Le monete di Venezia descritte ed illustrate da Nicolò Papadopoli Aldobrandini, v. 1 Con disegni di C. Kunz

Volume III, 1871, pagine 227-228, 230 e 577, Volume V, 1873, pagina

Chapter 111,661 wordsPublic domain

191.

PADOVAN V. -- Opera citata, edizione 1879, pagine 10-11. -- _Archivio_ _Veneto_, Tomo XII, pagina 93, -- terza edizione, 1881, pagina 9.

Bolla in piombo di Enrico Dandolo conservata nella Raccolta Papadopoli.

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NOTE A "ENRICO DANDOLO".

(1) _Andrea Danduli Chronicon_, in Muratori, _Rerum Ital. Script_. Tomo XII, pagina 316.

(2) Sanuto M. _Vitæ Ducum Venetorum_, in Muratori, _Rer. Ital._ _Script_. Tomo XXII, pagina 527.

(3) _Archivio storico italiano_. Volume VIII, pagina 320.

(4) _Revue de la Numismatique Belge_, Tome IV, Bruxelles, 1848.

(5) Documento IV.

(6) Lambros. _Le Monete inedite dei Gran Maestri dell'Ordine di San_ _Giovanni di Gerusalemme in Rodi_. Traduzione dal greco di C. Kunz, Venezia, 1865, pagina 20.

(7) Pegolotti. _La pratica della Mercatura_. Lisbona e Lucca, 1766, pagina 292.

(8) _Andrea Danduli Chronicon_, in Muratori, _Rerum Ital. Script_. Tomo XII, pagina 372.

(9) Carli Rubbi G. R. _Delle monete etc_. Opera citata, Volume I, pagina 401.

(10) L'esame chimico fatto all'ufficio del Saggio di Venezia, dà il fino di 0,247.

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PIETRO ZIANI.

DOGE DI VENEZIA.

1205-1229.

Morto a Costantinopoli Enrico Dandolo, fu chiamato a succedergli Pietro Ziani, figlio di Sebastiano, prudente e valoroso, che ebbe il compito di consolidare i possessi ottenuti in Oriente, di sedare i torbidi dei nuovi sudditi e le scorrerie dei pirati, aggiungendo nuovi territori allo stato, fra cui la vasta isola di Negroponte. Depose il principato dopo averlo tenuto ventitré anni e morì pochi giorni dopo essersi ritirato a vita privata.

Sotto questo doge si continuò a coniare il grosso, il bianco ed il quartarolo, che troviamo cogli stessi tipi del predecessore; manca invece il denaro, del quale pare sia stata in questo tempo sospesa la coniazione. Probabilmente era più proficua all'erario la fabbricazione dei grossi, che furono emessi in grande quantità, così da inondare tutto l'Oriente, usandosene quasi esclusivamente nelle transazioni commerciali.

Questo fatto, unitamente alla mancanza di monete degli imperatori latini di Costantinopoli, ai quali non si attribuiscono se non poche anonime di rame, suggerì al dottor Cumano (1) l'idea che un qualche accordo segnato tra Veneziani e Franchi avesse dato il diritto di zecca alla Signoria di Venezia: egli crede pur anche che le imitazioni del grosso fatte in Oriente dagli altri principi avessero una base comune ed una convenzione di uniformità monetale. Quanto alla prima supposizione a me sembra che, come si conoscono gli altri patti convenuti, dopo la conquista fra crocesignati, si avrebbe conservata la memoria anche di questo se avesse esistito: con apparenza di maggior ragione gli autori francesi ritengono che l'essere in mano dei Veneziani la maggior parte del metallo nobile e l'avere essi fabbricato molta moneta abbia impedito agli imperatori franchi di battere coi loro nomi. Quanto alla seconda opinione del dottor Cumano, essa corrisponde piuttosto alle idee moderne che a quelle del tempo; il grosso veneziano si diffuse per tutto l'Oriente solo in causa della sua bontà sempre costante, mentre gli altri stati adulteravano la moneta. Visto il successo del grosso, i piccoli principi delle isole e dei feudi franchi d'Oriente, come altri stati d'Italia, si misero ad imitarlo da prima forse con peso giusto e metallo buono, poi allettati dal guadagno, con lega inferiore, per cui i Veneziani ne mossero lagno e proibirono queste monete chiamandole a buon dritto falsificazioni, come vediamo nella parte:

MCCLXXXII, Indictione X, die tercio Maii, in Majori Consilio (2).

"Capta fuit pars quod addatur in capitulari Camerariorum Communis et aliorum officialium qui recipiunt pecuniam pro Communi, quod teneantur diligenter inquirere denarios regis Raxie contrafactos nostris venetis grossis, si ad eorum manus pervenerint; et si pervenerint, teneantur eos incidere. Et ponantur omnes campsores, et omnes illi qui tenent stationem in Rivoalto et eorum pueri a XII annis supra, ad sacramentum, quod inquirant diligenter bona fide predictos denarios, et si pervenerint ad eorum manus teneantur eos incidere. Et si alicui persone inventi fuerint de predictis denariis a XII supra, quod illa persona cui inventi fuerint perdat decem pro centenario de omnibus qui eis inventi fuerint de illis denariis, et debeant incidi. Et hoc stridetur publice illa die, vel altera, qua captum fuerit in M. C., quod a XV diebus in antea quilibet cui inventi fuerint, incurrat penam predictam, et medietas pene sit invenientis et medietas sit Communis, et deveniat in camera Communis. Et mittantur littere de precepto per sacramentum omnibus rectoribus preter Comitem Ragusii, et addatur in commissionibus illorum rectorum, qui de cetero ibunt, preter dictum Comitem Ragusii, quod omnes denarios predictos qui ad eorum manus pervenerit, vel eorum offitialium, teneantur, incidere vel incidi facere, et quod ipsi constringant gentem suam, per illos modos quibus eis melius videbitur, quod predicti denarii non currant per suos districtus, et incidantur si invenientur".

Oltre a questo documento, per conoscere quale era il pensiero dei contemporanei su questa adulterazione della moneta, che fu una delle piaghe più sanguinose della circolazione metallica nel medio evo, ci illumina il giudizio dell'Alighieri che colloca fra i principi che avranno giudizio severo nell'altro mondo per i loro peccati, Filippo il Bello di Francia

. . . . . . e quel di Rascia

che male aggiustò il conio di Venezia

_Paradiso_, Canto XIX 140-141.

Nelle carte manoscritte di Vincenzo Lazari trovo la seguente nota, di cui non posso defraudare il lettore:

"Nel citato verso di Dante merita attenzione il verbo _aggiustare_ che la Crusca con goffa interpretazione fe' in questo caso sinonimo d'imitare. Ma il verbo _aggiustare_ disusato, nel senso che allegheremo, nella lingua italiana, si mantiene ancora nella francese e nella, tedesca".

Esattissima definizione del verbo aggiustare si trova nella _Explication des termes techniques_ che fa seguito alla pregiata opera _Histoire monétaire de Genève par Eugène Demole_, nel quale è detto

"Ajuster les flans, ou ajuster carreaux, opération par laquelle on affranchit à coups de cisailles les angles des carreaux".

Anche nella zecca veneziana la stessa operazione si chiamava _zustar_ e l'operaio che la faceva _zustador_. Se oggi la parola è disusata, si è perché tale operazione si ottiene meccanicamente e quindi in modo affatto diverso da ciò che si usava nel medio evo.

Nel più antico registro di atti ufficiali che si conserva nel nostro Archivio di Stato, conosciuto col nome di _Liber Communis_ o _Liber Plegiorum_, il quale raccoglie alcune deliberazioni prese dal Doge assieme al Consiglio Minore, troviamo la seguente nota:

(1224) "Die XIII exeunte marcio. -- Illi homines qui faciunt fieri monetam coram domino duce et omnibus consiliariis eius, excepto M. Superancio, predicto die juraverunt supra capitulare quod continetur de moneta facienda vel fieri facienda, et illo suprascripto die intromiserunt in nomine Domini" (3).

È la prima memoria di quegli ufficiali soprastanti alla zecca che più tardi furono chiamati _Massari della moneta_, ed è probabilmente quello di cui si parla il più antico Capitolare di tale magistrato, che però non è giunto fino a noi e del quale si ignorerebbe perfino la esistenza, senza questo cenno prezioso nella sua brevità.

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MONETE DI PIETRO ZIANI.

Grosso. Argento, titolo 0,965 (4). Peso, grani veneti 42 e un decimo (grammi 2,178).

1. Dritto. San Marco che porge il vessillo al doge, come nel grosso di E. Dandolo "croce punto P punto Z I A N I", lungo l'asta "D V X", a destra "punto S punto M punto V E N E T I".

Rovescio. Il Redentore in trono "I C sopralineati, spazio, X C sopralineati".

Tavola V, numero 11.

2. Varietà nel Dritto. "croce punto P punto, Z simmetrica, I A N I".

Mezzo denaro, o Bianco. Mistura, titolo 0,050, circa. Peso, grani veneti 8 e mezzo (grammi 0,440): scodellato.

3. Dritto. Croce accantonata da quattro punti triangolari "croce punto P punto Z I A N I punto D V X punto".

Rovescio. Busto di San Marco di fronte "croce punto, S ruotata, punto M A R C V, S ruotata, punto V punto N punto".

Regio Museo, Parma.

Tavola V, numero 12.

4. Varietà Dritto. "croce punto P punto, Z simmetrica, I A N I punto D V X punto".

Rovescio. "croce, S ruotata, punto M A R C V, S ruotata, punto V punto N punto".

Gabinetto numismatico di Sua Maestà, Torino.

Tavola VI, numero 1.

Museo Civico, Trieste.

Quartarolo. Mistura, titolo 0,003 circa. Peso, grani veneti 20 (grammi 1,035) circa.

5. Dritto. Nel campo "V punto N punto C punto E punto" poste in croce "croce punto P punto Z I A N I punto D V X punto".

Rovescio. Croce accantonata da quattro gigli "croce, S ruotata, punto M A R C V, S ruotata".

Tavola VI, numero 2.

6. Varietà Dritto. "croce punto P punto, Z simmetrica, I A N I punto D V X punto".

Rovescio. "croce punto, S ruotata, punto M A R C V, S ruotata".

Tavola VI, numero 3.

7. Varietà Dritto. "croce punto P punto, Z con asta centrale verticale, I A N I punto D V X punto".

Rovescio. Come al numero 6.

Tavola VI, numero 4.

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OPERE CHE TRATTANO DELLE MONETE DI PIETRO ZIANI.

SANTINELLI S. -- Opera citata, pagina 271-272, 275, 277 (disegno pagina 271); ed in ARGELATI, Parte I, pagina 299-300, 302.

MURATORI L. A. -- Opera citata, _Dissertazione_ XXVII, colonne 648, 651 e 652, numero III; ed in ARGELATI, Parte I, pagina 47, tavola XXXVII, numero III.

CARLI RUBBI G. R. -- _Delle monete etc_. Opera citata, Tomo I, pagina 413, tavola VI, numero IX.

BELLINI V. -- _De monetis Italiæ, etc_. Opera citata, _Dissertazione I_, pagina 98 e 107, numero I; ed in ARGELATI, Parte V, pagine 29 e 31, tavola numero I (erroneamente attribuita a Sebastiano Ziani).

GRADENIGO G. A. -- Indice citato, in ZANETTI G. A., Tomo II, pagina 168, numero XVI.

APPEL J. -- Opera citata, Volume III, pagina 1118, numero 3908.

GEGERFELT G. (VON). -- _Numi ducum reipublicæ venetæ in nummiphilacio_ _academico Upsaliensis_. Upsaliæ, 1839, pagine 6 e 7, numero I.

LELEWEL J. -- Opera citata, Parte III, pagine 33-34, tavola XV, numero 2.

_Trésor de numismatique et de glyptique etc. Histoire par les_ _monuments de l'art monétaire chez les modernes_. Paris, 1846, pagina 60, numero 1, Tavola XXX, numero 1.

GIOVANELLI B. -- _Intorno all'antica zecca trentina_. Trento, 1818, pagina 96.

ZON A. -- Opera citata, pagina 17 (s'inganna, credendo che Pietro Ziani abbia coniato il _piccolo_).

SCHWEITZER F. -- Opera citata, Volume I, pagina 79 (108) (109) (110) (111) e tavola.

_Biografia dei Dogi_. Opera citata, Doge XLII.

_Numismatica Veneta_. Opera citata, Doge XLII.

PADOVAN e CECCHETTI. -- Opera citata, pagina 11.

WACHTER C. (VON). -- Opera citata, -- _Numismatische Zeitschrift_,