Le origini degli Stati Uniti d'America
Part 1
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GENNARO MONDAINI
LE ORIGINI DEGLI STATI UNITI D'AMERICA
ULRICO HOEPLI EDITORE-LIBRAIO DELLA REAL CASA MILANO 1904
_PROPRIETÀ LETTERARIA_
Tipografia Umberto Allegretti — Milano, via Orti, 2.
A TE, MIA BUONA GISELDA, CHE NELL'AMORE TUO E DEL NOSTRO NINO MI HAI DATO LE GIOIE PIÙ VERE DELLA VITA, IL FARMACO INFALLIBILE D'OGNI PIÙ AMARA DELUSIONE.
INDICE DEL CONTENUTO
PREFAZIONE DELL'AUTORE _Pag._ XI
CAPITOLO PRIMO.
=La sede della civiltà anglo-americana: abitanti Indigeni e pretendenti europei.=
§ 1. Il paese — § 2. I Mound-builders — § 3. I Normanni — § 4. Gli Indiani — § 5. Prime esplorazioni e ricognizioni europee » 1
CAPITOLO SECONDO.
=La democrazia puritana nella Nuova Inghilterra.=
§ 1. I pellegrini e la colonia di Nuova Plymouth — § 2. I Puritani e la colonia di Massachusetts — § 3. Roger Williams ed origine di Rhode Island — § 4. La colonizzazione del Connecticut — § 5. L'estremo nord e il New Hampshire — § 6. Svolgimento della N. Inghilterra — § 7. La società neoinglese e la sua forza d'espansione » 65
CAPITOLO TERZO.
=L'aristocrazia fondiaria nelle colonie meridionali.=
§ 1. Virginia — § 2. Maryland — § 3. Caroline — § 4. Georgia — § 5. La società meridionale: suoi elementi e sua coesione » 133
CAPITOLO QUARTO.
=La società commerciale del centro.=
§ 1. La Nuova Olanda e New York — § 2. Puritani e quaccheri nel New Jersey — § 3. Pennsylvania e Delaware — § 4. Caratteristica delle colonie centrali » 193
CAPITOLO QUINTO.
=Solidarietà coloniale e rapporti con la madrepatria.=
§ 1. Isolamento delle singole colonie e forze destinate a fonderle insieme — § 2. Politica economica della madrepatria — § 3. Maturità delle colonie per l'indipendenza » 231
CAPITOLO SESTO.
=La lotta pel continente.=
§ 1. La società franco-canadese e la sua fittizia espansione — § 2. La lotta politico-commerciale tra la N. Francia e le colonie inglesi — § 3. La lotta per la terra » 265
CAPITOLO SETTIMO.
=La lotta per la Indipendenza.=
§ 1. Disegni liberticidi della madrepatria e reazione delle colonie — § 2. Resistenza passiva ed attiva delle colonie agli arbitrii della madrepatria — § 3. Confederazione e guerra d'indipendenza » 295
CAPITOLO OTTAVO.
=L'organizzazione politica della nuova società.=
§ 1. Impotenza della Confederazione — § 2. La convenzione di Filadelfia ed i suoi dibattiti politici, economici e sociali — § 3. La costituzione federale e l'amministrazione locale » 349
=Lineamenti e tendenze della società anglo-americana all'inizio della vita nazionale= » 395
APPENDICE I.
=Dichiarazione fatta dai rappresentanti degli Stati Uniti d'America, riuniti in Congresso= » 407
=Costituzione degli Stati Uniti= » 414
=Emendamenti alla Costituzione= » 432
APPENDICE II.
Area degli Stati Uniti= » 443
=Indice dei nomi e delle cose= » 445
PREFAZIONE
Delle società nuove, sorte su vergine suolo dalla vecchia Europa, gli Stati Uniti non sono soltanto quella che col suo territorio, la sua popolazione, le sue colonie, i suoi prodotti agricoli ed industriali, l'accumulazione del suo capitale, la coscienza infine superba della sua forza ha oggi il maggior peso sulla bilancia politica ed economica del mondo, ma anche quella che presenta l'assetto più stabile, frutto d'una vita nazionale ormai secolare, preparato da un periodo ancora più lungo di laborioso sviluppo. Mentre infatti gli altri paesi nuovi (Australia, Capo, Canadà, Sud-America) per l'origine affatto recente o della loro colonizzazione o della loro autonomia, per la poca densità degli abitanti, per l'immensità dei territori ancora da sfruttare sono appena usciti dal periodo delle origini, gli Stati Uniti hanno già una storia, la quale richiama ogni giorno più l'attenzione del pensatore, dello statista, del sociologo sulla varietà immensa delle forme e sulla grandiosità dei fenomeni, ch'essa offre. Di questa storia però male può comprendere lo spirito e lo stesso aspetto esteriore, chi non si riporta al periodo delle origini, al periodo cioè coloniale: in esso i germi di tutta la storia passata, presente e futura di questa «democrazia d'atleti», come nell'ovulo più microscopico l'animale più gigantesco. Gli stessi avvenimenti decisivi sopravvenuti nella società anglo-americana dopo l'emancipazione politica, l'acquisto cioè successivo del continente in tutta la sua larghezza, la navigazione transatlantica a vapore e lo sviluppo derivatone dell'immigrazione, che portò seco un movimento non più veduto di colonizzazione interna, le strade ferrate e le vie trascontinentali, la scoperta delle miniere d'oro e di argento, l'abolizione della schiavitù, se hanno cangiato l'aspetto di tale società, ne hanno lasciato intatte, può dirsi, quelle basi fondamentali, quei lineamenti imperituri, che il periodo delle origini aveva fissato.
Il territorio anzitutto degli Stati Uniti contemporanei, non eccettuata quella parte stessa acquistata dopo l'indipendenza, fu, può dirsi, assicurato ad essi, ipotecato storicamente per essi dall'età coloniale, durante cui furono eliminati i pretendenti più seri al vasto paese; e col territorio le enormi risorse agricole e minerali nonchè l'impulso industriale e le multiformi attività economiche inevitabilmente determinate dalla madre terra presso un popolo capace di seguirne l'invito. Le istituzioni politiche in secondo luogo, salvo qualche leggera modificazione, rimontano esse pure al periodo delle origini, alla cui opera sapiente gli Stati Uniti devono non solo la stabilità più che secolare dei loro ordinamenti, stabilità di vantaggio tanto più inestimabile fra così rapido evolversi di forme sociali in quanto è ben lungi dal significare cristallizzamento, ma anche la possibilità, cosa questa pure preziosa per la democrazia americana, di tenere sotto uno stesso governo senza i mali dell'accentramento europeo una popolazione di decine di milioni oggi, di centinaia domani, disseminata in mezzo un continente, fatto nuovo nella storia dell'umanità. La costituzione stessa infine della società anglo-americana è ancor oggi nella sua essenza retaggio dell'età coloniale, patrimonio etnico morale ed intellettuale che le nuove correnti di sangue di vita e di pensiero hanno pervaso, ma non cancellato. La società americana infatti, quale il periodo coloniale la consegna al periodo nazionale, si presenta così solidamente assisa sulla sua base bissecolare, che lungi dal venire assorbita e travolta dal mare magno dell'immigrazione europea nel secolo XIX, come avvenne ad esempio della primitiva società pastorale dell'Australia dopo la scoperta delle miniere d'oro, assorbe essa i nuovi venuti e, pure appropriandosene gli elementi più utili, li fonde nell'immane crogiuolo della sua nazionalità, li americanizza in una parola. E qui in verità, più forse che in alcun altro campo, appare all'occhio del pensatore l'importanza straordinaria del periodo delle origini in tutta la storia posteriore: in esso si formò quell'aristocrazia etnica, per dir così, che rimase il propulsore ed il freno al tempo stesso di tutta la evoluzione ulteriore, l'elemento conservatore e dirigente della società.
Territorio, organizzazione politica, composizione sociale, tutti insomma gli elementi costitutivi della nazione anglo-americana risalgono al periodo delle origini: alla saldezza mirabile di queste basi materiali e morali, gettate dal lavoro collettivo di oscure generazioni, si deve se l'edificio colossale erettovi sopra nel breve volger d'un secolo lungi dal barcollare va innalzandosi ogni giorno più maestoso e ricopre già della sua ombra, attraverso gli oceani, i paesi più potenti del vecchio mondo. Dimostrare ciò sotto la veste tangibile del fatto storico, far balzar fuori in altre parole dalla rappresentazione di esso l'importanza nella storia americana susseguente di questo lavoro collettivo, che non solo creò ma anche diede la materia prima del futuro lavoro alla democrazia anglo-americana, è il fine di questo volume sulle origini degli Stati Uniti d'America.
L'intento spiega largamente ed il perchè di esso ed il metodo impiegato. Mentre infatti non mancano certo nella letteratura italiana (citerò fra gli altri il Romussi, _Storia degli Stati Uniti d'America_, Milano 1877; la traduzione italiana del Wentworth Higginson, _Storia degli Stati Uniti_, Città di Castello 1888, opera egregia della Fortini-Santarelli; quella dell'Hopp, _Storia degli Stati Uniti d'America_, nella _Storia Universale_ dell'Onken, edita ora dalla Società editrice libraria di Milano) e tanto più nella straniera, americana ed inglese in prima linea, com'è naturale (citerò fra gli altri il Carlier, _Histoire du peuple américain_, Paris 1863; il Winsor, _Narrative and Critical History of America_, Boston 1888: l'Andrews, _History of the United States_, London 1895: e sopratutto il Bancroft, _History of the United States from the discovery of the american continent_, London 1854: senza contare le opere pregevoli del Mc Master e dello Schouler, che pigliano le mosse della Rivoluzione la prima, della Costituzione la seconda) storie degli Stati Uniti d'America o generali o limitate particolarmente alle origini (non parlo poi delle cento monografie speciali), non ve ne ha una, ch'io sappia, che rappresenti la genesi della società anglo-americana in tutti i suoi elementi ed al tempo stesso nello spazio d'un modesto volume: o sono grandi storie, in cui se non tutti sono sparsi quasi tutti questi elementi, o sono semplici per quanto magari ottimi manuali (tali ad esempio quello citato del Giani e l'altro popolare del Judson: _The growth of the american nation_, New York 1885). Fa forse eccezione il bel libro di Goldwin Smith: _The United States, An outline of political history, 1492-1871_, New York 1893, il quale è appunto informato al concetto, che m'ha guidato in questo lavoro; ma anche questo si limita sovratutto alla formazione politica della società anglo-americana, senza contare poi che il periodo delle origini vi è riassunto in un centinaio di pagine. Non m'è parso quindi fare con questo libro opera del tutto vana non solo pei cultori di scienze sociali, che nell'America vedono a buon diritto il maggior laboratorio sociale dell'epoca nostra, ma anche e più pel gran pubblico delle persone colte, che mentre non hanno il tempo od il modo di attingere alle fonti voluminose, non sanno d'altra parte sobbarcarsi alla lettura d'un più o meno ben fatto manuale, il quale, tramontati in breve dal cervello e nomi e fatti, lascia solo una vaghissima idea d'un periodo storico, della vita d'un popolo.
Consono ad un tale perchè, conseguenza inevitabile di esso, è quindi il metodo tenuto, il quale consiste nel dare il più largo sviluppo allo svolgimento sociale, limitandomi a rappresentare del fatto puramente politico, militare, personale, aneddotico solo quel tanto, che spiega o incarna tale svolgimento: la rappresentazione di questo soltanto è infatti il fine delle discipline storiche, giacchè questo solo costituisce il fondo della storia umana, in questo si trova la sostanza che elaborata collettivamente da un popolo attraverso alle forme più varie e sotto le parvenze più individuali dei geni e degli eroi, vien tramandata col nome di civiltà ad altre generazioni, ad altre genti, ad altri lidi per suscitarvi nuove forze, nuove energie, seme fecondo e indistruttibile che sopravvive alle forme esteriori ed agli uomini che lo elaborarono.
Se pertanto dalla semplice lettura di questo libro il lettore si sarà formato senza tedio e senza sforzo una idea chiara della genesi sociale degli Stati Uniti d'America ed un'immagine indelebile della loro società al principio della vita nazionale, se più ancora in questa società egli ravviserà allo stato latente tutti quasi i fattori fondamentali del successivo sviluppo anglo-americano, in modo da comprenderlo in quanto ha di più strano e meraviglioso, il fine del modesto volume sarà perfettamente raggiunto, ed incoraggiamento migliore non potrà venire all'autore per un altro volume, che tale sviluppo successivo rappresenti con lo stesso metodo e con gli stessi fini.
GENNARO MONDAINI.
_Urbino, dicembre 1903._
NB. Fonti del lavoro mi sono state oltre alle opere citate nella presente Prefazione (prima e più largamente usata di tutte, com'era naturale, la storia grandiosa del Bancroft) quelle, che verrò indicando nelle Note a fine di capitolo.
CAPITOLO PRIMO
La sede della civiltà anglo-americana: abitanti indigeni e pretendenti europei.
§ 1. Il paese — § 2. I Mound-builders — § 3. I Normanni — § 4. Gli Indiani — § 5. Prime esplorazioni e ricognizioni europee.
§ 1. IL PAESE. — _Situazione e conformazione._ — Tra il 25º ed il 49º grado di lat. N. ed il 67º ed il 125º di long. O. da Greenwich si estende quel paese, il quale coll'aggiunta dell'Alaska, posta fra il 55º ed il 71º di lat. N. ed il 130º ed il 168º di long. O. da Greenwich, costituisce oggi gli Stati Uniti d'America[1].
Nella loro massa continua confinano essi a settentrione coll'America inglese lungo una linea, che dalla foce del St. Croix sull'Atlantico va fino al canale Haro sul Pacifico, fra l'isola Vancouver e l'arcipelago S. Juan, correndo lungo il 49º parallelo dallo stretto di S. Juan de Fuca sino ai Grandi Laghi, poi traverso a questi e il San Lorenzo fino all'Atlantico al 45º parallelo. A mezzogiorno confinano coll'America latina lungo una linea, che dalla foce del Rio Grande nel Golfo del Messico va al sud del porto di San Diego sul Pacifico, correndo lungo il Rio Grande fino al parallelo 31º 47′, quindi dirigendosi al Colorado ed oltre questo alla costa. L'Oceano Atlantico ad oriente, il canale della Florida ed il Golfo del Messico a mezzogiorno, il Pacifico ed il mare di Bering ad occidente, l'Oceano glaciale artico a settentrione bagnano il vastissimo paese, che si estende per oltre 9 milioni di kmq. Posto fra l'Asia e l'Europa, dal lato della quale ha rivolti colle foci de' suoi grandi fiumi navigabili gli sbocchi naturali della sua produzione, esso si trova tra i paesi più ricchi e più progrediti del vecchio mondo, fra i centri massimi della civiltà gialla e di quella bianca, posizione quanto mai favorevole allo scambio degli uomini, delle merci, delle idee, della civiltà.
La forma massiccia, la mancanza d'alcun mare mediterraneo che penetri entro terra, le stesse coste per lo più infelici nella loro monotona uniformità, dove basse ed imbarazzate da banchi isole e cordoni litorali, dove alte e chiuse come muraglie, sarebbero a dire il vero ostacoli formidabili allo sviluppo economico e sociale del paese: ma la provvida natura, prima ancora che l'uomo colle strade i porti e le ferrovie, ha menomato questi gravi inconvenienti coll'abbondanza di fiumi, i quali sono navigabili nel versante dell'Atlantico cioè in quello appunto più vasto più ricco più fertile, interrotti invece da rapide e cascate ed incassati entro doccie anguste ed irte di scogli nel versante del Pacifico più ristretto e deserto.
E sull'Atlantico invero indirettamente e sul golfo del Messico direttamente si apre quel bacino del Mississippi, che, occupando da solo oltre 3 milioni di kmq., forma il vero cuore del paese denominato dal Tocqueville con ardita espressione sintetica la «_valle degli Stati Uniti_».
Ad una valle infatti possono questi paragonarsi, ad una valle immensa, di cui due grandi elevazioni in senso longitudinale costituiscono le sponde, ed uno dei più grandi fiumi della terra il fondo: sono rappresentate le sponde dal sistema compatto degli Allegani ad Oriente e da una zona più ampia, foggiata ad altipiano fiancheggiato da sponde montuose, dal nome generico di Cordigliere, ad occidente; il fondo da una vasta depressione intermedia, entro cui scorre il «padre dei fiumi», come suona il nome nell'immaginoso linguaggio degl'indiani, il Mississippi.
Chiude al Nord l'immane vallata, separandola dai Grandi Laghi canadesi e dalla valle del San Lorenzo, una zona di media altezza, che congiunge le due grandi elevazioni, mentre una pianura costiera si estende ad oriente degli Allegani, lungo l'Atlantico, appuntandosi tra questo ed il golfo del Messico nella penisola della Florida, che può dirsi per gran parte una maremma circondata da scogli, e confondendosi quindi colla larga cornice, bassa pur essa, del Golfo del Messico.
_Gli Alleghany._ — Il sistema Appalachiano, di cui gli Allegani a mezzogiorno costituiscono la sezione principale, corre parallelamente all'Atlantico dal Maine all'Alabama per una lunghezza di oltre 2000 km., su una larghezza massima di 300 ed una media di 200, con cime che superano appena, ed anche questo di raro, i 2000 m.
Consiste esso in una serie di catene parallele, a cui s'addossano degli altipiani lungo il lato d'ovest e di nord-ovest: breve e ripido è generalmente il declivio orientale, ampio e disteso l'occidentale pel trasformarsi del sistema da creste in terrazze. Colle loro creste uguali, senza forti picchi, coi loro fianchi uniti essi risulterebbero ben monotoni, nella sezione media in ispecie, se non aggiungessero loro ornamento le folte foreste che li ricoprono, facendo spiccare il loro verde cupo sul verde chiaro delle pianure basse anteposte. Maggior varietà presentano essi nella parte più settentrionale, cioè nei monti della Nuova Inghilterra, dove le valli sono ricoperte da foreste d'alberi frondosi e aciculari interrotte da campi coltivati, e scene alpestri bellissime di rupi, torri, laghi, cascate, burroni, giustificano il nome di Svizzera della Nuova Inghilterra dato ai monti Bianchi, tratti montuosi che contrastano col rude paese, da cui si elevano, di suolo granitico, disseminato di morene, massi erratici e torbiere.
Verso mezzogiorno le selve sono più fitte e quasi interamente di alberi frondosi, aceri, tigli, quercie e poi di superbe magnolie, finchè nell'estremo lembo meridionale la bassa vegetazione, costituita in gran parte da arbusti del genere dei rododendri, si addensa al punto da non permettere altro passaggio se non sui rami e cespugli infranti e calpestati dagli orsi.
Il ferro, di cui abbonda l'intero sistema, il carbon fossile, che si trova in estesissimi giacimenti di preferenza sul declivio occidentale, il petrolio, le cui sorgenti si trovano su una zona lunga e stretta che tutto accompagna, da nord-ovest a sud-ovest, dal lago Erie al Tennessee, l'orlo occidentale del sistema, sono le principali ricchezze minerarie degli Allegani.
_Le Cordigliere occidentali ed il bacino della California._ — Come un altipiano chiuso fra pareti montuose, anzichè come una serie di catene parallele, si presenta invece nel suo complesso l'altra grande sponda della «valle degli Stati Uniti», quella occidentale, ben più vasta ed interessante.
Due cordigliere ne costruiscono la pareti, i monti Rocciosi ad oriente, le Sierre Nevada e della Costa, riunentisi quasi in un'unica catena, detta delle Cascate, ad occidente.
Sono i Rocciosi un accozzo di catene costituite per lo più di rocce cristalline, che divergono e s'incrociano, dove spingendo dalle cime elevatissime, dove abbassandosi in superfici piatte (_mesas_): i loro vertici possono gareggiare colle Alpi, ma non ne hanno l'aspetto grandioso per lo zoccolo altissimo da cui sorgono. La regione offre nondimeno tutti gli spettacoli d'un gran paese montuoso: pendii selvaggi da cui sporgono cime rocciose, valli erte e profonde, rivi montani, precipizii in cui scendono buie foreste: nudi e nevosi i picchi estremi; scarsissimi però i ghiacciai. Caratteristica poi notevole di essa sono i famosi _Parchi_ o bacini chiusi fra due catene e due barre trasversali passanti dall'una all'altra, tutti ricchissimi di vegetazione ed abbondantissimi di selvaggina; ed i _cañons_ forre pittoresche e spaventose, percorse dai _creeks_ o fiumi conducenti dalla zona delle praterie all'interno dei Rocciosi, vere e proprie fenditure del suolo, profonde talora parecchie centinaia di metri.
Le formazioni vulcaniche si mostrano in questi parchi, in quello _nazionale_ in ispecie, una delle meraviglie del mondo, in tutta la loro potenza: correnti calde minerali ingemmano di loro incrostazioni le rupi, costruendovi le più strane forme di vasche, pignatte, marmitte da giganti; migliaia di _geysers_ slanciano nell'aria ad altezze vertiginose colonne formidabili d'acqua bollente e turbini di vapore; vulcani di fango e sorgenti sulfuree od alluminose interrompono vaste distese di lava; candidi ghiacciai si rispecchiano in acque tranquille, dove le alghe multicolori contrastano coll'azzurro uniforme del fondo ed il bianco delle sponde.
Meno interessante, ma non meno pittoresca si presenta la cordigliera occidentale, costituita nella sua parte meridionale da due catene, la _Sierra Nevada_ ad est e la _Catena Costiera_ ad ovest, le quali chiudono l'ampio e fertile bacino di California attraversato dalle valli del San Gioacchino e del Sacramento, che da opposte direzioni portano le loro acque alla baia di S. Francisco. È la prima una catena potentissima, con cime oltre i 4000 metri, con declivi dove le sequoie gigantee, mastodonti arborei alzanti a cento e più metri lor vette, formano colossali foreste, con bellezze naturali, che passano fra le più meravigliose del mondo: calva e rocciosa invece verso sud, meglio rivestita a settentrione si presenta la seconda, le cui cime non oltrepassano i 2500 metri.
Il bacino della California, compreso tra le due catene, vera oasi tra i monti e i deserti, si rassomiglia per clima e prodotti, nella valle del Sacramento in ispecie più fertile e ridente di quella del San Gioacchino, alla nostra regione mediterranea: qui colle macchie di arbusti e coi boschetti di quercie i giardini i vigneti e gli uliveti, qui col grano e colle frutta più squisite i cedri e gli aranci, mentre attrattive ancora più forti danno al paese le ricchezze minerali, il mercurio e più ancora i ciottoli e le sabbie aurifere dei fiumi, che fanno della California il maggior centro di produzione dell'oro di tutti gli Stati Uniti, pur così ricchi d'oro in tutta, può dirsi, la loro parte occidentale.
Al nord del Sacramento le due catene pel minore intervallo frapposto sembrano come riunirsi in una sola, la quale ricca di vegetazione per la forte umidità, rivestita di pini d'abeti di cedri, continua verso nord col nome di _Catena delle Cascate_, interrotta solo dalla valle della Columbia, fino allo stretto di S. Juan de Fuca, per riunirsi poi e confondersi oltre il confine degli Stati Uniti nella grande massa della Cordigliera orientale, quella dei Rocciosi.