Lettere di molte valorose donne nelle quali chiaramente appare non esser ne di eloquentia ne di dottrina alli huomini inferiori

Part 17

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Ho letto non senza gran sdegno et ira, quella littera si prolissa, che mi mandaste l'altro giorno, nellaquale si ramemoravano infiniti mali dalle donne usciti: certamente io non conosco l'autore d'essa, ma ben vi dico, che se fusse richiesta a far giudicio di lui: io direi ch'egli fusse un perdi giornata, un barbagianni, & finalmente, un qualche bestionaccio: s'egli havesse letto le storie piu attentamente, & senza alcuna passione egli havrebbe ritrovato esser state le donne cagione d'infiniti beni: haverebbe trovato che Dominica moglie di Valente Imperadore, pacificasse già i Gotti che se n'andavano a briglia sciolta per distruggere sin da fondamenti Costantinopoli. Havrebbe letto che Placidia moglie di Attaulpho Gotto, & sorella di Honorio fu potissima cagione non si ispugnasse & non si saccheggiasse Roma, qual havea deliberato si chiamasse poi Gottia & non piu Roma. Havrebbe letto qualmente Iugulta fu cagione di convertir a Christo Hermogillo figliuolo; di Lemildo Re de Gotti. Havrebbe letto le santissime opere di Clodoveo: s'egli cosi havesse atteso alla verità, come s'è lasciato traportar dall'odio che alle donne iniquamente porta, havrebbe chiaramente compreso nella lettione di sesto Aurelio, di quanti beni fusse già cagione Pompeia Plautina moglie di Giuliano Imperadore operando ch'egli si astenersi dalle populari estorsioni: egli dovea pur ricordarsi di Elena madre di Costantino, di Monica madre di Agostino, et di molte altre valorose donne, che ad altro non attesero, & sin' al presente attendono che a giovare il prossimo, & quando mai altro essempio non mi occorresse perciò confermare & stabilire crederei, mi dovesse bastar l'essempio di M. Maria Bracala, di M. Francesca, & di Suor Osanna; & qui faccio fine al mio scrivere. Fulvio & Claudia Olimpia vi salutano. Da Modona alli III. d'Aprile.

MARIA BRACHALE ALLA S. POLISENNA RANGONA CONTESSA DI CARPENEDOLE.

Qua è capitato dalle montagne di Pistoia, una donna la quale cerca d'haver qualche buon recapito, & perche so che vi dilettate di donne sofficienti et valorose ve n'ho voluto avisare, et vi faccio sapere, che di tessere, et di filar non cederebbe a quella Pholoe di Creta della quale parlando Virg. cosi nel suo divino poema disse. OLLI SERVA DATUR OPERAM HAUD IGNARA MINERVAE CRESSA GENUS PHOLOE, GEMINIQUE SUB UBERE NATI: non cederebbe a Pamphila, non a Minerva, non ad Aracne, non a Clostro inventor del fuso; non a Penelope figliuola di Icaro, che fu ne suoi tempi ottima tessitrice: si che avvisatemi se la volete, che la porrò nel cochio della S. vostra zia, & manderolla honestamente accompagnata: M. Cechino gridando & biastemiando per le gotte che lo tormentano, anzi lo crucificano vi saluta & di cuore vi si raccomanda. Di Modona alli III. di Maggio.

LUCRETIA DA LANDO CONTESSA A M. CLARA CIMISELLA.

Mi rallegro con esso meco, & mi congratulo con esso voi, che habbiate un figliuolo, si amico d'honore, che condur non si possa a far cosa dishonorata, se dato gli fusse piu territoro che non hebbe Sicheo, il quale da Virgilio è chiamato DITISSIMUS AGRI, & conceduto li fusse la gratia c'hebbe Mida da Bacco di poter convertir in oro ciò ch'ei toccasse: certamente ne potete ben voi star consolata che tal fama di lui per tutto si sparga, piu che se lui vedesse portar corona in capo del piu florido regno che habbi Europa: i Regni veramente si perdono, & per l'ingiustitia di chi li possiede sovente volte si trasferiscono di gente in gente per usar l'istessa locutione della sacra scrittura; ma la buona fama, pretiosa piu di qualunque pretioso unguento, dura sempre et in perpetuo si mantiene mantenetelo adunque con le vostre saggie persuasioni in questo sano consiglio, se bramate che tutta via si aumenti & a vuoi, et a noi l'allegrezza che n'habbiamo sin'hora per lui nodrito nel cuore, & a Dio siate: Da Caselle nostra giuriditione alli III. di Maggio.

CAMILLA MARTINENGA AVEROLDA A M. LUCINA CALANDRINA.

Mala fama si sparge di voi per bocca et de vicini & de servidori liquali di casa vi escono si mal contenti: molti difetti si vi attribuiscono, molte macchie vi si dano, ma sopra'l tutto siete accusata di strema crudeltà; a tal che dicono che se haveste la possanza che haveva Cisenna, figliuola di Diogirida Re di Thracia, segareste anchor voi gli huomini vivi per mezzo, & dareste li figliuoli a mangiare a padri loro: & se volete maggior chiarezza della mala opinione, che si ha della vostra crudel natura; pigliatela da questo segno ch'altri vi chiama Athalia, altri Irene, altri Fulvia, altri Tomyri, altri Dirce Thebana, & altri Progne figliuola di Pandione Re di Athene; lequali femine avanzarono di crudeltà Medea. ne altro vi dico, ravedetevi di si mal essempio. Da El. alli III. di questo.

CREUSA FLORIDA CONTESSA DI PRATA ALLA MAGNIFICA M. CORNELIA CONTARINI.

Hebbi alli di passati una vostra che mi fu per infiniti rispetti molto grata; hor in questa parevami di esser molto ripresa per non dir biasimata per istare troppo in solitudine, attribuendo voi il mio star solitaria a soverchia avidità di studiare: io non niego già che li studi delle buone lettere non mi piaccino, & sienomi sempre piacciuti: dico però alla Magnificentia vostra, che anchora che le lettere non mi fussero si grate (come elle sono) nondimeno, volentieri solitaria diverrei tanta è la dolcezza che di quella al presente ne sento: tanto è il frutto che di quella à tutte l'hore traggo oltre che non mi mancano molti essempij di valorosissime persone, dalli quali tutta via mi ci confermo in amarla in seguirla, & in essortar ogn'uno ad abracciarla; so che sapete qualmente. Simon Benlocai, che fu compagno di Geremia Propheta col star vent'anni solitario in una stretta spelonca fu cagione ch'egli ci desse quel celeste libro, detto nella hebraica lingua Zoar, & nella nostra luminar maggiore. Mentre il padre Adamo visse nel Paradiso solo, fu colmo di qualunque felicità: come egli fu accompagnato; cadde repentinamente nel fondo delle miserie: & mentre Abraamo stette in solitaria vita, fu degno di favellar con Iddio. Ma ditemi per cortesia, Magnifica Madonna; credete voi che se nel star solo, non ci fusse infinita gioia & molta contentezza? Che Silvia, figlia di Ruffino prefetto di Alessandria, ci havesse Sessant'anni senza mai pentirsene perseverato? Steteci M. Maddalena trenta anni: Basolo quel venerabil padre quaranta: Beniamin ottanta: Amata, donna santissima quaranta: Natanael trentasette: Capitone ottanta: Ugone Ciartosino, Cinquanta, & Pione Abbate trenta. Se vi volessi hora recitare il Catalogo de gli huomini & delle donne che furono piu di me amici della solitudine, non ne verrei a capo in tre giorni. Se vi volessi narrare quanti bei spiriti pel mezzo della santa solitudine. si unirono già con Iddio, & mai non se ne disciolsero deverrebbe questa mia risposta alta piu che non sono le Decadi di Livio. Ditemi S. mia (che ve ne supplico) per quell'alto cuore, & per quello chiaro intelletto, che Iddio vi ha dato potete voi hoggidi star in alcuna conversatione, & non udire mormorare, mentire, spergiurare, giudicar, mordere, tassare, straparlare, & in mille modi offendere il prossimo? qual animo pio, forte & costante, se ne può hoggidi astenere? tanto è posto in uso, questa mala creanza: mi sono alle volte sentita scoppiare di dolore, trovandomi per mala sorte in simili conversationi; havrei certamente piu tosto voluto esser confinata nella piu aspra solitudine c'habbi la Capadocia ò l'Egitto: imperoche tutte non hanno i modi vostri, ne la modestia, di che Dio vi dotò, tutte non possono, ne sanno essere simili a voi, (a voi dico) rara Phenice di virtu & di bontà. Io non leggo mai quell'oracolo della santa scrittura. SEDEBIT SOLITARIUS ET TACEBIT, ET ELEVABIT SE SUPRA SE; che tutta non m'infiammi d'amore di vita solitaria, & non mi venga voglia di abbandonare sin'a me stessa, & andarne ne deserti della Siria a ritrovare il picciolo Tugurio di Ilarione; o vero presso il Torrente di Carith, ove solito era di riposarsi il Zelote Elia. Solevamo già (come sò che meglio di me sapete) pur che ramentar ve ne vogliate solevamo dico, habitare non unitamente, come hora facciamo, ma chi quà, chi là: ci unimo poi (non sò chi ne fusse l'auttore) sperando di riportarne maggior consolatione, & forse che cio avvenutoci sarebbe; se Sathanasso nemico di ogni pace, & di ogni santa concordia non fusse venuto a turbar le dolcezze nostre, soffiandone nel cuore, il veleno dell'ambitione, della malevoglienza, & della maladicentia. Ma se qui non raffreno il scrivere mio & non pongo giu la penna sento abbondarmi di tanta copia in lode della solitudine, & in biasimo delle moderne conversationi, che io non so quando mi saperò uscir da si profondo Pelago rimanetevi adunque in pace, & amatemi da Prata alli VI. di Settembre.

LUCIA QUADRIA A M. GIULIA DE FEDERICI PARENTE CARISSIMA.

Per mie lettere vi ho piu volte invitate a venire a goder il giardino, qual nuovamente ha fatto il mio amatissimo consorte, nel quale molte cose ha piantato non senza gran misterio vi ha per la prima posto di molta enola perche l'antica Giulia volentieri ogni dì ne mangiava; de fichi assai per amore di Platone che ne era si vago, che ne fu detto da molti philosica. de pomi pheaci & falischi per rispetto di Philippo, & di Alessandro, che furono chiamati Philomeli, dal molto amore che portaronno a cotai frutti: delli porri di Aritia per Nerone che tanti ne mangiava, del sisare si caro à Cesare, che ogni anno ne faceva venire di Germania buona somma. Delli Lupini per amor di Protogene, delle pere amerine per li Argei: delle pera salvatiche per li Tirinthij (se per aventura alcuno ce ne capitasse a casa) delle Palme, per memoria delli Carmani: del miglio per i Meotici, & per li Sauromati: ci ha posto del Cardamo per i Persiani: delle Pruna damascene per li popoli di Damasco; ci havemo delle noci pontiche: delle Latuche di Circello, de Navoni per li Amiterni: Noci avellane per li Tarentini: Meloni d'Ostia: Olivi di Venafro: Castagne Petragorice. Peponi di Capua, Rape di Norsia, Raphani di Alemagna, & Giande di Arcadia, ci è del ditamo per il cuore dell'Eupatorio per il fegato: del Scolopendrio per la milza, del Petrosello per l'orificio del ventre: dell'Hisopo per il pulmone, & per il septotransverso: del Seseli per la vesica, dell'Elenio per le reni, della Ruta per il dolore colico, alquale molti in casa nostra sono suggetti: della Gentiana per il capo: delli altri utili semplici quai potrete vedere, se ci verrete: non altro. Da Tirano alli XXV. d'Agosto.

ISABELLA SFORZA À M. ZENOBIA FOSSA.

Sempre, da che il mondo è mondo, gli huomini litterati o furono superbi, arroganti, & ambitiosi, et per mostrarvelo incomincio da quel dotto Menecrete medico, il quale voleva della sua opera sol questa mercede, che li risanati per lui, si confessassero suoi servi, & lo chiamassero Giove: Nestorio heretico et fonte di varia dottrina, quell'istesso giorno, ch'egli fu creato Vescovo di Costantinopoli, promise liberamente a ciascuno il cielo: Nevio Poeta Comico: lasciò che si scrivesse nel suo sepolcro questo Pitaphio. Immortales, mortales si foret fas flere, flerent divæ Camœnæ, nevium Poetam. Itaque postquam orci traditus est thesauro, obliti sunt Romæ latina loquier lingua. Palemone Grammatico, si gloriava che seco nate fussero le buone lettere, & che seco havessero anchora da morire. Mostruosa anchora fu l'arroganza di Paulo Samosateno; ma piu assai quella di Tamira poeta di Thracia, ilquale hebbe ardire di contrastar con le Muse, & per la smoderata sua arroganza, li trassero gli occhi dal capo. Timeo historico Siciliano si gloriò piu d'una fiata di superare Tuccide & Philisto, liquai furono nobilissimi storici. Accio Poeta hebbe ardire di por la statua sua nel tempio delle Camene, & ve la puose grandissima, essendo egli di picciolissima statura. Suffeno poeta inettissimo, fu sopra tutti si glorioso che n'ha fatto luogo al proverbio presso di Catullo: Manes (quel grande & dottissimo heretico) vendicavasi gl'honori della divinità & diceva che l'era nato di Vergine. Empedocle Poeta di Agrigento si gittò in Ethna, per dar ad intendere al volgo ch'egli fosse volato ne celesti chiostri per la sua eccellentia. Arrogantissimo fu Calliphane Poeta: non fu anche assai ambitioso Virgilio dicendo. Primus idumæas referam tibi Mantua palmas? non fu ambitioso Ovidio scrivendo Peligne gentis gloria dicar ego? & quell'altro ò furtunatam natam me Consule Romam. Non debbo dirvi di Appione grammatico Alessandrino, che fu di tanta arroganza che prometteva immortalità a cui le sue opere dedicasse: benche di questi arrogantacci non ce ne manchino hoggidi promettitori del cielo, essendo essi riposti nell'abisso delle miserie. paiommi cotestoro simili alli Alchimisti, li quali privi d'ogni bene essendo promettono monti d'oro a chi pazzamente lor crede, ma spero in Dio che se noi perseveraremo nelli studi come incominciato habbiamo, non haveremo bisogno delle loro trombe, ma ad essi piu tosto farà mestieri delle nostre. Io vi ho voluto far questo longo discorso per haver inteso che un certo disgratiataccio, ilquale è in odio da che nacque, alli huomini & alli Dei vi minaccia di farvi morire con i suo fecciosi & stomacosi scritti, se piacevole liberale, et affabile non ve li dimostrate. Credetelo a me, che queste furfantesche bravate, sono di peculiar vitio d'alcuni affamati scrittori, che vorrebbono vivere alle spese nostre: se habbiamo pur da far vezzi a scrittori, facciamone a quelli che ne suoi scritti ci insegnano, & dolcemente ci dilettano, & non a questi bestioni. Un'altra cosa vi dirò di piu: attendiamo a caminare di virtu & in virtu che cosi li tagliaremo la via del mal dire; & saranno sforzati a cantar di noi (malgrado loro). Soviemmi una fiata che un moderno istorico, disse alla presenza del gran Marchese di Pescara ch'egli voleva scrivere non so qual valorosa impresa che alli di passati fatta s'era & il Marchese arditamente rispose, adunque volendo dir il vero, di necessità scriverete di me: cosi dico in proposito; se noi diverremmo caste, forti, modeste, giuste, magnanime, discrete, prudenti, grate, dotte, bellicose, liberali, come faranno di meno a non far memoria di noi, volendo di cotal materia favellare? salvo se non vorranno empir le carte loro de sogni, & de fittioni; attendiamo pur ad esser buone, di perfetta & di vera bontà, & non temeremo le penne loro, attendiamo alli studi dell'eloquentia, congiunta però con la sapientia; & scriviamo anchora noi in biasimo & vituperio de gli huomini, si come essi longo tempo hanno fatto contra di noi, & tuttavia fanno a nostri giorni: facciamoli vedere per chiari essempij tolti dal centro delle piu veraci historie, che fussero sempre gli huomini da che fu creato Adamo, temerarij, litigosi, fraudolenti, protervi ingrati, loquaci, importuni, perfidi, pergiuri, traditori, ingiusti, vani, bugiardi, volubili, incostanti, paurosi nelle honeste imprese & audaci nelle ingiuste attioni: facciamoli vedere che furono sempre ladri crudeli insidiatori, crapulosi, bevitori, lussuriosi, biastemmiatori, sprezzatori d'Iddio, incestuosi, sacrilegi, inhumani impij, tiranni & scelerati: facciamoli vedere che furono sempre deboli & mal sofferenti delle aversità, violatori dell'altrui reputatione, usurpatori dell'altrui, ambitiosi, fastosi, negligenti, & a maggiori disubidienti: facciamoli vedere quanti maleficij sono da essi nati, quante rovine hanno causate et de quanti danni sono stati cagione al mondo. oh Dio perche non sono tutte le femine del mio animo: direi piu oltre di quel che io dico, cosi il sdegno non me indebolisse la mano: farò adunque per hora fine al scriver mio, pregandovi ad esser d'animo forte, & costante, & a ricuperare la feminil libertà gia molti anni fa perduta. dalla Sforzesca alli XII. d'Aprile.

ISABELLA SFORZA À M. FULVIA VISCONTE.

Oh quanto m'è dispiacciuto d'haver inteso che siate tanto indulgente & tanto tenera de figliuoli, che li lasciate far ciò che lor piace, senza risguardare se honesto o dishonesto sia, giusto, o ingiusto: Sempre .S. mia lo smoderato amore a padri & a figli egualmente nocque, & danno fece: & di questo chiarir ve ne potrà la Candida Niobe, laquale per troppo piangere i figliuoli suoi da Apollo uccisi, divenne un duro scoglio: Che non fece di male Hecuba a Polimestore Re di Thracia per cagione del figlio Polidoro? Leggete un poco l'historico Diodoro & vedrete quanti travagli sostenne Tomiri Reina de Scithi, per voler vendicare l'amato figliuolo contro di Ciro. Antistia anchora vegendo la figliuola sua da Pompeio rifiutata per sposar Emilia, si ammazzò da se stessa. Non si deve adunque amar con tanta tenerezza persona veruna, ma sempre con la debita misura: oh se legeste alcuna volta (quando tempo vi avanza) le storie antiche, ispetialmente quelle che trattano delle donne Spartane, direste che meglio di voi l'intendevano. Se i Spartani havessero havuti le madri loro simili a voi, non so se fussero divenuti si valorosi come divennero: elle non stavano tutto'l giorno leccandoli con dirgli che vorreste anima mia? che desideri cuor mio faccia? angelicata, chi t'ha negato cosa che tu chiedevi? maffesi, haverebbono fatto de ben valent'huomini: esse, li armavano di propria mano, & quando lor porgevano il scudo, li diceano fa tu che ritorni con questo, ò morto in questo, & non te lo lasciar togliere dalli nemici. Se si lamentavano che la spada fusse corta, li dicevano fa un passo piu avanti, accostati piu vicino allo nemico, & sofficientemente la slongherai: non li volevano ricevere, ne riconoscere per figliuoli, se ricusavano di morire in servigio, & in honore della patria: ne morendo gli altri nella battaglia, volentieri li vedevano sopra vivere; non li losengavano, non li vezzeggiavano, li nodrivano de grossi cibi, li vestivano di vesti, che havevano piu tosto del militare, ò del pastorale, anzi che del cittadinesco: non crediate già che loro fasciassero le reni di veluto, ò di raso, non li allevavano in su le delicatezze, anzi mai altro non li intestavano che di fuggire con ogni studio le morbidezze: proponevangli come persone infami per esser stati troppo delitiosi Stratone Sidonio, Artemone, Ambrone, Clistene Lisicrate, Argirio, Battalo & Andramito Re de Lidi: proponevangli quel Philostrato da Aristophane per la molta delicatura beffato, schernito, & proverbiato: proponevangli Aristagora Milesio, Agatone musico, Diadumeno, & Mirace; & a questo modo nutrendogli, doventarno i piu virtuosi & tremendi popoli di Grecia, la dove temo grandemente in vostro servigio, che alleviate i vostri alla poltroneria, & che per altro non sieno buoni che per far numero, per consumar le vettovaglie, & per esser inutil peso della terra: io vi ho predicato a bastanza & forse piu di quello che la tenerezza vostra pol sostenere se ho ecceduto la giusta misura dell'ammonitione, datene la colpa parte all'amore grande che vi porto, & parte all'odio che io hebbi sempre a gli huomini poltroni. state sana che Iddio da mal vi guardi. Da Viruola alli VIII. di Genaio.

SUOR LUCRETIA MALASPINA A M. LELIA CIURLANA.

Io vi vorrei consolare (se pur tanto potessi) del dolore, che vi odo prendere, dell'esser voi sterile, ma temo che questo non sia uno riaprir la piaga, che forsi è già ò ristretta ò saldata: non rimarò però di dirvi quel che gia disse il salvator nostro BEATE steriles quæ non pepererunt. Havete adunque la beatitudine, & non ve n'accorgete: forse che temerete sendo sterile di morir di parto come gia mori Athena madre di S. Cataldo Episcopo, & prima di lei quella gentil Tullietta figliuola dilettissima di M. Tullio; non havrete da nodrir figliuoli, non da farli ammaestrare, non da procacciarli il vitto. Quanti n'ho io conosciuti liberali & Magnifici, che divenendo poi madri, divennero avarissime. Ricordatevi di quel saggio versetto che si spesso soleva dir quel grande Imperadore. CONIUGE non ducta, utinam liberis caruissem. Ricordomi haver letto esser solito S. Bernardo di dire che il non haver figliuoli fusse un bene non conosciuto: si che confortative quanto piu potete. Oh se sapesti quante & quante ne rimangono dolenti, chi per vedere i figliuoli ò nascere storpiati, ò per strano accidente guastarsi & chi per vederli consumar malamente il patrimonio: altri si veggono con istremo dolore uccidere da manigoldi, & da micidiali sgherri. Oh che affanno, oh che passione è questa: & da tutti i sopradetti mali con l'esser voi sterile, libera ne siete, & ve ne turbate, & ve ne state si mal contenta? sciocca che voi siete, dovreste ringratiarne Iddio a tutte l'hore: se non havete figliuoli carnali, fatene di spirituali che saranno tanto de carnali migliori quanto lo spirito è della carne piu eccellente: temete voi forse che vi manchino heredi? non ve ne mancheranno nò, & quando ogn'uno vi mancasse, non vi mancherà qualche povero spedale: ma ben veggo io poi che non ve ne potete dar pace, quel che vorreste: vorreste udir di quelle belle nove che si sogliono udire dalle fecunde madri, che vostro figliuolo havesse fatto qualche homicidio, ch'egli fusse prigione, ch'egli giacesse ferito, ch'egli havesse da gir in galea, ò che fusse condennato alle forche: vorreste forse udire per il vicinato, che alcuna vostra figlia havesse fatto un bastardo, che la facesse l'amore, ch'ella fusse pregna, o che la se ne sia fuggita dietro al carnale amadore; ò che il marito le da tutto'l di delle busse, ò che l'è in divortio: queste sono delle nove, che sovente s'odono dalle fecunde, et non mai dalle sterili donne, come voi siete: et pur vi rincresce di essere. Deh fate a mio senno, che consilio da fedel amica, acquetate l'animo vostro, & contentatevi di quel che vuole Iddio: che certo non potete far il meglio. Prego Iddio a cui servo in spirito, & in verità che vi consoli. Di S. Antonio da Ferrara alli III. d'Aprile.

BARBARA CALI. ALBERISI A M. FULGENTIA CARCASSONA.

Non mi piace che di voi lasciate uscir fama di Donna altiera & superba si come fate, & che sprezziate ogn'uno come s'egli fosse fango delle vostre pianelle: stimate (vi prego) ogni persona di qual conditione si voglia et anchora ch'egli giunto fusse ad estrema povertà imperò che non sempre sta la fortuna in un medesimo volere, ma spesso si muta: & quelli c'hoggi veggiamo in miseria posti, domani li veggiamo fatti Re & gran Satrapi: il gran Tamburlano (se forse nol sapete) era gia Bifolco, & trovò la fortuna si favorevole ch'egli divenne Imperadore de Scithi: Primislao, di guardiano d'armenti fu fatto Re de Boemi: Gige similmente di pastore doventò Re de Lidi. Sophi, che fu poi fatto Re de Turchi era gia un pecoraio, si che voi intendete come le cose passano, & come gira la fortuna. State adunque raccolta in voi, ne beffate altrui per poveri & mendichi ch'essi sieno, accio che veggendoli poi essaltati non ne habbiate ad arrossire & di lor temere. altro non vi dico state sana; & amatime di Brescia alli III. di Febraio.

COSTANZA CONTESSA DI NUVOLARA A M. FILIPPA BALBANI.

Io vi richiesi l'altro giorno che per i miei danari, mi facessi havere dui cavalli castrati per il mio cocchio & mi havete mandato dui cavalli piu fieri & piu sfrenati di Pasace cavallo di Cirro, della cui sfrenataggine fa memoria Plutarco scrivendo di Artaserse: io le voleva corridori al par di Partenia & Eripha che furono cavalle di Marmace (l'innamorato di Athalanta) & non si moveno piu che si farebbono due vacche vecchie & pregne: & poi ardite di scrivermi che avanzano nel correre la cavalla di Ecratide, laquale vittoriosa fu, ne giuochi Olimpici; anchor che vicina fusse molto al partorire: non meritava già io d'esser si mal servita da vostro figliuolo amandovi al par di me stessa, & havendo voi, tanta commodità di farmi bene accommodare. state sana. Di Nuvolara alli .X. d'Aprile.

TADEA MALASPINA ALLA S. L. R.