Part 13
Alli di passati io hebbi quel Dialogo che voi per cosa nova mi mandaste composto da un certo lava ceci ch'esser non pò già altrimenti, poi che vi si biasmano per dentro le donne come cosa di poco ingegno, di niuna prudentia, di niuno giudicio & di minor intentione (salvo che all'oprar male). Io haveva fra me stessa pensato di volerlo confutare con vive ragioni, & con fortissimi essempij: ma sopragiungendomi diverse occupationi; sono rimasta à mezo corso dell'incominciata impresa. et perche l'auttore del Dialogo, molto si ferma in raccogliere l'utilità grande che recato hanno al mondo gli huomini con l'inventione di molte cose: cosi io all'incontro con assai diffuso sermone, dimostrava nella mia confutatione come Minerva ritrovasse l'olivo, Cerere le biade & la coltura della terra: Phemone il verso Esametro: Anagallida il giuoco della Palla: Glicera le corone: Carmenta madre di Evandro le lettere: Semirami la nave longa; Città Luchese l'oro nella pelle tessuto: Sapho il verso Saphico: Combe figliuola di Asopo l'armatura di Enea: Pantasilea la scure: Clio le historie: Melpomene le Tragedie: Thalia le comedie: Euterpe le Tibie o Flauti che li vogliamo dire. Erato la Geometria, Terpsicora il Salterio; instrumento presso li antichi molto usitato: Urania l'Astrologia: Polimmia la Rhetorica: Calliope le lettere greche: Thimele il Saltar Scenico: Gulphila le lettere Getiche: Nicostrata i Caratteri latini: & cosi di mano in mano scorreva io sempre di lungo, aggiungendo sempre alle inventrici i testimoni delli antichi & Greci & Latini: ma per dirvi il vero, m'è paruto poi di far meglio collocando il tempo in speculatione di maggior momento. questi nel vero sono pur i bei Capricci che vengono in capo ad alcune bestie, poi che per parere galanti & ingeniosi cavaglieri si pongono a dire & scriver male delle donne, quasi che dalle donne & nati & nodriti non sieno: sciocchi nel vero ch'essi sono, & degni di esser con l'Eleboro purgati, sel accaderà che noi ci vediamo prima che me ne vada al Sen: vi farò copia di quanto mi ritrovo havere in tal materia scritto. fra tanto, state sana & per difendere le donne se non bastano le parole, poneteci & l'unghie & i denti. Di Piacenza alli XIII. di Gennaio.
LUCRETIA M. CONTESSA BECCARIA ALLA S. R. N.
Non ci puo illustre S. mia esser il peggior segno delle nostre future rovine, che di vedere i tristi & disleali hoggidi triomphare & governare per il lor arbitrio il mondo; l'è questo segno molto piu certo che non è di ventura tempesta, il vedere con gran lascivia scherzare i Delphini sendo il mar tranquillo & bonacciato. Questo vi dico io acciò stiate ben avertita & proveggiate a casi vostri. Si come spesse volte aviene, che sendo il cielo ben sereno, alla sproveduta crudel tempesta si lievi: cosi anchora sendo le cose prospere & liete, n'accade spesso di vedere con nostra mala contentezza grandisimi bisbigli & atrocissime perturbationi. che sarebbe adunque da fare? io vi consigliarei sorella honoranda a levarvi quindi dove al presente vi ritrovate con si mala compagnia. non siate per Dio si mal accorta che non prevediate la tempesta che vi sta sopra del capo, avanti ch'ella faccia il suo colpo: imitando la buona disciplina de diligenti Agricoltori. & questo bastivi, quanto al caso occorso (dico dell'insolentia de vostri nemici) & di quanto potete ragionevolmente temere. Verrò hora pian piano, a toccare dell'altre corde per vostro beneficio non meno necessarie. Parerebbemi .S. ottimamente fatto che voi riponeste que danari che tratti havete per conto della dote vostra in piu sicuro luogo & meno esposto alle insidie de rubbatori. Natura puose l'anima della Murena nella coda & non nel capo, per insegnarci a riporre le cose che carissime havemo ne luoghi che soggetti non sieno alli pericoli dell'altrui rapacità. cosi facendo non havrete forsi cagione di star sempre su le nimicitie, & sul far del continuo liti: non dico già che voi diate licentia per hora al fattore vostro, sperando per questo di rimediare a vostri affanni: perche nel vero io temo che questo non sia sofficiente rimedio al morbo, che penetrato veggo nelle viscere delle facultà vostre: temo che non fusse il rimedio che si procurasse simile à punto al rimedio che ne porge l'Erba detta Climenos; laquale talmente giova, ch'ella spesso induce sterilità et alle donne & a gli huomini: & qual giovamento sarebbe questo scacciare un male, per admetterne un peggiore? ponete adunque mente a fatti vostri, se non ci volete rammaricare come sin qui havete fatto. Io me n'anderò fra pochi giorni in Villa, dove intendo che tutto il mio studio sia nell'Agricoltura; hò di già incominciato a fare un giardino non inferiore a quello di Cirro, dove penso disporre tutti gli alberi nella figura quincunce: se vi verrà voglia di villeggiar con esso noi, fatecelo sapere che per voi verrò battendo l'ali. Fra tanto state sana & il piu che potete lieta: il mio consorte vi si raccomanda & li figliuoli miei vi basciano riverentemente le belle mani. Di Pavia alli XX. d'Aprile.
CLAUDIA GLIZERIA A TULLIA CASTRICCIA.
Io intendo sfacciata meretrice, che tu hai ardimento di violar con la tua maledica & fracida lingua, l'honore che m'ho acquistato, stando tanto tempo rinchiusa fra i termini d'una picciola cameretta; menando vita dura & parca, con l'ago & col fuso provedendo a miei bisogni, & non dandomi in preda mai ad alcun vano amadore come tu sempre facesti, da che uscisti dalle fascie. Era Messalina moglie di Claudio men di te impudica. Fu men sfacciata di te Galvia Crispilina, & hai ardire di morder l'honestà mia. Credimi pur che se per l'avenire non te ne astieni ti farò un mal scherzo, di pur di te, & lascia star gli altri. Di Milano.
LA CONTESSA TASSONA PETRATTA ALLA S. ISABELLA TASSONA BELTRAMA.
Il dolore che sentito havete & del continuo sentite per la morte del S. Giannoto vostro amorevolissimo Padre, & mio honorato parente, mi fa star si mal contenta che ne di giorno, ne di notte, posso pel gran cordoglio liberamente respirare; & fra me stessa sovente dico quanto mal si puo dir della morte, la maledico, la biastemmio, & me la imagino per la piu horrida cosa che imaginar si possa: hor mentre in questo contrasto sono, & fra me stesso con i miei duri pensieri combatto: ecco che io sento una celeste voce che al cuor mi parla con tacita favella, & si mi dice, che piangi? che ti duole? di qual cosa t'attristi tu? forsi perche il S. Giannotto hà cambiato vita mortale per haverne una immortale? hà mutato un'albergo terreno, per possederne un celeste? Ah sciocca che sei & invidiosa delle sue perpetue consolationi: non ti avedi che con queste lagrime & con questi vani lamenti perturbi le dolcezze ch'egli nel cielo gusta? con questo pensiero presi io la penna in mano, & deliberai di volervi con mie lettere supplicare a darvi anchora voi pace, a rasciugarvi il delicato viso, et al tutto consolarvi, & cosi ve ne prego quanto piu pregar ve ne posso: mala cosa potrete voi reputar signora Isabella la morte sendo dalli antichi nostri detta esser ministra di giustitia, porta di salir al Cielo, scala di doventar immortale, & unico riposo delle nostre miserie? non dice l'Apostolo che beati sono i morti? & rendendo di ciò la ragione, dice perche riposano dalle fatiche loro: il S. Giannotto. adunque riposa & voi vi inquietate i spiriti, & voi di si mala maniera vi tribolate? Deh non piangete più. à che proposito versar tante lagrime & mandar fuori del petto tanti dolorosi sospiri: se vostro Padre il quale prima di voi nacque, prima di voi è anchora morto: s'è servato in questo la legge della natura: volevate forsi morir prima di lui. havendo Iddio nella sua imperscrutabil mente determinato di trarlo a se prima che trahesse voi? quando egli vi fu da Iddio dato per padre, vi fu dato con tal conditione, ch'egli era mortale & che padre non vi sarebbe salvo che per tanto spatio di tempo, quanto egli v'è stato: solo Iddio ci è padre perpetuo & eterno: i padri carnali ci sono dati a tempo. se insin'hora hà fatto verso di voi ufficio di padre pensate che hora essendosi partito da questo mondo avanti a voi, come anchora era cosa lecita, & honesta farà ufficio di foriere, & vi apparecchiarà nelle celesti stanze commodo & honorato albergo & come credete voi ch'egli morisse contento, ramentandosi d'haver sempre vissuto honoratamente & da huomo che Iddio ami, tema, & di perfetto cuore riverisca: con quanta consolatione credete voi che trapassato sia, ricordandosi d'haver voi prima, (qual amò sempre tenerissimamente) a si nobilissimo cavagliere collocata. Sono anchora piu che certa che di gran contentezza gli è stato, il morire fuor della patria per non veder le lagrime de suoi cari parenti, & per non udir i singhiozzi de suoi fedelissimi vasalli, i quali amava & consigliava non da padrone, ma da vero padre, non da Tiranno, ma da vero & legittimo possessore. Forse che a voi rincresce perche l'è morto in Ancona, & non a lo stato suo ò vero nella delitiosa Napoli: & io vi dico ch'egli non poteva morire in piu accommodato luogo, accioche facilmente in ogni luogo si risapesse il suo felice trappasso: qui voglio far fine al mio scrivere acciò non paia che io mi diffida della vostra prudentia, ne voglio piu piangere, accio non si creda che io dubiti di non vederlo al novissimo giorno risuscitato. Di Ferrara nelle nostre case alli XXV. di Ottobre.
GIULIA GONZAGA CONTESSA D'ARCO.
State fanciulla mia quanto piu potete dalli huomini nascosta: celatevi a tutte l'hore dalli occhi de belli et impudichi amanti, li quali, à guisa de Basilischi & Catoblepi sol con l'aspetto uccidono le semplici & mal accorte fanciulle: non vi curate che si spargi fama della vostra corporal bellezza; curatevi sol che di voi si dica che savia & pudica siate, & che proposito vi habbiate l'honestà davanti alli occhi per unico segno di tutte le vostre attioni. Io non vi saprei mai darvi il miglior rimedio, ne porgervi la piu singolar cautela, che di star lontana dal fuoco non volendo abbrucciare: attenetevi a questo medicamento, che fedelmente vi dimostro poi che d'altro migliore non vi so provedere, colpa veramente della miseria humana c'ha si scarsi i rimedij a suoi mali: i Cervi col mangiar del Dittamo si fanno uscire le saette dal corpo, & se dal Phalangio son percossi si medicano mangiando de Gambari, le lucertole offese da serpenti, ricorrono ad una certa herba lor molto amica, et tosto rimediano alle ricevute offese: le Rondinelle soccorrono alla cecità de lor pulcini con la Chelidonia: le testugini col mangiar della Cunila fortificano le forze contro de Serpenti: le mustelle con la ruta si confortano, pria che dieno la caccia a topi: le cicogne pigliano vigore dall'origano: li porci selvatici dall'ellera: i serpenti dal succo del fenocchio: i dragoni dalla latuca selvaggia: le Pantere si aiutano con le feci humane; l'Elephanto con l'herba detta camaleonte: li orsi lecando le formiche: la palumbe, i Merli le perdici, & le cornacchie con le frondi dell'alloro si medicinano: & noi soli nel riparare alli danni che n'arrecano le facelle d'amore, siamo prive di ogni consiglio & di ogni argomento contro qualunque vitio si puo virilmente a viso aperto contrastare: ma con la lussuria non con altre arme, conviensi combattere, che con prestissima fuga: qui bisogna volgere le spalle se vincer si vuole: ne crediate già che dishonorevole sia cotal fuga. se aviene carissima figliuola che pungere vi sentiate il cuore da stimoli amorosi, recatevi subitamente per la memoria quelle pungenti spine che trafissero il cervello al Redentor del mondo: recative per la memoria quei acuti chiodi co' quali fu confitto sul legno della Croce il fattor del cielo, & della terra: forse che con simili contemplationi raffreddarete i riscaldamenti della carne: miglior consiglio non vi saprei io dare (se del mio corpo uscita foste) accettatelo adunque con quello affetto che io vel porgo; & ponetelo in essecutione senza farvi sopra alcuno indugio, & me amate. Di Piacenza alli XX. di Agosto.
FRANCESCA VIDASCA ALLA ILL. S. POTENTIANA CONTESSA D'ARCO.
Io mi sono infinitamente rallegrata, udendo che partorito habbiate un bello & dolce figlio: raguagliata poi che io fui dell'hora ch'egli nacque incontanente mandai per dui miei famigliari, nelle Astrologiche divinationi piu periti & instrutti di Apollonio Tianeo & di quel Conone da Virgilio ne suoi versi pastorali mentovato & feci lor fare la natività del ben nato fanciullo: & senza alcuna controversia ritrovorno ch'egli sarebbe & piu bello & piu casto di quel Cesto, la cui bellezza & castità descrisse già Martiale dicendo QUANTA TUA EST PROBITAS, QUANTA EST PRAESTANTIA FORMAE CESTE PUER, PUERO CASTIOR HIPPOLYTO? ritrovarno di più che egli non sarebbe men bellicoso & martiale di Pirro ò di Leonida: non hò io adunque ragione di rallegrarmene? Attendete pur voi S. Contessa a far il debito vostro, procurandoli balia honesta che non s'imbriachi, & che non sia nella lingua dissoluta & licentiosa: quando sarà poi tempo ch'egli si ponga sotto la disciplina et de litterati precettori & alli essercitij cavallereschi tutto si applichi; non dubito che l'Illustre C. Sigismondo non faccia quanto se li converrà di fare perche sostenga l'honor della casa d'Arco: ne altro dico. Iddio vi conservi tutti in lieta sanità & faccia sempre si felicemente prosperar i casi vostri, come io di perfetto cuore il bramo, & a tutte l'hore il desidero. Di Trento alli XX. del presente.
CATHERINA LANDESA TRIVULZA ALLA S. PAULA SCOTTA CONFALONIERA.
Alla venuta del Prencipe di Spagna (se altro non occorre che ci impedisca) farassi recitare una bellissima Comedia, nella quale (se il mio giudicio non m'inganna) vi saranno Istrioni & recitatori non men faceti & piacevoli di quel Stephanio chiamato da Svetonio togatario, percioche fu il primo che recitasse Comedie con la toga: ma che dico io di Stephanio? vi saranno recitatori da far vergognare Rubrio, Cilisco, Theocrine & quel Castore di cui favella Horatio nelle sue Pistole dicendo AMBIGITUR QUID ENIM CASTOR SCIAT AN DOCILIS PLUS. Il soggetto della comedia è bellissimo, pieno di varia instruttione, à tal che io giudico che non s'ingannasse punto colui che disse che la comedia era maestra della vita nostra, anzi uno specchio, nel quale rappresentavansi non sol le astutie & furti servili, ma dipingevansi anchora li inganni delle meretrici, i brutti vantamenti de soldati, la falsa religione de mali preti, & mille altre cose, atte all'humana instruttione piu di qualunque altra sorte di Philosophia: di che disponetevi di venirci a trovare, che niuna piu grata cosa ci potreste al presente fare. state lieta. Da S. Fiorano alli XII. di Novembre.
GENEVRA VILLA FUORA A M. PETRONIA VERERA.
Vostra Cia parlò alli di passati con esso meco lungamente di voi, & fra molte cose ch'ella mi disse, si fu che eravate tutta oppilata: habbiate (vi prego) miglior cura de fatti vostri di quel che havete havuto fin'hora & schivate di mangiar cibi generativi di ostruttioni, come sarebbe cacio, pesce & vini carchi di colore ispetialmente dolci, delli quali siete sovra modo vaga: non mi dispiacerebbe che quando vi levate la mattina per tempo & vi sentite d'haver ben digesto il cibo, vi faceste far pianamente le fregagioni. loderei anchora che voi faceste piu esercitio di quel che fate, non dico già che n'andiate alla caccia, ne in su la guerra come Diana & come Arpalice era solita di fare: ma vi dirò bene che non biasmerei giamai che alle volte anzi, che ogni giorno giuocaste alla palla: qui forse voi vi riderete di me essortandovi io ad uno essercitio usitato da gli huomini & non dalle donne: & io dimanderei volentieri a voi perche non si appartiene egli cosi alle donne come alli huomini essendo la palla inventione di Anagalli fanciulla di gran valore? nel quale giuoco tanta utilità consiste che non mi par punto maraviglia se Galeno ne scrisse si gentil trattatello come egli ne scrisse. l'è vero che alle volte piu mi piacerebbono quelli esercitij, nelli quali sono egualmente esercitati lo spirito col corpo, che sarebbe il passeggiare per le colline pian piano, ragionando dell'infinito valore c'hebber le donne antiche, et cosi formar l'animo alla imitatione di quelle: ne altro per hora vi dico. state lieta & amatemi. Di Napoli alli XXX. del presente.
SULPITIA BIRAGA ALLA S. ZENOBIA VISCONTE.
Hò presentito che vorreste pigliar marito & desiderareste haver il capitano Nicolò Franciotto: mi maraviglio del giudicio vostro che tal persona desiderate, non dico ch'egli non sia nella sua patria nobile, non niego ch'egli non sia nell'arme valoroso, & tanto amico d'honore quant'altro sia a servigi del Christianissimo Re: ma ben vi affermo che se lo togliete, non saprete il piu delle volte se voi siete pesce ò carne. quando pensarete d'haverlo presso di voi, eccoti che ito sarà in Constantinopoli ò che si apparecchiarà per gir alla corte: quando pensarete d'essergli fitta nel cuore, li sarete caduta dalla cintola. credendo poi ch'egli n'habbi a noia, vi terrà sopra del capo ne si vedrà satollo di vezzeggiarvi, si che a voi lascio considerare se questo è un cervello da sceglier per marito. non gli darebbono nel capo quanti arcieri ha l'Isola d'Inghilterra. misera voi se li capitate alle mani: io vi consiglierei piu tosto di gire alla Contessa di Guastalla & supplicarla ch'ella vi ricevesse nella sua santa compagnia et ivi esercitaste lo spirito nelle devote meditationi, & il corpo con le atroce discipline castigaste: vi parerà d'esser in paradiso, tanti angelici spiriti in questa devotissima casa ritrovarete. oh come sarebbe questa molto meglior elettione che di farvi moglie d'un soldato, pensate voi forse ch'altro sia il soldato che una vitima la quale d'hora in hora stia per sacrificarsi al Dio Marte? niuna conditione d'huomini è di natura piu iraconda et rapace del soldato, et voi cercate di porvegli nelle mani non vi confidate nella vostra bellezza per cioche egli non mirò mai ne mai fu d'altra bellezza contemplatore che di quella de lo spirito non vi confidate nella nobiltà del sangue Viscontesco, perche vi so io dire che sol quella la nobiltà è da lui stimata che ha per suo fondamento la virtù: ma di questo siami per hora detto a bastanza. io vi hò voluto dir il parer mio: perche cosi ricerca l'amore che v'ho lungamente portato, cosi ricerca la fede che in me dimostraste sempre d'havere: se'l mio consiglio non vi parrà buono, lasciatelo da canto, ma non vi sia molesto di comunicarlo prima con la Signora vostra Cia donna di pellegrino ingegno & di acuto giudicio dotata, & qui facendo fine alla vostra buona gratia di continuo mi offero, & di perfettissimo cuore mi raccomando. Da Milano alli XX. d'Aprile.
GIOANNA PAVERA A M. LUCIA NUGAROLA.
Io non vorrei che si tosto vi fuste posta a comporre & lasciar si facilmente veder da ogn'uno i componimenti vostri: ma vorrei che pensato haveste che nell'imparar lettere diversamente avienne di quel che avenir suole nel giuocar alla palla, dove in un medesimo tempo s'impara & ricevere & mandare: ma nelli studi ricercasi di ricevere prima avanti che altrui si mandi non senza misterio voleva Pithagora che i suoi discepoli per spatio di cinque anni tacessero: ne senza ottima ragione volle Horatio che per nove anni celati si tenessero li scritti nostri: Non vi lasciate guidar dall'Ambitione: ma habbiate & ne lo scrivere & in tutte le altre vostre attioni la modestia avanti alli occhi. Di Piacenza alli XIIII. di Maggio.
HELENA BENTIVOGLIA RANGONA A M. ISABETTA OLDRA.
Sono stata pregata di essortarvi alla virtu tutte le volte che mi occorra d'haver fidato messo che a voi se ne venga, io lo farei volentieri se ciò facesse di mestieri non sol per obedire chi mel commanda: ma per far cosa che alla professione di donna amica, & honesta non si disdica: ma certa sono io che si come il cavallo di buona razza & di generoso spirito non hà bisogno de sproni perche facilmente corre, cosi anche chiunque arde dell'amore della virtù non ha bisogno di chi l'avisi & instighi. io vi hò sempre conosciuta non sol amar la virtù: ma tutta ardere di santa emulatione tutte le volte che v'è accaduto d'udire raccontar le valorose opere di qualche gentil madonna: non mi accade adunque essortarvi ne speronarvi alla virtù essendoci di vostra spontanea volontà tanto inclinata che piu esser non si puote: ma sol attenderò a pregarvi che vogliate perseverare come incominciato havete. state sana & lieta. Di Ferrara alli XX. d'Aprile.
D. LEONORA GONZAGA DUCHESSA D'URBINO ALLA S. VIOLANTE CARLONA.
Io veggo chiaramente si grande essere in voi l'amore della verità che di niuna altra cosa hormai piu vi curate, et per questo havete lasciato gli studi de la vana Poesia & data vi siete alle piu sante & piu segrete dottrine: felice voi di si bella & di si santa elettione. ma perche non acconsente il S. Iddio che piu vicina vi sia di quel che sono: accioche trastullar mi potessi alcuna fiata in quel vago giardino della scrittura santa & imparar a formare & riformare la vita mia con la contemplatione della obedienza di Sarra, con l'assiduo orare della bella Iudit, & con la castità di Susanna. aventurata voi se saprete perseverare come incominciato havete: guardative S. dalle insidie di Sathanasso, il quale a guisa di Leone va circondando per divorarci; si come ne campi da diligente capitano governati mai si tralasciano, ne si ralentano le guardie: ne le sentinelle si scordano: cosi mai dormir deve chiunque una volta entra nella militia christiana: ma deve sempre star attento & vigilante sapendo d'haver a fare con nemici piu di lui possenti, più di lui astuti & frodolenti: Iddio sia quello che vi consoli et porgavi consiglio in tutte le vostre attioni. non cessarò io mai di pregar per voi: cosi vi prego a far per me non meno bisognosa di quel che voi siete. state lieta in Giesù Christo unico nostro conservatore. Da Fossambrone alli XX. d'Aprile.
LUCRETIA DA ESTE ALLA S. EMILIA MORTELLA.
Della mala compagnia che vostro marito vi fa, n'hò sentito tanto dolore quanto sentir si possa: hò poi da l'altro canto sentito non mediocre piacere intendendo che delle sue minaccie, & sciocche bravate hormai vi sbigottite poco; & havete incominciato à farne quella poca stima che meritevolmente far se ne deve: & pare che ottimamente l'intendiate, imperoche molti mariti si ritrovano simili alli Cocodrilli, seguaci verso chi li fugge, & fugaci verso chi li segue: cosi a punto sono alcuni se si mostra haver di lor timore insuperbiscono & ferocissimi divengono; ma se virilmente li sprezzi & lor fai resistenza si mollifica incontanente la lor ferocità. fate pur a cotesto modo, ne vi sgomentate, perseverate in esser animosa & ardita; perche ve ne risulterà piu commodo che incommodo. Dal nostro Casino di Correggio.
SERPENTINA POLLITA A CHRISTINA FORUZZA.