Le vergini: commedia in quattro atti
Part 1
MARCO PRAGA
Le vergini
COMMEDIA IN QUATTRO ATTI
IV EDIZIONE
MILANO L. OMODEI ZORINI, Editore Portici Settentrionali, 23 1896
PROPRIETÀ LETTERARIA
Milano, Tip. degli Esercenti, Via Vincenzo Monti, 31
PERSONAGGI
DARIO. VITTORIO OLGIATI. CORRADO CANTONI. VERCELLINI. MARCHESE ZOPPI. COZZI. MERATI. DELLÀGO. DELFINA. PAOLINA. NINÌ. SELENE. TERESA. DOMENICO. UN FATTORINO.
_Milano. — Epoca attuale._
ATTO PRIMO
_Salotto in casa di Delfina. Porte ai lati e al fondo. Sul davanti, a destra una tavola e due poltrone, a sinistra un divano. In fondo, in un angolo, il pianoforte coi lumi accesi. Sulla tavola pure una lucerna accesa. Arredo semplice, senza distinzione._
SCENA I.
VERCELLINI, DELFINA poi NINÌ.
VERCELLINI (_seduto, legge un giornale_)
DELFINA (_entra dalla sinistra_)
VERCELLINI
Oh brava, è qua? Così la saluto e me ne vado.
DELFINA
Digià? Scusi sa, se l'ò lasciato solo. Avevo tante faccenduole... Noi siamo in confidenza, nevvero? Ma perchè va già via?
VERCELLINI
Che vuol che ci faccia qui? Ora verranno i suoi invitati...
DELFINA
No no, gli è che lei non è più il nostro buon amico d'una volta. Si lascia veder raramente, di sfuggita... Si direbbe che lo fa per dovere...
VERCELLINI
La sua casa è cambiata, cara signora Delfina... Ora si è messa in grande, riceve molta gente, molta gioventù... Io mi ci troverei a disagio...
DELFINA
Ma lei è pur sempre il nostro vecchio amico Vercellini, il collega del mio povero Benedetto, che mi à assistita nei brutti momenti della vita... Io non dimentico i suoi benefici... Caro cielo... ora le figliole sono grandi, bisogna che mi dia un pò d'attorno per maritarle...
VERCELLINI
Già, già... E Paolina?
DELFINA
Paolina sta facendo un pò di toilette...
VERCELLINI
Non mi vuol vedere più, assolutamente.
DELFINA
È il suo carattere... è una selvaggia, proprio.
VERCELLINI
Però quando arrivano i vostri nuovi amici, allora...
DELFINA
Che che! Ci vogliono delle lunghe preghiere per indurla a lasciarsi vedere un poco; e se usciamo, ella rimane in casa... Infine, pare lei la mamma ed io la figlia...
VERCELLINI
E la lasci fare...
DELFINA
Ma no perchè si può credere che io abbia delle preferenze.... E poi compromette la riuscita dei miei disegni, l'avvenire delle sue sorelle, della Ninì specialmente che à tanto ingegno...
NINÌ (_fa capolino alla porta di sinistra, in corsetto bianco, mezzo svestita_)
Mamma... Oh! buona sera signor Vercellini, buona sera!
VERCELLINI
Avanti, avanti, piccina, vieni a stringermi la mano...
NINÌ
Le pare! Sono ancora in deshabillé. Mamma, non trovo il mio pettine di tartaruga. Sai dov'è?
DELFINA
Ma cara mia, non lo so. Ài chiesto a Teresa?
NINÌ (_sempre sulla soglia nascondendosi a mezzo_)
No. Teresa? Teresa?
DELFINA (_accorrendo a lei_)
E intanto stai lì, così svestita... Ti prenderai un raffreddore... Non ài proprio nessuna cura della tua voce...
(_Suono di campanello_)
NINÌ
Uh! qualcuno di già. Buona sera, signor Vercellini, buona sera. (_Scompare_)
VERCELLINI
Addio, piccina.
DELFINA
Che testolina sventata! Ma c'è un tesoro in quella testolina...
VERCELLINI
Arrivederci dunque.
DELFINA
Se ne va proprio? Mi raccomando, si lasci vedere un pò più di frequente.
(_Si avviano verso la comune, a destra, e s'incontrano in Vittorio e Cantoni che entrano. Vercellini s'inchina ed esce_).
SCENA II.
DELFINA, VITTORIO, CANTONI.
DELFINA
Oh! il signor Olgiati!
VITTORIO
E non solo. Valendomi del permesso che ella mi à dato tante volte, ò condotto con me e le presento un mio carissimo amico: il Dott. Corrado Cantoni.
DELFINA (_goffamente_)
Ben felice! ben felice!
VITTORIO
È arrivato jeri l'altro da Berlino dopo varî anni d'assenza... ò il compito di introdurlo nella buona società e, naturalmente, (_ironico_) ò pensato subito a lei...
DELFINA
Troppo buono, signor Olgiati... (_a Cantoni_) È venuto ad annoiarsi... vorrà compatire...
CANTONI (_un pò stupito_)
Signora, la prego anzi di perdonare l'ardire: ma Vittorio mi assicurò che mi verrebbe scusata questa mancanza alle più elementari regole...
VITTORIO (_piano, toccandogli il gomito_)
(Tira via, tira via, dàlle i dolci...)
CANTONI (_sempre più stupito_)
So che à delle belle signorine: mi sono permesso di portar loro dei dolci... (_le porge una scatola_).
DELFINA
Sono veramente confusa... (_va a posar la scatola_).
VITTORIO
E serviranno da carta da visita per la Selene e la Ninì.
CANTONI (_piano a Vittorio_)
(Se io ci capisco un'acca...)
VITTORIO (_piano a Cantoni_)
(Stai buono, capirai dopo...)
DELFINA
Debbo far loro tante scuse... Le mie figliole sono ancora occupate alla loro toilette...
VITTORIO
E lei faccia come se noi non ci fossimo. Eravamo diretti alla Scala. Ma poi abbiamo trovato che improvvisamente, e come di solito, si fa riposo. Allora ò detto al Cantoni: Vieni con me qui vicino, dalla signora Tossi. Ecco perchè siamo qui un pò prestino. Ma noi sappiamo fare tutte le debite concessioni alla toilette femminile. Ed anche lei signora Delfina, non si disturbi per causa nostra. Io già sono di casa, nevvero? e Cantoni deve considerarlo come un vecchio amico, poichè è amico mio e amicone di Dario mio cugino.
DELFINA
Ah sì? del signor Dario?
CANTONI
Abbiamo vissuto insieme, lungamente, a Berlino. Fummo compagni di studï...
DELFINA
Ah, è ingegnere, anche lei?
CANTONI
No, medico...
VITTORIO
Famoso!
DELFINA
Allora approfitto del permesso e vado ad avvertire le mie figliole... Qui ci sono dei sigari, dei giornali, facciano come in casa loro... (_si avvia_)
VITTORIO
E i dolci??
DELFINA (_ritornando_)
Ah sì!
VITTORIO
Ma perbacco!
DELFINA (_prende la scatola ed esce_)
SCENA III.
VITTORIO, CANTONI.
VITTORIO
I dolci, capisci, è necessarïssimo che vengano presentati insieme al tuo nome. Ti renderanno subito simpatico.
CANTONI
Oh, adesso mi darai qualche spiegazione: perchè tu mi ài preso per mano come una fata del buon tempo antico, e mi ài condotto qui, senza dirmi nulla, come in un palazzo incantato.
VITTORIO
Ti ò però detto che non ti saresti annojato... (_accende un sigaro_).
CANTONI
Questo lo vedrò...
VITTORIO
Devi averlo già capito, dal modo come ti ò presentato, e dall'aspetto della padrona di casa. Lo vedi: ti ò condotto qui, senza essere preannunciato... (_si sdraja su di una poltrona_).
CANTONI
E dunque?
VITTORIO
Che vuoi che ti dica? È una casa sui generis...
CANTONI
Il che non significa nulla.
VITTORIO
Significa che non è una casa come tutte le altre... Quello poi che à di diverso dalle altre è... più difficile a spiegarsi.
CANTONI
La famiglia è composta?...
VITTORIO
Dalla madre, che ài visto, vedova...
CANTONI
Vedova?
VITTORIO
Autenticamente vedova, perchè c'è chi ricorda l'ottimo e defunto signor Tossi, impiegato al catasto. Quello che usciva quando noi entrammo, per esempio, è un certo Vercellini, un vecchio amico di casa, collega del defunto, che viene qui qualche volta a prendere il caffè, dopo pranzo, e se ne va appena arrivano i frequentatori più... moderni della casa. Dunque la madre, ò detto; poi ci sono tre figliole: la maggiore, Paolina, à tutte le caratteristiche esteriori di quelle fanciulle che si dicono comunemente di _buona famiglia_. Riservata, modesta, taciturna...
CANTONI
Genere nojoso.
VITTORIO
Sì; ma c'è di buono che non si vede quasi mai: è come non esistesse: è la massaja di casa. Non interessa, ma non disturba...
CANTONI
Le altre due?...
VITTORIO
Le altre due, Selene e Ninì, sono la parte tipica della famiglia, la Ninì specialmente, un folletto di diciassette anni, bellissima, simpaticissima, allegra, piena d'ingegno. Queste due sono... le vergini... Non spaventarti... è un nomignolo...
CANTONI
Oh, e perchè gliel'ànno dato?
VITTORIO
Perchè... se lo meritano...
CANTONI (_stupito, senza capire_)
Che bella ragione!
VITTORIO
Già, se lo meritano... quantunque non paja.
CANTONI
?
VITTORIO
Ecco: tu devi considerarle come due signorine da marito — come ce ne sono tante, pur troppo! — ma aver ben presente invece, sempre, che viceversa sono di quelle signorine...
CANTONI
Che non si sposano.
VITTORIO
Già, che non si sposano! Ma, bada, solo perchè le convenienze, i riguardi sociali, impongono di non sposarle. Che, effettivamente, nessuno può dire, o dice, o direbbe alcunchè sul loro conto, dal lato della loro onestà... dirò meglio, dal lato della loro... purezza.
CANTONI
Sì, ma...
VITTORIO
D'accordo! Sì, ma. In questo ma sta la vera ragione del perchè non si sposano le sorelle Tossi.
CANTONI
Vale a dire?
VITTORIO
Vale a dire nulla. È un _ma_ con dei puntolini, che non à nè può avere continuazione. Il più ardito, o il più pettegolo, o il più maligno tra gli uomini, io per esempio, ti dirà tutt'al più: ma... sono ragazze che vanno attorno sole (e bada, parlo sempre della Ninì e della Selene, chè Paolina non fa neppur questo); che ricevono in casa soltanto uomini, anzi soltanto giovanotti; che vanno in teatro accompagnate sempre dalla mamma, è vero, ma col terzo e col quarto; che si susurra di aver riconosciute all'ultimo veglione sotto un domino cilestre non abbastanza impenetrabile... E così? ribatterai tu: si sa che queste ragazze abbiano un amante? No. Si sa che qualcuno possa dire o abbia detto di averne ottenute le grazie? No. Oh! e allora?... Allora il mondo che è un gran filosofo e un grande aristarco, conclude: è appunto per questo che nella mia grande bontà e indulgenza le chiamo _le vergini_, ma sposatene una e ne rideranno anche i comignoli!
CANTONI
Ma tutti quelli che vengono per casa non ànno che dei rapporti di pura amicizia?
VITTORIO
O di gran confidenza. Sai, si vien qui, si passa la sera, allegramente, come diversivo ai ricevimenti d'etichetta. Sei presentato oggi; domani, se non ti accomoda, non ci torni più; o ci torni dopo tre mesi, e sei ricevuto a braccia aperte, purchè porti una scatola di dolci o una chiave di palco.
CANTONI
E la madre?
VITTORIO
La madre cerca un marito alle figliuole, in buona fede, convinta di trovarlo un dì o l'altro, specialmente per le due maggiori: disposta tutt'al più a concedere alla Ninì di dedicarsi all'arte del canto, per non privare le scene di una nuova Patti.
CANTONI
In buona fede, dici tu?
VITTORIO
Certo! Poichè dopo tutto ella considera che la condotta delle sue figliole è regolare e illibata. E infatti, se dài un bacio, ti guarderai bene dal darlo altro che sulla mano... a meno che ti riesca di darlo quando nessuno ti vede. Se porti un regalo, saranno unicamente dei fiori o dei dolci: potrai anche offrire una veste, ma a patto tu dica che si tratta di una stoffa speciale che un amico ti à mandato dalla China. Se inviti a pranzo, per non avere un rifiuto, devi dichiarare che si festeggia il tuo compleanno, non importa poi se si ripete due volte in un mese. E così, come vedi, si salvano le apparenze. E se la signora Tossi non osa di andare in società colle sue figliole, à il diritto però di essere rispettata e trattata bene dalla società che riceve. Ti convince?... Di' fuma pure, sai! metti di essere in casa tua.
CANTONI (_vedendo avvicinarsi Delfina_)
Oh! la vecchia.
VITTORIO
Eh, non scomodarti.
CANTONI
Ma c'è una delle figliole. (_Entrano Delfina e Selene_)
SCENA IV.
DELFINA, SELENE, VITTORIO, CANTONI.
DELFINA
Quante scuse dobbiam loro! Li abbiamo fatti attendere molto.
VITTORIO (_sempre sdrajato sulla poltrona_)
Le pare!
DELFINA
Signor Cantoni, le presento una delle mie figlie: Selene.
CANTONI (_s'inchina_)
Signorina...
SELENE (_disinvolta ma un po' sostenuta, gli porge la mano con fare molto distinto. È abbigliata elegantemente_)
VITTORIO
Buona sera, Selene.
SELENE
Ah! siete qui? Buona sera...
VITTORIO
Come siete bellina...
SELENE
Sì?
DELFINA (_a Selene_)
Bada. (_Le si avvicina e le raggiusta un nastro_) Signor Olgiati, non à uno spillo?
VITTORIO (_si toglie uno spillo dal risvolto dell'abito e glielo porge senza alzarsi_)
Ò sempre con me ciò che può occorrere alle signore...
DELFINA
È un tesoro lei! Che buon marito sarebbe...
VITTORIO (_ridendo_)
Crede? E chissà che non mi decida ad ammogliarmi!...
DELFINA (_piano a Selene mentre le raggiusta la gala_)
(Dio volesse!)
SELENE (_piano a Delfina_)
(Sì, aspettalo quello lì. L'altro cos'è?)
DELFINA (_c. s._)
(È un medico. Non so se sia ricco).
CANTONI (_piano a Vittorio_)
(Mi par molto sostenuta questa!)
VITTORIO
(Aspetta, lascia che si riscaldi l'ambiente).
DELFINA
Ecco fatto. Ed ora vado in cerca di Ninì.
(_Esce_)
SELENE (_si reca dietro la poltrona di Vittorio e si appoggia coi gomiti allo schienale_)
E così, che c'è di nuovo?
VITTORIO (_sollevando la testa a guardarla_)
L'amico mio, ch'è un ragazzo simpaticone, e mi à già susurrato che siete bella come un amore... E voi che avete di nuovo?
SELENE
Nulla.
VITTORIO
Troppo poco. E la Ninì dov'è?
SELENE
Non so. Scrive, credo.
VITTORIO
La sua piccola corrispondenza. E la Paolina?
SELENE
Chi ne sa niente della Paolina? Fa l'innamorata...
VITTORIO
E lo è, probabilmente!
SELENE
Di chi?
VITTORIO
Non so; di me, per esempio.
SELENE (_si stacca dalla poltrona e si avvicina al Cantoni_)
Lei è amico del signor Dario?
CANTONI
Molto amico.
SELENE
E arriva anche lei da Berlino?
CANTONI
Da jeri, signorina. Dario mi aveva preceduto, ma ci ritorneremo assieme...
VITTORIO (_a parte_)
(«Signorina!» Malgrado il mio discorso non à ancora capito niente!) (_Entra Ninì_).
SCENA V.
NINÌ, SELENE, VITTORIO, CANTONI.
NINÌ (_entra dal fondo, affrettata, colla bocca piena di dolci, mangiucchiando. È in veste chiassosa, un po' scollata_)
Oh! signor Vittorio! (_Gli dà una forte stretta di mano_) Che buoni marrons mi avete portati.
VITTORIO (_alzandosi_)
Pardon! Li à portati l'amico mio, il dott. Cantoni, che vi presento.
NINÌ (_stringendogli la mano_)
Buonasera. (_Gli dà un'occhiata, lunga, esaminatrice, poi si volge a Vittorio_) Che ne dite della mia toilette?
VITTORIO
Molto graziosa. È un gran ricevimento dunque, stasera?
NINÌ
Ò una gran voglia di ballare. (_Al Cantoni_) Suona il piano lei?
CANTONI
Un pochino.
NINÌ
Abbastanza per far ballare? (_Intanto si è messa a cercare sul tavolino, tra i giornali_). Di tutti quelli che vengono qui non c'è che il Cozzi che sappia suonare; è una disperazione...
VITTORIO (_piano_)
(Che cosa cercate?)
NINÌ
Il _Secolo_. Volevo veder una cosa... Non c'è.
SELENE (_come assalita da un'idea cerca il «Corriere» e trovatolo si mette a leggere in quarta pagina_)
NINÌ (_al Cantoni_)
Non à il _Secolo_, signor Cantoni?
CANTONI
Credo, nella mia pelliccia... (_Esce_)
VITTORIO (_alla Ninì_)
Il _Pungolo_ o l'_Italia_ non vi servono?
NINÌ
No...
VITTORIO
Ah! ah! bada, son geloso, Giovannina...
NINÌ
Non mi chiamate così!
CANTONI (_rientrando, porge un giornale alla Ninì_)
Ecco, signorina.
NINÌ (_lo fissa un momento, stupita_)
Grazie. (_Prende il giornale e cerca in quarta pagina_).
VITTORIO (_piano al Cantoni_)
(Insomma, vuoi smetterla di chiamarle _signorina_?)
CANTONI
(O come debbo dire?)
VITTORIO
(Ninì, Selene, tout court. Ti vuoi compromettere!)
CANTONI
(Come?!)
VITTORIO
(Ma già: a sentirsi chiamar _signorina_, crederanno che tu le prenda troppo sul serio, si faranno delle illusioni, vedranno in te un marito... Non è quello che vuoi, spero!)
CANTONI
(No davvero! Ma che cosa cercava sul _Secolo_?)
VITTORIO
(Ciò che l'altra cercava sul _Corriere_. Una corrispondenza amorosa. Quella è più aristocratica: questa è più borghese, anzi più repubblicana... in amore!)
(_Intanto sono entrati: Cozzi, Merati e Dellago. Ninì e Selene ànno risalita la scena e parlano con essi al fondo. Poi entra il Marchese Zoppi, vecchio tinto, una caricatura_).
NINÌ
Oh! buona sera Marchese, buona sera Marchese!! (_Gli porge le due mani e gli saltella davanti_).
VITTORIO
Comincia a venir gente...
CANTONI
Oh oh! quel vecchietto lì chi è?
VITTORIO
Un curioso tipo. Un eterno giovinetto che non à ancora rinunciato a corteggiare le donne. Ormai è tornato agli amori platonici e, capirai, questo è il luogo per lui.
CANTONI
Come si chiama?
VITTORIO
È il marchese Zoppi. Qui è la seconda o la terza volta che ci viene... ma, come vedi, per la Ninì è già un vecchio amico. Vieni che ti presento alla società.
(_Il gruppo del fondo s'è posto attorno al piano: le discussioni sono animatissime. Risa, ecc. Qualcuno accompagna col canto la canzone di Carulì che il Cozzi accenna sul pianoforte. Vittorio e Cantoni si recano al fondo e si vede il primo presentare il secondo agli altri. Entrano: Dario dalla comune e Delfina dalla sinistra_).
SCENA VI.
DELFINA, NINÌ, SELENE, DARIO, VITTORIO, IL MARCHESE, COZZI, MERATI, DELLAGO, poi PAOLINA.
DARIO (_entra e si guarda attorno un momento_)
DELFINA (_dalla sinistra, andandogli incontro_)
Oh signor Dario, come sta?
DARIO
Bene, grazie. Quanta gente! E le sue figliole?
DELFINA
Sono là...
DARIO
Anche la Paolina?
DELFINA
No, è ancora nella sua stanza. Ora la chiamo.
DARIO
Non la disturbi.
DELFINA
Che! Quando c'è lei, ci viene volentieri qui. Loro due ànno un carattere che si rassomiglia. Stanno bene assieme. (_Esce_).
DARIO (_si reca al fondo, saluta Vittorio, Cantoni e gli altri_)
MERATI (_discendendo la scena col Dellago_)
(E così, sei riuscito?)
DELLAGO
(Un poco: ma il mio scopo sarebbe di fare una _partie carrée_. Se venissero tutte due ci si divertirebbe un mondo).
MERATI
(È difficile: perchè l'una fa ogni cosa sua di nascosto dell'altra...)
DELLAGO
(E poi quella madre sempre alle costole... è insoffribile!...) (_Seguitano a parlare tra di loro e risalgono la scena_).
PAOLINA (_entra dalla sinistra e si sofferma un momento ad osservare_)
DARIO (_la scorge subito, ridiscende la scena e le vien vicino, premuroso_)
Come va, Paolina?
PAOLINA
Buona sera signor Carocci.
DARIO
Come siete bella, stasera.
PAOLINA
Per carità!...
(_Entra anche Delfina e rimane al fondo a discorrere cogli altri_).
DARIO
Non è un complimento. (_Le prende le mani, siedono entrambi sul divano_). Vi dico che siete molto bella perchè trovo che la siete. Così, quando vi dico di volervi bene potete crederlo, che non è una delle solite banalità...
PAOLINA
Perchè sa dirlo con belle parole...
DARIO
No: perchè dico quello che penso. Da un mese soltanto io vengo in casa vostra: ma come io credo di avervi conosciuta bene, e perciò vi apprezzo e vi stimo, così dovreste aver conosciuto me, e stimarmi un pochino. Dovreste aver capito che non sono come tutti gli altri... Non per merito mio, non ch'io sia migliore degli altri: ma perchè ò avuta una giovinezza molto triste che mi à dato una grande serietà anzitempo...
PAOLINA
Me la racconterà qualche giorno la sua vita...
DARIO
Sì... è una storia poco allegra: la storia di quelli che rimangono orfani bambini, che son cresciuti senza il sorriso della mamma, in un collegio, poi lontano dalla patria, volontariamente, per togliersi dai luoghi che ricordano orribili sciagure... Forse c'è qualche punto di contatto tra la mia giovinezza e la vostra...
(_Al fondo scoppiano grandi risate, discussioni animatissime_).
DARIO (_come ridestandosi_)
È Vittorio che tien pulpito, sempre...
PAOLINA
È tanto allegro: ne à sempre qualcuna di nuove.
DELFINA (_al fondo in tuono di rimprovero_)
Signor Vittorio, signor Vittorio, via, mi raccomando!...
VITTORIO
Ma si parla dell'amore, nulla di più morale dell'amore.
NINÌ
E nulla di più morale del matrimonio!
VITTORIO (_avanzandosi, seguito dagli altri_)
Ecco qua: sentiamo il parere di Dario, che è un uomo serio. Dimmi: il prender moglie non è una grande sciocchezza?
DARIO
Forse! ma quante sciocchezze non si commettono più quando si è ammogliati!...
VITTORIO
Lo credi? Però, bada, c'è questo inconveniente: che qualche volta l'uomo cessa di far delle sciocchezze quando prende moglie: ma la donna, molto spesso, comincia a farne quando prende marito...
MARCHESE
Un momento, un momento: su questo punto lasciate giudicare a me che delle mogli ne ò avute due...
NINÌ
O poveretto!
MARCHESE
Sicuro, sono vedovo due volte. Ebbene... non chiedetemi di più...
VITTORIO (_a parte, ma abbastanza forte per essere udito_)
Che bestia!
MARCHESE (_lo guarda colla coda dell'occhio un po' dubbioso, poi continua_)
Credete a me, figliuoli, finchè siete in tempo, non prendete moglie. (_Tutti ridono_).
DARIO
Tuttavia l'amore...
NINÌ
Oh per carità non la mi cominci una delle solite sue discussioni tedesche. Io voglio ballare... Signor Vittorio, mi faccia ballare... Chi ci suona una polka? Ah! il signor Cantoni...
CANTONI
Se mi riesce...
NINÌ
Sì, sì... (_lo trascina al piano; tutti li seguano fuorchè Dario e Paolina_).
MARCHESE (_trattenendo Vittorio, bonariamente_)
Scusi: un momento fa, quando io parlavo, ella à esclamato: che bestia! — Non lo diceva a me, nevvero?
VITTORIO
Le pare, marchese! Lo pensassi anche non oserei mai di dirglielo.
MARCHESE (_soddisfatto_)
Ah! (_Gli stringe la mano_). Poichè lei è tanto gentile, senta, vorrei chiederle uno schiarimento. Lei è pratico della casa, nevvero? conosce a fondo questa famiglia...
VITTORIO
Oh Dio... a fondo... relativamente.
MARCHESE
Le dirò, in confidenza: Selene è una bellissima ragazza...
VITTORIO
Ma sicuro... ed ella à un debole per lei... lo confessi marchese...
MARCHESE
Perchè no? Vorrei sapere... Ecco... è difficile a dirsi... non vorrei che interpretasse male la mia domanda...
VITTORIO
Dica, dica...
MARCHESE
Vorrei sapere... Ripeto, lo domando a lei, perchè conosce meglio di me la famiglia... Io mi ci raccapezzo poco...
VITTORIO
Credo di essere entrato nello spirito della cosa. Permetta una domanda. Lei è molto lontano dall'idea di ammogliarsi una terza volta?...
MARCHESE
Oh Dio, secondo. La primissima gioventù è passata: d'altronde... la solitudine non mi va; se si trattasse di accasarmi, per far una vita quieta, tranquilla...
VITTORIO
È l'affar suo, allora...
MARCHESE
Crede proprio? Da amico?
VITTORIO
Da amico! Selene è fatta apposta per lei.
NINÌ (_al fondo_)
Signor Olgiati...
VITTORIO
Vengo, vengo...
MARCHESE (_porge la mano a Vittorio_)
VITTORIO (_al marchese_)
Ci pensi. (_Il Marchese si allontana_).
VITTORIO (_lo osserva in aria canzonatoria, poi si dirige a Paolina_)
Si può salutarvi? Ma davvero che mio cugino, se à il merito di avervi ricondotta un poco tra di noi, in società, dove non vi lasciavate veder mai, à poi il gran torto di ipotecarvi tutta a suo favore...
(_Cantoni tocca i primi accordi di una polka_).
PAOLINA
Si discorreva...
VITTORIO
Oh! naturalmente; e di cose molto serie... non c'è da essere in pensiero: ma ciò non toglie che in un modo o nell'altro vi rendete terribilmente preziosa...
NINÌ (_dal fondo_)
Olgiati!
VITTORIO
Vengo, vengo. (_Alla Paolina_) Voi, già, non ballate?
PAOLINA (_si schermisce_)
VITTORIO
Suvvia: un solo giro non fosse che per non lasciarvi compromettere troppo da Dario...
PAOLINA (_aderisce a malincuore, si alza e dà il braccio a Vittorio_)
VITTORIO (_piano a Dario_)
(Te la riporto subito).
(_Vittorio e Paolina si avviano al fondo_).
NINÌ (_accanto al piano, al Cantoni_)
No, no, suona anche lei come un tedesco. Ci suonerà Beethoven, dopo, quando saremo stanchi. Cozzi, suonate voi un pochino.
(_Il Cozzi si mette al piano e suona. Il Cantoni ridiscende la scena e viene accanto a Dario. Le coppie si mettono in attesa_).
DELFINA (_accorrendo_)
No, no, siete matti? Qui che non c'è posto neppur per muoversi! Chi vuol ballare, in anticamera, che è grande e non c'è pericolo di romper nulla...
NINÌ
Ma non si sente il piano, allora! Trasportiamolo accanto alla porta... Su, su... (_Tutti trascinano il piano vicino alla comune. Il Cozzi si mette a suonare e tutti escono. Però la scena al fondo è sempre mossa, qualcuno va e viene, e dalla porta ogni tanto si vedono le coppie che passano_).