Le rive della Bormida nel 1794

Part 9

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Non era da dubitarne. Bianca porgeva orecchio dalla sua finestra, e pensava ai mài, che i contadini piantavano cantando dinanzi le porte delle foresi cui volevano bene. E anch'essa cadeva in quell'idea, che nata villanella, sarebbe stata più lieta; e che pur di potersi sposare all'uomo amato, la sferza del sole non la si doveva sentire, e lavorare sul solco da un'avemaria all'altra, doveva parere un trastullo. Ma per sè non poteva sperare che lo sterile rifugio d'un monastero; e in quei giorni di silenzio e di solitudine, ne parlava seco stessa, menzionando la pace, il sepolcro, mille malinconie; in guisa che se la zia l'avesse intesa, si sarebbe alfine levata contro il cognato; e delle due l'una, o egli smetteva dal tormentare Bianca, o essa se ne sarebbe andata a vivere da sè.

«Ma!--diceva la povera giovane, in certe ore che l'aspetto della vita le si faceva più lugubre:--quando sarò nel monastero, e mi avranno tagliati i capegli, e la mia faccia si sarà fatta smorta; se egli venisse a vedermi una volta, e mi ravvisasse, e mi dicesse: «tale divenisti per amor mio!» oh! come sarei lieta di morire in quel momento! Ho udito dire che le monache pregano nelle loro chiese dietro le grate, non viste.... E se egli venisse in chiesa per vedermi...., se cantasse per farsi conoscere da me...! Già, non intesi mai la sua voce, non ci siamo mai parlati....! Eppure quanti discorsi abbiam fatti, egli dal terrazzino di don Marco, io dalla nostra altana! Mai una parola.... mai un cenno....; ma fa bisogno di dirsele certe cose? Chi sa dove sarà? A D...? Chi sa se mi incontrerà mai più....? Oh! viva o morta lo sentirò venire e tremerò tutta!»

Di questo andare, s'era accostumata a considerarsi già fatta monaca; e mai che le fosse venuto in pensiero di ribellarsi del tutto, fuggire, e andar in cerca di Giuliano, o di fargli sapere di sè per qualcuno di mezzo. Scrivergli non avrebbe osato; solo il filo di speranza che attraversava le sue miserie, faceva capo a don Marco; e qualche momento osava sperare ch'egli avrebbe rimediato a ogni cosa; ma quel pensiero di lui su' Francesi che sarebbero venuti a liberarla, cominciava a parerle una promessa mancata. Non venivano mai quei Francesi!

Non venivano? Avesse potuto leggere nell'animo del proprio padre, l'avesse udito maledire tra sè i repubblicani e la Francia; e avrebbe capito come i Francesi erano vicini! Egli non andava neanche più al borgo, per non udirne parlare; perchè là si dicevano cose da farlo basire. Oggi la rotta dei Piemontesi e degli Alemanni al ponte di Nava; domani la presa d'Ormea, di Garessio, di Bagnasco, tutti luoghi che egli sapeva alla grossa come fossero poco discosti; un'altra settimana, due forse, e la guerra alpina sarebbe stata perduta pei regi e per gli imperiali; e i repubblicani, eccoteli padroni di scendere a lor agio a divorarsi le Langhe.

S'aggiungeva a queste cose, che sua Maestà Vittorio Amedeo, aveva di quei giorni mandato ai magistrati, e ai parrochi di tutti i villaggi e borghi e città un bando, col quale comandava a tutti d'ogni grado e stato, purchè atti alla guerra, si provvedessero d'armi e di munizioni, quante bastassero per giorni quattro, e si tenessero pronti a movere contro i Francesi al primo cenno. Il Re parlava di premi e di pene; e il signor Fedele per parer di quelli non atti alla guerra, oltre a non recarsi più al borgo, quasi non usciva più dalla palazzina.

«O Madonna!--gli era venuto di sclamare una sera spogliandosi per andare a letto--se voi terrete i Francesi lontani dalle mie campagne; se mi renderete sano e salvo il barone e mi aiuterete a condur Bianca sulla buona via; vi edificherò una cappella proprio nel mezzo dei miei vigneti, e vi farò celebrare ogni domenica una messa da questi frati, santi servi vostri e del serafico San Francesco!»

Nei fondacci della sua coscienza, non credeva nè alla Madonna nè a San Francesco, nè agli altri Santi del Calendario: ma allevato a parlar ad essi colle mani giunte da bambino; a metterli in disparte da giovinetto; e da uomo maturo, ad averli sempre in bocca, e a giovarsene come di zucche legate ai fianchi per tenersi a galla sul pelago della bassa gente, che in essi avea fede e in Dio: adesso, di faccia al pericolo, si rivolgeva alla Madonna colla dimestichezza d'una femminetta, avvezza a parlarle a tu per tu, tutta la vita.

Quella notte s'addormentò con addosso l'indigestione delle brutte nuove avute dal cascinaio; il quale le aveva raccolte un po' dai frati, un po' dai campagnuoli; e qualche ora prima che fosse l'alba, si svegliò come persona cui venga fatta forza, molle di sudore e tutto scompannato il letto, pel grande agitarsi fatto nel sonno. Aveva sognato d'essere soldato del re, caduto in mano ai Francesi con grossa compagnia. I barbari, trucidato e sparato il più grasso tra i prigionieri, se lo mangiavano, e ne davano a mangiare anche a lui, che provandosi con ogni sua forza a schermirsi, si trovava agguantato nella coda e nel mento, e costretto a spalancare le fauci; mentre uno di quei ribaldi lo imboccava di quelle carni spietatamente, spingendogliene in gola con una baionetta lunga lunga, che ad ogni tratto si mutava in un serpente.

«Ahimè!--sclamò tastando il letto, e guardando nel buio cogli occhi pieni di quelle immagini, e colla gola arsa d'amarezza disgustosa:--ahimè! che spavento, Gesù Maria! Se durava un altro poco io moriva!»

E diè volta sull'altro fianco, studiandosi di non più addormentarsi, pauroso che il brutto sogno ricominciasse. Stette così un tantino rannicchiato, poi riprese a parlare.

«O che è questo picchio nell'orecchio? Che sia effetto del sangue?»

In quel dire alzava la testa dal guanciale. Il picchio non pareva più un picchio, ma sì un martellare di campane; al quale s'aggiunse un altro suono, noto, terribile, quello del corno, sorta di nicchio marino onde di quei tempi, coma usa in Corsica, andava ne' monti liguri provveduto ogni casale; sicchè di ladri, d'incendi, di lupi calati l'inverno, si mandava di valle in valle, rapida e lontana la voce.

«Ohe!--gridò allora sorgendo a mezzo,--la campana di C.... stormeggia, e questo è il corno! Signore aiutatemi!»

E balzando dal letto, senza stare a cercar co' piedi le pianelle, corse a spalancar la finestra; ma di subito preso da più stretta paura, riaccostò le imposte e le tenne socchiuse, quanto potesse guardar fuori con un solo occhio. In quella il cascinaio, i figli, chi dalla porta, chi dai finestrelli, porgendo il capo, si mostravano anch'essi.

«Dunque che cosa accade?--chiese ansando il signor Fedele--ne sapete qualcosa voi?»

Per tutta risposta, uno di quei villani, che s'era insino allora rattenuto per non destare il padrone, e scoppiava dalla voglia, precipitò sull'aja si recò alla bocca il corno, e ne trasse un muggito così pieno ed acuto, che al signor Fedele parve sentirsi passato fuor fuori da una cannonata.

«Ti pigliasse il canchero, te e il tuo toro! birbante! Tu mi vuoi far morire le donne? Butta al diavolo codesto tuo arnese d'inferno!»

A queste parole il giovanotto stette come allibito. Non aveva mai inteso il padrone porsi in bocca quelle parolacce. Gettare all'inferno quell'arnese, che s'adoperava a chiamare in chiesa i fedeli, gli ultimi giorni della settimana Santa, quando le campane sono legate, e le tabelle suonano le ore! Non osò soffiarvi dentro una seconda volta, ma l'avesse anche spezzato veniva a dir nulla, perchè per tutta la valle qua e colà fu un muggire d'altri nicchi, un apparire di lumi sulle coste, un chiamarsi da luogo a luogo, un interrogarsi, un rispondere di guerra, di Francesi, di finimondo, tutto nel buio. La campana del convento vicino, cominciò anch'essa a suonare a stormo; e quella d'un villaggio sulla montagna, che chiudeva la vallicella, rispondeva a questa, o forse ad altre della vallata sinistra della Bormida, mentre l'alba spuntava e pareva quella del _Dies irae_.

Damigella Maria e Margherita, non è mestieri dirlo, s'erano levate sin dai primi rumori, e Bianca dimenticato il divieto di venir fuori della sua stanza, correva ad esse spaventata. Tutte e tre si facevano intorno al signor Fedele che s'era messo in gamba le brache e in dosso un giubbarello; e appena mezze vestite, scarmigliate, piangenti, lo supplicavano, lo rattenevano che non uscisse di casa. Egli, standosi fra Bianca che colle mani giunte sulle spalle a lui, si abbandonava in atto di grande dolore, e Margherita che l'abbracciava alle ginocchia; non avendo forse avuto neanco in mente d'uscire, sclamava:

«Come? La terra del mio re, sarà coperta di nemici, e si potrà dire che io non sono corso a far testa? Via da me che non voglio perdere la grazia di Sua Maestà, per le vostre lagrimette! Via da me, voi, ingrata figlia! che importa di me a voi, se in dieci giorni mi avete fatto invecchiare di dieci anni?

«Pietà, pietà, babbo,--dicevano le fanciulle--non vada, non vada o ci conduca....

«Voi.... io.... pietà....--rispondeva il signor Fedele dibattendosi fra le donne:--ne avete voi per me, quante siete? Pietà di me l'avranno i Francesi che toglieranno dal mondo il più infelice dei padri...!»

Dicea così sperando di dar a Bianca un gran colpo; ma vedendola niente disposta a dirgli, «padre farò quel che vorrà...!» diede un squasso sì forte, che mandò questa a cadere, e togliendosi Margherita di tra piedi, stette un momento che aveva l'aspetto d'un vecchio re, forse di Priamo che si sgombra il passo tra le sue donne, per andarsi a gettare coll'imbelle dardo, in mezzo ai nemici a morire.

Discese sull'aia, al colono che gridava «i Francesi! i Francesi!» diè sulla bocca una gran palmata, sclamando «bugiardo! Te n'andrai dal mio servizio!» Poi si rifece sopra sè stesso, e crescendogli il cuore sino alla gola; comandò ad uno dei figli del contadino, si mettesse la via tra piedi e corresse a C...., a vedervi un poco a qual segno fossero le cose.

Ma non fu mestiere che questi partisse, perchè essendosi messo un po' d'albore, si vide da ogni parte gente discendere dai monti, gente uscir dai seni della vallata; drappelli di qua, drappelli di là, venivano a farsi grossi sulla via maestra, traendo verso il convento dei Minori Osservanti. L'affrettarsi, il tumulto, l'aspetto terribile di quelle turbe, armate di roncole, di bidenti, di falci, e financo di vecchi schioppi colti nelle guerre spagnuole di mezzo secolo prima; si accordavano in guisa tempestosa alla furia di parecchie donne che aizzavano gli uomini; e agli atti dei frati usciti dalle loro celle, agitando in aria i crocifissi, gridando guerra e morte, da parer forsennati.

Man mano che la gente arrivava, faceva sosta attorno ad uno rialto; e chi mandava baci alla campana del convento, che dindonava rabbiosa anch'essa; chi spiegava al vicino la faccenda com'era, chi più voglioso di andare cominciava a spazientarsi; quando venne oltre sul rialto il guardiano, uomo venerabile per lunga barba, e per la bella salute, che ad onta dei molti anni vissuti gli splendeva sulle guance.

Egli fece far silenzio alla moltitudine, la quale fu così pronta a star zitta, che si sarebbe inteso una mosca a volare. Allora trasse dalla manica un foglio, e vi lesse ad alta voce come predicando. Era il bando del Re, quel bando che ho menzionato più su, e che comandava ai sudditi di tenersi pronti al primo squillo di campana.

«Lo squillo di campana è dato,--sclamò il guardiano quand'ebbe letto--è dato qui, a C...., a D...., per tutto in questa valle e nell'altre! Armiamoci e andate, o popoli, che Dio v'accompagni a sterminare quei giacobini maledetti, i quali vogliono discendere fra voi, a vuotarsi i granai, a contaminarvi le donne, a porre le mani nel sangue dei vostri sacerdoti! Volgetevi da quella banda: (tutti si volsero a guardare i monti di San Giacomo e del Settapani, che si vedevano assai bene, ammantati dal verde primaverile) vedete lassù? Ciò che ora è verde diverrà rosso come sangue; e dove oggi nascono i fiori passeranno i demoni, e ne verrà un odore d'inferno da rimanerne affogati....! popoli all'armi....! ecco lassù il Signore che ci fa segno d'essere con noi!»

I poveracci non videro il Signore, ma credettero nel frate che l'aveva visto per essi. E «andiamo, andiamo!--cominciarono a urlare--Dio è con noi! Viva Dio! Morte ai Francesi! Viva noi! Viva il Re! Il primo giacobino che mi dà tra' piedi lo strozzo, fosse mio fratello! Lo mangio, fosse mio padre! Morte ai giacobini!....»

Fra questo tempestare di viva e di morte, si fece udire una voce su tutte gridar chiaramente. «E chi ci condurrà alla battaglia?»

E un'altra voce rispose: «i nobili, i signori! Passeremo per C.... v'è il signor Francesco, il signor Crispino il conte, don Luca, verranno con noi, anzi li troveremo belli e pronti....

«E chi ricusa, a morte!»

In quella il signor Fedele, voglioso di sapere e fidandosi troppo, giungeva ad una svolta della via, vicino di là a un trar di pietra. Udire quelle grida, ed arrestarsi come avesse dato del petto in una rupe, fu tutt'una cosa: porse orecchio un tantino, e: «come?--disse tra sè--i signori v'hanno a condurre alla battaglia? Acchiappami se puoi, chè io vengo.» E pensando di non essere stato veduto, diè di volta correndo verso la palazzina; badando a dar nei fossati, curvo e spedito a menar le gambe che meglio non avrebbe potuto fare uno scolaretto, colto a scioperarsi dal pedagogo. E si teneva certo del fatto suo; ma il guaio fu che qualcheduno, o donna, o uomo, l'aveva scoperto, e s'era messo a gridare:

«Si! sì! i signori, eccone laggiù uno dei signori....

«Il signor Fedele, l'avvocato! e' fugge.... dàgli dàgli... lo vogliamo con noi!

«È vecchio!--diceva un frate.

«Ed io son giovane?--rimbeccava un contadino.

«Ed io son più vecchio di lui!--gridava un altro di quei furibondi--ho moglie e figli, e terre al sole per me il Signore non ce n'ha messe....»

In mezzo a questo vociare, una dozzina di villici, accesi in viso come al tempo delle svinature; si lanciarono alla volta della palazzina, agitando le falci, i forcoli, il diavolo che brandivano, e chiamando a nome il signor Fedele.

Questi toccata la soglia, s'era volto addietro alle grida; e al luccicare di quelle armi, credette di sentirsele cascare sul capo, entrare nelle reni fredde diaccie, si vide fatto in pezzi a dirittura, e peggio che nel sogno della notte innanzi.

«Son morto!» sclamò, e chiuso l'uscio a due mandate, tirò il catorcio, mise la stanga, non istette a rispondere alle figlie, venute a lui piene di terrore: ma per un andito scuro si cacciò in cantina, si buttò carponi; e squarciandosi i vestiti, e insozzandosi le mani e il viso, spingi, ponza, e rispingi, potè rannicchiarsi sotto un tino, donde mandò fuori rangoloso queste parole, alle figlie:

«Se non mi volete morto, andate via di qua...! Via...!»

Subito un gran rumore di colpi, menati contro la porta, fece ammutolire le poverette che lo pregavano a uscir di là sotto, e più terribili dei colpi s'udirono queste grida furiose:

«Fuori il signor Fedele! Aprite! Vogliamo lui! Siamo della valle! Veniamo a pigliarlo per capitano! Vogliamo che ci meni ad ammazzar tutti i Francesi! daremo loro come ai cani arrabbiati.... al lupo.... al diavolo in carne!»

Le voci diverse suonavano d'ogni parte intorno alla palazzina, nè valeva il cascinaio a far che quei bifolchi smettessero dal gridare selvaggio. Chè anzi alle due fanciulle da dentro, pareva girassero cercando modo di salire sulle finestre, E stavano strette l'una all'altra, aspettandosi ad ogni istante di vederli irrompere; quando cessò il vociare, e porgendo orecchio udirono la parola soave della zia Maria, che si volgeva alla fiera brigata da una finestra del primo piano. Costoro vedendo quel viso di donna cieca, dipinto di sicurtà, d'innocenza e quasi di fanciullezza; stavano a bocca aperta ascoltando: tornati in quel rispetto che avevano sempre avuto per la famiglia del signor Fedele, e già vergognavano d'aver osato tanto. E la cieca diceva:

«Buona gente, abbiate compassione delle mie nipoti e di me; già mi pare alle voci di conoscervi tutti. State quieti, voi cercate di mio cognato, ed egli non è qui...

«Come? Non l'abbiamo visto coi nostri occhi?--diceva uno della brigata, quasi consigliandosi coi compagni. E un altro:

«Ehm! pareva anche a me che avessimo preso abbaglio.... Il signor Fedele sarà a C.... nevvero signora damigella Maria?

«Sicuro è a C....--usciva a dire un terzo, togliendo alla cieca il pericolo di dire una bugia:--passeremo là e lo cercheremo.... lei capisce signora, che se alla fine delle fini non siamo guidati, noi ignoranti siamo buoni a nulla....!

«A rivederla, signora Maria, stia di buona voglia, che i Francesi sin qua non verranno; e se qualcuno volesse farle male, ci faccia chiamare anche a mezzanotte, che siamo cose sue....»

Così diceva un quarto, e con questa e con altre scuse e profferte, si allontanarono sberettandosi, come se la cieca avesse potuto vedere quei loro atti rispettosi. E con essi volle partire il cascinaio, conducendo seco il maggiore dei suoi figli, tra le strida della moglie e delle figliuole, che fecero intorno alla casa un piagnisteo da non potersi dire.

Tornati quei furiosi al convento, la compagnia potè mettersi in cammino. Con alcuni dei frati in capo, presero la via di C.... cantando a squarciagola, e levando un polverio che pareva mosso da vento di tempesta. Di tanto in tanto qualcuno dava nel corno e a quel suono rispondevano altri corni da altre vie, dove si vedevano altre brigate, volte del paro verso C.... Questo era luogo di gran convegno, perchè il parroco vi aveva dignità di vicario foraneo; vi sedeva il magistrato del Re per la giustizia; il borgo era come la capitale delle Langhe, e giaceva in sito da potervisi raccogliere gli stormi di tutta la vallata, per quindi moversi alla grande ventura.

Tra questi stormi, uno ne veniva numeroso per la via maestra, lungh'esso l'opposta riva della Bormida; e se non fossero state le armi, che si vedevano luciccare, pareva una di quelle processioni, le quali si solevano fare appunto in quella stagione, per implorare dal cielo i buoni ricolti. Cantavano litanie e salmi a verso a verso, e ogni poco prorompevano in urli feroci, come a tener deste le ire; e innanzi a tutti cavalcava un prete.

«Quelli là hanno a essere quei di D....; li conosco, conosco la giumenta del pievano....»--dissero a un tempo due o tre della brigata venuta dal convento:--se da tutte le pievi ne vengono tanti, ci troveremo a C... parecchie migliaia. Viva il pievano di D...!

«Viva San Francesco!» risposero quelli che erano proprio di D...., e il pievano levò in alto il cappello, a salutare tre volte, con atto d'un generale.

Don Apollinare in quel momento eroico della sua vita, si rifaceva gongolando delle cose patite nell'ultime settimane. Le sue pene erano state tante, che dal giorno in cui gli era capitata la lettera del rettore di Montefreddo, aveva perduta del tutto la bella pace goduta tanti anni; e quando il padre Anacleto, dopo la domenica in Albis, l'ebbe abbandonato per tornarsene al suo convento, si sentì cadere le braccia. Il suo pasto si venne assottigliando; le notti si svegliava scosso da visioni che avrebbero fatto incanutire un leone; il presbiterio gli pareva un eculeo; Placidia, la mite Placidia, un ingombro fastidioso tra piedi; la calata dei Francesi un'uggiosa minaccia che gli faceva sclamare: «o dentro o fuori una buona volta!» Pur di finirla in qualche modo, accadesse quel che doveva accadere, ma alla lesta: e stava pronto, la giumenta colla bardella addosso, e la briglia lì appiccata al chiodo; sicchè il bando reale lo trovò, sto per dire, coi lembi cinti e col bastone in mano. Lo lesse una, due, tre volte sospirando; ma fattosi animo, si picchiò sul petto una palmata e proruppe:

«Oh! alla fin fine anche questo è un rimedio! Avvenga che può; meglio morire d'una cannonata che a furia di punture di spillo!»

Venuto l'ordine di far la mossa, messosi d'accordo coi seniori del borgo, i quali pur non volendo, mostravano i segni della mala voglia; mandò gente per la pieve a dare la posta per l'indomani sul sagrato, che tutti gli uomini atti alla guerra vi venissero con armi e munizioni. Il tramestio fu grande, e la notte egli potè vedere dall'alto del castello, correre i lumi in ogni parte della campagna. Gli parve d'avere sulle braccia un mondo, e fatto venire a sè il sagrestano gli disse:

«Mattia, domattina si va.... Un'ora prima dell'alba darete dentro a suonar a stormo.... O perchè ciondolate....? che avete paura?

«Paura io, che ho fatto tremare mezze le Langhe?...» rispose Mattia trascinando le parole.

«Dunque siete briaco?

«Oh, signor pievano--rimbeccò Mattia mostrandosi quasi offeso: e spingendo innanzi un piede, si provò a reggersi ritto sull'altro; ma vacillò, vacillò sicchè per poco non andò a cascargli addosso.

«Schifoso!--urlò il pievano levandosi in piedi;--briaco la vigilia d'un giorno in cui potremmo morire! Levatevi di qui..., e se domani non sarete a segno, mal per voi!»

Mattia partì; e camminando tastoni per l'andito, passò dinanzi all'uscio della cucina. Placidia che stava là dentro, sospirando l'ora di poter andare a letto, e dicendo il rosario colla coroncina tra le mani sotto il grembiale; indovinò che Mattia era in disgrazia, e gli disse dolcemente: «Tiratevi dietro la porta.» Egli obbedì, e tirata l'imposta dell'uscio da via, misurò contro quella i pugni chiusi, esclamando: «Non dà un Cristo a baciare in tutto l'anno; e se si beve, pare che si beva del suo! Sta pure, che se andiamo alla guerra ti farò vedere il diavolo nell'ampolla!»

Entrato nella sua catapecchia destò la moglie, e le comandò (comandava anch'egli a qualcuno), tenesse l'orecchio all'ore, e un tratto prima dell'alba lo destasse. Poi si coricò vestito sul giaciglio, e colle tempia martellate dal vino, cominciò a russare.

Don Apollinare messosi a giacere per riposare quelle poche ore, le passò fantasticando; e stava per addormentarsi, quando squillarono i tocchi della campana martellata, a stormo da Mattia, il quale colla spranghetta al capo, aguzzava dal campanile gli occhi nel crepuscolo mattutino. Tutta la campagna era un moto di villici; là come nella valletta dove giaceva la villa del signor Fedele, come sarà stato in tutte le pievi; era un accorrere, un gridare, un chiamarsi, un suon di corni che non finiva. Il pievano balzò dal letto, e si diede attorno a vestirsi, stupito di sè stesso, perchè gli pareva sentirsi dentro un cuore di guerriero, nascosto, sino a quel giorno, a sua insaputa, sotto la zimarra del prete. Placidia venutagli in camera a vedere se gli bisognasse nulla, maravigliava anch'essa dell'aspetto sgherro di lui; ma come egli badava a vestirsi, si ritrasse vergognosa in cucina ad ammanirgli il caffè, che poteva essere l'ultimo.

«Placidia, io parto--le diceva egli venendo sin sulla soglia della cucina e abbotonandosi la sottoveste:--l'avvenire è nelle mani di Dio; voi rimarrete qui, rispettata da tutti...; e ad ogni evento, nel mio inginocchiatoio, troverete di che vivere...: ah! son pur venuti i giorni amari!»

La povera donna imbambolò, più pel suono della voce insolito ed amorevole, che per le parole; e intanto la campana continuava a suonare, e il sagrato a popolarsi, e il giorno a farsi chiaro, e l'ora della partenza vicina. Allora il pievano mandò un ragazzo a prendere il posto di Mattia sul campanile, e fece dire a costui che scendesse ad arnesargli la giumenta, e al popolo che aspettando cantasse il _Vexilla_.

Un urlo che parve di selvaggi tuonò sul piazzale, destando un'eco solenne dalla chiesa; poi s'intese l'inno cantato da voci gravi, diverse; e ad ogni tratto nuova gente, signori e villani alla rinfusa, si mettevano in coro. In mezzo alla folla si vedeva Mattia, che teneva a mano la cavalcatura del padrone, tastando cinghie, rivedendo ordiglioni, parlando sommesso alla bestia, quasi per darle ad intendere dove l'avrebbe portato.