Le vergini: commedia in quattro atti
Part 4
No, no: vi ò pregato di dirmi francamente, sinceramente, quello che ne pensate... Voi l'avevate sconsigliato con tutte le vostre forze da questo passo... Perchè vorreste negarlo?... Non ve ne faccio un rimprovero... capisco perfettamente che era il vostro dovere di farlo...
VITTORIO (_serio, affettuoso_)
Paolina mia: voi sapete anche che, ad ogni modo, lo facevo non in considerazione di voi... Ma poichè egli, sposandovi, à la ferma intenzione di portarvi via da Milano, di stabilirsi all'estero forse per sempre... e voi avete accettato quasi con gioia questo partito... Vedete, vedete, ora vi turbate di nuovo, vi fate triste... perchè mi obbligate a dirvi delle cose che vi rincrescono... e che vi debbono causare un dolore... Parliamo di cose più allegre...
PAOLINA (_con insistenza_)
No, no! Ò bisogno di parlare di tutto ciò... e lo faccio con voi, volentieri, perchè siete come un fratello per Dario. Da quindici giorni il mio cuore e la mia mente sono continuamente in lotta tra di loro... Io sono persino affranta, spossata... Mi pare d'aver smarrito il retto giudizio delle cose... e Dario non contribuisce certamente a darmi la calma di cui ò tanto bisogno... Ditemi, signor Vittorio... ditemi voi, parlatemi col cuore... Che cosa debbo fare?... Forse posso ancora... sono ancora in tempo...
VITTORIO
Paolina: vi ricordate che cosa mi diceste, una sera, qui? «Sarò io che glielo impedirà... non ve ne preoccupate... » Ebbene, io ò studiata la vostra vita, ò riandato il passato... quel poco del vostro passato che conosco... Ne ò tratta la convinzione che siete buona e sincera... E quando Dario mi disse: «Mi basta che la Paolina sia degna di me, e che ella stessa, accettando la mia proposta, me ne renda sicuro...» (_controscena di Paolina_) ebbene, io ò ricordate le vostre parole di quella sera: e mi sono convinto che accettando di essere la moglie di Dario, sentivate di poterlo fare. E sono tranquillo. Tutto il resto a Dario non importa nulla... non importa nulla a vostro marito, non dovete preoccuparvene voi...
PAOLINA (_si è appoggiata col gomito allo schienale del divano nascondendo la faccia_)
VITTORIO (_cercando sollevarle la fronte_)
Vi pare, Paolina?
PAOLINA (_come trasognata_)
Sì... Vi ringrazio...
VITTORIO
Su, su, allegra, dunque: Dio mio, non lasciatevi scorgere da Dario così... potrebbe credere che non siete felice... che non gli volete bene, che lo sposate per forza.
PAOLINA
Oh, no, lo sa che lo amo, che lo amo tanto!
VITTORIO
E allora, siate più sicura, più forte, lasciate tutte le vostre preoccupazioni...
DARIO (_dalla comune, affacciandosi_)
Posso entrare?
VITTORIO
Prova! (_Alla Paolina piano_) (Su su, allegra, dunque!)
SCENA V.
PAOLINA, DARIO, VITTORIO.
DARIO (_bacia in fronte Paolina_)
VITTORIO (_a parte_)
(Eppure... che strano dubbio... Essa non finge... certamente: e allora, perchè?...)
DARIO (_venendo a Vittorio_)
E tu che facevi qui, in colloquio intimo? Bada, son geloso...
VITTORIO
E sei allegro! (_Gli stringe la mano_) Ma sapete Paolina che avete il merito di aver trasformato Dario? Da ragazzo lo chiamavamo mutria, avea sempre sempre un palmo di broncio... Ora è allegro come un pesce. Oh! l'amore!... Ed ora, poichè sei geloso, me ne vado. (_Piano_) (A proposito...) (_forte_) Scusate Paolina. (_Piano_) (Ti ò già detto, in segreto, il gran progetto di Ninì...)
DARIO (_ridendo_)
(Sì...)
VITTORIO
(Ridi anche di questo?)
DARIO
(Che me ne importa? Io e Paolina partiremo il dì delle nozze e ce ne andremo tanto lontano, per sempre, forse... Poichè non spingo il mio eroismo, come lo chiami tu, sino a tentare la rigenerazione dell'intera famiglia!)
VITTORIO
(Bè, dunque, dovrebbe partir domani per Napoli ed io dovrei accompagnarla).
DARIO
(Benone!)
VITTORIO
(Ma... non credi che tenti di rimandare questo affare a dopo le nozze? Perchè, come puoi immaginare, sarà uno scandalo, tutta Milano ne parlerà...)
DARIO
(Ebbene?... Ma anzi, è una fortuna...)
VITTORIO (_forte_)
Perdonate, Paolina...
PAOLINA
Ma vi pare!
VITTORIO
Un affare mio di famiglia...
DARIO (_piano_)
(Ti dico, molto meglio: il mio matrimonio non è una festa, o lo è, intima, per me solo: sarà meglio che quella scimunitella sia lontana: tanto chiasso di meno).
VITTORIO (_piano_)
(E sia come vuoi! Io l'accompagno e torno in tempo...)
DARIO
(Ma no, non ne vale la pena: ci abbracciamo stasera, e verrai a trovarmi a Berlino. Ne riparleremo a pranzo...)
VITTORIO (_alla Paolina_)
Arrivederci, dunque...
PAOLINA
Buon giorno, signor Vittorio.
DARIO (_piano a Vittorio, accompagnandolo_)
(Paolina non sa nulla neppur essa?...)
VITTORIO
(No, nessuno. La bomba dovrebbe scoppiare domattina, secondo i disegni di Ninì). (_Gli stringe la mano ed esce_).
SCENA VI.
PAOLINA, DARIO.
DARIO (_fissa un momento Paolina, amorosamente, poi si reca dietro la sedia ove ella è seduta intenta al lavoro, e vi si appoggia coi gomiti_)
Sono stato al municipio. Poi ò dovuto recarmi anche dal Console... Una sequela di formalità... E così, Paolina mia, malgrado il mio affacendarmi, ci vorranno ancora otto giorni prima di essere marito e moglie. (_Si scosta_) Me ne dispiace, sai!... Però, ripensandoci, trovo che anche questi giorni di attesa irrequieta, di orgasmo febbrile, sono belli, ànno le loro attrattive. Non è vero?
PAOLINA (_cucendo, ad occhi bassi_)
Sì...
DARIO
Che fai?
PAOLINA
Non so... una gala qualunque...
DARIO
Con che interesse, con che furia! Non mi guardi neppure...
PAOLINA
Ti ascolto.
DARIO
Senti: non ti spiace di lasciare subito Milano e l'Italia?... Vuoi che passiamo la nostra luna di miele a Monza, nella mia villa?
PAOLINA (_vivamente, suo malgrado_)
No, no... andiamo lontano...
DARIO (_avvicinandosele, con passione_)
Sì, lontano da qui, soli soli... (_Pausa_) Otto giorni ancora! Dispiace anche a te quest'attesa?
PAOLINA
No... vorrei fossero di più...
DARIO
Perchè?
PAOLINA
Perchè avresti maggior tempo per riflettere... per pentirti, forse...
DARIO (_turandole la bocca colla mano_)
Non dirlo più!... Sempre queste tue malinconie... Su, su, lavorerai dopo... (_Le fa posare il cucito e le solleva la faccia_) Fammi un pò di compagnia, adesso, discorri un pochino. Lavorerai dopo al tuo corredo... quando sarai sola...
PAOLINA
Oh quando sono sola non lavoro più. Soltanto quando sei qui tu trovo il coraggio di occuparmi di questi preparativi...
DARIO
Ma perchè?
PAOLINA
Penso che è un sacrificio che tu fai... ma che all'ultimo momento ti mancherà la forza di compierlo... Penso che dovrei essere io, anzi, a togliertela questa forza... Ò tante cose da dirti... mi pare di aver tante cose da dirti... poi, quando tu sei qui, e mi parli così... (_Dario la bacia_) e mi baci così...
DARIO
Bambina! E non t'accorgi che con queste titubanze che sono una prova della tua grande delicatezza d'animo, tu mi infondi coraggio, invece, dato che ne occorra del coraggio... per conquistare la felicità... (_Per mutar discorso, si reca al fondo e osserva le vesti, ecc._)
Vediamo, vediamo un pò quello che ài preparato per le tue nozze...
PAOLINA (_a parte, convulsa_)
(Dio mio! perchè l'amore è così cieco?! Perchè non capisce?... Dio mio, risparmiatemi questa vergogna!...) (_Come risolvendosi_) Dario...
DARIO (_al fondo, si volge_)
Dimmi...
PAOLINA (_come se le tornasse a mancare il coraggio, dissimulando, rifacendosi_)
Che fai?
DARIO
Osservo le tue vesti. Ma sai che non paiono da sposa! Tutte scure, tutte serie... (_Ridiscende la scena_) Quando saremo marito e moglie me ne occuperò un poco anch'io della tua toilette; (_circondandola_) allora sarai più allegra, dovrai pure convincerti che non è un sogno il nostro, ma che avremo conquistata la felicità vera, per tutta la vita... (_Rimane a fissarla amorosamente. Entra Delfina dalla comune, rumorosamente_).
SCENA VII.
PAOLINA, DELFINA, DARIO.
DELFINA (_affannata_)
Eccomi qui. Oh Dario, come va?... Sono stata dalla sarta, dalla modista. È quasi tutto pronto... (_Con intenzione_) Quasi!...
PAOLINA
E la Ninì, e la Selene?
DELFINA
Ànno voluto assolutamente andare alle loro lezioni: che smania di studiare ànno quelle due ragazze! Dicevo dunque che tu, Paolina, ti sei scordata una cosa importante, anzi due.
PAOLINA
E quali?
DELFINA
Anzitutto i testimonî per le nozze. Ci ò pensato io. Ò scritto stamane un biglietto al Vercellini...
PAOLINA (_spaurita_)
Al Vercellini?!
DELFINA
Sì. Non lo si vedeva da un pezzo. Nota che egli non sa nulla del tuo matrimonio. Bisognava avvertirlo. Quanto poi all'essere il tuo testimonio, gli spetta di diritto.
PAOLINA (_c. s._)
Gli ài scritto, tu, stamattina? Gli ài detto di che si tratta?
DELFINA
No, ò voluto lasciargli la sorpresa: gli ò mandate due righe soltanto, per pregarlo di passare oggi...
PAOLINA (_con orgasmo crescente_)
E verrà?
DELFINA
Certo... lo spero, se non è malato... Ò pensato bene?
PAOLINA
No, non voglio!
DELFINA
Non vuoi?! Ma come? Il nostro migliore amico? (_A Dario_) Si figuri, signor Dario.... lei non lo conosce, nevvero? È il nostro amico più vecchio, più affezionato: sono vent'anni che frequenta la nostra casa... Sarebbe stata una vera mancanza di riguardo... (_alla Paolina_) Chissà che bel regalo ti farà!
PAOLINA (_agitata ognor più_)
Non voglio!
DELFINA
Già, io non l'ò mai capita questa tua antipatia pel Vercellini... e nata tutto a un tratto, poi! Quando eri una bambina gli volevi tanto bene!... (_Cambiando tono_) Poi ti eri dimenticata un'altra cosa.
PAOLINA (_quasi con ira_)
Quale?
DELFINA (_con una strizzatina d'occhi_)
Sta a sentire. Ò veduta dalla sarta una bella pezza di amoerro bianco... Le ò data la commissione...
PAOLINA
Di che?!
DELFINA
E me lo domandi? Della veste da sposa...
PAOLINA
Ma no, ma no!
DELFINA
Anche questo, no? Ma in chiesa come ci vuoi andare? (_A Dario_) Perchè andrete anche in chiesa, nevvero?
DARIO
Certamente.
DELFINA
Ci tengo sa? La religione va rispettata. E poi già è bella la cerimonia della chiesa. Vengono tutti i conoscenti, tutti i vicini di casa... Ebbene dunque: in chiesa ci si va in bianco...
PAOLINA (_quasi con disperazione che invano cerca dominare_)
Ma no... (_a Dario_) Non si era già tutto stabilito? Niente lusso, niente apparato?... Dario, tu me lo avevi promesso... (_In preda ad una agitazione che aumenta ognor più, passeggia la scena irrequieta, con una grande preoccupazione, non ascoltando neppur più Delfina_).
DELFINA
Oh caro cielo! Ecco le belle idee moderne!... Niente lusso, niente apparato! E noi povere mamme, che si vive in attesa di questo giorno... Oh! la propria figlia in veste da sposa, in chiesa! Una consolazione, un godimento, perchè si dice: eccola qua, guardatela, ammiratela, è il mio sangue...
PAOLINA
No, mamma, ti prego...
(_Dario ascolta, osserva tutto un po' stupito, sta per intervenire, ma Delfina continua_).
DELFINA
Oh, sarai mamma anche tu!... E poi già adesso è deciso! Una bellissima stoffa, e costa poco, relativamente. Vedrà signor Dario che non si spenderà molto. Una veste semplicissima veh! Poche trine sul davanti, (_agisce indicando_) un nœd qui sul fianco e una spilla di strass al collo.... (_Paolina le si è avvicinata, quasi per interromperla. Delfina continua la mimica su di lei_). Sulla testa il velo, lunghissimo, e i fiori d'arancio. (_Cava di tasca il fazzoletto bianco, lo attorciglia e fa per porlo come una corona sulla testa di Paolina, dicendo_) Sarà un effettone! (_Ma Paolina si schermisce, si svincola, si scosta, sdegnosa, e sta per prorompere quando compare Teresa alla porta del fondo_).
TERESA (_annunciando_)
Il signor Vercellini.
(_Paolina impallidisce, e rimane allibita_).
DELFINA (_andando verso la comune_)
Vengo, venga.
(_Teresa esce_).
PAOLINA (_con un grido_)
No!! (_e si precipita alla porta d'entrata, la chiude rapidamente e vi si mette dinanzi, ritta, colle braccia allargate quasi volesse sbarrarla tutta, fissando gli occhi terrorizzati su Dario_).
DARIO (_rimane un momento stupito, titubante, ma, comprendendo tutto, d'un tratto, una grande angoscia gli si dipinge sul viso. Pure, dopo un po' d'esitanza, quasi sperando ancora, riluttante a credere ciò che già à indovinato, fa un passo verso Paolina, e con un fil di voce le chiede_)
Paolina... che vuol dir ciò?...
PAOLINA (_angosciosamente, ma quasi solenne_)
Vuol dire, Dario, che non posso essere tua moglie! (_E vinta dall'emozione, impotente a reggersi più oltre, cade in ginocchio; poi vien meno e sta per cadere bocconi, ma Delfina, che è pur riuscita a vincere il suo stupore, accorre a lei e la sorregge, mentre Dario indietreggia, coprendosi la faccia con un senso d'orrore. Cala la tela_).
FINE DEL TERZO ATTO.
ATTO QUARTO
_La scena dell'atto precedente_.
SCENA I.
VITTORIO, NINÌ, poi CANTONI.
NINÌ (_sta chiudendo un baule posto in fondo alla scena_)
VITTORIO (_entra dalla seconda porta a sinistra_)
NINÌ
Siete stato dalla mamma?
VITTORIO
Sì.
NINÌ
È poco bene, nevvero?
VITTORIO (_dissimulando_)
Già, è poco bene... un po' d'emicrania...
NINÌ
Però potrà accompagnarmi alla stazione?
VITTORIO (_imbarazzato, c. s._)
Io credo...
NINÌ
Avete fatto bene a consigliarmi di non dirle tutta la verità... Colle sue idee, andare in una compagnia d'operette, le pare una gran cosa... Così è più tranquilla... Oh! adesso combiniamo tra di noi. Selene è uscita, ma tornerà a momenti. Io debbo andare in due o tre posti... ò qualche piccola spesa da fare... Sentite: voi mi aspettate qui? Quando siamo alla stazione per le due, basta?
VITTORIO
Sì.
NINÌ
Allora vado, e torno tra un'ora al più.
VITTORIO
Sta bene, vai.
(_Entra Cantoni_).
NINÌ
Oh signor Cantoni, che miracolo! Giunge in buon punto; così posso salutarla...
CANTONI
Partite?
NINÌ
Sì. Si faccia raccontare dall'Olgiati: ò furia. Se si trattiene arrivo in tempo a vederla ancora. (_Esce dalla comune_).
SCENA II.
VITTORIO, CANTONI.
CANTONI
E dunque? Io, ti assicuro, sono qui trasognato...
VITTORIO
Ed io no? È un tal miscuglio di comico e di drammatico, caro mio, che non mi raccapezzo più. Ma, intanto, come sei qui?
CANTONI
Sono stato da Dario, poichè non l'avevo veduto jeri sera: e mi à raccontato tutto. Gli ò chiesto di te: mi à detto che eri qui, e son venuto. Intanto non occorre dire che mi metto a tua disposizione, se c'è qualcosa da fare, se posso essere utile...
VITTORIO
Tutto quello che c'è da fare è di stare accanto a Dario perchè non commetta qualche sciocchezza. Tu come l'ài trovato?
CANTONI
Calmissimo in apparenza. Egli mi diceva: «Sai, io sono come quello che per miracolo è sfuggito ad una grande sciagura: passato il primo istante di sbigottimento, torno a respirare liberamente, mi sento rivivere.» Ma in realtà non è così. Dava le disposizioni per partire. Dice che vuol partire subito, che Milano gli è insoffribile...
VITTORIO
Già: ma sai perchè? À vergogna: teme il ridicolo... Capisci, succede in lui qualcosa di strano ma che si spiega perfettamente. Era un'idea fissa che lo guidava: «Paolina è degna di me; tutto il resto non mi riguarda.»
CANTONI
Ricordo il nostro colloquio, in casa tua, il giorno del famoso pranzo...
VITTORIO
Bravo! — Ma ora, ora, capisci, la benda gli è caduta dagli occhi: Paolina non è degna di lui! — Per Dario è stata una doccia; e adesso torna a ragionare, cioè sragiona come prima ma in senso inverso. «Che bestia sono stato!» dice in cuor suo «mi si ingannava, mi si tradiva!» E non crede più a nulla. Dubita della sincerità di Paolina, suppone che la madre sapesse tutto e cercasse di tradirlo, anche lei... Infine, vuol essere o parere troppo furbo, per compensarsi della ingenuità passata. E vuol fuggire, non vuol rivederla, Paolina, e finge una calma che non à, perchè si capisce che l'ama ancora quella... ragazza, chiamiamola così... E Dio faccia che non commetta pazzie!
CANTONI
Temi che si decida a sposarla ugualmente?
VITTORIO
Questo no. Ora à troppa paura del ridicolo. Jeri era un eroe; gli pareva di compiere una grande azione: salvare una sventurata in pericolo! Oggi non ardirebbe di uscir di casa, perchè in ogni uomo che incontra vede un ex-amante di Paolina. E questo non è, ne sono convinto.
Ma quel Vercellini...
VITTORIO
Quel Vercellini era un vecchio amico di famiglia... Ella lo conosceva da bambina... Rimasta orfana del padre, senza guida, senza cure, con quella madre là, figurati!... realmente ingenua, diciassette anni... Infine la solita storia! — Non sarebbe accaduto questo alla Selene o alla Ninì, sai? — Paolina, quando potè misurare tutta la gravità del fallo (che nascose a tutti, gelosamente, e che per fortuna non ebbe conseguenze) chiese a quel furfante una riparazione; egli le rispose offrendole... un matrimonio morganatico.
CANTONI
E tutto ciò come lo sai?
VITTORIO
Paolina lo scrisse a Dario jeri sera.
CANTONI
Di questo non mi à detto niente...
VITTORIO
Già; perchè non ci crede.
CANTONI
E tu ci credi?
VITTORIO
Io sì. Scusa: ella si era imbattuta in un cieco come Dario: poteva tacere, lasciarsi sposare. À confessato! Vuol dire che è buona e onesta e sincera!
CANTONI
E le sorelle?
VITTORIO
Non sanno nulla. La madre sentì risvegliarsi in sè stessa un senso di pudore, di vergogna, a modo suo, e celò ogni cosa a Selene e Ninì. E la Ninì aveva in pronto per stamane una famosa bomba: va a cantare l'operetta! — Neanche a farlo apposta! — Soltanto, dietro mio consiglio, non disse tutta la verità: fece credere che va a cantar da mezzo soprano al Bellini di Napoli, scritturata telegraficamente per supplire una collega fischiata.
CANTONI
E là madre diede il permesso?
VITTORIO
C'era poco da permettere: la Ninì quello che vuole, vuole. D'altronde, le balenò un'idea che le parve meravigliosa nel suo piccolo criterio. Lasciare Milano: qui non à più nulla da sperare: dunque, è un bene che la Ninì se ne vada; e magari anche la Selene! Rimasta sola con la Paolina cercherà d'indurla a seguir le sorelle e a trasferirsi altrove. E allora dice alla Selene di seguire la Ninì. E per tutta salvaguardia le fa accompagnare dalla fantesca, una donna fidata che ànno in casa da varî anni. La Selene, come puoi credere, non si fa pregare: soltanto, si dà premura di avvertirne quel vecchio marchese rimbambolato. — E così tra un'ora, se vuoi ammirare un quadretto di genere degno del Favretto, vai alla stazione: e nel treno di Roma, in un comparto di 1ª classe, vedrai Ninì, Selene, il marchese e la serva. E questa è la fine delle vergini!
CANTONI
Che fine... immatura!
VITTORIO
Ed ora, amico mio, ti prego, torna a Dario, stagli vicino.
CANTONI
Ci corro.
VITTORIO
A proposito. Digli che sono qui finchè ò... fatta la spedizione per Napoli, ma che non parto.
CANTONI
Dovevi partire?
VITTORIO
Dovevo accompagnare la Ninì. Ma tu capisci bene che non ò nessuna voglia di farlo, adesso.
CANTONI
Lo capisco perfettamente.
VITTORIO
Anzitutto non posso lasciare Dario: se proprio si deciderà a partire, lo accompagnerò a Berlino. E poi... te lo confesso... voglio far qualcosa anche per la Paolina. Povera ragazza, mi fa pietà; trovo che è degna di tutta la commiserazione. (_Accompagnandolo_) Ci vediamo in casa di Dario, tra poco.
CANTONI
Sta bene. Addio.
VITTORIO
Addio.
(_Cantoni esce_).
SCENA III.
VITTORIO, poi PAOLINA.
(_Vittorio accompagna Cantoni sino all'uscita. Intanto Paolina appare alla porta di sinistra, e vedendo Vittorio si sofferma timida, vergognosa. Egli allora si dirige a lei, e le porge la mano. Paolina lo guarda per un momento, stupita. Vittorio le prende la mano e la stringe affettuosamente tra le sue, fissandola negli occhi, benevolo_).
PAOLINA (_con un fil di voce, commossa_)
Lei mi porge la mano, signor Vittorio?
VITTORIO
Sì: e vi prego di ritenermi il vostro migliore amico. (_La trascina dolcemente al divano e la fa sedere, sedendole accanto_).
PAOLINA
Oh, grazie, grazie per queste sue parole. Ora posso lusingarmi di essere stata compresa, almeno da lei... Perchè non desidero altro ormai: di non essere disprezzata, di non essere creduta una malvagia che voleva ingannare l'unico uomo che ò amato con tutta l'anima mia... Egli mi disprezza forse... egli crede forse ch'io sia stata...
VITTORIO
Oh! no, Paolina. La vostra confessione, se impedisce a Dario di compiere quello che era il suo sogno, non gli dà il diritto che a compiangervi. Dario è oggi infelice quanto voi, forse più di voi. Questo colpo lo à annichilito. Egli non ragiona più, non riflette più... à perduta la testa... Pensa a fuggire, lontano da qui, dove aveva intravveduta la suprema delle felicità, dove invece si è trovato ad un tratto colpito dal più crudele dei disinganni.
PAOLINA
E sono io la causa di tutto ciò! Dio mio. Dio mio, avrei dovuto disingannarlo subito, avrei dovuto dirgli sino dal primo giorno...
VITTORIO
Ah, sì, figliola mia: sarebbe stato meglio per voi, per la vostra felicità, forse...
(_Paolina scoppia in pianto, singhiozza affannosamente_).
VITTORIO (_cercando confortarla_)
Paolina, Paolina...
PAOLINA (_a voce interrotta, singhiozzando_)
Io lo sapevo bene che non potevo essere sua moglie... Ma egli mi credette buona, onesta, degna di lui... Ò cominciato ad amarlo appunto per questo, perchè mi trattava bene, perchè mi mostrava del rispetto... mentre tutti gli altri... (_Pausa_) Avrei dovuto trovarlo prima, lo so, il coraggio di dirgli il mio segreto, di svelargli che non ero quella che mi credeva. Oh! che sforzi ò fatto per trovarlo questo coraggio, sino dal primo giorno. Ma egli mi parlava con tanto amore... «Tu sei buona, mi diceva, sei onesta, non puoi più rimanere in questo ambiente, almeno per ora, per qualche tempo, finchè avremo rimediato al male che ti circonda adesso... e a cui tu ài saputo sfuggire!» Egli mi diceva così... Era il primo uomo che mi stimasse, il primo che non mi dicesse delle cose orribili... Ed io avrei dovuto rivelargli la verità! Pensi, pensi che supplizio! C'erano persino dei momenti in cui finivo per convincermi che questo bel sogno si poteva realizzare, che io avrei potuto essere la moglie buona, onesta, innamorata che egli sognava!... (_Esaltandosi_) Ma jeri! jeri! venne lui, quell'infame... e stava per entrare, avrebbe stretta la mano di Dario, del mio Dario adorato... Ah! allora l'ò trovato il coraggio, non ò più avuto vergogna... ò sentito che non avrei arrossito in quel momento confessando la mia sventura... E l'ò fatto... e ò benedetto Iddio che mi à data la forza di farlo... tardi, ma ancora in tempo!... (_Scoppia di nuovo in singhiozzi, nascondendosi la faccia tra le mani_).
VITTORIO (_dopo una pausa, commosso_)
Orsù, figliola mia, non crucciatevi così... non piangete più... Pensiamo piuttosto al da farsi: ve l'ò detto, voglio essere il vostro migliore amico, voglio far qualcosa per voi... Sentite... nelle condizioni d'animo e di spirito in cui Dario si trova, non vi consiglierei neppur di tentare di rivederlo... adesso...
PAOLINA
Oh! non lo tenterò... glielo giuro!...
VITTORIO
Lo dico per voi... vorrei risparmiarvi nuove emozioni... avete bisogno di essere calma... oggi specialmente... Fra poco saranno qui la Ninì e la Selene, dovete nascondere il vostro affanno... Via, Paolina, asciugate i vostri occhi... dissimulate... non fatevi scorgere così... lasciate che partano... poi, rimasti qui noi soli, vedrete che, con calma, troveremo — decideremo...
PAOLINA (_alzandosi, sforzandosi di essere calma_)
Sì, sì... lo vede... sono calma... sono tranquilla... Dopo tutto, signor Vittorio, non ò il diritto di esserlo? La mia coscienza non mi rimprovera nulla... So che, onestamente, Dario non può rimproverarmi di nulla... non l'ò tradito, non l'ò ingannato, come avrei potuto farlo se fossi stata meno onesta... (_Commovendosi ancora_) se l'avessi amato meno...
NINÌ (_di dentro_)
Per di qua, per di qua.
VITTORIO (_a Paolina_)
Paolina, dissimulate, ve ne scongiuro.
(_Entra Ninì, seguita da un fattorino_).
SCENA IV.
PAOLINA, VITTORIO, NINÌ, un FATTORINO poi SELENE, poi DELFINA.
NINÌ (_introducendo il fattorino_)