Lettere di molte valorose donne nelle quali chiaramente appare non esser ne di eloquentia ne di dottrina alli huomini inferiori

Part 15

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Per vostre lettere, mi richiedete che voglia scriver il parer mio circa la Fecondità & sterilità vostra: non so se vi date ad intender che per esser io moglie di medico, dotta sia nelle cose a medici appartenenti. Siete veramente errata, se ciò vi pensate: non voglio però negare di non haver letto la parte mia, & di non essermi alcuna volta sforzata di far parer al mondo, che noi femine siamo si capaci di dottrina, quanto sieno gli huomini pur che ci vogliamo attendere si che non mi voglio ritrar di non manifestarvi liberamente quanto mi soviene già d'haver presso de scrittori & Greci, & Latini, piu d'una fiata diligentemente osservato. Dico adunque trovarsi alcune femine, le quali sono al concepir inette ò per esser troppo magre, ò troppo grasse: ne so in qual grado vi debba per anchora riporre non havendovi già molto, veduta. sonoci anchora alcune donne, le quali hanno la mattrice tanto lubrica, che ritenere non vi si puo il seme ricevuto, la qual cosa potrebbe però accadere per difetto di vostro marito, il cui seme, fusse tanto liquido, che fuori, subitamente come dentro è entrato ne sdrucciolasse, o vero potrebbe ciò avenire, perche havesse vostro marito i testicoli grandimente freddi, ò secchi, non ve ne tribolate adunque poi che l'esser sterile, puo cosi accadere per mancamento de gli huomini, come per mancamento delle donne: scrivetemi voi tutti gli accidenti che vi avengono, acciò possa comprendere se sterile siete per la molta calidità che abbruggia il seme, ò per la humidità soverchia, che lo suffochi: se dal canto vostro procederà vi soccorrerò con pochissima fatica, & quando dal marito vostro procedesse, io vi darò un'unguento generativo de molti spiriti & con cibi producitori di seme, cioè con cipolle, pastinache domestici, & simili cose lo farò divenir fecondo piu che Priamo: ma se verrete a bagni di Villa col vostro consorte, provederò che sappiate da cui di voi dua proceda: se mi accorgerò che in niuno di voi sia il difetto, desiderando d'haver un figlio maschio, pigliarò la mattrice, & la natura della lepre qual farò seccare, & spolverizata la bereta, con un poco di vino & senza dubbio gravida rimarrete; non altro per hora vi scrivo; amatemi, & di me, servitevi, perche vi servirò viè piu che volentieri: prego che Iddio vi consoli, & faciavi tosto divenir madre della piu bella figliuolanza c'habbi la città vostra.

Di Lucca alli XX. di Settembre.

MAMMA RIMINALDA A M. FLAMINIA VISCONTE.

Non mi poteva dolcissima sorella venir la piu grata nova che d'intendere che siate gravida, per laqual cosa, io vi prego, & vi scongiuro, a volervi di sorte governare, che il desiderato parto senza alcuna offesa venga a luce fatevi spesso de bagni & ungetive il ventre con oglio di oliva, ò vero di viole, mangiate cibi leggieri & digestibili. Se i piedi (per aventura) vi enfiassero, ungeteli con oglio rosato & aceto: & perche siete solita di abortire, faretevi far dal vostro speciale, la presente polvere Seme d'apio, ameos, menta: parte uguali dracme .iij. mastiche, garophili, cardomomo, radici di rubea maggiori parti uguali dracme .iij. Castorio Zedoaria, ireos parte uguali dracme .ij. zuccaro dracme .y. pigliarete questa polvere col mele, & nel vino ne infunderete tre scruopoli per volta & sarete sicura non sol di non sconciarvi mai: ma ne scacciarete di più ogni ventosità che nel corpo vi habbiate: ponete cura (vi supplico) a casi vostri, se desiderate che viviamo per voi contente. Se potrò, non mancherò di ritrovarmi presente quando partorirete gioveravi molto per partorir senza difficultà, il portar corallo sospeso al collo, & avanti l'hora del parto, ber un poco di rasura d'avorio: fra tanto vivete lieta & non vi date maninconia di cosa che vi accaggia. Di Ferrara alli XV. d'Aprile.

NICOLA TROTTA A M. LUVIGIA BIRAGA.

Per l'ultime vostre mi avisate vi faccia haver una balia per nodrire un vostro nipotino, a cui è mancata la balia: hò usato ogni diligentia per ritrovarne che fusse à vostro proposito: & doppo lungo cercare una finalmente me n'è venuta alle mani la quale è giovinetta, di un colore che par temprato di rose, & de ligustri: non è ne molto, ne poco ch'ella hà partorito: non è pettiginosa & hà le mamelle ne troppo grosse, ne troppo piccine: il petto ha largo, & è mediocremente grassa di sua natura nemica di mangiar cose acute, salse, acetose & stitiche; ha l'aglio, il pepe, & la ruccola a schifo, l'è di natura lieta & gioiosa, il latte suo si ritiene su l'unghia. il che suol esser buon segno: ha de l'altre buone conditioni che non scrivo per non esservi prolissa nel mio scrivere: avisatemi se volete che ve la mandi che non indugiarò, & in qualunque cosa servir vi possa commandatemi senza alcun risparmio. Di Ferrara alli XIII. di Dicembre.

VIRGINIA TROTTA A M. MELIBEA DA PESARO.

Hò inteso che pensate di maritar vostra figliuola a M. Alphonso Toderino, & perche intendo che l'è giovane molto attilato & di leggiadria non inferiore a qualunque Napolitano cavagliero, hò pensato che sarebbe ottimamente fatto di provedere ad alcuni suoi difetti (al mio giudicio) insopportabili; ispetialmente a quel puzzolente sudore che dal corpo le n'esce, al fetore della bocca, a quella rognazza che sempre le tiene le mani assediate & al mal puzzar che da piedi le eshala. hò similmente fra me stessa pensato se con qualche bella ricetta si potesse far alquanto piu bianca, la miro alcuna fiata et parmi ch'io vegga una saracina. hor per la prima provederete al fetore del corpo con il lavarla alcuna fiata con un drappo molle nel vino, in cui siano bollite le frondi di mortella; & per togliere il fetor del fiato, daretegli le sommità della sopradetta mortella, faretele tritare & cuocerle tanto nel vino, che la metà sia consunta, et con lo stomaco ben mondato daretegli tal vino a bere: non sarà ne anche fuor di proposito se spesse volte bevesse un cucchiaro di aceto scilino: per il fetor de piedi, voglio pigliate del litargirio spolverizato & ne li spropicciate i piedi poscia che li havrete diligentemente lavati. Sanarete la rogna con far un unguento composto di lapatio acuto, di fumoterre, con sungia di porco & botiro che sia fatto il mese di Maggio. Hor per rabellirgli la faccia fatele far l'infrascritto unguento R. di cerussa ottima uncie .ij. tritisi, poi si crivelli per un panno, quel che nel panno rimarrà gittisi via, & acqua piovana vi si mescoli, et cuocasi fin che si consumi l'acqua, raffreddasi poi, & aggiungavisi dell'acqua rosa, & un'altra fiata ribolli, sin che duro si faccia. formatene poscia delle pillole, quai disolverete con acqua pura & l'ungerete la faccia. Vi hò scritto la presente ricetta: perche so che la farete, & ne vedrete bellissima prova, ne altro per hora di questo vi dirò: state lieta, & pregate Iddio le tenga la mano in capo, acciò si prosperi, ne suoi successi. Di Ferrara alli X. d'Agosto.

ARGENTINA CONTESSA RANGONA A M. LUCRETIA N.

Io voglio ricompensare il segreto, che alli di passati mi mandaste, con un'altro, di non minor virtù per conservare i corpi humani da molte infirmità: siavi caro, stimatelo assai, fatene conto, & isperimentatelo, che lo troverete maraviglioso. Voglio pigliate quattro lire di acqua di vita. del miglior vino destillata, che trovar si possa: due lire Sale abbruggiato: due di Zolpho morto: quattro oncie di Tartaro bianco: quattro oncie di Carboni di legno di Avellane: quattro oncie di salpietra; & le prefate cose tritinsi, crivelinsi, mescolinsi insieme, & sopramettetili della sudetta acqua di vita: & pongasi tutta questa massa à distillare: la prima distillatione tira a se la virtù de tutti i spiriti, ne alcun velenoso animale vi si potra avicinare. Conservansi dentro le carni, & i pesci, come in un balsamo: lieva tutte le macchie & le lentigini dalla faccia, & rendela chiara: toglie la rogna, risana i lagrimosi occhi: la seconda distillatione, sana gli Apostemi, & rimove l'enfiagioni del Fegato: la terza medica la lepra, & provede che la lena non ci puti: & taglia il phlegma del stomaco: la quarta distillatione manda fuori il sangue preso nel corpo: la quinta risana il mal caduco: la sesta è buona per chi teme non li caschi la goccia: la settima sana la podagra: l'ottava fa gli effetti che suol far il balsamo & di gran lunga lo avanza: la nona è tutta appropriata al Fegato: La decima fa questo maraviglioso effetto: se ne porrete una goccia in un bicchier di vino, & chel bicchiero sia indorato, vi si vedrà una schiuma che di sopravia anderà nuotando; & sarà detta schiuma puro oro, & ciò che voi con quella tingerete, doventerà bellissimo oro: parvi che questo segreto possi star al paragon del vostro? vi prego a non lo communicare altrui, grand'amore, & gran gratitudine m'ha spinta a communicarvelo: vi prometto a fe di gentildonna, che non lo havrei dato a mio figliuolo. State sana & amatime: da Longiano nostra giuridittione alli IX. di Luglio.

ISABELLA SFORZA A M. FLAVIA LAMPUGNANA.

Piu volte havete riso di me, perche faccia tutto 'l giorno distillare acque da mastro Christophoro: io hò parimente riso della simplicità vostra et del vostro consorte che non sappiate quanta virtù spesso ci si trovi: ecco che io vi mando per la mancia di questo Natale, la piu miracolosa acqua che mai ne da huomo, ne da donna sia stata fatta: sana i leprosi, toglie ogni et qualunque macchia, rende la vista chiara, & ci conserva in perpetova & eterna gioventu, & accioche non ve ne manchi mai per vostro uso, vi mando insieme la ricetta. Pigliate limatura d'argento, ferro, ramo, piombo, acciaio, oro, schiuma d'argento & schiuma d'oro & di storace. Porrete dette cose per il primo giorno nell'urina d'un fanciullo vergine: il secondo giorno in vino bianco caldo: il terzo nel succhio di fenocchio, il quarto giorno nel bianco dell'uova, il quinto giorno nel latte di femina che allati un fanciullo: il sesto giorno nel vin rosso: il settimo in sette albumi d'uova, & tutto poi pongasi nella capella del Lambicco a lento fuoco, & quel che n'uscirà conservatelo in un vaso d'oro: overo d'ariento, & quando n'havrete chiaramente veduto l'isperienza, imparate a credere a chi sa & per età & per isperienza piu di voi, & far riverentia a fornelli, & a lambicchi, & a mastro Christophoro per il cui mezo si veggono apertamente i gran segreti della piu segreta parte di Philosophia. state sana. & raccomandatime alla S. Isabella & alla S. Hippolita vostre cognate: habbiate cura d'Isabella vostra figlia & di Clementia, ne mancate di sollicitar Sforza che attendi alle lettere. Da Pesaro, in casa Giordani alli X. d'Agosto. Vostra madre vi saluta & tosto sarà di ritorno con esso meco, se a Dio piace.

SUOR LUCRETIA BORGIA A M. LUCRETIA AMANIO.

Due vostre lettere mi sono capitate alle mani, nelle le quali con instantia mi pregate a farvi havere la ricetta di quella polvere tanto alla luce giovevole; et io, che sono sempre stata desiderosa di servire doppo Christo, le persone d'honore, come voi siete, per una che mi richiedete due ve ne mando, acciò che se l'una fusse men efficace, supplischi l'altra: la prima si è questa betonica, ruta, chelidonia, sassifragia, levistico, polezzuolo, aniso, cinamomo, euphrasia, parte uguali manipolo .i. Cordamomo, zenzaro, fenocchio, petrosello, hisopo, origano, sillero montano, parti uguali, dracma .i. galanga, oncia .i. zucchero oncia .i. facciasene polvere per porre sopra delle vivande & indubitatamente ricuperarete & conservarete la vista lungo tempo: quando non vi fusse commodo di fare la sopradetta descrittione: fate quest'altra qual troverete forse di miglior effetto: di Tutia preparata dracma .i. di mastiche, drac. V. scrip. V. di camphora: scupolo .i. di carabe: dui scrupoli di vitriuolo bianco: facciasene polvere molto sottile & pongasi nella quarta parte di acqua rosa ben distillata al Sole: riponetela poi in un vaso di vetro ben turato, & ponetene ogni mattina una giocciola ò due ne canti de gli occhi. Sono tutte due queste ricette di gran momento tolte dalli piu antichi medici che mai cotal arte essercitassero. prego Iddio le accresca & aumenti la virtù per vostro beneficio. Da S. Bernardino di Ferrara alli XVIII. di Luglio.

LUCRETIA CUOCA A M. FULVIA BELINCINA.

Voi mi scrivete d'haver inteso che io hò un'unguento buono per le rappe che vengono alle vecchie, io non adoperai mai al mio vivente cotal cose, non tanto per non haverne havuto bisogno, quanto che sempre mi spiacquero le cose sophistiche & apparenti. sappiate pur M. mia che per levar le rappe non si levano gli anni se le ci sono, non si doverebbono ne anche togliere, acciò ne fussero un salutevole ricordo d'haver tosto a mutar albergo. Siamo pur nel vero insatiabili, non vogliamo morir giovani, & non vogliamo doventar vecchie. vedete che bestialità è la nostra: sapete quel che mi credo di queste madonne, che vorrebbono al dispetto del tempo parer fanciulle? credo io (& perdonatemi se vi offendo) credo che habbino voglia di vivere da giovanette & scapestratamente. Cosi dico d'alcuni galant'huomini che si tingono le barbe, pensate pur da voi stessa che se non sono fedeli nel pelo, cosa di si poco momento, quel che saranno nel resto, & quanto sia da fidarsi di loro? ma non voglio per hora predicar ne a voi, ne ad altri, io non sono la Contessa di Guastalla, ne la stigmatica Camilla, ma pur poi che tanto importunamente chiedete v'insegnarò quel ch'io hò ritrovato scritto ne libri di un eccellente Phisico. Pigliarete adunque quell'herba detta gladiolo, overo spada, & ne trarete succo, col quale ungeretevi la sera il viso: trovarete la mattina la cote elevata & alquanto rumpersi: hor questa rottura curarete voi con l'infrascritto unguento Dragontea munda, radice iari; parti uguali, tritatile nel mortaio, con la songia: distemperatele con acqua calda, & colatele per un panno, & cosi stia per ispatio d'una notte; rimovete poi quell'acqua la mattina, & ponetive l'acqua de fiori di Caprifollio: facendo questo che vi dico io, parerete una fanciulla di sedici anni, ne saracci alcuno che creda che habbiate passati li sessantasei: se altro per voi posso comandatime che pronta all'honore & servitio vostro mi troverete. Di Ferrara alli XIII.

LEONARDA DA ESTE A M. N. D.

Vi mando honorata madonna, la ricetta del far la faccia rubicunda, tante volte con instantia da voi richiesta; ma prima che ve la descrivi, io vi ricordo che non ci è il piu bel colore di quel che la vergogna nel volto d'honesta donna imprimere suole: & di tal colore dissero alcuni savi esser la virtù. Se di questo, le donne di nostra età, si tingessero alcuna volta la faccia, parerebbono assai piu belle che non paiono, tingendosela con la pezzuola di levante, con le bambagine di Ferrara, ò con i scodelini di Spagna: ma di questo soverchio mi pare in ragionarne diffusamente con esso voi, sendo come siete amica d'honore, & di virtù: alla ricetta dunque me ne vengo. Pigliate radice di viticella scorticatela diligentemente, & tagliatela minuto minuto, & desicatela, spolverizatela poi, & distemperatela con acqua rosa, & col bambagio, overo con un panno lino, bagnatevi la faccia & parerete un Cherubino del paradiso state sana: & accadendovi veder alcune della nostra santa compagnia, mentre sto in villa, bacciateli la fronte da parte mia (ispetialmente) alla bella Mamma Riminaldi. Da Stuffione alli XX. d'Agosto. La Signora Lena vi saluta con tutto'l cuore: & io col cuore, con l'anima, & con tutti i sensi vi bascio la serena fronte.

GENEVRA MALATESTA A M. GIULIA MONTINA.

Hò fatto chiamare in casa mia, quanti medici sono in Ferrara (parlo de dotti) & non de certi che ne sanno meno delle lor mule: & ho favellato dell'indispositione di vostra sorella, ispetialmente del largo flusso delle purgagioni, & sonosi risoluti tutti di non potergli dar il piu prestante rimedio dell'infrascritto. Piglierete sole di scarpe ò di pianelle vecchie, & spolverizatele, pigliate poi delle frondi di alloro, & cotte che le sieno, fatene una suffumigatione per le parti di sotto fatto che haverete questo: pigliarete seme di ortica, & corno di cervo ridotto in polvere & daretegliene bere: il mangiar suo sia di galline cotte, mangi del pane d'orgio, peschi freschi & cotti nell'aceto: beva de la ptisana fatta con perfetto orgio, nella quale, sia primieramente cotta radice di piantagine: fareteli porle ventose fra le mamelle: dategli ber del suco del semprevivo col vino; questi sono i rimedij d'importanza, et vi faccio saper che Ferrara non ha d'haver invidia a que dotti tempi che videro Ascelpiade, Nicomaco, Erasistrato, Oribasio, Nicerote, Podalirio, Themisone, Theombrotto, & il Massiliense Crina. ci habbiamo dui Antonij, l'un pare, anzi superiore, a quell'antico Antonio Musa: & l'altro dalla luce, che alli oscuri & duri morbi recar suole Luceio fu da Lusitani prima detto: se il primo Antonio fu medico di Augusto, questo moderno, di cui favello, è medico di Hercole, & è tanto maggior dell'antico in espugnar le crude infirmità, quanto fu piu forte Hercole di Augusto: ne altro di questo vi scrivo, attendete a conservarvi in sanità & procaciare che altri pel vostro mezo si risani. Di Ferrara alli XX. di Luglio.

CATHERINA G. FORESTA A M. CLAUDIA LANDRINI.

Intendo che vi havete scacciato di casa vostra nipote, per haverla voi ritrovata carnalmente congiunta con un suo fratel cugino: l'error in vero è grande & abbominevole: non è pero nuovo & inusitato molti se ne sono ritrovati, & huomini & donne, che d'Incesto colpevoli furono, a quali, perciò si perdonò, ne fu riputato il peccato loro indelebile, si come voi volete sia questo. Achemolo figliuolo di Rheto, giacque con la matregna. Menephrone con la madre: Mirrha usò col padre, Machareo con la sorella Canace, Cleopatra col fratello, ne perciò furono tenuti si colpevoli che di loro sia stata esclusa ogni speranza di perdono. siate (vi prego) alquanto piu mansueta, et piu al perdonar inchinata di quel che siete stata fin'hora. rammentatevi che per la clementia verso de rei usata, divennero immortali Promochere Re de Geti, Ladislao Re de Pannoni: Cesare, Probo Imperadore, Antonino Pio: Fl. Vespasiano: Giuliano Imperadore & altri molti: ne altro intorno a ciò vi dico state lieta & perdonate a chi v'ha offeso. Di Brescia, alli X. di Gennaio.

SUOR LIONELLA MARTINENGA A M. BARBARA ET A M. CLAUDIA BARBISONE: PACE IN CHRISTO GIESU.

Non è mai giorno carissime figliuole, che per voi non preghi Iddio perche v'infonda ne cuori lo spirito santo, & facciavi divenire sprezzatrici del mondo, come già divenne Placidia figliuola di Valentiniano Imperadore; la quale, lasciatosi tutti gli honori a dietro, sol attese alla salute dell'anima. così fece Agnesa moglie di Henrico terzo Imperadore, così fece Batilda moglie del Re Clodoveo: sprezzò gli honori di questo fallacissimo mondo, & si rinchiuse in un monisterio, simile essempio imitarno Eugenia & Eburga figliuola di Eduardo Re d'Inghilterra, imitate anchora voi queste sante persone, quai v'ho preposte, & al monister di S. Marcelino venite, venite dico, a lodar con esso meco Iddio, & a favellar co gli Agnoli: beate voi se farete come vi consiglio, felici voi, se v'innamorarete di colui di cui favellando la divina scrittura, disse. Spetiosus forma pre filijs hominum. Faro opera che i vostri fratelli se ne contentaranno, & da vostra madre ne haverete la beneditione. State liete. Da S. Marcelino. Di Brescia alli X. d'Agosto.

FRANCESCA CARRETTONA A M. GIULIA BELTRADA.

Parmi che siate molto mal consigliata, andando con si poca compagnia pel contado come fate, ispetialmente havendo due fanciulle con esso voi, da marito, & di si maravigliosa bellezza qual elle sono: a gran rischio certo vi ponete: vi doverebbe, pur da cio spaventare, la rapina che fece Plutone di Proserpina figliuola di Cerere, & che gia fece Telamone di Esione, vi dovereste sbigottire dell'andar si mal accompagnata leggendo alle volte, come Eurito habbi rapito Hippodama, Theseo Ariadna. Apollo Marpissa, & Nesso Dianira. Non erano si belle, si leggiadre come sono le vostre Perhibbia, Europa, Auga, & Lanassa, & pur rubate furono da Axo, da Giove, da Hercole, & da Pirro, si che ponete cura a casi vostri: habbiate mente che un giorno non ne ricevete scorno, & quella dolcezza qual sentite hora in vedervi andar davanti que dui soli non si converta in amaritudine, & ne rimagnate poi & confusa & in dense tenebre avolta: ve n'ho voluto avisare, per far ufficio di buona & di fedel amica; lasciarò il rimanente sopra delle vostre spalle a cui piu tocca tal peso, & facendo fine al scrivere, senza fine, mi vi raccomando. Dal Palazzo di Riva di Trento alli XX. di Febraio.

CATHERINA BARBISONA A M. LORENZINA FERRERA.

Mi è stato rifferito da molte persone degne di fede, che vostra figliuola è intrata su una mala strada: et stassi tutto'l giorno alla finestra, lisciata, & spettorata, piena de modi lascivi, & di maniere libidinose, & fa professione d'haver maggior numero d'amanti di Agarista figliuola di Tisandro, di Hippodamia, & di Atalanta: se farete per il mio consiglio, la levarete di mano a vostra sorella, & ve la rimenarete a casa, altrimenti temo di qualche scorno: vi ricordo che l'havete generata di carne, & non di metallo, per il che, non so come potra resister alli riscaldamenti della carne, non essendovi alcuna vigilante guardia, & importunandola gli amanti tutto'l giorno con ornate lettere, con ricchi doni, & gratiose imbasciate: ve ne voglio haver avisata, per non ricever colpa di persona poco amorevole. Di Offiaga alli III. di Febraio.

PAULA TRECCA A M. LIVIA PORTIA.

Con mio grandissimo piacere, ho inteso che tutta vi siete data alli studi delle buone lettere, & che tanto profitto fin'hora havete fatto, che niuno vi giudicherebbe inferiore a Lastemia Mantina overo ad Axiothea Phliasia; lequali spinte da istremo ardore d'imparare, vestironsi lungo tempo d'habito maschile, per udir philosophar il divino Platone. Sia lodato Iddio, che mostreremo pur noi donne a gli huomini d'haver tanta capacità di lettere, quanta essi habbino. Deh perche non viene a tutte le donne dell'età nostra la voglia di studiare che n'è hora venuta a voi, acciò non fussino si da loro suppeditate come siamo: perseverate (vi supplico) come havete incominciato perche si comprenda un giorno non esser le donne men atte all'honorate imprese de gli huomini. Di Cremona alli V. d'Agosto.

CAMILLA CAP. STANGA A M. LEONELLA MUSCOLA.

Tutto'l mondo loda & ammira la virtu vostra nel cucire, & nel ricamare, & pensasi che sia si cosa impossibile lo potervi in tal arte superare, come impossibil stimossi già toglier le saette di mano a Giove, la mazza di mano ad Hercole, & il versificar dall'ingegno di Homero: hor per questo, tanto vi desidero io haver presso di me, che di piu non si puo cosa veruna desiderare offerendomi trattarvi da sorella: trovare in casa nostra una famiglia ben accostumata: vi parerà che non habbiamo d'haver invidia ne a Socrate del servo Phedone, ne à Theophrasto del suo Pompilio, ne ad Ulisse, perche havesse Melanthio per suo servidore, ne finalmente ad alcuno, a cui fortuna habbi mai conceduto servo fedele, & amorevole. Troverete maritti & mogli, si ben d'accordo, quanto fusser mai, Artemisia & Mausolo, Ersilia & Romulo. Vedretici figliuoli obedienti & cari a lor padri quanto si fusser mai Cassandra, Andromeda & Hipsiphile: quivi parerà di vederci habitar le nove Muse con tutte tre le Gratie: & considerato che havrete la prudentia & profunda sapientia di mia cognata, crederete che in essa sia lo spirito delle dieci Sibille. Habitarete un palazzo (almeno di vista) non inferiore a qual si voglia famosa casa; direte che architteti ne furono Democrate, Philone & Meleagene: habbiamo un'horto che non cederebbe all'horto di Alcinoo, di Adonide, & di Mecenate. Si che risolvetevi: perche certo sono, che non ne rimarrete pentita. Di Soresina alli X. d'Agosto.

LUCRETIA DA ESTE S. DI CORGIO A M. PAULA MARCELLINA.