Le notti degli emigrati a Londra

Part 19

Chapter 193,588 wordsPublic domain

Questi popoli—Sciti degli antichi—per gli slavi e gli orientali ora i Petscienequi, i Torqui ed i Polovtzi, ora i Turcomanni ed i Tartari, erano una varietà della razza bianca europea, che reagivano su questa, in virtù della legge dellʼaffinità. Il nome di Tartaro è stato attribuito ora alla razza mongolica che lo porta ancora al presente—e che, al contrario, distrusse la potenza dei Tatari con i quali li si confonde. I Tatari avevano molestato la razza slava. Sotto la pressione delle orde mongoliche, i differenti rami degli slavi si collegarono, si fusero. Le regioni lasciate vuote dai Tatari furono occupate dai Cosacchi dellʼUkrania, del Don, e dellʼIaik—un miscuglio di soldati, di avventurieri e di cacciatori, che ebbero lʼincarico di difendere questa frontiera contro gli stabilimenti fissi dei Tatari della Crimea e delle orde formidabili dei Kan del Kaptsciac o dellʼOrda Dorata.

La razza mongolica si scatenò contro la Russia con una ferocia senza mercè. La divisione dei popoli slavi favoriva la sua invasione; ma lʼinvasione provocò, per controcolpo e per necessità di difesa, lʼunità slava e la creazione affatto asiatica dellʼautocrazia dello Tzar.

Lʼunità inghiottì la libertà.

In questi scompigli, Kief, la culla religiosa e civilizzatrice delle razze slave, perdè la sua superiorità. Si era visto, del resto, i sovrani russi, per una preveggenza politica particolare, trasportare successivamente la loro capitale su i punti ove il progresso del loro dominio sembrava richiedere la loro presenza. Allʼorigine, essi avevano abbandonata Novgorod, la città della civiltà scandinava, per il soggiorno di Kief, che inoculò alla razza slava lo spirito bizantino. Souzdal li mise, in seguito, in contatto diretto con gli Tsciudi della Permia e dellʼUral; Volodimir, con quelli della Volga; Moskou divenne infine la testa di ponte della razza slava, che salvò lʼEuropa, respingendo gli urti delle razze asiatiche. Pietroburgo ebbe il suo torno quando la Russia si rivolse verso lʼOccidente, provocata dalla Svezia: e Varsavia è una tappa verso Costantinopoli.

La caduta di Novgorod aprì il passo allʼordine Teutonico, il quale, col nome di conversione religiosa, applicò un feudalismo feroce ai popoli slavi del Baltico. La ripulsione grondante odio, che questi cavalieri religiosi incontrarono, li fece sottomettersi alla Polonia. Essi salvarono così la conquista ma compromisero la potenza protettrice.

Lʼunione scandinava non ebbe effetto, perchè fondata sopra elementi diversi. La Danimarca e la Norvegia erano attirate verso lʼInghilterra, a causa delle loro affinità cimbriche. La Svezia, dopo la rottura del trattato di Colmar, spinta dalla sua natura slava, si avanzò verso le Provincie slave del Baltico.

Avendo abbracciata la Riforma, la Svezia ne ricavò una grande importanza militare, intervenendo in Alemagna sotto Gustavo Adolfo nella guerra dei Trenta–anni. Carlo XII volle anche egli spiegare la sua ascendenza sulle province slave, ma si trovò in presenza della Russia. Questa lo retrospinse, si distolse così dalle guerre oscure dellʼAsia e si rivelò allʼEuropa stupefatta.

La Russia si rivelò avendo i piedi sulle tre sue rivali: la Turchia, la Polonia e la Svezia. Si rivelò, avendo alla sua testa un principe riformatore, dʼorigine germanica, che sopraponeva la civiltà occidentale alla civiltà slava, cui nè la Prussia, nè lʼUngheria, nè la Polonia, nè la Russia essa stessa, non avevan potuto realizzare. La civiltà di Pietro il Grande, eterogenea e superficiale, non neutralizzò la pressione, cui nellʼinteresse slavo le facevano, e fanno, le masse. Essa mantiene quindi la Russia in un eretismo continuo ed in lotta con il movimento che si sviluppa nel resto dellʼEuropa. Ma ciò appunto crea sordamente una rottura irreparabile tra lo Tzarismo, istituzione asiatica germanizzata, e la razza slava.

Contro lo spirito di questa razza lʼAustria tenne il patibolo rizzato in permanenza per sei mesi in Ungheria; chiamò, più tardi, lo Tzar per schiacciare i Maggyari; consacrò la servitù della Boemia per supplici rinnovellati. Contro lo spirito di questa razza, le tre potenze che possedevano popoli slavi, si divisero la Polonia—tra le quali potenze la meno colpevole fa sicuramente la Russia, che obbediva alla sua natura slava e che covava dei lunghi odi e delle gelosie implacabili. Ma lʼanima slava è restata inconcussa. Lo spirito occidentale della dinastia dei Romanof è adesso la pietra dʼintoppo della razza slava—par gli uni, perchè lo trovano eccessivo, per gli altri, perchè non lo trovano abbastanza audace.

III.

Al di là dellʼOder e delle Alpi Giulie comincia un altro mondo, diverso affatto da quello che abita lʼOccidente. LʼEuropa vera termina colà. Colà stesso comincia lʼOriente. Quivi è il dominio indigeno della razza slava. LʼUngheria, la Polonia, la Boemia, i Principati Danubiani, la Grecia han bene a darsi istituzioni europee, affusolarsi dei nostri abiti e dei nostri costumi. Tutto ciò resta allʼepidermide. QuellʼEuropa geografica non è lʼEuropa reale, ma un Europa semi–asiatica, che serve di transizione tra lʼOccidente e lʼAsia. Tutto ciò che è essenzialmente europeo, non ha toccato che le classi aristocratiche. Il popolo ha conservato quello stampo slavo che lʼimperio austriaco non ha saputo svellere dallʼUngheria, dallʼIlliria, dalla Boemia, e la dinastia germanica non ha saputo cancellare nella Russia e nella Polonia. Il tipo, restando permanente ed imperibile, il posto, la fisonomia, lʼufficio della Russia si disegnano da sè stessi.

La Russia è virtualmente la primogenita della razza. Essa manifesta la sua superiorità con la sua capacità politica. Essa tiene il suo primato a causa dellʼimmensa portata del suo scopo; e la sua potenza sʼimpone a causa della massa dei destini, cui porta nella sua mano ed ai quali dà lʼimpulso. Lʼidea impulsiva a cui la Russia ha obbedito finora è stata: la ristaurazione delle sub–razze slave cadute sotto il dominio straniero asiatico ed occidentale; la liberazione di tutti i rami di questa razza; la loro unione intorno ad uno stipite che le rappresenti e le conduca. La Polonia, non più che lʼEuropa, non sopprimeranno questa missione della Russia—missione omogenea alla sua natura, conforme al suo genio, utile alla sua politica.

La Russia è la sola nazione di Europa che sa ciò che fa e dove va; che ha uno scopo determinato, lucido, fisso, naturale, inesorabile; che ha un piano per raggiungerlo—ed alla effettuazione del quale concorrono la natura cosmica, il carattere e la costituzione fisica dei suoi popoli, lʼabilità della sua politica. Ecco il segreto dei suoi successi e del suo progresso.

Gli altri popoli brancolano nellʼincognito, alla ventura. Essi seguono meno i loro interessi di razza—perchè la razza celtica, detta latina, la razza teutona, la razza sassone, hanno esse stesse i loro—e corrono dietro interessi fittizi ed effimeri, creati ora dal sentimento religioso, ora dalla pressione storica, ora da un fenomeno economico, ora da unʼaberrazione diplomatica, ora dal diritto passaggiero che dà la conquista.

La Russia ha carpiti tutti gli approposito per continuare il suo sistema di assimilamento. E la si è vista allungar la mano alla Svezia ed acciuffargliene un lembo—la Finlandia. La si è vista abbattere il dominio dei Kan tartari—retroguardia dellʼinvasione mongolica—aprendosi così il passo verso lʼAsia e lʼimpero Ottomano. La si è vista appropriarsi province di questo Impero ed i primi brani della Polonia, per consumare lʼassorbimento di questa disgraziata nazione, anche dopo quando la Francia e lʼInghilterra lʼavevano fermata in sulla sua marcia verso Costantinopoli e le avevano strappati i Principati.

Questa sosta imposta sarà dessa più seria che i protocolli del congresso di Vienna, per il regno di Polonia, e le stipulazioni di Napoleone I, il quale abbandonò alla Russia, senza discussione, la possessione della Finlandia onde ottenerne il riconoscimento della sua dinastia in Spagna? Noi nol crediamo punto. Nulla opporrà ostacolo allʼincedere della Russia, nulla lo frastornerà.

Lo Czarato di Mosca aveva nel 1328, allʼavvenimento dʼYvan (Kaletu) unʼestensione di 4656 miglia geografiche ed una popolazione di 6,290,000 abitanti. Lʼimpero russo, allʼavvenimento di Catterina I, 1725, si stendeva sur una superficie di 273,815 miglia geografiche, con una popolazione di 20,000,000 di anime. Alla presa di Varsavia, 1831, la Russia possedeva un territorio di 369,764 miglia geografiche ed una popolazione di 60,000,000. Oggi essa abbraccia una superficie di circa 21,000,000 di chilometri quadrati con una popolazione di 75,000,000 di abitanti. Se il concetto dellʼimpero greco–slavo di Pietro il Grande si realizzasse e la Russia si annettesse i popoli slavi della Turchia, della Grecia, dellʼAustria, della Prussia, la Moldo–Valachia e la Serbia, essa aggiungerebbe altri cinquanta milioni di abitanti ai settantacinque milioni che ora possiede.

Li aggiungerà dessa?

Noi crediamo questo avvenimento lontano, ma inevitabile.

Per il momento, sorvegliata, limitata in Europa, la Russia rode il continente dellʼAsia centrale e si approssima allʼIndia britannica. Il mese di luglio 1869, il Parlamento inglese sʼintrattenne di questo progresso costante della Russia. E non celò le apprensioni, direi quasi il terrore che ispira allʼInghilterra questo colosso misterioso, che avanza lentamente, persistentemente, pertinacemente, come una nuvola gigantesca, e che avvilupperà un giorno il suo Impero orientale e lo coprirà di fitta notte. Il signor Grant Duft, sotto–segretario di stato per le Indie, provò di scongiurare lo spettro—come lo faceva altresì non ha guari il signor Tchikatchef innanzi allʼ_Associazione britannica per lʼavanzamento delle scienze_.—E Gladstone dichiarò, che i due governi sono quasi dʼaccordo per interporre lʼAfganistan, come territorio neutro ed inviolabile, tra i possessi delle due nazioni.

Questo trattato sarà desso rispettato?

Sì, fino a che circostanze favorevoli non alletteranno la Russia a violarlo.

Gli acquisti dello Tzar si connettono senza interruzione da Cronstad fino a Smarkande, dal mar Nero allo Stretto di Behring, dallo Spitzberg al Kamtsciatka. La Russia non conquista, come conquistò lʼInghilterra, adottando per i suoi nuovi possessi il sistema coloniale ed il _self–reliant government_. La Russia si annette come province, si assimila e smaltisce i paesi invasi. Poi, mediante la sua colonizzazione militare ed agricola, la sʼinsinua, sʼimpianta, sʼirradica nella società e nel suolo conquistato. LʼAsia, del resto, è il campo di azione ove la razza slava esercita la sua attività, ed ove scaricherà, nellʼavvenire, la sua sovrabbondanza di energia e di vitalità.

Essa prende la rivincita delle invasioni mongoliche.

La Russia possiede una civiltà superiore a quella delle popolazioni che si aggiudica con la forza. In oltre, la forza ha un prestigio divino che abbarbaglia popoli, i quali non riconoscono altro dio. E la Russia ne usa con abilità—abbastanza per rompere le resistenze, non troppa per creare odi nascosti, indelebili, eterni, come ne incontrò lʼAustria dovunque la sʼimpose a popoli di razza straniera. Infatti, tranne la Polonia, tutte le province slave che la Russia si è appropriate, le sono restate fedeli ed attaccate. Esempio la Finlandia, la quale, al tempo delle guerre napoleoniche ed allʼoccasione delle rivoluzioni polacche, avrebbe potuto tentare di distaccarsi, e fece, al contrario, causa comune con il capo della razza. I Principati Danubiani, malgrado lʼautonomia che fu loro regalata, e checchè il partito governativo rumeno ne dica, rimpiangono e desiderano la Russia.

Le risorse della civiltà russa sono inesauribili. La Germania e lʼInghilterra hanno raggiunto il loro sviluppo, nel circolo ristretto che la natura loro tracciò. La Russia, al contrario, è al suo inizio. Essa può accrescere a volontà lʼestensione del suo territorio dal lato della Cina e del Giappone, ed accelerare la fecondità della sua popolazione mediante la ricchezza interna dellʼImpero, essenzialmente agricolo, e favorito egualmente su tutti i punti per essere altresì industriale. Il suo immenso territorio riunisce tutte le diversità di clima; è proprio ad ogni sorte di produzione utile. LʼImpero russo è bagnato dai più bei fiumi del mondo, quasi tutti navigabili, che, aspettando la rete delle ferrovie, possono costituire linee di comunicazioni facili e poco costose del nord dellʼEuropa col centro dellʼAsia e le frontiere della Cina. La Russia ha posto per tutti e per ogni mestiere.

Allʼesteriore, essa ne impone. Ma sopra tutto la è inviolabile in casa sua. Napoleone penetrò fino a Mosca; la Francia e lʼInghilterra hanno bombardato Sebastopoli. E poi? Si umiliò un uomo, il quale si suicidò, ma non si graffiò neppure lʼepidermide della nazione. Meglio ancora. Alessandro I venne a dettar la legge a Parigi; e la caduta di Sebastopoli ha preluso allʼorganamento più moderno dellʼesercito russo ed alla creazione delle ferrovie, che, fra dieci anni, solcheranno il paese da una estremità allʼaltra—da Cronstad al Caspio, dalla Gallizia allʼAmur forse, sul Pacifico.

Il lato debole dellʼImpero russo è il non avere sbocchi su i grandi Oceani. Perocchè il Sund, benchè aperto, lo strangola da un lato, i Dardanelli lo bloccano da un altro. Ma ciò costituisce altresì il pericolo dellʼEuropa; dapoichè un giorno la Russia reagirà onde sottrarsi al soffoco che prova come potenza mediterranea.

La Russia ha rinunziato allʼEuropa occidentale, vale a dire ad uscire di casa sua. Operando in Asia, se la si vorrà soffermare, saranno la Francia, lʼInghilterra, lʼAustria, lʼAlemagna, che dovranno andare ad attaccarla sul suo territorio—vale a dire, andarsi a collocare nella gola del mostro. E ciò, mediante spese ruinose, cui i popoli non paiono disposti a tollerare. Imperciocchè, gli è mestieri constatarlo: noi non giudichiamo più la Russia oggidì con i pregiudizi del XVIII secolo, nè con lʼarroganza di Napoleone, nè sotto lʼincubo del misterioso terrore che dessa ispirava ai tempi di Nicola I. La Russia ha acquistate proporzioni naturali, e per conseguenza la è di altrettanto più formidabile. No: noi non temiamo più il Kosac; noi temiamo lo Tzarismo. Abbiamo noi ragione?

IV.

La situazione della Russia è chiara: essa è allo stato di aggressione allʼesteriore, di protezione allʼinterno. Questa situazione è ancora normale attualmente; perchè, quanto allo straniero, la Russia non ha finito ancora di strappargli tutti i membri della famiglia slava, e quanto allʼinterno, lo tzarismo tranne da soli alcuni anni, il suo organismo è omogeneo allo spirito, al carattere della razza. Dʼaltronde, vi è egli esagerazione nelle pretensioni della Russia per la rivendica che dessa proclama?

Eʼ basta considerare freddamente a quale condizione di nullità politica sono cadute le parti staccate della razza slava, quelle che sono rimaste indipendenti, come quelle che restano sottomesse allo straniero. La Boemia, lʼIlliria, i Principati, la Serbia, la Grecia, Posen, la Gallizia.... non hanno più ragion dʼessere, nè un valore politico qualunque, non per sè stessi, non nellʼagglomerazione composita di cui forman parte.

Lo tzarismo è lʼespressione di questa situazione, perchè è temibile e minaccioso, per lo straniero; ed allʼinterno, esso è ancora una protezione per le classi inferiori, un legame fra le classi aristocratiche.

Lo tzarismo esso stesso poi non è così autocrata come dʼordinario lo si suppone. Esso non ha a sua mercè, come in Francia, il maneggio del potere giudiziario, il cui esercizio appartiene allʼaristocrazia locale. Lʼamministrazione subisce il controllo di questa medesima aristocrazia, la quale, quando lo voglia, potria cangiarsi senza sforzo in unʼoligarchia governativa, come nella repubblica di Venezia un dì, e come nel governo inglese fino al 1830. Un potere esecutivo che non dispone in maniera assoluta, come in Francia, del giudice e del funzionario, non può dunque esser tirannico che fino a quando e per quanto coloro che possono controllarlo, glielo consentono, o sono suoi complici. Il giorno in cui lʼaristocrazia russa sarà penetrata dalla necessità di prendere la direzione degli affari, il giorno in cui essa sentirà la dignità della sua casta ed avrà uno spirito di corpo più generoso, la è finita per lo tzarismo.

In Russia non esiste quella classe media, ove nasce e muore la libertà, per ristabilire lʼequilibrio o servir di contrappeso. Lʼaffrancamento della servitù mira forse a questo scopo: sottrarre il contadino al suo padrone, dargli da prima una personalità, poi collocarlo sotto la dipendenza completa della corona. La nobiltà perderà altrettanto che guadagnerà lo tzar; ma godrà desso lungo tempo, lo tzar, di questo acquisto? Evidentemente no. La borghesia si costituisce presto, e lʼinteresse, che è lo spirito di corpo di questa classe, si sveglierà presto altresì. La borghesia dimanderà allora la sua propria autonomia ed il controllo dei suoi affari.

Lo tzarismo, inerente alla razza slava, ha digià succombuto tutto intorno alla Russia, ove questa classe intermedia, la borghesia, ha cominciato a formarsi: in Grecia, in Ungheria, in Boemia, in Gallizia, a Posen. Ma quantunque lo si tenga come troppo assorbente, e che lo si sospetti come essendo di origine straniera, il sentimento e lʼistinto della razza sono troppo imperiosi per volerlo assolutamente abbattuto, prima che esso abbia compiuta la sua missione. Lo tzarismo non sarà dunque demolito prima che lʼagglomerazione dei popoli slavi non sia presso a poco compiuta e che lo spirito di Europa non abbia disarmato contro la Russia.

Lo tzarismo è il solo rappresentante degli interessi della razza slava. Esso tiene in iscacco lʼEuropa; serve di centro di gravitazione alle parti distaccate della razza, di protezione al contadino contro la nobiltà, di garentia ai nobili contro lʼinvasione del proletario, di centro di azione comune, fino a che la questione non sarà risoluta nel senso slavo. Ed i popoli che circondano la Russia, avvegnachè profondamente turbati della sua vicinanza e della sua pressione, trovano ancora una specie di sicurezza nel mantenimento dello tzarismo contro lʼinondazione slavo, mediante la compressione interna.

Lo si vede quindi, lo tzarismo è stato providenziale nella fase della conquista e della ristaurazione slava, ed ha servito ammirabilmente come compressore per ammadiare le molecole distaccate da questa razza in un solo elemento, amalgamarle, penetrarle dal medesimo spirito, volgerle al medesimo scopo. Ma esso addiverrà evidentemente uno ostacolo allo sviluppo, quando la riunione sarà completa e la fusione terminata. Quando la massa, adesso in ebollizione, sarà condensata, la pressione eccessiva potria frangerla; e gli è di questo che gli slavi si preoccupano già, per la loro propria conservazione e per la stabilità dellʼopera che lo tzarismo avrà terminata.

Bisogna quindi che lo tzarismo subisca una trasformazione radicale, sia per evoluzione propria, sia per una rivoluzione. Lo Tzar, tal quale è, malgrado la creazione della Germania, è ancora un potere formidabile: allʼesteriore, a causa dellʼattrazione che desso esercita, della pressione che infligge, del pericolo che può far correre allʼindipendenza degli Stati vicini, dellʼesagerazione dellʼambizione che dà sovente il capogiro, dellʼinfluenza che prende nella condotta e nella vita intima degli altri popoli; allʼinterno, per la sua origine straniera che non cessa di tradirsi, e per lʼassorbimento della libertà. La nazione intera non è che un corpo di cui lo tzar è lʼanima. Ed eʼ la soffoca, la galvanizza, la muove, lʼaddormenta, lʼannienta, la spinge, la ritiene, la maneggia a voglia sua. Che sarà dunque quando lʼemancipazione avrà compiuta la sua evoluzione, e la nobiltà, che al postutto rappresenta la proprietà e lʼintelligenza, sarà scomparsa?

La ricostruzione della Russia sʼimpone, a causa di ciò, ogni giorno di un modo più urgente—per la nobiltà essa stessa, per la nobiltà sopratutto, la quale, perdendo il potere della casta, deve cercare un compenso nella parte di potere sociale che le spetta di diritto.

Questa palingenesi dello tzarismo diventerà dʼaltronde un novello elemento di forza per la razza slava—nel senso che dessa non attirerà più oggimai certe parti staccate, come lʼUngheria, la Polonia, la Grecia, la Boemia, che per la libertà. Per la libertà, la Russia romperà le ultime resistenze della Polonia. Imperciocchè il movimento che ha luogo nella razza slava è doppio: vi è il movimento generale di concentramento della razza, ed il movimento secondario politico o nazionale, di quei rami della Slavia che godono di unʼesistenza autonoma. Donde segue, che per aumentare la potenza del movimento panslavista, bisogna annullare il movimento diversivo delle nazionalità ed il movimento per la libera costituzione politica, che complicano la situazione.

Per decidere lo tzarismo alla sua trasformazione, o spingervelo, una rivoluzione è inevitabile. Ma non è necessario la guerra o le barricate per effettuarla, questa rivoluzione, quando la può compiersi altresì per la pressione morale. Ed ecco ove comincia precisamente la nuova missione della Polonia—missione di grandezza per lei, di sicurezza per lʼEuropa. Imperciocchè, per la Polonia, una situazione analoga a quella dellʼUngheria nellʼImpero austriaco, non è possibile che con una Russia costituzionale o repubblicana.

V.

La Polonia non solo non si rassegna alla sua sorte, ma la si compiace di renderla intollerabile. Essa aspira al conquisto di quellʼautonomia nazionale di cui godè per secoli e che le fu rapita, per astuzia e per forza, dalla diplomazia e dalla guerra. Questa ristaurazione non può realizzarsi che per due mezzi: o col concorso dello straniero, o per uno sforzo dʼiniziativa interna.

Da chi può venire, dallo straniero, lʼaffrancamento della Polonia?

Noi lʼabbiamo detto: lo spirito di Europa si è modificato. Napoleone I ha spossate le ultime molle della politica di ambizione.

LʼInghilterra ha fatto prevalere i principî della sua politica di economia sociale; il _self–government_, il _self–reliant_.

Napoleone III, aveva, senza accorgersene, rotta la tempera del carattere dei francesi, i quali, vedendo nello _chauvinisme_ militare il Pantagruel della libertà, si rassegnavano ad occuparsi dei loro propri affari e rinunziavano alle avventure dei conquistatori. Lo scacco del Messico, aveva, grazie a Dio, rudemente profittato.

Lʼultima guerra ha provato la decadenza dello spirito militare della Francia. Ora, si tenta rifocillarlo. Ma, quando che sia che la Francia faccia la guerra, essa la farà per sè, non per andare a risuscitare popoli lontani, da cui non può sperare un sussidio immediato nellʼimpresa terribile e rischiosa del ricupero delle sue provincie perdute.

La Polonia non potria dunque sperare un aiuto della Francia che, tutto al più, nel caso di una conflagrazione generale di Europa. Ora, questa catastrofe diviene di più in più problematica, a misura che gli Stati si equilibrano, e che si sopprimono i germi di guerra—germi alimentati un dì dalla dominazione austriaca su i popoli che lʼodiavano, dallo sminuzzolamento illogico dellʼAlemagna, dallʼavidità nello spartimento della Turchia. La Francia non può quindi nulla per la Polonia, quando pur lo volesse e lʼoccasione se ne offrisse.

La Polonia, in oltre, non è sulla frontiera francese, come lʼItalia. Una guerra marittima sarebbe senza effetto, quando anche la fosse possibile. Dʼaltronde, la guerra inutile di Crimea basterebbe per scoraggiare la Francia da queste intraprese.