Lettere di molte valorose donne nelle quali chiaramente appare non esser ne di eloquentia ne di dottrina alli huomini inferiori

Part 7

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Mai mi ricordo d'haver sentito la maggior molestia di quella ch'io senti l'altro giorno, udendo tanti vantamenti, quanti dava Madonna Fiore a sua figliuola: è possibile ch'ella sia si mentecata che non si avegga & non sappia quanta fragilità consista nella nostra florida età laquale, tante migliaia d'huomini & per il passato ingannò, et ingannerà sempre per l'avenire? oh che momentana letitia n'arreca il fior della giovinezza poi che arido doventa in men che non balena? Qual saggio Architetto si vide mai che l'edificio suo in fragil fondamento fondar volesse? passano i corpi nostri a guisa di ombra, & noi miseri, tanto pazzamente ce ne invaghimo, si che a ragion grande, me ne doglio, che tutto'l tempo, si consumasse in que vani ragionamenti. Ahi quanto sarebbe stato il meglio che delle sante scritture, havessimo insieme ragionato. Pregovi (per tanto) carissima sorella, che piu non me la facciate udire (se d'altro non sa favellare) pregovi similmente quanto piu tosto con esso lei favellarete: vogliate (per charità) predicarli, & porgli nel capo che niuna cosa sia da sprezzare con maggior vehementia, della bellezza corporale, qual molti savi la chiamarno domestico nemico, cagion potissima de strani accidenti, et grandissimo fomento di lussuria la reputarno. se io le fussi si vicina et si domestica come voi siete, non vi porrei in su le spalle cotal carico: lo torrei sopra di me molto volentieri, non parendomi che meglio collocare si possa il tempo, che in si fatte cose, grate a Dio, giovevoli a gli huomini, & honorevoli al mondo. altro per hora non mi occorre a scrivervi: attendete a star sana insieme col vostro amatissimo consorte, & carissimi figliuoli. Di Gaspano alli XIII. di Luglio.

OTTAVIA BAIARDA A M. CAMILLA TESTA.

L'havervi io conosciuta savia et ingegnosa piu assai che non fu mai Nicostrata, Diotima, ò Thargelia, mi fa confidente & molto ardita a chiedervi la solutione di alcuni dubij che l'altro giorno nella mia casa di ingegnose donne si trattarno. vorrei saper perche si volentieri li amanti si baciano gli occhi. Vorrei saper per qual rispetto, spesso gli amanti perdino il sonno & perche si di rado le imagini delli amati occorrono in sogno alli amanti. Vorrei da voi sapere, per qual causa vaghi sono li amanti di portar nelle mani & poma & fiori et perche circundino le porte amate di Corone di fiori tessute. Vorrei intendere dall'alto vostro sapere, qual sia la causa che li amanti divengano pallidi nel cospetto delli amati, & altri ve ne sieno che rossi si fanno. Vorrei sapere perche sieno li amanti si alle lagrime inchinati & pronti. Desidero sapere, che sia cagione che li amanti nella presentia delli amati, spesso si amutiscano & delle cose premeditate già con gran studio, si scordino. Vorrei sapere, perche cosi ci vergogniamo di confessar i nostri amori. Bramo sapere, per qual causa l'adirarsi sia un rintegrar l'amore. Bramo sapere la causa, perche Amore a nullo amato amar perdoni. Vorrei sapere perche triemi la voce alli amanti. Bramo sapere perche si habbi nelle cose amorose il sternutire per buon segno. Vorrei sapere perche i poeti chiamino Venere, hor Aurea, hor Philomide, cioè amica del riso. fatime saper onde naschi che li amanti tanto sieno facili al spergiurare, fatime sapere perche non vegghino li amanti i vitij delli amati, fatime sapere, perche tanto facilmente si rompino gli amanti la data fede: fatime sapere se l'è maggior piacere nell'amare, ò nell'esser amato: fatime sapere, qual sia piu facil cosa finger l'amore ò dissimularlo essendo amante: fatime saper chi piu facilmente si persuada di esser amato, ò l'huomo ò la donna, & chi di loro sia nell'amor piu costante & fermo. non vi voglio di piu per hora aggravare, benche certa mi renda non vi si poter adimandar cosa si difficile, che scioglier non me la sapeste: aspetto però detta solutione piu volentieri a bocca che per lettere, essendo certa di farci maggior guadagno. non altro. Di Pavia alli V. di Febraio.

CAMILLA TESTA ALLA S. OTTAVIA BAIARDA.

Voi mi proponete una Illiada de oscuri quesiti, perche ve li solva, basterebbe certo che io havessi consumato tutta l'età mia ne studi della Philosophia, ò che sempre havessi atteso a le imprese d'amore. parvi che a l'età mia hora si convenga amore ne cotai dimande? certo che le mie grincie con questi miei scalzati dentoni, fanno fugir amore lontano mille miglia, ma poi che nella vostra casa si ragunano delle persone dotte & ingegnose fatemi voi gratia di propor loro perche in tutte le sorti de animali le femine sterili sieno piu libidinose delle feconde. Per qual causa ne principij delle gravidanze ci sentiamo si male, & poi in processo di tempo, stiamo bene. Perche sono piu lussuriosi quei huomini c'hanno le gambe piu sottili. Perche sono più lussuriosi quei uccelli, che meno volano. Perche mutasi il suono della voce cosi ne maschi, come nelle femine, come voi mi havrete mandato la solutione di queste mie quistioni, forse vi solverò le vostre presentialmente (come mi pare che piu desiderate) fra tanto state lieta & sopra tutto guardative d'amore, perche l'è una mala cosa. egli ci fa di savie doventar pazze: ci spoglia d'arbitrio, ci disvia dall'amore de mariti, dalla benivoglienza de figliuoli, ci fa porre in oblio l'honore, il maneggio della casa, & ne conduce sovente fiate all'ultimo sterminio; ricordative di Capronia Vestale, qual amor condusse ad esser strangolata, ricordative a che sconcia opra conducesse già Aufilena da Catullo mentovata, et Ipermestra da Ovidio piu di una fiata ricordata: ramentative in quanta follia per amor venessero Valeria Tusculana, Gidica & Tutia Vestali, sovengavi a quanta pazzia venisse Clitennestra per amor di Egisto, Fabia per amor di Petronio, Thimea per Alcibiade: & Postumia, Lollia, Tertullia, Mutia, Servilia & Iunia per Giulio Cesare: si che lasciate andar l'amor da canto & insieme il ragionar d'esso: fate a mio senno, altrimenti egli vi condurà a mal fine. So quel ch'io dico; so quel che hò piu di una fiata nella mia giovanezza per lui amaramente sostenuto: egli mi ridusse già un giorno, che non havea anchora compiuto venti anni a tal partito, che non mangiava se non sospiri, & non beveva salvo che lagrime: oltre che tanta perfidia & dislealtà trovai nell'amato mio signore, che tanta non credo se ne trovasse in Theseo verso Ariadna, in Demophoonte verso Philide, in Iasone ver Medea, in Enea ver Didone, in Ulisse verso di Calipso. Io li fui sempre amante & superai Penelope, Emilia, & Turia di fede, & di amore si che io parlo come esperta. state sana. Da Roma alli VI. di Maggio.

LUCRETIA CORSA ALLE GRATIOSISSIME ET VIRTUOSISSIME FANCIULLE LA S. LAURETTA, ET LA S. LEONORA CAVALLERIE.

Non vi maravigliate bellissime Signore se non conoscendovi di faccia, ma sol di fama, & di nome, io ardisca di scrivervi, et di richiedervi humilmente che per amica mi accettiate. L'è veramente si dolce la fama che nelle nostre case di voi risuona, che non v'è donna ne fanciulla, che non brami di vedervi & di servirvi: & qual maraviglia meritamente ad alcuno esser deve di questo nostro si intenso desiderio, poi che figlie siete di quella rara Donna: la quale con la sua gentil creanza innamora di se ciascuno, & ciascuno tira a se con quella prestezza che veggiamo il vento Cecia trar a se le nuvole. Certo è che di niuna cosa con maggior ardore prego l'altissimo Iddio, che di haver un giorno occasione di visitare questa vostra città, acciò che insieme et vedere & la dolce vostra armonia gustar possa. Non è anchora guari che la S. Lucretia Agnella scrivendomi delle vostre rare virtù, fra molte ch'ella me ne disse a Calliope et a Clio vi rassimigliava, tanta è in voi la disciplina della musica congiunta con voce piu dolce et piu grata che se di canoro Cigno fusse. Oh se mai aviene che a degni mariti di voi maritate vi vegga, voglio questi tali piu aventurosi reputare, che se l'uno dell'Oriente, et l'altro del Ponente divenisse Posseditore: se vi volessi narrare carissime figliuole, quanto ho udito ragionare da valorose donne, & che mentir non sanno della vostra singolar bontà, io non terminarei questa mia semplice lettera ch'ella arrivarebbe a piu alto volume che non arrivarno le decadi di Livio Padovano; qui adunque farò fine et il mio scriver terminerò pregandovi & con ogni ardente affetto ripregandovi, a ricevermi & per serva, & per amica, si come a tutte l'hore & chieggio, & di cuor bramo, salutate in nome mio la S. vostra madre et la S. Isabella: state sane, & liete. Di Coreggio, alli XIII. d'Ottobre.

MARTIA BENZONA ALLA S. ARTEMISIA SCOTTA.

Mi è rifferito da persone degne di somma fede, che mai non state in ocio, ma tutta siete intenta alli studi delle buone lettere, et a certi lavori che paiono usciti di mano di Aracne. doverebbesi dalla S. vostra Madre raffrenar questo si smoderato studio, a quella guisa che si tagliano i Pampini alle lussuriose viti, acciò non sia cagione la troppo fecundità di farle ò morire, ò picciole divenire. Non vorrei usaste tanta diligentia nel studiare, ch'ella vi fusse di nocumento. non altro state sana. Di Vinegia alli X. d'Aprile.

PACE TASSA A M. ANTONIA PELLIZZONA.

Mi scrivete per l'ultime vostre lettere, che molto vi maravigliate, perche M. Antonio tanta stima faccia di Luigi, essendo huomo tanto infame, (cosa che per aventura non havereste aspettato) fidandovi nella perfettione del suo chiarissimo giudicio, cessi cessi (vi prego) cotesta maraviglia, perche nel vero egli lo conosce ottimamente: ma dovete sapere che a le volte si porta rispetto ad alcune persone, non perche degne ne sieno reputate, ma perche ci fa a le volte bisogno dell'opra loro. L'è cosa capitale l'uccidere in Thessaglia la cicogna, & questo avviene perche suole uccidere i serpenti, & cosi hassi in Inghilterra riguardo di ammazzare il Milvio, perche purga la città portandone via l'interiora delle bestie che si ammazzano. ma che havreste voi detto veggendo quel che piu volte veduto hanno gli occhi miei? esser accaduto spesse volte che una buona & santa femina ha hauto mestieri d'una malvagia & trista petegola: un Re è alcuna fiata stato sforzato di accarezzare un'huomo di privata conditione, & di questo sia per hora detto a bastanza: vengo all'altro capo. Piero nostro è ritornato dalla Corte, ne d'altra cosa hora piu voluntieri favella, che de Baroni, & gran Satrapi: egli per la fede mia mi fa ricordare di quell'uccello detto Tauro, ilquale, (quantunque picciolo sia) imita però la voce del Toro, & si fattamente mugisse, che non v'è persona che facilmente non rimanesse ingannata: cosi non ci è huomo che non creda ch'egli nodrichi nel petto lo spirito di quanti Signori ha tutto il Regno di Napoli: qua vi desidero a tutte l'hore, perche vi udirei ridere molto saporitamente. Di Bergomo, alli XX. d'Agosto.

EMILIA BREMBATA SOLCIA, ALLA S. FULVIA ROSSA.

Voi mi scrivete & nelle prime, & nell'ultime vostre, che vi siete mutata di proposito, ne piu vi volete render monaca, per non haver mai saputo ritrovar monistero alcuno, che di qualche errore non sia contaminato. mi maraviglio della prudentia vostra, ch'altrimenti pensaste. Soleva dir un santissimo frate che fu ne suoi tempi uno specchio di virtù, che si come nella Candia non si trovava alcun animale velenoso, eccetto che il Phalangio, cosi non potersi ritrovare alcun Monistero si santo & si devoto dove almeno l'invidia & la mormoratione non vi alberghino: guardative pur di non lasciarvi adescare da le lor lusinghe. io vi so dir ch'elle sogliono fare, come l'Hiena far suole, la quale imita la voce humana & impara il proprio nome di alcuno, & chiamatolo fuori di casa, lo lacera, cosi fanno le monache & cosi fanno i frati: con mille lusinghe & segrete astutie ci infrascano il cervello, & infrascato che ce l'hanno ne fanno poi sentire che meglio a le volte sarebbe state di essere ite nell'Inferno. Dite, dite, a vostro padre che ponga giù questo pensiero di farvi monaca, & che vi procuri un bello & honesto marito, con dote conveniente a le sue facultà: ponga mano hormai al thesoro che tanto tempo tien rinchiuso senza godimento ne di se stesso, ne d'altrui: non si ricorda egli forse in quanti pericoli sia già stato per l'insidie che gli furono piu volte apparecchiate per depredarlo: meglio farebbe a imitare il Castore, il quale piu di lui prudente di quella cosa facilmente si spoglia, per la quale, porta pericolo: non altro. state contenta. Di Bergomo alli XXV. d'Aprile.

PETRONIA FRANCA A M. SULPITIA DA VENOSA.

Inestimabil contentezza & incomprensibil gaudio hò sentito quando per più di un messo degno di fede intesi che amore con il suo chiodo fissato havea il vostro volubile cervello, & che con suoi lacci strettamente vi teneva legata. Vorrei adunque da voi sapere se questo vostro amore è violento ò volontario: ma se per aventura non vi piacesse di essere innamorata & dal destino guidata fussi anzi che dall'elettione; ricordative che si come le tenerelle piante facilmente si sbarbano & con difficultà fatto che hanno le radici sveller si possono, anzi gagliardamente resistono alla furia de impetuosi venti: si Amore nella sua fanciullezza cioè da cominciamento esser di poca forza; cresciuto poi a tanta possanza pervenire che vincer non si pò ne per forza, ne per arte. sia lodato il Dio d'amore, che vi farà per l'avenire di mezza pazza, doventar tutta savia, di avara, liberale, di timida, ardita & sicura: doventarete vigilante, ingegnosa, & piena di mille accortezze (che cosi suol fare amore i suoi devoti seguaci) di quanto desidero saper da voi, fatemene certa a la venuta di M. Tranquillo, che niuna altra cosa piu grata far mi potreste. Di Palermo alli XX. di Luglio.

MARIA DE BENEDETTI A M. N. R.

Se vostro marito vi da delle busse, s'egli vi stratia, & s'egli vi fa mala compagnia datene la colpa a li vostri mali portamenti, alla smoderata loquacità & all'infinita vostra ritrosia, la quale sarebbe sofficiente di farvi brutta & spiacevole sin' nell'Inferno: sarebbe pur hormai tempo che mutassi costumi & variassi stile: volete voi che di altro mai non si favelli che delle vostre pazzie, le quali v'hanno hoggimai fatto infame per ogni contorno. Io mi abbattei (& non è anchora guari) in un bel drapelletto di savie & accostumate signore, lequali & la vita vostra acerbamente biasmavano, & di ogni stratio degna vi giudicavano; per esser voi sopra ogni altra donna al marito vostro ritrosa, & disubidiente; ne vi mancarno di quelle che vi davano colpa d'havergli piu d'una fiata rotta la matrimonial fede, & spezzati i legittimi nodi, & questo per ismisurato amore che portate ad un vilissimo furfante, infame di ladronecci & di homicidij, ebriaco, & malvagio metidore de dadi, con cui non si porrebbe la piu deserta meretrice c'habbi ne Roma, ne Vinegia. altra cosa per hora non vi scrivo. prego Iddio vi doni miglior mente & piu saldo intelletto. Di Luca alli XX. d'Aprile.

LEONORA GONZAGA DUCHESSA DI URBINO A M. FRANCESCHA NEGRA S.

Intendo che non si pò piu vivere con esso voi, per haver una figliuola, tenuta da voi che di bellezza avanzi Amarilli, & a quella Egle che fu creduta la piu bella di tutte le Naiade: & per questo sprezzate tutte le altre fanciulle del vicinato vostro, a tutte dando qualche emenda & tutte giudicando pazzamente ò che hanno gli occhi fatti con i fusi, ò che hanno la bocca storta & i denti negri. ad altre date macchia che portino mal la vita & ad altre che habbino le gole grosse, & siano troppo ne le spalle strette: sol la vostra figliuola secondo il parer vostro è compiutamente bella: essa sola ha gli occhi piu vaghi et piu amorosi che non hebbe mai Helena Greca: essa hà piu bella bocca di Atalanta con denti assai piu minuti piu bianchi, & piu eguali di quelli di Argia figliuola del Re Adrasto: essa hà piu vaghe fattezze di Briseida per cui arse d'amore il feroce Achille: essa hà la gola piu candida & piu rotonda di Chione, la quale (se'l vero scrive Ovidio) piacque a mille amanti, essendo appena di quattordici anni; essa anchora, hà piu belle spalle, che non haveva l'amata donna di Acontio, parvi a voi che questa sia una bella vanità di cervello? veramente se l'è tanto bella, quanto voi dite, tanto piu havete voi da guardarvi da le molte insidie che le saranno giorno & notte fatte, da ogni lato apparirà chi mostrerà haver di lei desiderio, & voi ne starete in continua paura, & ne viverete in perpetua sospittione: non vi gioverà il confidarvi ch'ella sia casta, percioche quanto ella sarà di maggior castità, tanto piu vigilante sarà l'altrui libidine verso di lei. Pregate pur Iddio che s'ella è casta, sia perpetua la sua castità et da si santo proposito non si muti. Iddio da dishonor vi guardi. Da Fossombrone, alli III. d'Agosto.

D. GIULIA GONZAGA A M. LIVIA NEGRA S.

Con mio gran dispiacer hò risaputo, esser venuto à voi un scelerato Alchimista, il qual con false lusinghe v'ha pervertito il cervello & vi hà fatto intrare in humore, che tramutar si possino le sostanze de gli elementi, & di rame farse argento & l'argento convertire in oro: l'è pur una gran cosa che questi furfanti, mendichi & pidocchiosi, voglino arricchir ogn'uno, quasi che piu molesta lor sia l'altrui povertà & miseria che la propria mendicità l'è pur stolta la credenza nostra: l'è pur infinita la cupidità de mortali, ma che faremo noi se ci havessimo a star perpetuamente? noi ci stiamo a pigione per tre giorni in questo miserabil mondo & mai non ci pare d'esser pieni. Siamo veramente fatti simili all'idropici, quanto più beviamo tanto maggior sete ci nasce: ò infelici noi, poi che non ci ricordiamo di esser mortali et di havere a lasciare un giorno a dietro ogni cosa: ignudi siamo venuti in questo cieco mondo, & ignudi, ò poco meno, converacci uscirne: volete Madonna Livia che io v'insegni una bella alchimia? Thesaurizatevi de thesori in Cielo, dove i ladri non rubbano, dove la rugine non consuma, & dove la tignuola non rode, & non mannuca: quel che si acquista per mala via non è acquisto, ma l'è perdita grande & dannoso guadagno: sono le promesse delli Alchimisti simili a quelle delli Astrologi; li quali vantansi di sapere le cose future, & non sanno ne le presenti, ne le passate & pur ardiscono di manifestar le cose celesti come se del continuo presenti stessero al concilio d'Iddio: non mi so veramente risolvere se la lor frode sia piu brutta, ò di pur la pazzia nostra credendoli come facciamo, sia di maggior scherno degna: tornate in voi M. Livia, & se le facultà non correspondino alli appetiti vostri, poneteli freno, & cosi non vi accaderà far l'alchimia. Di S. Francesco di Napoli alli VII. d'Agosto.

D. MARIA CARDONA MARCHESA DELLA PALUDE A M. N.

Non so che pensier sia stato il vostro, di abbandonarci & ridurvi alla villa, hora che havevamo si grande carestia di compagnia (che fusse a nostro modo) l'è stato veramente un'atto di poco amorevol donna; ispetialmente, non havendo voi altra scusa che di cercare un'aria serena: sarei contenta in vostro servigio che piu tosto procacciato havessi un'animo sereno & tranquillo, non ingombrato di alcuna nuvola di maninconia, non alterato da alcun vento d'ira: perche questa sarebbe una stabil serenità & un'utile tranquillità & qual cosa vi potete voi imaginare piu incerta et piu instabile dell'aria che n'andate cercando? se hora è sereno in men che nol dico, sarà forsi nuvoloso il tempo: si che s'altro non vi hà fatto gir fuori, & altro non vi ci tiene, tornate a noi, & sentirete maggior frutto & maggior dolcezza della nostra conversatione che dell'udir cantar i rusignuoli: ecci qui, la .S. Donna Maria di Tocco, la quale, parla del Regno d'Iddio si dolcemente, che la innamora ogn'uno che l'ode, & facci venir voglia di morire per andar tosto a fruire le bellezze eterne del grande Iddio. ecci la .S. Princessa di Salerno: la quale con la sua dolce & real presenza & con le sue gentilissime maniere sarebbe atta a raserenare l'inferno, & ragioir le misere anime de dannati. ci habbiamo poi M. M. Antonio delli falconi, gran segretario della natura, il quale ne trattiene con la dottrina Greca, Toscana & Latina in stupor grande. ecci il nostro M. Hortensio pieno di Paradossi. Del nostro fresco che noi godiamo, non ve ne parlo, perche so ne siete ottimamente informata: tornate adunque & non s'indugi piu se non volete che si muoia di desiderio. Di Avelino, alli V. d'Aprile.

SUOR BARBARA DA COREGGIO ALLA S. LODOVICA MANDELLA.

Delle tribulationi che novamente (benche non alla sproveduta) vi sono alle spalle sopragiunte, me ne sono & per la carità christiana, & per il particolar amore che vi porto, istremamente doluta, sperate figliuola nel Signore, & vedrete ch'egli ve ne trarà fuori miracolosamente; & quando meno ci pensarete. & in cui potete voi meglio collocare & stabilire le speranze vostre? Se in altra cosa sperate, non sarà mai quella speranza senza timore, ma piena di vanità & la fortuna haverà mille aditi per turbarla, mille vie per ingannarla, il che non le fie mai conceduto sperando voi nel S. Dio, fontana di tutte le consolationi, refrigerio de tribolati, speranza delli oppressi, sostegno de deboli, verace ricchezza de poveri, il quale vi darà vita eterna & senza dubbio ve la darà, se perseverarete nella toleranza c'ho spesse volte in voi sommamente ammirato, parmi veramente impossibile che havendo in voi questa santissima virtù di patientia, non ci habbiate ancho l'altre virtù, essendo fra di loro, un certo legame, & una certa consanguinità che chi una ne possiede, paia di necessità che tutte l'altre ne possegga; & cosi per conseguente a chi ne manca una tutte l'altre gli manchino; & se questo si confessa da savi scrittori esser vero nelle virtù morali, che sarà poi nelle Theologiche? Quando vi piacerà venir a me, spero di darvi tutta quella consolatione che per me si potrà maggiore, & mostrarvi, quanto v'ami, & impressa nel cuor vi tenga: le nostre suore, hanno del continuo pregato Iddio per voi & se havete sentito alli di passati alleggiamento alcuno alli vostri affanni; n'è stato cagione la fede di sor Virginia; la purità di suor Agnola, la patientia di suor Alessandra, l'humiltà di suor Antonia, & la gran devotione della madre suor Catherina. Sarà vostro ufficio ringratiarle cortesemente. vi prometto che elle sono state si assiduamente inginocchioni, che s'hanno fatto il callo in su le ginocchia, come si legge in Egesippo che all'apostolo S. Iacopo per il molto orare avenne; ne altro intorno a ciò vi dico state di buona voglia, mirando con certa fidanza il cielo d'onde vi pioveranno un giorno in su le treccie, tante gratie, quante mai n'hebbe alcuna donna a l'età nostra. Dal Monistero di S. Antonio fuor di Correggio alli XX. d'Aprile.

CATHERINA VIGERA A LUCIETTA SERVAGGIA.