Lettere di molte valorose donne nelle quali chiaramente appare non esser ne di eloquentia ne di dottrina alli huomini inferiori

Part 18

Chapter 183,498 wordsPublic domain

Deh non vi affligete tanto quanto fate d'haver perduto la luce de gl'occhi, poi che per questo l'intelletto non si perde, & la memoria non si smarrisce, anzi si aumenta & cresce & che ciò sia vero ch'io vi dico, specchiatevi in Appio Claudio, ilquale, non mancò mai per esser cieco di ritrovarsi & alle private, & alle publiche facende della Republica Romana: cieco fu Druso, et pur la casa sua era sempre piena di chi domandava consiglio per le particolari bisogne. Non rimasero di darsi alla Dialettica, & alla Philosophia per la cecità Asclepiade Philosopho, Diodoro Stoico, Democrito, G. Aufidio, Omero Stesicoro Poeta, & altri molti che non dico, ma perche dir mi potreste di non sentirvi (per esser femina) il petto si forte, & si gagliardo, che sofferir possiate si gran tribulationi, quant'è l'esser privata dalla luce; dirovvi d'haver anchora letto di molte Donne, lequali & nacquero cieche, & anche per strano accidente si accecarono, & furono perciò piene di alto valore, & hebbero di tal caso infinita pacientia, ricordatevi di quella Hipsea della quale, fa Horatio memoria ne suoi sermoni, ricordatevi di Lucilla figliuola di Nemesio Tribuno, che patì l'ultimo supplicio sotto Valeriano nemico della Christiana persuasione, ricordatevi di Salaberga Nionesa, & di Fara vergine illustre, che gia fiorì ne tempi di Heraclio Imperadore: & con quella grandezza d'animo, ch'esse gia la cecità sofferirno, sofferitela anchora voi: piu non mi stendo in essortarvi a questa nobil toleranza, perche mi confido nella sapienza vostra, laquale sempre maravigliosa da che la conobbi mi parve. State lieta & consolatevi: di Ferrara alli III. d'Agosto.

BEATRICE PIA A M. LUCIA MANFREDI.

Non so quando mai ci risvegliaremo da si profondo sonno; non sò veramente quando mai ricuperaremo l'antico nostro valore: per certo che altro, non ci riputiamo nate, che a servire, & ad ubidire gli huomini: habbiamo pur l'essempio di molte grandi et valorose femine, lequai regnarono et signoreggiarono altri, piu che virilmente. Deh perche non ci commove l'animo, l'essempio della Reina Candace dominatrice delli Etiopi: perche non ci infiamma lo spirito Elerna figliuola di Iano? perche non ci accende il cuore Semiramis? perche non facciamo noi come gia fecero Hippolita, Zenobia, Valasca & Cleopatra. Non vorrei che marcisseno stando sempre tra il Fuso & l'ago, vorrei imitassimo alle volte (ispetialmente quando siamo) in villa quella famosa Athlanta Arcadia cacciatrice: à cotesto modo potremo noi sperare di pervenire un giorno à tal grado, che potremo far delle facende, che gia fecero Tomiri Reina di Scithi: Delbora signora delli Israeliti, & Teuca domatrice delli Illirici: se noi essercitassimo i corpi nostri non sarebbono si flecmatici, & per conseguente non cosi gravi & tardi, perche crediamo noi che le Donne Spartane pervenissero a tanta possanza? non per altro veramente, salvo perche si esercitavano ne Gimnasii facendo alla lotta fra di loro, & dando la caccia alle bestie piu selvagie, spesso anchora armeggiando virilmente: Lodansi da scrittori, le Donne Gaditane, perche subitamente doppo'l parto, si lievano dal letto, & fanno gl'uffici loro domestici & non fa mestieri giacersi trenta & quaranta giorni nel letto come noi facciamo, votando le spitiarie delli piu pretiosi confetti che vi sieno, distruggendo i Pollai, & mangiando un tinaccio di ciambaglione. Di qui nasce poi che non sappiamo far di quelle belle prove che gia fecero le Donne Tedesche, quando restituirno in ordinanza l'essercito gia rivolto in fuga: di qui (& non d'altronde) nasce che non sappiamo fare delle prove che gia fecero le donne Bellovace, lequali col proprio valore si gloriosa vittoria riportarno da Carolo Duca di Borgogna. Ho piu di una fiata letto molte belle cose operate da Maria Pozzolana, lequali m'hanno fatto tutto istupire, ma quando ho poi letto ch'ella non beveva vino, & che sin dalla prima fanciulezza si avezzò alle fatiche vigilando spesse volte tutte le notti intiere, di poco cibo contenta, cessò di gran parte la maraviglia, ch'io n'havea. Hor questa sarebbe la via di ricuperar i primi nostri honori, & di divenir famose al par di Herpalice, di Antianira, di Lampedo, di Martesia, di Euriale, di Amalasunta, & d'altre che hanno conseguito per il valoroso operare l'immortalità; & qui fo fine pregandovi ad amarmi con tutto'l cuore et hormai destarvi. Dal Catai alli X. d'Aprile.

CATHERINA DATI, ALLA S. APOLONIA ROVELLA.

Io mi ho riso molto di cio, che mi scrivete, ispetialmemte della strana & falsa opinione, che vi è nata, veggendo che il vostro cagnuolo tanto vi ami, che a tutti fuor che voi digrigni i denti, ne dal vostro lato mai si diparta. Se voi havesti atteso alli studi piu di quel che atteso havete, non vi lasciareste entrar nel capo opinione, che li spiriti humani entrino ne cani, ne gran maraviglia vi parerebbe, che un cane vi amasse, essendo per altri tempi ciò avvenuto. Il ragazzo di Xenophonte fu come voi, & forse piu di voi amato da un cane. Un Pavone amò similmente con estremo ardore una Verginella in Leucadia. Ho letto nelle storie di Sassone Grammatico, che un Orso per istremo amore rubò già una fanciulla mentre ne campi con le compagne scherzava, si che non ve ne date maraviglia, ne vi lasciate entrare nel capo si strane fantasie, & si capricciosi ghiribizzi: & attendete a star sana & scriverci alcuna fiata. Di Lucca alli XII. d'Agosto.

FRANCESCA DA COREGGIO MAINOLDA ALLA S. CHIARA DA COREGGIO SORELLA HONORANDA.

Voi mi pregaste l'altro giorno che io vi volessi scrivere una essortatione alla castità, perche n'eravate stata pregata d'alcune monache vostre care amiche, nella quale essortatione ramemorassi buona parte di quelli che la castità cordialmente abbracciarono. Io vi mandai (non so se l'havete ricevuto) un brieve Cathalogo d'huomini casti raccolto con gran fatica, accioche voi stessa ve la formassi, & non ne deste briga a me, che sono pur assai occupata: & acciò che meglio vi riesca l'impresa, & piu copiosa & efficace sia, vi faccio sapere che non sarà fuor di proposito il mescolarci Penelope (benche pagana fusse) anchora che vi sieno alcuni che per casta non la tengano. io sono del parere di Ovidio, ilquale, nel terzo de le sue Elegie in cotal modo ne scrisse. PENELOPE MANSIT, quamvis custode careret, inter tam multos intemerata procos: mescolateci Daphne figliuola di Peneo; Biblia moglie di Duvillo Romano, ricordative di Sophronia Romana, di Zenobia Reina de Palmirei: di Etelphrida Reina d'Anglia, di Baldraca, di Dula, di Edeltruda, di Sulpitia figliuola di Patercolo: di Rodogune figliuola di Dario: di Siritha figliuola di Sinaldo: di Vria, della greca Hippo, di Timoclia: di Ciane Vergine Siracusana: di Medullina, di Marcia figliuola di Varrone, & di Eugenia figliuola di Philippo proconsole Alessandrino; la quale, temendo che Commodo Imperadore non la violasse, vestitasi d'habito monastico menti lungamente & sesso, & nome: a questo modo voi la farete copiosa & Florida & me haverete da molta molestia liberata; State sana & amatime. Di Mantova alli XX. di Marzo.

BEATRICE PIA A M. GIULIA FERETTA.

Hò letto i versi che mandati m'havete: possa io morire, se creder posso che de migliori ne facesse mai, ne Erinna, ne Corrina, ne Sapho, ne Polla moglie di Lucano. perseverate (vi prego) come incominciato havete, accioche per il vostro mezzo intenda il mondo che ne anchora nella poesia siamo noi donne, alli huomini inferiori. Di Padova alli III. d'Aprile.

CAMILLA MARTI. AVEROLDA A LA S. THIRINTIA SANSEVERINI.

Essortovi quanto so & posso a dar vostra figliuola per moglie al S. Aquilio, acciò che niuna cosa piu vi manchi alla mondana felicità. Se questo facendo, aviene che di lui naschino figliuoli dell'ampia heredità successori, sarà la famiglia vostra tenuta assai piu felice di quella de Curioni, & di quella de Fabij, & voi superarete di buona fortuna et Berenice, et la Spartana Lampedo: non indugiate adunque piu a far da prieghi astretta, quel che spontaneamente dovereste fare: rumpete ogni tardanza, togliete via ogni impedimento, perche de simili partiti non se ne trovano in ogni luogo: Iddio vi prosperi. Da El. alli XII. d'Aprile.

MADALENA G. BREMBATA A M. GENEVRA CARITHEA.

Non mi pare a proposito, che essendo morto il vostro consorte facciate piu quella honorata hospitalità che vi si soleva fare; ispetialmente, giuvinetta essendo: sianvi per illustre essempio, Ariadna hospita di Theseo, Phillida di Demophonte, Ipsiphile; & Medea: sbigotiscavi dell'esser hospitale in questa giovenil età. Calipso s'innamorò poi dell'hospite suo. Non vi essorto gia ad esser qual fu Busiride, Polimestore, & l'inhospital Diomede: ma vorrei si tenesse una certa mediocrità, per laquale infamia alcuna non ve ne risultasse, & pur humana & hospitale al mondo vi dimostraste: qui vi prego ad adoperar l'ingegno vostro, & far di modo che di voi non si buccini per la contrada, come alli di passati si fece di quella Baldonzosa (so che m'intendete) senza che piu ve la spiani. State lieta: che Iddio sia la guardia vostra. Da Bergamo: alli X. d'Aprile.

VIOLANTE DA GAMBARA A M. OTTAVIA GARIBOLDA.

Per vostre lettere mi richiedete instantemente, che vi debba consigliare se sarà bene che Clara vostra sorella di matrimonio si congiunga con il S. N. Certamente io ci ho fatto sopra consideratione quanto piu matura m'habbi potuto fare, ne posso fra di loro ritrovare alcuna conformità, per la quale vivere possino giamai concordevolmente. tacerò molte cose, che stremamente mi dispiacciono in quel cavagliere, & dirovvi solamente della sua severità; come sarà possibile che si lieta anima possa sofferire quella inessorabil natura? Leggo che M. Crasso fu di tanto rigore di animo, che una sol volta rise, ma costui non credo che ridesse mai: Zaleuco Legislatore de Locri, non era a suoi tempi si aspro come è costui: Lucio Bruto, non fu si crudo come egli è. Aulo Fulvio non fu mai di si dura conversatione; a me par certo quando lo veggo, o che li favello di vedere, o di favellare con Eaco, con Minos & con il rigido Radamanto: si che per il giudicio mio, non gli la darete; altrimenti facendo, voi la sepelite viva. viva voi la ponete in croce, & le sarete cagione d'insupportabil noia, ne di questo altro vi dico. Iddio vi consigli, & v'inspiri a far cosa di che non vi habbiate poscia a pentire. Da Napoli alli X. d'Ottobre.

BENEDETTA CONTESSA MALASPINA A M. TERENTIA TUCCA.

Non viene alcuno de vostri, a vederci, che non ci narri cose maravigliose della collera vostra; dalla quale vi lasciate togliere & l'uso & la possanza della ragione. è possibile che trovar non si possi rimedio a rinconciliarvi con vostra sorella, & far che sempre non siate in gara voi mi riducete in memoria l'odio di Etheocle, & di Polinice, liquali, morti essendo per molte ferite, che si havevano date al dispetto della madre Iocasta, et dovendosi secondo il vecchio costume, ardersi i corpi loro, non si potero toccare, ma l'uno in quà, & l'altro in là, visibilmente saltò d'il che fa Ovidio fede dicendo. Scinditur in partes atra favilla duas. Deh riunitivi (se volete) perche non siate favola del volgo. Non dico già che vostra sorella non ci habbi molta colpa, dirò però che l'ira vostra ce n'hà molto maggiore, & temo ch'ella non vi conduchi a quel termine ch'ella condusse già Hercole, Septimio, Severo, Marcio Sabino, Vedio Pollione, Cherephone Atheniese: Stephano Sesto Pontefice, & Sergio terzo, che per ira gittò il corpo di Papa Formoso nel Tevere: guardative adunque da queste vostre furie, altrimenti capitarete male & ne starete perpetuamente dolente: state sana & rattemperative ne desideri vostri. Di Cremona alli XVI. d'Agosto.

ISABELLA SFORZA ALLA S. DUCHESSA DI CASTRO.

Del duro caso occorso nella vita del vostro Signore, Volentieri vi consolarei se io mi sentissi d'haver parole atte a poterlo fare in cosi gran cordoglio: essortero voi adunque solamente a patientia al meglio che saperò & consolerovi con il proporvi davanti alla memoria l'essempio di chi hà tolerato maggior stratio ch'egli non fece. Heliogabalo fu si mal trattato dal populo Romano, che ne fu gittato, stratiato per molte ferite in una puzzolente Cloaca; d'indi poi tratto fu gittato insieme con Scenida sua madre nel profondo Tevere. A Michele Paleologo Imperadore, negò il populo Romano la debita sepoltura: furono anchora pessimamente trattate le reliquie di G. Mario da Cornelio Sylla, le quai cose furono da lor congiunti sopportate con grandissima patientia, ne si vendicarono mai: sofferite con altezza d'animo S. mia le ingiurie che hanno fatto alcuni pochi huomini al vostro S. rendendovi certa, che cosi stata sia la volontà d'Iddio, alla quale, non ci si pò forza humana opporre. Iddio col suo Santo Spirito vi consoli, (se io bastevole non sono.) Di Piacenza alli XX. del presente.

FRANCESCA VIDASCA A M. GOTTIFREDA DOLINDA.

Ho inteso de mali portamenti ch'usa tutto'l giorno vostro cognato con esso voi, & delle straniezze che egli vi fa: pregovi a sofferirlo patientemente, & imitare Aristide, alquale essendo sputato nel viso, non si adirò punto, ma bastolli d'ammonirlo, che piu tal cosa non facesse: vi conforto a proporvi per essempio di vera sofferenza Adriano, ilquale non sol non si vendicò di un servo, che armato l'assali, ma dettelo nelle mani de medici, perche di si furioso humore tosto si risanasse. Imitate anchora Licurgo, ilquale, essendogli stato da un imbriaco tratto un'occhio, non sol non hebbe ricorso alla giustitia, perche fusse secondo la colpa sua castigato, ma con sua astutia dalla possanza di quella lo salvò; sofferitelo (vi supplico) patientemente, & sperate pur ch'egli si debba un giorno ammendare: cessarà tosto questo giovenil furore, & ve lo troverete finalmente un perfetto amico et un gratioso parente: state sana che Dio da mal vi guardi. Di Trento, alli XX. d'Aprile.

DOROTHEA CAVRIOLA AVEROLDA A M. SOTHERA N. D.

Vorrei mi fusse lecito di potervi esser piu vicina che non sono, che forsi, forsi, troverei al dolor vostro qualche util medicina: certamente vostro figliuolo non poteva far piu gloriosa morte che morire in servigio della sua honorata patria: per questo, Cleomene vive felicissimamente nella memoria de generosi spiriti, per questo è fatto immortale Mida Re de Phrigij, & reputato è divino Ericteo. Consolative anima mia & ringratiate il S. di si bella occasione, & non lo piangete piu; lo dovereste ben piangere s'egli fusse morto in qualche Taverna ò vero in dishonesto luogo: egli, sul fiore de gli anni suoi è morto sotto le mura della sua cara patria combattendo in tal sembianza che fin da nemici era giudicato un'Annibale rendetevi certa, che vostro figliuolo non è morto, ma egli vive perpetuamente in cielo, dove si dette sempre honorato luogo a buoni & fedeli amici della patria: ne piu oltre mi stendo, state sana & confortatevi in Giesu Christo. Da El alli XX. di Maggio.

LUCIA DAL FORNO A M. LELIA DI VENAFRO.

Mi è stato rifferito che vostro figliuolo è fatto si amico di M. Priamo che non fu mai tanta amistà fra Diamanta et Oppleo Ercole et Theseo, Mario et Caspro Iddio lo feliciti, et lo faccia sempre imitare li costui santi studi. Veramente è senza paragone & nelle lettere & nelle arme: & Iddio volesse che la città vostra n'havesse di molte paia che lor rassimigliassero so che ella diverebbe in breve tempo piu gloriosa di Roma, d'Athene, di Sparta, di Carthagine, di Capoa, di Corintho, & della forte Numantia, se savia sarete (come sempre v'ho giudicato) disviarete da tutte l'altre prattiche, et operarete che sol a questa con tutto'l cuore attenda, donde gli ne pò risultare et honor et consolatione infinita. Iddio vi conservi da male: Da Balbana alli X d'Ottobre.

LA CONTESSA MADDALENA AFFAITA BIIA A M. IDEA DAL BORGO.

Ho letto le vostre lettere date alli XV. d'Aprile, le quali non erano meno ornate, che prolisse: & n'ho sentito leggendole un'istremo piacere: veramente non mi potevate fare piu grata cosa che di consolar M. Lucia nella morte di sua figliuola. bisogna a tutti i modi haver pacientia di quello, che Iddio vuole. Se suo marito l'ha ammazzata, & senza demerito alcuno, fu anche gia tempo che le mogli ammazzarono di molti mariti, & n'habbiamo di questo piu di mille storie, senza che si adduchi in mezo Clitennestra, Albina, Rosimonda, Lucilla, Circe ò Semirami, & per dir il vero, soviemi d'haver osservato piu di venti donne amazzatrici de loro mariti oltre le figliuole di Danao, dette per sopra nome le Belide, le quali furono cinquanta & tutte ecceto Ipermestra amazarono i mariti loro, la dove ritrovo niuno huomo (quantunque fiero & selvaggio) haver amazzato la moglie, eccetto, Ceffalo, Nerone, Chilperico, Constantino, Mithridate, Egnatio, M. Cecilio, Periandro, et il Brutto Deciano. Se noi cercassimo con ogni studio & con ogni diligentia di ricuperare l'antico nostro valore che n'habbiamo perduto, forse non sarebbe lor si agevol cosa l'ucciderci tutte le volte che la colera lor monta, ò vero che habbino il capo pieno di vino. State sana & pregate Iddio che sempre ci conservi nella sua gratia. Da Seronno alli VII. d'Aprile.

VIRGINIA DA GAMBERA A M. GIULIA FERRERA.

Intesi l'altro giorno del gran pericolo, nel qual cadeste, per voler montare sopra di quel sfrenatissimo cavallo, che alli di passati vostro fratello vi donò, & subitamente mi triemò il cuor nel petto. Veramente non leggo mai quel verso d'Ovidio. Quique ab equo præceps alienis decidit arvis, che l'animo non mi caschi (come dice Homero) nelle Ginocchia. Non leggo mai di Nipheo, di Leucago, di Ligeri, di Clonio, di Thymete, di Agenore, di Bellorophonte, & di Seleuco, che tutta non mi sbigotisca per esser morti cadendo da cavallo. Fate a mio modo sorella carissima, non vi montate piu, andate piu tosto a piedi, anzi boccone, & se mi amate, overo credete che io ami punto voi, oprate di sorte che non si sentano piu di voi cotai novelle: state sana. Da Roma alli IIII. d'Ottobre.

EMILIA CONTESSA DA GAMBERA A M. CLARA BURLA.

Alli passati di venne nova che andando un gentil'huomo Lombardo alla caccia, un porco l'haveva morto. subitamente mi ricordai di vostro figliuolo, che n'è tanto vago, & incominciai a temere molto in suo servigio. Deh fate (vi prego) che di lui se possibile è non si senta tal nova: bastici d'un Adone, d'un Idmone, d'un Bruthe, & d'un'Anceo, da Porci stratiati et morti: scongiuratelo per il ventre, & per il latte materno, che rivolga l'animo suo a piu honesti studi, dove l'ingegno insieme col corpo si eserciti & lasci altrui si laborioso et pericoloso esercitio. Di Viruola alli III. di Febraio.

MARGHERITA POBBIA A M. MARGHERITA GORA COMADRE CARISSIMA.

Mai piu (se io campassi piu di Mattusalemme) mi lascio condure in simili luoghi dove alli di passati vostra sorella mi condusse senza far provisione di vettovaglie, non già se credessi di doventar Reina di Francia. Credei veramente morir di fame & di sete si come leggo esser morti Pausania, Sisigambi, Cleante, Gabino, Silino, Neocle, & Euristene: questo v'ho io voluto scrivere, acciò non vi lasciate imbarcare senza biscotto; so ch'ella non ha altro in pensiero che di condurvici: guardatevene, ne dite poi, che non ve n'habbi avisata; ma non li dite giache io ve l'habbi disuaso, non lo fate per quanto amore mi portate: essa vi è sorella, & per conseguente so che la conoscete, l'è tanto iracunda che non si puo esser piu. Di Como alli VIIII. d'Aprile.

MARGHERITA ZAFFARDA ALLA S. LEONORA VERTEMA.

Quanto mi doglio che essendo si mal disposta, vi siate condotta ad habitare in luogo poco sano, dove non vi possiate prevalere ne di medico, esperto, ne di alcuna giovevole medicina: hor qui penso io per l'amor che vi porto di soccorrervi con utilissimi ricordi; & per la prima cosa di che vi avvertisco si è che pogniate cura che li meati del corpo vostro non sieno ne molto aperti, ne molto chiusi: ne frutti, ne herbe vi sieno in molto uso, ma molto piu parcamente mangiarete & latte & pesce & quando pur vi occorrera mangiarne non vi si scordi mangiarli col mele: condirete i cibi humidi & grassi con le cose acre & aromatiche. Non vi curate punto di mangiar ogni giorno carne, acciò che non vi si generi nel corpo una prestissima putrefattione pensate pur che non senza causa Porphirio, mosso dalla Reverenda autorità de Pithagorici, & d'altri Antichi philosophanti, detestò il mangiare de gli animali certa cosa è che gli huomini avanti al Diluvio, non ne solevano mangiare: godete con grande moderanza li cibi di complessione molto secchi, & piaccianvi quelle vivande che sono mezane tra le secche & le humide; benche Avicenna per schivar la canutezza preferisca i cibi di natura secchi alli molli: schivate i cibi eccessivamente freddi & eccessivamente caldi, & abbracciate quelli che sono caldi & insieme humidi, non schiferete di mangiar carne ò sangue di porco come gia solevate fare, ma confortata dall'autorità di Galeno et anche per una certa natural similitudine qual essa suol haver con la nostra carne la lasciarete venir sulla vostra reale & splendida tavola ne vi scorderete che alla vita longa giovi il mangiar di piu vivaci animali (pur che giovanetti sieno). Fugite il sonno di mezzo giorno (se astretta non siete da gran necessità) ricordative del detto Plautino, Heu tu non est bonus homini somnus de prandio. Non voglio dimenticare di avvertirvi che facciate nodrire quei animali che mangiarete de cibi eletti, raccolti in luoghi dove i venti temperati raserenano et dove i raggi del Sole danno dolce fomento. quanta differenza è di luogho a luogo ve lo dimostra il persico ilquale in Persia è veleno, & in Egitto è molto amico al cuore: ve lo puo dimostrar l'Eleboro, che si riceve in Anticira senza nocumento, & altrove è si mortale: procurate che l'habitatione vostra sia riposta in luogo alto & che risguardi mezzo dì et l'oriente, sotto un'aria sottile, ne humida, ne fredda: bastevi quanto v'ho scritto per hora: occorrendo d'haver fidati messi, non mancherò di darvi de gli altri ricordi, non men'utili, delli predetti. State lieta. Di Mantoa alli X. d'Aprile.

LAVINIA SFORZA CONTESSA DI BORGO NOVO A M. ISABETTA MOSCARDA.