Part 11
Molte cose ho io sovente volte in voi biasmato circa il ministerio della casa vostra, ma niuna però mi pare di maggior odio degna che di sempre, per ogni minima spesa che vi occorra da fare, togliere ad usura con ingordo interesse. Vieta Platone che non si dimandi acqua da vicini, fin che non s'habbi scavato tanto in casa, che non ci sia piu speranza di potere ritrovare alcuna vena: cosi dovereste voi fare, essaminar prima diligentemente se con la parsimonia ò con altra honesta via potete soccorrere & riparare a vostri bisogni, prima che ricorriate all'usurai, laquale è simile al fuoco, che una cosa doppo l'altra consuma & distrugge. Se il Tempio di Diana Ephesia haveva auttorità di salvare senza veruna lesione, quelli ch'erano de debiti aggravati, molto maggiore credo l'habbi la frugalità & la moderanza del ben vivere. Paionmi veramente li usurai simiglianti alla lepre, laquale quasi in un medesimo tempo partorisce, nodrisce & soprafeta, che è di novo partorire: cosi fanno li usurai danno, & subitamente chieggono, & ponendo togliono, dando tuttavia ad usura quel che per l'usura ricevettero. Considerate (vi prego) meglio i casi vostri, acciò non si dica che voi habbiate rovinato questi poveri figliuoli, quai vi lasciò vostro marito, partendosi da voi, per andare al cielo, & ve li lasciò con fidanza grande, che li havessi a governare insieme con le lasciate facultà con quella prudentia & discrettione; che a tanto vostro ingegno si conviene ne altro di questo vi ragiono. nostro .S. vi consoli et sempre vi consigli nelle vostre attioni. Da Brescia.
LUCRETIA AGNELLA A M. F. N.
Per quanto m'è rifferito, voi vi siete turbata con esso meco, & di me n'andate dicendo tutto il male, che voi potete, perche l'altro giorno de vostri falli vi ripresi: di tutto questo, non mi sono punto commossa, ne ve n'hò portato pur un tantino d'odio ò di malevoglienza sperando che le mie salutevoli ammonitioni dovessero far un giorno verso di voi, come far sogliono i rimedi medicinali liquali, da principio, mordeno, & poi finalmente conferiscono & salute, & piacere grande: se tutte le amiche vostre facessero a cotesto modo, voi siete incorsa in molti dishonori che non ci sareste incorsa, ma vostro sia il danno poi che vi fidate di ogn'uno, & senza giudicio alcuno, vi pigliate qualunque si voglia, per amica & per segretaria: ei non si fa cosi, ma si fa prima isperienza se l'amica è di buona & di leal natura; se l'è fedele, se l'è di buona fama & di buoni costumi. Si come fassi prova hor con le bilancie, hor con la pietra se il danaio è buono prima ch'egli si riceva, perche non facciamo noi similmente l'isperienza se l'amico è degno della nostra amistà prima ch'ei si ricevi nell'amicitia? ma a voi non piaceno (per quel che mi aveggo) quei che vi dicono la verità sul viso ma piaccionvi solamente li Adulatori & le adulatrici li quali, vi vezzeggiaranno sin che haverete da donargli, come vi haveranno spogliata & fatta rimaner ignuda non vi conosceranno più ne per amica, ne per parente, fanno li adulatori a punto come fanno i pedocchi, li quali abbandonano i corpi de defunti non essendovi piu sangue del quale si solevano nodrire: ma di questo sia detto a bastanza; spero che mi conoscerete un giorno meglio che hora non fate; & per ottima amica mi terrete. Di Vinegia.
LUCIA GUINIGI À M. LELIA SO.
Il vostro andare alla predica, mi pare di molto poco profitto, poi che non ci andate salvo che per giudicare il predicatore s'egli favella Thoscanamente ò non, se l'ha buona voce, & se l'ha gesti commodi & belli da vedere. Vorrei piu tosto faceste come faccio io quando beo, mi traggo prima la sete, & poi a bell'agio contemplo l'intaglio della copa, ò il lavoro del bicchiero. considerate anchora voi prima quanto sia giovevole ciò ch'egli vi dice, & poi considerate (se'l vi pare) l'elegantia del dire & la proprietà della lingua. Quelli che sol ricercano gli ornamenti dell'oratione, paionmi simili a quelli che non vogliono ber l'antidoto se il vaso dove l'hanno a bere non è recato da famoso luogo; & cosi la vernata non si vogliono por in dosso veste alcuna, se tutta la lana della quale è tessuta, non viene d'Athene. intendo di piu che non fate mai altro in chiesa che cicalare hor con questa & hor con quella vicina. non fanno già cosi quelli che hanno voglia di far profitto nella via d'Iddio, ma odono tacitamente, & con riverentia. & come volete voi far frutto se non ci attendete? voi vi fate tenere una cicala & altro non ci guadagnate: bisogna star attentamente dal principio a fin al fine si come far si suole nell'udir le Tragedie; altrimenti non se ne po trar alcuna utilità: di questo v'hò voluto avisare, acciò che ve ne asteniate per l'avenire: pigliate vi prego in buona parte quanto v'ho detto: l'ho fatto per l'amore che vi porto, & non per altro rispetto. state sana. Da Saltocchio. Di Lucca alli XIII. di Marzo.
D. CORNELIA PICCOL'HUOMINI CONTESSA DI ALIFFE ALLA S. CLARA PESTA.
Le querele che voi fate dell'humil vostro stato, mi danno sospittione che voi non habbiate quel fior d'intelletto che m'ho sempre creduto da che prima vi conobbi, ma perche vi querelate voi della bassa conditione nella qual siete, essendo piu sicura di qualunque alto grado? Si come li edificij posti in luogo palustre, ne temono esser da Voragine assorbiti, ne a terremoto, alcuno soggiacciono; cosi l'humil fortuna non è sottoposta ad alcun male. Ricordomi altre fiate havervi detto di simili ragioni: ma voi troppo sorda a miei santi ricordi, oprate tutto'l contrario di quel che dovereste, & quanto piu vi essorto, & a mio potere vi accendo il cuore a dispregiar lo splendore della fortuna (essendo questo reputato cosa virtuosissima) tanto piu vi raffreddate nelle virtuose attioni a quelle poi disponendovi se con pessimo essempio disviare alcuno vi volesse mi fate veramente sovenire di quella pietra detta Gagate laquale, per l'acqua si accende, & con l'oglio si spegne si di contraria natura paretemi composta, & tanto renitente vi veggo a quello che di spontanea volonta dovereste procacciare. L'è veramente mostruosa cosa l'inconstantia de nostri cervelli l'è in effetto degna di maggior stupore che non è veggendo noi che la pietra detta per proprio nome Siniphio, di sua natura molle, con l'olio caldo, non si mollifichi & inteneriscasi: ma tempo per hora congruo non giudico io di disputar con esso voi, a me basta d'ammonirvi con quella dolcezza che a voi & a me si conviene, se l'accetterete con quell'animo che le mie ammonittioni vi porgo, ne voi riporterete danno, ne io perdero il frutto delle mie fatiche. Vivete lieta quanto piu potete, & amatime.
CATHERINA VIGERA A M. VERONICA PULCI.
Non viene alcuno de vostri compatrioti in queste nostre parti, che non ci racconti cose maravigliose della gentilezza del spirito, et della singolar bellezza del corpo vostro, affermandoci che traete a voi qualunque vi vede, ò pur una sola volta vi parla, con quella prestezza che fa la calamita il ferro, ma non con occulta virtù come quella far suole, ma con chiara & aperta poi che a tutte l'hore la bontà vostra, vi riluce & nel sereno de gli occhi, & nell'ampio & giusto spacio della bella fronte: vorrei pur una volta da voi imparare che artificio usate per far che le persone tanto vi amino, che di lor stessi si dimentichino: ho io da questo, con molti divisato & da loro inteso esser di ciò cagione l'affabilità incredibile che in voi a tutte l'hore si gusta: ma certa sono però io che non sol questa virtù alberga nel vostro nobil animo, ma insieme con questa molte altre vi ci albergano imperoche delle virtù & morali & Theologali avienne a punto come suol ancho avenir de metalli: rade volte accade ritrovar alcuna vena d'oro ò d'ariento che un'altra vicina non ve ne sia, dal che n'hebbero da Greci il nome: niuna virtù si puo trovar soletaria, ma l'una tira sempre a se l'altra: sia come si voglia io vi faccio sapere che vi amo di perfetto cuore. Di Montalbotto alli XII. d'Aprile.
MARIA PERULA ALLA S. PORTIA FIESCA.
Non attenderò piu con quella diligentia che già soleva per sterpare dall'animo vostro quell'abhbominevol vitio qual in voi ogn'uno biasma & vitupera: & pur niuno lo sa correggere & emendare, conosco veramente che sì come alle percosse dell'aspide, non ci è altro rimedio che di resecar le parti, che dall'aspro morso tocche furono: cosi esserci alcuni vitij liquali sol con la morte risanare & toglier si possono: ne credo io d'altronde contratto habbiate questo vostro insanabil morbo che dall'assidua conversatione di vostro cognato, alla cui malvagità se vi si accompagnasse forza d'ingegno, ò peso di qualche auttorità operarebbe tanto male che le furie infernali si crederebbono essere men dannose: sarebbe l'aspide un inevitabil male se la natura non gli havesse dato gli occhi deboli & infermi: cosi sarebbe vostro cognato piu di qualunque fera nocivo & pestilente se le forze unite fussero al scelerato animo in molti homicidij & maleficij esercitato. & di questo altro non dico: sol prego Iddio vi converta a se & facciavi partecipe di quella infinita bontà per la quale tutte le cose rie doventano buone. Vengo hora a rispondere a quanto m'ha detto da parte vostra M. Lucillo, ilquale alli di passati pregomi mi volessi consigliare se giudicava ben fatto che ponessi vostro figliuolo alli servigi di qualche gran Prencipe. non vi ho risposto piu per tempo per non haver havuto commodità di fedel messo: hora vi rispondo, & dicovi che si come è pericoloso l'invocar i Demoni, percioche in tal cosa se punto si abbaglia l'è con gran pericolo dell'invocatore, si come avenne a Tullo Hostilio che fu dalla saetta percosso per haver errato dall'ordine scritto ne libri di Numa nell'invocar Giove: cosi vi dico esser cosa piena di pericolo l'haver comercio con i Prencipi co' quali conversando difficilmente schivar si puote che in qualche cosa non si erri. ecco il mio consiglio. beato lui se lo saperà porre in essecutione. state sana & lieta. Da Urbino alli XXV. di Marzo.
LAURA MELIA PICCINARDA ALLA S. SILVIA LOTERINGA.
L'è pur grande il dispiacere ch'io sento d'intendere che viviate in tanta maninconia & habbiate cambiato quel vostro benigno Giove nel maligno Saturno: non ridendo mai, non mai pigliando alcun solazzo ne divisando con gli amici delle cose che cottidianamente accascano, ma se pur vi piace d'imitar Pithagora nel serbar del silentio, perche non vi piace similmente di serbar quel suo divin precetto COR NE EDITO. Ilche altro dir non voleva salvo che macerar non si dovevamo, ne affligerci cotanto il spirito, dalla cui afflittione ne nasce la consuntione delle ossa, si come la sacra scrittura canta: desiderarei pur da voi sapere, qual profitto trar possiate dal starvene si dolente come a tutte l'hore fate. non sogliono gia star cosi quelle anime che sperano nell'immortalità, quelle anime (dico c'hanno Christo con esso loro) lequali anchora che col corpo sieno in terra, l'animo però loro sempre alberga et stassi in cielo d'onde ancho ne trasse l'origine sua: state, state, lieta, & lasciateci godere della vostra dolce conversatione, la quale apre il Paradiso a chi n'è fatto da voi degno. Di Cremona alli XX. d'Aprile.
PAULA CASTIGLIONA A M. LEONORA FORTEGUERRA.
Se vostro marito vi da alle volte delle busse, non è che voi non lo meritate, poscia che non havete alcuna consideratione di provocarlo a sdegno, & di conturbarli l'animo. Vorrei vi fusse nel cuor scolpito, quel simbolo di Pitagora. IGNEM GLADIO NE FODIAS. ch'altro non è che di non provocare li provocati a nova ira, & a novo sdegno, & alterar li animi già alterati. Se non havete rispetto a vostro marito capo & signor vostro, al quale, per la divina sententia siete fatta soggetta a chi l'havrete voi? sono stata piu volte per avvertirvi di ciò con mie lettere, ma il timore, di non dispiacervi, me n'ha fatto rimanere: mutate mutate hormai stile, che tempo n'è: voi non siete piu una fanciulla: hormai siete madre di due figliuole da marito, & volete tuttavia fanciullescamente operare? quale essempio piglieranno esse da voi? che odore darete del vostro governo alle vicine che con esso voi pratticano? So ben'io quel che odo dir de vostri mali portamenti, & quanta infamia vi si da della disubidienza che usate al vostro consorte: ma dove sono io entrata in questo pelago? non era gia di mia intentione di farvi hora questa riprensione, ben sapeva io che ascoltar non volete alcun mio consiglio per buono, fedele, & amorevole ch'egli si sia: questo ho io piu di una fiata con mia gran molestia isperimentato, & haveva giurato su l'agnus dei, di non farvene mai piu motto; ma l'ardente affettione che v'ho sempre portato; mi fa spergiurare & imprudentemente trapassare tutti que' termini che dall'ira persuasa circunscritti m'havea: consigliatamente fareste, se alle volte dessi udienza alle mie parole piene d'amore & di caldo zelo, hor qui faccio fine, & mi vi raccomando senza fine. Da Milano alli XX. d'Agosto.
MARIA PERGOLA ALLA S. LUCRETIA RAMBERTA.
Madonna Agnola mi venne l'altro giorno a visitare & infinite cose di voi mi disse, & fra molte, che io ne notai, & quasi che nell'animo scrissi & stampai: era d'haver voi mutato vita & essere alla sproveduta fatta chietina (come hoggidi s'usa di dire) & che v'erano cascate dall'animo incontanente tutte quelle rare attilature delle quali già tanto vi delettavate. Io non biasmo certamente la mutatione, migliorando voi conditione di vita, ma la biasmo solamente quando l'è si repentina che muova ogn'uno a maravigliarsene. Vorrei si facesse a quella guisa che fanno li Alberi l'Autunno liquali per la maggior parte a poco a poco si lasciano cadere le frondi, ne se ne spogliano ad un tratto & non come fa il sorbo che subitamente tutte le lascia andare a terra: ma poi che questa mutatione è fatta & vi siete posta in animo di voler imitar la Contessa di Guastalla prego Iddio ve la faccia imitare felicemente, come sarebbe imitando piu tosto le sue tante operationi, anzi che le faconde parole, che dalla sua santa bocca a tutte l'hore le escono, schivate quanto piu potete di non esser simile al Camaleonte, ilquale di sua natura ha grandissimo pulmone ne dentro v'è cosa veruna: molti ne trovo io, che a moderni tempi sono venuti sotto pretesto di religione, in grandissima reputatione, & pur in se altro non hanno, che una mera ostentatione, giattantia & vana fiducia di sue frivole opere di carità mal informate, & peggio animate: Di questa scuola non vorrei già io che voi foste per alcun modo essendo ciò congiunto con poca consolatione, & con istremo pericolo dell'anima vostra, fate pur vostro pensiero che la dottrina Christiana sia una certa santissima et purissima cosa nemica di ogni ostentatione & amicissima della simplicità & della schiettezza, & chiunque non si veste di queste rarissime qualità, dir si puo liberamente, ch'egli non sia Christiano, ma un scelerato hippocrito & un abhominevole Phariseo. & di questo sia detto a bastanza. Di Milano alli X. d'Aprile.
MINERVA CONTESSA BRAMBATA ALLA S. FELICE DA PRATO.
Hò inteso che senza niuna giusta cagione vi siete molto ristretta nello spendere & havete posto da canto quella vostra splendida liberalità; la qual sola ne separa et ne distingue dalli plebei & populari huomini: ne altro ci è veramente che meglio faccia conoscere l'animo gentile & nobile della vera liberalità: dico della vera per rispetto di alcune persone le quali non donerebbono un paio de cintolini se non ci fusse mescolato ò ambitione ò speranza di riccogliere piu che non seminò. Deh ritornate per mio consiglio alla liberalità: & rendetevi certa che si come la fava et il lupino non smagrisse mai il terreno dove l'è seminata ma piu tosto l'ingrassa, cosi l'huomo grato & del beneficio riconoscente, render sempre migliore la fortuna di colui da cui riceve: ma voi per aventura mi potreste dir esser gran difficultà l'abattersi alle persone de ricevuti beneficij ricordevoli. confesso che l'è difficulta alle persone sciocche et stordite, ma non a quelli che sono di perfetto giudicio si come intendo che voi siete. ma che dico io intendo? non l'hò forse piu di una fiata isperimentato? & chi vi conosce meglio di me? niuno certamente ne anche chi vi partori: schivate schivate questa infamia, fuggite cotal macchia perche troppo la si disdice a donna di si alto legnaggio nata come voi siete. Io vi hò scritto forse troppo prosuntuosamente. se cosi giudicate per mia sorte date la colpa al sviscerato amore che io v'hò sempre portato et porterò sin che vivo. Da Bergomo alli XX. di Agosto.
LEONORA GAMBERA DA GALERA ALLA S. FAUSTINA CALDORA.
Mi scrivete alli giorni passati che voi desideravate di accrescer famiglia et caldamente mi pregavate che io volessi fare ogni mio sforzo perche haver potessi quanto v'era in animo di havere: io in questo per confessarvelo liberamente non mi ci sono affaticata come forse espettavate, accorgendomi che il vostro peggio procuravi & non ve ne avedevate. non havete voi mai letto quell'antico detto, QUOT SERVI, TOT HOSTES, quanti servidori ci sono tanti nemici habbiamo? M. Francesco Petrarca che fu uno delli piu perfetti giudicij, & delli piu purgati intelletti c'havesse mai quell'età, era Solito di chiamare i servidori, Cani: & nel vero altro non sono che cani; poi che sempre ci rodono, & ci consumano. questi sono veramente quelli che rivelano fuor di casa i segreti nostri: questi son quelli per opra de quali, sono spesse volte i padroni avelenati: questi sono quelli, che contaminano l'honore & la fama delle nostre damigelle: questi sono quelli che rubandoci di continuo, a povertà molte fiate ne riducono; & voi tutta via andate cercando di empirvene la casa, & stanca non vi dimostrate mai se a tutte l'hore de novi servidori nelle vostre case non intromettete: fate .S. a mio modo, adoperatene quanto men potete: servitevi piu tosto con le vostre braccia anzi che soverchiamente aumentare il numero de perfidi & disleali servidori: direte forsi haver letto infiniti essempij dell'amor grande et della singular fedeltà ne servidori molte volte ritrovata: il che non vi niego, poi che anch'io hò letto de molti che si elessero di spontaneamente morire per conservare la vita de lor signori, ma hò anche piu d'una volta letto bruttissimi maleficij da servidori commessi: se alcun buono & leale si ritrova lo potete notare per cosa prodigiosa. Se l'età antica n'hebbe fu piu tosto per benignità de cieli che per lor buona natura: certa cosa è che a nostri tempi paionmi piu rari che i Corbi bianchi & di questo piu non vi scrivo attendete a conservarvi sana accio habbiate men bisogno dell'altrui servigio et il mio consiglio per utile & per buono approviate. Di Cremona alli XII. di Marzo.
LA CONTESSA MADDALENA AFFAITA BIA ALLA S. FAUSTINA N.
In tutte le cose dolcissima signora che v'hò a miei giorni veduto fare hò sempre compreso in voi perfettissimo giudicio & incredibile prudentia & hora piu che mai saggia et prudente vi reputo poi che volendo rimaritarvi havete ricusato di ciò fare il mese di Maggio osservatione antica (per quanto leggo ne problemi di Plutarco) resta hora che voi operiate anchora come operar solevano le donne antiche, poi che vi è piaciuto d'imitarle fuggendo quel mese alli antichi tanto abbominevole, & l'operare all'anticha reputo io l'ubidire al marito in qualunque cosa che per voi possibile vi sia, preferendo i parenti di quello, a quei che vi sono di sangue congiunti, non provocandolo mai ad ira, mostrandovi sempre lieta nel suo cospetto, non havendo particolari amici, ma col marito communi, tacendo di più mentre egli parla & parlando mentre egli tace acciò si ragioisca (se per aventura fusse da maninconico humore oppresso) altro non essendo i dolci ragionamenti dell'amata consorte, che veri medici dell'animo perturbato: questo non dubito già io che voi non facciate sapendo la virtù del vostro gentilissimo spirito, qual tutti ammirano & lodano, & della natura si stupiscono, havendoci dato si rara & si leggiadra donna come voi siete: ne attorno a questo, altro vi dico, perseverate a far che tosto veggiamo i frutti di questo vostro felice congiungimento: & qui fo fine al scriver mio, ma non al raccomandarmi alla vostra buona gratia. Da Milano alli XXX. d'Aprile.
LA CONTESSA MADDALENA AFFAITA BIA A M. LUCIANA CARAFFA.
Quando a voi dolcissima sorella piacesse di pigliare marito si come desiderano tutti quelli che vi amano datecene aviso perche vi si provederà di consorte in cui saranno tutte le piu rare virtù che desiderar si possono vedretici il generoso spirito di Ciro, la temperanza del frugalissimo Agesilao, l'industria & diligentia di Temistocle, l'isperientia di Philippo Macedone, la saggia confidenza di Brasida & l'eloquentia di Pericle: ne in vero huomo d'altra conditione, à voi spirito gentil si richiede, poi che hormai havete conseguito in ogni luogo grido & fama della piu virtuosa fanciulla che a nostri giorni si conosca. Datime adunque di ciò aviso, & questo quanto piu tosto per voi si possa: non desidero io cosa alcuna con maggior vehementia che di havervi habitatrice di questa nostra città di Milano; se non per altro, almeno acciò che siate a noi un'essempio di vera et singular creanza, a questi tempi ispetialmente che tanta carestia ce n'è che di niuna cosa più. Deh risolvetive tostamente, & nella forma che io piu vorrei se desiderate fare, & me, che cordialissimamente vi amo, & altri, che con bramoso affetto vi desiderano, beati, & sopra tutti i mortali felicissimi reputarsi. Dalla Gerola alli XX. di Maggio.
CLARITIA BONELLA A M. CLITIA FORNARA.
Della maledicentia di Clara, vostra vicina, poco hormai me ne curo sapendo ch'ella si pasce di mal dire a quella maniera che si pascono le coturnici di seme velenoso: ne per lei sono io rimasta di venire ad alloggiare dove soleva, sendo mia usanza d'imitare le Cicogne le quali (quantunque in luoghi remoti vadino) ritornano però sempre alli medesimi nidi: & perche io le sia alcuna fiata stata absente, non crediate per ciò, che io molto bene non la conoscessi. sempre hebbi io sospetta l'amicitia sua, ne mai di lei mi fidai. non vi soviene forse d'havervi io piu volte detto che la rassimigliava alli Serpenti della Siria li quali, sol alli forestieri sono dannosi & a paesani benigni: ma sia come si voglia. questo vi dirò ben'io, ne lo tacerei se credessi di scoppiare che di voi molto mi maraviglio che li diate si attenta udienza tutte le volte ch'essa hà voglia di lacerare l'altrui fama con la sua pestilentissima lingua non siamo quelli che nutriamo i maledici col prestar loro si grata udienza. à Dio siate. Di Vicenza.
LODOVICA ZILIOLA A M. LUCIA PERGOLANA.