Le origini degli Stati Uniti d'America
Part 17
L'elemento quacchero infatti rappresenta oggi circa un centesimo della popolazione della Pennsylvania, ed ancor meno poi del Delaware, di quel paese cioè che, colonizzato già dagli Svedesi e disputato in seguito fra il duca di York ed il Penn e poi fra questo e lord Baltimore, aveva finito dopo alcuni anni di unione con la Pennsylvania per costituire nel 1702 una colonia regia autonoma. Esulato però grado grado dalla vita materiale, lo spirito quacchero modificato ma non cancellato rimase in fondo agli animi, imprimendo l'orma sua quietista nel carattere d'una colonia, nella cui origine la setta aveva rappresentato la parte principale: la Pennsylvania conserverà la sua tinta scialba in tutta la storia americana; non sarà mai, nonostante la sua floridissima vita industriale, una forza direttiva ed impulsiva della futura confederazione; in essa non si svolgerà nè lo spirito «yankee» di cui la Nuova Inghilterra è il laboratorio, nè quello «aristocratico» del Sud, nè quello «cosmopolita» dell'antica Nuova Amsterdam. Sembra proprio che le origini cospirassero con la posizione geografica a fare della Pennsylvania l'anello d'unione tra Nord e Sud, riserbandole intatta la sua missione storica, quella di stringere insieme le due parti del paese: il fondatore di essa, Guglielmo Penn, s'adoperava già nel 1697 per un congresso annuale di tutte le colonie coll'intento di regolarne il commercio, fatidica per quanto vana divinazione del futuro; la capitale di essa, Filadelfia, dava i natali meno d'un secolo dopo all'indipendenza americana e diventava il pegno dell'Unione.
§ 4. CARATTERISTICA DELLE COLONIE CENTRALI. — Non la sola Pennsylvania del resto ma tutte quante le colonie centrali adempievano alla missione di avvicinare nel campo sociale e fondere in quello politico, come congiungevano in quello geografico, le varie parti del paese. Zona di transizione fra il latifondo coltivato a schiavi ed il _farm_ coltivato dal proprietario, crogiuolo dove la rigidità puritana si fonde col misticismo quacchero e si tempera di cento altri elementi cosmopolitici, esse rappresentano un compromesso sociale fra Nord e Sud, che bene si rispecchia in quel compromesso artistico per cui nelle colonie centrali la nota letteraria dalla cupa tetraggine della N. Inghilterra va cangiando rapidamente verso la luce e la gaiezza del Maryland e della Virginia. Ed in questa zona per l'appunto si concentra, può dirsi, l'interesse politico della madrepatria all'intero dominio nord-americano, come suo in ispecie è l'interesse ad una unione eventuale di tutte le colonie: basti pensare a quella New York, la quale col suo porto, primo sull'Atlantico, le comode baie ed il corso dell'Hudson ha in mano le chiavi del Canadà e dei Grandi Laghi, mentre con la sua frontiera male delimitata all'interno è più esposta agli assalti degli Indiani ed alle rappresaglie dei vicini Francesi. Nè, grazie in prima linea a questa cosmopolita New York, il centro è solo la zona grigia, in cui vengono a fondersi le opposte correnti, che derivano dalle società compatte e ben caratterizzate del nord e del sud, ma benanche il laboratorio massimo d'un terzo elemento, che informerà di sè la vita americana, l'utilitarismo più gretto e feroce.
L'immenso e rapido sviluppo commerciale ed economico dei futuri suoi Stati, di cui le città sono centri di scambi, officine di produzione e depositi di mercanzie, favorito dall'origine degli abitanti, divisi dalla discendenza del sangue ed accomunati solo dall'intento economico, vi produrrà una classe, di cui l'oro sarà l'unico dio, gli affari l'unica cosa per cui valga la pena di vivere, una classe dominata dalla febbre del guadagno e di questo solo curante. La massima inglese che il tempo è danaro troverà in essa il maggior favore; la legge psicologica del minimo sforzo la maggiore applicazione. Non perdere un minuto, non lasciar passare un'occasione, non trascurare la minima cosa capace d'un effetto utile, diventerà la sua regola d'azione suprema e pressochè unica: tutto il resto, convenienze sociali non meno di scrupoli morali o di legami religiosi, passerà in seconda linea.
I moventi più alti dell'uomo, la morale, l'arte, la scienza, la bellezza, rimarranno in essa annegati per lasciar libero il campo al solo stimolo economico: il futuro industriale della Pennsylvania per quanto più illuminato non sarà posseduto dalla febbre del guadagno meno del negoziante di New York prodigiosamente ignorante. Il senso pratico diventerà il sesto senso di questi uomini; l'americanata troverà qui la culla d'origine. Ed invero in questa corsa sfrenata al guadagno, corsa che non conoscerà nè gli spini della via nè la difficoltà degli ostacoli, la capacità dello sforzo facendosi ogni giorno maggiore, lo sforzo stesso diventerà una seconda natura, un vero bisogno, mentre per contatto si comunicherà dagli individui all'intero corpo sociale: dissipare una fortuna pur di avere il piacere di rifarla, ecco un esempio non raro! La riuscita più che i suoi frutti termina così, ed in ciò la moralità finale di essa, col diventare l'ideale di questa società, nella quale la vita dell'individuo sarebbe un puro e semplice gioco di azzardo senza alcun contenuto etico, senza alcun fine sociale, se la riuscita stessa non fosse da raggiungersi solo per mezzo dell'individuo e non dovesse risolversi in un vantaggio per la collettività, come vorrebbe il filosofo dei miliardi, l'americano Andrea Carnegie, nel suo libro recente «_The empire of business_».
CAPITOLO V
Solidarietà coloniale e rapporti con la madrepatria.
§ 1. Isolamento delle singole colonie e forze destinate a fonderle insieme — § 2. Politica economica della madrepatria — § 3. Maturità delle colonie per l'indipendenza.
§ 1. ISOLAMENTO DELLE SINGOLE COLONIE E FORZE DESTINATE A FONDERLE INSIEME. — Le grandi braccia della civiltà attuale, la locomotiva, il telegrafo, la stampa quotidiana, la navigazione a vapore, che oggi legano una popolazione di 80 milioni, sparsa sulla metà d'un continente in una sola nazione, l'anglo-americana, erano sconosciute o quasi alle tredici colonie disperse nel secolo XVIII lungo la costa atlantica del Nord-America senz'altro legame che quello della comune dipendenza dall'Inghilterra. I mezzi di comunicazione e trasporto fra le colonie erano assai primitivi. Le strade erano rare, spesso rotte, in molti punti, in vicinanza delle città specialmente, quasi impraticabili pel fango. Occorrevano sette giorni per andar in diligenza da Philadelphia a Pittsburgh, quattro da Boston a New York, tre da New York a Philadelphia: nel 1766 parve cosa miracolosa il fare in due giorni questo viaggio, tanto che la diligenza ad esso destinata fa detta «la macchina volante». Dov'era possibile, il viaggio si faceva per acqua, affidandosi al vento, ragione per cui lo stesso viaggio ora si faceva in due giorni ora in due settimane. Il servizio postale era perciò inadeguato e lento quanto mai: talora in inverno una lettera impiegava settimane per andare da Philadelphia nella Virginia. Occorrevano decine e decine di giorni perchè le notizie attraversassero l'Atlantico, un tre settimane circa perchè un'idea attraversasse tutte le colonie. Pochi i giornali, senza importanza le loro notizie, limitata per forza ad una piccola area la loro circolazione. Si è calcolato che il contenuto di tutti i 43 giornali, esistenti all'epoca della Rivoluzione, non avrebbe riempito dieci pagine dell'attuale _New York Herald_: le notizie erano tanto scarse, che durante la stessa guerra d'indipendenza il «_Massachusetts Spy_» per mancanza di novità pubblicava successivamente l'intera «History of America» del Robertson. Questo stato materiale di cose sarebbe bastato da sè solo a condannare le singole colonie a quell'isolamento, che è il fatto caratteristico della vita americana dell'epoca, quand'anche cento altre ragioni non avessero a ciò cooperato.
Origini, nazionalità, religione, suolo, clima, forme sociali e politiche erano diverse, si può dire, da colonia a colonia: nessun principio di coesione in sulle prime, nessun centro di vita comune fra queste provincie, che si guardavano con occhio diffidente quando non geloso, che sembravano riprodurre tutti i dissensi religiosi e politici della madrepatria, che avevano in una parola una coscienza così aliena da ogni simpatia intercoloniale, così spiccatamente individuale, che oggi mal saprebbe concepirla nonchè un europeo un americano degli stessi Stati Uniti. Nessuna meraviglia pertanto che il dotto svedese Peter Kalm, viaggiando per le colonie dal 1748 al 1751, rimanesse meravigliato dell'isolamento di ciascuna nelle leggi, nella moneta, nei piani militari, negli usi sociali; nessun miracolo se, nonchè nella nota letteraria diversa da regione a regione, nella stessa lingua, affetta da un arresto di sviluppo in confronto di quella della madrepatria, si fossero affermate tali differenze che Beniamino Franklin nel 1752 poteva dire che ogni colonia aveva «alcune espressioni peculiari, famigliari alla sua popolazione ma straniere ed inintelligibili alle altre».
Se però l'isolamento è il fatto più appariscente di questa società coloniale, di cui ogni singola unità sembra tener nelle proprie mani il destino che essa crede di elaborare a modo proprio e nel proprio interesse esclusivo, in cui la vita si svolge in tanti teatri separati quante sono, può dirsi, le provincie; la tendenza alla comunanza, la solidarietà, è invece la risultante ultima delle forze, le quali la agitano, colmando lentamente l'abisso che la divide in tanti mondi nonchè separati discordi, stringendo fra questi i legami indissolubili della futura nazionalità.
Col succedersi anzitutto delle generazioni i coloni erano andati perdendo a poco a poco il ricordo della patria individuale, mentre l'incrocio fra essi aveva creato, nelle sedi più antiche in ispecie, un tipo nuovo, distinto da quello della metropoli, un tipo che le ragioni ideali come gli interessi materiali rendevano più attaccato al proprio paese che a quello degli antenati. Alla formazione di questo tipo, che non è più inglese od olandese o svedese, ma può dirsi già americano per le caratteristiche comuni a tutte le colonie da esso presentato, aveva contribuito l'ambiente fisico. Il cielo abitualmente sereno e luminoso in gran parte del paese, l'aria secca ed elettrica, i grandi squilibri di temperatura massima e minima, cause tutte che oggi ancora trasformano in poche generazioni gli immigranti in un tipo unico, l'anglo-americano, avvicinandoli non già ai progenitori ma all'elemento autoctono primitivo, all'indiano, coll'appiattirne i piedi e le mani, coll'incavarne le orbite, col renderne più scura la pelle, collo svilupparne le apofisi ossee, coll'esaltarne infine l'attività nervosa e produrre in essi una capacità di resistenza superiore a quella degli altri popoli, lavoravano anche allora alla formazione d'un tipo affine con risultati tanto più rapidi d'oggi quanto minore e più omogenea dell'attuale era l'immigrazione. Aggiungasi quella fisionomia comune a tutti i coloni, che viene dall'affinità morale dei loro progenitori: diversi per razza, per religione, per lingua, i pionieri di quella società erano tutti fratelli nel vigore della volontà, nello spirito d'avventura, nella indomata energia; li avesse tratti sulla sponda americana dell'Atlantico l'amore alla libertà, la passione del nuovo, il desiderio della ricchezza, erano pur sempre, salvo poche eccezioni, il fior fiore dell'energia europea.
D'altra parte l'elemento inglese predominante aveva finito coll'assorbire gli altri, fondendoli nella grande massa anglosassone, cosicchè tutte le colonie si trovavano avvinte ormai dal grande legame d'una lingua e d'una civiltà comune. Al nord-est ed al sud infatti del dominio coloniale s'erano creati due forti nuclei sociali, adatti ad esercitare il loro influsso su tutto il paese. Nella Virginia la casta aristocratica dei piantatori, nel Massachusetts la forte organizzazione delle chiese congregazionaliste, che facevano una cosa sola con lo stato, avevano inquadrato, a dir così, gli uomini in società compatte, dotate d'una forza d'espansione capace di assimilare a sè gran parte dell'intero dominio anglicizzandolo: la Virginia invia coloni in tutto il Sud, le genti della Nuova Inghilterra non cessano d'affluire nelle provincie dell'Ovest e dello stesso Sud. Più forte poi di questo cemento etnico era quello dato da una coscienza comune, basata su idee radicate in tutte le colonie, più ancora che dalla comune loro discendenza dall'Inghilterra. L'intervento del popolo negli affari pubblici, il voto libero dell'imposta, la responsabilità degli agenti del potere, la libertà individuale, il giudizio per giuria erano principii, che per avere loro radice nella tradizione inveterata di libertà civile, compendiata nelle garanzie della _common law_ inglese, erano sacri per tutte le colonie; come in tutte esisteva, sotto una forma od un'altra, un governo locale, per cui ognuna in maggiore o minor grado faceva ed eseguiva da sè le proprie leggi, una autonomia municipale, per cui ogni comunità amministrava da sè i propri affari.
La libertà ed il _selfgovernment_, ecco il talismano capace di fondere armoniosamente tutte le differenze etniche, suscitando nel paese una vita politica più cara agli emigranti della loro lingua materna, dei loro ricordi, della loro parentela. Olandesi, Francesi, Svedesi e Tedeschi rinunziavano alle loro rispettive nazionalità per reclamare i diritti di cittadini inglesi. Unico elemento tradizionale importato dall'Europa nel nuovo mondo, la _Common Law_ inglese dava alla libertà americana un passato immemorabile; unico patrimonio storico comune, essa faceva dell'ideale politico comune una parvenza lontana di patriottismo. La costituzione civile e politica della madrepatria era oggetto di venerazione per tutte quante le colonie, le quali non vedevano nella propria se non una copia migliorata dell'inglese, come quella che rinchiudeva privilegi addizionali, di cui non godeva la massa del popolo in Inghilterra. Le franchigie elettorali vi erano infatti più equamente ripartite, non essendovi l'anomalia di città prive di rappresentanza e di borghi pressochè scomparsi largamente rappresentati; l'assemblea si eleggeva in generale annualmente, e l'epoca di convocazione ne era fissata da una legge fondamentale; la lista civile in tutte le colonie, salvo una, si votava anno per anno, e per maggior sicurezza contro le malversazioni e le dilapidazioni insieme coll'impiego del denaro si notava pure la retribuzione degli agenti chiamati a dirigere le spese; le libertà municipali erano più indipendenti e più estese; in nessuna colonia vi era corte ecclesiastica e nella più parte di esse non vi era chiesa stabilita nè giuramento religioso per entrare negli uffici pubblici; il villanaggio e la servitù dei bianchi più non esistevano; permesso a tutti i cittadini il porto d'armi e dovere civico degli ascritti alla milizia l'esercitarsi in esse.
Tanta libertà civile, tanto sviluppo di democrazia facevano così sorelle le colonie in quello spirito di indipendenza, che tutte le animava nei loro rapporti con la madrepatria; la strenua lotta per la difesa della carta, su cui riposavano le sue libertà, combattuta ad intervalli dal Massachusetts dal 1638 al 1685, fino al giorno in cui gli veniva tolta con la violenza dal governo inglese, non è un caso isolato ma un semplice episodio di quella gagliardia spiegata sempre da tutte le colonie regie, a carta o di proprietari, democratiche od aristocratiche a vantaggio della loro autonomia locale.
Trascurate dal governo inglese, finchè povere ed oscure, le colonie nord-americane divenute prospere e ricche avevano attirato sopra di sè l'attenzione della madrepatria; l'ingerenza di questa era aumentata, gli statuti coloniali erano diventati sempre più uniformi, il tipo infine della colonia regia aveva terminato col prevalere. In essa la corona designava con scrittura privata il governatore ed una specie di gabinetto consultivo o consiglio, il quale formava come la camera alta della legislatura, mentre il popolo eleggeva la camera bassa: i giudici di pace e gli ufficiali della milizia erano nominati dal governatore e dal consiglio, dal governatore o dal re i giudici provinciali, che conservavano la loro carica secondo il beneplacito del monarca; quanto alle corti di ammiragliato, i lords dell'ammiragliato vi nominavano un giudice, un cancelliere ed un maresciallo; i commissari delle dogane facevano scegliere dei controllori e collettori, di cui ve n'era uno in ogni porto considerevole. Anche le altre colonie però, sia quelle corporative a carta, sia quelle stesse di proprietari, dove originariamente la corona inglese non era rappresentata che dalle corti di ammiragliato e dai commissari di dogana, dopo la rivoluzione del 1688, col manifestarsi della tendenza a restringere il potere dei proprietari, col prevalere della dottrina che si potevano concedere i territori ma che l'autorità amministrativa doveva esserne riservata alla corona, erano state sottoposte a forza di modificazioni delle carte o delle primitive concessioni, o in un modo diretto o indiretto, al controllo del governo inglese. Ciò avveniva specialmente per l'amministrazione della giustizia, riguardo alla quale la corona non solo aveva ottenuto la facoltà di nominare i giudici in quasi tutte le colonie, ma coll'imporre a tutte il diritto negli abitanti di appellarsi in Inghilterra, aveva fatto di questa il tribunale d'ultima istanza di tutte le contestazioni sollevate in America.
Senonchè il metodo adottato di confidare la soprintendenza degli affari americani ad un «ufficio del commercio e delle piantagioni» (_Board of Commissioners for Trade and Plantations_), che non aveva nè voto deliberativo in seno al gabinetto nè accesso presso il re, lungi dal fissare una volta per sempre quei rapporti politici tra le colonie americane e l'Inghilterra, sia col re sia col parlamento, che sin dal principio erano stati vaghi e mal definiti, tendeva ad aumentare la confusione, a complicare la situazione. L'ufficio infatti redigeva delle istruzioni senza poterle metter in vigore; prendeva conoscenza di tutti gli incidenti e poteva far delle inchieste, dare delle informazioni o degli avvisi, ma non aveva autorità di formulare una decisione definitiva, perchè il potere esecutivo in quanto concerneva le colonie era riservato al segretario di Stato posto alla testa del dipartimento del Sud, cui spettava la direzione di tutti i rapporti colla penisola spagnuola e la Francia. L'ufficio del commercio, organizzato in sulle prime col fine di ristorare il commercio e di incoraggiare le pescherie della metropoli, si vedeva perciò obbligato d'intendere i lamenti degli ufficiali del potere esecutivo in America, di loro comunicare le istruzioni, di raccogliere e di esaminare tutti gli atti delle legislature coloniali, ma non aveva in definitiva alcuna responsabilità quanto al sistema di politica, che poteva esser adottato per l'America. In seguito a questa debolezza congenita i lords del commercio erano sempre disposti ad impazientirsi alle minime contraddizioni; si sentivano facilmente contrariati ad ogni disobbedienza ai loro ordini; e non erano che troppo portati a consigliare i mezzi più rigorosi di coercizione, sapendo troppo bene che la loro vivacità si sarebbe tradotta nei documenti ufficiali per poco che essa eccitasse l'orgoglio o svegliasse il sentimento del ministro responsabile, della corona e del parlamento.
Per quanto però sottoposte tutte col tempo ad uno stesso e quasi uniforme controllo politico, l'amministrazione delle singole colonie aveva continuato ad essere affatto separata. Fuvvi, è vero, un momento che l'Inghilterra meditò l'unificazione di esse in un solo e vero dominio nord-americano; e ciò, come vedemmo, ai tempi di Giacomo II, quando l'Andros, venuto nel 1674 come governatore di New York, si recava nel 1686 in Boston quale governatore di tutte le colonie nordiche, tentativo che la rivoluzione del 1688 mandava a vuoto: ma, se ne eccettui questo tentativo di abrogare le carte di alcune colonie coll'intento di porle sotto una sola amministrazione, non fu fatto alcun altro sforzo dalla metropoli verso la centralizzazione dei governi locali. La tendenza fu piuttosto a mantenere delle barriere fra essi, per quanto il sistema di alienarli l'uno all'altro non sia stato portato dalla corona inglese al punto, cui ispirò ad esempio la sua politica la Spagna nel Sud-America.
A dispetto però di qualunque precauzione dell'Inghilterra, le relazioni degli stabilimenti nord-americani andavano irresistibilmente portandoli ad una più stretta amicizia. Le colonie specialmente affini per condizioni di vita, per clima, per suolo, per origine etnica, per aspirazioni e bisogni di difesa, per costituzione sociale formavano, nonostante la separazione politica, dei gruppi, di cui l'egemonia materiale e morale spettava alla colonia più antica o più florida, a quella che nei suoi caratteri e nel suo sviluppo sintetizzava, a dir così, l'intero gruppo: le colonie non si dividevano solo geograficamente, ma anche socialmente in settentrionali, centrali e meridionali, tre società di cui Massachusetts, Virginia e New York erano, come vedemmo, i centri storici oltrecchè naturali. Nella mancanza d'una densità di popolazione sufficiente a sviluppare con la forza di coesione sociale una comune coscienza, altre cause avevano sopperito a ciò: nella prima la stretta disciplina religiosa; nella seconda l'organizzazione sociale fortemente gerarchica; nella terza la facilità per quanto relativa delle comunicazioni. L'affinità anzi s'era mutata in certi casi ed in certi momenti in vera e propria lega, com'era stato delle «colonie unite della Nuova Inghilterra» nel 1643: tale confederazione, che, nell'assenza di qualsiasi rappresentanza della metropoli, aveva presentato lo spettacolo d'un potere sovrano indipendente, aveva mostrato col fatto ai coloni la forza effettiva dell'unione e lasciato ai posteri un esempio da imitare quando che fosse. Dove poi l'affinità di vita veniva a mancare, subentrava fra le colonie un altro legame, che la stessa metropoli andava ciecamente creando tra esse, un legame più forte d'ogni altro, più pericoloso per il dominio della madrepatria, la solidarietà cioè degli interessi economici, violati tutti, nel nord come nel centro come nel sud, dalla politica economica dell'Inghilterra verso le sue colonie. Le basi di questa si confondevano, può dirsi, colla stessa concezione coloniale, prevalente in Europa dal XVI al XVIII secolo, per la quale le dipendenze erano riguardate solo come sorgenti di provviste, come mercati privilegiati della madrepatria: nessuna meraviglia quindi che l'egoismo più brutale presieda a questa politica, che l'Inghilterra, pur essendo prodiga di libertà civile e religiosa ai coloni americani, sia loro tanto avara di libertà economica da inceppare sin dagli inizii a suo esclusivo vantaggio lo svolgimento della loro vita materiale.