Lettere di molte valorose donne nelle quali chiaramente appare non esser ne di eloquentia ne di dottrina alli huomini inferiori

Part 3

Chapter 33,772 wordsPublic domain

Alli X. di Dicembre hebbi le vostre lettere, nellequali molto vi dolevate che vostro figliuolo fusse riuscito si mal sano et delle gambe si mal disposto. io certamente non molto me ne maraviglio veggendolo tutto dato all'otio & al riposo, ne mai esercitarsi il corpo in alcuno utile & honesto esercitio. Venga un poco a starsi con esso noi a Perego per qualche giorno, dove ritrovarà si perfetti cacciatori, quanto mai fussero ne Elimo, ne Panope, delli quali, favellando Virgilio cosi già disse TUM DUO TRINACRII IUVENES HELYMNUS PANOPESQUE ASSUETI SYLVIS, COMITES SENIORIS ACESTAE. Potrassi anchor esercitar (s'egli vorra) nel cavalcare essendoci il cavaglier Pozzo mio honorato consorte, del quale si pò meritamente dire quel che disse Virgilio di Lauso figliuol di Turno LAUSUS EQUUM DOMITOR, DEBELLATORQUE FERARUM. si che venga a vedere questi nostri monti Brianceschi pieni di ogni vaghezza s'egli vuole per l'avenire scordarsi il bel Palerno della Campania, il Berecinto della Frigia & l'Aracinto dell'Etolia. venga a contemplar almeno per dieci giorni i Monti di Brianza & sprezzarà per l'avenire l'amenità di monte l'Abbate, la serenità del monte Idalio, & la fecondità di Artemisio, monte dell'Arcadia. s'egli ci viene mentre ci è il mio consorte promettetegli da parte mia che non passerà mai giorno ch'egli de rari animali non faccia grassa preda; imperoche ci habbiamo cani di velocità non inferiori a Vertego del quale, fassi degna memoria presso di Martiale. Troverà cani li quali non cederebbono d'ardire & di prestezza ne a Liscica, ne ad Ila, ne ad Umbro da Virgilio cotanto lodati. certamente, quando gli havrete veduti & isperimentati, direte che Ateone non ne hebbe mai de simili, & che il Melampo, con l'Oribaso aggiuntovi anchora il Pamphago, il Dorceo & il Ladone, non potrebbono stare al paragone con i nostri: ne ci mancano cavalli per seguirli migliori assai di Orneo, di Etone, di Nicteo, di Alastro, di Amatheo, & di Abastro cavalli di Plutone, de quali fassi honorata memoria presso di Claudiano: oltre che donò alli di passati CESARE al mio consorte per ricompensa (anzi per testimonio del valore ch'egli hà mostrato ne suoi servigi) alcuni corsieri atti a far parer poltroni i cavalli di Achille, di Marte & del Sole, & atti a far vergognare Cillaro, Rhebo, Pegaso, Arion, Hirpino, Cireo, Pedaso, & Illerda. Se ci verrete voi con esso lui (come credo che farete) mentre essi anderanno a dar la caccia alle fiere, noi ci tratteneremo attorno le nostre peschiere, le quali (benche stia male a lodare le proprie cose) ardisco però di dire, ch'elle avanzino quelle di Sergio Orata, di Licinio Murena, di Fulvio Hirpino, di Ortensio, & di Vedio Pollio: non restate adunque di venire, & con quella servitu che vi si conviene, per timore, che siamo stretti di alloggiamento, imperoche il mio consorte hà fabricato da che non ci foste, una casa si grande & si ben'intesa che non ci è huomo che non si pensi che Spintare, Meleagene, Democrate, Philo, Sostrato, et Ermodoro ne sieno stati li istessi architetti: & pur altro disegno non ci è stato, salvo quello ch'egli è dal suo capo uscito: ne piu mi stendo nel scrivere, sol questo vi affermo & raffermo, che se ci verrete, sarete da ambidui amorevolmente raccolti; & sforzerenci di porgervi tutti que piaceri che per noi possibil saranno. anderemo a Ravagnano, a Ugionno, a Merà, a Brianzuola, a Galbià, & a Calco, dove vostro figlio haverà grata compagnia dal .S. Antonio Maria, dal .S. Pier Francesco, dal Marchese, & dal .S. Entimacho: la cui gentilissima consorte vi porgerà infinita consolatione, insieme con la .S. Veronica mia honoranda madre: state sana. Da Perego fiore de monti Brianceschi.

GIOVANNA CAVALLERIA A M. CLARA GUALANDA.

Intendo .M. Clara che di me vi siete molto maravigliata, perche hò detto di non poter piu sofferire di legger in alcun libro che sia fuor della sacra scrittura: si che l'è vero che l'hò detto, ne me ne pento, ne mia colpa ne dico ne dirò mai: & dove posso io trovare la miglior lettione? Altro piacer per certo sento legendo IN PRINCIPIO CREAVIT DEUS COELUM ET TERRAM: che non faccio ne la Phisica, nel cielo, & nella generatione di Aristotele. Altra consolatione prendo ne proverbi di Salomone, nell'Ecclesiaste, & nell'ecclesiastico del figliuolo di Syrach, che non prendo in legger ne Ethica, ne Politica, ne Economica, ne magni Morali di Aristotile: Sento altro diletto in volger sossopra i libri de Re, & de Giudici che non faccio legendo Suetonio, Plutarco, Sesto Aurelio: Flavio Vopisco: & altri simili che scrissero le vite de Cesari, godo molto piu di cuore, legendo i fatti di Mose, di David, di Habraamo, di Giuda Machabeo, di Giosuè, di Sansone & di Gedeone; che non godo per legger Dione, Cesare, Appiano, Livio, Polibio, Xenophonte & altri historici: credetelo a me, che non senza causa fu la sacra scrittura chiamata Biblia, che vuol dir libro; & cosi fu detto per eccellenza, come se questo solo, fusse il vero libro: & ne gli altri vi si contenessero sogni d'infermi, et folle de Romanzi: & d'onde credete voi che Platone habbi abbellito i suoi scritti con quelle vaghe figure, con quelle si convenevoli similitudini? non d'altronde certamente tolse i colori & gli ornamenti suoi che dalle sacre lettere, si come il Beatissimo Ambrogio piu di una fiata afferma & chiaramente ne dimostra: non è publico consentimento de dotti ch'egli udisse predicar Geremia profeta, & li pervenesse alle mani il pentateuco di Mose? dove vedrete voi ne libri Pagani, si alto principio come è quel di Giovanni Apostolo IN PRINCIPIO ERAT VERBUM ET VERBUM ERAT APUD DEUM; dove in un versetto solo ci dipigne di tre sorti Mondi: dicendo, in Mundo erat: Mundus per ipsum factus est; & Mundus eum non cognovit: ecco l'ideal mondo, ecco il materiale, ecco gli huomini che vi habitano sotto nome di mondo dall'apostolica voce chiamati: leggete quanto n'hanno scritto i philosophi che non ne trarrete tanta intelligentia quanta da questo sol verso trarne potete. deh ditemi per vostra fe; parvi che in altro libro ritrovar si possino le consolationi, & l'eterne speranze che nelle sacre lettere si ritrovano? Se havete in M. Tullio un perfetto oratore, se havete in Xenophonte un perfetto Re, se havete in Platone una perfetta Repubblica, se havete nel conte Baldesare un perfetto Cortigiano con la donna di Palazzo, se havete ne scritti del conte di Monte l'Abbate, il perfetto gentilhuomo d'honore: havete ancho nelle scritture sante, il vero patiente sotto titolo di Giobbe, havete l'essempio della verace ubidienza in Abraamo, della santissima hospitalità in Lotto, dell'ottimo Re in David, del savio S. in Solomone, del forte cavalliero in Sansone, del buono Imperadore in Mose & nel fratello Aarone, et dell'ardito capitano in Giosue: ma che non ci havete voi di buono in questo santo libro? forse ch'egli vi fa miscredente & dubbiosa dell'immortalità come fanno i philosophi: forse ch'egli vi fa impazzire attorno le zone, le sphere, et i zenit, come far sogliono i Matemattici, forse che vi oscura il vero, come veggo far i legisti: forse che vi puon in compromesso la vita, come fanno i Medici. Delli bugiardi et appassionati historici non vi parlo, liquali spesse volte fanno, che i poltroni paiano Marcelli & i Marcelli sieno tenuti timidi et vili piu di quel Pluto indutto da Luciano & da Aristophane ch'ogni cosa teme et sbigottito rimane. Vengomi hora alli Poeti, & vorrei che alcuno mi dicesse che utilità si cavi del rapto di Ganimede: dal formoso Alexi ò dal bruno Menalca: vorrei che alcuno mi dicesse che profitto mi faccia l'amor della Luna et del suo Endimione con l'importuno chiamar d'Hila, di cui si finge invaghito Hercole presso di Propertio et di Valerio Flacco. Vorrei detto mi fusse di giovamento esser mi possa l'amor di Hiacinto et di Apollo, di Ampelo, & di Bacco, di Adone & di Venere; di Titone & dell'Aurora; di Atis, & di Cibele, di Siringa & del Dio Pan. Bramo detto mi sia che honestà si apprenda leggendo gli amori di Valerio Flacco et dell'amazonico fanciullo: che religione si apprenda per sapere che Tibullo amò Cherinto, Anacreonte Batillo, Alceo Lico, Valgio Misti, Asinio Hippolito, Voconio Testilo, Oratio Ligurino, Q. Catulo Epigrammatario amasse Roscio, Euripide Agatone, & Arato Philino. Credete voi Madonna Clara, che venir mi possa desiderio di unirmi con Dio per leggere che Daphne fusse amata da Apollo, Tiro di Nettuno, Hebe da Hercole, Philace da Stratocle, & Atalanta da Meleagro? mai non che non me ne verrà giamai voglia. si ben leggendo nella sacra Biblia di Sarra et della riverentia che à suo marito portava chiamandolo suo signore: si ben leggendo di Hester, di Susanna; di Giudit & di Anna figliuola di Elcane laquale, non si partiva mai dal tempio sempre alle orationi, & a digiuni intenta. Non vorrei pensaste che io vi scrivessi come una trassognata: hò anch'io letto la parte mia de scrittori Pagani et me ne pento, et ne chieggo perdono a Dio sopra tutte le colpe mie: non vorrei da che appresi la santa Croce haver mai letto altra cosa che la divina scrittura: vorrei haver mangiato questo sacro volume come per il profeta Iddio comandò: vorrei havermelo convertito in succo et in sangue, perche egli sarebbe stato come una lucerna a piedi miei, & havrei guidato ogni mia impresa secondo la parola d'Iddio, da quella sarei sempre stata pendente, quella m'havrei io tolto per mia guida, per scorta, & per tramontana, con quella mi sarei piu dottamente governata che forsi non hò fatto, ma meglio è tardi che mai; si che non vi maravigliate più per l'avenire, che lasciato habbi qualunque altra lettione, & data mi sia tutta alla verace Theologia: anzi vi essorto a far il medesimo c'ho fatto io; seguite (vi prego) le mie pedate, ne vel recate a vergogna, perche sia piu giovane di voi, fate vostro pensiero che la mia voce, con la quale vi invitto a si gloriosa impresa, sia voce celeste, & non terrena, persuadetevi che le mie parole sianvi dettate dalo Spirito Santo & non d'altrui. Ricordatevi di ciò che disse il beatissimo Girolamo, che l'ignoranza delle scritture si era l'ignoranza di Giesù Christo. Ricordative di ciò che disse il Salvator nostro: SCRUTAMINI SCRIPTURAS, ILLAE ENIM TESTIMONIUM PERHIBENT DE ME. cosi facendo, noi saperemo che cosa sia veramente Christo, & quel che egli habbi fatto per noi, & cosi l'ameremo con tutto il cuore, & amandolo il fruiremo insieme col padre, col figliuolo, & con lo spirito santo: amen. Di Vinegia.

LUCRETIA MASIPPA ALLA S. CAMILLA MARCHESA PALAVICINA ET S. DI CORTE MAGGIORE.

Quando mi fu data la nova che havevate partorito un bel figlio maschio, io ne sentì tanta allegrezza al cuore, quanta ne sentisse Diagora Rhodiotto, quando egli vide in un medesimo giorno coronare tre suoi figliuoli vincitori et spargerli addosso dalle piu alte finestre un nembo di vari fiori. Non sentì tanta gioia Philippide scrittor de Comedie, quando in un Poetico certame fuor di ogni speranza si trovò vincitore: direi liberamente d'haver superato di letitia Chilone Lacedemonio, quando egli vide ne giuochi Olimpici coronar il figliuolo. Di che mai havessero Policrata nobile Romana, & Marco Iuventio console, sel non fusse, che quelli di allegrezza morirno, et io son pur viva; benche mal viva mi senta, sendo privata della vostra gratiosissima conversatione; non potendo più udir la dolcissima favella, non veder le accorte maniere, non finalmente, con attentione contemplar le honorate vostre attioni: Iddio mi faccia gratia che vi rivega prima che io muoia; altrimenti morte mi fora pur troppo acerba & troppo dolorosa, ma non posso credere che non vi venga un'altra fiata desiderio di rivedere questa nostra inclita & gloriosa città di Vinegia, dove il male muore, & il bene si nodre & si cria. state sana insieme col vostro amatissimo consorte: le mie figlie riverentemente vi salutano. Di Vinegia alli X. di Novembre.

CHIARA FEDERICI CONTESSA MARTINENGA A M. LELIA CANOSSA.

Hò pur havuto il gran dolore, intendendo la morte di vostra madre, che fu a nostri tempi uno specchio di patientia, una norma d'honestà & una infallibil regola dell'honorato vivere. Deh quante volte hò io pregato Iddio che si come già si permesse & si acconsentì risuscitassero Aviola, L. Lamia, Corfidio, Gabieno, Tindareo, Hercole, Esopo, & altri molti, cosi ci fusse hora conceduto ch'ella tosto risuscitasse. Deh perche non posso io fare come si legge haver fatto .S. Cataldo che risuscitò la madre da cui era stato poco avanti partorito. se ciò potessi fare, so ben io certo che sin'a quest'hora non la desideraremo piu: ma sapete voi come l'è? ci bisogna haver patientia in tutto quello, che ne vien ordinato dalla divina potentia, & non dolersene, & non turbarsene punto: attendiamo a consolarci scambievolmente, imperoche mi sento di non haverne minor bisogno di voi: non altro: Iddio ci guardi da male. Di Brescia alli XXV. d'Agosto.

MADDALENA BARATTIERA A M. LODOVICA CORNARISA.

Non credo che alcuno di quelli, iquali finsero i poeti esser condennati alli supplitij infernali, senta tanta angoscia, quanta sente un'anima che sia presa di gelosia: l'affanno veramente delle figliuole di Danao, il tormento di Prometheo, l'afflittione di Sisipho, la molestia di Titio, il cordoglio di Theseo & di Isione è nulla, rispetto a quel che per gelosia si pate. questo vi dico io, perche ve ne guardiate, intendendo che siete assai vicina per intrare in questo inestricabil laberinto. Deh lasciate per vostra fe correre l'acqua all'ingiù & non vogliate rizzar le gambe a cani: tengo fermamente che se voi perseverate a cotesto modo, che diverrete la favola del volgo. Di Piacenza.

FRANCESCHA TRIVULZA CONTESSA VEDOVA DELLA MIRANDOLA A M.

Hò ricevuto le vostre lagrimose lettere, et m'è rincresciuto infinitamente che vostro figliuolo si porti tanto male con esso voi. Voi non siete però la prima, ne credo sarete l'ultima che riceva da figliuoli simili torti. Alphonso il primo Re di Portogallo, puose già la madre in prigione, sol perche tentò di rimaritarsi & non per alcuno difetto. Michele Calafatta imperadore spogliò la madre violentemente d'ogni giuridittione ch'essa possedeva: cosi fece Constantino figliuolo di Lione, verso la madre Irene et molto peggio di lui portossi anchora Tiberio Cesare. si che datevene pace, poi che di voi sola non è questa infelicità, dell'haver pessimi et ingratissimi figliuoli. Di Mantova alli XX. d'Agosto.

ISABELLA BORROMEA TRIVULZA A M. F. N.

Che vostro marito sendo huomo da bene, sia stato si mal trattato dalla sua Republica, non vi paia ciò strano poi che per il passato fecero molte fiate alcune Republice simili de trattamenti alli lor cittadini: li Atheniesi per ricompensa delli triomphi Maratonij puosero il buono Milciade in stretta prigione: la republica di Siracusa ammazzò con infinita rabbia Dione, per opera del quale, havea già ricuperata la desiderata libertà: li Atheniesi anchora scordatisi li molti beneficij dal giustissimo Aristide ricevuti, lo sbandeggiarno dalla città. Sofferite adunque in pace, & ringratiate Iddio d'ogni cosa ch'egli vi manda; imperoche noi spesse fiate giudichiamo male, quel che veramente è bene, & tall'hora bene, quel che è male. Iddio ci porghi lume di saper discernere il bene dal male, acciò non si cada precipitosamente in qualche errore, dal quale poscia rilevare non ci possiamo. Di Milano alli X. d'Agosto.

IPPOLITA DI LAMPUGNANA A M. PHILIPPA SAGRATA.

Mi piace stremamente della compra che voi havete fatto, perche cosi ci vedremo piu spesso, & goderenci senza disturbo: ma molto piu mi dispiace che nel comprar non havete usato quella equità che a voi si conveniva: l'è celebrato dalli antichi Ermete Egittio per esser stato si giusto, che non fu mai da veruno di giustitia avanzato: Sempre, per non peccare contra la ragione, comprava piu caro di quello che il venditore istimava: non intraverrà già, a voi, se a cotesto modo perseverate di fare, come intravenne di Aristide, il quale presso delli Atheniesi, per l'incorrotta sua giustitia meritò di havere il cognome di giusto: ma sia ogni cosa in nome d'Iddio, forse vi ravederete un giorno di questo errore, & lo emendarete, havendo compassione a que poveri pupilli a quali tal heredità si apparteneva. Da casal Pusterlengo alli XX. d'Agosto.

CAMILLA SUSIA A M. BARBARA MOSTA.

Intendo che alberga nelle vostre case un'Arabesco, tenuto (da chi sa giudicare) il piu scientiato huomo, che nato sia al mondo de molti anni in qua, al quale vorrei dimandaste d'onde nasca che a Locri et a Cotrone mai fusse pestilentia; perche non piovesse mai per alcun tempo nel cortile del tempio di Venere che si vedeva già in Papho: vorrei li dimandaste s'egli reputa vero ciò che di Hercole scrive Celio, cioè ch'egli havesse tre ordini de denti & donde questo procedesse, & cosi li dimanderete di Direptina figliuola di Mitridate, della quale leggo che dui ordini n'havesse: dimandategli perche havesse Aristomene Messenio il cuore tutto peloso: dimandategli donde avenisse che Antipatro Sidonio fusse ogni anno di febre infestato il giorno a punto ch'egli nacque: me ne farete di questo gran piacere, et avisatemene quanto più tosto potrete: se il mio dottor Susio fusse presso di me, non vi darei questo disturbo, perche egli mi sodisfarebbe: ma le Sirene di Vinegia insieme con un Cigno d'Aquileia con mio gran dispiacere lo tengono da me lontano.

Dalla Mirandola.

LUCRETIA AGNELLA A M. CATHERINA OLDRADA.

Per le vostre lettere hò inteso dolcissima sorella, il desiderio che voi havreste di maritar vostra figlia col figliuolo de M. Achille Zenardo, & sopra di ciò richiedete con instanza il parer mio. Non mi conosco già io tale, che consigliar vi possa in si fatto caso, pur per quella santa amicitia che con esso noi dalla prima fanciullezza con scambievoli ufficij crebbe, io vi dirò quanto già intorno a simil fatto raccolsi dalli dolci ragionamenti del mio consorte piu fiate havuti in cotal materia, con M. Gioanni agnello, che fratello li fu, non so per natura, ma per animo anchora & per costumi. Se ben adunque le passate cose per la memoria vado rivolgendo, & più internamente considero il danno che ne risulta dalli accerbi matrimoni, da tal parentela per ogni modo vi asterrete: imperoche far debbonsi i matrimoni quando l'huomo è atto a generare, & la donna a concepire; altrimenti, liti & discordie per la casa tutta via s'odono: & sarebbe d'avertir diligentemente che sempre la matrimoniale Copula, in tal età si facesse, che li Padri potesseno a figliuoli sovvenire, et li figliuoli riferir le dovute gratie a padri loro: la qual cosa felicemente avverebbe se l'età paterna, da quella de figliuoli, fusse con giusta proportione distante. Tutti li antichi scrittori (per quanto intendo) che a me, da molte liti impedita, non fu mai lecito di volger sossopra di molte carte: vogliono che l'età della moglie & del marito, sia talmente proportionata, che da un medesimo tempo l'un cessi di generare, & l'altra di concepire, il che all'huomo avviene nel settuagesimo & alla donna nel cinquantesimo anno. Hò io certamente molte volte avvertito che quando in troppo giovinil età le persone si congiungono, rade volte a perfetta statura i parti loro pervenire, oltre che le fanciulle, per la debolezza de corpi spesso nel partorir muoiono, o vero con istrema fatica partoriscono: aggiungoli di piu, che le nozze alquanto tarde, dispongono le fanciulle a continenza & a le troppo acerbe disfrenata libidine son cagione. Ma voi mi potreste forsi addimandare quale è adunque la piu convenevol età: al che rispondo che l'età della femina è nelli dieci otto anni, & quella de maschi nelli trenta sei, percioche alhora i corpi hanno conseguito sommo vigore, & ad un medesimo tempo cessa d'ambidui il naturale ufficio. Qui per hora farò fine al mio scrivere, ma non lo farò se prima non vi aggiungo il tempo, che a savi parve piu commodo per la generatione, che sarà la vernata, & quando i venti Boreali spirano, & non mai quando li Australi soffiano: state sana che Dio prosperi li successi vostri, & a lieto fine sempre li conduchi. Da Carbonaruola alli XX. di Marzo.

ISABELLA LONARDI CONTESSA DI MONTE L'ABBATE A M. MADDALENA PEVERELLA.

Grande è stata l'allegrezza c'hò sentito intendendo che secondo il desiderio vostro, habbiate partorito un bellissimo figliuolo; per il che, prego di buon cuor Iddio lo faccia campar doppo voi, & voi, che lo partorite, imiti sempre nelle vostre piu honorate attioni. Hora non vi sarà piu lecito di gir a spasso come solevate fare, & se vorrete esser tenuta pietosa madre, vel converrà con le proprie mammelle lattare, & non gittarlo nell'altrui grembo, il che non fanno le piu nocevoli & dannose fiere c'habbia la Libia: vi converà avertire che le membra per l'innata tenerezza storte non divengano, & per il consiglio di Galeno sparger del sale fra le fascie, acciò che la pelle dura doventi, & resista alle esterne ingiurie; darli di piu à poco à poco alcuni soavi movimenti, per consumar la soverchia humidità de corpi. bisognerà anche por attentione che l'aumento del corpo suo per smoderata fatica non sia impedito, guardarlo dal vino sin'à più provetta età; assuefarlo destramente & al caldo & al gielo: isviarlo da lussuriosi spettacoli, da compagnie dissolute; et avezzarlo a dir sempre il vero di ciò che li viene richiesto. cosi sperava io di fare, se mai a Dio fusse piacciuto di far feconda la mia sterilità: & credo che agevolmente mi sarebbe ogni mio desio venuto ad effetto, solo specchiandosi i miei figliuoli nel essempio del mio amabile, & honorato consorte, ilquale, non sol Padre li sarebbe stato: ma ancho fedel precettore & diligente balio. Veramente se mi sono rallegrata che lo habbiate partorito al mondo; molto piu rallegrerommi vedendo per l'avenire che lo ripartorite a Christo, insegnandoli la vera pietà con la via dell'honore & della virtù; ne altro vi dico a questo appartenente; confidatami nella felicità del vostro ingegno, & nella maturità del senno. Di Vinegia alli X di Marzo.

GIRONIMA CAVALLERIA A M.

Se vi hò & detto & piu volte scritto che schiviate le male pratiche, non è ciò stato senza cagione: imperoche so quanto nuocer sappino le maligne persone, benche alle volte il contrario dimostrino: soglio io rassimiglia re questi tali al serpente, ilquale, anchora ch'egli sia di sua natura pestifero, mentre però si aggiaccia di freddo, si puo senza nocumento alcuno maneggiare & questo non perche egli non habbi in se stesso il solito veleno, ma sol perche non lo puo come ei vorrebbe mandar fuori. oh quanto male commetterebbesi da molti, se con l'animo rio havessero accompagnate simiglianti forze. Se io fussi nel grado che voi siete so che mi leverei dalla conversatione di alcuni, nati sol al mondo, per malignare: ma a questi tristi & malvagi huomini hoggidi non ci si avvertisce, per esservene forse troppo gran copia in ogni luogo: si come non siamo ne anche soliti di maravigliarci per vedere un albero, la dove le folte & alte selve a tutte l'hore si scorgono: attendiamo sorella mia a ben vivere lasciandoci guidare dalla ragione; & non sol a far quello che il fallace senso et l'altrui male persuasioni v'invitano: non vogliamo per cagione alcuna commettere che l'altrui pratica ci renda infami & vitiosi (come essi sono) ci faccia reputare, la vita nostra diceva gia un savio Philosopho è simile alle favole; che publicamente si recitano, delle quali non si considera quanto lunghe ò brevi sieno, ma sol quanto sieno ben recitate: altre cose occorrerebbomi di dirvi in questo proposito; ma me ne rimango sperando tosto di rivedervi: tra tanto state sana. Di Vinegia.

APOLLONIA ROVELLA ALLA S. ISABELLA SFORZA.