Lettere di molte valorose donne nelle quali chiaramente appare non esser ne di eloquentia ne di dottrina alli huomini inferiori

Part 19

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Acerbissima m'è paruto la trista nova che alli di passati ci venne, che vostro fratello si fusse cosi infelicemente annegato, & sel non fusse stato, che alli di passati avida piu del solito di studiare, mi chiusi nella mia libraria & ritrovai leggendo tanti & tanti dalle acque con gran dolore di suoi congiunti assorbiti; mi sarei a fatto a fatto per amor vostro disperata. Lessi in Propertio, in Giovinale, & in Ausonio qualmente Hila figliuolo di Theodamante, andando per attingere acqua, si annegò con tanto dolore di Hercole che il maggiore non si potrebbe imaginare. Lessi in Virgilio come Oronte, rovinata che fu Troia, venendo in Italia con Enea si annegò insieme con Leucaspi. Lessi in Martiale, che andando Cerelia a Baia, si sommerse per ria fortuna. Lessi in Statio, essersi annegata Sapho: lessi in Ovidio, che Tiberino Re, si affogò nel Tevere & dalla morte sua li dette il nome, chiamandosi prima Albula: lessi in una Tragedia di Seneca, che Icaro cade nelle acque & ivi terminò con grande angoscia del Padre Dedalo i giorni suoi. Lessi in Valerio Flacco che Inno con Melicerta s'erano sommersi. Lessi in Livio, come di Naufragio morisse già C. Marcello, essendo mandato à Masinissa in Africa. Lessi in Sex. Aurelio di simil morte esser mancato Decio Imperadore, essendo prima vinto da Gotti. Lessi in Plutarco di Rosana concubina di Alessandro. Lessi finalmente che il mare Egeo non per altra causa fusse cosi chiamato, che per esservi morto dentro Egeo, et cosi fusse detto il mare Eritreo dal Re Eritra, l'Elesponto da Elle sorella di Phriso: il mare Icareo da Icaro: & il Mirtoo da Mirtilo carrettiero di Enomao: il mar Tirreno da Tireno Re de Lidi, l'Esperio dalle fanciulle Esperide, l'Anieno da Anio Re de Thoschi. Queste cose mi consolarno maravigliosamente, & ferommi rasciugar le lagrime, acquetaronsi i sospiri, & i singhiozzi che duramente m'havevano suffocato il cuore: cosi prego Iddio avenga a voi, & quella pace n'abbiate tosto che merita la rara vostra bontà, alla quale & giorno & notte mi raccomando. Di Piacenza alli III. di Febraio.

LA CAVAGLIERA LUZAGA VEDOVA ALLA S. CAPRANIA ROSELLA.

Son astretta di ammonirvi d'un diffetto che'l mondo vi accusa, che è dell'esser sopra tutte le femine della contrada vostra invidiosa: Deh vi prego carissima sorella non macchiate tante buone parti, quante voi havete, con questo pestifero morbo d'invidia: sovengavi che Aiace Thelamonio havendo invidia che le arme di Achille fussero date in premio a Ulisse, fatto perciò furioso se stesso amazzò: infami divenero al mondo per l'invidia, Dedalo amazzatore di Telen Suo caro discepolo, Drance per haver invidia alla gloria di Turno, Hiarbita Mauro, Bauto & Mevio: non è veramente l'invidia qualita degna del vostro gentilissimo petto: non so gia io come l'ardisca di stare fra il coro di tante & tante virtu che sono in voi. scacciatenela adunque ne ve la lasciate piu entrar nell'animo: non vi ho voluto diffusamente trattare delli incommodi nati dalla invidia; per conoscervi lungo tempo nelle storie dotta & esperta: vi supplico bene per quell'ardente amore qual v'ho sempre portato, à far di modo che piu non si odano di voi cotai rumori. se le vostre vicine hanno de beni di fortuna piu copiosamente di voi, non ve ne affannate punto, ma piu tosto considerate quanti bei ornamenti v'habbi dati Iddio senza esserne voi pur un tantino meritevole. Iddio vi guardi da male, da Isè alli XII. d'Aprile.

TADEA CENTANA.

Ho letto piu di una fiata la vostra artificiosa & facetissima Comedia. & mi credei certamente morir, delle risa, si come legesi esser morti Chilone Lacedemonio & Diagora, quando io giunsi a quelle astutie servili da Pandaro servo. fatte: hora (vi prego) che io veggia la Tragedia qual havete incominciato, perche spero torrete la palma di mano al dotto Sperone, et al consumato Trissino: non mancate di mandarmela quanto piu tosto vi sie possibile (se mi amate, ò vero se punto vi persuadete esser da me amata) Domani me ne vado alla villa & ne meno con esso meco il choro de le Muse, se vi piacerà di venirci, fatemelo sapere, che vi manderò compagnia tanto faceta che confesserete esser vero il Mimo di Publiano COMES FACUNDUS IN VIA EST PRO VEICULO; appresso vi mando il commento che alli di passati mi fu di Francia mandato: credo ch'egli vi debba sommamente aggradire: godetelo fin che ritorno & sel vi verrà voglia di villeggiar con noi, portatelo con esso voi; di Vinegia alli VI. d'Aprile.

CECILIA AGNELLA ALDEGATA A M. LAURA R.

Io v'hò piu volte avisata che schivar volessi la prattica di alcune male persone le quali dal lato vostro mai ò di rado non si partono; ne senza ragione ve n'avisava havendoli conosciuti di tal qualita che a guisa dell'Aconito sol col tatto avellenare & uccider possono: non vi lasciate rimovere dal mio Consiglio per la faceta lor natura ma ricordatevi esser piu tosto da ricercare & da ritenere le cose utili anzi che le gioconde et delettevoli il che ne fu dato ad intendere per la vecchia usanza di quelli che con le quadrige combattevano in campidoglio nelle Ferie latine, dove il vincitore haveva una Coppa piena di absintio: veramente in niun'altra cosa doveremo noi esser piu diligenti che in imparare il modo del viver humano, & come reggere ci dovemo per non inciampare. & per non entrare in qualche inestricabil laberinto quanta difficulta credete voi che sia in saper discernere li veri, dalli falsi amici? oh se noi lasciassimo alcuna volta da canto quelle occupationi che tanto intricate ci tengono et legessimo il dotto libro della natura, troveremo esserci quella una ottima maestra et perche credete voi ch'ella habbi fatto che quelle Sorbe che piu belle sono sieno a qualita velenosa piu soggette di quelle che men belle appaiono? non l'hà fatto per altro che per insegnarci esser piu dannosi i lusinghevoli amici che li asperi non sono: ma di questo parmi hormai d'havervene detto piu che à bastanza: Attendete a conservarvi in Sanita et quanto piu potete amatemi perche io amo voi al parangone delli occhi miei: il mio carissimo consorte vi saluta riverentemente & paratissimo all'honore et servitio vostro si offerisce. Di Mantova.

ISABELLA SFORZA ALLA S. ANGELA PICCOL'HUOMINI.

Vi hò molte volte scritto, che volendovi applicar alli studi, facciate elettione di quella sorte di lettere, che rendendo la mente piu sobria & l'animo fanno tuttavia doventar migliore. Se vietano i medici che non s'usi l'halicacabo, ilquale, quantunque giovevole & opportuno sia per fermar i denti, fa però impazzire chiunque lo adopra. perche non debbo anch'io cosi vietarvi a non applicarvi a quelli studi, che la lingua poliscono, & i buoni costumi infettano? non vi sbigottite, perche i precetti della Philosophia austeri & scabrosi vi paiano, ma pensate fra voi stessa, che si come l'aceto è al gusto mordace, giovevole però contra li serpentini morsi: cosi i decreti della Santa Philosophia parerci alle volte poco delettevoli, ma giovar molto, & opportunissimo rimedio recare contro le pestilenti passioni dell'animo: molte altre cose a questo fatto appartenenti vi direi, se non havessi certa fidanza di tosto tosto vedervi, & teneramente come sempre soglio abbracciarvi.

LUCRETIA MASIPPA A M. LA DUCHESSA DI VALENTINOYS GRAN SINISCALCA.

Ritornò (Valorosa Signora) alli di passati dalla corte del Christianissimo Enrico M. Francesco Beltramo, ilquale, divenuto novo Trombetta della virtù & singolar bontà di V. Eccel. hà talmente acceso il cuore di ciascuna donna, che insino allhora presente altro per tutta Lombardia non si desidera, che di servirvi, di amarvi (& se far si potesse senza nota d'impietà) di adorarvi. ma che dico io di ciascuna donna? anzi di ciascun valoroso Cavagliere. à tale che chiunque si sente haver nel petto lealtà di fidel servidore, ò valor di forte guerriero, desidera porsi nel servigio del potentissimo Re di Francia: & questo desiderio, non tanto nasce loro dalla liberalità & gratitudine Regale, quanto dalla amorevole protettione quale (per quanto s'intende) hà preso la bonta vostra della natione Italiana: Felice quel gran Re à cui per celeste sorte, è toccato d'haver presso di se donna che li faccia tal servigio che appena fare lo saprebbe un Coleggio de i piu perfetti Senatori c'havesse mai ò Roma ò la dotta Athene: ne men felici saremo noi donne se sapessimo imitar la destrezza del vostro divino ingegno, la perfettione del giudicio, l'integrità dell'animo, la sincerita della vita, la generosita del cuore, & la purità della conscientia laquale, (per quanto m'è riferito & dal sopradetto M. Francesco & da molti altri di non minor fede degni) fu sempre schiva di falsità, di simulationi, & di qualunque cosa indegna di donna che Iddio ami & i suoi santi giudicij tema. Hò posta S. Duchessa la penna su questa Carta et vi hò piu familiarmente scritto che non si convenia farsi all'altezza del grado vostro, date la colpa all'intesa et smisurata allegrezza nel cuor mio novellamente conceputa; qual non ho potuto mai raffrenare & sono stata sforzata (mio mal grado) di communicarla alla penna mia, accioche per il mezo suo pervenesse a gli orecchi di V. Ecc. & fra voi stessa tacitamente vi rallegraste; Iddio sempre ringratiando c'habbi piovuto sopra del capo vostro, tante, & tante Illustri gratie che se ne potrebbe arrichire tutto il Regno di Francia. non mi voglio dilattar piu del dovere: So che io scrivo a una grande et occupatissima Duchessa & a donna finalmente degna d'essere Imperatrice di tutta Europa: farò adunque fine al scriver mio, pregandovi ad havermi con le mie figliuole per humilissima vassalla & obedientissima serva. Iddio nostro S. sia sempre la guardia vostra & vi essalti sopra il choro delli Agnoli insieme col Felicissimo Enrico. Di Vinegia alli XXVI. di Decembre nel M.D.XLVIII.

FRANCESCA RUVISSA ALLA S. D. ISABELLA BRESEGNA.

Quanto piu vi verrano a noia le cose temporali: tanto piu vi si accendera il cuore dell'amore eterno: attendette pur tuttavia come incominciato havete a darvi in preda alla sacra philosophia, dellaquale, se vi sentirete ritrar dalla corporal cura, sentirete anchora per il suo mezo accrescervi il vigor del'animo: la soglio io per tanto alcuna volta rassimigliar al nasturtio, ilquale, (per il parere de curiosi phisici) aguzza l'ingegno, et rende il corpo al generare inetto & indisposto: questa è: Figliuola mia la vera scala di salir al cielo: insegnaravi questa evangelica philosophia alla quale si di buon cuore vi essorto quel che non potrebbe ne la scuola Socratica, ne la Pithagorica: qui, qui & non altrove, imparerete à sprezzar voi stessa, & ciò che di buono in voi havrete, rifferirlo a Dio auttore & donatore de tutti i beni: se con humiltà trattarete la sacra scrittura, & non ambitiosamente (come hoggidi molti fanno) havrete per vostro maestro lo spirito Santo: non vi pentite dolcissima figliuola d'esser per cotal mezzo intrata nella via d'Iddio: anzi tenete per cosa certa che non ve ne fusse alcuna altra migliore ne piu sicura: affrettative pur di caminar à quella celeste Gierusalemme, per che i giorni son brievi. non vi fermate punto, ma animosamente armata di fede, & di speranza caminate: Soleva dir il beatissimo S. Bernardo che la via d'Iddio era tale; che chi non caminava sempre avanti, ritornava a dietro: ne altro dico: Nostro S. ci aiuti tutti & ne conduchi à vita eterna. Di Vinegia alli XX. di Marzo.

GIULIA TRIVULZA MARCHESANA DI VIGEVANO A M. LUCIANA MALATESTA.

Per questa mia, vi faccio sapere che Alessandro vostro è risanato, & per quanto mi dicono & li medici & li servidori insieme, gli è sopravenuta questa infirmità per soverchio mangiare & per ismoderato bere & (se l'è vero quel che m'è rifferito) credo io che la voracita di Archesilao Pritaneo, di Domitio Aphro, di Septimio severo, et di Valentiniano fusse nulla anzi una somma parcità rispetto a quella di costui, che mai non si vede satollo: pare habbia un Lupo nel stomaco, pare habbi una spongia in gola: & che si credono costoro di fare? pensano forsi d'esser nati al mondo sol per consumarci le vettovaglie? avvertitelo adunque amorevolmente à tener vita piu regolata ch'egli non tiene, essortatelo con le vostre savie lettere all'esser piu temperante & moderato ch'egli non è: io dal mio canto non manchero di essortarcelo fin che egli stara in questi vicini luoghi: ben che alle volte, per scuotere il giogo che ci hanno posto gli huomini tirannescamente al collo, vorrei che tutti fussero di cotal natura: ne so piu espediente via à riparare alla servitu nostra. state sana et amatime: da Mallè alli VIII. d'Ottobre.

LUCRETIA MASIPPA ALLA S. TADEA CENTANA.

Hieri venne a me M. Hortensio et dissemi ch'egli credea che foste un capo senza lingua, imperoche essendo nelle vostre case venuto, mai vi udi favellare, & pur havea gran voglia di udir uscir da si bella bocca parole corrispondenti: Io vi ricordo S. Tadea anchora che il silentio sia l'ornamento delle donne, disdirsi pero l'esser totalmente mutola: si deve favellare alla presenza de valent'huomini ma con modestia pensando & essaminando prima le parole, avanti che vi eschino di bocca: Fa di mestieri havere la bocca nel cuore, & non il cuore, nella bocca: escanvi le parole vostre con donnesca piacevolezza & non imitate quella buona creatura, laquale quando vol dir mezza parola, tutta si commove, et par che habbi da partorire un Elephanto. v'hò voluto di questo avisare perche mi hà detto ch'egli voleva visitare M. Francesca, non gli date occasione di mormorare per che l'hà una lingua diabolica, porrebbe fuoco nel pozzo; non potreste credere quanto l'è sdegnoso et come tosto si adira, se del continuo non è vezzeggiato à guisa d'un Bambino. state sana.

LUCRETIA MASIPPA ALLA S. MARTA VANNUCCI.

Se siete come mi scrivete risanata da quei colpi che amor vi dette togliendo per istrumento i rilucenti occhi di M. Girolamo .P. attendete a conservarvi in sanità, & ramentative di quel che disse Seneca che niuna Ferita piu facilmente torna a rinverdirsi di quella d'amore. Havete hormai con vostro gran danno provato pur troppo a bastanza quanto sia grande la sua forza & come legati ci tenga con invisibil catena (benche non insensibile) havete veduto come duramente tratti chiunque se li fa vassallo facendolo divenir inconstante, maninconico, iracondo, cieco, pieno di querele, & al creder facile. Non deverieno le persone savie come vi tenete voi, amare si smisuramente le cose che non si veggono, ma quelle sol che non appaiono, imperoche il vero amore si è amar Iddio: hor mentre siete stata amante d'huomo carnale & caduco, evi paruto amore altro che un celato fuoco, una grata ferita, una dolce amaritudine, un delettevole veleno, un piacevol morbo, un giocondo supplitio, & una lusinghevol morte? Credetelo à me che amore non procede ne dalla natura, ne dal fatto, ma dalla vostra leggierezza & dal vostro debol giudicio: fuggitelo adunque per l'avenire meglio, che non havete per il passato, mutate luogo (se bisogno vi sia) schivate di vedere il volto del male amato giovane: & occupate la mente, & i sensi vostri in facenda di maggior importanza: pensate alcuna volta al fine, & quanto sia egli brutta cosa: pensate similmente che non senza buona ragione. Commandasse Archiloco Lacedemonio che li libri che d'amor trattavano fussero publicamente arsi: ne piu mi dilato in tal cosa, sovenendomi di quel latino proverbio ICTUS SAPIT state lieta, amandomi di cuore. Di Vinegia alli XX. d'Agosto.

TADEA CENTANA ALLA S. LIVIA CARAFFA.

Hò inteso che sendo ito il vostro maggior fratello alla caccia, era alli di passati con gran dolore & dispiacere di chi lo conosceva stato da uno Orso ucciso: non vi saprei giamai ridire quanto affanno n'hebbi et per amor suo, & per vostro sentito: hor mentre di ciò mi lagno & mi querelo, vennemi chi porse refrigerio al mio dolore, & questo fu il ricordarmi de molti cavaglieri & per sangue & per virtù Illustri, liquali da diversi animali uccisi, dolenti per essi lasciati ci havevano: Sovennemi d'haver letto presso di Pausania che Millone fusse da lupi mangiato: Basilio Macedonico Imperadore fusse amazzato da un Cervo mentre li dava la caccia: Ho letto nelle greche storie qualmente Cratis sibaritano fu da un becco per gelosia mentre dormiva presso de la mal amata Capra con le corna svenato: Scrive Antipatro di Tarso che Gatis Reina della Siria la quale, fu poi chiamata Atergate fu data da manicare a pesci: Ho parimenti letto che Hattone Arcivescovo di Maganza fu nel Reno mangiato da Topi non senza gran sospitione di vendetta divina poi che finse di voler dar la limosina ad una gran moltitudine de poveri & poi rinchiusi in un granaio tutti senza haverne alcuna pietà gli fece miserabilmente ardere Euphemia vergine Illustre & figliuola di Philophrone Senatore fu mangiata dalli leoni Revocato & Felicita incliti di Christo martiri furono amazzati da leopardi. La memoria di questi essempij m'hà consolata & cosi piacerebbemi che da voi stessa con simile ricordanza vi consolassi: dovereste pur esser piu che certa che qua giù non si fa cosa veruna senza la volunta di colui che il tutto fece, & che il tutto regge & sempiternamente governa: dative pace hormai dolce signora, poi che per le vostre lagrime et per li vostri cordogli a vita rivocar non si puo & qui faccio di scriver fine, à voi del continuo raccomandandomi & a darvi di ciò che di sinistro vi accade patientia, essortandovi. Di Vinegia alli XX. di Marzo.

MARTA STELLA BARBISONA ALLA S. CONTESSA THEODORA B. MARTINENGA.

Hora per isperienza veggo esser vero: niuna cosa potersi ritrovare piu acuta della calunnia, poi che una signora si savia si prudente & che si ottimamente in ogni luogo, in ogni tempo, & in ogni fortuna si è portata s'ha lasciato dare ad intendere & non so da cui che M. Hortensio habbi di lei parlato men che honorevolmente: come vi havete voi lasciato ciò persuadere havendo il testimonio della sua scrittura in contrario nella quale al mondo vi publicò già per un singolar ornamento dell'ordine vedovile? ne si contentò di lodar la vostra molto illustre persona, ch'egli parimenti lodò con la sua dotta penna la vostra villa di Conceso, & in verso Heroico l'haveva incominciata a descrivere: Non mostraste gia voi la solita vostra prudentia (& perdonatime) poi che tanto a noia vel recaste essendovi prima paruto di si dolce conversatione, & de si amabili costumi ne sol dimostrasti di odiarlo piu che non odia la grue il falcone: ma li mancasti anchora d'una picciola promessa che li havevate fatta: hor perche non mostraste voi qua la vostra singolar prudentia & quel maturo giudicio tanto da lui lodato? perche vi provocaste voi contra si facondo Poeta? non vi soveniva forsi haver scritto Horatio VATUM IRRITABILE GENUS? non vi soveniva forsi haver lasciato Platone per unico precetto, che non ci facessimo nemici gli poeti? se per niuno altro rispetto, lo volevate tener nel numero de vostri piu cari benvoglienti ce lo dovevate almeno tener per esser egli tanto amico della poesia. Non sapete voi che la poetica è da Plutarco tenuta per il vero fonte di qualunque buona disciplina & chiamolla già in piu d'un luogho per la sua rara vaghezza Pittura parlante: fu pur grande errore il vostro, a farvelo nemico, senza niuna sua colpa & senza niuno suo demerito: foste pur troppo facile a credere a chi mosso d'invidia vi riportò di lui male, & esso mi parve pur troppo humano et troppo cortese, a non isfogar mai ne con satire, ne con iambici l'ira sua, & a non mandar fuori il sdegno contro di voi meritamente conceputo. Voi l'offendete stranamente riportando di lui male alla S. D. Leonora, laquale gli lo fece intendere pel mezzo della S. Violante Mauritia & pur benignamente vi comportò sempre & di tutta questa virtuosa sofferenza ne fu cagione sol l'amore, & la riverenza che al vostro venerabil volto portava: ne furono anchora in buona parte cagione le grate accoglienze che voi gli faceste quando venne a Conceso in compagnia del gentilissimo spirito M. Marco buona: soviemmi che il di seguente mi venne a visitare, ne si vedeva satollo di predicar l'humanità vostra & di essaltar le dolci maniere con lequali il trateneste: questo v'ho io voluto scrivere acciò vi guardiate di commettere cotai errori liquali nel vero troppo si disdicono alle vostre divine qualità. Da Manerbio alli XX. d'Agosto.

NICOLAA TROTTA A CLARITIA QUANTO SORELLA.

Mi chiedete con molta instanza che io vi dia qualche util consiglio poi che al tutto siete disposta di volervi innamorare: per mio consiglio adunque eleggerete l'amante vostro virtuoso & modesto, ilqual non sia ne vecchio ne giovanetto molto, imperoche gli vecchi sono del tutto inetti alli amorosi spassi, & li giovani sono quasi tutti mal patienti, troppo frezzolosi, sospettosi, sdegnosi, vantadori: & certamente considerando io tante male qualità giudicherei meglio d'amar il vecchio anzi che il giovane, nelquale, piu tosto si spenge amore che non si accende. Non vi impacciate di huomo ricco imperoche sogliono gli huomini facultosi comprar l'amore, & non corrispondono mai ò di rado nell'amare & potendosi con molte trarsi le voglie, di rado anchora avienne che osservino altrui fede. Oltre che sempre hanno per viva forza del lor segreto amore mille domestici testimoni: schivate gli huomini ociosi, & senza alcuna industria, perche questi sogliono pigliar l'amore, per uno essercitio & per un'arte: non vi sottoporete ne anche a contadini, per esser cosa troppo indegna. Di Ferrara.

SIBILLA SEVA TOLOMEI A M. L. R.

Oh quanto havete voi ben fatto a non ritrovarvi alli di passati nella città nostra poi che fu da cavalli per commandamento del Re stratiato un sfortunato gentil'huomo nato Conte di Monte Cuccolo nelle montagne di Modona & nelle nobili conversationi nodrito: n'hebbi per certo gran dolore, & sovvennemi allhora del bello Hippolito, dell'infelice Glauco figliuol di Sisipho. Vennemi allhora in memoria quanto per adietro letto haveva presso di Livio di Metio suffetio: & disse fra me stessa che destino fu mai quello di Diomede Re di Tracia ilquale fu da Hercole dato a sbranare alli istessi cavalli da lui di humana carne si lungamente pasciuti? corsemi alla memoria in quella istessa hora che lo vidi porre nelle mani del Manigoldo, d'haver letto nella vita di Temistocle da Plutarco diligentemente scritta, come Neocle di Temistocle figliuolo morì d'un morso che un cavallo li dette. Ricordami di Comminio falsamente da Gidica matregna di Stupro accusato, & da cavalli crudelmente lacerato: cosi anchora mi ricordai di Limone Farasuella, & di Abdero & di Pirecme Re di Euboia: hò sempre da quell'hora havuto in odio tutti quelli che vanno a vedere si crudeli spettacoli dove altro non s'impara che ad incrudelire: pregate Dio ci guardi da pericoli & del continuo ci tenga la mano in capo sono pur imperscrutabili li giudicij divini: ma non voglio per hora intrar in questo pelago, perche non ne saprei a mia posta uscire: state sana. Di casa nostra.

MARTIA PIACENZA BENVENUTI ALLA S. MARGHERITA TRIVULZA.