Le origini degli Stati Uniti d'America
Part 8
Escluso pei suoi principî dalla lega stretta nel 1643 fra le altre colonie della N. Inghilterra e minacciato di smembramento a loro vantaggio, il Rhode Island trovava nel suo fondatore il salvatore: imbarcatosi per l'Inghilterra, Roger Williams per le potenti intercessioni di Sir Henry Vane, che glorificava il suo zelo coloniale ed i suoi risultati, otteneva dal Lungo parlamento nel 1644 una carta che conferiva a lui ed ai suoi amici il diritto di stabilire un governo di lor gradimento nella nuova colonia, riconosciuta autonoma col nome di «Piantagioni di Rhode Island e di Providence». L'assemblea generale nella sua riconoscenza voleva che il Williams ottenesse dal governo inglese la carica di governatore di tutta la colonia per un anno; ma l'uomo, che altra volta aveva dato prova d'infinita bontà intercedendo presso bellicose tribù indiane, pronte alla distruzione, in favore dei suoi persecutori del Mass., mostrava ora tutto il suo amore per la libertà: egli non acconsentiva ad una misura, che sarebbe stata un ben pericoloso precedente, ed il Rhode Island continuò a godere della sua illimitata libertà non solo religiosa ma anche politica. In esso tutti erano uguali, tutti potevano riunirsi e prender parte ai dibattiti nelle pubbliche assemblee, tutti aspirare agli impieghi. E la volontà popolare, pure in mezzo alle dispute alle rivalità alle lotte, frutti inevitabili d'una sconfinata democrazia, riusciva sempre a raggiungere come per istinto l'interesse generale, «Il nostro governo popolare, dicono gli atti di esso, non degenererà, come alcuni congetturano, in anarchia nè per conseguenza in una tirannia generale; perchè noi desideriamo al più alto grado di garantire a ciascuno sicurezza per la sua persona, la sua riputazione ed i suoi beni». — «Noi, diceva l'indirizzo rivolto dalla colonia nel 1654 al generoso Henri Vane, suo benefattore, noi siamo stati da lungo tempo affrancati dal giogo di ferro di quei lupi di vescovi; noi non siamo stati macchiati dei torrenti di sangue sparsi per le guerre nel nostro paese natale. Noi non abbiamo risentito le nuove catene dei tiranni presbiteriani, ed in questa colonia noi non siamo stati consumati dallo zelo troppo ardente di magistrati cristiani sedicenti pietosi. Noi non abbiamo appreso che voglia dire balzello; noi abbiamo quasi dimenticato che sia decima; noi abbiamo bevuto a larghi sorsi alla coppa della grande libertà quanto nessun altro popolo che noi conosciamo sotto tutta la volta del cielo».
§ 4. LA COLONIZZAZIONE DEL CONNECTICUT. — Una medesima purezza di fini, una stessa sublime semplicità possono vantare gli inizi del Connecticut. Considerata come la via più propizia pel commercio delle pelliccie e passata ben presto in proverbio per la fertilità del suolo, la vallata del Connecticut non tardava a diventare oggetto di rivalità tra gli Olandesi, che primi l'avevano scoperta col Block fin dal 1614, ed i coloni della N. Inghilterra: senonchè, mentre i primi vi penetravano, risalendo il fiume, in veste di trafficanti e vi fondavano stazioni commerciali; i secondi immigrativi in veste di colonizzatori non tardarono a giungervi anche per via di terra, aprendosi il passo attraverso le vergini foreste. Una prima carovana di sessanta Pellegrini, uomini donne e fanciulli, arrivatavi nel colmo dell'inverno, nel 1635, sembrava dovesse cogli stenti subiti distogliere altri dal tentare la difficile prova, alla quale molti non resistendo erano tornati alla costa sfiduciati attraverso alle nevi; ma l'anno dopo s'internava a quella volta una seconda carovana più numerosa ed entusiastica, sotto la guida d'un celebre ministro, Thomas Hooker, «lume delle chiese dell'ovest». La componeva un centinaio di Puritani, reclutati fra i coloni più notevoli delle più antiche chiese della baia di Mass.: inesperti la più parte del lusso e degli agi della società europea, attraversavano a piedi le foreste, senz'altra guida che la bussola, cacciandosi avanti il bestiame; s'aprivano il passo con la scure dov'era necessario, facendo a malapena dieci miglia al giorno; valicavano con stento e pericolo fiumi e tratti paludosi; si nutrivano di latte e dormivano sulla nuda terra. Arrivati finalmente alle rive «deliziose» del Connecticut essi ed i loro seguaci si accingevano salmodiando ad un'opera non meno rude, quella di trasformare col loro lavoro una natura selvaggiamente feconda in un fertile suolo, esposti ad un tempo agli assalti feroci degli indigeni, qui più numerosi che in qualunque altra parte della N. Inghilterra, ed alle ostilità degli Olandesi. Assicuratasi la tranquillità con la completa distruzione della tribù degli indiani Pequod, i coloni di quello, che allora rappresentava il lontano Ovest, potevano darsi una costituzione politica, basata qui pure sul principio dell'associazione volontaria ed ispirata quindi alla massima libertà. Tutti coloro, che avessero prestato il giuramento d'obbedienza alla comunità, erano cittadini e ad essi spettava eleggere annualmente i magistrati ed i membri della legislatura, questi ultimi proporzionalmente alla popolazione dei singoli luoghi: tale il sistema mirabile di governo formato da umili emigranti, cui nè consuetudini inveterate, nè disuguaglianze ereditarie, nè interessi stabiliti, nè imposizioni estranee impedivano l'applicazione più semplice dei principî supremi della giustizia.
Colla stessa indipendenza era sorta l'anno innanzi, nel 1638, un'altra colonia puritana, fondata sul Connecticut da emigranti inglesi, guidati dal loro pastore John Davenport e dal rigido calvinista Theofilo Eaton. La primavera non rallegrava ancora il vergine paese, quando i coloni tenevano sotto una nuda quercia la loro prima assemblea, ed il pastore diceva loro che «come il figlio dell'Uomo» erano stati condotti nel deserto per esservi tentati. Dopo aver digiunato e pregato per un giorno, essi organizzarono la prima forma di governo sul suolo concesso loro mediante trattato dagli indigeni, costituendosi semplicemente in un'associazione di piantatori, i quali si davano reciproca promessa di sottomettersi «alle prescrizioni che loro traccerebbero le Scritture». Fine essenziale dell'ordinamento politico era infatti per essi quello di assicurare l'osservanza della purità e della pace, e con tale intendimento sette persone competenti, tra cui il Davenport e l'Eaton, venivano incaricate di organizzare il governo. Furono questi «i sette pilastri» della nuova «Casa della Saggezza» nel deserto. Essi ammisero a far parte dell'assemblea generale tutti i membri della chiesa, stabilirono annuali le elezioni dei magistrati e proclamarono che unica regola degli affari pubblici sarebbe stata la parola di Dio: la Bibbia diventava così il libro degli statuti di New-Haven! Ogni nuova comunità sorta in seguito nel suo territorio fu considerata essa pure una Casa di saggezza, sostenuta dai suoi sette pilastri ed aspirante ad essere illuminata dall'eterno lume! I mistici coloni ai preparavano per tal modo alla seconda venuta del Cristo, in cui fermamente credevano, mentre il lavoro positivo delle lor braccia dissodava sempre nuove terre ed estendeva di fronte a Long Island la colonizzazione inglese!
§ 5. L'ESTREMO NORD ED IL NEW HAMPSHIRE. — Origini alquanto diverse ebbe la colonizzazione inglese nella parte più settentrionale della N. Inghilterra. Dopo i primi infruttuosi tentativi da parte della società di Plymouth, la quale come vedemmo nel 1607 vi fondò uno stabilimento di ben poca durata, e dei Francesi, ivi stanziati per esercitare la pesca ma ben presto scacciati dai coloni della Virginia, si susseguirono intrepidi avventurieri, attratti più che altro dai ricchi proventi della caccia e della pesca, senza che sorgessero vere colonie: erano gruppi di capanne sperse qua e là a grandi intervalli, senz'alcun centro comune di attrazione, senza alcuna giurisdizione politica da cui dipendere. Il consiglio di Plymouth, proprietario come vedemmo del paese, emanava dal 1629 al 1631 una serie di lettere patenti, che dividevano fra diversi concessionari tutto il territorio dal Piscataqua al Penobscot. La poca precisione però di queste patenti era tale da presagire infinite discordie fra essi; mentre l'indeterminatezza dei confini colla Nuova Francia doveva produrre inevitabili contese tra i coloni delle due nazioni. S'aggiunga a ciò la condotta dei proprietari, i quali intendevano di trarre un provento da quelle terre più che di colonizzarle, e la natura del paese sfavorevole alla fondazione di colonie agricole. La caccia, la pesca, la foresta offrivano agli abitanti mezzi di vita più immediati e sicuri che non l'agricoltura; dispensandoli per di più dal comperare dai concessionari un palmo di suolo.
I membri del Gran consiglio di Plymouth, ridotti all'inazione dopo aver concesse tutte le terre situate tra il Penobscot e Long Island, si risolvevano alla fine a rassegnare la loro carta, destituita oramai del minimo valore. Parecchi membri di esso però, volendo diventare individualmente proprietari d'immensi territori, fecero prima annullare le concessioni anteriori; quindi, convocata nel 1635 una riunione dei _lords_, tutta la costa a partire dall'Acadia fino di là dall'Hudson fu divisa in lotti e sorteggiata fra essi: provincie intere divennero così proprietà privata in virtù d'una lotteria, benchè la difficoltà maggiore dovesse consistere nell'entrare in possesso di questi lotti, occupati qua e là dalle nascenti colonie.
Ferdinando Gorges inviava un nipote a rappresentarlo nella porzione americana di sua pertinenza; e Saco, villaggio allora di 15 abitanti, vedeva così nel 1636 un primo tribunale, una prima parvenza di governo nel paese, che in onore a quanto pare della francese Enrichetta Maria, regina d'Inghilterra, si chiamò Maine. Riconosciuto poi lord proprietario del territorio in virtù d'una carta regia del 1639, il Gorges si diede con più lena ad escogitare fantastici piani di governo con deputati, consiglieri, marescialli, maestri d'artiglieria e via di questo passo, benchè tutte le prerogative regie, che il suo rappresentante potè trovare nel principato, fossero appena sufficienti ad ammobigliare meschinamente una capanna! Morto lui, e non essendosi alcuno curato di raccogliere la sua poco proficua eredità americana, i commissari europei, che ripetevano i loro poteri dal proprietario, si ritiravano; ed i coloni abbandonati a sè medesimi di loro libero ed unanime consenso si costituivano nel 1649 in una associazione politica autonoma, seguendo l'esempio oramai comune nella N. Inghilterra.
Ben presto però il Mass. avanzò delle pretese su quel territorio, basandole sulla sua carta, e se l'aggregò: i diritti di proprietà furono scrupolosamente salvaguardati; la libertà di coscienza fu garantita a tutti gli abitanti, gli episcopali compresi; il diritto di cittadinanza esteso a tutti i coloni. Il Maine godette così nel campo politico, nonostante l'unione, quella libertà, che era imposta del resto dalle stesse condizioni sociali d'una popolazione rara, disseminata su vasto territorio, e data più alla pesca e alla caccia che all'agricoltura, e divenne esso pure un luogo di rifugio pei perseguitati a motivo di religione. Così quando i proprietari residenti in Inghilterra vollero far valere presso Cromwell i loro diritti, degli abitanti del Maine protestavano dicendo che separarli dal Mass. sarebbe stato per essi «il rovesciamento d'ogni ordine civile».
Nè solo sul vecchio possesso del Gorges, che non gli sfuggirà sino al 1820, ma anche su quello del Mason il Mass. elevava pretese appoggiandosi alla sua carta. Era esso il New Hampshire, così denominato dalla contea inglese da cui erano partiti alcuni dei primi coloni. La sua colonizzazione aveva avuto origini non molto dissimili da quella del Maine e non molto più rapido ne era stato lo sviluppo; giacchè i suoi stabilimenti, fra cui Portsmouth e Dover s'erano fondati già nel 1623, avevano per scopo più che altro la pesca. Narrasi anzi che ad un predicatore, il quale pretendeva che la religione fosse stata il fine della loro venuta in quei luoghi, i coloni rispondessero: «sbagliate, signore; credete forse di discorrere colla gente della baja di Mass.? il nostro fine principale è stato quello di prendere i pesci».
Rimasti dopo la morte del Mason in balia di se stessi fra le contese dei pretendenti, gli abitanti del New Hampshire ad evitare i pericoli dell'anarchia avevano pensato bene di cercare un rimedio nell'esercizio dei loro diritti naturali e con un atto da parte loro spontaneo s'unirono ai potenti vicini del Mass., non come provincia ma sul piede d'uguaglianza, come parte integrante della colonia. Le rive del Piscataqua non erano però abitate da puritani, e l'organizzazione del Mass. mal poteva convenire ai nuovi acquisti. L'assemblea generale di esso adottava così nel 1642 una risoluzione prescritta dalla giustizia, non esigendo nè che gli uomini liberi nè i deputati del New Hampshire fossero membri della chiesa. Nel 1680 il New Hampshire veniva staccato dal Massachusetts e posto sotto un governatore regio; e più tardi ancora al cadere del secolo seguente dal seno di esso usciva un nuovo Stato della Unione Americana, il _Vermont_ (o Monte Verde), esplorato per la prima volta dal Champlain nel 1609 ma rimasto per lungo tempo pressochè disabitato.
§ 6. SVOLGIMENTO DELLA N. INGHILTERRA. — Fratellanza etnica, conformità d'ideali politici e religiosi, identità di origini, affinità di vita e di costumi, uniformità di clima e di suolo, comunanza di pericoli prepararono così nella N. Inghilterra una società compatta, facendo delle sue colonie un tutto pressochè omogeneo, per quanto separato fosse il governo e la storia interna di ciascuna di esse. Ed a rinsaldare quasi queste affinità interveniva alle origini della sua storia una lega fra le varie colonie. Bisognosi d'aiuto contro le ostilità degli Olandesi i coloni del Connecticut ne avevano slanciata la prima idea fino dal 1637, e nel 1643 le «colonie unite della Nuova Inghilterra» non «formavano più che un sol corpo». Protezione contro le usurpazioni degli Olandesi e dei Francesi, sicurezza di fronte alle tribù indiane, libertà d'insegnare in perfetta pace il Vangelo nella sua pienezza, ecco i motivi di questa confederazione, che non abbracciava però tutte le colonie della N. Inghilterra: non vi si ammisero infatti gli abitanti situati di là dal Piscataqua perchè «seguivano una via diversa» dai puritani «così negli affari del culto come nell'amministrazione civile»; nè tanto meno i piantatori di Providence quantunque desiderassero d'entrarvi, e neppure quelli di Rhode Island, perchè non intendevano di aderire alla clausola di esser incorporati nella giurisdizione di Plymouth. I singoli governi dell'unione si riservavano intatta la loro rispettiva giurisdizione locale: le questioni d'interesse comune, prime fra tutte quelle attinenti alla pace ed alla guerra ed alle relazioni cogli Indiani, spettavano ad una commissione composta di due delegati per ogni colonia, quali che ne fossero la importanza e la popolazione, e la sola condizione richiesta per esercitare tale carica era quella di membro della chiesa; la commissione non possedeva alcun potere esecutivo, spettando ai singoli governi di eseguire le sue deliberazioni: le spese comuni dovevano essere ripartite secondo la popolazione.
Sentimento d'indipendenza, spirito democratico, gelosia di _selfgovernment_, ascetismo religioso, i fondamenti in una parola delle singole colonie, diventavano così la base di questo primo governo federale, che nonostante la sua organizzazione semplicissima fece della Nuova Inghilterra un'unione, la quale si mantenne per circa quarant'anni ed anche rovesciata rimase un precedente storico destinato a risorgere anzichè a tramontare nella coscienza del popolo americano.
È nella lotta coll'elemento indigeno specialmente che questa unione dimostra la sua utilità. I rapporti dei bianchi cogli indigeni nella Nuova Inghilterra erano stati in sulle prime cordiali. Massasoit, _sachem_ dei Wampanoag, tribù un giorno potentissima ma allora indebolita dalle epidemie, aveva stretto coi Pellegrini un trattato di alleanza religiosamente rispettato dal capo indiano. Tanto nella colonia di Plymouth che in quella del Mass. nessuno doveva prender nulla dagli Indiani senza dar loro un equivalente convenuto; nel 1631 il tribunale del Mass. decretava che «Giosuè Plastone, per aver rubato quattro panieri di granturco agl'Indiani dovesse renderne loro otto; poi che dovesse pagare cinque sterline di multa e che d'allora in poi fosse chiamato semplicemente Giosuè invece di signor Giosuè come lo chiamavano prima». Tali scrupoli giuridici salvavano però la legalità più che l'equità; i poveri Indiani andavano spogliandosi delle loro terre migliori, cedendole dietro regolari trattati o vendendole per un nonnulla, per una coperta per un coltello per un gingillo qualunque, senza che lo stretto diritto naturalmente trovasse in tali casi nulla a ridire.
Ben più sincero invece era lo zelo dei primi ministri puritani, i quali, desiderando ardentemente di salvare «questi naufraghi dell'umanità», fecero gli sforzi maggiori per convertirli e ridurli al lavoro metodico della vita civile, riunendoli in villaggi permanenti: John Eliot, l'apostolo degli Indiani, si acquistava in quest'opera una fama ben meritata traducendo in indiano il Vangelo e raccogliendo nella città di Natick, Mass. i convertiti alla fede ed alla civiltà; e l'esempio suo seguito da altri portava alla fondazione d'una trentina di chiese dei così detti «Indiani preganti».
Ma l'elemento indiano nel suo complesso era troppo refrattario alla nuova vita civile, troppo fiero per lasciarsi spogliare in un modo o in un altro delle sue terre migliori senza reagire. Ed allora i coloni stretti dalle necessità della vita ricorrevano di fronte alle tribù più bellicose a quei mezzi di sterminio, di cui la civiltà li forniva, a quelle armi da fuoco di fronte cui ben poco potevano le misere freccie indiane per quanto avvelenate: così al capo dei Narraganset, che mandava in atto di sfida al governatore Bradford un fascio di freccie avvolte in una pelle di serpente a sonagli, questi rinviava la pelle piena di polvere e palle, gettando lo scoramento nella tribù; così i coloni del Connecticut, come vedemmo, minacciati nella loro esistenza dai bellicosi Pequod li avevano, aiutati dagli abitanti delle altre colonie, addirittura distrutti in breve guerra, infliggendo un così salutare terrore agli indigeni, che per circa quaranta anni la pace fra le due razze non fu turbata. Fossero così pacifici o belligeri i rapporti fra le due razze, il risultato di essi era sempre lo stesso: l'accrescimento costante dei Bianchi toglieva ogni giorno più ai Pellirosse i mezzi ordinari di sussistenza, limitando il campo delle loro cacce, le acque delle loro pesche, il suolo della loro grama e sporadica coltivazione.
Verso il 1675 gli Indiani potevano elevarsi ad un 30.000 in tutta la N. Inghilterra ad ovest del fiume Santa Croce; il forte di essi era specialmente nel Connecticut e Rhode Island, dove a differenza del Mass. non v'erano state negli ultimi tempi epidemie devastatrici: in essi le forti tribù dei Narragansetts, dei Pokanokets, dei Mohegans ed altre. Prendendo quindi per linea di divisione il Piscataqua verso il 1675 si sarebbero trovate all'ovest 50.000 bianchi ed appena 25.000 Indiani; all'est circa 4000 bianchi e forse qualche cosa di più di Pellirosse.
Preoccupato del triste avvenire della sua razza il sachem indiano Filippo, figlio di quel Massasoit amico fedele dei primi coloni, risolveva in quell'anno di riunire in uno sforzo disperato tutte le varie tribù per scacciare i bianchi dal paese e dal Maine al Connecticut riusciva a stringere insieme le sparse tribù, preparando il suo piano con tanta sagacia che la guerra scoppiava quasi repentina su una linea larga un duecento miglia. Fu questa la guerra indiana detta «_del re Filippo_», terribile per gli incendi, le distruzioni, i saccheggi, gli improvvisi attacchi notturni, in cui tutta consisteva la tattica degli Indiani, troppo deboli per misurarsi in campo aperto coi bene armati coloni.
Ebbe a soffrire specialmente di essa il Mass. occidentale, che vide l'una dopo l'altra incendiate le sue città; nè d'altra parte stettero meglio gli Indiani, una delle cui tribù, quella dei Narragansetts, veniva pressochè sterminata. Filippo, risoluto nonostante i disastri dei suoi di tener testa fino all'ultimo, si batteva disperatamente per un paio d'anni, uccidendo perfino, a quanto dicesi, un suo guerriero che gli consigliava la pace: solo quando gli catturarono la donna ed il figlio, rimaneva infranta la fibra dell'eroe nazionale, che poteva essere finalmente schiacciato: «ho il cuore spezzato, esclamava egli, ora son pronto a morire». Preso cadeva sotto i colpi di coloro, che gli davano la caccia, ed il figlio suo, ultimo rampollo d'una stirpe potente, veniva venduto come schiavo alla Bermuda. Il primo sforzo collettivo degli Indiani contro gli usurpatori bianchi veniva così infranto miseramente e colla rovina di esso era rimosso nella N. Inghilterra il maggior ostacolo al diffondersi della colonizzazione bianca, fino allora ristretta di preferenza alla costa, nell'interno del paese.
Nè solo la lotta per la conquista cruenta del suolo ma anche quella per la difesa della libertà trovava nella lega neoinglese un valido istrumento: su essa la Nuova Inghilterra poteva fidare per tener testa alle malfidenze del Lungo Parlamento, per strappare il favore del Protettore, per resistere alla censura degli Stuart dopo la Restaurazione. Gli avvenimenti interni della madrepatria, i torbidi, i lutti, le agitazioni di essa si risolvevano così in un vantaggio inestimabile per le colonie settentrionali, permettendo loro di godere per lunghi decenni d'una effettiva indipendenza, durante la quale i germi importati si sviluppavano in una fiorente società democratica. Già Carlo I, non sordo ai consigli di chi gli sussurrava all'orecchio che questi emigranti «avevano in vista non solo una nuova disciplina ecclesiastica ma la potenza sovrana», aveva in animo di ritirare le patenti concesse; ma il _covenant_ nazionale degli Scozzesi ed il precipitare degli avvenimenti dietro ad esso gliene toglievano il tempo e la voglia. Salvate così miracolosamente dalla rivoluzione contro il monarca, le libertà della Nuova Inghilterra venivano però minacciate dal Lungo Parlamento, il quale intendeva di limitarle, pretendendo il diritto di riformare le decisioni delle corti di giustizia coloniali e di esercitare la sua vigilanza sui governi locali; ma il Massachusetts, che era il più minacciato, risolveva nel 1646 in mezzo alla generale agitazione degli animi di non restituire l'antica carta «regia», nè di accettare quella nuova, già presa in esame dal Parlamento, e così grazie al suo atteggiamento risoluto lo _statu quo_, dopo lungo battagliare da ambo le parti, rimaneva inalterato nella N. Inghilterra.
Il protettorato del Cromwell lasciò pur esso la N. Inghilterra godere dei benefici del _selfgovernment_ e della libertà del commercio, ancor più radicando così alla terra quel popolo, che, invitato, rifiutava di stabilirsi nonchè in Irlanda, sotto il cielo ridente delle Bahama, sul fertile suolo della Giamaica o della Trinità.