Part 16
Mia figliuola è per partorire di giorno in giorno, pregovi a farmi havere una comare, che lievi la creatura dal parto, ma guardatevi, ch'ella non sia una qualche imbriaca, et indegna di comettergli una tal primaruola (per favellare alla nostrana) se possibil è, vorrei che mi faceste haver quella Marietta che stava già nel vostro vicinato, qual intendo non esser men esperta di Sotira & di Salpe: che furono in tal esercitio si eccellenti che Plinio non sol fa di loro, nella sua natural storia, degna memoria, ma i lor decreti piu di una fiata cita, ne rimedij de molti morbi. affaticatevene (per amor mio) che di si grato beneficio, non vi saro mai ingrata & sconoscente. Da Favrego alli XI. d'Agosto.
VERONICA CORADELLA CONTESSA DELLE GABIZZE A M. ALESSANDRA DALLA ROVERE.
Non mi essendo mai stato grata alcuna consolatione, senza voi, caro il mio bene, pensate che ne anche goder possa (che me ne faccia prò) le delitie della villa dove mi ritrovo se da voi, giorno & notte non sono accompagnata. venite adunque a ritrovarmi acciò che il piacer mio sia tutto intiero & dalla amara vostra absentia non venga in parte alcuna scemato. Vedrete presso di noi, di ogni sorte alberi, addutti di Persia, di Soria, di Giudea di Phenicia, d'Africa, & d'Asia, sonvi Pobbie dedicate a Hercole: gli Mirti consagrati a Venere qua ci è l'Alloro di Apollo, la Quercia di Giove: l'Olivo di Minerva, il Pino di Cibele, & il Cipresso di Plutone. Qua vedrete selve piu fronzute dell'Hercinia, piu fresche della Nemea: piu verdegianti di Ida: piu folte di Caledonia, d'onde i Britani ne trassero il lor nome: piu amabili di Dodona: piu grandi dell'Hircania, men ventose di Marathonia: piu religiose di Tegea selva d'Arcadia. Habbiamo in questi nostri contorni infinite sorti de legumi & de formenti: fiori, Viole, & mille odorati frutici: tante famose & salutevoli herbe, quante annoverar si possono: sonci in questi nostri paesi; luoghi, non inferiori, di bellezza & di fecundità, di chiarezza, & di profundità, all'averno, al Benaco, al Fucino, al Cocanico, all'Acronio, & al Thrasimeno. Habbiamo non molto lontano da noi monti di grandezza, d'habitari, & di amenità, non inferior ad Abila, ad Acantio, all'Acatone di Etolia, all'Actio dell'Epiro, al Dardamo di Puglia, al Caucaso di Scithia, al Caphareo dell'Euboia, & al Phalerno della campania. Gran trastullo prenderete (se ci venite) dal veder fiumi, che che non cederebbono di magnifico splendore a qual si voglia nobil fiume s'egli fusse ben Acis, Albis, Anieno, Anauro, Apidano, Arexe, Athesi, Aufido, Caico de fiumi. Certamente non habbiamo d'havervi invidia al Tago, all'Hermo, al Pactolo, al Hidaspo dell'India, ò all'Arimaspo della Scythia. Se volete venire, fatemelo sapere almeno di tre giorni avanti, perche vi mandero di quante sorti de carri havere ò desiderar si possino per farvi portare agiatamente. Vi manderò gli Essedi de Britani, le Rhede Francese di due Rote & le Tribule contadinesche. Vi manderò l'Octofaro di Caligola, vi manderò Curdoni: Staticoli, Pilenti, Combe, Conuini, Bighe, Trighe, Quadrighe, Basterne & de molti Biroti. Volete voi altro salvo che vi faccia goder meglio di quanto mai godeste da che nata siete? non voglio far piu offerte se volete venir venite, se non, statevene. Dalle Gabizze alli VIII. d'Agosto.
ORSOLA MAGGI A M. LUCILLA BENZONA.
Mi dispiace d'haver inteso che vostro marito sia stato accusato di lutranismo, et per dieci anni fuor dell'amata & cara patria confinato: et molto piu mi dispiacerebbe se con ragione ciò gli fusse avenuto, ma poi che n'è stato cagione sol l'ignoranza de Giudici troppo creduli alle false relationi, me la sopporterò alquanto piu patientemente che io non faccio. cosi essorto voi a fare. Non fu mai per alcun secolo, che gli huomini ingegnosi et d'alto spirito non patissero de simili calumnie. Specchiatevi in Demonace philosopho a tempi di Adriano, come fu egli mal trattato per esser stato accusato sprezzatore delli misteri Eleusini? specchiatevi in Anasagora Clazomenio che similmente fu posto in prigione dalli Atheniesi per esser accusato falsamente d'haver detto che il Sole contra l'opinione loro non fusse il vero Iddio, ma fusse una pietra infocata: vi potrei addur de gli altri essempij in si fatto proposito, ma so che li sapete meglio di me, et chi vi si puo di molta et di varia lettione a questi nostri tempi agguagliare? niuno certamente, se egli fusse ben Varrone che fu detto per il molto & per l'assiduo studio Porco di lettere: quivi adunque farò fine ricordandovi esser la pacienza rimedio molto efficace a tutti i mali. Di Cignano alli XX. di Settembre.
CAMILLA CARACCIOLA VILLA A M. ADRIANA RASPONA.
Che è quel ch'io odo M. Adriana che havete figliuoli di si malamente, & di si mal'animo dotati? ne quali niuna maggior vaghezza si vede, che disprezzar Iddio contaminar i sacri tempij, prophanar le sante cerimonie & conculcare le venerande reliquie, & tutto questo fassi alla presentia vostra: le vostre orecchie odono le biastemme, & i vostri occhi veggono i stratij, & li comportate, & non li riprendete, & non ardete tutti di santo furore? non havete voi letto che avenne a Glauco per disprezzare i sacrifici di Venere? che avvenne ad Aiace per violar Cassandra nel Tempio di Minerva leggete come fu mal trattato Licurgo Re de Thraci, per far poca stima dell'Iddio Bacco. ne meglio avvenne a Penteo figliuolo di Echione: le cose sante si vogliono riverire di perfetto cuore, & chi altrimenti fa, gli ne sopraviene male, come leggiamo esser accaduto a Capaneo da Giove fulminato, ad Atalanta, ad Hippomene & alle figliuole di Preto, le quali furono tramutate in vacche per poco rispetto portato alla Dea Giunone. Quando i Poeti antichi narrano i strani accidenti a quelli avvenuti c'hebben poco rispetto alli Dei, non ad altro pensorno che ad insegnarci il vero culto & a sbigottirci dalle malvagie opere. Il poco rispetto c'hebbe Licaone Re di Arcadia a Giove fu cagione di farlo convertir in lupo; il poco rispetto c'hebbe Erisictone a Cerere lo fece ridur a tanta fame che se stesso mangiò per brama di pane. La poca riverentia c'hebbe Phlegia Re de Lapiti & padre d'Ixione al tempio di Apollo fu cagione della sua strema miseria; vorrei che li figliuoli vostri spesso ripetessero nell'animo loro ciò che ne scrisse Virg. PHLEGIASQUE miserrimus omnes admonet, & magna testatur voce per umbras discite iustitiam moniti, & non temnere divos. La poca riverentia c'hebbe Salmoneo figliuolo di Eolo, li fu cagione di perpetua rovina: il poco riguardo di Theopolemo, di Ciampo, & di Therone, che non partorì lor di affanno & di Angoscia? Deh provedete Madonna mia a tanta impietà, accio non ne siate anchora voi insieme con esso loro duramente punita: se nelle sacre lettere leggiamo esser stato punito il sacerdote Heli per non haver castigato la malvagità de figliuoli che n'averrà a voi che si lungamente sofferti li havete et non li castigaste, mentre potevate, & sopra di loro havevi maggior imperio? non eravate voi da Salomone sofficientemente avvisata di non perdonar alla sferza, d'incurvare i giovani nella loro adolescentia, di erudirli nel timor d'Iddio, & nella via dell'honor mondano? perche non l'havete fatto? Ah quanto mi doglio del giuditio, che veggo sovrastar al capo vostro, avisateli almeno, ammoniteli, scongiurateli per il latte, che lor deste et per l'albergo del ventre che lor faceste ad astenersi da tanta impietà & a non imitare il sprezzator d'Iddio Mezentio: ne altro per hora dico. di Ferrara alli III. di Luglio.
LIVIA D'ARCO, CONTESSA A M. LAURA PESTALOSSA.
Non so, se sia vero, io ne dubito molto, (quantunque detto mi sia da persona che non sa mentire) che voi vi dolete stranamente d'esser nata femina & non piu tosto maschio; ò poveretta voi, è possibile che vi sia scappata tal parola di bocca? non sapete che l'è di maggior eccellentia l'huomo della donna? non l'hanno confessato gli huomini istessi dalla verità astretti? non provarno questo ne lor dotti scritti Bernardo Spina, Galeazzo Capra, Cornelio Agrippa, & Ortensio Lando? & quale è quella eccellente professione, dove le donne non sieno eguali a gli huomini? forse che di dottrina alcun'huomo avanzò mai Eudossa, Polla, Mirte, Cornelia, Aspasia, Telesilla, Hiparchia, Manto, Nicostrata, Amalthea, Delbora, Damophila, Claudia, Aglache, Myto, Axiothea, Musca, Istrina, & altre che non racconto. Forse che alcun bellicoso huomo fu mai ò della Tavola vecchia ò della nova che nel mestier dell'arme superasse Pantesilea, Camilla, Elerna, Candace, Hippolita, Semirami, Zenobia, Hisicratea, Valasca, Artemisia, Thomiri, Asbita, Tiburna; Teuca, Lesbia, Amalasunta & altre che non dico? in esse è anchora piu fede, piu speranza, piu carità & maggior religione. Leggete il Cathalogo delli heretici, certamente ne troverete un migliaio & una sol donna chiamata Barbara moglie di Sigismondo Imperadore: non hanno havuto le donne cosi come gli huomini spirito prophetico. non ci è Cassandra, Athirtia, Carmenta, Manto, Labissa, Phemonoa, Sofipatra, Amalthea, Simmacchia & Marta, di cui Plutarco fa mentione nella vita di Mario. Sono ancho state le Donne inventrici di belle & utili cose, & voi vi pentirete d'esser nata donna? chi fu mai piu forte & costante nelle fortune avverse di Simphorosa, di Sophia, di Felicita, & di Agata? Chi fu piu tolerante ne tormenti di Liga, della quale fa si honorata memoria Cor. Tacito? qual huomo diremmo noi nelli affanni piu coraggioso di Emilia moglie di Scipione, di Femella amatriciana, & di Lucia Siracosana? Chi vidde mai le lagrime di Cornelia et di Rutilia? Ho letto anch'io la mia parte delli Istorici, non vidi magnanimità simile a quella di Clelia, di Tomiri, & di Thelesi? non vidi mai tanto amore de matrimoni, ne tanta fede, quanta leggo esser stata in Alceste, in Penelope, in Evadne, in Tisbe, in Portia, in Hipsicratea, in Gunilmonda, in Giulia, in Artemisia & in Panthea, in qual corpo d'huomo fu mai tanta bellezza, tanta proportione, tanta disinvoltura, tanta vivacità d'occhio, si gentil'aria & si gran politezza, quanta fu gia in Rhossana, in Laodomia, in Helena, in Cenis, in Baryna, in Egina, in Deiopeia & in Dianira? di maniera che infiammarno sin'alli Dei del lor amore, si come leggiamo di Tyro, di Diana, di Siringa, di Clori, & di molte altre. Qual huomo ritroverete voi piu di castità amico che gia si fusser Sulpitia, Marcia, Eugenia, Sophronia, Etelfrida, Drias, Rodoguna, Daphne, Biblia, Zenobia, & Beltracca, la quale quantunque ignobile & stremamente povera fusse, ricuso, di far di se stessa copia a Othone Imperadore anchor che monti d'oro promettesse: non mi diffunderò per hora piu di quel c'ho fatto; considerate (vi prego) quanto vi ho scritto, ne vi lasciate mai piu uscir di bocca si folle voce, o dal cuor vostro si stran concetto persuadetevi per cosa certa, & per una di quelle massime de Aristotele, che negar non si possono, esser le donne di maggior dignità che gli huomini: ne vi inganni il valore del S. Bartholomeo vostro honorato consorte, si come io non mi muto d'opinione per quanta eccellentia trovo nel Conte Fortunato mio Signore. Di Rocca Franca alli X. d'Aprile.
IUSTINA ORS. MARTINENGA A M. LAURETTA MINELLA.
Madonna Fiore fu l'altro giorno da me, & si mi disse, come eravate divenuta la piu gelosa femina, che mai nascesse da che è formato il mondo, Deh (vi prego) scacciatevi dal petto questa vana passione, che si fortemente v'ha ingombrato l'animo: imperoche fu gia cagione (se forsi nol sapete) questo morbo di gelosia, di far che Circe infettasse di mortifero veleno le acque dove si lavava Scilla da Glauco Dio marino focosamente amata, fu cagione che Prochis ammazzasse Cephalo suo marito: fece il medesimo la moglie di Cianippo, et di Emilio giovinetto (se il vero ci narra Plutarco nelle sue Paralelle) per gelosia, fu legata anchora Antiopala alle corna d'un Thoro da Dirce: per gelosia fu sospesa Helena ad un'albergo dalla moglie di Thepolemo. Per gelosia molte strane cose ne di passati avvennero. scacciatevela adunque dal petto quanto piu tosto potete, perche non vi conduca a qualche atroce fine, et lacrimoso caso; ne altro di questo non vi ragiono per hora: Iddio da mal vi guardi, & da gelosia vi risani. Da Cobià alli X. d'Aprile.
LEONORA FORESTA CONTESSA A M. HIPPOLITA LANDUCCIA.
Se piu accade honoranda madonna, che udiate dir che le donne nelle cose amorose habbino peggior giudicio & facciano sempre piu cattiva elettione de gli huomini, & piu vanamente s'innamorino, ditegli, che vaneggiano, & di gran lunga s'ingannano. fate che vi mostrino un poco se mai alcuna donna fu di si gran follia, che amasse un'Asino, come fece Aristone Ephesio, che vi dicano di piu, se alcuna donna si lasciò guidar dalla cecità d'amore, a rimescolarsi con una capra come fece Cratis pastor Sibaritano, overo con una cerva come fece Ciparisso. Se vorranno gli huomini con diritto occhio giudicare, troveranno ch'essi furono sempre infettati di sporca & abbominevol lussuria, la dove le donne amarono sempre cose lecite et con ragione amabili: chiudeteli adunque a questi tali la bocca, non sol con li proposti essempij. ma anchora con molti altri, come sarebbe che Ermia amasse & fusse amato da un Delphino, Argis Oleto amasse un'occha, il medesimo facesse Lacida philosopho, altri habbi amato un Cane, altri un Granchio, altri un gallo, & altri vari simolacri & diverse statove; ne piu altro ci dico. Iddio vi guardi da male opinioni. Da Rocca Franca alli XX. di Maggio.
COLALTINA TRECCA A M. CLEOPATRA COTTA.
Parmi intendere che vogliate accompagnar vostro figliuolo di ligittimo matrimonio, con la figliuola di M. Alessandra Torella: mi maraviglio certamente della vostra sapienza & che voi facciate tal congiuntione; non è ella un'espresso mostro di natura? non è ella la piu sozza figura che mai formasse natura? non la veggio io mai, che non mi paia di vedere quella Philena di Martiale, che d'un'occhio era guercia, et dell'altro lippa; non la veggio io mai, che non mi paia di vedere quella Vetustina dal medesimo autor descritta, di haver tre, denti, tre capelli, un petto di Cicala, una gamba di formica, la bocca di Cocodrillo: la fronte simile a gli arati solchi; un canto & una voce di Rana ò di zenzara: la vista di civetta, il fetore di becco & le poppe simili alle tele di ragna. & parerà a voi (donna di giudicio) che con si laida figura unir si debba un figlio bello piu che la istessa beltà: ditegli apertamente, che si procaccino d'altro sposo, che piu si confaccia alle sue belle fatezze, provegansi d'un Zoilo di capel rosso, di negra faccia, di corto piede, & di occhio stranamente offeso; provegansi d'un Socrate, che habbi il naso schiacciato, la fronte calva & le spalle pelose, fategli saper senza alcun rispetto, che vostro figliuolo non è a proposito per lei, & che se le vogliono dar marito, vadano cercando un Poliphemo, un Vulcano, un Coriteo, un Tersite, un Damone, un Esopo di Phrigia, un Galba, un Ermippo Poeta, overo uno Colomano Re de Pannoni successore di Ladislao, ilquale era zoppo, era gobbo, era losco, era scilinguato, & haveva la bocca storta. per lei farebbe piu tosto un huomo, simile a Broteo figliuolo di Vulcano & di Minerva, ilquale per gran dolore della sua bruttezza si gittò nelle fiamme ardenti: a lei si converrebbe godere un huomo di bellezza tale, quale fu quella di Hipponatto, ma non mi voglio tanto distendere in biasimar l'altrui bruttezza acciò che maldicente non mi tegnate, pigliate in buona parte quanto v'ho sin qui detto, ne mi date colpa di mala lingua; state sana & amatime.
MARGHERITA UBERTA STANGA A M. BIANCA FELISSIMA.
Sonosi partiti da casa nostra per gir alla guerra alcuni, servidori, & ne siamo rimasti quasi che senza, pregovi per tanto se costi alcun ce ne fusse a nostro proposito, ce lo facciate sapere. non lo vorrei men amorevole che gia si fusse Erote servo di Antonio; ne men fedele & casto nelle feminili conversationi, che si fusse Carello servidor di Gondibarga Reina de Longobardi: promettegli honesto salario et grasse spese, non si sentirà rimprocchi, ne in iscambio del salario haverà da mio marito ò da miei cognati pugnalate, ò mazzate, si come in alcune case si usa di fare. sarei ben contenta fusse tali che havesse a dire quell'usitato proverbio Quot servi tot hostes, non vorrei sopra ogni cosa fusser brigaiuoli, ne che riportassero hor fuori, hor dentro ciancie da suscitar brighe: affaticative in questo (per amor mio) che ve ne prego caldamente. Il S. Christophoro mio amantissimo consorte assai anch'esso ve ne prega di Cremona: alli .IIII. d'Aprile.
ISABETTA CASTIGLIONA GONFALONIERA ALLA S. ISABELLA SFORZA.
Quando sara mai vita mia cara et dolce anima mia, quando sarà dico, che ritorniate a Piacenza, laqual senza voi si poco mi piace, che niente meno. Quando fu mai che lasciaste quel Pesaro dificato per mio danno & a noi, che piu ardentemente vi desideriamo, che non fa il cieco la perduta luce facciate subito ritorno? Siami lecito di usar le sante parole della divina scrittura favellando con persona piena di santità, & dirvi REVERTERE, revertere sunamitis ut intueantur te. Deh che paiono le vicine vostre, non vi veggendo paiono smarrite, et stanosi maninconiche, non potendo piu contemplare il vostro reale aspetto, non potendo piu vedere le gentili maniere, ne udir quei soavi accenti, ò quelle sante parole che vi escono di bocca, atte ad infiammar un cuor di ghiaccio: non altro. Di Piacenza alli III. d'Aprile.
AURELIA MAGIA A M. LAURA CERUTA.
Mi dimandaste l'altro giorno, che ci ritrovamo in casa di M. Giulia mia carissima cognata; che vuol dire, che essendo moglie disi gentil litterato, qual è il S. Onofrio non vi dessi alle lettere come fanno alla età nostra tante nobili Madonne; & tante illustre Signore non vi potei all'hora rispondere, per la venuta di quelle Signore, che sprovedutamente ne sopragiunsero, hor che mi ritrovo nel mio studiolo tutta sola & sfacendata, vi rispondo, si non in tutto come vorrei, & voi per aventura desiderate, almeno come dalla debolezza del mio intelletto m'è conceduto, & vi dico che non sò da qual parte mi rivolga per studiare; se mi do alla Theologia temo non cader in qualche mala sospitione et che di me, si dica, che io sia Pelagiana, ò Manichea, ò Anabatista ò Arriana. Se mi volto a Grammatici, essi poverelli non sanno ne ragionare, ne giudicar d'altro che de nomi & de verbi, di sillabe & di accenti, debbo volgermi alli spinosi Loici, alli Severi Philosophi, alli odiosi Sophisti, a litigosi legisti, ò a lascivi poeti? ne a questi credo mi consiglierete già voi? L'è adunque meglio che io li lasci star in pace, & che mi trattenga nelli esercitij dalle donne sin'hora usitati; io non voglio doventar poetessa perche veggo che quelle che si danno alle lettere non si sanno (fuor di que) rassettar un paio di calze ò lavarsi un moccichino. Io non so la piu bella via di farmi stimare & honorare al mondo, che con l'esser casta, modesta, taciturna, & humile, senza tante lettere & senza tante philosophie: vi ho detto quanto m'è occorso per hora, intorno a tal fatto. Se ci vedremo con la corporal presentia, forse vi renderò dell'altre ragioni che vi pareranno assai piu probabili. Di casa nostra.
LA CONTESSA LEONORA TODESCA A M. SILVIA FENARUOLA.
Intendo che vi siete maritata a M. Antonio Aliprando: piacemi, per esser egli persona di valore, & spiacemi dall'altro canto, che in si giovenil età habbiate da esser Matregna di tanti figliuoli. Ricordomi d'haver letto esserci ritrovati ne tempi antichi alcune matregne indiavolate, seminatrici d'ire, d'odij, & di mille discordie: & altre anchora che trattarno i lor figliastri come se del lor corpo usciti fussero: guardaretevi adunque di non esser mala matregna, ne tale qual fu Phedra verso Hippolito ò Martina verso Costantio Eraclio, da cui fu velenato. non siate matregna tale, qual fu Nuceria che uccise fermo il Figliastro (se'l vero narra Plutarco nelle sue paralelle) Poi che la fortuna vostra v'ha condotto ad esser Matregna, sofferitelo patientemente ramentandovi che à tal stato fu similmente condotta Hippodomia: Ino, Casperia, Stratonica; Giulia, Gidica, Giunone, Opea, Eribea, & Alfrida: attendete voi a portarvi bene, & fate pensiero di esser vera madre, essendo voi per virtu del matrimonio, fatta una medesima carne, con vostro marito che li generò: & a Dio siate. il Conte Daniello mio consorte vi saluta & si congratula: Di Piacenza alli .X. d'Ottobre.
SUOR BARBARA DA CORREGIO A S. CAMILLA N.
Fu l'altro giorno a visitarci un padre dell'ordine vostro, & mi disse ch'eravate si mal contenta d'esservi fatta monaca, che pensavate uscirne, & pigliar marito desiderosa d'haver figliuoli. deh non voglia Iddio che senta mai si strana nova che la mia Camillina pentita di esser sposa di Christo si sia fatta soggetta a un'huomo fragile, caduco, & mortale, et a quel render (come schiava) ragione d'ogni sua attione: è possibile che si nobil animo & si generoso spirito si voglia far vasallo, delle maschili intemperanze. sorda piu tosto possa io divenire, anzi che mai intender cotai novelle: ma che desiderio è questo d'haver figliuoli? havete voi paura, che'l mondo venga meno? anchora non havete provato gli affanni che vi si sentono. Oime quando veggo venir qualche donna gravida a visitarci, mi viene pur gran pietà di loro veggendole andar si stentatamente, sempre ansiando, con que volti stampati di color di morte, con quelle labra si pallide, & senza sangue, con quelle perpetue nausee, con que strani appetiti ch'odo che le hanno di mangiar carboni, terra, gesso, & simili cose. Ma quando leggo nella sacra scrittura quella comparatione, sentirai dolori, da donna di parto, & quella gran maledittione data nel Genesi PARIES IN DOLORE FILIOS: tutta in lor servigio mi racapricio, & benedico quella santa intentione che venne al S. mio padre; percioche monaca facendomi ho campato quella terribil sententia. d'Iddio; fate a mio modo dolcissima sorella, pensateci bene, non correte a furia, consigliatevi con la ragione & non con l'appetito. Frenate i sensi con l'assidua cogitatione della triomphante croce di Giesu Christo, alquale vi raccomando di continuo con le mie fredde orationi. Il Spirito Santo le riscaldi col suo virtuosissimo fuoco. Da S. Antonio alli III. d'Aprile.
LAVINIA SFORZA CONTESSA DI BORGO NOVO A M. LAURA DA MELARA.
Il nostro fattore, parlerà con il Conte sforza mio cognato, ne dubito per esser egli di nobilissimo animo ch'ei non faccia in vostro beneficio quanto voi desiderate: quanto poi a quel che mi scrivete circa le dishoneste prattiche di quelle Suore non me ne maraviglio punto, ne mi par d'udire cosa nova, havendo gia letto, che Oppia vergine Vestale, fusse per stupro commesso sepelita viva. Fu dannata Martia d'incesto, cosi Sextilia, cosi Tutia (se'l vero ci narra Livio) ne aliena fu da carnali congiungimenti Floronia Vestale, laquale per paura di piu grave supplicio, se stessa uccise: fu di piu accusata di stupro Posthumia: benche poi da Pontefici absoluta fusse: si che nova cosa non mi pare, che le monache de nostri tempi, facciano anch'esse l'amore, & diansi furtivamente nelle braccia de lor amatori poi che le antiche per gravissimi supplicij non se ne potevano rimovere. Non vi scandalizate adunque di cotai cose, se non volete esser tenuta una sciocca anzi ricordatevi che elle non sono piu di bronzo, ne di macigno che siamo noi altre. Troppo nel vero gran forza havrebbe il velo s'egli potesse rafreddare, & spegnere i riscaldamenti della carne: ne altro intorno a questo fatto vi dico, salvo che vi invito a borgo novo; a godere di quella gentilissima Signora Bresciana qual s'ha novamente per sua sposa eletto il Conte Alessandro mio suocero. Credo veramente ch'egli si habbi eletto il fiore di quella città, et se io credessi che sol due paia come fussero simili a lei rimasti non vorrei far mia vita altrove. Di Borgo novo, alli X. d'Aprile.
LUCRETIA PICCA RANGONA A M. VIOLANTE GALASSIMA.