Lettere di molte valorose donne nelle quali chiaramente appare non esser ne di eloquentia ne di dottrina alli huomini inferiori

Part 4

Chapter 43,823 wordsPublic domain

Le acerbe querele che voi fate delle tribulationi che tutto 'l giorno vi pioveno sopra del capo, mi fanno dubitare che l'altezza del vostro nobilissimo cuore, non si sia alquanto piegata et piu molle di quel che l'era divenuta: quasi S. che non sappiate non altro esser la vita del Christiano, che una perpetua croce, & pessimo segno esser per quelli che senza croce a questo mondo viveno? questo è veramente il triompho di Giesu Salvatore dell'humana generatione. per il mezzo della croce vinse egli il mondo, superò Sathanasso, & distrusse l'inferno a noi insegnando che caminar ci bisognava per la via d'essa croce. Soleva dir il gran Demetrio che la vita perpetuamente tranquilla et quieta senza veruna incursione di fortuna era simile al mar morto. Se siete quella valorosa donna qual v'hò sempre giudicata, fate mi vedere che li incommodi della fortuna non vi commovino, ne vi pertubino punto. siete pur hormai tanto assuefatta alle asprezze di questo mondo che niuna cosa (quanto calamitosa ch'ella sia,) vi doverebbe esser piu molesta ò dura. Se la grandine che sopra de tetti cadde, salta di qua & la con grande strepito: ma il piu delle volte senza nocumento d'essi tetti, perche dovemo pensare che li insulti della fortuna possino atterrar l'animo di una donna istimata tanto savia? Se havete insegnato alli altri con i vostri dolci componimenti come tranquillar debbano l'animo perche non usate per voi quella istessa medicina? l'animo del savio è simile a raggi del Sole, liquati benche la terra tocchino, sono però sempre in quell'istesso luogo d'onde n'uscirono: non vi lasciate adunque si vanamente perturbare; ma consolative nel S. Dio. Di Vinegia alli XII. d'Agosto.

LA CONTESSA ISABELLA DE LUNA AFFAITA ALLA S. CLARA VISMARA.

L'è vero che io mi rallegro molto quando alli amici miei succedono le cose secondo il voto loro: non posso però fare che alle volte io non tema, che si come la smoderata fecondità amazza et soffoca molte fiate gli alberi & le viti, che cosi la troppo lieta fortuna non ci distrugga, & sciocchi non ci faccia del tutto divenire: sempre piu nocque la prosperità che l'adversità. Si come il vetro quanto piu risplende tanto piu dimostra la sua fragilità, cosi la fortuna quanto piu l'è splendida, tanto è men durabile & maggior rovina ci minaccia: di questo v'hò io voluto avvisare; perche non v'insuperbiate, & non facciate come molti fanno, liquali dalla smoderata felicità si lasciano talmente accecare che par loro d'esser fatti eterni, ne piu conoscono i vecchi amici, ne credeno che mai piu lor habbi da mancar cosa veruna. oh Dio quanto sono questi fuori del buon senno: quanto dimostrano d'haver poca cognitione della instabilità delle cose humane, oh quanto mal considerano questi tali, le sue instabili & volubili attioni non per altro fu dalli antichi pittori dipinta la fortuna sopra d'una rotonda pietra che per dimostrarci quanto la sia volubile: ne per altro disse quel Terentiano O FORTUNA UT UNQUAM ES PERPETUO BONA? che per farci diffidenti & per non lasciarci riposar in lei, ma in sol Iddio, ilquale non si muta mai; ma stabilissimo rimane: non altro. Iddio vi guardi. Di Cremona alli X. d'Aprile.

ISABELLA SFORZA ALLA S. FULVIA COLONNA.

Vi hò molte volte & per lettere et con la viva voce essortata al studio delle sacre dottrine: & per quanto m'è rifferito havete incominciato a dargli diligentemente opera (vi prego) a perseverare senza stanchezza ò satietà dimostrare: imperoche la sacra Theologia è di tal qualità che s'ella profondamente non scenda alle piu secrete parti del cuore, la non vi fa sentire il frutto che di lei coglier si suole: ne vi offenda il vederla stratiata & da vani intelletti variamente esposta & spesso con danno dell'anime nostre, imperoche questo è vitio & mancamento del giudicio & de l'intelletto et non della sacra scrittura a quella guisa che veggiamo molte cose drittissime, poste nell'acqua, rappresentarsi storte & di altra forma che veramente non sono: attendete a caminar (come intendo che fate) contentandovi della dolcezza & della consolatione che la virtu di sua natura porge senza cercarne gloria ò fama imperoche si come l'ombra al nostro dispetto ne segue & accompagna cosi la gloria seguita la virtu anchora ch'ella se ne fugga: dico anchora di piu che si come l'ombra alcuna fiata precede & alcuna fiata ne viene doppo le spalle, cosi ad alcuni subitamente gli ne segue la fama doppo l'haver operato virtuosamente et ad altri indugia fin doppo la morte certa cosa è però che quanto piu dalla lunga ella se ne viene, tanto maggiore è solita essere. Deh perche non mi è lecito di esservi piu vicina per accendermi tutta via piu alla virtu: ma chi sa forse che un giorno mi sarà conceduto fra tanto vivete lieta & amatime. Di Milano.

CELESTINA SEREGNA A M. GIULIA DEL BORGO.

Non vi hò piu per tempo scritto per il gran cordoglio c'ho sentito nella morte del mio pappagallo, dal quale, ero piu amata, che non fu mai Hermia dal suo caro delphino, piu che Argis dall'oca, piu che Glauce Citarista dal suo montone, piu che Amphiloco dall'amantissimo gallo. Se io fussi morta prima di lui, credo fermamente, ch'egli sarebbe di dolor morto, si come fece quella gratissima aquila poi ch'ella vide abrusciar il corpo della Virginella che allevata l'haveva: hora che il mio dolore è alquanto sminuito, io scrivo a parte a parte della vostra che mi fu gratissima: & per la prima cosa pregovi a confermare, et stabilire l'animo vostro con la ragione & non con false opinioni: i buoni marinari quando preveggono la tempesta, fermano la nave con le anchore non compiacete punto all'ira poi che ella suole per la smoderata indulgentia sempre piu esasperarsi. Si come per il parer d'Hippocrate quel morbo suol esser pericoloso molto che fa sovente cangiar volto all'infermo: cosi fra tutti i mali che sogliono infestar li animi nostri non ci è il piu dannoso dell'ira; facendone di maniera mutar viso, voce, & andatura che paremo in tutto diversi da quel che da prima solevano essere. Se le nodrici sogliono dire a piangenti fanciulli non piangere & haverai quanto desideri, perche non diciamo parimente noi all'animo commosso & alterato non gridare, non ti affrettare & con maggior commodità conseguirai quanto desideri. vorrei che volentieri comportassi che la ragione togliesse di mano all'ira la vendetta. Quanto al desiderio che voi havresti di punire chi vi offende si attrocemente, io vi ricordo che li castighi dar si deveno quando l'animo è ben quieto, accioche poi sforzati non siamo di punir altrui, quando l'animo habbiamo alterato & mal disposto: ne altro mi occorre a dirvi. Di Milano.

GIROLAMA CAVALLERIA A M. DIANA SCARAMPA.

Gran dispiacere è stato il mio intendendo dell'amara discordia nata novellamente tra vostri fratelli, allaqual cosa, dovereste voi tosto soccorrere con la vostra senil prudentia & pensar che si come le macchie tosto levar si debbono, perche nel soggetto drappo altamente non si profondino a tal che poscia levar non si possino senza molta fatica & senza danno del luogo dove elle cadero: cosi le fraterne dissensioni doversi mitigare, prima che partorischino malevoglienza et amaro odio. l'è troppo brutta cosa che un fratello habbisi a male l'esaltatione dell'altro: si doverebbe imitar la bilancia, la quale, quando una parte si leva in alto, l'altra senza molestia & senza gridore alcuno cede, & si deprime, ne fa alcuna resistenza. Siano benedetti per tanto Castore & Polluce, liquali tanto si amarno che fra di loro divisero l'immortalità: siano benedetti Hercole & Iphiclo, Apollo et Diana che si dolcemente sempre si abbracciarno, ne mai fu tra loro alcuna picciola ombra di rancore. Affaticative quanto piu tosto potete, per che si riuniscano queste divise anime, dalla qual divisione, ne veggo nascere infamia, dishonore, calunnia & gran giattura di facultà. Dal canto mio vi prometto non mancare di provedere perche di un fuscello non se ne faccia un grosso trave: state sana, che Iddio sia la guardia vostra. Di Vinegia alli XX. di Gennaio.

LAURA CONFALONIERA A M. GIULIA ROZZONA.

Non so se io debba admettere questa vostra scusa di non poter ne scrivere, ne visitar gli amici per esser carica de figliuoli. deh che fareste voi se havessi venti come hebbe Euticha? che fareste voi se ne havessi cento, come leggo haver havuto Combe Calcidica, donde poi ne nacque il proverbio. TANQUAM CALCIDICE PEPERIT NOBIS UXOR: Niobe figliuola di Tantalo n'hebbe quatordici ben strani & malvagi: ne perciò rimaneva di esser ufficiosa verso gli amici. Io non accetto questa scusa: ma in qualche modo mi vendicherò di questa vostra negligentia se non con altro, almeno con pertinace silentio. Di Piacenza.

CORNELIA PICCOL'HUOMINI CONTESSA DI ALIFFE A M. LELIA SCARAMPA.

Antonio, vostro fratel cugino, fu l'altro giorno a visitarmi & doppo molti ragionamenti insieme familiarmente havuti mi disse ch'eravate in grand'affanno, per la pestilentissima lingua di alcuni scellerati, che vi laceravano la buona fama qual con tanto sudore acquistato vi havete, & con acuti morsi vi trafiggevano il cuore; & che di questo, non ve ne potevate dar pace in modo alcuno: Io mi maraviglio grandemente di voi, che si leggiermente, rimagniate offesa: ma se non sofferite con forte animo le parole de nemici vostri, come sofferirete voi i fatti? quasi che sia cosa moderna il ritrovar che si diletti di morder altrui? & di qual cosa prega con maggior vehementia il profeta David, salvo che di esser liberato dalle labra inique, & dalla lingua dolosa? Ho io sempre creduto che maggior danno si senti dal lusingheuol amico, che dal feroce et mordace nemico, soleva il S. mio padre rassmigliar le persone virtuose che da niuna infamia macchiar si possono, a quell'herba detta Adianthon, laquale, anchora che ben si bagni et nell'acqua tutta si sommerga, sempre però par che secca et arida sia: Assuefate (vi prego) gli orecchi a ricever simil veleno, et non piu vi nuocerà che si nuocesse gia a Mitridate ricevendo per bocca essendoci da fanciullo avezzo. Attendete pur a guardarvi prudentemente (come fin'hora havete fatto) & poi lasciateli sfogare questo lor insanabil morbo, ilquale a voi non nuocerà punto. nuocerà bene a lor stessi facendoli scoprir l'innata lor malignità. Ringraziate Iddio che a cotesto modo vi si dia materia di esercitare la patientia vostra, laquale per si fatti modi si raffina & illustre doventa. Avviene veramente alle persone afflitte, come veggiamo avenir al zaffrano et al fien Greco, lequali quanto piu son calpestrati, tanto piu facilmente fioriscono & mostrano la lor bellezza. Voi havete pel passato et nella vostra piu giovenil età, tolerato con istrema patientia tante ingiurie della fortuna fatte, tanti duri incommodi, & hora per si lieve cosa v'attristate, vi sgomentate, & non volete con voi stessa pace? mi parete fatta simile alla Murena, laquale con noderoso bastone uccider a fatica si po' et uccidesi poi agevolmente con la lieve ferula: non ha potuto piegar la grandezza del vostro animo, non ha potuto scemare, ne indebolir la fortezza del vostro petto la morte di tre fratelli, che furono di Scipione, di Annibale, et di Leonida assai piu valorosi: non vi ha pur un tantino sbigottito la morte d'un figliuolo, che avanzava di bellezza l'Adone di Venere: & hora vi po' contristare una parola detta (per aventura) da soverchio caldo di vino? Deh acchetativi sorella mia (se punto mi amate) poiche da queste male lingue niuno guardar si puote: elle travagliorno sempre i buoni, trafisser Christo Re del cielo, non sol quando tra peccatori conversò, ma anche poi ch'egli fu confitto sul legno della croce. Siavi la morte di Christo in luogo di quella virtuosa Panace c'ha rimedio efficace contra tutti i mali; & qui fo termine al scriver mio, scongiurandovi per quella altezza di animo, che gia tanto in voi per passato ammirai et ammiro tuttavia, vogliate generosamente por i piedi su queste frivole ciancie, nelle quali ne la giustificatione, ne la condennagion vostra consiste: state lieta. Di Napoli alli XX. d'Agosto.

MARTA VIDASCA A M. AGATA FERRERA.

Volesse Iddio che le ingiurie che dette vi furono l'altro giorno da vostro cognato, facessero in voi di quelle operationi che fece la ferita di colui che uccider volle il Tessalo Prometheo; so che l'istoria vi è nota, ne accade ripeterla; & chi sa che quelle villanie non vi sieno una salutevole ammonitione perche vi guardiate se in voi è vitio alcuno da correggere et da emendare? Telepho, perche non haveva amici, fu costretto ricevere la salute dell'inimico: cosi intraviene a noi quando non habbiamo liberi amici, che ci dichino la verità sul viso; siamo sforzati udirci rinfacciare li difetti dalli nemici: ma noi doveremo veramente fare come egli fece, ilquale non abadò a colui di cui era l'hasta, ma sol la salute che sporta l'era per il mezo dell'hasta: se l'è vero ciò ch'egli vi disse di male, fate di maniera che piu non lo possa dir con verità: se l'è bugia, fate vostro conto ch'egli non habbi detto a voi, poi che in voi non è cio che egli vi rinfaccia: consolative adunque & ricorrete sempre a Dio nelle vostre tribulationi: sia l'oratione il vostro rifugio, sia la prora, sia la poppa, sia l'anchora della vostra fluttuante navicella. oh se sapeste quanta forza ella habbi; vi fermareste, tutta, tutta, ne suoi giusti presidij & per virtu de lo spirito, conoscereste che ella ha tanta forza ch'ella pò mutare i fermi proponimenti d'Iddio, pur che sia fatta con humiltà, il che ne dettero ad intender li dottori Ebrei, dicendo che chi ha da far oratione, deve star in luogo basso & non punto alto, il che conferma parimente la divina scrittura dicendo ORATIO HUMILIANTIS SE PENETRAT NUBES ne piu oltre mi stendo a favellarvi di cotal materia, Iddio vi doni fortezza. Da Trento alli XV. d'Aprile.

LA MARCHESA MALASPINA NICELLA A M. FLAVIA NEGRA.

Tre partiti mi sono hor hora capitati alle mani per vostra figlia (s'è pur siete disposta di volerla come mi diceste maritare:) l'uno è non meno ricco che gia si fusse Crasso ilquale poteva nodrire delle sue annuali rendite una legione, ma l'è furioso piu di Clomede: l'altro è bello a par di Nireo, et similmente povero come Iro. Il terzo è piu brutto di Esopo Phrigio, savio però & astuto quanto mai ve ne fusse alcun'altro. Ulisse sarebbe nulla, comparato con esso lui: eleggete hora qual piu vi piace, perche farò andar avanti la prattica & in brieve spatio di tempo con il mezzo della S. Emilia Rangona la conchiuderò: state sana. Di Piacenza alli: XX. di Gennaio.

ALUVIGIA CAROLEA A M. LIVIA BENCIA.

Mi dimandaste alli di passati per vostre lettere d'onde avvenuto sia che alcuni Philosophi habbino scritta ogni cosa esser di acqua composta, & Pindaro nobile poeta habbi nel suo poema scritto che ottima cosa sia l'acqua: credo io fermamente che la virtu che nell'acque in diversi luoghi si ritrova, sia stata cagione di fargli cotal cosa scrivere. sono veramente sopra ogni fede gli effetti che noi veggiamo dalle acque uscire. soviemmi d'haver letto, che l'acque Suvessane, toglievano la sterilità delle femine, & insieme la pazzia dal capo a gli huomini. Hò letto che nell'Isola Enaria con l'acqua si guarisse chiunque pate il male della pietra. Vicino di Roma le acque dette Albule, risanano le ferite: il lago Amphione, toglie le vitiligini: Cidno fiume della Cilicia, medica la podagra. Ho letto d'un fonte posto fra Napoli & Pozzuolo, che medica gli occhi infermi: le acque che sono nelle paludi d'Ariete; fanno stremamente indurar le unghie de giumenti. Ecci anchora un fonte a Cerome, che fa divenire le pecore negre, & un'altro detto Mele, che le fa doventar bianche. Chiunque beve del fonte di Arcadia chiamato Clitorio, incontanente li viene il vino in odio: chi beve del fonte Zizico, si spoglia subitamente d'ogni amore, che altrui porta il fiume Lico presso di Leontini, è di tal proprietà che chi ne beve doppo tre giorni muore. Infiniti altri & miracolosi effetti delle acque si veggono: liquai non sol ci possono far credere quel che Pindaro n'ha scritto: ma cio che anchora Empedocle n'ha detto: altro circa questo per hora non vi saprei che dire, ne piu altamente vinta dalla debolezza del mio ingegno vi saprei philosophare: state sana & lieta, ne abbandonate per alcun tempo li incominciati studi, acciò veggiamo di voi, tosto uscire li desiderati & lungamente aspettati frutti. Di Pausilippo: alli XII. d'Aprile.

La Contessa di Nola, mia S. vi saluta.

LUCIETTA SORANZA A M. LUCRETIA MASIPPA.

L'altro giorno mi vennero (per lor gratia) a visitare alcune honorate Madonne, lequali molto di voi si dolsero per havervi udito biasimare le donne litterate, & che quando udite che alcuna donna habbi composto qualche bella opera, ve ne ridete, ne fate scherno et ne pigliate giambo, ne vi si puo per alcun modo persuadere che ciò sia vero. Credereste piu agevolmente la natura della Chimera, & del Tragelafo anzi che le femine possino esser dotte: poverella voi chi v'ha posto in capo si strana opinione? adunque crederete non esser vero che una femina detta per nome Carmenta fusse quella che ritrovò le lettere? & pur questo confessano tutti li antichi istorici. Se adunque le lettere sono inventione delle Donne: perche vi dispiace che le donne con ogni studio ci attendino? Adunque non potrete voi credere che Polla Argentaria moglie di Lucano scrivesse della guerra di Cesare & di Pompeio, scrivesse dieci libri di selve, scrivesse Saturniali, scrivesse dell'incendio di Roma, dell'incendio di Troia, & della calamità di Priamo? Adunque crederemo che Claudia moglie di Statio dottissima non fusse? adunque mosse dalla vostra falsa openione non crederemo che Corrina la Tebana facesse cinque libri de Epigrammi et cinque fiate superasse Pindaro tenuto il prencipe de poeti Lirici? Saranno favole per voi le cose memorabili che si raccontano della dottrina, di Pamphila, di Damophila, di Sosipatra, di Carisena, & di Istrina Reina de Scithi: laquale, per il testimonio di Erodoto, insegnò al figliuolo detto Sile, lettere Greche? ma lasciamo stare le antiche Donne: diciamo de le moderne. havete voi inteso della dottrina rara delle figliuole del Moro Inglese, & delle Bilibalde figliuole di Bilibaldo Alemanno? havete considerato mai con attentione che poesia sia quella ch'esce della poetica fantasia della Reina di Navara, della S. Laura Terracina, della S. Violante Sanseverina, dalla S. Genevra Villa fuora, della S. Emilta Angosciola, et della nostra virtuosa M. Giulia Ferreta? havete voi mai letto il libro della vera Tranquillità che ne dette gli anni passati la dotta penna della S. Isabella Sforza? Vorrei leggeste le faconde prose della S. Princessa Anna Estense, et della sua creata Olimpia morata; io vi supplico a non lasciarvi piu di bocca uscir si fatte parole per quanto vi è caro l'honore. oh se ciò sapessero tante & tante grandi & valorose donne, lequali, lasciato l'ago, poste si sono alli studi, vi lacerarebbono con Iambi piu che Anacreontici et con satire piu mordaci che non sono quelle di Persio & di Giuvenale. fate a mio modo, (che da madre vi consiglio,) datevi anchora voi alle buone lettere, perche non ci è altra via di ricuperare i nostri primi honori, & la nostra vecchia reputatione: non ci è il miglior modo per fuggir la tirannia de gli huomini, & per guardarsi da le lor insidie, che di riccorrere alli santi studi delle dottrine & divine et humane. Vi ho voluto avisare di questi rumori che sparsero le parole che alli di passati diceste alla presentia di alcune forastiere, dove si ritrovò similmente il vostro M. Ortensio, & di voi stranamente si scandalizò, & m'hebbe a dire che s'egli creduto havesse che ciò dicessi di buon cuore che piu non vi voleva come era di suo solito ne amare, ne riverire. hor pensate da voi stessa, quanta perdita sarebbe questa: state adunque in voi raccolta, & se aviene che alla presenza vostra piu di cotai cose si favelli, parlatene altrimenti di quel che fatto havete per il passato overo per mio consiglio tacerete. Di Villa: alli X. d'Agosto. baciate da parte mia le vostre belle figlie.

LA CONTESSA DI NOLA A M. FLAVIA BORGHESE.

Per quanto intendo, tutto'l male che è avenuto a M. Clara, è proceduto dall'ira vostra: la colpa è adunque di voi stessa, se danno sostenuto havete ne casi vostri veramente si come i fanciulli sovente si feriscono mentre altri vogliono ferire, per l'inesperienza che hanno delle arme, cosi l'ira spesse fiate nuoce a noi stessi, mentre cerchiamo d'offender altrui. non dovevate gia voi si leggiermente credere che M. Priamo vi havesse ingiuriato, perche si come soliti non siamo di credere alle prime novelle che ci vengono ò liete, ò triste ch'elle sieno: cosi non dovemo subitamente credere a quello che ne persuade l'ira nostra: ma devesi differir la fede ch'ella desidera per alcun giorno. Si come per la nebbia i corpi, cosi per il sdegno le cose ci paiono sempre maggiori di quel che sono. perdonatemi se vi dispiaccio cotai cose dicendovi: non dovevate voi mai correre si impetuosamente alla vendetta come fatto havete. si suole da savi far il contrario nel vendicarsi, di quel che si fa de cibi nel mangiarli. niuno mangia salvo quando ha fame, ma la vendetta non si deve usare, salvo quando non se n'ha voglia di farla, perche non accenda troppo. temo io grandimenti che questa vostra strabocchevole & quasi perpetua ira non vi travagli, & conturbi la desiata quiete a quella guisa, che noi veggiamo l'assidua tosse conquassar il corpo. Se io circa questo potrò in qualche cosa giovarvi, non pretermetterò cosa veruna a fare (pur che sappia che vi risulti a utile, & a piacere) ne aspetterò giamai che l'opera mia mi sia da veruno richiesta: state sana, & amatime. Da Pusilipo alli XIII. di Marzo.

CATHERINA DELLI OLDRA A M. CLORIDA N.

Mi scrivete per l'ultime vostre, che portate grande invidia alla S. Tirinthia per haver piu belle gioie, & piu belle vesti di voi. di che non posso io fare che non vi riprenda facendovi sapere che si come non è alcuno miglior marinaio (ò nocchiero che vogliamo dire) per haver piu bella & meglio armata nave: cosi non è miglior donna alcuna per haver piu ricche gioie ò piu vaghi monili; non è la fortuna splendida quella che ci fa risguardevoli al mondo; ma l'è la virtù et l'honestà non finta et simulata, ma sincera & pura: laquale suol lungamente durare, la onde le cose false stano picciolo tempo in un medesimo stato: soviemmi di haver già letto qualmente una molto savia & prudente Donna tacitamente schernì una femina Campana superba per molti pretiosi ornamenti mostrandoli alcuni suoi figliuoletti virtuosi & ben creati & dicendoli; questi, Donna, sono le mie gioie & li miei piu belli adobamenti. Habbiate invidia a chi piu di voi si mostra & in effetti, & in parole, amica dell'honore, & della verace gloria: bisogna stimar la persona non da quello ch'ella possiede, ma da quel che è veramente suo: le ricchezze non sono propiamente nostre, ma sono della fortuna, & per questo le veggiamo sovente volte esposte alle predatrici mani hor de vincitori soldati, & hor de rapacissimi Tiranni. Questo è pur troppo publico errore cercare con infinito studio, & con infinita sollicitudine gli ornamenti esterni, & delli interni non curarsi punto. ben hà gli occhi di ferro chi non piange tanta nostra cecità. Hor per conchiudervela in poche parole, scacciatevi dal petto questi vani & fanciulleschi desiderij, & aspirate hormai di buon cuore all'eterna gloria, caminate contra la generale opinione delli Idioti & fate come veggiamo far le stelle, le quali vanno per un viaggio contrario al mondo, & questo vi basti per una semplice ammonitione: Dio da mal vi guardi et vi consoli di quanto honestamente desiderar si puote. Da Chiavena de Grisoni alli XXV. d'Agosto.

LUCRETIA GONZAGA A MADAMA LIVIA PASETTA.