Le notti degli emigrati a Londra
Part 24
Unʼimmensa moltitudine arrivava quella sera dai contadi vicino Napoli per avere il sollazzo di ammirare, allʼindomani, il _suo adorato padrone_ che si recava in grande gala, in mezzo ad una doppia siepe di Svizzeri, ad un santuario di non so quale Vergine. Io mi indirizzai in casa di uno zio, in via di diventar vescovo, per dimandargli lʼospitalità per una notte. Eʼ mi ricevette come un Turco che ha il gavocciolo, e mi mise fuori dellʼuscio alla prima parola. Io turbava la sua pinzocchera o scomodavo la sua serva–padrona. Lʼamico, che aveva tutto preparato per la mia fuga, mi accolse più decentemente; e la sera seguente, sera di orgia pel popolaccio napolitano, vestito questa volta da dandy, dando il braccio ad una bella signorina, mi andai ad imbarcare a Santa Lucia.
Avevo ora a trattare con contrabbandieri, fior di pesca di galantuomini.
Il capitano del battello a vapore. _La ville de Bastie_, che doveva condurmi a Marsiglia, non aveva consentito a ricevermi a bordo che in pieno mare, nello stretto di Procida. Le navi francesi erano guardate a vista dalla polizia di S. M. I contrabbandieri mi presero quindi nella loro barca la notte, mediante sessanta ducati. Passai la notte coricato in quella barca, sulla spiaggia, e dormii come un canonico. Allʼalba, sciogliemmo al largo, e mi andarono a nascondere in una delle grotte sotto il promontorio di Posilipo, ove dovevo restare fino alle quattro pomeridiane.
Io non ho mai visto nulla di così splendido che quelle rifrazioni delle onde del mare scomposte dal sole e riverberate nellʼombra. Una tribù di granchi in bellʼumore, diventando un poʼ troppo famigliari, mʼinquietò mica male e mʼimpedì di dormire.
Alle quattro, i contrabbandieri ritornarono. Ci dirigemmo allora verso il sito convenuto, remando lontano da Nisida, donde i doganieri sorvegliavano, dʼaccordo, i contrabbandieri.
Il vapore partiva da Napoli alle sei.
I nostri sguardi erano fissi allʼorizzonte. «Un pennacchio di fumo per il mondo», avrei sclamato io, se io mi fossi stato Filippo II o Carlomagno. Ma quel pennacchio non compariva. Il sole, ripercosso dal mare, mi aveva bruciato il viso. Avevo la febbre e mi sentivo svenire. Lʼora passò. Il vapore non compariva. Che sventura era dunque sopraggiunta?
La _pazza della casa_ trottava, galoppava, volava con la celerità della luce. Mille dubbi, mille sospetti, come a Scalea. I contrabbandieri bestemmiavano come dei teologi ravveduti. Giammai io non aveva udito trattare il paradiso con tanta poca civiltà.
Due ore di ritardo!
I contrabbandieri, vedendo che la _Ville de Bastie_ non giungeva, che le barche della dogana si staccavano e vogavano verso di noi, volevano senzʼaltro gittarmi al mare e continuare la pesca delle sardine. Io li addolciva. Affè di Dio! io non mi sapevo che fossi così eloquente e persuasivo! Infine, eccolo codesto fumo tanto sospirato! Il vapore avanza, va presto, presto, prestissimo; eʼ vola.... Eʼ ci sorpassa.
Il capitano Cambiaggio aveva avuto non so che riotta con la polizia, aveva a bordo un carico di vescovi e di gesuiti, che tornavano al loro nido dopo la caduta della repubblica romana, ed era forte in collera.... Insomma, il capitano mi aveva obliato. Figuratevi, quindi, lʼansia, il terrore che si accasciò su di me vedendo il naviglio allontanarsi a tutto vapore. Avevo creduto aggrapparmi ad un ramo ed avevo stretto un boa! Cominciammo a gridare, ad agitare pezzuole bianche. Infine, un medico francese, il dottore Adolfo Richard, scorse i nostri segni e li fece rimarcare al capitano. Questi si risovvenne allora, pestò e _stoppò_. Ci avvicinammo.... mi lanciai sul ponte....
Io non avrei mai creduto ad una simile potenza dʼavvelenamento dello sguardo umano, se non avessi sostenuto gli sguardi di quei monaci e di quei vescovi, che gremivano le banchette, vedendomi così piovere in mezzo di loro. Eʼ compresero chi io mi fossi, e si sentivano impotenti a bordo. Tre giorni dopo io mettevo il piede sul suolo francese; otto giorni più tardi io mi sentivo sicuro come un re sotto la bandiera della fiera Inghilterra.
FINE.
INDICE
Maurizio Zapolyi Pag. 1
Il conte Giovanni Lowanowicz » 105
La Polonia, e la Russia » 267
Il Marchese di Tregle » 303
ERRATA. CORRIGE.
_Pagina a linea_ _Leggete_
6 — 7 del pranzo pel pranzo
id.— 27 sullʼorizzonte lʼorizzonte
12 — 1 ad uno squadrone uno squadrone
18 — 13 scivolò sulla pozza nella pozza
62 — 13 lama onda
65 — 25 e mai a coscienza e mal coscienza
70 — 17 a cui mancata che lʼaveva mancata
72 — 1 decine decime
80 — 16 si trascuravano si trascinavano
128 — 6 Ribitka Kibitka
129 — 12 dato dato ancora
id.— 15 Zchoukos Tsciuktscias
141 — 15 lʼaltro nel partito figlio lʼaltro figlio nel partito
145 — 18 Kiu Kiew
152 — 8 Mi vi assisi Mi riassisi
153 — 4 quando condannati quando i condannati
158 — 26 Toru Tom
160 — 1 Oltai Altai
id.— 2 Irkeretsk Yrkutsk
id.— 4 Pekia Pekin
id.— 7 fa assai fa affari
id.— 28 fosforico solforico
162 — 12 obrupte abrupte
163 — 3 Vablonoi Yablonoi
id.— 15 Tchita Kiahkta
id.— 23 caimano nibbio
164 — 20 esperto aperto
166 — 30 Sablonoi Yablonoi
167 — 12 squallido di freddo squallido e freddo
170 — 25 moto vuoto
175 — 20 non male mica male
id.— 25 lavorare esplorare
176 — 15 dietro da redigere dietro a redigere
182 — 29 non andavamo noi andavamo
185 — 6 correggiava carreggiava
189 — 7 gausli gouzli
190 — 7 Jakuti, Yakutski,
id.— 9 Andyr. Anadyr
197 — 21 cavati da sbarrati da
202 — 7 cuore cuoio
206 — 30 Yadighirka Yndighirka
207 — 1 che formavano che formava
222 — 8 scale pale
225 — 13 sotto di botto
228 — 25 nappa stesa
239 — 30 sterpio sterpi
240 — 7 Avadyr Anadyr
id.— 32 passano avevan passato
244 — 4 torendras tundras
id.— 20 Stunovoi Stanovoi
249 — 21 Ostrovnorse Ostrovnoye
251 — 33 filo sito
261 — 19 lasciavano lasciava
280 — 3 non soprimeranno non sopprimerà
294 — 14 su se su di se
id.— 20 _et passim_—provato la provato della
_Una grande parte di questo volume fu stampato quando lʼautore era chiuso in Parigi dai versagliesi. Di qui, questi ed altri errori tipografici, che lʼintelligenza del lettore correggerà da sè._
E. TREVES, EDITORE.—MILANO.
CORRIERE DI MILANO
ESCE OGNI GIORNO FORMATO GRANDISSIMO, COME I FOGLI FRANCESI. A CINQUE COLONNE
CENTESIMI 5 IL NUMERO
Questo giornale tiene sopratutto a dare il maggior numero di informazioni attinte imparzialmente a tutte le fonti. Giornale moderato, è indipendente così dal governo, come dai partiti, come dalla folla. Riviste politiche, riviste dei giornali, riviste parlamentari, riviste scientifiche, agrarie, letterarie, artistiche, teatrali, industriali, ecc. Diretto dal sig. E. Treves conta fra i suoi collaboratori P. Lioy deputato, prof. C. Boito, dott. P. Schivardi, A. Caccianiga, Eugenio Camerini, F. DʼArcais, F. Petruccelli della Gattina, E. Corbetta deputato, E. Navarro, G. Celoria, L. Trevellini, E. Torelli, ecc.
CORRISPONDENZE PARTICOLARI da Roma, Firenze, Napoli, Palermo, Torino, allʼinterno; da Parigi, Berlino, Monaco e Vienna, allʼestero. =Telegrammi particolari.=
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_Dirigere commissioni e vaglia allʼeditore E. Treves, in Milano._
NOTE:
[1] Questa cifra è ufficiale, presa dai documenti pubblicati dallo stato–maggiore dei due eserciti.
[2] I fatti raccontati dal conte Zapolyi sono registrati egualmente nelle _Storie_ e nelle _Memorie_ di Görgey, Klapka, Iranyi, Imrefi, Czetz, Ramming, Kossuth, Szemere, Thaly, De Gerando, e nella corrispondenza diplomatica inglese. Il giudizio sopra Görgey è unanime.
[3] Montagne di ghiaccio nel mar Glaciale.
[4] Qui è lʼautore che parla e non più Giovanni Lowanowicz.