portico ch'era già in Olimpia, il quale rendeva sette voci per una. L'è anchora goloso più di quel Aristoxeno che desiderava che dato li fusse dalli dei il collo di Grue. sarà veramente pericolo grande, che un giorno egli non vi mangi come fece Camble Re de Lidi, il qual per istrema voracità mangiò una notte la moglie (sel vero però ci narra Musonio auttor Greco nel libro ch'egli scrisse della Poliphigia & della Poliposia). L'è oltre questo, mettidore de malvagi dadi. giocherebbesi il generò; si che poveretta & mal consigliata come vi siete voi stranamente affogata? & poi volete esser tenuta savia al par di Solomone? hor godetevelo nella buon'hora; & imparate a vivere nell'altre cose più consigliatamente che non havete fatto in questa. Iddio vel perdoni, voi ci havete posto con questo vostro temerario ardire in tanto travaglio, che se campaste mille anni, non ce ne trarreste mai. state sana. Di Piuri: alli XX. di Settembre.

CATHERINA VISCONTE CONTESSA DI COMPIANO ALLA S.

Vi si da, quasi da tutti, gran colpa che tanto affatichiate le vostre damigelle nel lavorare che divengono oppilate, & visibilmente si veggono infracidire. Dovereste pur sapere che si come le piante mediocremente inaffiate, crescono, & se sopra modo sono adaquate si suffuocano: cosi gli animi & i corpi nostri per moderate fatiche aiutarsi & per le smoderate del tutto opprimersi. Se la vigilia è sostentata dal sonno, la tempesta s'indolcisse dalla sopravegnente serenità, le tenebre sono confortate dalla diurna luce, cosi doverebbonsi anchora sollevare le fatiche per i temperati giuochi, & per i dolci canti. Se si rallentano a posta fatta le corde del liuto, & della lira perche al bisogno rimanghino poi ben tese, perche non si deve similmente ricrear l'animo di qualche honesto trastullo per farlo poi piu robusto alle importanti fatiche? certo, certo voi l'intendete male, & pessimamente sapete come governare si debbano le tenere fanciulle: havete sinhora fatto di maniera che non ne trovareste piu alcuna a vostri servigi se lor deste in dote quanto havete, & se non mel credete, fatene l'isperienza, et vedrete chiaramente come la cosa vi riuscirà: voi mi potreste per aventura dire, io le faccio travagliare, perche le mi paiono ben sane, & io vi dico che non ci basta per tolerar l'assidue fatiche, l'haver i corpi sani, che fa anchora bisogno che sieno di buona habitudine & ben robusti: si come anchora non basta l'haver la ragione pura, & da vitij sequestrata, s'ella non sia forte & gagliarda in far resistenza alle cose esterne, ne altro dico à questo appartenente. state sana. Di Piacenza alli X. d'Aprile.

CATHERINA SPADA BONVISI A M. N. F.

Mi scrivete nelle prime, & nelle seconde vostre, che io debba essortar Cirillo vostro nipote, a voler attendere ad altro che a lettere, parendovi troppo brutta cosa che un'huomo di si chiara fama come egli nel vero è, non sia buono salvo che ad una cosa sola. Io li ho piu volte detto che ciò non meno dispiaceva a me, che a voi dispiaccia; ma però rimuoverlo non posso: si che sforzata sono di portarlo in pace, & confortarmi col vedere che anche quella terra che genera il sale, non genera mai altra cosa, & cosi credere che il medesimo avenga a quelli ingegni che nelle dottrine sono fecondi, poiche di rado si veggono buoni nelle altre civili attioni. Questa tal sorte d'huomini, mio padre li soleva già rasimigliare ad un fonte posto non so in qual luogo, dove il nitro solo & non altra cosa vi ci nasce quanto poi a quel che mi scrivete che richiamar lo debba da alcuni vitij, ne quali naturalmente è inchinato. Certo non ne perdo mai alcuna occasione quando ella mi si offerisce, ma dovete sapere che si come è cosa facile al pesce, l'entrar nella nassa & difficil poi uscirne, cosi agevol cosa essere il scorrere ne vitij, ma molto malagevole il sapersene ritrarre, benche in lui non mi paia d'haverci scorto mai altro difetto che di darsi troppo in preda ad una sfortunata meretrice, & sonomi lungamente maravigliata come si felice ingegno si lasciasse ritardare del salire alle grandezze del mondo per si vil oggetto (sono mi dico) di cio molto piu maravigliata che di vedere che un picciol pesce, sia bastante a ritenere una gran nave: (quantunque sospinta sia da impetuosi venti) Io non so però che altro fargli, salvo che pregar Iddio che lo converti a se, & faccialo tosto ritornare nella buona strada. Di S. Quirici alli X. d'Agosto.

LA CONTESSA MADDALENA AFFAITÀ BIA ALLA REVEREN. ET ILLUS. SUOR DIANA DE CONTRARI.

Hò inteso per piu d'un messo che vi siete fatta monaca & che havete incominciato a vivere una vita angelica, anzi che humana, di che, hò ricevuto tanta allegrezza che di più non ne poteva esser capace; perseverate vi prego come incominciato havete, & se al primo tratto non potete conseguir quella perfettione che voi vorreste, non per ciò vi diffiderete delle vostre forze (aiutandole Iddio) ma persevererete, con stabil perseveranza per ferma cosa tenendo, che si come la Pittura cominciò prima dalle ombre & dalle linee, dopoi trappassò al Monocroma, d'indi, si venne al lume & all'ombra, insieme con la varietà di colori, fin che ella pervenne finalmente alla somma ammiratione del stupendo artificio, cosi in noi non nasce la virtù perfetta, ma a poco a poco con cottidiani atti virtuosi ella si conduce alla desiderata sommità. Voi (per la Iddio gratia) ridotta vi siete in un monistero dove havrete ottimi essempij: hor qui vi essorto io a fare come già fece Zeusi, il quale dovendo pingere alli Agrigentini l'imagine di Giunone, veduto ch'egli hebbe tutte le vergini della città, cinque poi ne elesse per imitar in quelle, ciò che havessero di bello & di perfetto; cosi voi di molte savie donne che in questo monistero di S. Antonio sono, eleggerete le piu savie, & quel che in esse ottimo giudicherete, lo pigliarete per una gloriosa imitatione. Intraviene a chiunque fa professione di essere virtuoso come a Pittori accade. Si come non ogni pittore vale in qualunque parte dell'arte, ma altri in tirar linee, altri in isprimer volti, altri nella proportione & altri nella mescolanza de colori eccellentia dimostra: cosi nell'abbracciar la virtù, alcuni si veggono piu constanti, alcuni piu giusti, & alcuni di maggior temperanza ornati: queste poche parole v'hò scritte per l'amor grande che vi porto, attendete a conservarvi sana di mente & di corpo.

OLINDA SCOTTA ALLA S. AURELIA CONTESSA ET MADRE HONORANDA.

Gran dispiacere è il mio S. madre che per si lungo tempo stiate da noi absente, & ispetialmente per piatire alla civile, et che è peggio, in luogo dove l'ingordigia delli avocati è incredibile: certa cosa è che si come la bilancia piega hor in questa parte, hor in quella secondo il peso ch'ella riceve, che cosi fanno anchora gli avocati de nostri miseri tempi; piegansi & favoriscono sempre quelli che piu largamente lor porgono, & a dietro lasciano quelli la causa de quali è spesse volte di gran lunga migliore: voi vi siete poveretta voi, condotta in una città dove fa mestieri de danari in maggior copia che non hebbe Cleopatra, la somma de quali facilmente comprender si puote dalle sue mura poste fra i sette miracoli del mondo, dalla sua coppa il cui peso era di quindici talenti, dal convito col quale ricevette M. Antonio, & da quelle bellissime perle & altre spese quai fece ne suoi tempi: farebbevi anchora mestieri d'una grandissima prosuntione, la onde voi siete la istessa modestia. farebbevi di mestieri d'una patientia che avanzasse quella di Socrate: Io veramente (parlo per la parte mia) anzi che sofferire che stiate da noi si lungamente absente, patirei piu volentieri di perdere quanto posso possedere al mondo, & rimanermi in camiscia & scalza. tornate adunque tosto cara S. Madre, fate ogni sforzo che almeno alle feste di Natale siate a casa. oh che maninconiche feste sarebbono le nostre se si facessero senza l'amata vostra presentia. Di casa alli XIII. di Novembre.

RIGHETTA SANSEVERINA ALLA S. LEONORA CALANDRINA.

Piacemi infinitamente d'haver inteso che tutta data vi siete alla virtù: pregovi per tanto a perseverare ricordandovi che si come i grandi obelischi con molta fatica si rizzano per il grave peso che in se contengono, ma collocati che sono in determinato luogo, durano poi per infiniti secoli: cosi difficil cosa esser l'acquistar fama di savia & di virtuosa donna, ma acquistata, non morir mai: benche a me paia che gia lungo tempo fa intrata voi siate nella via della virtù, ne mai hò in voi ripreso cosa veruna, anzi v'hò sempre sommamente lodata: & detto che siete la piu liberale & cortese Signora ch'io m'habbi veduta al mio vivente, cosa che non posso già dire di quella vostra amica, la quale con si amaro viso riceve chiunque l'entra in casa, che sono stata sforzata piu volte di rassimigliarla a quella faccia di Diana che nell'Isola di Scio già si vedeva in elevato luogo posta, la quale trista & lagrimosa si dimostrava a chiunque entrava, dolce & lieta a chi n'usciva. non farete già voi cosi, anzi desiderando vera & eterna fama apparechiate con la cortesia altri fermi & stabili fondamenti: guardative a non esser simile a quella gemma detta Iris, la quale non rende i colori dell'arco celeste, salvo che in luogo opaco & al Sole li perde affatto, ne quelli rende perche in se stessa li habbi: ma li rappresenta sol nelle pareti, fanno veramente a cotesto modo molti liquali mostrano molti simulacri di virtù, ma all'oscuro li dimostrano. ne altro vi dico, state in Christo. Di Napoli alli XIII. del presente.

DEMETRIA GALLERITTA A M. BRUNELLA SOTIRA.

Mi havete fatto singular piacere, a non dar a nostro figliuolo per moglie, la figliuola di M. Sestilia: a me nel vero non piacquero mai quei suoi capelli crespi & corti: quelle mamelle grandi, ne quella voce si sottile & alta, per esser gli espressi di donna incontinente et lussuriosa: ne vi paia maraviglia che tal giudicio faccia dalla forma & dall'habitudine del corpo suo poi che Socrate approvò tal cognitione in Zopiro, & Hippocrate, in Philomene Phisionomista molto eccellente: non dico già per ciò che la potentia loro, sia si grande, che tiranneggiar ci possa, & di questo sia per hora detto a bastanza, ragionerò hora famigliarmente con esso voi per lettere poi che con la presentia non posso d'alcune altre cose che sono doppo la partenza vostra repentinamente occorse, ringratiovi della lettera consolatoria scritta a M. Philippo nostro: dogliomi delli suoi dispiaceri & meno me ne doglio, perche la radice del suo male, è nata dalla sua ambitione, non volendosi contentare dell'humile stato nel quale Iddio lo pose. Quelli che habitano nelle spelonche non sono mai percossi dalla saetta, cosi mai sono da Prencipi & gran Signori oltraggiati quelli che dell'humile & bassa fortuna si contentano, non li sarebbe avenuta questa sciagura se havessimo piu savi & pietosi magistrati di quel che noi habbiamo: certa cosa è che si come quella medicina merita piu loda che sana con la dieta le parti vitiose, che non fa quella che li risana col fuoco: cosi miglior magistrato giudico io quel che corregge i delinquenti che quello che dal mondo li lieva: ma ben mi doglio che insieme con li altri danni ci sia stato quel delle facultà vostre, & rincrescemi che siate stata sforzata di perder i vostri piu cari ornamenti che presso di voi havessi, conviene però haver patientia d'ogni cosa & ricordarsi che quelle donne furono sempre da savi giudicate esser meglio ornate che sprezzatrici furono delli ornamenti: si come anchora di piu soave odore son giudicate quelle, dalle quali niuno odore spira: fidatevi pur che saranno molto ben sofficienti gli ornamenti dell'animo vostro, a farvi riverire & amare dal mondo: anchora che ignuda rimaneste. state sana. Di Trahona alli X. d'Aprile.

LUCRETIA DA ESTE S. DI CORREGGIO ALLA S. L. R.

Se vostro figliuolo è da voi fuggito, datene la colpa alla vostra rigidezza, & a quelle acerbe riprensioni che siete solita di fare a chi fallisce, non dovereste al mio giudicio riprender gli altrui falli cosi aspramente come fate, ma dovreste imitare i Medici, li quali sogliono mescolar non so che di dolce alle medicine amare: si come il carrattiero non tiene sempre la briglia a se ritirata, ma spesse volte con dolcezza la rilassa, cosi anchora si deveria verso de figliuoli esser alle volte indulgente, & non sempre star su quel vostro rigore, qual appena comportar potrebbe tutta la scuola Stoica: quei che non sanno sofferire le fragilità per imperfettioni puerili fanno veramente, come quelli che offesi dalle lambrusche lasciano altrui godere l'uve mature; anzi per darvi una similitudine forse piu accommodata dirò che fanno come quelli, che traffitti dalle Api lasciano alli altri il dolce mele: imparate imparate hormai ad esser piu piacente che non siete. Se la potentia irascibile troppo tosto si accende in voi, fate che anchora tosto si spegna; altrimenti io temo, che doppo che saranno fuggiti i maschi, non fuggeno anchora le femine, ilche a gran dishonore vi risultarebbe: ne so se gli poteste poi riparare con le vostre furie & istreme bizzarie. Io procacciarò per amore vostro per tutte le vie, che mi saranno possibili, ch'egli ritorni. & se aviene (come spero avenir debba) ch'egli ritorni, pregovi a mutar stile, & tenere miglior modo in governarlo, di quel che tenuto havete fin'hora. Di Correggio alli XX. d'Aprile.

ANGELA CASTRUCCI A .M.

Mi sono spesse volte maravigliata come comporti l'Episcopo vostro, che quel romito vestito di bigio publicamente predichi la parola d'Iddio essendo pieno d'impietà, tutto avaro, tutto hippocrita, & seduttore. Certamente si come Alessandro il Magno vietò per publico editto, che niuno havesse ardire di pinger la sua imagine fuor che Appelle, rappresentarlo in metallo, fuor che Lisippo, et intagliarlo in gemma eccetto che Pirgotele: cosi al mio giudicio si doverebbe vietare, che niuno predicasse Giesù Christo, eccetto quelli che con buoni fatti, lo isprimeno, intendo però ch'egli è stato molte volte essortato & ammonito ad abbracciar la vera pietà & lasciar la sua mala vita, ma tutte le ammonitioni sono state vane. credo io ch'ei sia simile a quella gemma detta Calazia, la quale anchora che si getti nel fuoco, ritiene però sempre la sua natia freddezza, ma non mi maraviglio già io ch'egli habbi tanto favore, quanto hà dal vostro parente, perche si come l'ambra tira à se la paglia, la Calamita il ferro, la Chrisocolla l'oro; cosi tiriamo a noi, & di buon cuore quei soliti siamo di favorire che sono di simiglianti costumi a noi: v'ho fatto volentieri questo discorso, accioche vi guardiate dalla sua pestifera dottrina, & dalla maculata vita; ne vi lasciate contaminare la candida vostra mente (si come fatto hanno molte sciocche) & qui fo fine al scriver mio, pregandovi non mi teniate perciò di mala lingua, ma piu tosto di amorevole natura. Da Lucca alli XX. d'Agosto.

BARBARA TRIVULZA A M.

Vi dolete meco per lettere, che i vostri figliuoli sieno ritornati a casa senza dottrina et senza alcuno bel costume, di che anch'io per l'amor che vi porto, assai, & non poco me ne doglio: l'è vero che non me ne maraviglio imperoche non vidi mai (al mio vivente) alcuno albero che facilmente non divenisse sterile, & si facesse tortuoso, mancandogli la debita cultura, non v'è alcuno si felice, & si sollevato ingegno che facile non sia al degenerare; mancandovi la buona & santa educatione. Niuno generoso cavallo obedisce volentieri al cavalcatore, s'egli prima non è con perfetta arte domato, noi habbiamo tutti naturalmente l'ingegno assai feroce se con saggi precetti & con virtuosa creanza non sia adomestichito & fatto mansueto: quanto la terra è di sua natura migliore, tanto più agevolmente si corrompe & guastasi, se nel coltivarla vi si usi alcuna negligentia; i buoni & felici ingegni se non sono ben disciplinati, scorrono ne vitij con maggior prestezza che non fanno gli altri. & che volevate voi ch'essi apprendessero di buono, ò di bello, stando alla villa del continuo sotto l'imperio del lor zio, di cui non nacque, ne nascerà mai il piu rozzo, piu ignorante, & il piu inhospital villano, sono i fanciulli come anche sono le materie molli, dove tosto s'imprime il sigillo. se qualche buona dottrina, & se qualche bel costume lor fusse stato insegnato, l'havrebbono appresso, ma non essendogli mostrato salvo che cattivi essempij come potevate voi sperar che riuscissero altri di quel che riusciti sono. Di Prolezza alli XIII. d'Aprile.

LUCRETIA MARTINENGA CONTESSA BECCARIA ALLA S.