Part 10
Quando intesi che la virtuosissima vostra figlia era da questa vita alla celeste trappassata, subito pensai che tal partenza in cosi giovenil età vi fusse stata cagione d'insoportabil noia, & ad un medesimo tempo conobbi ch'era mio debito il consolarvi di si gran perdita, senza haver altro risguardo alla singolar vostra prudentia. ma non fece cosi subitamente, quel che dovea fare, perche piacquemi d'imitar i medici, li quali non porgono i lor rimedij quando l'infermità incrudisce & è in aumento, ma sol quando l'incomincia a declinare. io non volli porgervi alcuna consolatione a quelli primi movimenti pieni d'ira & di dolore, ma ho voluto aspettare che si fussero alquanto rimessi: hor finalmente pregovi dolcissima .S. à temperar il duolo, che tanto vi cuoce, & si v'afflige: anzi a prepararvi di gir dove ella dimora contemplando a tutte l'hore la faccia del nostro padre eterno: ella è veramente nel Paradiso, & voi piangete? ella giubila con gli Agnoli & festeggia insieme con le sante anime: & voi per lei vi tribolate? quasi che vi rincresca che lasciato qua giù il corporal velame, salita se ne sia à superni chiostri? quasi che vi dispiaccia, ch'ella si sia vestita di immortalità? Deh consolative signora, & non vogliate sminuire con le vostre amare lagrime, la sua eterna gioia: ma pregatela piu tosto che preghi per le nostre miserie, & supplichi il grande Iddio, che ne faccia hoggimai cittadini della celeste Gierusalemme. Di Pavia alli XV. d'Aprile.
SESTILIA A PERONELLA.
Non viene alcuno de vostri vicini in queste nostre parti che non vi dia colpa di crudele, poi che vi è si poco grato l'amore che M. Pamphilo vi porta: & perche lo ricusate voi per amante? non hà egli sempre servito a voi sola con somma fede conoscendo esser l'amore cosa indivisibile; non hà egli lungamente perseverato? non sprezza egli ogni cosa per voi? Il poverino, calamitoso sopra tutti li huomini si reputa quando accade che ò dal caso, ò dalla fortuna egli sia costretto di pensar ad altro che a voi. Quante volte m'hà sopra della sua fede giurato sol allhora felicissimo reputarsi quando lieta vi vede ò che almeno l'estreme parti delle vesti vi tocca brama d'havere tutte quelle cose che a voi appartengono, desidera l'honor vostro, non pò sofferir con pace di sentire parola alcuna che ad infamia resultar vi possa: sempre vi loda, & hà il suo volere al vostro conforme. Hor se questi espressi & evidenti segni non vi moveno a credere che di perfetto cuore vi ami; movavi almeno il vederlo per soverchio amore nel letto miserabilmente languire: ma mi potreste forse dire se egli è amalato n'è colpa l'intemperanza del mangiare ò le molte fatiche ch'egli sostiene nel cacciare, ò nell'uccellare: & io del certo vi affermo, che sol amore n'è potissima cagione, poi che tutta la scuola de medici Arabeschi confessa che chiunque per troppo amare inferma, ha gli occhi secchi & profondi, move frequentemente le palpebre & hà l'anelito interrotto: havete pur veduto tutti questi segni nella passata & nella presente infirmità, et anchora non lo credete? Ah crudel fera & per quanto tempo credete che amore potrà comportare questa vostra tanta arroganza? certo non passerà guari che vi pentirete, resterete un giorno dolente di questa vostra crudel natura, & farà che voi amarete quando altri vi haverà in odio, accenderansi in voi tutte le volte che lo vedrete, fiamme maggiori che non uscirno mai ne di Etna, ne di Mongibello: la faccia vostra diverrà rubiconda, terrete in lui gli occhi fissi, ne pareravi di veder faccia humana, ma divina: arderete per lui d'amore, abbruggiarete d'un calore che non fa strepito: & da gli occhi parerà che vi esca il fuoco. o come mi riderò io di voi, quando per amore vi sentirò trapassare tutte le notti & tutti i giorni che vi restano in acerbe querele: non poter patir voi medesima, ne prender alcun pensiero della vostra salute. oh come mi smascellarò io per le risa quando vedro che per amare non sia in voi piu alcun vigore, non esservi piu quel color di sangue che vi tingeva la bella faccia: que begli occhi che si rassimigliavano al Sole, non esser piu si chiari come solevano, & vederò bagnarvi del continuo le guancie non altrimenti che quando la neve si distrugge: l'ardore che si sentì al cuore Medea per Iasone ò Dido per Enea, fu nulla rispetto a quello che per lui sentirete (se lo spirito profetico d'Amor confortato in me non vaneggia) cosi sono trattate dall'Amore le ingrate & arroganti come voi siete, & di questo siavi detto a bastanza. considerate voi quel che vi si convenga fare, per non sentir d'Amore si crudeli stratij che v'hò dipinti. Fra tanto state sana, & me, che sempre vi fui fedelissima consigliera, & piu che me stessa v'hò amata, se potete riamatime. Di Palermo alli XXV. d'Aprile.
LUCRETIA GIGLI A M. F. R.
Letto che io hebbi le vostre dolcissime lettere, incontanente chiamai ambidui li nipoti vostri, & si lor dissi quanto faceva di mestieri, per dargli miglior creanza & per rimuoverli da quelli brutti studi, ne quali del continuo occupati si stanno: ma certamente a quel che io mi aveggo, hò gittato tutta l'opra come quelli far sogliono, che predicano al deserto: m'è venuto per tanto voglia di rassimigliarli a quella gemma detta Antrace, della stirpe de carbonchi, a cui è cosa peculiare l'estinguersi nel fuoco & ardere nell'acqua. Oh quanti ne veggio di tal natura che se li essorto divengono languidi et nell'opra rimessi, se da qualche cosa li sconforto tutti si accendono: se lor faccio grato servigio mi doventano nemici & se li tratto male, molto piu mi apprezzano & fannomi vezzi. Ricordomi d'haver letto in Plutarco ritrovarsi alcuni ingegni, simili a quella Pietra che si chiama Draconite; la quale polir non si pò, ne artificio alcuno suole mai admettere: a questa pietra rassimiglio io alcuni ingegni e ispetialmente quelli de vostri nipoti, poscia che ridur non si possono ad alcun civil costume & honorato esercitio. Io vorrei (si come piu fiate lor hò detto) imitassero quelli che seco portano alcune gemme, altri contro l'imbriachezza & altri contra la celeste saetta: cosi anch'essi havessero sempre con esso loro alcuni precetti della christiana philosophia: per rimediare con prestissimo antidoto alle infirmità dell'animo. ne altro intorno a questo vi dico. Iddio li aiuti. Di Lucca alli X. di Febraio.
CAMILLA N. A M. SEPTINIA ALBIZI.
Havendomi per vostre lettere significato il desiderio che havereste, di maritare vostra figliuola in qualche honorato gentilhuomo della citta di Brescia, dove mi ritrovo havere de molti amici & benivoglienti, vi faccio sapere ch'io n'hò uno alle mani, nel quale, appariscono tutte le virtù a quella sembianza che non veggiamo apparire nella gemma detta Oppalo tutte le doti dell'altre pretiose gemme: egli è per la prima cosa, un'armario di civile & de canonici statuti, l'è un largo fonte di cortesia, l'è un essempio di fedeltà. L'è finalmente l'Idea della giustitia & della modestia: & se per aventura non mi havessi quella fede che merita l'amore qual io vi porto, dirovi & il nome & il cognome, acciò che pienamente da altri informare ve ne possiate: chiamasi M. Lodovico Barbisono, la cui eccellentia è tale che non si pò conoscere da chi non se gli avicina a quella foggia a punto che dell'altezza de monti intraviene: non prattica veruno con esso lui, che miglior & piu discreto non doventi, anchora che con tal pensiero non ci si pratticasse: aviene a punto come avenir suole a quelli che nelle profumerie entrano, che seco poi ne traggono l'odore anchora che per tal rispetto non vi entrassero ò vero come quelli che dal Sole son fatti coloriti pensando per aventura a qualunque altra qualità solare: avisatemi d'ogni vostro pensiero che intorno a ciò farete, perche sappia come governar mi debba. Di Brescia alli XII. d'Aprile.
D. CORNELIA PICCOL'HUOMINI CONTESSA DI ALIFFE ALLA S. ISABELLA SFORZA.
Delle male fortune che occorse vi sono, ne hò sentito tanto dolore che al mio vivente non hò mai sentito il maggiore: & credo fermamente ch'egli mi havrebbe del tutto sbattuta, se confidata non mi fussi nell'alta prudentia della .S.V. della quale hò sempre sperato che in qualunque fortuna vi ritrovassi, mostrareste che piegare non si pò per alcuno maligno soffiare d'impetuoso vento la grandezza dell'animo vostro. il nano anchora che sopra di altissimo monte posto sia, egli non rimane perciò di esser nano, et cosi sel si pone un colosso nel pozzo non resta per questo di scuoprire quanto egli sia grande: cosi anche la donna savia è sempre grande, ben che da colpi di fortuna trafitta sia et la pazzarella è sempre picciola, anchor che in somma & splendida fortuna si ritrovi essere; sopportate .S. mia quanto vi accade di sinistro con viril animo, ne vi lasciate in modo alcuno sbigottire dall'altrui malitia, la quale è a peggior conditione condotta che non sono i serpenti, poi che quelli senza veruno suo danno in se contengono la qualità velenosa, & la malitia per se stessa se la bee & ingiottisce. vi conforto di piu a perdonare a chi vi ingiuria & a torto travaglia, ne permettere che la lor detestabil ingratitudine vi ritardi mai ò vi rimova dal far di novo beneficio, si come non restate di seminare doppo la mala ricolta, ne restate di navigare, benche piu volte habbiate fatto naufragio. cosi facendo ne riportarete somma loda, & viverete quando sarete sotto terra. state sana & confortative in Christo. Di Napoli alli X. di Settembre.
ISABELLA SFORZA A M. FLAVIA LAMPUGNANA.
Nelle vostre lettere mi richiedete che io vi mandi almeno venti belle sententie Latine per farle scrivere nella sala che novamente havete fatto dipignere, nella qual cosa mi sono adoperata quanto piu hò potuto diligentemente & hò fatto la scelta di queste c'hora vi mando: perche le facciate non sol dipignere, ma perche ve le scolpiate nel cuore.
Crebra ira animum exulcerat: Iracundiam iracundia ne pellas, Ratione firmandus est animus: Linguæ durities, maximorum malorum est causa. Iracundia sibi sæpe nocet, dum alijs nocere studet. Nihil tam cito prætervolat, quàm iuventa: Virtutis fama nec marcescit, nec senescit. Salutaria magis, quam blanda sunt expetenda, Quod stultis in pernitiem vertitur, sapiens in suum convertit commodum: Nihil pollicitans benefacito: Incommoda assuetos parum ledunt. Explorandus Amicus, antequam arcanum illi commitas. Plura loquuntur iuvenes, sed utiliora senes. Optima sæpe sunt, quæ fugacissima videntur. Fortuna præter morem blanda imminens, exitium sæpe significat: Auri pulvis, mortalium oculos maxime excæcat: Adulatio fugit severa, & captat mollia. Fortuna prospera, dum blanditur, strangulat, ac perdit. Nulla res est tam nihili, quæ non aliquando prosit (si recte utaris). Nocet Fortuna, si vel secunda nimis, vel sit maligna nimis.
Queste sono le sententie che per amor vostro hò estratto da Seneca, da Plutarco, & da altri savij scrittori: Se per voi posso altro, comandatime senza havermi alcuno risparmio. Di Firenzuola alli XX. d'Agosto.
EMILIA DA ARCO ALLA S. CONSTANTIA BORELLA.
L'altro giorno vi pregai che mi volessi mandar la solutione delli infrascritti dubbi, cioè per qual causa gli Romani, salutavano li Dei col capo scoperto & li huomini col capo coperto; & cosi qual cosa li moveva à sacrificare à Saturno & all'Honore, senza havere alcuna cosa in capo: vi pregai anchora che per lettere mi significaste da qual ragione mossi i figliuoli portavano il padre alla sepoltura col capo velato, & le figliuole con il capo ignudo: aspetto di questi dubbi vostra dichiaratione, ne mi mancate di questo per quanto amore v'hò sempre portato. oltre di questo, poi che mi sono posta à scrivervi, (cosa che di rado faccio) voglio pregarvi che vogliate perdonare di buon cuore tutte le ingiurie che fatte vi hà (immeritamente) vostra cognata, & à fatto à fatto scordarvele come se mai niuna cosa ci fusse intravenuta: imitate (vi prego) dolcissima .S. in questo la mansuetudine d'Iddio, ne vogliate si repentinamente scorrere alla vendetta certa rendendovi ch'egli solo & non altri, sappi con giusta misura punire le sceleratezze nostre. Tarde non furono mai le sue celesti gratie, tarde non son ben sempre le punitioni ch'egli ci fa; et se stesso à noi s'è constituito per verace essempio di clementia: ne per altro rispetto sospende egli la vendetta che per aspettare che da noi stessi ci emendiamo non adoperando mai volentieri la sferza. Se abondevolmente nota non mi fusse la vostra natural dolcezza, consumerei piu parole che non faccio di ciò pregandovi. ma come mi posso io persuadere che havendovi natura dato si gentile & si gratioso spirito vogliate comportare ch'odio si lungamente nel petto v'habiti, et soggiorni? Deh quanto male vi si disdice il star adirata con chi hà peccato verso di voi, più tosto per fragilità che per malitia. e qual maggior altezza d'animo potete voi mostrare che perdonando le ingiurie che vi sono fatte? non è questo un'imitare Iddio? non è egli un farsi simile à lui & di humana doventar divina? fatemi questo piacere, perdonategli, non ne fate piu parola, rimettete questa colpa à me, (che ve ne prego quanto piu caldamente posso) & ve ne scongiuro per quelle tante & tante doti, delle quali Iddio v'ha ornata: non posso io con voi favellando usurparmi quel gentil verseto à Giunone detto, TANTAE NE ANIMIS COELESTIBUS IRAE? gli animi celesti vogliono esser piacevoli, affabili, pieni di dolcezza & di verace clementia, & non si fattamente sdegnosi che paiano alberghi d'ira & di vendetta: ma piu non mi stenderò gia io in pregarvi che vogliate fare, astretta dalle mie humili preghiere, quel che dovereste spontaneamente proccaciare. state sana & amatime, perche nel vero io amo et adoro voi, come cosa che paruta mi sia dal primo di che io la conobbi piu celeste che terrena. Dalla Cavriana.
GIULIA FEDERICI GA. A M. LIVIA CARAFFA.
Io vi hò sempre tenuta per donna di giudicio, & hora più che mai vi ci tengo: poi che havete ricusato di ripigliar marito: & questo per amore di castità. veramente giudico io ottima esser quella sententia NON EST CASTA MATRONA, QUA BIS NUPSIT. & tanto piu savia vi reputo, havendo per marito rifiutato quell'huomaccio che si importunamente vi voleva per moglie. Deh come havete voi fatto bene: à me non piacque mai quella sua phisionomia: quei Cigli molto inarcati me'l fecero sempre reputar superbo & vanaglorioso: quei occhi grossi & molto aperti mi dettero sempre gran sospetto ch'egli non fusse invidioso & piu del dover tenace. Il suo naso lungo & alquanto sottile, me l'hà sempre fatto giudicare per huomo troppo credulo & iracondo: Si che a tutte l'hore ve ne lodo, & con qualunque persona che io parli, dico senza temere alcuna riprensione, che nell'esser prudente & giudiciosa havete poche che vi pareggino. Vi essorto & conforto a rimaner vedova & menar vita conveniente all'ordine & stato vedovile fuggendo balli, comedie, & altri vani spettacoli & resecando da voi ogni soverchio lusso, fatta sempre ricordevole del savio detto dell'Apostolo. VIDUA IN DELITIIS VIVENS, MORTUA EST. schivate quanto piu potete la prattica de frati; perche l'è di gran sospetto, & la maggior parte hoggidi s'ha persuaso che i frati habbino giurato la croce addosso alle vedove: & che ad altro bersaglio non habbino posto la mira che ad inescarci & farci lor tributarie: guardative con non minor avertenza che l'andar molto in volta non sia cagione di acquistarvi mala fama. molte n'ho io conosciuto, le quali savie & honeste erano, & sol per esser vagabonde si posero un brutto cappello in capo. l'è veramente maggior difficultà ad una vedova il sapersi ben reggere senza dar di se sospetto, che non è a una fanciulla da marito. Vi hò scritto queste poche parole: perche vi amo, et desiderarei che tutte le persone lequali amo fussero del mio parere. state lieta et sana. Di Brescia alli XX. d'Agosto. Mia madre & mio figliuolo vi salutano & vi desiderano ogni bene.
ISABELLA SFORZA A M. CASSANDRA FERRERA.
Mi dispiace d'haver inteso che habbiate determinato nell'animo vostro di spender quanto havete in comprar annella, ne vi potete ratemperare che come ne vedete alcun ben pretioso che non lo vogliate havere non avertendo non potersi far al mondo piu inutil & sciocca spesa variandosi di tempo in tempo la lor reputatione, & consistendo il pregio di quelli nella bugia de fraudolenti mercatanti. Li antichi nostri furono piu savij di noi, & non ne fecero mai tanta stima come noi facciamo. Giove fece a Prometteo un'annello di ferro, et la gemma era di un pezzo di pietra tolta dal scoglio al quale era legato & fu presente d'un Giove la dove se hora non si donano diamanti di molti carratti par che non si doni nulla: che li anelli fussero di ferro (se forsi vi paresse favola) ve ne pò chiarire Appiano nella terza guerra Punica: ne memoria alcuna di anelli si trova presso di Homero huomo nel scrivere si curioso & si diligente. Ricordomi d'haver letto ne VII de Saturnali che sol si adoperavano le anella per sigillar le lettere & non per alcuno altro ornamento: non vi ponete adunque tanta cura quanta vi ponete, perche l'è una mera pazzia, l'è una espressa sciochezza a chiudere in si picciola cosa, un'ampio patrimonio: lasciate adunque questa vanità & fate a mio modo, perche vi consiglio fedelissimamente, & in altri studi ponete il pensier vostro.
ANTONIA BORELLA A M. SILVIA BAGLIONA.
Vorreste (per quanto dal vostro messo hò compreso) che io vi provedessi di una donzella, che fusse verso di voi amorevole, fusse amica d'honore, & sapesse ottimamente lavorare. Io mi ci sono affaticata quanto hò potuto, vi prometto la mia fe, che non mi abatto salvo che a certe pastrocelle che non hanno il capo fitto ad altro che a far l'amor, ma non è però da maravigliarsene molto; imperoche delle cose vili fu sempre maggior la copia che delle rare & perfette: & questo senza piu philosopharci sopra lo veggiamo per isperienza. Le Asine partoriscono per tutto'l tempo della vita loro parto si sprezzato & abietto, la dove le donne si per tempo cessano di partorire: non resterò per questo di affaticarmi, & far affaticar altri, acciò siate compiacciuta di quanto desiderate, ne mi fidarò di particolare relatione, ma vorrò prima che io ve la mandi havere un commune consentimento di tutta la vicinanza ch'ella sia tale, quale la ricercate: state pur sicura nelle mie promesse, & vi faccio sapere, che io sono da chi famigliarmente meco conversa rassimigliata al fico, ilquale fa frutti & non fa fiori cosi a punto io faccio fatti, et non parole. Tutte le volte, che vi occorra prevalervi dell'opra mia, tal quale ella sarà, bastivi l'accennarmi & lasciate fare a me. Di Bergomo alli X. d'Aprile.
LA MARCHESA DI MEREGNANO ALLA S. OLIMPIA SANSEVERINI.
L'è vero che vostro marito morendo di subita & sproveduta morte vi è cagione di farvi piangere piu dirottamente di quello che per aventura fareste se in altro modo havesse restituito lo spirito al cielo & io vi dico che niuna sorte di morte si doverebbe da noi con piu ardente affetto desiderare, essa almeno non ci fa marcire ne letti, non vota le spiciarie, ne ci fa divenire odiosi a parenti et amici. Fu da molti invidiata la morte di Trophonio & di Agamede, di Andragora, di Nicanore & di G. Carbone per esser avenute all'improviso. Io non vi niego già che la morte repentina non sia un certissimo argomento dell'humana fragilità & che seco non rechi infinito stupore a chi non è bene instrutto della miseria humana: dico però all'incontro, che tutte le volte che n'habbiamo buona opinione della salute del defunto ch'ella si dovrebbe piu di qualunque altra morte da noi bramare. Sarebbe indubitatamente da pensar male di chi vivendo pieno di sceleratezze & tutto colmo di iniquità & repentinamente morisse. Il vostro consorte ha sempre vissuto da vero, et da perfetto Christiano, non è da dubitare che questo non li sia stato conceduto da Iddio per un singolar privilegio: sarebbe in vero stato cosa pur troppo pietosa il veder per molti & molti giorni affannatamente languire si virtuosa et santa anima, qual fu la sua. Deh consolative adunque di una solida & ferma consolatione: siate pur certa, che s'egli fu tale nell'intrinseco, qual estrinsecamente sempre si dimostrò ch'egli sia nel cielo empireo, & in perpetuo goda quelle celestiali bellezze quai sempre desiderò mentre qua giu con esso noi angelicamente portandosi conversò: & qui faccio al mio scrivere fine. state lieta & piacciavi per l'avenire se vi pare di sapere mal sofferire simili accidenti, pigliare Christo per vostro marito, ilquale non muore mai, anzi da vita perpetua alle cose caduche transitorie & mortali. Dalle tre Pievi, alli XX. d'Aprile.
FREGOSA MAGGI A M. N. F.
Non ho mai potuto risaper c'habbi mosso M. Antonio Ruffino a rifiutar sua moglie parendo essa a ciascuno donna di gran valore, et di gran bontà ornata, anzi dimandandonegli io famigliarmente e sol per farvi piacere, mi disse, che si come niuno sapeva mai da qual parte la scarpa li strignesse il piede, eccetto colui che se la calzava cosi niuno saper meglio i difetti della moglie che il marito. Certamente in questo parmi ch'el habbi ragione da vendere: molte cose nel vero occorrono fra marito & moglie che altri che essi non le ponno sapere. sarebbe per tanto da sospendere i nostri precipitosi giudicij, & similmente sarebbe d'avertire & di pigliar cura sin delle minime cose, perche le hanno possanza di perturbar spesse volte le matrimonial dolcezze. Soleva dir Chrisippo antichissimo Philosopho: che si come erano piu da temere quelle febri, che nascevano a poco a poco, & da cause occulte, che non erano quelle che si generano da manifeste & gravi cagioni, cosi le celate & cottidiane offese, quantunque picciole essere piu atte a separare & a disunire la benivoglienza de maritati. Tocca veramente a noi (per divino volere) ad esser soggette a mariti, & cosi facendo maggior loda ne meritiamo, che non facciamo sforzandoci di signoreggiar loro con inganni & con sottili & diabolici artificij: la piu sicura via che ritrovar si possi per impatronirsi & delli animi, & delle facultà, si è la vita pudica, & gli honesti costumi. parlo dell'impatronirsi di quelli che veramente sono huomini, & non bestie: perche alcuni se ne trovano di tanta arroganza & di tanta bestialità che trattano le mogli come se lor fussero uscite dalle scarpette, non degnandosi ne di mangiare, ne di scherzare, ne di dormir con esse. & che altro fanno hora questi tali salvo, che insegnarli a proveder d'altronde di quel che fa lor bisogno? & di questo piu non favello. state sana. Di Brescia alli XII. di Gennaio.
LA CONTESSA AVOGADRA A M. F. N.