Lettere di molte valorose donne nelle quali chiaramente appare non esser ne di eloquentia ne di dottrina alli huomini inferiori

Part 12

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Brutta fama (se nol sapete) si sparge per ogni luogo de vostri figliuoli, ma che state voi a fare con la vostra lingua piena di rara facondia che non li instigate alla virtù & alla immortalità proponendoli quelli che per ben operare meritarno le statue? narrategli cotai volte, quando siete da soli à soli, della virtù di Sesostre Re dell'Egitto, del magnanimo ardire di Armidio & di Aristogitone, di Tito Corruncano, di Conone Atheniese & di Horatio Coclite: raccontategli quanto si legge della dottrina di quelli le quali meritarno d'havere statua del publico, à cotesto modo forse li risvegliarete da si profondo sonno, & se la debol lor complessione non comporta che si dieno alli esercitij militari, diensi almeno alle lettere pel mezo delle quali, tanti sono divenuti famosi & in gran pregio tenuti; riducetegli à memoria quanto stimasser già li huomini litterati Gordiano Imperadore, Alessandro Magno, Adriano, Tacito Imperadore, Augusto, Giulio Cesare, Vespasiano, Alessandro, Severo, Antonino pio, Sigismondo, Carlo septimo Re de Galli, Nicolao pontefice V. & il Re Ferdinando. Non mancate del debito vostro per quanto potete acciò non intravenga a voi come intravenne ad Herode Attico, il quale essendo huomo nelle lettere & nel giudicio senza paragone, hebbe poi un figliuolo si stupido & alli studi inetto, che mai per opra di alcun perfetto maestro non puote apprender pur l'Alphabetto: Iddio vi consoli. Di Ferrara alli III. di Gennaio.

CATHERINA CONTESSA NUGAROLA A M. ANTONIA N.

Non hebbi mai a mei di la maggior allegrezza che di haver inteso che per vostro mezo si sia fatta la pace tra vostro marito & li nemici suoi: ogn'uno per questo ammira il vostro gran valore, & degna vi reputa di qualunque corona: Plinio ne annovera ventidue che solite erano di darsi da nostri antichi, per ricompensa della virtù & per scacciar dal petto nostro la pigritia. voi veramente ne meritereste due volte tanto: à me certo parerà sempre fin che il lume dell'intelletto non mi venga abbarbagliato, che voi per questo generoso fatto siate piu degna di triumpho che non fu Attilio, Calatino; Gn. Domitio: Livio Salinatore, Paulo Emilio & Marco Aquilio, li quali triumpharno delli Sardi, delli Arvergnacchi, delli Illirij, delli liguri, & di Aristonico Re: l'è stata veramente una impresa molto gloriosa & altri che voi, non la poteva fare perche paragone non havete di giudicio, di destrezza & di prudentia: Iddio da mal vi guardi & vi prosperi in tutti li successi vostri. Da Verona.

FLAVIA LAMPUGNANA A M. DOROTHEA APPIANA.

La bellezza di vostra figlia & non altro, è stata cagione della nimistà novellamente nata fra M. Piero & M. Andrea vostri vicini, a quella guisa veramente che Lavinia con i suoi dorati crini, et con le rosate guancie, suscitò la gran rissa che nacque fra Turno & Enea: & credo fermamente ch'ella ne susciterà delle altre, se celata non la terrete da gli occhi de lascivi risguardatori al che vi esorto, & quanto posso vi conforto: hò voluto avisarvi di questo, acciò vi guardiate da scandali & da dishonori: state sana che Dio sempre vi feliciti & in lunga prosperità vi mantenga. Da Casal pusterlengo alli XX. d'Aprile.

HONORATA PECCHI A M. GIULIA MANFREDI.

Io hò procacciato per vostra figlia un marito di tanta bellezza quanta fu già Ganimede scudier di Giove et credo che s'egli fusse stato in que tempi, quando la Luna si innamorò del pastore Endimione molto piu spesso ch'ella non faceva, havrebbe abbandonato il cielo per descendere nel monte Lathmio à bacciarli le colorite labra: egli è vero che non è molto ricco, ma questo non so io se molto vi importerà poi che si dice per comune proverbio chi nacque bello, non nacque mai povero. avisatemi se volete che la prattica vada avanti. Di Roma alli VI. d'Aprile.

HIPPOLITA BORROMEA A M. VERONICA BIANCARDA.

Mi par strano, che tutto'l di non facciate altro che disordinar la vita vostra, & poi vi maravigliate se hor v'infesta la stranguria, hor la pneumonia, & vi maravigliate se piena siete di furunculi, di lepra & di chiragra. duro vi pare se la tossa sempre vi annoia se il calcolo vi crucia, se la cephalea vi tiene oppressa & se la lienteria vi ha per assediata; credetelo a me, che l'intemperanza è stata sempre cagione che ne corpi nostri si sieno suscitati tanti et tanti diversi et monstruosi morbi, quale è vi prego quella parte del corpo nostro per minuta ch'ella sia; che da qualche infirmità occupata non si vegga? non patono gli occhi la lippitudine la lagophtalmia & le leucomate? non pate la faccia, le lichene, non pate il naso il polipo? non sono infestate le palpebre dalla psorotalmia? & tutto questo ne aviene pur per l'ingordigia del mangiare & per non haver alcuna continenza: non senza causa scrisse Seneca. PLURES INTERFICIT GULA, QUAM GLADIUS. Quanti n'ho io conosciuti liquali erano Apoplettici, Auriginosi, Asmatici, Alsiosi, Letargici, Tetanici, Verternosi, Verrucosi, Ptisici, Idrocephali, Opistonici, Icterici, Frenetichi, Epiphoretichi, & Ischiadici, liquali sol per la temperanza del vivere, si sono talmente risanati come se mai non havessero havuto ver'un male. Siavi adunque questa la via, non sol di risanarvi, ma anchora di preservarvi: lasciate star gli appetiti, anzi soggiogateli alla ragione: non mangiate salvo che cibi generativi di buon sangue, & di ottimo succo. Lasciate tanti frutti, tanti intingoli & tante salse; lequali vi creano nel corpo mille oppilationi. io vi prometto che se farete a mio senno, non ve ne pentirete mai. Iddio da mal vi guardi. Di Piacenza alli III. d'Aprile.

LA CONTESSA DI GUASTALLA A M. CHIARA ET A M. LAURA MASIPPE.

Dolcissime figliuole, hora si che io conosco esser vero che per fama innamorar si possa; poi che la modestia vostra congiunta con infinita pudicitia fanno che di voi per tutto si sparga un soavissimo odore; & che ogn'uno vi ami, & di voi parli honoratamente, & faccia giudicio che le anime vostre sieno veramente del picciol numero delli eletti di Dio sendo quelle ornate di tanta religione & di tanta pietà quanta esser odo. Non viene mai alcuno di Vinegia, in queste nostre parti, a cui non dimandi incontanente che fanno le fanciulle Masippe? egli vero che sieno si affabili & si pudiche? si belle & si honeste? si giovanette & si colme di senil prudentia? egli vero che sieno si ben create, & piene di gratissime maniere con una dolcissima favella? & ogn'uno mi afferma esser molto piu di quel che la fama risuona et di quel che il grido per ogni contrada con vostra eterna gloria se ne porta. Allhora io benedico il celeste padre che de suoi doni v'habbi si grandimenti arrichite, & lodo voi, del non haver fatto resistenza a lo spirito santo, d'haver aperto i seni vostri a ricevere le divine gratie, lodo etiandio la virtuosissima vostra madre, che v'habbi nodrite & allevate in tanta purità di cuore senza escluderne punto la leggiadria & la vaghezza che in voi a tutte l'hore riluce & fa di santa invidia avampare tutte le fanciulle della città vostra. O ben aventurate anime, per la molta intelligentia che Dio vi dette & risguardevoli corpi, per la molta proportione; misura, & ordine che in essi (per quanto intendo) chiaramente si vede, ma quanto sareste voi però piu felici se nella santa compagnia nostra a Dio vi piacesse voler servire & a lui del tutto dedicarvi. oh come vi si accenderebbe il cuore del divino zelo: oh quanto fervore vi nascerebbe nel gentil animo veggendo la mortificatione delle vostre membra, & l'innocentia de vostri casti petti: ma perche penso in brieve di vedervi col corpo, si come a tutte l'hore col spirito vi veggo, non dirò piu oltre. Iddio da peccati vi guardi insieme con la S. V. madre. Di Milano.

LUCRETIA MASIPPA ALLA S. CAMILLA PALAVICINA S. DI CORTE MAGGIORE.

L'e' si grande S. la consolatione c'ho sentito nel vedere Piacenza, Cremona & altre terre, che lungo l'altiero vostro & famoso Re de fiumi giacciono; che m'è venuto voglia di gir sempre vedendo il mondo; & certo lo farei se l'amore che porto alle mie figliuole, & il timore di non esser tenuta instabile, & vagabonda, non me ne spaventasse. & chi sa che la peregrinatione non facesse forse in me, quell'effetto, che gia fece in Ulisse? cioè non mi facesse divenir assai piu prudente di quel che sono veggendo tanti vari costumi de popoli: hora si che io vorrei esser huomo & non femina, per potere ispeditamente gir ovunque mi piacesse. molte per certo anzi infinite sono le cose, lequali desidero vedere pur che lecito mi fusse senza riceverne biasmo alcuno. Vorrei primieramente vedere la bellezza delle donne Inglese, & udir la dottrina delle dotte figliuole del gran Thomaso Moro. Vorrei vedere la politezza delle femine di Olandia, & intendere per lor bocca, come faccino per haver si belle tele come hanno. Vorrei imparare que sottili lavori delle Fiamenghe. Vorrei vedere se le Alemanne sono anchora si ardite come già erano quando fecero con vergogna de lor huomini resistenza alle nemiche squadre. Vorrei vedere se elle sono dell'honore si amiche, come già furono quando doppo la vettoria di Mario, per non ricevere dishonore, s'impicarono per la gola. bramo vedere il grato trattenimento delle donne Francese & di far riverenza a quella virtuosa & cortese Reina di Navara, che m'ha si fattamente il cuore innamorato che ad altro piu non penso che ad imitare le sue sante pedate. Se lecito mi fusse di gir dove la voglia mi sforza & mi sperona, farei concorrenza al padre Libero, che peragrò gia tutto'l mondo. Vorrei vedere se l'è vero che presso di Sijene si adori per Iddio il pesce, & in Ambraccia una Leonessa per havergli già ammazzato il Tiranno, & restituito lor, l'amata libertà. Vorrei sapere se vero fusse, che li Delphini adorassero un Lupo, & se presso li Lacedemonij sieno rizzati nobilissimi Tempij al timore, al riso, et alla morte. Vorrei saper se l'è vero che li Trogloditi adorino le Testugini, & molte altre cose, vorrei vedere quai desidero sovra modo & di questo desiderio ne siete voi stata la potissima cagione, poi che sviatami l'anno passato di Vinegia, con quelle vostre dolcissime parole & belli modi, foste cagione che io vedessi tanti ameni luoghi & tanti ben culti giardini a mio grande agio contemplassi. Vi hò voluto notificare per lettere questo mio novo desiderio, accio che voi col vostro sollevato ingegno, & grave giudicio, m'insegnaste la via, & il modo, di sodisfare a quanto desidero, senza dar macchia ò fregio alla donnesca reputatione, laquale sempre mi fu et essermi deve cara piu che la luce de gl'occhi miei, & quando pur per voi sporto non mi sia quello consiglio che si avidamente ne aspetto, hò deliberato nell'animo mio, provedermi d'un Tolomeo, d'un Strabone, di un Po: d'un Mella, d'un Solino, d'un Dionisio, d'un Plinio, & di quel Stephano che gia si dottamente scrisse del sito della Grecia & chiudermi con le mie figliuole nel mio studio, & quivi dolcemente trastullarmi: & chi sa che forse non mi venga fatto di poter un giorno in tal materia recar qualche luce a studiosi; come già è avenuto a quella gentil Signora Sforzesca, laquale per leggere studiosamente quanto della quiete dell'animo, fu da Plutarco & da Seneca scritto, ne ha poi dato quel bel libro della vera tranquillità c'hoggi non senza gran profitto & contentezza si legge da ogn'uno. & qui fo termine al ragionar mio, pregandovi a scrivermi con quella humanità, che solita siete di fare. Certamente quando veggo le vostre lettere piene di spirito, di maestà & di singolar elegantia, parmi leggere il libro della vita, ove descritti sono tutti i nomi delli eletti a gloria eterna. State sana che Dio vi consoli, & sempre essalti la vostra molto illustre persona. Di Vinegia alli XXIII. di Settembre.

Le mie obedientissime figliuole, con la dovuta riverentia, vi salutano & come Idolo beato insieme con esso meco vi adorano.

LA DUCHESSA D'AMALPHI A M. CLARITIA B.

Infinito piacere ho ricevuto intendendo che vi siete data alli studi, di che lungo tempo ho dubitato non faceste mai, per esser voi delle lettere assai piu nemica di Licinio Imperadore, di Philonida Melitense, di Eraclide Licio, & di Britanione: ma lodato Iddio poi che raveduta vi siete del vostro fallo. Oh qual dolcezza sentirete volgendo sossopra per l'avenir hor questo hor quell'altro bell'auttore; nella qual cosa imitarete le Api lequali, da varij fiori varij succhi raccogliono et col loro spirito gli mutano & digeriscono, altrimenti non farebbono il mele: trasformarete anchora voi in vostro uso ciò che presso di quelli leggerete, & talmente imitarete i buoni auttori che doventiate simili a quelli non come imagine dipinta, ma a quella guisa, che noi veggiamo i figliuoli rassimigliarsi a padri, sappiate che si come di diverse voci consiste il choro, cosi dalla mescolanza di varie discipline, consiste la vera eruditione: ma non vi si scordi già per alcun tempo se ben dotta pensate di voler doventare, che si come il cibo che nuota nel stomaco, non è cibo, ma un grave peso, tramutato poi trapassa in sangue & ne porge vigore, cosi accadere a punto nelle Dottrine. bisognar ben quelle masticar, ben digerirle, & non lasciarle cosi solide nella fantasia: ma pazza sono ben'io a volervi di ciò piu diffusamente ammonire conoscendovi tutta ingegnosa, & tutta piena di spirito: taccio poi della felice compagnia nella qual siete, atta a disciplinare et far erudita la rozza Batavia con l'inculta Beotia. state sana & lieta & attendete a l'incominciata impresa, nella quale (se lo spirito prophetico, in me non vaneggia) havete da riuscire maggiore assai di Damisella Trivulza, di Cassandra Fedele & di Isotta Nugarola: d'Amalphi alli XIII. di Agosto.

LUCRETIA RELOGGIA A M. ANDROMACA.

Mando a V. S. il presente lattore per intendere se l'è vero che il cielo alli di passati apparito sia sanguinolento si come apparve già quando il Re Filippo assalì la Grecia. Se l'è vero che sieno appariti tre Soli si come apparvero essendo Consoli Sp. Posthumio & Q. Minutio: s'è detto di piu qua da noi, che si sono uditi sensibilmente alcuni strepiti di arme a quella guisa che si udirno nella guerra Cimbrica: avisatime (vi prego) di quanto vi richieggo sapere, perche ne sto molto ansiosa & temo che qualche gran calamità non venga a la sproveduta sopra de capi nostri. temo (per dirvi il vero) che li peccati nostri non habbino passato il segno di remissione, & che Iddio de vostri falli (come meritiamo) non ci punisca: preghiamo Iddio che habbia pietà de nostri errori, & con esso noi usi la sua clementia & lasci da canto la giustitia. Fate che il messo mio non ci ritorni senza vostre lettere, le quali pienamente del tutto me informino. Di Padova alli XXV. d'Aprile.

ALVIGIA ASINELLA A M. LEONORA BOLLA.

Io non so quel che mi debba dir del vostro cervello, il quale regger non puo ne alla buona, ne alla rea fortuna. paretemi veramente simile a un corpo infermo, ilquale non puo tolerar ne caldo ne gelo. doverreste pur sapere che si come l'Api dell'amarissimo Timo, raccogliono soavissimo mele, così le persone savie sogliono dalli affanni, & dalle tribulationi sempre trar qualche utilità: è da pigliar sempre in buona parte ciò che fuor dell'aspettatione ne aviene. ma voi fate appunto come fanno i fanciulli, liquali se di un minimo solazzo privi sono subitamente risolti in amare lagrime sprezzano ogni altro piacere & commodo. Voi certamente per un poco di dispendio vi convertite in dispiacere quanti bei commodi v'habbi & natura & fortuna dati. Deh ratemperative hormai & mostrare il valor del cuore, poi che v'è ne data si bella occasione; non ammirate tanto l'altrui fortuna c'habbiate in odio la vostra: non fate come fanno gli adulteri, liquali invaghiti delle altrui mogli sprezzano le loro; contentative della vostra sorte. Di Piacenza alli X. di Gennaio.

LEONORA FIASCA A M.

Molti lodano la bontà vostra, & molti all'incontro biasmano l'ostentatione che voi usate, perche si creda da tutti che buona & virtuosa siate: questo non è ben fatto, perche la vera virtu fu sempre di se stessa contenta, ne premio veruno ricerca: ella non dimanda loda, non chiede premio: ne vuol alcuna ricompensa: bastali sol di virtuosamente operare, senza che l'habbi testimonio che predichi i suoi gloriosi fatti. si come la terra dove si cela alcuna vena d'acqua, suol mandar sempre fuori avanti il nascimento del Sole, alcune esalationi in forma di nuvole, cosi quelli che sono veramente buoni sempre soliti sono di dar alcuni indicij di lor stessi; per iquali chiunque ha punto di discorso, puo chiaramente comprendere che in te sia la lor bontà: astenetevi adunque da queste brutte affettationi, lequali possenti sono a scemarvi la reputatione, anzi che di accrescerla pur tantino: Io ve n'ho piu volte ammonita, ma per quel che mi aveggo, gitto via il tempo & l'opra insieme poscia che voi non ci attendete. Paretemi voi fatta simile al terreno di Narni, ilquale per la pioggia si fa arido, & per il caldo s'inhumidisce, la dove M. Tullio si puose a giuocarci sopra & dire, EX IMBRE PULVEREM, EX SICCITATE FIERI LUTUM. Cosi credo io facciano le ammonitioni mie verso di voi, se vi predico l'humiltà, insuperbite fuor di modo, & se all'ambitione per aventura vi conforto, vi abbassate piu di qualunque vilissima creatura. Hor su fate pur a vostro modo & vedrete quel che ci guadagnerete: non altro intorno a questo fatto vi ragiono. Scrivetime spesso, perche farò il medesimo verso di voi. Di Mantova alli IIII. di Novembre.

GIULIA GELMINI A M. CAMILLA P.

Hò favellato con quella buona femina che m'havete inviato per i miei servigi: certamente non vi siete punto ingannata dell'ingegno & della prudentia sua: di che aveduta me ne sono in una sol risposta ch'ella mi dette. Protogene Pittore conobbe l'eccellentia di Apelle per una sola linea non havendo mai piu veduto la faccia sua, & io scopersi subitamente l'altezza del suo ingegno per una accorta parola ch'ella mi disse. Ve ne ringratio quanto so & posso, ne per me mancherò di trattarla amorevolmente, come se sorella mi fusse & non serva. hormai ho imparato con mio danno a governare altrui. So che ad alcuni si richieggono dolci ammonitioni, & ad alcune acerbe riprensioni, a quella guisa appunto che veggiamo alcune gemme non risplendere se non sono macerate nell'aceto & altre bollite col mele farsi piu belle & piu lucenti: ho similmente avertito che si come piu facilmente s'insculpisce nelle gemme ciò che l'huomo vuole se l'instrumento è caldo & fervente che se freddo fusse, cosi puo efficacemente comandare qualunque padrona ama ciò che loda, & di cuore odia quel che essa con la lingua vitupera. Io fui sempre di questo pensiero & animo, di far piu tosto con arte & con ragione che per viva forza, ma per non mi diffondere nel scriver piu di quello che fa di bisogno, vi conchiudo che me n'havete fatto singolar piacere. Domani manderò per essa et darolli quella impresa, che m'hò disegnato nell'animo di volergli dare, & di quello che ho promesso alla S. V. di donargli per sua mercede non mancherò per quanto cara mi è la vita, & l'honore. Di Napoli alli X. d'Aprile.

LUCRETIA MASIPPA A M. CANGENUA F. N.

Io mi trovai l'altro giorno in un drappello di savie donne, dove molto si ragionò della schiettezza et della lealtà che alle persone d'honore come voi siete si conviene, & anche ragionossi della duplicità de cuori, & biasmossi con acerbissime parole quella simulatione & hippocrisia (per dirla con voce Greca) che in molte femine dell'età nostra non senza gran giattura a tutte l'hore si scorge & di voi diffusamente si parlò & gran colpa di ciò vi si dette da ciascuna. Iddio sa quanto mi dispiacque che si leggiadra donna qual sempre foste, si credesse macchiata di si lorda & di si brutta pece: ma perche vi siete voi cara sorella cosi lasciata ammorbare & avelenare? non vi pare assai che nel corpo celato si stia l'animo, senza che nell'animo si celi anchora & coprasi la verità? ò quanto è lodato Pomponio Attico del non haver mai (al suo vivente) favellato simulatamente, quanto dall'altro canto è biasmato presso di Aristophane quel Phrimonda per esser stato sempre natural nemico di quella schietezza laquale io come qualità veramente divina et celeste amo & adoro: & per qual altra cosa biasmasi presso di Homero Sisipho salvo che per non esser stato leale, & nella sua lingua verace? Io per me, non so come conversar si possa mai con tal sorte di persone, che altro ha nel cuore & altro nella bocca gli risuona sono pur questi tali dalla santa scrittura giustamente condennati: sono pur divinamente rassimigliati alli astuti Draconi. O Dio perche non ve la scacciate voi tosto dall'animo? non vi accorgete forse quanto ella si disdica alle altre vostre buone & illustri qualità? sufficiente giudico io questo difetto per mandarvi in bocca di Lucifero (se la divina misericordia non vi aiuta & non vi difende) l'è sufficiente questa mala parte a farvi odiosa & abhominevole alla miglior parte del mondo, imperoche qualunque non è schietto è di necessità ch'egli sia nella vita sua tutto vario & inequale, hor bugiardo, hor verace, hor aspero & hor dolce & piacevole; la onde non senza giusta causa Plutarco li rassimiglia a quel lago che si trova presso delli Trogloditi c'hora è salso, hor è dolce, & sovente volte si trova amaro, ma sapete voi madonna mia quel che ci inganna & l'intelletto nostro abbarbaglia? ingannaci il credere che questa sia una vera & lodevole virtu & quelli mali difficilmente sempre si schivano, liquali sotto protesto di bene familiarmente ci lusingano; quante n'ho io vedute che per saper ben simulare, & alloro arbitrio dissimulare, et rade volte dir il vero, uccellando & schernendo quelle persone, lequali forsi erano tenute di cuore amare, & riverire, credevano d'esser ben ingegnose & di alto intelletto, grossolane tenendo quelle che portano il cuor in bocca, & quelle medesime voci li risonano nel cuore che nella voce si sentono. Voi vi potreste forsi dolere & con esso meco iscusare, con dir che se siete simulatrice, ciò vi aviene per esser sin da fanciulla avezza con persone di tal professione instrutte: accetto io in ogni modo questa vostra poco probabil scusa; perche ottimamente conosco di qual pelo sieno state per il passato sempre le conversationi vostre: ma quanto però maggior loda ne riportereste voi facendo come fa il pesce che nasce in mare & pur non ritiene pur una dramma del sale marino: di quanto maggior pregio sareste voi tenuta, se faceste come hò veduto far molti & nati & nodriti fra Barbari che pur da ogni Barbarie remotissimi sono. & qui faccio al mio scriver fine. Di Vinegia alli X. d'Agosto.

LA CONTESSA CATHERINA VISCONTE LANDESSA ALLA S. CINTHIA PICCOL'HUOMINI.