Part 22
Disse Ferrante La Selvi, dal suo posto, scotendo il capo:
— L'avet'accise!
Gli altri portarono sotto coperta Gialluca semivivo; e l'adagiarono sopra una branda. Nazareno rimase a guardia, presso l'infermo. Si udivano di là le voci gutturali di Ferrante che comandava la manovra e i passi precipitati dei marinai. La _Trinità_ virava, scricchiolando. A un tratto Nazareno si accorse d'una falla in cui entrava acqua; chiamò. I marinai discesero, in tumulto. Gridavano tutti insieme, provvedendo in furia a riparare. Pareva un naufragio.
Gialluca, benchè prostrato di forze e d'animo, si rizzò su la branda, imaginando che la barca andasse a picco; e s'aggrappò disperatamente a uno dei Talamonte. Supplicava, come una femmina:
— Nen me lasciate! Nen me lasciate!
Lo calmarono; lo riadagiarono. Egli ora aveva paura; balbettava parole insensate; piangeva; non voleva morire. Poichè l'infiammazione crescendo gli occupava tutto tutto il collo e la cervice e si diffondeva anche pe 'l tronco a poco a poco, e la gonfiezza diveniva ancor più mostruosa, egli si sentiva strozzare. Spalancava ogni tanto la bocca per bevere l'aria.
— Portateme sopra! A qua me manghe l'arie; a qua me more....
Ferrante richiamò gli uomini sul ponte. Il trabaccolo ora bordeggiando cercava di acquistare cammino. La manovra era complicata. Ferrante spiava il vento e dava il comando utile, stando al timone. Come più il vespro si avvicinava, le onde si placavano.
Dopo qualche tempo, Nazareno venne sopra, tutto sbigottito, gridando:
— Gialluca se more! Gialluca se more!
I marinai corsero; e trovarono il compagno già morto su la branda, in un'attitudine scomposta, con gli occhi aperti, con la faccia tumida, come un uomo strangolato.
Disse Talamonte maggiore:
— È mo'?
Gli altri tacquero, un po' smarriti, dinanzi al cadavere.
Risalirono su 'l ponte, in silenzio. Talamonte ripeteva:
— È mo'?
Il giorno si ritirava lentamente dalle acque. Nell'aria veniva la calma. Un'altra volta le vele si afflosciavano e il naviglio rimaneva senza avanzare. Si scorgeva l'isola di Solta.
I marinai, riuniti a poppa, ragionavano del fatto. Un'inquietudine viva occupava tutti gli animi: Massacese era pallido e pensieroso. Egli osservò:
— Avéssene da dice che l'avéme fatte murì nu áutre? Avasséme da passà guai?
Questo timore già tormentava lo spirito di quegli uomini superstiziosi e diffidenti. Essi risposero:
— È lu vere.
Massacese incalzò:
— Mbé? Che facéme?
Talamonte maggiore disse, semplicemente:
— È morte? Jettámele a lu mare. Facéme vedé ca l'avéme pirdute 'n mezz'a lu furtunale... Certe, n'arrièsce.
Gli altri assentirono. Chiamarono Nazareno.
— Oh, tu... mute come nu pesce.
E gli suggellarono il segreto nell'animo, con un segno minaccioso.
Poi discesero a prendere il cadavere. Già le carni del collo davano odore malsano; le materie della suppurazione gocciolavano, ad ogni scossa.
Massacese disse:
— Mettémele dentr'a nu sacche.
Presero un sacco; ma il cadavere ci entrava per metà. Legarono il sacco alle ginocchia, e le gambe rimasero fuori. Si guardavano d'in torno, istintivamente, facendo l'operazione mortuaria. Non si vedevano vele; il mare aveva un ondeggiamento largo e piano, dopo la burrasca; l'isola di Solta appariva tutt'azzurra, in fondo.
Massacese disse:
— Mettémece pure 'na preta.
Presero una pietra fra la zavorra, e la legarono ai piedi di Gialluca.
Massacese disse:
— Avande!
Sollevarono il cadavere fuori del bordo e lo lasciarono scivolare nel mare. L'acqua si richiuse gorgogliando; il corpo discese da prima con una oscillazione lenta; poi si dileguò.
I marinai tornarono a poppa, ed aspettarono il vento. Fumavano, senza parlare. Massacese ogni tanto faceva un gesto involontario, come fanno talora gli uomini cogitabondi.
Il vento si levò. Le vele si gonfiarono, dopo avere palpitato un istante. La _Trinità_ si mosse nella direzione di Solta. Dopo due ore di buona rotta, passò lo stretto.
La luna illuminava le rive. Il mare aveva quasi una tranquillità lacustre. Dal porto di Spálato uscivano due navigli, e venivano incontro alla _Trinità_. Le due ciurme cantavano.
Udendo la canzone, Cirù disse:
— Toh! So' di Piscare.
Vedendo le figure e le cifre delle vele, Ferrante disse:
— So' li trabaccule di Raimonde Callare.
E gittò la voce.
I marinai paesani risposero con grandi clamori. Uno dei navigli era carico di fichi secchi, e l'altro di asinelli.
Come il secondo dei navigli passò a dieci metri dalla _Trinità_, varii saluti corsero. Una voce gridò:
— Oh Giallù! Addó sta Gialluche?
Massacese rispose:
— L'avéme pirdute a mare, 'n mezz'a lu furtunale. Dicétele a la mamme.
Alcune esclamazioni allora sorsero dal trabaccolo degli asinelli; poi gli addii.
— Addie! Addie! A Piscare! A Piscare!
E allontanandosi le ciurme ripresero la canzone, sotto la luna.
INDICE.
Pag.
La vergine Orsola 1 La vergine Anna 86 Gli idolatri 165 L'eroe 186 La veglia funebre 194 La contessa d'Amalfi 209 La morte del duca d'Ofena 255 Il traghettatore 276 Agonia 307 La fine di Candia 319 La fattura 337 I marenghi 364 La madia 374 Mungià 383 La guerra del Ponte 397 Turlendana ritorna 421 Turlendana ebro 437 Il cerusico di mare 448
_OPERE di GABRIELE D'ANNUNZIO_
I ROMANZI DELLA ROSA:
Il Piacere L. 5 — L'Innocente 4 — Trionfo della Morte 5 —
I ROMANZI DEL GIGLIO:
Le Vergini delle Rocce 5 — La Grazia *. L'Annunziazione *.
I ROMANZI DEL MELAGRANO:
Il Fuoco 5 — La Vittoria dell'Uomo *. Trionfo della Vita *.
Le Novelle della Pescara 4 —
POESIE:
Canto novo; Intermezzo 4 — L'Isottéo; la Chimera 4 — Poema paradisiaco; Odi navali 4 — La Canzone di Garibaldi: La Notte di Caprera 1 50 In morte di Giuseppe Verdi. Canzone preceduta da una Orazione ai giovani 1 — Nel primo centenario della nascita di Vittor Hugo — MDCCCII-MCMII — ode 1 — Laudi del Cielo, del Mare, della Terra e degli Eroi _Vol. I:_ Laus Vitæ. Legato in finta pergamena 8 — — Legato in vera pergamena 12 — _Vol. II:_ Elettra — Alcione. Legato in finta pergamena 10 — — Legato in vera pergamena 14 — L'Allegoria dell'Autunno 1 —
DRAMI:
Francesca da Rimini, tragedia in 5 atti 7 50 — Legata in vera pergamena con fregi e nastri di stile antico 12 — Francesca da Rimini. Edizione econom. 4 — La Città morta, tragedia in 5 atti 4 — La Gioconda, tragedia in 4 atti 4 — La Gloria, tragedia in 5 atti 4 — La Figlia di Iorio, tragedia in 3 atti 4 —
I Sogni delle Stagioni Sogno d'un mattino di primavera 2 — * Sogno d'un meriggio d'estate. Sogno d'un tramonto d'autunno 2 — * Sogno d'una notte d'inverno.
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.
End of Project Gutenberg's Le Novelle della Pescara, by Gabriele D'Annunzio