Lettere di molte valorose donne nelle quali chiaramente appare non esser ne di eloquentia ne di dottrina alli huomini inferiori

Part 14

Chapter 143,628 wordsPublic domain

Io vi ho sempre sconfortata dal far l'amore & vi ho piu volte narrato li gravi incommodi che dall'amor nascono: ne mai m'havete voluto prestar grata udienza, di che ne sono lungamente vissuta in grandissima malinconia & m'era nell'animo mio rissoluta di non farvene piu motto: ma intendendo hieri da persona di somma fede in quanto pericolo & di vita & di honore eravate per cadere. ho voluto dar luogo alla pertinacia mia & di novo vi rescrivo che lasciate la pratica che si strettamente vi havete con quel tristo & scelerato presa: non sapete almeno che l'è si carico di mal francioso ch'egli a gran fatica si puo porre le mani in capo egli s'ha giuocato hormai infin'alle brache, & non ha di che regger & sostentarsi. Ò infelice voi se mai voglia vi viene di prendere per marito questo bricone, questo furfantaccio inutil peso della terra: Deh se sapeste quel che ad ogni lato sento per le case buccinare di questa vostra novella pratica vi nascondereste per vergogna; ma a quel che mi aveggo l'havete perduta et havete fatto una fronte di pietra & un viso di vetro tante volte v'ho sgridato, ne mai vi siete rimossa da questa infame pratica. posso ben dir di voi quel che disse il propheta FRONS MERETRICIS FACTA EST TIBI, NESCIVISTI ERVBESCERE. Scriverei piu oltre ma lo sdegno & la collera m'indebolisce la mano. Di Roma alli XX. d'Agosto.

NOSTRA CONTESSA CAVRIOLA A MADAMA DI TAMPE S.

Intendo Madama, che doppo la morte del Christianissimo Re Francesco, vi si è di mala maniera mutata la sorte: & dove prima la fortuna vi mostrava un viso si lieto, & si giocondo, mostravel hora tutto torbido & dispettoso; & havervi da si alto luogo, posta, quasi al fondo dell'abisso: me ne è duolto & incresciuto assai, ma che s'ha però da fare? conviene sofferire in pace, ciò che vuol la fortuna, la quale signoreggia in ogni cosa; ne senza causa disse quel gentil Poeta. TE FACIMUS FORTUNA DEAM COELOQUE LOCAMUS. Consolative Madama con l'essempio di Dionigi Tiranno, il quale fu costretto andar in bando, & insegnar l'Alfabetto a fanciulli nella città di Corintho. consolative con l'essempio di Valeriano Imperadore; & di Pazaite Re de Turchi, li quali furono astretti far ufficio de scabelli, l'uno quando Sapore Re de Persiani, & l'altro quando il Tamberlano voleva montar a cavallo. Indolcisca questa vostra tanta amaritudine la calamità di Suadocupo Re di Moravia & de Bohemi, il quale con una veste tolta in prestanza, s'invecchiò fuggitivo fra le selve, & le spelonche. Conforti i vostri duri casi, l'acerba fortuna di Leggittimo, figliuol di Perseo Re di Macedonia, il quale per sostentarsi, & per non morir di fame, fu costretto doventar fabro: non vi disperate punto, ma sperate di ritornare tosto alla prima fortuna: sel fu cosa facile ad Helena madre di Costantino di humilissima gente nata doventar moglie di Costanzo imperadore, perche non sarà piu facile a voi, di ritornar nel primo grado? fu facile a Rodope vilissima meretrice doventar Reina dell'Egitto et non sarà facile a voi, il ritornare, dove prima eravate? Deh state di buona voglia, et di cuor rallegratevi, che tosto tosto vedremo la fortuna raserenata. Da Pudiano alli XX. d'Agosto.

VIOLANTE MAURITIA CONTESSA DI GAMBARA A M. GIULIA ROSA.

Quella povera vedova carica de figliuoli, qual raccomandai l'altro giorno alla cortesia vostra, m'ha rifferito con mirabil gratitudine di animo, quanto siete stata verso di lei amorevole, & liberale. Io ve ne ringratio non sol da parte sua, ma anchora da parte dell'ordine donnesco, poi che non sol per questo effetto novamente fatto, ma anche per molti altri lungo tempo usati, voi certamente fate le donne per liberalità al mondo riguardevoli. Hebbe l'età passata Lucina Romana. Paula Busa, Theolinda Reina, Pudentiana & Praxeda, che nell'esser liberali fronteggiavano con gli huomini, et l'età nostra si puo a ragione gloriar d'haver M. Giulia Rosa piena di bontà & di virtù. Perseverate sorella in questi buoni ufficij, se volete eternamente vivere, ne giamai esser alla morte sottoposta. Per la virtù della liberalità Cipriano acquistò il cielo dando ciò che haveva à poveri di Christo. Abdia nudrì cento propheti nascosti nelle spelonche, dal furore di Iezabel: Othone terzo Imperador adornò l'Alemagna d'infiniti monasteri: per la liberalità famosi al mondo son divenuti, Theodorico, Titto Vespasiano, Traiano Imperadore, M. Scauro, M. Aurelio, et altri molti. Si che ritenete questa virtù acciò che l'altre Madonne Bresciane, pigliando da voi l'essempio, imparino ad esser liberali, & facciasi cessare & andare in domenticanza quel bugiardo detto, che si sovente contra di noi usurpano le maligne lingue de gli huomini. AVARUM MULIEBRE GENUS. ne altro per hora vi scrivo, piacciavi salutar in nome mio, & del conte Giovan Francesco mio consorte la nostra Contessa Avogadra, qual non veggendo parmi esser divenuta del tutto cieca. Di Prato Alboino alli X. d'Aprile.

MADDALENA CALZAVELA ALLA S. CONTESSA AVOGADRA.

Mi è paruto amorevole ufficio & a ben affettionata appartenente il pregarvi che vogliate pacientemente sofferire la deliberatione che ha fatto vostro figlio di andar in Levante: certamente non sol la non si deve riprendere, ma dico di piu che ella merita loda oltre che l'è senza pericolo alcuno, imperoche governati sono da un nocchiero piu del navigare esperto & delle stelle instrutto, che non fu mai quel Telone di Marsiglia, di cui favellando Lucano cosi scrisse. Dirigit huc Puppim miseri, quoque dextra Telonis, Qua nullam melius pelago turbante Carine Audivere manum, nec lux est notior ulli crastina, seu Phoebum videat, seu cornua Lunæ: semper venturis componere garbasa ventis, il nocchiero adunque è si esperto come voi udite, la nave è forte & si ben compacta quanto fusse mai quella nave Atheniese chiamata paralo destinata a condurre i Peregrini in Delpheo, & voi non vi assicurarete che debbano andar sicuri dovunque vogliono, et sani et salvi donde si partirno ritornare? Volesse Iddio che fusse venuto tal desiderio a Traiano mio figliuolo, che ne sarei ben lieta & ben contenta. Quanta contentezza credete voi Signora ch'egli sentirà veggendo Damasco dove fu creato il primo huomo? vedrà sottilissimi artificij, & i piu bei giardini, che mai natura producesse ò diligente giardiniero coltivasse. Contemplarà dove l'Apostolo fece la prestissima fuga, quando a petitione de Giudei pensò il governatore di Damasco d'incarcerarlo; vedrà la casa dove da fratelli sostentato, celatamente stavasi insegnando il Vangelo; scorrerà gran parte della Grecia, saliranno il monte Libano, dove l'aria è si benigna, che quando gli huomini ci muoiono di cent'anni, si dice che sieno morti giovani. Vedrà parte di Giudea, di Siria & di Phenicia: vedrà il Sepolcro del Redentore del mondo, & adorerà dove stettero i piedi suoi, tutto di santa dolcezza s'intenerirà contemplando que santi misteri di Gierusalemme: & quando mai altro non ne riportasse, non è assai quel che scrive S. Girolamo che meglio de gli altri intenderanno Demostene quelli che havranno peragrato la Grecia? & meglio intenderanno le scritture sante quelli, che havranno veduto la Giudea? qual utilità non speraremo adunque da questa sua peregrinatione l'una & l'altra parte veggendo? state sopra di me, ch'egli ritornerà molto piu devoto che non vi andò, & gran solazzo sentirete udendolo raccontar quelle stupende memorie ch'egli vedrà: parerà un nuovo Ulisse, che dipinga il sito di Troia & l'accampato essercito de Greci. piu oltre non mi stendo ma qui fo il fine: Iddio da mal vi guardi, & lungamente in sanità vi conservi: di casa nostra alli XIIII. d'Agosto. havrei fatto piu volentieri questo poco ufficio a bocca, se impedita non mi havessero alcuni novi accidenti.

CAMILLA SUARDA MARTINENGA A M. DOROTHEA CAP. AVEROLDA.

Hò risaputo da piu persone, molto attristarvi & esser maninconica sopra modo per esser rimasta dalla infirmità che l'altro anno vi sopragiunse, alquanto zoppa: certamente io non vi veggo cagione alcuna perche ne rimagnate si dolente. De molti leggo che zoppi furono, ne perciò sono di fama men chiara & honorata. Fu zoppo l'Epiteto philosopho Gieropolitano, ne perciò rimase d'esser gratissimo a gli huomini & alli Dei. Cocle & Philippo Re de Macedoni, non sol non si dolsero dell'esser fatti zoppi, ma sell'arrecarono a gloria. Zoppa fu Lambda di Corinto & pur eternamente vive nelle dotte carte di Erodoto si che consolatevi & datevi pace, Iddio ringratiando che non vi ha fatto ne ballarina, ne corriera, ne lottatrice dove l'esser zoppo disconviene: state lieta, & amatemi, perche io amo singolarmente voi. Da Farfengo alli XII. d'Agosto.

LA CONTESSA AURELIA VERDELLA ALLA S. SULPITIA BIRAGA.

Non vi turbate piu che il fattor vostro, si sia partito da voi, che per questo il cielo non vi caderà su le spalle. L'è pur gran cosa la pusilanimità delle donne moderne; perche non possiamo far nulla, senza l'aiuto de gli huomini, & pur si puo far senza essi in molte cose; cosi si potesse senza la lor opra mantener l'humana schiatta; io per me ne sarei molto ben contenta tanto m'hò recato in odio questo sesso diabolico, prodotto da Dio per nostra eterna peste, per nostro continuo danno & per nostra perpetua rovina. Io m'hò deliberato di far mia vita con esso voi; quanto piu tosto havrò maritato le mie figliuole, con patto però, che mai salvo quanto la necessità ci astringerà ci lasciamo pratticar huomini per casa. Vi prometto la mia nuda fe, che vorrei piu tosto veder la faccia di Sathanasso che veder un'huomo. Siano benedette le Amazoni, sian benedetti Ceneo, Iphi, & Tiresia, che mutar il sesso mascolino in feminino, & gran bestia credo fusse quella Arestusa che di femina in maschio si rivolse, et questo fece quello istesso giorno che sposa haveva da essere. Non dubitate punto che se faremo la vita nostra insieme, che poco di mestieri non ci habbi da esser l'opra de gli huomini: governaremo noi i nostri poderi, & con maggior diligentia ch'essi non farebbono: lasciate pur andare me su per i mercati, & su per le fiere a far la fattoressa, che non hò paura che alcun m'inganni, sel fusse ben piu astuto di quel Pirrandro di cui fa Aristophane memoria; non ho paura che alcuno mi uccelli sel fusse ben piu versuto di Eucrate, di Cantharo Atheniese, di Phrinonda, di Hiperbolo, & di qualunque altro per astutia famoso. non temo che alcuno contra mia voglia mi ci faccia stare s'egli mutasse ben piu forme di Metra figliuola di Erisitone, piu di Acheloo, & piu di Periclimeno: sel ci sarà bisogno comprar de boi per arare le pianure nostre, non saperò io forse che debbano esser di membra pilosi, d'occhi negri & grandi, di corna similmente negri, d'orecchie compresse, di fronte larga, di narigi aperte, di grossa cervice & dal collo remota: di corpo grande & ben costolato, di larghe spalle & di buone natiche. non so io forse come s'habbino da governare le vacche? che i luoghi freddi le fanno smagrire, che bisogni pascerle mentre gravide sono, in luoghi verzuti & acquosi, due volte abbeverarle l'estate, & una sol volta l'inverno. far di mistieri per esser buone c'habbino i ventri grandi, le orecchie pilose, le guancie compresse, poca gamba, poca unghia, molta coda, & gli occhi ben aperti; se farà bisogno comprar de porci, non so io chel non bisogna che sieno ne lunghi, ne brievi, ma quadrati con l'orecchie longhe, & con le gambette curte. non so io che l'andar col capo obliquo è segno d'infirmità, & il mangiare ingordamente esser ottimo inditio? non so io che di sei mesi sono possenti a generare? Sel farà mestieri di comprar delle pecore, io le comprarò di lana molle et spessa, di corpo grande, & di humil gamba: non saperò io raffrenar la ferocità de montoni col perforargli le corna vicine a gli orecchi? sel bisognerà comprar delle capre, & governarle; si che non so forse i precetti di Columella, si che non so quel, che Varrone ne dica, & di qual forma esser debbano. Lasciate pur far a me, disponetevi voi di non ripigliar marito, & di sgombrar la casa d'huomini: lasciate Monsignor vostro figlio nella sua badia, & del resto non vi curate. Io farò venir dodici femine di Schiavonia grandi & grosse, che pareranno a vederle dodici Colossi, araranno, zapperanno, cucinaranno, vi prometto, che una di loro, & la piu debole, farà fattione per quattro huomini, m'havete inteso pensate a quanto v'ho scritto; & datemi risposta (il piu tosto) che possibil vi sia. Artemisia & Olinda mie obedientissime figliuole vi salutano. Di Rivoltela alli VII. di Luglio.

ISABETTA GONFALIERA ALLA S. CONTESSA COGNATA CARISSIMA.

Vostro marito, mio fratello (per quanto intendo) è ito a Roma per dar hormai qualche termine alla già incominciata lite; & voi di cuor troppo tenerella, non ve ne potete dar pace, & ve ne state sempre temendo, che gli uccelli dell'aria non vel rubbino come già pel passato ne rubbarno Ganimede. temete del continuo non vi sia inghiottito, ne mai per un momento d'hora, havete l'animo di timor voto & casso & che sarebbe poi quando piu non ci ritornasse et che li convenisse lasciar l'ossa fuor di Piacenza? sarebbe si gran cosa? non è forsi mai piu accaduto che uno naschi in un luogho & muoia nell'altro? Pithagora nacque in Samo, & morì in Metaponto. Marco Tullio nacque in Arpino, crebbe in Roma & spirò nel seno Gaietano. Sulmona generò Ovidio & Ponto il suffocò. Carthagine partorì Terentio, Roma l'instrusse, & Arcadia l'ha sepellito. Nacque Cirro in Persia & è poi morto in Scythia. A Catone dette Roma il principio, & Uttica il fine. Roma generò gli Scipioni & Spagna gli estinse. Havendo noi tutti a morire, non è meglio di morire ne piu famosi luoghi et dove maggior conto si tenga delle anime de trappassati? Io per me sel fusse in mia elettione non vorrei morir altrove che in Roma. Crederei incontanente per la santità de Romani Prelati et per l'innocentia & purità del sangue Romanesco di volarmene ratto, ratto in Paradiso. Crederei anchora di far piu gloriosa morte, morendo dove sepolti giacciono tanti virtuosi poeti. Quivi (se nol sapete) giaccion sepolti Horatio Pugliese, Ennio Calavrese: Statio di Narbona: Ausonio di Burdegallo. Duo Senechi con un Lucano Cordubesi. Qui giaccion l'ossa di Plauto d'Arpino, di Lucillo, di Arunco, di Pacuvio Brundusino, di Giuvenale d'Aquino, di Propertio d'Umbria, di Valerio d'Antio, di Catullo da Verona, di Varo di Cremona, di Gallo da Forli, di Actio da Pesaro, di Cassio da Parma, di Claudio da Firenze & di Persio da Volterra. Hor fra tante nobilissime ossa, non vi potrebbono anchora star l'ossa del Conte Oldrico, se cosi a Dio piacesse? deh state lieta, consolatevi: perche cosi facendo, consolarete me & siate certa che tosto tosto, con la vettoria in mano fara ritorno. Da Gazino.

ARMELINA PAVERA A M. LIVIA COCAIA.

Mi credo che voi vogliate che i figliuoli vostri imparino senza haver mai precettore: & dove vedeste voi per alcun tempo farsi mai tal cosa? Protagora huomo di si veloce ingegno hebbe per suo precettore Evablo. Seneca si docile fu discepolo di Socione M. Tullio di Molone. Talete fu discepolo di Anasimandro. Anasimene di Anasagora, Socrate di Antistene: & voi volete che i vostri figliuoli imparino senza haver chi lor insegni le buone lettere? Voi siete solita di dire, che i vostri figliuoli sono troppo belli, & che temete che da qualche mala conversatione corrotti non sieno. Certamente belli son essi: pur non credo che le vostre figlie avanzino ne Licori, ne Lesbia, ne Lavinia. similmente non credo che i vostri figli superino ne Leandro, la cui bellezza celebra Museo, ne Hippolito, ne Marato da Tibullo tanto lodato: hor questi pur indifferentemente con ogn'uno conversarono, ne mai biasmo alcuno ne riportarono: si che S. mia, uscite di questo sospetto & lasciate andare i maschi alle publiche scuole, & alle femmine procacciate di dotto & honesto precettore, non li lasciate consumare il tempo in otio, perche l'è troppo mal nemico de buoni ingegni: state sana. Di Piacenza alli XX. d'Aprile.

LAURA B. AVEROLDA ALLA S. DIANA BELASA NIPOTE CARISSIMA.

Io vi invio una fante, sufficiente in acconciarvi il capo più di Cipasi, fante di Corinna; della quale Ovidio in una sua Elegia cosi scrive. COMENDIS IN MILLE MODIS PERFECTA CAPILLIS COMERE, SED SOLAS DIGNA CYPASSI DEAS. Io ve la do per molto piu amorevole che non furono mai Carmione et Neera donzelle di Cleopatra. L'è piu sufficiente di Cibale fante di quel Similo lacui povertà descrive Virgilio nel Moreto. trattatela (vi prego) bene al vostro solito, & non facendo per voi, rimandatemela: perche ho mia sorella che me ne fa instanza grande per haverla: non altro, ve le bacio et me offero a vostri servigi prestissima come un baleno. Di casa alli VII. d'Aprile.

VIOLANTE CALASSINA À M. E. F.

Intendo che giorno & notte vi lagnate, & fate gran querele contra di Amore, perche l'amante vostro, v'ha si repente abbandonata & ha collocato l'amor suo in piu nobil luogo di voi: sopportate patientemente questa maschile inconstantia, non fu mai che gli huomini non fussero pieni d'instabilità & di leggierezza, ma che fareste voi se lasciandovi, si havesse preso qualche rognosa furfantella, al che fare non fu forse molto lontano? egli s'ha preso una giovinetta per amante; la quale, non vide mai camiscia d'huomo, l'è piena di modestia, ha un'animo regale, una persona svelta, non credo che Diana l'havesse piu disciolta: l'è di sangue illustre, si che datevene pace, & consolate il cuor vostro, con l'essempio della simplice Ariadna, dell'infelice Dido, & della mal'aventurata Philide, & perche figliuola mia siete anchora tanto giovane, che facilmente potreste un'altra fiata incaparci, guardatevi da questi giovinacci spensierati, io vi so dir che la ci frulla: non dico piu per non esacerbare il dolor vostro. chi vi fece il duro colpo quel anchora vi risani.

Dalla Mirandola alli XXV. d'Aprile.

CATHERINA SUSIA A M. GENEVRA SORANA.

Mi è sommamente ricresciuto del travaglio di M. Lelia; ma suo sia il danno, non le dissi io sempre, che quella sua creata le farebbe poco honore? duolmi del caso occorso, & della infamia, nella quale è publicamente caduta. ma cosi se le potesse rimediare all'honore come facilmente si rimedierà che non perda la dote. L'è vero che le leggi ordinarono che qualunque donna sia convinta d'haver dato ad alcun huomo, che marito non le dia pur un bacio non che altro, perda la dote: ma l'è similmente vero, che sel si puo provare, che'l marito sia stato consentiente per alcun tempo alle dishoneste voglie della moglie, non la puo in modo alcuno perdere. hor questo proverassi agevolmente, si che consolate M. Lelia da parte mia, & a voi mi raccomando. Dalla Mirandola alli X. d'Agosto.

MARGHERITA DELLI UBERTI STANGA A M. B. R.

Non mi piacque mai che lungamente habitaste in queste contrade, dove tante meretrici sogliono, non senza contagione delle honeste femine habitare, se l'uva frauda guasta l'uva sana, che le sta al dirimpetto; quanto peggio averrà a quella giovinetta che vedrà a tutte l'hore gli dishonesti & lascivi abbracciamenti delle vicine? se una pecorella rognosa, è atta a contaminar tutto 'l gregge, che speraremo noi di si morbosa conversatione? & forse che a queste vostre vicine, basta tener la vita da triste, & lussuriose, se anche ne nomi le antiche triste non imitano, rebattezandosi & in luogo di Maria, Francesca, Orsola, Helena, & Antonia. Chiamarsi Glicerio, Phrine, Taida, Flora, Lida, Philena, & Callidena. per mio consiglio adunque levatevi di cotesta vicinanza, imperoche non mancano a nostri tempi, chi sappia far l'ufficio di Dipsa: che fuggiva da Ovidio per i suoi ruffianesimi nelle sue Elegie flagellata; non ci mancano delle Hilarie, de Crobili, de Cinnari, & de Siloni, nel ruffianeggiare sommamente esperti et dotti, si che levatevene quanto piu tosto potete, schivate i pericoli che vi soprastanno, se non volete essere sprovedutamente pressa state sana che Iddio da mal vi guardi. Da Cremona alli X. d'Agosto.

MADAMA LA GRANDE A M. GALERANA DA FAENZA.

Per le vostre lettere ho inteso quanto mi scrivete della vostra indispositione: dogliomi che nell'arte della medicina non habbia fatto maggior profitto: che tutto lo dispensarei in beneficio vostro: pur io vi darò quel consiglio che meglio saperò darvi, volesse Iddio che haveste fatto a mio modo, quando vi gridava che non voleste starvi pigliando il fresco scoperta a tutte l'hore come voi facevate: che non vi pigliaste tanto piacere di seder su le pietre, che vi guardaste da bagni d'acqua fredda, & non mi deste mai udienza. hora sia vostro il danno, & mia la fatica di soccorrervi: sappiate che d'altra cagione non procede questa relassatione di matrice, che dalla molta abondanza d'humori freddi, & da nervi mollificati: dicovi pero che se l'è solamente scesa al basso, ne fuori esce, potersegli agevolmente rimediare con l'odorare ambra, balsamo, muschio, spico storace, & altri simili cose; & per di sotto profumarsi con cose fetenti, come sarebbe con panni lini riarsi: fomentarvi il belico con lana di vino et d'oglio bagnata, ma se per mala sorte l'esce fuori, distemprinsi le sopradette cose arromatiche con succo di assenzo & con una penna s'unga il ventre, & dopoi piglisi questa bevanda R. rutæ, castorei, Artemisiæ, partes æqualeis; decoquantur in vino usque ad consumptionem duarum partium ponete poi un sacchetto di formento cotto hor sopra il ventre, & hor sopra il belico, & con dolce mano pongasi dentro la matrice, poi fatevi far un bagno dove habbino bollito balaustie, rose, cortecchie di mel granato, galle, sumach, mirtilli, follie & cortecchie di quercia, giande, noci, cipresso, & lenticola. Usatevi a mangiar cotogni, nespole, sorbe, poma agre, et simili frutti. Il vostro vino sia temperato & habbi in se alquanto del stitico: quando cotesto non vi giovasse serbatevi quest'altra ricetta R. pulveris de corde cervi folliorum lauri, anna, dracmam .i. mirrhæ scrupulum .i. distemperentur trita cum vino, & perpotanda exhibeantur. Se sentirete la matrice poi che sarà al suo debito luogo riposta esser troppo calda: pigliarete oppij scrupulum .i. adipis anseris, Scr .i. Ceræ, melis, anna, Scrup .iiii. olei unciam i. Albumina duorum ovorum, & lac mulieris: commisceantur, & per pessarium inijciantur. Se vi nascesse qualche infiatura, ò vero apostema piglierete la ricetta qual vi mandai l'estate passata, essendo in zena: se altro occorre in che vi possa far beneficio fate ricorso a me, che per la carità Christiana non vi verrò mai meno, & se le forze del mio sapere intorno a tal professione, non saranno bastevoli per soccorrervi, non ci mancheranno delle donne che ne sapranno al par di Galeno, di Aetio, di Sorano Ephesio, di Theophilo, d'Antonio Musa, & dell'eloquente Celso. Vi farò toccar con mano esser nella mia picciola giuridittione contadinelle da star al paragone con i piu dotti Phisici c'hoggidi sieno in Padova, ò nella dotta Bologna. Di Zena in Parmegiana alli X. d'Aprile.

CLARA DE NOBILI A M. ALESSANDRA NOSSONA.