Le Monete Di Venezia Descritte Ed Illustrate Da Nicolo Papadopo
Chapter 18
SCHLUMBERGER G. -- Opera citata, pagina 474, tavola XVIII, numero 10.
PADOVAN V. -- Opera citata, edizione 1879, pagina 23-25, e 124. -- _Archivio Veneto_, Tomo XII, pagina 103-104, Tomo XIII, pagina 147, Tomo XXI, pagina 136 e Tomo XXII, pagina 292, -- terza edizione, 1881, pagina 19-20, 89, 335 e 356.
Bolla in piombo di Francesco Foscari.
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NOTE A "FRANCESCO FOSCARI".
(1) Regio Archivio di Stato. Senato, _Terra_, registro III, carte 79.
(2) Regio Archivio di Stato. _Maggior Consiglio_, registro Ursa, carte 191.
(3) Documento XXIII.
(4) Regio Archivio di Stato. Senato, _Misti_, registro LVII, carte 126 tergo. -- Capitolare delle Brocche, carte 25. -- Capitolare dei Massari all'argento, carte 65 tergo.
(5) Regio Archivio di Stato. Senato, _Terra_, registro I, carte 67 tergo. -- Capitolare delle Brocche, carte 29 tergo.
(6) Regio Archivio di Stato. Senato, _Terra_, registro I, carte 113 tergo. -- Capitolare delle Brocche, carte 29 tergo. -- Capitolare dei Massari all'argento, carte 67.
(7) Documento XXIV.
(8) Regio Archivio di Stato. Senato, _Terra_, registro I, carte 115. -- Capitolare delle Brocche, carte 30 tergo.
(9) Regio Archivio di Stato. Senato, _Terra_, registro I, carte 116 tergo. -- Capitolare delle Brocche, carte 30 tergo.
(10) Regio Archivio di Stato. Senato, _Terra_, registro I, carte 134. -- Capitolare delle Brocche, carte 30 tergo.
(11) Documento XXV.
(12) Documento XXVI.
(13) Documento XXVI.
(14) Verci G. B. -- _Delle monete di Padova_, in Zanetti G. A. _Nuova_ _Raccolta etc_. Tomo III, pagina 374. -- Brunacci J. _De re_ _nummaria Patavinorum_. Opera citata, pagina 46.
(15) Azzoni Avogaro R. _Delle monete di Trevigi_. Opera citata in Zanetti G. A. _Nuova Raccolta, etc_. Tomo IV, pagina 181.
(16) Documento XXVII.
(17) Documento XXVIII.
(18) Documento XXIX.
(19) Regio Archivio di Stato. Consiglio dei Dieci, _Misti_, registro XXVI, carte 3.
(20) Regio Archivio di Stato. Consiglio dei Dieci, _Misti_, registro XXVII, carte 183 tergo.
(21) Regio Archivio di Stato. Capitolare delle Brocche, carte 44.
(22) Regio Archivio di Stato. Senato, _Terra_, registro I, carte 190. -- Capitolare delle Brocche, carte 30 tergo.
(23) Regio Archivio di Stato. Senato, _Terra_, registro I, carte 195. -- Capitolare delle Brocche, carte 31 (21 giugno 1446).
(24) Archivio di Stato. Senato, _Terra_, registro II, carte 2. -- Capitolare delle Brocche, carte 31 tergo.
(25) Regio Archivio di Stato. Avogaria dei Comune, _Deliberazioni del_ _Maggior Consiglio_, registro C. 11, carte 61 tergo. -- Capitolare dei Massari all'argento, carte 68.
(26) Documento XXX.
(27) Regio Archivio di Stato. Collegio, _Notatorio_, registro XVI, carte 66. -- Capitolare delle Brocche, carte 31 tergo,
(28) Regio Archivio di Stato. Senato, _Terra_, registro I, carte 111 tergo. -- Capitolare delle Brocche, carte 29 tergo
(29) Archivio di Stato. Senato, _Terra_, registro II, carte 24 tergo. -- Capitolare delle Brocche, carte 31.
(30) Regio Archivio di Stato. Senato, _Terra_, registro III, carte 2. -- Capitolare delle Brocche, carte 33.
(31) Regio Archivio di Stato. Capitolare delle Brocche, carte 33.
(32) Regio Archivio di Stato. Senato, _Terra_, registro 111, carte 13. -- Capitolare delle Brocche, carte 33 tergo.
(33) Regio Archivio di Stato. Senato, _Terra_, registro III, carte 79. -- Capitolare delle Brocche, carte 33 tergo.
(34) Regio Archivio di Stato. Capitolare delle Brocche, carte 34.
(35) Regio Archivio di Stato. Capitolare delle Brocche, carte 33 tergo.
(36) Documento XXXI.
(37) Regio Archivio di Stato. Maggior Consiglio, registro _Regina_, carte 10 tergo.
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PASQUALE MALIPIERO.
DOGE DI VENEZIA.
1457-1462.
Il principato di Pasquale Malipiero fu un breve periodo di pace, e se in esso la storia non trova da registrare fatti d'armi, o conquiste gloriose, il paese potè riaversi dai danni patiti e migliorare le sue condizioni economiche. Si riordinarono alcune magistrature, si concluse un trattato commerciale vantaggioso col Soldano d'Egitto, prosperarono le industrie ed il commercio, cominciarono a fiorire gli studi e le arti.
Anche sotto il punto di vista numismatico abbiamo poche notizie e nessun fatto importante da registrare. La maggior parte dei provvedimenti adottati sono di semplice amministrazione, come quello che le utilità provenienti dall'esercizio della zecca debbano servire a pagare le ciurme delle galere sottili (1), altro per mettere ordine alle paghe degli impiegati e degli operaj, e per tutelare la esattezza degli assaggi fatti alle pezze di metallo che si portavano in zecca dai mercanti per la affinazione. È da notarsi la tendenza ad escludere i non veneziani dai lavori di zecca, prescrivendosi nel 10 marzo 1460 che anche i quattro fanti sieno veneziani, _fioli de persone da ben_ (2) e che tutti gli uomini da prendersi nella zecca dell'oro, tanto quelli che battono la moneta, che gli altri, siano veneziani, salvo gli affinatori, che devono essere scelti dai massari assieme ai due pesatori riuniti in consiglio (3).
Si continuarono quindi a coniare zecchini, grossi e soldini coi tipi usati. Quanto alla moneta di bassa lega fu rispettato il decreto del Maggior Consiglio, che ne sospendeva la coniazione, anzi nel 29 luglio 1458 (4), troviamo una deliberazione del Senato, che, per provvedere agli inconvenienti occorsi a Brescia e nel territorio bresciano, proibisce i piccoli falsi e ne decreta la distruzione: ordina poi ai cittadini di portare alla Camera di Brescia tutti i piccoli buoni di nostro conio, dei quali si debba conservare un valore di quattromila ducati e gli altri sieno fusi e ridotti in _quattrini sive duine_. Prescrive poi che i piccoli conservati non possano essere ricevuti dalle Camere, ma debbano correre a Brescia e nel territorio bresciano, per comodità di tutti e specialmente dei poveri, senza però che alcuno sia obbligato a riceverne in pagamento per un valore maggiore di un soldo. Le Camere poi devono pagare e riscuotere in monete d'oro e d'argento ed in quattrini ossia duini, e cioè metà in oro ed argento e metà in duini, ma questi devono contarsi e non essere pagati _in scartocciis_. Infatti esistono nelle raccolte delle monete veneziane i quattrini di Pasquale Malipiero col leone rampante che tiene fra le zampe anteriori la spada, uguali a quelli ordinati negli ultimi anni di Francesco Foscari. Questo provvedimento, che cambia la forma, ma non la quantità della moneta inferiore, destinata alle minute contrattazioni nel territorio bresciano, dimostra che non si voleva continuare in tempo di pace un sistema dannoso agli interessi dei cittadini, al quale si era ricorso solo in causa delle strettezze finanziarie cagionate dalle lunghe guerre. Difatti col nome di questo doge non si trovano nemmeno tornesi ed esistono due soli esemplari del bagattino colla testa di San Marco.
Erano ancora in circolazione nei territori veneti, eccettuata Venezia, i quattrini di bassa lega, emessi in quantità superiore ai bisogni nei tempi difficili di Francesco Foscari, ed aumentava il disordine l'invasione di monete estere e false della stessa apparenza, per cui movevano lamento i rettori di Verona, e la Comunità di Padova mandava oratori alla dominante, per chiedere provvedimenti. Su tale argomento due parti furono prese dal Senato; colla prima del 26 luglio 1459 (5) ordinava ai rettori delle città venete della parte di terra d'invitare tutti i cittadini a portare i quattrini innanzi ad un consesso di persone esperte e fidate, che dovevano scegliere i buoni dai falsi e forestieri, restituendo i primi ai proprietarî e tagliando gli altri per mezzo; ferme sempre le pene comminate a coloro che fabbricassero od introducessero nello stato moneta falsa o proibita. Col secondo decreto del 28 dello stesso mese (6) si delegano tre maestri di zecca, i quali debbano recarsi a spese dello stato nelle varie città per fare coscienziosamente la scelta, affinché nessuno possa addurre ignoranza a sua discolpa.
Del 13 marzo 1461 (7) troviamo un ordine della Signoria all'incisore Antonello di fare i conî pegli _aspri_ della Tana. Nulla possiamo dire di queste monete, perché il decreto prescrive soltanto che si facciano secondo quanto riferirà ser Nicolò Contarini, che va Console alla Tana. Probabilmente non si trattava d'una moneta che avesse nomi ed emblemi veneziani, ma bensì di una imitazione degli _aspri_, che si usavano in quei lontani paesi, con cui Venezia aveva importanti traffici. Però manca ogni indizio, ogni traccia, per sapere se tale moneta sia stata effettivamente coniata, abbia avuto corso ed a quali segni possa essere riconosciuta.
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MONETE DI PASQUALE MALIPIERO.
Ducato. Oro, titolo 1,000. Peso, grani veneti 68 e 52 sessantasettesimi (grammi 3,559).
1. Dritto. San Marco porge il vessillo al doge "P A punto M A R I P E T apostrofo", lungo l'asta "D V X", dietro il Santo "S punto M punto V E N E T I".
Rovescio. Il Redentore benedicente in un'aureola elittica cosparsa di stelle, quattro a sinistra, cinque a destra "S I T punto T punto X P E punto D A T punto Q spazio T V punto spazio R E G I S spazio I S T E punto D V C A T".
Tavola XVI, numero 1.
Grosso, o grossetto. Argento, titolo 0,949. Peso, grani veneti 27 e dieci centesimi (grammi 1,402).
2. Dritto. San Marco porge il vessillo al doge "P A punto M A R I P E T R O", lungo l'asta "D V X", a destra "S punto M punto V E N E T I", nel campo, tra le figure e l'iscrizione, le lettere iniziali del Massaro.
Rovescio. Il Redentore in trono "croce punto T I B I punto L A V S punto spazio E T punto G L O R I A punto".
Tavola XVI, numero 2.
Iniziali dei massari. "A T, D L, F M, P EZH CODA, S T, EZH CODA P".
I _grossi_ di questo principe sono quasi tutti stronzati, e quindi inferiori al peso legale.
Soldino. Argento, titolo 0,949. Peso, grani veneti 6 e 77 centesimi (grammi 0,350).
3. Dritto. Il doge in piedi tiene con ambe le mani il vessillo "punto croce P A punto M A R I P E spazio T R O punto D V X", nel campo, dietro la figura del principe, le iniziali del massaro una sopra l'altra.
Rovescio. Leone accosciato sulle zampe posteriori, che tiene il vangelo nelle anteriori: senza traccia di circolo attorno "croce punto S punto M A R C V S punto V E N E T I punto".
Museo Bottacin.
Tavola XVI, numero 3.
Iniziali del massaro. "d sopra d".
Quattrino, o Duino (4 denari di Venezia, 2 denari di Brescia). Mistura, titolo 0,055. Peso, grani veneti 18 (grammi 0,931) circa.
4. Dritto. Croce patente, colle braccia divise longitudinalmente in tre comparti, quello di mezzo perlato, attorno "croce punto P A punto M A R I P E T R O punto D V X punto".
Rovescio. Leone rampante, nimbato, senz'ali, colla spada nella zampa destra anteriore, volto a sinistra, attorno "croce punto S punto M A R C V S punto V E N E T I punto".
Tavola XVI, numero 4
Piccolo, o Bagattino per il Friuli (?). Mistura, titolo 0,055. Peso, grani 11 (grammi 0,569).
5. Dritto. Croce accantonata da quattro punti triangolari in forma di raggi entro un cerchio, attorno "croce punto P A punto M A R I P E T R O punto".
Rovescio. Il Busto di San Marco con aureola di perline in un cerchio, attorno "croce punto S spazio M A R C V S punto".
Tavola XVI, numero 5.
Museo Bottacin.
Regio Museo Britannico.
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OPERE CHE TRATTANO DELLE MONETE DI PASQUALE MALIPIERO.
BELLINI V. -- _De monetis Italiæ etc_. Opera citata, _Dissertazione_ II, pagina 134-135, numero VII.
(DUVAL e FRÖLICH). -- _Monnoies en or, etc_. Opera citata, _Supplément_, 1769, pagina 79.
GRADENIGO G. A. -- Indice citato, in ZANETTI G. A., Tomo II, pagina 178, numero XCVIII.
APPEL J. -- Opera citata, Volume III, pagina 1128, numero 3949.
ZON A. -- Opera citata, pagina 22, 23, 36 e 79.
SCHWEITZER F. -- Opera citata, Volume II, pagina 32 (274 a 381) e tavola.
_Biografia dei Dogi_. Opera citata, Doge LXVI.
_Numismatica Veneta_. Opera citata, Doge LXVI.
PADOVAN e CECCHETTI. -- Opera citata, pagina 21.
KUNZ C. -- _Il Museo Bottacin etc_. -- _Periodico di Numismatica e Sfragistica etc_., Firenze, 1868-1874, Volume II, pagina 76, tavola III, numero 6, -- tiratura a parte, pagina 59.
WACHTER (VON) C. -- Opera citata. -- _Numismatische Zeitschrift_, Volume III, 1871, pagina 228-232, Volume V, 1873, pagine 210-211.
PADOVAN V. -- Opera citata, edizione 1879, pagine 25-26, -- _Archivio Veneto_, Tomo. XII, pagina 104-105, Tomo XXI, pagina 137, -- terza edizione, 1881, pagina 20-21 e 335.
Impronta del sigillo di Pasquale Malipiero esistente nel Museo Correr.
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NOTE A "PASQUALE MALIPIERO".
(1) Regio Archivio di Stato. Senato, _Mare_, registro VI, carte 44 tergo. -- Capitolare delle Brocche, carte 34 tergo. (1 dicembre 1457).
(2) Regio Archivio di Stato. Capitolare delle Brocche, carte 34 tergo.
(3) Biblioteca Papadopoli. Capitolare dei Massari all'oro, carte 45, rubrica 111.
(4) Documento XXXII.
(5) Regio Archivio di Stato. Senato, _Terra_, registro IV, carte 115.
(6) Regio Archivio di Stato. Senato, _Terra_, registro IV, carte 110.
(7) Regio Archivio di Stato. Capitolare delle Brocche, carte 35.
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CRISTOFORO MORO.
DOGE DI VENEZIA.
1462-1471.
Successe al Malipiero il doge Cristoforo Moro, che aveva già onorevolmente servito la patria in molti importanti uffici. Nei primi anni del suo principato per lievi cagioni scoppiò la guerra contro i Turchi, la cui forza d'espansione minacciava tutta l'Europa. Venezia per la sua naturale posizione geografica, per i suoi estesi possessi in Oriente, era la prima a sopportarne l'urto, e sebbene lungamente e valorosamente tenesse testa all'invasione musulmana, finì coll'esaurire il meglio delle sue forze in questa lotta secolare ed ineguale.
Bandita la crociata, Pio II era riuscito a concentrare in Ancona una flotta poderosa, nella quale altri principi cristiani avevano unito le loro galere a quelle della Chiesa e di Venezia, ma la morte improvvisa del Pontefice disperse quel grandioso apparato di guerra. I veneziani furono costretti a combattere da soli con varia fortuna, ma mentre si possono raccontare non pochi esempi gloriosi di energia e di valore, pur troppo si cominciano a vedere i primi sintomi di una decadenza, che non dipendeva solo dalle vicende e dai fatti esterni, ma aveva la sua causa nell'abbassamento del vigore e dello spirito di sacrificio, che era nel cuore degli antichi veneziani.
Questo primo periodo della lotta coi Turchi non ebbe fine se non dopo che Cristoforo Moro era già disceso nel sepolcro, ma durante il suo regno la Repubblica subì la perdita di Negroponte, dolorosissima anche per le circostanze tristissime che l'accompagnarono.
Tranne il ducato, che pur non è comune, le monete tutte di questo doge sono rare e pregiate, e facilmente s'indovina il perché; nei nove anni del suo regno si stava studiando e maturando quella riforma, che fu messa in atto subito dopo l'elezione di Nicolò Tron. Ad essere esatti convien dire che da molto tempo il governo era preoccupato dalle gravissime perturbazioni e dai danni che alla circolazione monetaria recavano le falsificazioni, sopra tutto delle monete di poco valore e il deterioramento delle monete di maggior pregio per la tosatura. I magistrati competenti studiavano i modi di combattere sì grave danno; gli ufficiali della zecca avevano fatto preparare delle prove di nuove monete e le avevano lasciate vedere ad alcuni nobili e cittadini. Tale novità non incontrava l'approvazione di molti, che desiderosi di conservare i vecchi costumi, non volevano alcun cambiamento, nemmeno nella moneta, per cui nel 18 giugno 1459 il Senato (1) adottava a grande maggioranza che non si facessero altre stampe per le monete, e che si distruggessero le nuove già preparate.
Coerentemente a tali idee, subito dopo l'elezione del doge Cristoforo Moro, e cioè il 14 maggio 1462, la Signoria (2) approva il conio del grosso, _fato per man de Maistro Antonello, sì da la banda del Christo, chome da la banda de san Marcho e del doxe. . . purché el no ce entri più Arzento ne mancho del consueto_, e prescrive che nel nome del principe si debbano mettere tante lettere, quante sono state deliberate per il ducato.
Per altro non erano abbandonati gli studî ed i progetti, cosicché nel Capitolare delle Brocche, sotto la data del 21 giugno 1462 (3) trovasi l'ordine ai massari di consegnare 12 fiaoni (4) a ser Piero Salomon, capo dei quaranta, il quale desiderava battere alcuni grossi colle nuove stampe, che egli aveva fatto incidere da Antonello. Nei mesi di giugno e luglio 1462, sono registrati altri ordini della Signoria di consegnare allo stesso incisore fiaoni da grossi e da grossoni per stampe nuove (5). Finalmente nello stesso prezioso libro, che raccoglie oltre ai decreti anche gli ordini, verbali e le annotazioni degli ufficiali di zecca, troviamo (6):
"Adj 7 lugio 1462. Noto io, Jachomo de Antonio d'Alvise, schrivan, chomo vene qui alla, zecha Miser Triadan Griti Savio grando, disse da parte de la Signoria se dovesse far far certi _pizoli grandi_, per mostra, di rame puro, e chussì fo fato: e fato che i fono, fono dati al dito mis Triadan, i quali pizoli haveva da una banda la testa del dose, e da l'altra san Marcho".
Nonostante tutti questi studi e queste prove, che riguardavano tanto le monete d'argento che quelle di poco valore, si esitava a prendere un partito, ed il Maggior Consiglio, il 10 agosto 1463 (7), delegava i suoi poteri al Senato, incaricandolo di provvedere affinché cessassero le falsificazioni dei _piccoli_, che si moltiplicavano con grave danno dei sudditi. Il Senato se ne occupa subito e nel 14 agosto (8) prescrive che non si possano coi piccoli fare pagamenti, se non di cose minute, che i banchieri non possano tenerli al banco od altrove, _in scarnutiis_ (9) od in altro modo, darli a prestito o farne mercato: i cittadini siano tenuti a portare tutti i piccoli nei luoghi che saranno indicati per ogni città, ove persone intelligenti sceglieranno quelli buoni, di conio veneziano, e faranno distruggere col fuoco i bagattini falsi, restituendo al proprietario il metallo fuso.
Il 26 dello stesso mese, respingono i Pregadi (10) il progetto di coniare monetine d'argento da _do_ e _tre per soldo_, ossia da sei e quattro denari; e finalmente il 3 settembre (11) prendono una definitiva determinazione sull'argomento dei piccoli, ponendo ai voti due proposte, colla prima delle quali si ordina di fondere in tavole 3000 marchi di quattrini di conio veneziano, che esistono in zecca e che hanno la solita lega ai rame con poco argento, e da queste tavole fare _pizoli copoludi_ i quali non devono essere spesi né cambiati con moneta fina, ma custoditi in una cassa forte per darli in luogo di piccoli buoni, che devono essere portati al cambio dai cittadini a Venezia, a Padova ed a Treviso, fino al 15 di questo mese, dopo il quale termine non possono spendersi se non piccoli copoludi. Si ripetono oltre a ciò le disposizioni del precedente decreto 14 agosto, che proibiscono di adoperare i piccoli se non al minuto e per un valore non maggiore di 5 soldi. Colla seconda parte messa ai voti contemporaneamente (12), si respinge la proposta di coniare una moneta di rame a forma di medaglia, secondo il progetto studiato ed ordinato, la quale sarà spesa a 12 per marchetto come i piccoli. Né l'una né l'altra di queste deliberazioni è riportata nel Capitolare delle Brocche, dove si legge soltanto l'ordine della Signoria di coniare i piccoli di lega colle seguenti parole:
"+ adi 6 settembre. Referì miser Piero Dandollo de miser Marco, e miser Bernardo Bondomier massari alla zecha chel cholegio li chomando i fesse far i pizolli chopoludi, zoe marche 3000 di quatrini consignadi per quelli da le Chamere dela liga che i se trova, la qual e K.ti 54 per marca. -- 1463 die VI Septembris. -- De commandamento de la Serenissima Signoria referì Jo Domenego Stella ducal secretario a questi Magnifici Signori de la zecha che i debiano supplir al bater dei bagatini fino a la summa de LX carati a zo tuti i pizoli se farà sia de LX carati per marcha" (13).
In tal modo sappiamo che l'intrinseco della lega dovea essere migliorato fino a 60 carati di fino per marca, ma la qualifica che ci resta da spiegare è quella dei _copoludi_ data a tali bagattini, la quale indica evidentemente una caratteristica essenziale che li differenzia da quelli coniati precedentemente, esprimendo il decreto 3 settembre chiaramente che, passato il termine accordato al cambio delle antiche monete, non si possono spendere se non piccoli _copoludi_. Ora questa caratteristica, che distingue a colpo d'occhio i piccoli di Cristoforo Moro dai precedenti, senza pericolo di errare, è una sola, e cioè la forma leggermente scodellata che ricorda quella degli antichi denari d'argento. Infatti nei migliori dizionari italiani si trova _coppoluto_ nel senso di alto, rotondo e fatto a forma di cupola; in molti paesi d'Italia ed anche nel nostro estuario si chiama _coppola_ quella beretta sferica, che portano i pescatori; e finalmente il Pegolotti (14) l'adopera precisamente nel significato di moneta scodellata, quando annovera fra le monete d'oro _i bixanti copoluti di Cipri_.
Essendosi presentate al cambio più di 7000 marche di piccoli, il Senato ordina nel 2 dicembre 1463 (15) la coniazione di altre 3000 marche di bagattini del nuovo tipo, accordando a coloro che avessero piccoli falsi, il pagamento del solo valore del rame in ragione di otto soldi per marca.
Sembra però che tutti non fossero contenti delle decisioni prese, giacché nel 24 novembre 1464 (16) si propone nuovamente di ritirare i piccoli esistenti e di sostituirli con monete di puro rame del peso di 18 carati, le quali dovevano essere spese in ragione di 12 pezzi per marca. Anche questa volta il partito fu rigettato ed il Senato (17) incaricò il Collegio di ritirare dalle persone più bisognose i piccoli buoni al prezzo di 12 per soldo, assegnando a tale scopo prima 500 ducati, poi altri 500, ed autorizzando con altro decreto del 1 dicembre (18) dello stesso anno a coprire la deficienza cogli utili della zecca dell'oro e dell'argento.
Così fu respinta per la seconda volta la riforma che tendeva ad abolire la moneta di mistura, facile ad essere falsificata con metallo cattivo; ma resta il sospetto che la ragione della poca fortuna di un tale progetto fosse, più che altro, il ritratto del doge che vi era scolpito, il quale sembrava a molti una grave infrazione ai costumi dei padri ed ai tipi tradizionali delle monete veneziane.
Però nelle raccolte numismatiche si conservano piccoli di puro rame, colla testa del principe, che corrispondono esattamente ai campioni ordinati alla zecca da Triadan Gritti colla nota già citata, dove sono chiamati col nome espressivo di _Piccoli grandi_. Essi portano le traccie di essere stati in circolazione, e, sebbene sieno assai rari, se ne conoscono di due varietà affatto distinte, con differenze di conio, che autorizzano a supporre una emissione sufficientemente abbondante. Non potendosi credere che un'altra votazione abbia approvato quello che prima era stato ripetutamente rigettato, sarei disposto a ritenere che la prova delle monete di rame sia stata fatta in una misura più larga del consueto, e che, prima di domandare l'approvazione del Senato, il Collegio, da cui dipendeva direttamente la zecca, e che forse era convinto della opportunità della proposta, abbia messo in circolazione una certa quantità di piccoli colla testa del doge. Ne abbiamo un indizio nelle ripetute proibizioni di coniare bagattini senza il permesso del Senato, ovvero di eccedere la quantità fissata per legge, e nella intimazione conservata nel Capitolare delle Brocche (19) in data 5 ottobre 1464, colla quale la Signoria vieta ai massari di battere o far battere bagattini senza suo ordine.
Non ostante le votazioni contrarie del Senato, mi pare che non si possa negare ai reggitori della zecca di Venezia il vanto di una iniziativa, che fu poscia seguìta da tutta l'Europa. Questa priorità, che Fusco (20) aveva attribuita ai cavalli di Ferdinando di Aragona, coniati a Napoli nel 1472 per consiglio del duca d'Ascoli (21), fu rivendicata da Lazari a Venezia (22), dove fu pensata e posta in esecuzione dieci anni prima.
Per completare le notizie relative alle monete di poco valore, ricorderò che nel 17 maggio 1464 (23) il Senato ordinava la coniazione di tornesi per i bisogni della flotta e dei possessi del Levante, assegnando 300 ducati per comperare l'argento necessario per comporli.
Gli inconvenienti che avevano fatto pensare ad una riforma della moneta d'argento non erano cessati e se ne risentivano il commercio e la zecca, che vedeva diminuire i suoi lavori e quindi i suoi redditi. La questione fu portata in Senato il 27 settembre 1468 (24), ma la discussione riuscì tanto agitata ed i pareri così divisi, che non fu possibile prendere un partito, per cui il nobile consesso fu costretto a deliberare che per un anno non si parlasse di fare monete nuove né di abolire le vecchie, sotto pena di cento ducati. Intanto fu ordinato alla zecca di non coniare grossi, né grossoni, ma soltanto soldini, provvedimento che nel 21 ottobre 1468 (25) fu sospeso per quei mercanti che avevano già depositato l'argento in zecca.
Passato l'anno, non havvi memoria che la questione sia stata ripresa, solo nei manoscritti di V. Lazari trovo il seguente cenno:
"1471 22 marzo. C. X. Provision de monede, grossi, grossoni, borri",
tratto forse da qualche cronaca che non seppi rinvenire. In ogni caso fu una semplice discussione che non ebbe risultato, perché la riforma monetaria fu decretata nel 20 maggio 1472, quando Nicolò Tron si trovava già da sei mesi sul trono ducale.
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MONETE DI CRISTOFORO MORO.
Ducato. Oro, titolo 1,000. Peso, grani veneti 68 e 52 sessantasettesimi (grammi 3,559).
1. Dritto. San Marco porge il vessillo al doge "C R I S T O F apostrofo punto M A V R O", lungo l'asta "D V X", dietro il santo "S punto M punto V E N E T I".
Rovescio. Il Redentore benedicente in un'aureola elittica cosparsa di stelle, quattro a sinistra, cinque a destra, "S I T punto T punto X P E punto D A, T SEGNO, punto Q apostrofo punto T V spazio R E G I S punto I S T E punto D V C A, T SEGNO, punto".
Tavola XVI, numero 6
Grosso, o grossetto. Argento, titolo 0,949. Peso, grani veneti 27 e 10 centesimi (grammi 1,402).
2. Dritto. San Marco porge il vessillo al doge "C R I S T O F apostrofo M A V R O", lungo l'asta "D V X", a destra "punto S punto M punto V E N E T I", nel campo tra le figure e l'iscrizione le lettere iniziali del massaro.
Rovescio. Il Redentore in trono, "punto croce punto T I B I punto L A V S punto spazio E T punto G L O R I A punto".
Tavola XVI, numero 7.
Iniziali dei massari. "d B, d d, M tre punti, P D".
I grossi di questo tempo sono quasi tutti stronzati e deficienti di peso.
Soldino. Argento, titolo 0,949. Peso, grani veneti 6 e 77 cnetesimi (grammi 0,350).
3. Dritto. Il doge in piedi, tiene con ambe le mani il vessillo "C R I tre punti M A V spazio R O spazio D V X", nel campo dietro la figura del principe le iniziali del massaro una sopra l'altra.
Rovescio. Leone accosciato sulle zampe posteriori che tiene il vangelo nelle anteriori, attorno senza traccia di circolo "croce punto S punto M A R C V S punto V E N E T I punto".
Museo Correr, Legato Molin.
Tavola XVI, numero 8.
Iniziali dei massari. "C sopra 7".
Piccolo, o bagattino. Rame. Peso, grani veneti 35 (grammi 1,811).
4. Dritto. Busto del doge di profilo a sinistra, con manto e corno ducale; un circoletto, interrotto, dalla figura, separa l'iscrizione " C R I S T O F O R V S punto M A V R O punto D V X".
Rovescio. Leone accosciato nimbato col libro dei vangeli nelle zampe anteriori, in un circolo, attorno "croce punto S punto M A R C V S punto V E N E T I, tre punti a destra".
Regia Biblioteca e Museo di San Marco.
Tavola XVI, numero 9.
5. Varietà nel Rovescio. "croce punto S punto M A R C V S spazio V E N E T I punto".
Regio Gabinetto numismatico di Sua Maestà. Torino (grani veneti 69 e mezzo).
I. R. Gabinetto Numismatico, Vienna (grani veneti 37).
Conti Morosini San Giovanni Laterano, Venezia (grani veneti 31).
6. Varietà Dritto. manca il circolo attorno la testa del doge "C R I S T O F O R V S punto M A V R O punto D V X".
Rovescio. Il leone prende tutto lo spazio e manca l'iscrizione.
Museo Correr (grani veneti 38).
Raccolta Papadopoli (grani veneti 39).
Tavola XVI, numero 10.
7. Varietà nel diametro che è di soli millimetri 13, mentre i numeri 4, 5 e 6 hanno oltre 15 millimetri di diametro.
Museo Correr, legato Molin (grani veneti 46).
Tavola XVI, numero 11.
Piccolo copoluto. Mistura, titolo 0,052 (peggio 1092). Peso, grani veneti 5 e mezzo (grammi 0,284) circa: scodellato.
8. Dritto. Croce patente, accantonata da quattro bisanti, alle estremità delle braccia altri quattro bisanti; le lettere "C M D V" fra le braccia della croce.
Rovescio. Leone accosciato nimbato, col vangelo fra le zampe anteriori entro un circoletto, attorno "croce punto S punto M punto V E N E T I punto".
Tavola XVI, numero 12.
Piccolo, o bagattino per il Friuli (?). Mistura, titolo 0,055. Peso, grani veneti 15 e mezzo (grammi 0,802).
9. Dritto. Croce accantonata da quattro bisanti, entro un cerchio di perline, attorno "croce punto C R I S T O F O R V S punto M A V R O punto".
Rovescio. Busto di San Marco con aureola in un cerchio di perline, attorno "croce punto S punto M A R C V S punto".
Museo Correr.
Tavola XVI, numero 13.
Tornesello. Mistura, titolo 0,111 e 0,055. Peso, grani veneti 12 (grammi 0,621) circa.
10. Dritto. Croce patente "croce C R I S T O F punto M A V R O punto D V X".
Rovescio. Leone accosciato col Vangelo fra le zampe anteriori "croce punto S punto M A R C V S punto V E N E T I".
Raccolta Papadopoli.
Tavola XVI, numero 14.
Museo Bottacin.
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OPERE CHE TRATTANO DELLE MONETE DI CRISTOFORO MORO.
CARLI RUBBI G. R. -- _Delle monete etc_. Opera citata, Tomo I, pagina 420.
(DUVAL e FRÖLICH). -- _Monnoies en or, etc_. Opera citata, pagina 276.
GRADENIGO G. A. -- Indice citato, in ZANETTI G. A., Tomo II, pagina 178-179, numero IC.
ZON A. -- Opera citata, pagina 22, 36 e 80, e tavola I, numero 16.
SCHWEITZER F. -- Opera citata, Volume II, pagina 34 (382 a 391) e tavola.
KUNZ C. -- Catalogo citato, pagina 10, numero 1 della tavola.
ORLANDINI G. -- Catalogo citato, pagina 8.
_Biografia dei Dogi_. Opera citata, Doge LXVII.
_Numismatica Veneta_. Opera citata, Doge LXVII.
LAZARI V. -- _Notizia sulle medaglie e monete del doge Cristoforo Moro_. -- CICOGNA E. -- _Delle iscrizioni veneziane etc_. Opera citata, Tomo IV, pagina 733-736.
PADOVAN e CECCHETTI. -- Opera citata, pagina 21-22 e 105.
WACHTER (VON) C. -- Opera citata. -- _Numismatische Zeitschrift_, Volume III, 1871, pagina 229-233 e 255 e Volume V, 1875, pagina 210-213.
PADOVAN V. -- Opera citata, edizione 1879, pagina 26-27, 110 e 124. -- _Archivio Veneto_, Tomo XII, pagina 105-106; Tomo XIII, pagina 137 e 147; Tomo XXI, pagina 137; e Tomo XXII, pagina 292; -- terza edizione, 1881, pagina 21-22, 79, 89, 335 e 356.
Bolla in piombo di Cristoforo Moro conservata nel Museo Correr.
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NOTE A "CRISTOFORO MORO".
(1) Regio Archivio di Stato. Senato, _Terra_, registro IV, carte 110.
(2) Regio Archivio di Stato. Capitolare delle Brocche, carte 35.
(3) Regio Archivio di Stato. Capitolare delle Brocche, carte 35 tergo.
(4) _Fiaoni_, o _fiadoni_ (flaones) si dicevano quei dischi di metallo a cui, subìte già le operazioni dette _zustar_, _pesar_ e _mendar_ (emendare, ossia correggere i difetti di forma e di peso), non mancava che l'impronta del conio per diventare monete.
(5) Regio Archivio di Stato. Capitolare delle Brocche, carte 35 tergo. e 36.
(6) Regio Archivio di Stato. Capitolare delle Brocche, carte 37 tergo.
(7) Regio Archivio di Stato. Maggior Consiglio, registro _Regina_, carte 45 tergo.
(8) Regio Archivio di Stato. Senato, _Terra_, registro V, carte 49 tergo.
(9) Nei tempi in cui il territorio veneto era invaso da una grande quantità di monete minute, erasi introdotta l'abitudine di chiuderle in borse, o cartocci per evitare l'incomodo di contarle. In seguito ad abusi, questo sistema fu proibito e la forma adoperata nel presente decreto che vieta tenere i piccoli _in scarnutiis_, mi sembra equivalente a quella che altra volta ordinava di contarli e non di darli _in scartociis_.
(10) Regio Archivio di Stato. Senato, _Terra_, registro V, carte 49.
(11) Documento XXXIII.
(12) Regio Archivio di Stato. Senato, _Terra_, registro V, carte 70 tergo.
(13) Regio Archivio di Stato. Capitolare delle Brocche, carte 37 tergo.
(14) Pegolotti F. B. Opera citata, Capitolo X, pagina 291.
(15) Regio Archivio di Stato. Senato, _Terra_, registro V, carte 62.
(16) Regio Archivio di Stato. Senato, _Terra_, registro V, carte 100.
(17) Regio Archivio di Stato. Senato, _Terra_, registro V, carte 100 tergo.
(18) Regio Archivio di Stato. Senato, _Terra_, registro V, carte 103.
(19) Regio Archivio di Stato. Capitolare delle Brocche, carte 38.
(20) Fusco G. V. -- _Sulla introduzione delle monete di rame nel Regno_ _di Napoli_. -- Memoria detta alla sezione di archeologia e geografia del VII Congresso degli scienziati.
(21) Sambon A. -- _I cavalli di Ferdinando I. d'Aragona re di Napoli_. -- Rivista italiana di Numismatica. Anno IV, 1891, pagina 326-327.
(22) Lazari V. -- _Zecche e monete degli Abruzzi nei bassi tempi_. Venezia, 1858, pagina 14.
(23) Regio Archivio di Stato. Senato, _Terra_, registro V, carte 78 tergo e 79.
(24) Regio Archivio di Stato. Senato, _Terra_, registro VI, carte 36. -- Capitolare delle Brocche, carte 40.
(25) Regio Archivio di Stato. Capitolare delle Brocche, carte 40.
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MONETE ANONIME.
Questo capitolo è destinato a raccogliere le notizie intorno quelle monete che non portano scritto il nome del doge e che per ciò sono dette anonime. Nel primo periodo della zecca veneziana, di cui si occupa il presente volume e che si chiude col principato di Cristoforo Moro, s'incontra soltanto una moneta di questo genere, della quale si può determinare con tutta sicurezza l'epoca di emissione e che quindi potrebbe essere collocata con quelle coniate contemporaneamente. Ciò però non si può fare per altre monete anonime di epoca posteriore, le quali stanno meglio aggruppate fra loro che poste insieme con quelle che hanno il nome del doge. Allo scopo quindi di conservare una certa armonia fra le diverse parti del mio lavoro, ho pensato di cominciare la serie delle anonime colla moneta che porta, in caratteri semigotici, la iscrizione "M O N E T A spazio D A L M A T I E". Ignorata dai primi cultori della numismatica veneziana e accennata vagamente dallo Zon, fu per la prima volta illustrata da V. Lazari nella sua opera: _Le monete dei possedimenti veneziani d'oltremare e di terraferma_, che può servire di modello a tutte le pubblicazioni di questo genere. Sgraziatamente la fretta con cui fu scritto il libro, per circostanze indipendenti dalla volontà dell'autore, e la cattiva conservazione dell'esemplare della moneta esistente nel Museo di San Marco, che solo si conosceva allora, misero l'illustre scienziato sovra una cattiva strada, ed egli credette ravvisare in tale moneta un _tornese_ (1) battuto per quella provincia che aveva costato tanti sacrifici alla Repubblica. Lazari combatte argutamente la prima obbiezione che si poteva fare ad una simile denominazione, e cioè che non vi ha memoria di tornesi coniati per la Dalmazia, ma non riesce a persuadere; perché i crociati avevano reso popolare il tornese in Oriente, ove era diventato una moneta nazionale, ma di esso invece non si trova traccia in Dalmazia, né nei documenti contemporanei, né nelle monete che si conservano nelle raccolte. In epoche diverse fu ordinata alla zecca di Venezia la coniazione di tornesi, indicando quasi sempre le località dove dovevano essere spediti, e troviamo che erano destinati sempre ai possedimenti veneziani del Levante, ma non alle coste dell'Adriatico.
Più tardi altri esemplari di questo interessante nummolo furono rinvenuti presso i raccoglitori triestini e dalmati, e finalmente un tesoretto, abbandonato presso il Monte di Pietà di Treviso, mise alla luce quattro altri pezzi, tutti di migliore conservazione di quello esistente nella Raccolta Marciana. Ne parla Carlo Kunz nella sua "Miscellanea Numismatica" (2), dimostrando che l'argento in essi contenuto è di una lega più fina assai di quella dei tornesi e di poco inferiore a quella usata nei soldini, per cui lo ritiene un mezzanino di grosso del valore di due soldi veneziani. Pure esso non è né un tornese né un mezzanino, come risulta da una deliberazione del Senato in data 31 maggio 1410 (3), nella quale, lamentando, che nella città di Zara e nel suo territorio corrano monete forestiere, e cioè Grossi di Crevoja (4) ed altri di buon argento del valore di tre soldi e meno che si spendono per quattro, soldini ungheresi che non valgono se non otto denari e si spendono per un soldo, e frignacchi (5) che non tengono tre once d'argento per marca e si spendono pure per un soldo, allo scopo di impedire questo danno, delibera di coniare una moneta contenente tre once di argento per marca, che vada a 42 pezzi per oncia, avente da un lato l'immagine di San Marco e dall'altro uno scudo alto _in quo sit nihil_.
È curioso il modo con cui questo decreto esprime quel concetto, che oggi è quasi un assioma della pubblica economia, e cioè che la cattiva moneta caccia da un paese la buona, con queste pratiche parole:
"Et hoc modo moneta nostra, videlizet, grossi nostri, qui valent quatuor soldos, et soldus noster exeunt de bursis nostris et dantur venientibus Jadram et ad partes illas, qui ipsam monetam nostram imbursant et dimittunt monetas suas, quae sunt multo minoris valoris, cum tanto damno nostro".
Nel 27 aprile 1414 (6) un altro decreto del Senato fa conoscere che la esecuzione del precedente era stata sospesa, ed assunte informazioni da chi veniva da Zara, ordina nuovamente la coniazione della moneta per la Dalmazia col fino di tre once e un quarto per marca, tagliandone da ogni oncia 44 pezzi, descrivendola nello stesso modo, col San Marco da un lato e lo scudo vuoto dall'altro.
Il tenore di questi due documenti mostra esattamente il valore della moneta emessa per i bisogni della circolazione in Dalmazia, giacché, secondo il decreto 31 maggio 1410, essa avrebbe dovuto pesare grani veneti 13,714; secondo quello del 27 aprile 1414, avrebbe dovuto pesarne 13,09, ma siccome in quest'ultimo si migliorava la lega, poca ra la differenza dell'intrinseco, che sarebbe stato di grani veneti 5,142 nel primo caso, e grani veneti 5,317 nel secondo, per ogni pezzo, e quindi due terzi circa del fino contenuto nel soldo veneziano, che in quel tempo pesava grani veneti 8,47 e conteneva grani veneti 8,063 d'argento puro.
Da ciò si scorge il pensiero del Senato, che intendeva creare una moneta, la quale sostituisse i soldi ungheresi che valevano otto piccoli ed i denari frisacensi ossia di Aquileja che avevano molto favore in quei paesi e si spendevano per un uguale valore. A me sembra di riconoscere in questo pezzo il soldo di una lira speciale, probabilmente adoperata nel Regno di Servia e comune a tutti i vicini paesi slavi, la quale fu conservata dagli ungheresi e dai veneziani e restò per molto tempo ancora come lira di conto col nome di _lira dalmata_. Anche il Lazari parla di questa lira (7), che si usava anche nel secolo XVIII; a proposito delle monete di Cattaro (8) egli osserva che il grossetto di quella terra corrispondeva a due terzi del grosso veneziano, e da varie circostanze accessorie arriva alla supposizione, che questo grossetto si dividesse in quattro soldi minori, equivalenti a due terzi dei veneziani, che erano quindi soldi di una lira particolare a quei paesi ed inferiore di altrettanto alla lira veneziana.
Tanto nel primo decreto 31 maggio 1410, quanto in una successiva deliberazione della Quarantìa 13 agosto 1410 (9), in cui si stabiliscono le competenze ed i cali a proposito _delle monete che si fanno per Zara_, non è mai adoperata la parola soldo, ma quella più generica di moneta, che è pure incisa sul nummo. Invece nel decreto 27 aprile 1414 si ordina il taglio di 44 _soldi_ per oncia: il che mi sembra sufficiente per mutare il dubbio in certezza, visto che il secondo partito era votato dopo aver conferito col notajo Giovanni de Bonisio che conosceva la Dalmazia, essendo appena ritornato da una missione in quei luoghi.
Anche lo scudo raffigurato sopra uno dei lati nella moneta fu argomento di discussione. Zon lo disse ignoto, Lazari non seppe trovare una soddisfacente spiegazione, e si smarrì in ipotesi credendo vedervi l'arma Contarini, ma un'opera intitolata "Storia dei Dogi di Venezia" (10) a cui è unita una parte "numismatica" rilevò essere questo lo stemma della famiglia Surian. Infatti lo _scudo d'oro con una banda a tre ordini di scacchi d'argento e di negro_ appartiene ad una delle due case patrizie Surian (11), e si vede anche oggi scolpito in un marmo del quattrocento sopra un fabbricato al Malcanton, che dà accesso ad un sottoportico e ad una calle Surian. Ma non bastava avere rilevato lo stemma, era anche necessario sapere chi fosse l'illustre uomo di stato o di guerra, cui venne concesso l'onore singolare di porre le insegne sopra una moneta coniata nella zecca di Venezia. Le storie sono mute a questo proposito e non ricordano alcun personaggio della famiglia Surian che abbia avuto in quell'epoca una parte importante in Dalmazia. Qualche anno fa il cavalier V. Padovan (12) pubblicò un documento, dal quale risulta che un Jacopo Surian era capitano a Zara nel 16 luglio 1416, essendogli in tal giorno assegnata una piccola somma dal Senato per alcuni lavori da farsi nella casa di sua abitazione. Sebbene fra questa data e quella del decreto, che ordina la coniazione della moneta per la Dalmazia corressero oltre due anni, epoca più lunga di quella che ordinariamente era la durata di simili cariche, e malgrado che a tutti sia nota la cura gelosa, colla quale il governo repubblicano vigilava perché nessun personaggio, per quanto eminente, eccedesse nei poteri e negli onori, pure mi sembra assai probabile che a questo oscuro capitano delle armi a Zara sia toccato il vanto di porre il suo stemma sulla moneta in questione. Non conviene confondere questo caso eccezionale colle iniziali e cogli stemmi di alcuni Conti e Rettori veneziani a Cattaro ed a Scutari, perché queste erano zecche secondarie, governate da propri statuti e lontane dalla sorveglianza dei principali corpi dello Stato, e meno ancora si deve confondere con le monete coniate da alcuni Provveditori generali o da altri comandanti delle armate in epoca di necessità. Per la moneta della Dalmazia si tratta di un'epoca più antica, nella quale non vi erano precedenti, e di un fatto che non può essere ad altri paragonato; lo stemma Surian è disegnato chiaramente, ed in modo da non poter essere confuso con altri, in quello scudo che il Senato aveva decretato dovesse rimanere vuoto. Cercando pertanto quale abbia potuto essere la ragione che fece cambiare tale proposito, io credo indovinarla nel timore che la nuova moneta non fosse gradita ai paesi dove era destinata, timore che trasparisce dalle parole dei decreti e dall'indugio frapposto all'esecuzione della prima deliberazione. Allo scopo quindi di rendere più facile a quei popoli rozzi ed ignoranti l'accettazione di una nuova moneta, bisognava farla, quanto più fosse possibile, simile a quella che essi adoperavano e ciò si ebbe di mira nello scegliere il tipo, che ricordava in parte il denaro di Aquileja, favorevolmente conosciuto in quelle regioni, il cui intrinseco corrispondeva a quello della nuova moneta, e cioè a due terzi del soldo veneziano. Anche lo scudo era stato posto sul rovescio della moneta per la Dalmazia, per ricordare quello che portava le insegne degli ultimi patriarchi, e probabilmente lo stemma Surian fu preferito ad ogni altro, perché poteva facilmente essere confuso con quello del Patriarca Antonio II Panciera, che pure aveva una banda scaccata, con differenze le quali facilmente sfuggivano alla maggior parte del pubblico.
Altre due monete anonime sono attribuite da alcuni numismatici ai tempi che precedono il 1472: e cioè al regno di Francesco Foscari il bagattino colla testa di San Marco e nel rovescio l'iscrizione "V E N E T I" sopra un cippo od ara, e a quello di Cristoforo Moro il piccolo scodellato, che da un lato mostra la croce e dall'altro un leone in molecca senza alcuna iscrizione. A me invece sembra che queste due monete appartengano ad un'epoca posteriore e mi riservo di parlarne nel secondo volume, quando tratterò delle monete di quel tempo.
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MONETA PER LA DALMAZIA.
1410-1414.
Soldo della lira dalmata. Argento, titolo 0,406 (peggio 684). Peso, grani veneti 13 e nove centesimi (grammi 0,677).
1. Dritto. San Marco in piedi di prospetto colle braccia aperte; il santo veste abiti sacerdotali ed ha il nimbo di perline "punto S A N T V S punto spazio punto M A R C V S punto".
Rovescio. Scudo con banda scaccata in un cerchio di perline; fra lo scudo ed il cerchio tre gruppi, ciascuno di tre anellini accompagnati da sei punti "croce punto M O N E T A punto D A L M A T I E punto".
Tavola XVI, numero 15.
2. Varietà nel Rovescio. ove l'arma è disposta a rovescio e quindi la banda diventa una sbarra.
Tavola XVI, numero 16.
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OPERE CHE TRATTANO DELLA MONETA ANONIMA PER LA DALMAZIA.
ZON A. -- Opera citata, pagina 69.
LAZARI V. -- Opera citata, pagine 11-13, Tavola I, numero 1.
KUNZ C. -- _Miscellanea Numismatica_, Venezia, 1867. -- III di un piccolo ripostiglio di monete, pagine 20, 23-25.
_Biografia dei Dogi_. Opera citata, Doge CX.
_Numismatica Veneta_. Opera citata, Doge CX.
PADOVAN e CECCHETTI. -- Opera citata, pagine 77 e 108.
WACHTER (VON) C. -- Opera citata. -- _Numismatische Zeitschrift_, Volume III, 1871, pagina 254; Volume XI, 1879, pagina 119.
PADOVAN V. -- Opera citata, edizione 1879, pagina 111. -- _Archivio Veneto_, Tomo XIII, pagina 138, e Tomo XXII, pagina 290; -- terza edizione, 1881, pagine 80 e 354.
PAPADOPOLI N. -- _Moneta Dalmatiæ_. -- _Rivista italiana di Numismatica_, Anno II, fascicolo III.
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NOTE A "MONETE ANONIME".
(1) Lazari V. _Monete dei possedimenti etc_. Opera citata, pagine 12 e 13.
(2) Kunz C. _Miscellanea Numismatica_. Venezia, 1867. -- III di un piccolo ripostiglio di monete, pagine 20, 23-25.
(3) Documento XXXIV.
(4) Grossi coniati a Spalato, dal Duca Hervoja tra il 1403 ed il 1412.
(5) Denari di Aquileja chiamati _frisacensi_, _frisacchi_, e _frignacchi_.
(6) Documento XXXV.
(7) Lazari V. _Monete dei possedimenti etc_. Opera citata, pagina 16.
(8) Lazari V. _Monete dei possedimenti etc_. Opera citata, pagine 48 e 49.
(9) Archivio di Stato. Capitolare delle Brocche, carte 16 tergo.
(10) _Biografie dei Dogi di Venezia, etc. (Numismatica Veneta)_. Opera citata. Doge CX.
(11) Freschot. _La nobiltà veneta_. Venezia, 1707, pagina 409.
(12) Padovan. _Le monete dei veneziani_. Opera citata, pagina 80.
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DOCUMENTI.
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DOCUMENTO I.
(Origini della zecca e prime monete di Venezia, nota 65).
Privilegium confirmationis Rodulfi imperatoris factum domino Ursio duci Veneciarum.
In nomine domini nostri Yesu Christi Dei eterni. Rodulfus rex. Dignum est ut celsitudo regalis quantum ceteros honores ac potestatis fastigium antecellit, tantum erga omnes fideles pietatis sue munus impendere satagat. Igitur omnium fidelium sancte Dei ecclesie, silicet nostrorumque, presentium videlicet ac futurorum, comperiat solercia, quia Ursus Veneticorum dux per legatos suos, Dominicum silicet venerabilem madamaucensis episcopum atque stephanum Coloprinum, nostram deprecatus est clementiam, ut cum ex rebus sui ducatus quamque et ex sua proprietate, quam in Venetia obtinere videtur, vel quo infra dictione regni nostri scita esse noscuntur, ei confirmationis nostre preceptum fieri iuberemus, per quod ipse suique heredes ac patriarcha, pontifices quoque et abbates, atque populus sibi subiectus, proprietates suas sibi debitas res absque cuiuspiam contrarietatem seu refragationem retinere securiter queant, quemadmodum temporibus domini Karoli, per decretum cum grecis sanccitum, possiderunt. Petiit etiam Celsitudinem nostram ut in quibuscumque patriis ac provintiis regni nostri quispiam veneticus esset, sue potestati maneret subiectus atque omni fide vel obedientia summissus. Cuius petitionibus, ut nobis celestis suffragatio copiosior adsit, libenter adquiescentes, hos Excelentie nostre apices decrevimus fieri, per quos statuentes decrevimus: ut nemo ex nostro regno in finibus Civitatis Nove vel Millidisse, sive in villa que dicitur Caput Argelles, vel in finibus atque possessionibus eius, vel etiam vineis, terris, pratis pascuis, silvis atque piscationibus ipsius, aut in ceteris locis in quibus in pacto eorum relegitur, vel ubi infra dictionem regni nostri proprietates habere videntur, vel habere potuerint, aliquam venationem aut pabulationem exerceant, unde homines eius qui in eo amitu (_ambitu_) circuminhabitant, aliquam sustineant molestationem vel contrarietatem, et securiter atque in pace vivere queant. Imo per loca et flumina cuncto nostro in regno libere sua peragant negocia. Ita tamen ut nullum gravamen sentiant populus eius _vel eius negociatores_, nisi quod equum est tantummodo telonaria et ripatica solvant. Nam vero predictus dux suique heredes _suique negociatores_ nullo in loco persolvant de quacumque re, sed ex nostra largitate quieto more ubique sua persolvant. Statuimus etiam ut nullus in territoriis, locis peculiaribus aut ecclesiis, domibus seu rebus, et reliquis possessionibus presignati ducatus a sua proprietate quam in Venetia obtinere videtur, vel que in potestate regni nostri sita esse noscuntur, unquam ingerere presumat inquietitudinem, vel diminorationem seu calumniosam contradictionem aut subtractionem nephandam. Silicet at eas prefato duci ac patriarche, episcopis, abbatibus vel populo sibi subiecto, seu successoribus eorum, ac heredibus, quiete absque cuiusquam insultantis machinationem aut sinistram quippiam terga versationem regubernare et gubernando, pro ut liquidius in presignato decreto continetur, legaliter continere. Itemque precipimus de proprietatibus sive possessionibus predicti ducis, quas in territoriis regni nostri habere videtur, ut si de eas aliqua contentio orta fuerit et ad iuramentum causam pervenerint, secundum seriem pacti diffiniantur per electos duodecim iuratores, et cuiuscumque gentis sit homo ille cum quo predictus dux contentiones habuerit, iuratores de illo comitato tamen eligantur ubi causa requiritur. Concessimus quoque sancte metropolitane eius Ecclesie, vel episcopatibus subiectis atque monasteriorum zenobiis iustitiam requirendam de suis rebus in annos legales secundum quod sanctam romanam habet Ecclesiam. Sed et hoc constituimus, atque per hoc nostrum perceptum inviolabiliter mansurum confirmamus, ut in quacumque patria regni nostri quislibet Veneticorum fuerit, eius sit potestate constringendus eiusque per omnia debeat obedire preceptis, adeo ut nulla maior vel minor persona contra eum quempiam veneticum deffendere presumat. Insuper etiam et concedimus per hoc regie auctoritatis preceptum, ut tam nos quam nostri decessores nichil amplius eos cogamus pacti causa persolvere, nisi tantum annualiter denariorum libras XXII; simul que eis numis monetam concedimus secundum quod eorum provintie duces a priscis temporibus consueto more habuerunt. Ita ut nullo umquam tempore repetantur aut exigantur per aliquem, neque ab ipso Urse duce neque a successoribus eius, sed in ea qua in presenti concedimus perpetualiter donacione consistant. Si quis autem contra hoc, quod in presenti per huius dicti tenorem Veneciarum duci ac populoque ipsius concessimus, agere presumpserit, ut instituta nostra violet aut infringat, ne quod temptavit perficere possit, sciat se compositurum auri obrizi libras centum, medietatem camere nostre et medietatem duci Venetiarum qui per tempore fuerit. Et ut hoc cercius credatur et ab omnibus inviolabiliter conservetur, manu propria roboravimus et annuli nostri impressione subter iussimus insigniri.
Signum (_monogramma_) domini Rodulfi serenissimi regis.
Data II. kalendas marcii, anno dominice incarnationis DCCCC. XXIIII, domini Rodulfi invictissimi regis hic in Italia IIII, indictione tercia decima.
Actum Papie, in Christi nomine feliciter, amen.
(Archivio di Stato in Venezia, _Liber Blancus_, carte 14 tergo).
DOCUMENTO II.
(Origini della zecca e prime monete di Venezia, nota 66).
Simile privilegium confirmationis Ugonis imperatoris factum predicto domino Ursio duci.
In nomine domini nostri Yesu Christi Dei eterni. Hugo Dei gratia rei. Dignum est ut celsitudo regalis quantum ceteros honores ac potestatis fastigio antecellit, tantum erga omnes sospitatis sue munus impendere satagat. Igitur omnium fidelium sancte Dei ecclesie, nostrorum presentium silicet ac futurorum comperiat solertia, quia Ursus Veneticorum dux per legatos suos Johanem Fabianicum et Stephanum Coloprinum nostram deprecatus est clementiam, ut cum ex rebus sui ducatus proprietates obtinere videntur et infra dictione regni nostri sita esse noscuntur, ei confirmationis nostre preceptum fieri iuberemus, per quod ipse suique heredes, ac patriarca, pontifices quoque et abbates, atque populus sibi subiectus, proprietates suas, sibi debitasque res, absque cuiuspiam contrarietate seu refragatione retinere securiter queant, quemadmodum a temporibus domini Karoli, per decretum cum grecis sanccitum, possiderunt. Peciit etiam Celsitudinem nostram, ut in quibuscumque patriis ac provintiis regni nostri quispiam veneticus sue potestati maneret subiectus, atque omni fide vel obedentia submissus. Cuius petitionibus, ut nobis celestis suffragatio copiosior adsit, libenter adquiescentes, hos Excelentie nostre apices decrevimus fieri, per quos statuentes decrevimus: ut nemo ex nostro regno in finibus Civitatis Nove vel Milidisse, sive in villa que dicitur Caput Argelles, vel in finibus atque possessionibus eius, vel etiam vineis, terris, pratis, pascuis, silvis atque piscationibus ipsius, aut in ceteris terris in quibus eorum pacto relegitur, vel ubi infra dictione imperii nostri proprietates ipse aut sui videntur habere, vel invenire potuerint, aliquam venationem aut pabulationem exerceat, unde homines eius vel negociatores qui in eo ambitu circumhabitant aliquam sustineant molestationem vel contrarietatem, sed securiter atque in pace vivere queant. Imo per loca et flumina cuncto nostro regno libere sua peragant negocia. Ita tamen ut nullum gravamen sentiat populus eius vel eius negociatores, nisi quod equum est tantummodo celonaria et ripatica solvant. Predictus vero dux et heredes illius, et proprii negociatores eorum, in omnibus habeant libertatem suam propria peragendi absque ulla publica functione. Statuimus etiam, ut nullus in territoriis, locis aliquibus peculiaribus aut ecclesiis, domibus seu rebus, et reliquis possessionibus presignati ducatus a sua proprietate, que in potestate regni nostri sita esse noscuntur, vel in Venetia optinere videtur, unquam ingerere presumat inquietudinem, vel diminorationem, seu calumniosam contradictionem, aut nephandam subtractionem. Sed liceat eos, prefato duci ac patriarche, episcopis, abbatibus vel populo sibi subiecto, et heredibus ac successoribus eorum, quiete, absque cuiusquam insultantis machinatione aut sinistre quippiam tergaversatione, regubernare, et gubernando, pro ut liquidius in presignato decreto continetur, legaliter continere. Itemque precipimus de proprietatibus sive possessionibus predicti ducis quas in territoriis regni nostri habere videtur, ut si de eis aliqua contentio orta fuerit, et ad iuramentum causa pervenerit, secundum seriem pacti diffiniatur per electos duodecim iuratores, et cuiuscumque gentis sit homo ille cum quo predictus dux contentiones habuerit, de illo comitatu eligantur ubi causa requiritur. Concessimus quoque sancte metropolitane eus Ecclesie suisque episcopatibus subiectis, atque et monasteriorum zenobiis, iustitiam requirendam de suis rebus in annos legales secundum quod sancta romana habet Ecclesia. Sed et hoc constituimus, atque per hoc nostrum preceptum inviolabilliter mansurum confirmamus, ut in quacumque patria regni nostri quislibet Veneticorum fuerit, eius sit potestate distringendus eiusque per omnia debeat obedire preceptis, adeo ut nulla maior vel minor persona contra eum quempiam veneticum defendere presumat. Insuper et concedimus per hoc regie auctoritatis preceptum, tam nos quam nostri decessores, nichil amplius eos cogam pacti causa persolvere nisi tantum annualiter denariorum libras XXV. Simulque eis numorum monetam concedimus secundum quod eorum provintie duces a priscis temporibus consueto more habuerunt. Ita ut nullo unquam tempore repetantur aut exigantur per aliquem, neque ab ipso ut se duce, neque a successoribus eius, sed in ea, quam in presenti concessimus perpetualiter, donatione consistant. Si quis autem contra hos quod in presenti, per huius dicti tenore, Veneticorum duci populoque ipsius concessimus, agere presumpserit, ut instituta nostra violet aut infringat, ne quod temptavit perficere possit, sciat se compositurum auri obrizi libras centum, medietatem camere nostre et medietatem duci Veneticorum qui per tempera fuerit; et ut hoc cercium credatur et ab omnibus inviolabilliter observetur, manu propria roboravimus et annuli nostri impressione subter iussimus sigillari.
Signum (_monogramma_) Hugonis gloriosissimi regis.
Data anno Domini incarnacionis DCCCC XXVII. IIII Kalendas marcii, indictione quintadecima. Anno domini Hugonis gloriosissimi regis primo. Actum Papia in Christi nomine feliciter. Amen.
(Archivio di Stato in Venezia, _Liber Blancus_, carte 16).
DOCUMENTO III.
(Sebastiano Ziani, nota 3).
In nomine domini dei et salvatoris nostri iesu christi. Anno domini millesimo centesimo septuagesimo tercio mense Novembris Inditione Septima rivoalto. Honore et privatis commodis quamvis quislibet gaudeat in providendo comuni et utilitati totjus provincje saluti. si minus providus extiterit; sua nullatenus bona sibi reputantur ad gloriam. si ex ipsius negligentia patrie secuntur incommoda. Igitur Nos Sebastianus ziani dei gratia venecie dalmacie atque chroatie dux. profectum et honorem patrie nostre de bono in melius augere volentes; cum iudicibus et sapientibus nostris collaudatione atque confirmatione populi venecie per huius nostri decreti promissionem. stabilientes stabilimus. et sub gravi comminatione et pena mandantes iniungimus, quod ab hac die in antea nullus tabernarius massculus neque femina neque aliquis per eos. libram Vini ultra duos veronenses vendere presummat. preter vinum deromania. et neque aliquod vinum quod vendendum sit fraudare. neque cum illo aquam vel aliud vinum misscere audeat. sed cum iusta libra. cum ea videlicet quam vicedominus vel gastaldio illi dederit. vinum vendere debeat. et neque timore vel fraude vitare debeat vinum recipere ad vendendum ab aliquo homine. Furtum etiam nullum scienter suscipere debeat. nec faciat suscipi. Nullus autem iactans vinum in tabernas, aliquod vinum iactandum in tabernas fraudare neque cum illo aquam vel aliud vinum misscere presumat. nec misscere neque illud fraudare faciat. sed sicut purum illud comparaverit. sic in tabernam illud iactare debeat sine aliqua fraude. Nullus autem venditor blave. aliquam de cetero blavam in toto districtu venecie comparare aliquo ingenio presumat ad revendum (_sic_) illam et neque eam fraudare audeat. neque faciat illam fraudare. Cum iusto quoque stario vendat illam et vendere faciat. Et cum iusta rosoria et rotunda radat et radere faciat. Foris vero veneciam nullus aliquam blavam que in navi sit posita ad veniendum in veneciam aliquo modo comparare audeat. ad revendendum illam. Nec liceat deinceps alicui incanovare aliquam blavam pro incarire illa. neque sit ausus aliquis portare blavam foris veneciam in aliquam partem sine nostra et aliorum ducum qui post nos futuri sunt licencia. Ad hec quoque precipimus ut nullus pistor non massculus neque femina de cetero in sua potestate tenere audeat. neque tenere faciat inter frumentum et farinam ultra unum modium. Et panem ad illam pensam facere et vendere debeat quam vicedominus aut gastaldio illi dederit. Nullus preterea biccarius; bone carnis vacine seu bovine libram ultra duos veronenses. et minus bone, duas libras ultra tres veronenses. et porcine carnis recentis libram ultra tres veronenses aliquo ingenio vendere sit ausus. nec vendere faciat. Junctam quoque de eisdem carnibus ipse det vel dare faciat. Sicce vero carnis de romania et de sclavinia libram ultra tres veronenses. et de lombardia carnis sicce libram. ultra quattuor veronenses nullus vendere presumat. nec aliquo ingenio vendere faciat. Et iuste atque cum iusta statera predictas omnes carnes pensare debeat et pensare faciat. Nulli quoque licitum sit iniustas stateras. nec pensas. nec Bellacias a modo secum tenere. nec cum eis quocumque modo pensare. Nec etiam presummat aliquis. ultra quadraginta solidos veronenses anphoram alicuius vini emere neque vendere. preter vinum de romania. Pissces autem nullus ultra hunc ordinem aliqua ratione vendere presummat. videlicet libram sturionis. et trote. et rumbi; non plus de tribus veronensibus. libram Vairoli. et aurate. et megle. et Barbonum. et scorpenum. et de lusernis. et de grandis passeris. atque de grandis sfolliis. seu de grandis anguillis. non plus de duobus veronensibus. libram de gradis (_sic_) luciis cavedagnis friskis et salavadis non plus de duobus veronensibus. duas libras de grandis tenkis non pus (_sic_) de tribus veronensibus. reliquorum autem omnium pisscium aque salse et dulcis libram; non plus de uno veronense vendere presumat. Stabilientes ad hec publica auctoritate sanccimus. ut ab hac die in antea. nulli sit licitum. ultra viginti quinque libras veronenses miliarium olei aliquo ingenio comparare pro incanovare illud. et hoc volumus perpetuis temporibus firmiter observari. ut omni tempore sicut a nobis et a ducibus venecie qui per tempora erunt. mandatum fuerit per bannum. sic ternarii et hii qui oleum incanovatum habuerint. sine omni conditione illud vendere debeant. Nullus quoque aucas. nec aucellas. nec pullos in venecia ad revendendum emere audeat. Poma insuper ad revendendum; nullus in venecia in venecia (_sic_) emere presummat. Et quia suprascripta omnia sine aliqua diminucione integra et illibata perpetuis temporibus volumus observari. per presentis nostri publici instrumenti promissionem sancimus. ut nullus de cetero neque massculus neque femina. aliquem de suprascriptis ordinibus sibi assummere presummat. nisi prius notum fecerit nobis et eis qui nobis sunt ducibus successuri et curie. Si quis igitur temerarius neglecta suprascripta publica nostra costitucione. que dicta sunt non ohservaverit. vel alicui cause de supra memoratis causis obvius extiterit; liceat iusticiariis quos nunc ordinavimus. et qui per tempora ordinati a ducibus erunt. bannum et res vendendas quas illi invenerint. semper cum offenderit auferre. et insuper offensor pro tanta culpa et presumcione; omnia que in hoc mundo habuerit amittat. que omnia in domnicalem nostrum deveniant. et presentis publici decreti promissio; inconcusso robore. perpetuis temporibus in sua permaneat firmitate. Libram vero de luciis sicis non plus de tribus veronensibus nullus vendere presummat et si quis fecerit subiacebit suprascripte pene.
+ Ego sebastianus Ziani dei gratia dux manu mea subscripsi.
+ Ego aurio mastro petro iudex m. m. s. s.
+ Ego petrus fuscareno iudex m. m. s. s.
+ Ego andreas dandulo iudex m. m. s. s.
+ Ego Jacobus contarenus iudex m. m. s. s.
+ Ego vitalis faletro avocatori comuni m. m. s. s.
+ Ego michael citinus avocator comuni m. m. s. s.
+ Ego Phylippus faletro camararius comuni m. m. s. s.
+ Ego philipus greco camararius comuni m. m. s. s.
+ Ego Rainero batiauro vicedomino m. m. s. s.
+ Ego matheo tarvisianus vicedomino m. m. s. s.
+ Ego dominicus maureceny comes Jadre m. m. s. s.
+ Ego stefanus baroci m. m. s. s.
+ Ego aureus dauro m. m. s. s.
+ Ego marcus martinacius m. m. s. s.
+ Ego petrus quirinus m. m. s. s.
+ Ego petrus vilioni m. m. s. s.
+ Ego Henrico gradonico m. m. s. s.
+ Ego petrus teupulo m. m. s. s.
Fuit in diebus Illis. aurio mastro petro. Judex. petro baroci m. m. s. s.
+ Ego annanias quirinns m. m. s. s.
+ Ego henricus civrano m. m. s. s.
+ Ego marcus fuscareni m. m. s. s.
+ Ego Johannes Viloni m. m. s. s.
+ Ego leonardus benacci m. m. s. s.
+ Ego dominicus faletro m. m. s. s.
+ Ego Johannes maureceno m. m. s. s.
+ Ego dominicus maurecenus testis subscripsi.
+ EgoVido de equilo t. t. s. s.
+ Ego dominicus mengulo t. t. s. s.
+ Ego henricus fuscari m. m. s. s.
+ Ego marcus istrigo m. m. s. s.
(_Fra la I.a e la II.a colonna_).
+ Ego Stefanus ruibulo m. m. s. s.
(_Nella II.a colonna_).
+ Ego petrus belli m. m. s. s.
+ Ego Johannes regini m. m. s. s.
+ Ego stefanus de equilo m. m. s. s.
+ Ego Giberto dandulo m. m. s. s.
+ Ego andrea capellexi m. m. s. s.
+ Ego leonardus navigaioso m. m. s. s.
+ Ego marcus dequilo m. m. s. s.
+ Ego Johannes dacanale m. m. s. s.
+ Ego Jacobus badovario m. m. s. s.
+ Ego Johannes tanoligo m. m. s. s.
+ Ego gracianus gradonicus m. m. s. s.
+ Ego vitalis citinus t. t. s. s.
+ Ego Johannes faletro m. m. s. s.
+ Ego petrus badovario m. m. s. s.
+ Ego Johannes contarenus m. m. s. s.
+ Ego jacobus badovario m. m. s. s.
+ Ego leo truno s. s.
+ Ego barbadicus m. m. s. s.
+ Ego . p. venancio m. m. s. s.
+ Ego marcus longo m. m. s. s.
+ Ego bonabile dondulo m. m. s. s.
+ Ego petrus bozzo (o bello?) m. m. s. s.
+ Ego dominicus rainnaudo m. m. s. s.
+ Ego dominicus caravello m. m. s. s.
+ Ego stefanus calbo m. m. s. s.
(_Segno tabellionare_). Ego Johannes Navigaiosus subdiaconus et Notarius complevi et Roboravi.
(Pergamena originale nell'Archivio di Stato in Venezia. -- Ducali e atti diplomatici, busta VI, a. 2).
DOCUMENTO IV.
(Enrico Dandolo, nota 5; Jacopo Contarini, nota 2; Andrea Contarini, nota 7).
Capitulare Massariarum monete.
(1). Juro ad evangelia sancta Dei profficuum et honorem Veneciarurm, et quod a die qua intravero in hoc officio ad unum annum studiosus ero super facto et laborerio monete, et ad faciendum fieri simul cum sociis meis, vel uno eorum, monetam grossam bonam bona fide. Et quod somparabo simul cum eisdem sociis meis, vel uno eorum, argentum et bulzonos seu monetam, que utilia videbuntur pro communi ad faciendum fieri dictam monetam; et faciam fieri monetam istam grossam de tam bono argento, quod non callet ultra medium quarterium pro marcha vel indei inferius, ad racionem boni argenti. Et argentum istius monete non alegabo nisi ambo socii mei huius officii presentes fuerint, vel ad minus unus eorum, si forte tercius meus socius tale impedimentum habuerit quod interesse non possit. Similiter, ad hoc, ut dicta moneta recte et legaliter efficiatur sine aliquo defectu, sicuti esse debet, quando argentum proiectum erit in virgas, faciam quod de ipsis virgis, antequam dentur ad laborandum magistris, quod ipsi debeant extrahere sazum vel sazios de ipsis virgis, et examinare diligenter virgas illas cum pondoratoribus, vel ad minus unus eorum; et ipsas virgas cum pondere dare ante sazatorem, et ipso argento affinato recipere ab eo cum pondere, si ille virge fuerint de tam bono argento ut debent esse ad faciendum dictam monetam; et si non forent de sic bono argento ut debent esse pro facere dictam monetam, quod debeant facere reverti dictas virgas ad ignem tantum quod veniant ad rectam ligam ut esse debent, et ad hoc ut ipsa moneta fieri debeat ita finis et bona sicut esse debet. Item faciam fieri istam monetam taliter quod erit a soldis novem et uno denario et tercia usque ad medium denarium pro marcha.
(2). Et massarius cuius erit quindena nec aliquis alius de massariis non debeat trahi sazum nec sazos de virgis communis nec de virgis mercatorum, sine uno de pesatoribus vel ambobus; et qualibet vice qua pesator vel pesatores voluerit trahere sazum vel sazos denariorum de peso et de conto, aut de virgis, teneantur masanius vel massarii illud argentum, vel illos denarios qui erunt eis requisitum per pesatores pro trahere illos sazos, dare eis; et si massarius vel massarii non concordaret cum ponderatore qui faciet quindenam de sazis, teneantur mittere pro alio ponderatore, et de ipsis duobus ponderatoribus cum massario qui associat illum qui facit quindenam, vel cum illo qui non associat, ubi maior pars fuerit concordes, ita debeat observari per massarium cuius erit quindenam.
(3). Et sexto mense primo venturo faciam et reddam racionem simul cum sociis meis illis qui prefuerint racionibus communis Veneciarum, et predictis ponderatoribus, vel uni ipsorum, de toto argento quod batutum fuerit in moneta; et de lucro quod inde factum fuerit similiter eis raciones reddam et faciam simul cum dictis meis sociis infra quindecim dies post complementum mei officii. Et infra alios quindecim dies, sub pena librarum XXV pro quolibet; et si per defectum ponderatorum remanserit, debeant ponderatores perdere libras X pro quolibet; et si transierit terminus quindecim dierum ultra ut dictum est, et infra unum mensem postmodum non fecerint raciones et non assignabunt, et non dabunt bona communis, perdere debeant libras C pro quolibet supra pena dictarum librarum XXV; et ponderatores, si per eos remanserint, amittere debeant alias libras X pro quolibet.
(4). Et teneantur dicti massarii ostendere racionem de argento non rendente soldos duos pro marcha qualibet, et plus si plus lucrabitur; et si accideret quod deficeret eis ad soldos duos pro marcha, teneantur refundere communi de suis denariis; et raciones eorum non recipiantur quousque satisfecerint communi ad terminum sopradictum, et sub pena superius ordinata de complere suas raciones.
_De racionibus faciendis et clavibus redendis sociis infra_ _complementum quindene_.
(5). Et die penultimo infra complementum quindene mee, faciam et reddam racionem sociis meis de omnibus que habuero, tam de avere communis quam aliarum personarum; et die sequenti ipsis meis sociis dabo et assignabo claves dicte monete; et totum avere et bona communis huius monete que superfuerint, dabo integre et consignabo simul cum sociis camerariis monete qui constituti erunt, vel aliis personis, sicut preciperit dominus dux cum maiori parte sui consilii.
_De bono et statu monete trattando, et retinere magistros ad_ _laborandum_.
(6). Preterea tractabo et operabor bonum et statum monete, et illos magistros monete retinebo ad laborandum monetam qui mihi et sociis meis et ponderatoribus vel maiori parti nostrun boni et utiles atque legales videbunt pro opere monete.
_De argento seu moneta non comprando_.
(7). Et nullum argentum, bulzonos seu monetam, que videbuntur mihi esse pro moneta, ad meam utilitatem nec ad utilitatem alicuius persone comparabo nec faciam comparari; nec consulam alicui persone, nec consuli faciam quod comparet per totum tempus mei officii; et nullam fraudem comitam in comparando argentum pro moneta.
(8). Et si mercator aliquis habebit argentum vel aurum, ipsum argentun vel aurum non comparabo. Salvo si dictus mercator aut mercatores vendidisset illud aurum vel argentum quod aduxisset Veneciis aliis personis de extra moneta, tunc sit licitum mihi vel sociis meis emere dictum aurum vel argentum.
_De signo faciendo in moneta_.
(9). Item cum sociis meis vel altero eorum faciam fieri signum in moneta quam fieri faciemus, ad hoc ut cognoscatur quod facta sit tempore nostri officii de moneta.
_De argento rendente scribendo_.
(10). Et totum argentum rendens communi, quod cum sociis meis vel altero eorum, sicut est ordinatum, comparavero pro moneta, scribam pro se ad hoc ut possim reddere racionem de ipso argento per se.
(11). Et si sciero aliquem in domo mone (sic, _monete_) vel extra, in Veneciis, falsos denarios vel monetas facere vel stronzare, ipsum manifestabo domino duci et maiori parti sui consilii infra tercium diem.
(12). Et constituam simul cum sociis meis vel altero eorum in moneta unum inquisitorem qui inquirere debeat omnes magistros artis si bene fecerint suum officium vel suum magisterium monete, secundum quod mihi et sociis meis vel duobus nostrum bonum videbitur; et ipse inquisitor debeat mihi et socii meis vel altero eorum manifestare, ad hoc ut inde dampnum debeat astinere, sic (_sicut_) mee et sociorum meorum vel unius eorum discrecioni videbitur.
(13). Item quod omnes massarii, vel ad minus duo eorum, cum scribano teneantur facere suas raciones in capite cuiuslibet quindene; et massarius cuius fuerit quindena debeat facere notum de racione sue quindene sociis suis, ad hoc ut quilibet eorum possit scire racionem cuiuscumque sociorum.
(14). Hec omnia que superius dicta sunt, et alia que dominus dux cum maiori parte sui consilii addere vel minuere voluerit, attendam, et faciam et observabo bona fide sine fraude.
(15). Et si pro communi Veneciarum extra Venecias in regimine electus fuero, et ad ipsum regiminem ire voluero, vel si ad mercatum per mare, videlicet usque Traynum vel Ragusium ab inde in antea ire voluero, XXX dies ante, vel post dies XXX postquam disposuero exire de Veneciis, hoc meum officium domino duci et suo consilio resignabo ad hoc ut alius eligatur loco mei.
(16). Et salarium meum non accipiam nisi in fine quinque mensium huius mei officii pro medio anno; et sic pro alio medio anno sequenti observabo de accipiendo aliam medietatem mei salarii; quod sallarium est librarum C in anno et in racione anni.
(17). Et si racionem, secundum quod dictum est superius, non fecero, et bona et habere communis non reddidero, secundum quod dictum est superius, si ellectus essem in officio sallarii, tam in Veneciis quam extra Venecias, racione non facia et non redditis bonis et havere communis, sicut dictum est, electio illa non valebit nec tenebit sicut dictum est.
(18). Preterea, societatem nec partem habebo cum aliqua persona in facto monete in aliqua terra nec in aliqua parte modo aliquo vel ingenio.
(19). Item si infirmus stetero ultra dies octo, ita quod non veniam ad officium meum exercendum, non debeo de tanto quanto stetero ultra dies octo Iinfirmus accipero meum salarium nec habere; et si recepissem ipsum, reddam camerariis communis. Et si infirmus stetero per unum mensem, ita quod non veniam et non stabo ad meum officium exercendum, ero foris de meo officio ab ipso mense in antea; nec sub specie infirmitatis stabo nec remanebo de veniendo ad meum officium exercendum occasione exeundi de ipso officio, nisi iustam occasionem infirmitatis habuero.
(20). Item quod de omnibus rebus que vendentur in moneta, sive parve, sint sive magne, videlicet carbones, rame, plumbum, et alias omnes, denarii qui inde extrahentur ponantur in continenti in cassitula que manet super tabula massariorum, que cassitula habere debeat duas claves, quarum una tenere debeat ille massarius qui associat illum cuius est quindena, et alia tercius massarius de extra, videlicet non cuius est quindena; et quolibet capite quindene, illi duo qui habebunt claves debeant circare quot denarii erunt in dicta cassella; et omnes massarii et scribanus eorum teneantur scribere dictos denarios, et quot erunt, in suis quaternis; et debeant de dictis denariis facere et ostendere racionem illis qui sunt super racionibus super se.
(21). Item quod affinatores argenti non monete (_sic_) possint nec debeant per se vel per alios ullo modo vel ingenio comparare nec comparari facere argentum nec monetas nec ceneracios, nec habere partem de eis, sub pena perdendi soldos X pro marcha de argento vel de monetis, quod vel quas emerent, vel haberent partem de ceneracio soldos II pro marcha.
(22). Item quando massarii dant argentum infonditoribus causa faciendi denarios grossos, illud argentum non possit nec debeat ponderare ille massarius cuius erit quindena, sed pesare debeat ille qui eum associat, presentibus infonditore et duobus pueris vel uno, ipso argento ligato et ponderato, ut dictum est, dari debeat dicto infonditori et pueris ante quam socius secedat inde, ad hoc ut nihil intus iungatur per sacramentum; et teneatur massarius scribere et facere eciam scribi per eorum scribanum dictum argentum ut questio non possit verti inter ipsum et funditorem et pueros de pondus dicti argenti.
_Quod massarii non possint facere infundi nec trahy sazum post_ _campanam marangonorum_.
(23). Et non possint vel debeant dicti massarii facere infundi nec trahi sazum postquam pulsatum erit ad tintinnabulum marangonum; et si inveniretur argentum in crusolo quando pulsatur ad dictam campanam, debeat proicere illud argentum foras, et non plus, postquam illud argentum erit proiectum in virgis, ipsum recipiam ab infonditore; salvo si esset ita sero quod non possem ipsum ponderare, tunc debeam ponere dictum argentum in uno de banchis volte, et dare clavem ipsius banchi infonditori qui infonderit dictum argentum usque ad alteram diem; et alia die sequenti ipsum argentum accipiam, et de qualibet infonditura extraham sazum et sazia, sicut mee et ponderatoribus discrecioni utilius videbuntur pro moneta; et si primum sazus non bene iret, facere debeant postmodum usque ad tres et non plus; et si omnes quatuor irent male, teneantur massarius cuius erit quindena, et ille qui eum associat, reverti dictas vergas in ignem et reducere eas ad suprascriptam ligam.
_De denariis dandis pro infonditore pueris_.
(24). Et teneantur massarii dicti dare infonditori et pueris pro centenario marcharum denarios XII pro comestione, vino, et oleo et candelis.
(25). Et sazatores habeant grossum unum pro sazio, et quandocumque massarii miterent pro eis ad faciendum dictum sazum et non venerit, massarii teneantur accipere unum grossum illi qui non venerint et non steterit ad faciendum ut dictum est; et scribanus teneatur hoc scribere.
_Quod massarius non possit comedere in moneta_.
(26). Et dicti massarii non debeant comedere in moneta de suo nec de illo communis, nec alicui persone, salvo quod de suis denariis possint comedere panem vel fructus, et possint expendere de illo communis soldos XX pro vino in quindena et non plus.
(27). Item quod quilibet massarius teneatur facere suam quindenam pro se, et debeat esse associatus ab uno suorum sociorum; et ille massarius cuius erit quindena, debeat habere claves volte et illas porte ubi ponderant argentum; et illi duo massarii, scilicet ille cuius erit quindena et ille qui debet eum associare, teneantur venire ad locum monete antequam campana officialium pulsari cesset, et ibi stare usque ad terciam, et plus si necesse fuerit, et post nonam ante vesperas, et stare usque ad vesperas et plus si necesse fuerit, exceptis festivitatibus sollempnibus et occasionibus aliis officialibus specificatis; et ille vel illi qui non venerint et non stabunt sicut dictum est supra, perdere debeant salarium suum illius diei, et insuper soldos X; et ipsi teneantur et debeant scribere in suo quaterno illum vel illos qui non venerint et non stabunt, vel (_ut_) superius dictum est; et teneantur eciam facere scribi per eorum scribano in suo quaterno; et teneantur dare infra tercium diem pena de qua ceciderint cum non venerint et non stabunt ad officium suum, videlicet pena soldorum X, et salarium illius diei in quo non fuerint et steterint ad dictum officium exercendum.
(28). Et quandocumque per nos aliquid comparatum fuerit, statim scribemus in nostris quaternis id quod comparabimus, simul cum uno sociorum meorum ad minus, ita quod tercius infra tercium diem scribere teneatur; et semper erimus tres vel duos ad minus ad emendum vel ligandum.
(29). Item quod isti massarii teneantur habere unum scribanum laycum, qui sit venetus, apud se, nec habeat seu habere possit aliud officium in moneta nisi scribanum; et hoc intelligitur tam de illo scribano qui nunc est, quam de illo qui pro tempore erit; qui scribanus teneatur scribere in suo quaterno totum illud quod dicti massarii scribent in suis quaternis; et ille scribanus teneatur sacramento scribere et notare tam lucrum quam dampnum quod dicti massarii facient per quindenas sua; et iste scribanus non possit mutari nisi cum voluntate domini ducis et consiliariorum et capitum de XL.
(30). Et omnibus magistris qui laborant ad dictum officium monete debeant accipi sacramentum, quod si sciverint aut scire possent quod aliquis defectus efficeretur per aliquem laboratorem mone (_monete_), tam si denarius efficeretur de peiori argento quam debent esse, quam de pondere, quam de furto, quam de alio defectu, modo aliquo vel ingenio, quod domino duci et suo consilio et capitibus de XL manifestabunt quam cicius poterunt bona fide sine fraude.
(31). Et si contingerit quod fieri debeat aliquis laborator vel aliquis officialis quod pertineat ad officium monete, debeat elligi per massarios et per ponderatores monete insimul, et sit firmum per IIII ipsorum; et debeat fieri ipsa eleccio cum busolis; et si ipsi non poterunt esse concordes infra tercium diem, quod ipsi teneantur sacramento quarta die requirere illos tres XL qui erunt ad officium, et eligere cum ipsis per maiorem parte cum busolis, et quem per maiorem partem elegerimus sit firmum; et non possum dicere: accipe meum et ego accipiam tuum; et quandocumque veniam ad faciendum istas ellectiones, accipiam illum vel illos, quos credidero esse utiliores pro moneta.
(32). Item omnes homines qui accipientur in moneta, tam monetarii, quam alii, sint veneti, salvo de affinatoribus qui accipi debeant per me et socios meos et per ponderatores sicut nobis melius videbitur; et hoc per ellectionem, ita videlicet, quod de nobis tribus massariis et duobus ponderatoribus, quattuor nostrum sint concordes; nec aliquem cambiabo nec cambiari faciam aliquo modo vel ingenio nisi secundum formam consilii.
(33). Donum aliquod aliquo tempore non recipiam nec recipi faciam occasione uius officii, et si sciero quod aliquis recipiat pro me, ipsum faciam reddi quam cicius potero.
(34). Insuper illis qui argentum vendiderit et denarios suos XXX si denarii fuerint, eis dabimus sicut exeunt de moneta, videlicet denarios XXX quam cicius poterimus.
(35). Denarios quidem non trabucabo nec trabucari faciam modo XXX ingenio, nec havere communis de moneta extraham nec extrahi faciam XXX eo utar ad meam utilitatem nec ad utilitatem alicuius persone per XXX modum vel ingenium, nisi tantum pro moneta.
(36). Item quod non debeant vel possint dicti massarii ponderare XXX argentum quod ement vel extimabunt, nisi primo erit ponderatum per XXX res; et postquam erit ponderatum, massarii aut massarius teneantur XXX illud argentum per illud pondus quod pesatores eis dabit.
(37). Item quod massarius cuius erit quindena non debeat comparare XXX tantum argentuin quantum potest facere laborari in sua quindena, secundum XXX dinem eis datum per Maius Consilium, ad hoc ut denarii veniant pulcriores XXX si argentum superaret, debeat illud dimittere alteri massario cui venit XXX et si denarii superarent qui non essent cuniati, non possit facere ipsos XXX sub quindena alterius massarii, ad hoc ut non misclent una racio cum XXX et ad hoc ut denarii melius cunientur et informentur.
(38). Item si scient vel credent quod aliquis cambiator vel aliqua alia persona sit in moneta quando voluerit circhare argentum pro comparare, qui cambiatores vel alie persone starent et expectarent etiam causa comparandi dictum argentum, teneantur massarii eos licenciare de moneta; et si nollent exire, teneantur illis tribus XL qui erunt pro tempore dicere.
(39). Item si quis venetus voluerit ire extra Veneciis, vel Duracium, vel in Romania, vel ultra mare, vel in Pulia, et voluerit cambire denarios veteres pro novis, tenemur sibi cambire, scientes prius per fidanciam sibi acceptam quod vadat ad aliquam parcium predictarum; et quando cambiabimus denarios, tentabimus et videbimus si erunt tonsi vel minus boni quam esse debent, et incidemus tonsos vel minus bonos ita quod esset non possit abere defectum.
(40). Propterea gastaldionem, in diebus quando laborabitur ad monetam, stare faciam usque ad terciam, et tamtum plus quantum mihi et sociis meis aut socio meo probono monete videbitur, et eodem modo stare faciam nisi remanserit occasionibus specificatis aliis officialibus; et si gastaldio non venerit ad campanam, amitat unum grossum.
(41). Item quando quindena erit mea, teneor et debeo superstare mendatoribus quod bene emendet et valide, et operariis quod faciant pulcros fladonos et bene rotundos et bene ad modum; et recipiam fladonos de qualibet fornace per se; et temptabo si bene facti erunt, et si non bene facti erunt, per eos qui ipsos fecerint faciam reconzare; et quocienscumque faciam reverti fladonos ad fornacem pro reconzare, accipiam pro pena magistris illius fornacis qui eos fecerint soldos V antequam compleat mea quindena; et sicut recipero ita scribam, et faciam venire in comune dictos soldos V. Insuper teneor et debeo minus dare ad laborandum illis magistris qui non bene laboraverint dictos fladonos quam aliis, et mendatoribus qui non bene emendaverit diminuere eorum partes sicut ponderatoribus et uni meorum sociorum videbitur.
(42). Item non dabimus alicui magistro fornacis in die ultra marchas XV argenti, et hoc ab introitu maii usque ad festum sancti Michaelis; et monederiis ultra libras VIIII grossorum per diem; et ab introitu octubris usque per totum fabruarium non dabimus ultra marchas X pro magistro in die; et monederiis ultra libras VI; et ab introitu marcii usque per totum mensem aprilis non dabimus ultra marchas XII in die, et monederiis ultra libras VII in die.
(43). Item teneor et debeo, quando quindena erit mea, facere blanchizare fladones cuiuslibet fornacis per se; et quando blanchizati erunt, dabo soldos X pesatori de qualibet fornace per se, qui debeat eos trabucare cum suis manibus cum balanzolis; et quolibet die quo laborabitur, et de qualibet fornace per se, simul cum socio meo et cum pesatore cuius erit quindena, circabo dictos fladones, et si accideret quod inveniretur nimis graves, non possint mesclari cum levibus nec facere mesclari; et si invenirent nimis leves, non debeant mesclare cum grevibus; qui fladoni debeant trabucari, et extrahantur foras illi qui erunt nimis graves et illi qui erunt minis leves, et leves destruant et graves accentur, ita quod moneta sit magis iusta et melius ad pontum; et hoc fiat cum uno de pesatoribus vel ambobus; et faciam venire gastaldionem mendatorum, et inquiram quis mendator fecerit illos qui non bene steterint, et eum qui eos fecerint compellam ad solvendum tantum quantum erit dampnum quod erit de illis fladonis qui non steterint; et si gastaldo nesciverit dicere quis mendator fecerit illos denarios, totum dampnum quod inde erit faciam solvere gastaldionem integre ante quam compleat meam quindenam; et scribam quod inde recepero ad hoc ut veniant in commune.
(44). Et si accideret eciam quod massarius cuius erit quindena vel eius socius non concordarent cum ponderatore de dictis fladonis, et dicerent quod ipsi fladoni bene starent de pondere et de conto, et ponderatori viderent quod non bene starent, teneantur mittere pro alio ponderatore et pro massario qui non associat massarium qui facit quindenam, vel cum illo qui associat, et de istis duobus ponderatoribus cum uno ex dictis massariis ubi maior pars fuerint concordes ita debeat observari per massarium qui facit quindenam.
(45). Item accipiemus duos mendatores pro una quaque fornace, qui mendatores teneantur trabucare omnes denarios sue fornacis donec emendati erunt per alios mendatores, et non possint esse dicti mendatores plures XXVIII, si de illis qui nunc sunt deficerent.
(46). Item teneor et debeo super stare monetariis quod faciant pulcros denarios, et bene positos in medio, et bene tractos extra, et non referitos; et teneor et debeo in quindena mea dare fladones cuiuslibet fornacis per se ad monetandum, ad hoc ut cognoscere possim cui monetario dedero fladones cuiuslibet fornacis.
(47). Et teneor et debeo in quindena mea temptare denarios grossos quando recipiam eos a monetariis, et si invenero aliquem male factum, rupam ipsum; et illi monetario qui non fecerint pulcros denarios debeo ei diminuere medietate sue partis, si mihi et ponderatoribus vel uni eorum bonum videbitur, et plus si bonum nobis videbitur; et si mihi ponderatori videretur quod ille monetator non se emendabit ad faciendum pulcros denarios, dicam domino duci et capitibus de XL; et si aliquis fladonus erit qui non sit bene factus, monetarii ponant per se et non debeant ipsum laborare seu monetare.
(48). Item non possum vel debeo dare licentiam alicui monetario standi extra monetam ultra tres menses; et si aliquis monetarius stabit extra monetam ultra tres menses, debeat esse extra monetam, et alius accipiatur loco eius; et dicti monetarii qui informant denarios grossos dent plezariam de libris CC pro quolibet in manibus massariorum; et quando ipsi laborant denarios, quando ibunt ad prandium, duo ipsorum ad minus expectare et stare debeant usque dum massarii venient. Item teneantur massarii dicti solvere monetaniis omni ebdomadada deo (_de eo_) quod laboraverint, salvo si offenderint in ipsis massariis eos possit condempnare sicut eis iustum videbitur.
(49). Item omnes fladonos qui refutabuntur a monetariis non possint reconzari nec de ipsis fiat aliqua solutio dureris (_sic_).
(50). Item non permittam quod aliquis de monetariis, die qua laboraverit denarios grossos, possit laborare denarios parvos, nec die qua laboraverit denarios parvos possit laborare denarios grossos; et si aliquis de monetariis steterit extra Veneciis, de tanto quanto steterit non possit ei aliquid esse refusum; et si per nos diminuta erit pars alicui ita quod non possit plus adimpleri, quod socius eius non possit ei refundere aliquid.
(51). Et si aliquis magister monete iverit extra Veneciis absque licencia dominorum massariorum, et steterit ultra dies IIII, quod non possit esse in officio monete per totum tempus dictorum massariorum existencium.
(52). Et si invenerimus aliquem defectum in aliquos istorum monete, et videretur nobis eos licenciare de moneta pro ipso deffetu, ipsos licenciabimus cum buxolis sicuti cum busolis ipsis nos accepimus.
(53). Item tenemur semper fieri facere in primo mense quo intrabimus, videlicet infra dies XV intrant (_sic_), torsellos XXIIII et pillas XVI, et dictos torsellos et pillas faciemus fieri faber qui laborat ad monetam, et pro quolibet alio mense habebimus para XII ferrorum de superfluo a fabro predicto, et si de ipsis ferris acciperentur occasione taliandi, tenemur facere fieri tot quot acciperentur, ita quod semper remaneant para XII; et hoc fieri debeat infra XV dies; et quandocumque faber predicta non attendet, nisi occasione infirmitatis remanserit, tenemur ei accipere soldos XX.
(54). Item est sciendum quod tres de XL semel in ebdomada venire debent ad videndum dictam monetam, ad hoc ut dicta moneta efficiatur pulcra et polita et rotunda; et ad hoc ut massarii accipiantur boni et legales, ellectio eorum fieri debet per dominum ducem et consiliaros et capita de XL cum busolis; et debeat esse dicta ellectio firma per maiorem partem ipsorum; et ipsi massarii dare debeant plezariam de libris M pro quolibet.
(55). Item quod omnia zenaracia que massarii habebunt tam de argento communis vel alia zeneracia, que emerent ab aliis personis pro communi, et granaia de cruxolis, et bataduris de argento, omnes massarii et scribanus eorum teneantur scribere in suis quaternis totum id quod dicte rea constiterint, vel id quod computabunt in suis racionibus; et ad affinandum res predictas teneantur omnes massarii scire totum illud quod exibit de dictis rebus, et quot denarii extrahentur de ipsis, et totum illud quod extrahetur plus de eo quod constiterint; et scribatur per omnes massarios et per eorum scribanum hoc totum quod dictum est in suis quaternis per se; et ostendere debeant racionem per se illia de racionibus, non mesclando istam racionem cum racione de lucro laborerii; Et omnes suprascripte res ponantur in uno banco vel arcella que habere debeat duas claves, unam quarum habere debeat ille cuius erit quindena, et aliam qui eum associabit; et nihil de dictis rebus possit poni vel extrahi de dicto banco vel arcella, nisi erunt simul illi qui habebuut claves; et non possint ponere de omnibus suprascriptis rebus in suis racionibus nisi solum de zeneraciis, de quibus possint ponere soldos II pro marcha, secundum veterem consuetudinem. Et massarii non possint nec debeant vendere zeneracia monete, sed debeant omnes tres vel ad minus duo eorum, si tercius haberet iustum impedimentum, affinare dicta ceneracia (1).
(56). Teneantur eciam dicti massarii facere fieri unum fornellum in moneta, si erit locus ad faciendun ipsum, occasione affinandi zeneracos communis pro melioramento communis; et si non erit locus in moneta ad faciendum dictum furnellum, teneantur invenire unam domum in qua debeat affinari omnes zeneraci communis, et pro ponere carbonum, si oportuerit; que domua accipiatur in insula Sancti Marci vel ultra, sicut melius videbitur pro communi; quam domum debeant accipere infra unum mensem postquam intraverint in officio suo pena librarum XXV.
_De partibus concedendis magistris in moneta_.
(57). Item omnes partes que dabuntur in ipsa moneta alicui vel aliquibus, dari non possint nisi nos tres erimus simul, ita quod ex tribus nostrum duo ad minus sint concordes de ipsis porcionibus contendendis (_sic_).
_De magistris qui non iurabunt ordinamenta massariorum_.
(58). Item si quis magister monete non iuraverit ordinamenta massariorum infra tercium diem postquam per massarios sibi requisitum fuerit, quod illis qui non iuraverit, sicut dictum est, non debeat esse in ufficio monete per totum tempus massarii existent in officio monete.
(59). Item quod una stangata debeat fieri extra apud tabulam ubi stant massarii, et illa stangata taliter fieri debeat quod porta volte ubi ponitur havere remaneat de intus.
_De plezariis puerorum_.
(60). Et quod pueri qui ponunt et extrahunt habere communis dare debeant plezariam de libris C, et infonditorum qui infondit virgas et lite qui infondit platas argenti dare debeant plezariam de libris CC pro quolibet.
_Quod massarii non possint esse de Maiori Consilio nec de aliquo alio_ _officio_.
(61). Item non possum esse de Malori Consilio nec de aliquo alio ufficio usque quo ero in officio monete.
(62). Item est sciendum quod si aliquis nostrum quod aliquo sociorum vel ponderatorem miserit occasione officii, et non venerit ille pro quo miserit, amitere debeat salarium illius diei in duplum; et quilibet nostrum teneatur scribere illum qui non venerit, et dare eum in scriptis illis de racionibus, et salarium quod amiserit; et scribanus teneatur eciam scribere in suo quaterno, salvo si haberet impedimentum per quod non possit venire secundum occasiones specificatas; et si ponderator, cuius erit quindena, miserit pro tercio massario qui non associat illum qui facit quindenam, teneatur venire, et si non venerit, perdat salarium illius diei in duplum, salvo si non haberet talem impedimentum per quod non posset venire secundum occasiones speciflcatas.
(63). Item quod massarii teneantur habere duos pisonos masizos de duabus marchis pro quolibet, quos facere debeant iustare per extimatores auri cum marcha matre communis; unus quorum manere debeat continue in volta, et cum alio zirchare debeant denarios; et in quolibet capite quindene debeant omnes tres massarii, vel ad minus duo eorum simul; probare pesum de extra cum illo de volta, si erit bene de illo peso, bene quidem, sin autem teneantur in continenti de facere ei adiungi et ipsum iustare (2).
_De denarsis tonssis cambi andis_.
(64). Item debemus et tenemur accipere ab omnibus hominibus Veneciarum omnes denarios tonsos vel incisos quos nobis aduxerint, et dare cuilibet de bonis denariis grossis, penssum pro pensso, secundum formam consilii capti. Item omnibus forinsecis qui nobis aduxerint denarios incisos quos ipsi receperint in Veneciis pro suo pacamento, tenemur et debemus eis cambiare sicut dictum et supra.
(65). Item de omnibus scovaduglis et omnibus lavaturis, tam de cinere quam de focario, de omnibus reddam racionom pro se quando ibo ad faciendum racionem illis qui debent recipere racionem pro communi Veneciarum; et hec debeant vendi in Rivoalto ad incantum sicuti fiunt scovaduge auri.
(66). Item teneor dicere callum mee quindene socii meis et scribano id callabunt infonditure mee.
Item non possint dicti massarii dare aliquod argentum ad affinandum nisi sint duo ad minus, qui esse debeant ad ponendum et ad extrahendum ipsum argentum de igne; et hoc ut ambo sciant quod lucrabitur inde et quod amitetur; teneantur eciam preffati massarii incontinenti scribere in quaternis suis lucrum et dampnum, et facere eciam quod eorum scribanus scribere debeat in suo quaterno lucrum et dampnum; et si non dederit ipsum argentum in continenti ad affinandum, ponatur in volta in banco vel arcella per ambos massarios, et clavem vel claves tenere dabeat massarius qui associabit illum cuius erit quindena donec dictum argentum dabitur ad affinandum sicut superius dictum est.
(67). Item teneantur non adiuvare se unus alterum de suis racionibus de havere communis tam de lucro quam de dampno.
(68). Item non debeant facere nec fieri facere solucionem alicui persone nisi de denariis novis sicut exeunt de moneta, videlicet de denariis non trabucatis, salvo si ipsi haberent denarios veteres cambitos a venetis, sicut ordinatum est pro veteribus, do ipsis facere possint solucionem.
(69). Item teneor non facere laborare cum alliis ferris nisi cum illis qui intaiabuntur intaiatore monete, et si esset aliquis monetarius qui laboraret cum aliis ferris in moneta quam cum illis qui ei dabuntur a nobis, perdere debeant soldos XL; insuper teneor dicere domino duci et capitibus de XL.
(70). Item si aliquis monetarius esset qui monetaret alios fladonos quam illos qui per massarios dabuntur cuius erit quindena vel cum voluntate ipsius, perdere debeant soldos XL; et insuper teneor dicere domino duci et capitibus de XL per sacramentum.
(71). Et insuper denegabo quod aliquis monetarius non adiuvet alium ut moneta pulcrior efficiatur.
(72). Item quod aliquis non possit nec debeat aliquo modo vel ingenio facere preces nec recordaciones, nec dare aliquam cedulam per se vel per alios massarios monete pro aliquo monetario sub pena C soldorum, et quod massarii teneantur accusare illis de nocte infra tercium diem; et illi de nocte dictam penam excutere teneantur, et habeant terciam partem pene que excucietur; et hoc publice debeat stridari, et addatur in suo capitulari quod dictam penam excutere teneantur.
(73). Preterea teneor et debeo ligare et bullare vel facere bullari totum argentum quod mihi per mercatores presentabitur ad ligam de sterlino, et illud precium accipiam vel accipi faciam quod per dominum ducem et eius consilium fuerit ordinatum.
(74). Item quod non possint esse ad monetam ultra XX monetarii qui sint veneti.
(75). Et quandocumque affinatores argenti monete, vel alteri eorum, comparaverit argentum vel monetas seu ceneracia, aut haberent partem in eis, vel consuleret alicui quod emerent, prout superius dictum est; teneantur massarii, infra tercium diem postquam fecerint contra predicta, accipere ipsis affinatoribus vel affinatori penam superius ordinatam, scilicet penam soldorum X pro qualibet marcha argenti vel monetis, et soldorum II pro qualibet marcha de cenenaciis; denarios quos massarii inde receperint dare debeant infra tercium diem eainerariis communis, et scribere in suis quaternis quot erunt.
(76). Item observabo formam Maioris Consilii cuius tenor talis est: Capta fuit pars in Maiori Consilio: quod si aliquis officialis iverit extra terram pro aliquo facto, et steterit ita quod non venerit ad suum officium ut tenetur per suum capitulare, perdere debeat suum salarium de eo die quo non venerit et non steterit ad suum officium ut dictum est; et si steterit per dies XV, perdat officium; tamen teneatur non exire occasione exeundi de officio. Salvo quod licitum sit cuilibet officiali stare extra per totum tempus sui offici per dies VIII non perdendo salarium ipsorum VIII dierum, exceptis consiliariis et electoribus in tantum quod propterea non perdant officium (3). Item est sciendum quod si aliquis propinqus meus habuerit placitum seu cassam (_sic_, causam) coram curia de qua ero iudex, non possum vel debeo placitum sive questionem illam audire nec diffinire; et secedam de placito, et loco mei debeat esse unus de iudicibus per consilium ordinatis.
(77). Item cum electi fuissent per capita de XL nobiles viri Jacobus Steno, Michael Buldu, Johannes Lauretanus, qui deberent facere capitulare pesatorum de moneta, et ad videndum et faciendum tam in addendo quam in minuendo totum illud quod eis videbitur in capitulari massariorum monete et extimatorum auri, pro melioramento monete; et ipsi abita diligenti deliberacione fecerunt scribi ea que utilia eis visa fuerunt super hiis, et legi fecerint inter XL et in Maiori Consilio, et posita fuit pars inter XL et Maiorem Consilium, et capta quod ea que fuerunt leta et inventa per eos sint firma sicut continetur.
(78). Hec et alia quecumque dominus dux cum majori parte sui consilii huic officio addere minuere vel mutare voluerit, atendam et observabo bona fide.
Factum est hoc capitulare currente anno Domini millesimo CC.LXXVIII mense marcii.
(79). Item quod massarii monete teneantur reddere racionem et dare denarios superatos de argento de virgis mercatorum quos proiecerint camerariis communis sicut faciunt de illo monete.
(80). Teneor et debeo, pro facere fieri monetam parvam, ponere unciam unam et dimidiam et karatos duodecim argenti tam boni sicut est grossus, et uncias sex et dimidiam minus karatis duodecim de rame, et sumat marcham unam; et vadant isti denarii per marcham unam, libras III et soldos V ÷ usque ad denarios X; et non possum nec debeo facere aliquam ligam nisi fuerit ad minus unus sociorum meorum mecum; et quando erit ligatum, dabo incontinenti, cum uno sociorum meorum, infonditori per pondus; et quando illud argentum erit infonditum et proiectum in virgis, non possum neo debeo dare ad laborandum nec recipere ab infonditore, nisi erit primo extractum sazum de illis virgis per unum de ponderatoribus monete; quod sazum debet esse de uncia una de illis virgis; et debet remanere ad extrahendum de igne argentum tam bonum sicut est denarius grossus karatorum XXVIII de marcha.
(81). Et quando fiet aliqua liga de istis denariis parvis, teneor scribere cum sociis meis, et scribam et faciam scribi per scribanum qualibet ligam per se tam de argento, quam de monetis, quam de rame; et scribam precium cuiuslibet rei per se, tam de argento, quam de monetis et quam de rame. Et non faciam extrahi de istis virgis plus de tribus saziis, et si omnes illi tres sazii irent male, debeant reverti ille virge in ignem et reduci ad supradictam ligam. Et non permitam aliquos denarios extrahi de moneta nisi primo circati sint per unum de ponderatoribus monete; et si denarii irent plns de libria tribus et soldis V ÷ usque ad denarios X pro marcha, non dabo extra monetam. Item teneor et debeo, quandocumque fuero requisitus a ponderatoribus, dare et dari facere per monetarios denarios parvos occasione circandi eos sicut est ordinatum.
(82). Item faciam laborari istam monetam cum ovreriis VIII et monederiis VIII, et non pluribus; et non dabo ad laborandum ovreriis plusquam marchas VI per diem, et monederiis plusquam V per diem; et hoc a kalendis februarii usque per totum aprilem. Et a kalendis madii usque per totum augustum, ovreriis marchas VII et monederiis marchas VI et non ultra; et a kalendis septembris usque per totum octubrem, ovreriis marchas VI et monederiis marchas V et non ultra; et a kalendis novembnis usque per totum Ianuarium, ovreriis marchas V et monederiis marchas IIII et non plus.
(83). Item teneor et facere et faciam racionem de denariis parvis sicut faciam de denariis grossis racionem suprastantibus racionum et ponderatonibus monete.
Millesimo CC.LXXXVIIII, die XI septembris, tercie indicionis. Capta fuit pars in Consilio de XL, quod comittatur officium faciendi monetam parvam illis officialibus qui faciunt monetam argenti grossam, qui debeant et teneantur omni anno facere racionem de utraque moneta per se, scilicet de grossa per se, et de parva per se; et debeant eis dare de denariis mensis libras C omni mense usque quod habeant libras D pro utilitate dicte monete parve.
(84). Item quod sicut pesatores monete auri et argenti erant quatuor, ita debeant esse de cetero solum tres; et massarii monete dividant eos ad aurum et argentum sicut eis videbitur pro tempore.
Millesimo CC.LXXXXI, mense madii, die XXI. Capta fuit pars inter XL, quod massarius monete teneatur laborare seu facere laborare monetam parvam cum hac condicione, videlicet quod ipsi massarii debeant facere dictam monetam ea liga et sazo quod continetur in suo capitulari, et quod dicta moneta debeat ire per marcham secundum eam quantitatem quod continetur in suo capitulari; et quod ipsa debeant incidi seu laborari magis equalis quam poterit, ad hoc ut ipsa non possit trabuchari. Item quod dicti massarii teneantur facere fieri de dicta moneta parva ad minus omni quindena marcha CCL; et si fecerit laborari a dicta quantitate marcharum supra, habere debeant denarium unum parvum pro marcha de eo quod laboraverit ultra dictam quantitatem; et in capite anni veniant massarii ad dominum ducem et consiliarios et capita, et dicant condiciones et facta ipsius monete; et si domino duci et consiliariis et capitibus videbitur quod debeat sic stare, bene quidem, sin autem, ponant inter XL illas partes que sibi videbitur. Item quod si dicti massarii fecerint ligam argenti cum rame, quod ipsi teneant dare seu facere racionem de bono et nepto capitale sine aliquo dampno communis; et si fecerint ligam cum vianali, teneantur ad minus reddere racionem de soldis XXIII ad grossos pro centenario de marchis de prode communi; et si fecerint ligam cum inperialibus, quod ipsi debeant dare de prode ad minus nostro communi pro zentenario de marchis libras V et soldos VII ad grossos; et si fecerit ligam de mezanis, quod ipsi debeant dare de prode ad minus nostro communi pro centenario de marchis libras VII et soldos V ad grossos.
(85). Item observabo formam consilii infrascripti, currente anno Domini millesimo CC septuagesimo octavo, die VIII intrantis octubris, que talis est (4): Capta fuit pars in Maiori Consilio, quod aliquis mercator non audeat vendere nec emere aut videre aurum a duobus unciis superius, vel argentum a marca una superius in aliquo loco, salvo inter pedem pontis et scalam Rivoalti, vel ad Sanctum Marcum, ad incambium ad monetam. Et extimatores teneantur ponderare; et non possit ponderari nisi ad tabulas extimatorum qui sunt (5) per Venecias constituti (6) vel ad monetam, sub pena duorum soldorum pro libra. Salvo quod quilibet mercator Veneciarum qui voluerit portare argentum, vel mittere cum caravana, possit vendere vel emere in omni loco dictum argentum, et facere forum. Salvo quod faciat ponderare ad dicta loca constituta. Et dicti extimatores teneantur scribere totum argentum quod ibi ponderabitur, et nomen emptoris et venditoris, et scribere similiter omnes monetas de bulzono, et dare omni ebdomada in scriptis illis qui sunt constituti super aurum et argentum. Salvo quod quilibet peregrinus possit vendere et ponderare (7) in omni loco. Et si aliquis peregrinus inveniretur faciendo fraudem, sit in potestate dominorum suprascriptorum condempnandi vel absolvendi. Et hoc sit pro eo quod commune Veneciarum portat de hoc magnum defectum de sua racione, quia illi qui dicunt (8) argentum tenentur dare dacium communi, et defrandant dacium. Et qui emunt et portant iliud extra terram absconse, quod argentum portatur ita [quod mercatores habent inde deffetum, et propter hoc] (9) mercatores invenient magis ad plenum et melius forum. Et si aliquis ceciderit in dictam penam, illi constituti super officium (10), debeant excutere dictam penam. Et si aliquis fuerit rebellis solvendi dictam penam, debeant dare pro caduto in duplum illis (11) dominis de nocte, qui teneantur exigore dictam penam infra octo dies postquam habuerint ab ipsis officialibus in scriptis, et habeant terciam partem dicte pene. Et si quis accusaverit, habeat terciam partem, et alia tercia pars deveniat in commune; et ipsi (12) officiales per suum sacramentum debeant habere eum vel eos in secreto vel in credencia; et hoc ponatur in capitulari dominorum de nocte, quod debeant excutere supradictas (13) penas secundum quod (14) dictum est superius; ac eciam suprascripti officiales debeant hoc bannum facere stridari in omni capite duorum mensium. Et hoc addatur in capitulari dictorum extimatorum quod teneantur scribere et pesare dictum argentum, et nomen emptoris et venditoris secundum quod est dictum; et teneantur omni ebdomada dare in scriptis ipsis officialibus quibus jungatur hoc in suo capitulari. Item quod (15) campsores teneantur per sacramentum de hiis; et postquam hec pars fuerit capta in Maiori (16) Consilio, dicti campsores (17) teneantur iurare domino duci infra octo dies postquam (18) fuerit eis denunciatum, sub pena librarum denariorum venecialium L pro quolibet de observare quod dictum est superius; et dominus dux debeat facere tolli sacramentum eisdem campsoribus. Item quod unus scribanus stare debeat ubi proiectum fuerit, et habeat pro suo salario omni mense libras IIII ad grossos; et teneantur scribere totum argentum quod proiectum fuerit, et nomen emptoris et venditoris; que omnia teneantur (19) dare in scriptis omni ebdomada dictis dominis constitutis super aurum et argentum; qui scribanus eligatur in illo modo quo eliguntur illi de camera auri. Item quod (20) scribanus massariorum monetarum (21) dare teneatur in scriptis dictis officialibs totum argentum quod ibi fuerit proiectum, et nomen emptoris et venditoris. Item non possit proicere argentum nec proici facere aliquis in aliquo alio loco nisi ad monetam et ad locum constitutum in Rivoalto sub pena librarum CC.
Anno Domini millesimo ducentesimo septuagesimo octavo, die XXII decembris; capta fuit pars in Maiori Consilio quod monetarii qui informant denarios parvos possint et debeant monetare denarios grossos in die quando non laborabitur moneta parva secundum discretionem massariorum; et si consilium est contra, sit revocatum quantum in hoc.
(86). Item observabo formam consilii capti currente anno Domini millesimo CC.LXXX, die XXIIII aprilis, que talis est: Capta fuit pars quod omnes officiales communis qui recipiunt pecuniam pro communi Veneciarum teneantur scribere in suis quaternis sic a sex denariis inferius omnes denarios quos recipiunt pro comuni sicut teneantur scribere a sex denariis superius.
(87). Item observabo formam consilii infrascripti que tali est: Capta fuit pars quod aurum et argentus quod venditur et emitur debeant ponderari ad tabulam extimatorum Veneciarum et non alibi; verumtamen dicti extimatores teneantur dare per scriptum quantum fuerit aurum et argentum et monete predictis officialibus de quarantesimo, de Portu Groario, Latisana, et aquilegiensis Liguencia, et de omni alia parte Foroiulii quando pecierint, et eciam nomen empioris et venditoris, et simile teneantur facere massarii monete.
(88). Item teneor dare de denariis nostris grossis omnibus qui adduxerint nobis de denariis de Bresco, pondus per pondus.
(89). Item observabo formam consilii que talis est: Millesimo CCLXXVIIII, indictione septima, die quarto decimo exeunte iunio. Capta fuit pars in Maiori Consilio quod addatur in capitulari omnium officialium qui recipiunt pecuniam pro communi, quod teneantur facere racionem de omnibus denariis quos recipient quocumque modo veniant, et de expensis similiter; et eciam teneantur omnes officiales conservare quilibet per se suos quaternos sub clavibus et serraturis quando recedunt ab officia; et fuit pars de XL.
(90). Item observabo formam consilii que talis est: anno Domini millesimo CCLXXXII, indictione octava, die tercio intrantis octubris: Capta fuit pars in Maiori Consilio quod iniungatur in capitulari omnium officialium qui recipiunt pecuniam pro communi, quod ipsi teneantur scribere in suis quaternis millesimo, mense et die, et quantitatem pecunie, a quo vel a quibus recipiunt, et quare, et cui dant, et quando intrant in officia; et debeant scribere die quo intrant similiter in suis quaternis.
(91). Millesimo CCLXXXIIII, die XVII septembris. Capta fuit pars in Maiori Consilio quod addatur in capitulari cancellariorum et aliorum notariorum desuper palacio, quod teneantur iniunxisse in omnibus capitularibus omnium officialium de Veneciis et suorum, quod non possint recipere donum, vel presens, vel mutuum aliquo modo vel ingenio ab aliqua persona que habeat facere coram eis pro suis officiis; et teneantur domini accusare scribanos facientes contra, et scribani officiales, advocatoribus communis; et hoc infra XV dies postquam pars ista capta fuerit in Maiori Consilio, in pena C soldorum pro quolibet; videlicet in illis capitularibus in quibus non est hec addicio (22).
(92). Et quod addatur in capitulari omnium officialium qui recipiunt pecuniam pro comuni, quod ipsi teneantur scribere de sua manu vel facere scribi et dare in scriptis illis qui pressunt racionibus recipiendis quantam pecuniam ipsi dant camerariis communis nostri; et ipsi de super racionibus teneantur scribere in presencia ipsorum dancium in libro dictam quantitatem; et ad minus unus de camerariis communis sit presens quando ipsi scribent.
(93). Nos dux cum nostro consilio vobis nobilibus viris super monetam constitutis dicendo mandamus: quod infrascriptum consilium in vestro capitulari addi facere debeatis, cuius tenor tali est: Capta fuit pars, quod omnes iudices palacii et officiales Rivoalti teneantur scribere unus eorum ad ebdomada omnes dies quibus eorum scribani, tam clerici quam laici, non venerint ad eorum officia ad campanam, ut tenentur per eorum capitulari; et illi qui faciunt solvere suis scribanis, quando debent facere eis solutionem debeant eis tantum minus dare per ratam. Et illi qui non faciunt solutionem suis scribanis, teneantur dare in scriptis camerariis communis de quanto fefelerint eorum scribani; et addatur in capitulari camerariorum quod teneantur eis tantum munus dare per ratam; et addatur in capitulari iudicum et officialium qui faciunt solutionem nisi in sexto mense de medio anno ut fit illis quibus fit solutio per cameram communis; et si consilium est contra sit revocatum quantum in hoc.
(94). Die XXIII septembris capta fuit: addatur in capitulari omnium officialium qui recipiunt pecuniam pro communi quod teneantur, cum requisiti fuerint per camerarios communis quod ipsi eis dare debeant denarios quos habebunt, et quod teneantur eis dare illo die vel altero, quo requisiti fuerint, in pena duorum soldorum pro libra de omnibus denariis quos habebunt et non dabunt eis ut dictum est; non ostante aliquo capitulis (_sic_) suorum capitularium quod quantum in hoc sit revocatum.
(95). Capta fuit pars inter XL cum domino duce et consiliariis: cum contineatur in capitulari massariorum monete quod teneantur semper habere XII paria superflua de ferris, ita dicatur et addatur in suo capitulari XII para ferria intaglata in volta.
(96). Item quod teneantur visitare monetariis omni die quo laborabitur, ad minus unus eorum, si ferra sunt bona; et si invenerit aliquod deffetum, in ferris, debeant ipsum facere reconzare quam cicius poterunt bona fide.
(97). Item quod aliquis monetarius non possit se cambirem (_sic_) facere poni alium loco sui; et addatur in capitulari massariorun monete et ponderatorum monete, quod teneantur nullum cambire nec promittere alicui persone accipiendi aliquem monetarium loco alicuius monetarii qui refutaret; et hoc dicitur quia fuerunt monetariorum pro temporibus qui vendiderunt suam monetariam pro denariis; et si aliquis inveniretur de cetero qui intraret pro denariis, sit extra moneta.
(98). Item quod in ipsa moneta non possit esse aliquis massarius qui sit propinqus alicuius ponderatoris secundum formam consilii, nec ponderator massarii; et hoc dicitur quia massarii sunt in sentenciam ponderatorum.
(99). Ad hoc ut pecie refutate non possint reverti ad extimandum per fraudem, addatur in capitulari massariorum quod teneantur signare vel signare facere pecias refutatas ut possint cognosci.
(100). Millesimo CC. optuagesimo septimo, indictione prima, die sabati XXXI novembris: Capta fuit pars in Maiori consilio: quod addatur in capitulari massariorum monete, argenti, scilicet grossorum et parvorum, quod de duabus millibus libris quas ipsi habent pro faciendis dictis monetis, deputentur libre MCC pro moneta parva, et libre DCCC pro moneta grossa; ei quod de cetero non possit extrahi extra monetam nec de parvis nec de grossis aliquo modo vel ingenio, nisi prius receperint solutionem de ea quantitate que voluerit trahi foras. Item quod dicte libre MM debeant teneri in una capsela que habeat tres claves; quarum clavium quilibet massariorum predictorum habeat unam. Et illi duo massarii quorum fuerit quindena, possint extrahere ipsas libras MM pro utilitate dicte monete, et ipsas in capsellam reducere quociens fuerit opportunum, non extrahendo eas extra monetam ut predictum est aliquo modo. Et in hoc tercius massarius eis obedire teneatur, ita quod si non veniret ad socios quociens vocaretur ab eis, perdat grossum I pro qualibet vice, exceptis occasionibus specificatis; et si non posset venire pro occasionibus specificatis, teneatur mittere clavem sociis sub dicta pena. Et completa dicta quindena, teneantur dicti duo facere racionem alii vel aliis qui intrabunt in dictam quindenam infra tercium diem post completam quindenam de dictis denariis. Et si ille qui intrabit in quindena voluerit recipere cisuras tam grossorum quam parvorum pro illo precio quo alius massarius eas dare voluerit, teneatur ipse qui eas dare vellet bullare eas statim cum sua bulla propria, et ponere eas in dicta capsella. Et in prima quindena, que eidemmet postea evenerit, teneatur dictas cisuras tollere el infundere. Item quod dicti massarii teneantur dare de parvis cuilibet veneto qui eis parvos pecierit non dando alicui ulira libras L de ipsis parvis pro quolibet die (23).
(101). Addatur in capitulari massariorum monete auri ei argenti quod ipsi teneantur solvere tam intaiatori quam fabro de suis salariis, dando cuilibet eorum quartam partem sui salarii in principio anni, et in capite trium mensium aliam quartam partem, et sic in quilibet tribus mensibus usque ad finem cujuslibet anni; et si capitulare est contra sit revocatum quantum in hoc.
(102). Item teneantur accipere penas tam intaiatori quam fabro contemptas (_sic_) in suis capitularibus, si ipsi non observaverint que continetur in eisdem capitularibus.
(103). Item si aliquis actinens alicui dictorum massariorum, secundum formam consilii super hoc editi, habuerit facere coram eis pro suo officio, ille massarius qui sibi pertinerit non possit stare ad illud iudicium, loco cuius debeant esse ad iudicium discernendum ponderatores auri, si fuerit super monetam auri, vel ponderatores argenti, si fuerit factum super facto argenti, vel saltim unus ipsorum ponderatorum.
(104). Item quod sicut dicti massarii tenentur venire in mane ad suum officium antequam campanam officialium pulsare cesset, sic teneantur venire post nonam ante quam campanam consiliariorum pulsari cesset, et stare; et si dicta campanam consiliariorum non pulsaret, teneantur venire bona fide consueta, et stare ut dictum est supra.
(105). Addatur in capitulari predictorum massariorum monete auri et argenti: quod si carbones poterunt inveniri, teneantur semper emere tantam quantitatem que possit sufficere dicte monete usque ad medium annum ad minus, ita quod moneta sit semper varnita carbonibus pro medio anno.
(106). Item quod quando massarius monete argenti voluerit proicere argentum in virgas, que virge debuerint extrahi de Veneciis, teneantur accipere secum unum de massariis monete auri ad minus, tam ad ligam faciendam quam ad accipiendum sazum dictarum virgarum; et dicti massarii auri teneantur esse cum eis per unum ad faciendum predicta quando de hoc ab eis fuerint requisiti.
(107). Item quod si aliquis monetarius, ovrerius vel mendator non fecerit bonam operam, dicti massarii teneantur dare eis ad laborandum solummodo medietatem unius alius magistri donec ipse fecerit bonam operam.
(108). Item quod dicti massarii teneantur dare tantum ferrum fabro, quam erit sufficiens pro laborerio dicte monete.
(109). Item quod dicti massarii teneantur reddere raciones de comdempnacionibus quas fecerint sicut de aliis rebus tenentur.
(110). Item quod massarii monete auri et argenti teneantur deputare locum in quo verberentur argentum quod emerint ad monetam, ad hoc ut homines non amitant terram.
(111). Item quod dicti massarii deinceps non accipiant monetarios, ad informandum tam ducatos quam denarios grossos, habentes a XXV annis supra.
(112). Item quod massarii monete argenti non possint amodo accipere aliquod argentum factum in Veneciis, quod sit peius de denariis sex pro marcha.
(113). Item omnes qui fuerunt massarii monete communis a X annis hinc retro, teneantur suas raciones fecisse illis de supra racionibus et illis tribus XL qui erunt deputati supra monetam, infra unum mensem postquam inde fuerint requisiti, sub pena librarum L pro qualibet vice, qua sibi preceptum fuerit, exceptis occasionibus exceptatis.
(114). Item quod pueri qui custodiunt et serviunt ad monetam argenti, teneantur venire et stare ad monetam ad sonum campane secundum quod massarii veniunt et tenentur, et plus si necesse fuerit, et eis ordinatum fuerit pro utilitate communis. Item quod dicti pueri non debeant exire extra monetam sine licenciam massariorum ante horas ad quas tenetur stare massarius, ac ante horas sibi ordinatas a dictis massariis, sub pena unius grossi pro qualibet vice qua contrafecerint; et massarius teneatur exigere dictam penam. Item quod duo ipsorum puerorum ad minus teneantur semper dormire in monetam, et inter monetam intrare ante primam campanam, et inde non exire ante ortum solis, sub pena duorum grossorum pro quolibet qualibet vice que fuerit contrafactum: quam penam massarius cuius erit quindenam, et ille qui eum associabit, exigere teneatur, scribendo et scribi faciendo per eorum scribanum dies in quibus fallabitur et penas quas accipientur, faciendo de ipsis penis racionem quando facient suas raciones illis qui sunt super racionibus.
(115). Millesimo CCLXXXX, indicione quarta, die XXVIII mense decembris. Capta fuit pars in Maiori Consilio, quod monetarii, quando non laborant ad monetam, possint cum licencia massariorum monete alibi laborare alias artes; si consilium est contra, sit revocatum quantum in hoc.
(116). Millesimo CCLXXXXI, die XVI intrante aprili. Capta fuit pars inter XL, quod massarii monete argenti possint facere soluciones secundum consuetudinem de salario ponderatorum monete, intaiatori, scribani, fabrorum, et puerorum monete, et emere ea que sunt oportuna pro laborerio dicte monete; silicet carbones, crusolos, ferrum, azales, patellas de rame, zaponos et retortas, canevazam pro sachis ad sblancandum, bancas, claves et seraturas; et possint facere aptari portas et balcones, et domum operariorum que nuper fuit combusta; et hoc addatur in eorum capitulari; et raciones eorum debeant recipi tam de preterito quam de futuro in istis expensis.
Die XXIIII Iunii, V indictionis. Ordinatum fuit per dominum ducem et suum consilium minus, de XL, quod omnes officiales Veneciarum astringantur et teneantur per sua capitularia omnes denarios grossos de Brescoa et de Rassa, et aliam monetam factam ad similitudinem nostre monete non batutam in Veneciis, que ad eorum tabulas et officia pervenerit pro suo officio, teneantur incidere totam ultra per traversum.
Millesimo CCLXXXXIII, sexte indictionis, die nono mensis maii. Capta fuit pars in Maiori Consilio: quod sicut massarii monete auri tenentur facere sazios virgarum argenti antequam permitant exire de cecha, ita massarii monete argenti teneantur facere sazios virgarum auri antequam permittant exire de cecha (24).
Millesimo CCLXXXXIII, sexte indicionis, die penultimo aprilis. Capta fuit pars, quod addatur in capitulari massariorum monete auri et argenti et ponderatorum, ac omnium officialium et laboratorum in moneta, quod de cetero non possint, per se nec per alios, modo aliquo vel ingenio, ab aliqua persona emere cineracia facta in dicta moneta, nisi emerent ea pro nostro communi. Item quod nulla alia persona possit nec debeat emere de cetero dicta cineracia, nisi extra dictam monetam, sub pena soldorum C pro qualibet vice fuerit contrafactum. Et iniungant illis de nocte quod debeant exigere dictam penam, et propter hoc habeant tercium et tercium accusator, si per eius acusationem veritas cognoscetur, et teneatur de credencia; et si consilium est contra sit revocatum quantum in hoc.
Millesimo CCLXXXVIII. Capta fuit pars inter XL, quod addatur in captulari intaiatoris monete, quod ad modo usque ad medium annum teneatur fecisse tot ferra intaiata que sufficiant omnibus monetariis; et insuper paria de superfluo; que paria XII permanere debeant in volta monete ubi manet argentum, sicut continetur in capitulari massariorum; et quot accipient de dictis XII pariis tot teneatur facere dictus intaiator, ita quod semper sint in dicta volta paria XII superflua: et massarii monete semper, quando intrabunt in quindenam, teneantur inquirere si dicta paria XII erunt in dicta volta; et si ea non invenerint, teneantur dicere intaiatori quod debeat facere tot quot defecerint; et dictus intaiator teneatur ea fecisse infra dies XXX postquam sibi dictum fuerit sub pena soldorum duorum grossorum pro quolibet pari; et massarii teneantur excutere dictam penam. Et si per defectum fabri dictus intaiator non poterit adimplere quod dictum est, faber amitat soldos XX pro quolibet pari, et massarii teneantur exigere ipsam penam.
Millesimo CCLXXXXIIII, mense junii. die penultimo. Capta fuit pars: quod omnes qui habent denarios grossos de Brescoa vel de Rassa teneantur eos portare ad cecam infra dies quindecim postquam hoc fuerit stridatum, et massarii teneantur eos accipere pro libris XI et soldis V marcham. Item teneantur dicti massarii scribere tam prode quam dampnum quod habebunt de ipsis denariis; et omni quindena debeant dare in scriptis domino duci et consiliariis, et capitibus de XL, prode vel dampnum quod inde habebunt. Et similiter teneantur omni quindena facere sazum de dictis grossis, ut possit cognosci bonitas ipsorum. Et a predictis XV diebus in antea nullus venetus vel forensis in districtu Veneciarum, hoc est a Grado ad Caput Aggeris, audeat accipere vel dare dictos grossos nisi pro XXVIII denariis quemlibet grossum. Item a predictis XV diebus in antea quicumque habuerit de predictis grossis pro XXVIII denariis unum teneantur eos portare ad cecham ex tunc usque ad dies VIII, et dare eos massariis; et massarii teneantur eos accipere pro libris XI et soldi V marcham. Et quicumque fecerit contra predicta vel aliquod predictorum, perdat IIII denarios parvos pro quolibet grosso. Et qui accusaverit contrafacientes habeat tercium, si per eius accusacionem veritas scietur, et teneatur de credencia; et addatur in capitulari dominorum de nocte quod debeant exigere dictam penam et propter hoc habeant tercium, et reliquum tercium sit communis. Et hoc debeat stridari in Sancto Marco et in Rivoalto, et ubicumque videbitur domino duci et suo consilio et capitibus; et si consilium est contra sit revocatum quantum in hoc (25).
Millesimo CCLXXXXV, die ultimo marcii. Capta fuit pars inter XL, quod frater Franciscus, qui olim fuit ad officium monete, et quia stetit ultra terminum extra terram fuit extra officium, quod ipse esse debeat in dicto officio; et si consilium est contra sit revocatum quantum in hoc.
Millesimo CCLXXXXV, die XXVII mensis aprilis, VIII indictionis. Capta fuit pars in Maiori Consilio: quod addatur in capitulari massariorum monete quod de toto argento et monetis quod portabitur eis, et quod ipsi ement, tam pro monetando quam pro prohiciendo in virgis, teneantur accipere soldos XXVIII pro centenario librarum; salvo si illi, quorum erit, ostendent quod ipsi satisfecerint dictis soldis XXVIII pro centenario locis deputatis, videlicet fontico teotonicorum, vel tabule ternarie, vel tabule lombardorum, vel tabule maris.
Millesimo CCLXXXXV, indictione VIII, die VI mense madii. Capta fuit pars inter XL, quod Benesutus nepos Marini Alberto sit monetator ad nostram cecham cum condicionibus cum quibus sunt alii monetatores, si ipse est bonus et sufficiens.
Millesimo CCLXXXXVI, mense madii, die XVIII intrante. Capta fuit pars inter XL, quod Andreas Fusculo, qui essendo ad postam Lugnani fecit iuxta preceptum domini ducis quoddam bonum servicium communi, sit stampator ad monetam, si aliquis deest; alioquin sit primum vacantem; et si consilium est contra sit revocatum quantum in hoc.
Millesimo CCLXXXXVI, die XXX madii, none indicionis. Cum per consilium foret ordinatum quod de argento solverent (_sic_) soldos III pro dacio, de quo nostrum commune magnum dampnum huc usque recepit. Capta fuit pars, quod non solvant de ipso dicti tres soldi, sed reducatur ad illum statum in quo erat ante ipsum consilium; et si consilium est contra sit revocatum quantum in hoc.
Millesimo CCLXXXXVIII, die XI octubris. Capta fuit pars inter XL, quod Michael Tervisanus massarius monete argenti debeat esse ad officium monete auri loco Petri Nichola donec providebitur de alio massario eligendo; et reliqui duo massarii monete argenti teneantur facere officium suum sicut nunc faciunt; et non intelligatur pro hoc quod dictus Michael habeat aliud salarium quam modo habet; et si consilium est contra sit revocatum.
Quod intaiator monete non possit recedere de terra sine licencia massariorum, et massarii non possint sibi dare licenciam exeundi de terra ultra octo dies; et si ipse exibit de terra cum licencia, et steterit ultra licentiam sibi datam, perdat salarium in duplum pro quolibet die qua steterit plus. Et si iverit sine licenciam, perdat soldi II grossorum pro quolibet die quo steterit foras; et hec addatur in capitulari massariorum intaiatorum monete.
Quod sicut factum argenti et auri est comissum illis de super racionibus de foris, sic de cetero factum argenti comitatur massariis monete argenti et suis ponderatoribus; et factum auri comitatur massariis monete auri et suis ponderatoribus. Et sicut extimatores auri tenebantur dare in scriptis aurum et argentum illis de super racionibus, sic de cetero teneantur dare in scriptis aurum massariis monete auri, et argentum massariis monete argenti. Et predicti massarii monete argenti cum suis ponderatoribus teneantur omni mense inquirere racionem illorum qui emerint aurum et argentum, silicet massarii auri ad aurum, et massarii argenti argentum, et scire si datum erit ad monetam vel quid inde factum erit. Et eciam si aliquis dedisset aurum vel argentum quod non esset ponderatum ab ipsi estimatoribns, et in locis constitutis; et teneantur eciam inquirere unde venerit et unde habuerit ipsum aurum et argentum; et quodlibet aurum et argentum quod intrabit in Veneciis; et possint ponere personas ad sacramentum, et imponere penam et penas, sicut sibi videbitur pro predictis inquirendis et examinandis. Quicumque fecerit contra predictam vel aliquod predictorum cadat in penam soldorum II pro libra quociens contrafecerint. Et qui accusaverit contrafacientes habeat quartum, si per eius accusacionem veritas cognoscetur, et teneatur de credencia, et aliud quartum sit predictorum massariorum et ponderatorum, et residuum sit communis. Et hec omnia addantur in capitularibus predictorum massariorum et ponderatorum et extimatorum, et iniungantur in capitulari dominorum de nocte, quod debeant exigere dictas penas et habeant inde talem partem quale habeant de aliis penis quas excuciunt.
Ego Iohannes Nicholaus Rubeus manu mea subscripsi.
Ego Nicholaus Zinano manu mea subacripsi.
Ego Daniel Chocho manu mea subscripsi.
Ego Nicholaus Delfino manu mea subscripsi.
Ego Franzischus Contareno manu mea subscripsi.
(_S. T._) Ego Iohannes Vido notarius curie istud capitulare monete argenti de mandato suprascriptorum dominorum ad hec costitutorum cancellavi in MCCCLXXVI, die XXV septembris. Quia per dictos dominos vel maiorem partem ipsorum dictum capitulare reformatum est, et in alio volumine reductum ex autoritate et arbitrio eis attributis a maiori consilio.
(Archivio di Stato in Venezia. Miscellanea Codici, numero 133, carte 93-102 tergo).
DOCUMENTO V.
(Lorenzo Tiepolo, nota 3).
Offitialibus super auro cocto et argento.
_Millesimo ducentesimo. LXVIIII, indictione XIII, die VIII intrantis_ _decembris_.
Capta fuit pars quod eligantur duo utiles homines super facto auri et argenti cocti, quod coquitur et quod percutitur, qui sciant cognoscere aurum et argentum; et eligantur sicut eliguntur alii offitiales; qui debeant accipere unam stationem in Rivoalto ad fictum, ubi eis videbitur, ad quam stationem ire teneantur omni die, exceptis, festis et occasionibus aliis offitialibus exceptatis, ante quam campana offitialium cesset pulsari, et stare usque ad terciam, et post nonam usque ad vesperas, et plus si necesse fuerit; qui etiam teneantur observare ordinamenta que eis dabuntur per Iustitiarios, et habeant pro suo sallario libras LXV in anno pro quolibet; et accipere debeant unum scribanum laycum, qui sit cum eis in offitio, cui dare debeant pro sallario tres libras in mense, et minus si eis videbitur. Et stridetur quod nullus audeat facere aurum coctum sine licentia dominorum qui preerunt isti offitio, in pena librarum XXX et soldorum XII ÷, et plus ad voluntatem eorum. Et ponatur in eorum capitulari, quod omnibus illis quibus dabunt licentiam faciendi aurum coctum accipere sacramentum et plezariam de libris D, quod aurum quod faciet coctum sit de karatis XXIII ÷ vel inde supra, in pena librarum XXX et soldorum XII ÷, et plus ad voluntatem dominorum. Et quod totum aurum quod coquetur et argentum quod finabitur pro isto opere faciendo, debeant coqui et finari ad istam stationem; et si ement argentum finum, quod portent ipsum ad ipsos dominos ut videant si erit finum, et hoc in pena librarum XXX et soldorum XII ÷ et plus ad voluntatem eorum. Et teneantur ipsi domini inquirere si erit ita finum duabus vicibus in mense, et facere ipsum extimari per extimatores communis, et si aliquod invenerint non esse de karatis XXIII ÷ vel plus, accipiant illi cui dederint licentiam faciendi libras XXX et soldos XII ÷, et plus ad voluntatem eorum. Et faciant sibi fieri rationem omni mense quid fecerint de isto auro cocto illi qui faciunt ipsum coctum. Item totum aurum quod dabunt pro facere aurum coctum scribatur in uno quaterno per se, et nomen et supranomen illius cui dabunt licentiam faciendi ipsum coctum, et quantum ponderabit, et de quot karatis erit. Et teneatur ille cui dabitur aurum ad coquendum ducere quando erit finum ad illos dominos, et ipsi videbunt si erit tantum quantum debebit esse per rationem; et si erit tantum ut debebit, scribent ipsi domini: talis homo habet tantum aurum coctum; et precipient ei, in pena soldorum V pro libra, quod non vendet ipsum alicui a duabus unziis supra, si ante illos dominos non conducet emptorem; et ipsi examinabunt emptorem quid ipse vellit de eo facere; et ipsi dabunt ei postea licentiam emendi si eis videbitur; et facient scribi in quaterno auri cocti: talis homo emit tantum aurum coctum a tali homine. De argento vero ipsi domini accipiant sacramentum et plezariam librarum D illis qui faciunt ipsum batere, quod non facient batere argentum minus finum de denario grosso, et facient ipsum indaurari de ita fino auro ut dictum est supra, in pena librarum XXX, soldorum XII ÷, et plus ad voluntatem eorum. Item illis qui batunt et illis qui indaurant accipiant sacramentum et precipiant eis, in pena librarum X, quod non batent argentum nec indaurent cum auro minus fino de eo quod dictum est supra. Et si sciunt quod indauretur vel batetur, debeant manifestare dominis quam cicius poterunt. Item teneantur domini ire ad inquirendum argentum et aurum bis in mense, et facere extimari extimatores; et si non invenietur ita finum ut dictum est supra, accipiant libras XXX soldos XII ÷ et plus ad voluntatem eorum. Et quod illi qui batunt argentum debeant mittere unum sazum et quartam auri fini pro marcha argenti. Et quod aurum batutum dare debeant pro tali pretio quali hodie dant. Et quod illi qui faciunt batere argentum debeant solvere communi soldos V pro marcha de toto argento quod facient batere pro expensis opportunis in isto officio. Salvo quod si de illo argento folliaretur vel incideretur de latere quod illud ducant ad cameram et scribatur. Et si voluerint ipsum gitare, quod nichil solvant de eo; et illi qui erunt super isto offitio recipiant istos denarios et faciant expensas necessarias pro suo officio, et faciant rationem de intrata et exuta, ut faciunt alii officiales. Et habeant libertatem imponendi penam et penas ad inquirendum quod spectabit ad offitium suum, et etiam ponere personam et personas ad sacramentum pro suo offitio; et penam et penas quas imposuerint domini de nocte excutere teneantur ab illis qui ceciderint in easdem; et habeant ipsi domini quartum pene, et tres partes deveniant in commune. Capte fueriunt die V intrantis decembris.
(Archivio di Stato in Venezia. -- Maggior Consiglio, registro _Commune_ II, carte 140; e Avogaria del Comun, Delib. del M. C., _Bifrons_, carte 60 tergo).
DOCUMENTO VI.
(Lorenzo Tiepolo, nota 4).
De Duobus Massariis ad ponderandum aurum.
_Millesimo ducentesimo LXXIII, indictione II, die XIIII intrantis_ _novembris_.
Fuit capta pars inter XX constitutos super mercancia, quod tollantur duo massarii qui sciant scribere et bene ponderare super statione auri; qui habeant pro suo sallario soldos denariorum venecialium grossorum L pro quolibet in anno, et cum illo capitulari quod videbitur XX predictis. Et habeant ipsi duo massarii bonas bellanzas et bona pondera, et debeant scribere et ponderare totum aurum quod intraverit et exiverit de dicta statione. Item tollantur etiam similiter duo proiectores qui debeant prohicere seu effundere aurum, qui habeant pro suo sallario soldos denariorum venecialium grossorum XL pro quolibet in anno, cum illo capitulari quod videbitur predictis XX; et si aliquod consilium fuerit contra hoc, revocetur quantum in hoc. Item quod quilibet massarius et proiector auri qui fuerit electus super statione auri det plezariam de libris D, et qui fuerint plezii sint proprii debitores et paccatores, et qui non dederit plezariam non sit in officio.
(Archivio di Stato in Venezia. -- Avogaria del Comun. Deliberazioni del Maggior Consiglio, _Bifrons_, carte 62 tergo).
DOCUMENTO VII.
(Giovanni Dandolo, nota 5).
_MCCLXXXV, Indictione XIII, die secundo Junii_.
Quod _Ducatus aureus_ debeat currere in Venetiis et ejus districtu pro soldis XL ad grossos, et omnis persona, tam veneta quam forensis, debeat ipsum ducatum auri pro suo pagamento accipere pro soldis XL ad grossos sub ea pena et banno que vel quod videbitur domino Duci; et ab omnibus, tam venetis quam forensibus, qui voluerint dare aurum finum ad probam Communis, massarii dicte monete auri teneantur ipsum accipere, et dare ipsis uenditoribus libras centum triginta unam pro marcha; et sit in discretione dictorum massariorum facere pagamentum dicto venditori vel venditoribus aut de denariis auri supradictis, aut de denariis grossorum argenti. Et istam libertatem damus massariis ad hoc ut aurum non montet ad encantum. Et ab omnibus tam venetis quam forensibus, qui voluerint dare aurum massariis supradictis pro libris V et soldis VIII, caratum, ipsi massarij teneantur ipsum accipere pro ipso precio, videlicet pro illa estimatione et pondere cum quo ipsum emerint ad encantum Rivoalti. Excepto quod si predicti emptores ipsum aurum posuissent vel poni fecissent ad ignem, dicti massarij illud aurum non teneantur emere amplius ullo modo, nisi primo ipsum aurum affinarent ad probam communis. Et ipsis pacamentum facere debeant ut dictum est supra. Preterea si aliquis venetus voluerit dare aurum finum supradictis massariis ad probam communis, et ipsum aurum ipse voluerit portare in Apuliam aut extra Culfum, iurando etiam quod ita sit rei veritas, dicti massarij teneantur ipsum aurum accipere et ipsum aurum reducere in ducatos, et ipsi massarij debeant accipere ab illa persona cuius fuerit aurum ipsum pro laboratura et expensis denarios grossos V argenti pro marcha. Et hoc Capitulum intelligatur a kalendis Junii usque ad recessum caravane. Et ad hoc quod ipsi massarij valeant bene satisfacere ad plenum pacamentum forinsecorum, habere debeant sufficiens capitale a communi, videlicet libras VIII millia ad grossos.
(Archivio di Stato. -- Maggior Consiglio, registro _Luna_, carte 62 tergo).
DOCUMENTO VIII.
(Giovanni Dandolo, nota 22).
_MCCLXVIII, die XII februarii, in M. C_.
Capta fuit, pars quod Comites Jadre qui electi fuerint, et qui de cetero eligentur, et etiam consiliarii, debeant recipere eorum solutionem de eorum salario sicut fit solutio in Venetiis, videlicet soldos XX denariorum grossorum minus uno grosso pro libris XXVI et non aliter.
Item, quod nulla pignora que pertineant communi Jadre debeant recipi per Comitem vel per aliquem de sua familia, sed omnia veniant in manibus camerariorum vel procuratorum Jadre. Et si receperint, quod ipsa die qua receperint dare debeant in manibus camerariorum predictorum, vel dari facere teneantur.
(Maggior Consiglio, registro _Commune II_, carte 184; e _Libro d'oro_, carte 78 tergo.)
DOCUMENTO IX.
(Giovanni Dandolo, nota 26).
_(1283). Die XXVII septembris_.
Capta fuit pars quod massarii monete qui nunc sunt, et etiam illi qui de cetero eligentur, teneantur facere cudi vel fieri monetam grossam et parvam ad voluntatem domini ducis et sui consilii. Et si consilium est contra sit rovocatum quantum in hoc.
(Maggior Consiglio, registro _Luna_, carte 26.)
DOCUMENTO X.
(Giovanni Dandolo, nota 27).
_(1288). Die XIIII decembris_.
Capta fuit pars, quod illud quod fiet per dominum ducem et consiliariis in Consilio de XL super facto monete, tam de corrigere capitularia quam de omnibus aliis, sit firmum sicut si factum foret per Maius Consilium.
(Maggior Consiglio, registro _Zaneta_, carte 54 tergo.)
DOCUMENTO XI.
(Giovanni Dandolo, nota 28).
_MCCLXXXVII, die XXI augusti_.
Capta fuit pars, quod electio massariorum monete auri et alterius monete, et extimatorum auri possit fieri per dominum ducem et consiliarios et XL, sicut videbitur, et cum illo salario quod videbitur; et iliud quod per eos factum fuerit (sit) sicut si factum foret per Maius Consilium.
(Maggior Consiglio, registro _Commune II_, carte 86.)
DOCUMENTO XII.
(Giovanni Soranzo, nota 14).
_1327, die XV novembris_.
Cum negocium auri sit commissum plene Consilio de XL, et nunc appareat necessarium aliqua provideri pro bono communis et officii auri, que satis creduntur posse fieri per Consilium XL; sed ut omnia clare procedant: Capta fuit pars, quod omnia et singula quod (_sic_, que?) nunc et alias fient in Consilio de XL super facto auri et officio ipsius, et de numero officialium, et ordinibus et aliis pertinentibus dicto officio, sint firma ac si facta forent per Maius Consilium, et de expendere, et de revocare consilia, et omnibus aliis.
Et insuper, cum compleat nunc officium grossorum tonsorum, et videatur melius ipsum coniungere officio auri, quod Consilium predictum de XL habeat etiam libertatem faciendi super inde quod sibi videbitur.
(Maggior Consiglio, registro _Spiritus_, carte 25.)
DOCUMENTO XIII.
(Francesco Dandolo, nota 3).
_1331, die XVIII mensis Julij_.
Quod facta argenti et monetarum, que solita sunt fieri in Consilio de XL, quia specialiter necessarium est provideri de facto argenti, possint eciam fieri cum Consilio de Rogatis et XL, sicut et quando videbitur melius. Et totum quod fiet in ipso Consilio Rogatorum et XL sit firmum sicut factum esset per istud consiliuin etc., non obstante quod aliquid esset iam inceptum in Consilio de XL.
(Maggior Consiglio, registro _Spiritus_, carte 51.)
DOCUMENTO XIV.
(Andrea Contarini, nota 4).
_1369, Indictione octava, die decimo nono decembris_.
_Capta in Rogatis et Additione_.
Soldini novi.
Capta. -- Quod in bona gratia, pro ubertate et bono terre nostre et totius communitatis Venetiarum, et ut sit copia monetarum, quibus terra nostra multum eget; ordinetur quod de cetero de quinto argenti quod ponitur in cecha Venetiarum, et de quo fiunt soldini, qui vadunt pro marca soldos XIII cum dimidio, et commune dat soldos XI, denarios tres grossorum; In Christi nomine fiant soldini, qui vadant soldos XIV cum dimidio pro marca; et de dictis soldinis dentur illis qui ponunt quintum in cecha soldos XII, denarios tres grossorum pro marcha. Et ut isti soldini novi cognoscantur, ordinetur quod stampa fiat sicut videbitur domino, consiliariis, capitibus et sapientibus vel maiori parti; declarando quod si ibunt, ab uno soldo vel uno cum dimidio pro marca, vel plus vel minus forent, habeantur ad pondus debitum et ordinem supradictum.
Et quia dicta provisio sola non est sufficiens ad dandum nobis ubertatem, ordinetur in bona gratia quod quilibet teneatur argentum quod conducet presentare secundum usum, sed pro bono communitatis nostre nulla examinatio fiat alicui, cuiuscumque conditionis existat, de argento quod fuerit presentatum, videlicet unde habitum fuerit argentum nec aliter ullo modo, sicut antiquitus servabatur. Quintum vero ponatur in cecha secundum usum (26).
(Senato, _Misti_, registro 38, carte 43.)
DOCUMENTO XV.
(Andrea Contarini, nota 6).
_MCCCLXXV, die XXVII decembris_.
Capta de XL:
Ser Gilbertus Dandulo.
Ser Donatus Delphyno.
Ser Petrus Bolani.
Capta. -- Cum maxima confusio sit in commissionibus rectorum nostrorum, et in capitularibus officialium nostrorum intus et extra, et in libris consiliorum nostrorum, occasione partium que quotidie capiuntur in consiliis de revocando et corrigendo preterita; que confusiones in tantum multiplicaverunt quod inducunt maximam obscuritatem, ita quod rectores, judices et officiales nostri nesciunt ad quod se tenere debeant; super quibus, pro vitando confusiones et redducendo commissiones rectorum nostrorum, et capitularia officiorum nostrorum et alia consilia nostra sub brevitate et bono ordine, est omnino providendum, et terra semper fuerit solita providere super hoc, licet a bono tempore citra non fuerit provisum, in elligendo sapientes ad correctionem consiliorum;
Vadit pars, pro bono istius utilis operis, quod elligantur in Maiori Consilio V Sapientes, qui incipiant et debeant examinare primo omnes Commissiones rectorum nostrorum, et postea Capitularia officiorum nostrorum intus et extra. Et omnia et singula consilia et partes captas in nostris consiliis. Et ubi invenient aliqua consilia expirata et nullius efficatie vel valoris, habeant libertatem per maiorem partem eorum fatiendi ipsa cancelari tam de commissionibus rectorum nostrorum, quam in capitularibus officiorum nostrorum, et de aliis libris nostris, sicut alias solitum est fieri in simili casu. Verum si videretur ipsis Sapientibus vel alicui eorum de addendo, minuendo, corrigendo vel mutando aliquid in aliquibus commissionibus rectorum nostrum, tam de salariis, familia, quam aliter, vel in capitularibus, vel in aliquibus aliis consiliis et ordinibus nostris, tunc debeant facere notari suum consilium et oppinionem, et venire ad Consilium Rogatorum et Addictionis, et fiet sicut videbitur. Et quilibet possit ponere partem. Et id quod captum fuerit in Rogatis et Zonta sit firmum sicut si per Maius Consilium captum foret. Et consiliarii teneantur eis dare consilium ad suam requisitionem quandocumque requisiverint, sub pena librarum X pro quolibet eorum. Et vocetur omni vice consilium ad suam petitionem sub pena sol. C pro quolibet de ipso consilio. Ed debeant isti Sapientes omni die de mane esse insimul in aliqua camera pallacii sub pena sol. X pro quolibet non veniente. Et notarius qui eis deputabitur teneatur per Sacramentum apunctare illos qui non venient ad campanas ut dictum est, et mittere illos pro cadutis Advocatoribus communis, qui exigant penas habendo partem ut de aliis sui officii. Et si aliquis ex dictis Sapientibus quoquo modo deficeret, elligatur alius vel alii loco eius. Et nichilominus remanentes interim procedant in factis predictis per tres eorum ad minus in concordia. Et non possint refutare sub pena librarum C. pro quolibet eorum.
Et elligantur dicti Sapientes per duas manus ellectionum in Maiori Consilio, et unam per scrutinium inter dominum, consiliarios et capita. Et respondeant die qua elligentur vel altera per diem; et sint per unum annum, habendo ducatos X pro quolibet in mense ut adimpleatur intentio terre. In fine quorum per unum mensem ante provideatur per ducale dominium ut videbitur melius, vel de elligendo sapientes de novo, vel de ellongando eis terminum sicut utilius videbitur pro bono terre. Et si consilium etc. De parte 420; -- de non 43; -- non sinceri 17.
Item fuit dicta pars primo capta in XL, ubi fuerunt
de parte 35; -- de non 3; -- non sinc. 0.
Electi Sapientes primo:
Ser Johannes Nicolaus Rubeo.
Ser Johannes Bembo ser Marci.
Ser Andreas Gradonicho.
Ser Daniel Cornario et
Ser Bernardus bragadino.
et sucessive de aliis.
(Maggior Consiglio, registro _Novella_, carte 155; e _Saturno_, carte 98.)
DOCUMENTO XVI.
(Andrea Contarini, nota 8).
_MCCCLXXVIIII, die IIII maij_.
Cum moneta argenti que exit de cecha nostra pro quinto vadat soldi quatuordecim denarii sex grossorum pro marcha;
Vadit pars, quod dicta moneta decetero ire debeat soldi quindecim grossorum pro marcha, declarando quod si dicta moneta ibit ab uno soldo, vel ab uno usque duos parvorum pro marcha, plus vel minus forent, habeatur quod sit ad pondus debitum et ordinem soprascriptum; faciendo dictam monetam medietatem de soldinis, et alteram medietatem de grossis, sub forma et stampa qua erant nostri grossi veteres. Qui vero grossi esse debeant ponderis soldorum quatuor, et eiusdem fineze. Et currere debeant ad dictum precium soldorum quatuor. Et soldini predicti pro parvis duodecim pro quolibet, faciendo dictis monetis, tam grosse quam minute, aliquod contrasignum de una stelleta, vel aliter, sicut videbitur domino, consiliariis, capitibus et sapientibus guerre, et sapientibus monetarum, vel maiori parti eorum. Et predicte monete debeant currere in Veneciis et in omnibus terris et locis subditis communi Veneciarum, nec refutari possint per aliquem.
Et cuilibet ponenti argentum in cecha pro quinto dentur soldi duodecim et denarii tres grossorum pro marcha de supradicta moneta, sicut fiebat, observando illos ordines et modos qui observantur ad presens. Verum quia posset videri necessarium habere plures monetas de una sorte quam de altera, remaneat in libertate domini, consiliariorum et capitum, aut maioris partis eorum, de faciendo fieri de predicta moneta grossa et minuta in maiori et pauciori quantitate, aut de una sorte sola prout eis videbitur pro bono terre.
(De parte) 60, de non 17, non sinceri 25.
(Senato, _Misti_, registro 36, carte 75 tergo.)
DOCUMENTO XVII.
(Antonio Venier, nota 14).
_MCCCLXXXXIIII, die IIII Junii_.
Capta.
Quod pro utilitate et bono civitatis et comodo mercatorum, et ut moneta aurea hic remaneat, et non extrahatur nisi in quam minori quantitate fieri potest; Vadit pars quod grossi de cecha qui de cetero cudentur in cecha nostra, sicut fuit intentio terre quando provisum fuit de soldinis, reducantur ad scandaium, pondus, modum, regulam et ordinem soldinorum in omnibus et per omnia; sed debeat responderi pondus pro pondere, non valentes pauciores grossis CXXVI 1/2, nec plures CXXVII 1/2 pro marcha, solventibus mercatoribus officialibus ceche omnes expensas et callum. Intelligendo et declarando quod expense et callum sint in totum soldi VIIII parvorum pro marcha, sicut esse debent, prout inferius particulariter est notatum. De diversitate vero stampe remaneat ad examinationem et deliberationem Collegii domini, consiliariorum, capitum, sapientum et provisorum communis vel maioris partis.
Callum et expense sunt iste:
Primo pro callo soldi 2, parvuli 2
pro operariis soldi 3, parvuli -
pro mendatoribus soldi 1, parvuli -
pro stampitoribus soldi 1, parvuli 4
pro fonditoribus soldi 0, parvuli 2
Duobus gastaldionibus soldi 0, parvuli 4
Officialibus, sive massariis
et ponderatoribus soldi 0, parvuli 4
Pro gurzolis et carbonibus soldi 0, parvulis 8
pro marcha in monetis.
(Senato, _Misti_, registro 43, carte 10.)
DOCUMENTO XVIII.
(Michele Steno, nota 2).
_1407 die decimo maij_.
Sapientes super mercationes. -- Capta.
Cum ab uno tempore citra argentum quod totum solebat conduci Venetias ceperit aliam viam, nec conducatur ut conducebatur per elapsum, et hoc est quia argentum non navigatur, ad presens, ad partes Levantis, prout navigari solebat, quoniam tota Syria vult ducatos auri et non argentum; et propter hoc deficiunt emptores argenti in tali manerie quod non habet precium aliquod racionabile; et hac de causa argentum predictum, sicut dictum est, sumpserit aliam viam, in maximum damnum terre nostre et mercationis argenti. Et super omnia sit providendum quod mercantia argenti revertatur et fiat Venetiis, ut fieri solebat per elapsum; Vadit pars, quod totum argentum quod deinceps conducetur Venetias teneatur ad quintum, ut tenetur ad presens, cum ista conditione, quod quelibet persona, tam terrigena quam forensis cuiuscumque conditionis existat, que portabit argentum franchum, videlicet bullatum bulla sancti Marci, ad zecham nostram, habere debeat pro qualibet marcha argenti de bulla quam ponet in zecha, pondus pro pondere, habendo solutionem suam de moneta grossorum qui debeant cuniari ex argento quod ponet in zecha, solvendo nostrum commune facturam grossorum predictorum. Et si aliquis ex argento predicto quod ponet in zecha volet monetam minutam, videlicet soldos, habere debeat ut dictum est pondus pro pondere, solvendo dictum mercatorem id plus facture quod solvitur de soldis quam de grossis, ita quod commune nostrum pro dictis soldis solvat solum quantum est factura grossorurn; declarando quod nostri officiales zeche faciant ire monetam grossorum et soldorum centumtrigintasex manus (_sic_) pro marcha, ut vadunt ad presens, adherendo semper dicto ponderi quantum plus poterunt. Et pro dando causam omnibus quod conducant argentum Venetias, ordinetur et ex nunc captum sit, quod quelibet persona, cuiuscumque conditionis existat, tam terrigena quam forensis, possit extrahere omni tempore argentum bulle de Venetiis per viam terre ad beneplacitum suum, cum hac conditione, quod de quibuslibet quatuor marchis quas extrahere voluerit, ut dictum est, teneatur ponere marcham unam in zecha, habendo a nostra zecha, pondus pro pondere, de grossis sive soldis qui cuniabuntur ex suo argento, solvendo nostro communi pro dictis grossis sive soldis quantum est factura grossorum ut dictum est supra; et sit in libertate sua de accipiendo soldos vel grossos ad beneplacitum suum. Et ut commune nostrum non defraudetur, teneantur omnes qui volent estrahere argentum per viam terre, prout dictum est, de accipiendo bulletam ab officialibus nostris de grossis tonsis, qui debeant tenere computum cum omnibus qui volent extrahere argentum per viam terre, et mittere illos in nota officialibus nostris monethe, ut sciant se intelligere de quantitate argenti que debebit poni in zecha de ista ratione. Et habeant termninum trium dierum, illi qui extrahent argentum per viam terre, postquam fecerint bulletam, posuisse in zecha id quod ponere debent; et preterito dicto termino trium dierum, si non posuerint in zecha id quod ponere habent, cadant ad penam quarti, et nihilominus teneantur ponere dictum argentum in zecha prout dictum est. Et pena predicta dividatur ut dividuntur alie pene officii monethe. Et si quis invenietur qui extrahat argentum sine bulleta, sit dictum argentum totaliter perditum et habeatur pro contrabanno, et dividatur ut dividuntur ad presens omnia alia contrabanna que inveniuntur. Et quando nostri officiales de grossis tonsis facient bulletam de argento extrahendo, accipiant bonam plezariam de argento ponendo in zecha, ut commune nostrum non fraudetur. Ceterum ordinetur per viam maris, quod quilibet forensis possit extrahere argentum bulle per mare pro Ponente solum quo forenses possunt navigare, ponendo in zecha, prout dictum est supra de illis qui extrahent argentum per viam terre, accipiendo etiam bulletam sicut dictum est supra. Veneti vero possint extrahere argentum per viam maris pro Ponente et pro Levante sine bulleta et sine ponere aliquid in zecha, ut possunt ad presens et sicut poterant antequam hec pars foret capta. Et si aliquis venetus extraheret per viam maris argentum in nomine veneti, et dictum argentum in parte vel toto esset forensis, cadat ad penam sicut si tanxasset havere forensium; declarando quod de cetero de toto quinto quod ponetur in zecha, nostri officiales monete faciant cuniari solum soldos et non mezaninos, nec debeant deinceps dare parvulos alicui, sed solum debeant sibi facere solutionem suam de quinto in soldis integre. Et hoc ut mercatores habeant causam de conducendo totum argentum Venetias, ut facere solebant per elapsum, non revocando ex hoc aliquem alium ordinem quem haberent nostri officiales argenti et zeche ad eorum officia ultra predicta, sed potius confirmando. Et durent suprascripta per unum annum et tantum plus donec fuerint revocata. Ceterum quia in presenti in manibus quorumdam mercatorum reperitur et est magna quantitas argenti, ordinetur quod predicti mercatores in dicto argento habeant beneficium huius partis, excepto quod de monetis que cuniabuntur ex dicto argento quod ponent in zecha per modum superius dictum, non habeant beneficium facture, ita quod commune nostrum de grossis sive soldis quos fieri facient non solvat aliquam facturam. -- de parte 37.
Ser Petrus Gauro Consiliarius.
Vuol la parte dei ditti Savii per tutto, excepto chel vuol che le monede vada man 136 per marcha al pluy, et al men 135, et non passar tra l'una et l'altra redugandole plu i pora a 136 man et non passar quelle. Et se i gastoldi fesse andar plui le monede de quello è dito, i avogadori de comun faza observar como è dito. Ancora perché l'arzento del quinto se receve a peso, el pagamento vien fatto a conto, sia ordenado che fatto lo ditto pagamento, avanti che le ditte monede se parta da la cecha sia pesade, e che sia scripto suso i quaderni di officiali da la moneda el conto el peso azo chel se possa veder de rason de comun.
De parte 20. -- De non 9. -- non sinceri 5.
(Senato, _Misti_, registro 47, carte 111 tergo.)
DOCUMENTO XIX.
(Michele Steno, note 4, 6 e 7).
_MCCCCV, die XIIII februarii, indictione XIIII (more veneto)_.
Capta in Collegio.
Quod commitatur massariis ceche nostre quod omnes illi qui presentabunt argentum franchum in cecha, et de ipso velint fieri facere mezaninos, debeant fieri facere argenti de bulla ad stampam mezaninorum, faciendo illos ire unum quartum minus eo quod valent soldi pro quaque marcha, videlicet quod mezanini tres ponderare debeant quantum ponderant soldi quatuor; faciendo illos ita equali pondere prout faciunt soldi, sub illis penis, ordinibus et stricturis, quibus subiacent per partem soldorum; faciendo pagamentum mercatoribus pondus pro pondere, retinendo predictis solummodo soldos VIII pro quaque marcha, videlicet mezaninos sex pro factura, callo et expensis; intelligendo quod illud plus quod habent expensarum dicti mezanini ponatur ad computum nostri communis; committendo etiam predictis masariis quod quicumque amodo in antea ponent suos quintos in cecha nostra, prout habebant solutiones suas soldorum, ita habeant solutiones suas medietatem soldorum et medietatem mezaninorum ad parvulos XVI pro quoque, eo modo quo habebant soldos. Et hec pars habeat locum per totum mensem septembris proximi, et transacto dicto termino omnes illi qui ponent argentum in cecha, servum vel franchum, debeant habere in solutionem unum quartum mezaninorum et alia tria quarta grossorum vel soldorum, prout fuerit sue libito voluntatis; solvendo de mezaninis illammet expensam quam solvitur ad presens de soldis, videlicet soldi XIII pro quaque marcha argenti franchi; de servo vero habeant illam conditionem quam habent ad presens soldi. Et hec pars habeat locum, donec erit revocata. Quam partem cridari debeat in locis solitis. -- De parte omnes; de non 0; -- non sinceri 0.
_Die dicta_.
Capta.
Quod publice cridetur in locis solitis, quod quicumque, bancherius et forensis, ac quilibet alius cuiuscumque conditionis existat, qui velit ponere argentum franchum in cecha nostra pro cuniando mezaninos, possit et valeat ponere eum per totum mensem septembris proximi futuri modis, formis et conditionibus suprascriptis. -- De parte omnes; de non 0; non sinceri 0.
_Die dicta_.
Capta.
Quod mandetur massariis ceche nostre, quatenus liga tornesellorum fieri faciant _parvos_, qui vadant LXX pro quaque marcha, qui currant et vadant in civitatibus nostris Verone et Vincentie. XII. pro soldo.
_Die dicta_.
Capta.
Quod committatur nostris rectoribus Verone et Vincentie, quatenus publice in locis solitis suorum regiminum faciant cridari, quod omnes illi qui habere deberent fictus, penssiones et livellos, ac generaliter omnia debita monetarum argenti, teneantur accipere in solutione grossum nostrum pro soldis tribus, et mezaninum pro soldo uno, et soldum pro parvis VIIII, et parvos XII pro soldo, non essendo tamen astricti accipiendi in solutione suorum debitorum parvos, nisi soldos rotos. Monete vero forenses, que pro presenti currunt pro dictis regiminibus permittantur expendi secundum portionem nove monete, videlicet, quod Sexinum suum quod expendebatur pro XVI denariis, nunc expendi debeat pro uno mezanino nostro, videlicet pro XII denariis novis; et Ottinum quod expendebatur pro octo denariis, nunc expendi debeat pro parvis sex novis, et sic omnes alie monete solite expendi in dictis regiminibus, et eorum districtibus eadem ratione concurere debeant. Et hec pars habeat locum per totum mensem septembris proximum, et transacto dicto termino, non volumus quod expendatur alia moneta, quam moneta facta in cecha nostra, videlicet _grossum pro soldis iribus, et mezaninum pro soldo uno, et soldum pro_ _parvis novem, et parvos XII pro soldo_. Et hoc committi debeant omnibus qui exigunt denarios pro nostro communi quomodocumque quod non debeant pro presenti tempore accipere in solutione nisi unum quartum monete forensis quantitatis exigende, et residuum monetarum nostrarum auri et argenti pretiis specificatis. Que pars cridari debeat in predictis regiminibus per totum mensem martii proxime futurum.
De parte omnes; de non 0; non sinceri 0.
(Senato, _Misti_, registro 47, carte 41.)
DOCUMENTO XX.
(Michele Steno, nota 10).
_MCCCCX, die XIII mensis maii_.
Capta in Collegio.
Cum mutatio monetarum que facta fuit in locis dominationis nostre partium Lombardie, videlicet in Bersilio, Casalimaiori, Turicella et Sissa, nec non in toto Parmensi et Regino territorio, que quidem mutatio fuit reducere ducatuin valentem soldos quinquaginta Imperalium ad soldos triginta octo Imperialium, et subsequenter monetas argenteas et hereas ad ipsum computum reducere et ordinare prout nunc valent, damnosa fuerit et sit introitibus comrnunis, videlicet sal dominationis nostre non expeditur, nec per Padum transeunt mercationes, ymo per terram, et mercatoribus subditisque nostris partium illarum dicta mutatio incomodum parit et damnum, bonumque sit providere; Vadit pars, secundum quod nostro dominio memorat ser Petrus Duodo qui fuit in ipsis partibus provisor noster, quod reduci debeat et expendi in partibus illis _ducatus pro soldis quadragintaocto Imperialium_, et omnes argentee et heree monete reducantur et in iliis partibus expendantur ut infra particulariter est notatum; quo quidem modo correspondebit ista monetarum mutatio monete nostre venete, et moneta nostra in illis partibus absque damno poterit expendi. Denarii qui de sale extrahuntur haberi poterunt qui aliter haberi non possent in bona moneta, datia Padi nostro communi plus utilitatis affererent, forensibus mercatoribus et subditis nostris deinde mutatio seu reductio hec in maximum comodum redundabit. Mutationes autem monete argentee et heree sunt hec, videlicet: primo pichionus antiquus factus tempore domini Bernabonis et ducis Mediolani veteris, qui nunc valet Imperiales decemnovem, valere debeat, quia bonus, soldos duos. Pichionus autem novus qui fit per ducem Mediolani, qui similiter valet denarios decem novem, valeat Imperiales XX. _Grossus venetus qui valet denarios decem novem, valere debeat soldos duos_. Bononinus antiquus qui valet denarios duodecim, valere debeat Imperiales quindecim. Bononinus ferariensis, mantuanus et quilibet alius bononinus, qui nunc valet soldum unum, valere debeat Imperiales tresdecim. Aquilinus antiquus et bononinus papalis qui valent denarios decem, valere debeant soldum unum Imperalium. Aquilinus mantuanus qui valet denarios decem, valere debeat Imperiales decem. _Mezaninus venetus sive soldus de Verona qui valet denarios septem, valeat Imperiales octo_. Octinus qui valet denarios septem, valeat Imperiales octo. Sexinus antiquus de Mediolano qui valet denarios quinque, valeat Imperiales sex. _Soldus venetus qui valet denarios V, valeat Imperiales sex_. Quatrinus antiquus factus usque in tempore mortis ducis Mediolani veteris, qui nunc valet denarios tres, valeat Imperiales quatuor. Imperiales veteres a literis, qui nunc valent denarium unum, et Imperiales veteres facti tempore dominorum Bernabonis et ducis Mediolani veteris, qui nunc valent duo pro uno bono Imperiali, valere debeant Imperialem unum. Reliqui vero Imperiales qui valent duo pro uno, sic valere debeant duo videlicet pro uno. Verum quia dictus noster provisor de mense decembris nuper elapsi affictavit datia communis que debebant incipere annum die primo Januarii tunc sequentis, et monete mutationem fecerunt in Parmensi et Regino territoriis et eorum districtibus, ipseque provisor noster noluit quid in mutatione ipsa innovare sine nostri dominii declaratione et mandato quod habuit die primo februarii preteriti, et sexto eiusdem fecit publice divulgari; committatur nostris Capitaneo et Camerlengo Berselii etc. quod datia nostra exigere et exigi facere debeant a datiariis pro mense januarii preteriti, prout tunc monete valebant ad rationem soldorum L pro ducato; pro mense autem februarii et martii et aprilis preteritorum ad rationem soldorum triginta octo pro ducato, prout tunc temporis valuerunt; et a primo presentis mensis in antea exigi debeat secundum quod monete current, ad rationem soldorum quadraginta octo pro ducato ut supra dictum est. Et sic intelligi debeat esse decetero exigenda datia nostra Padi ad rationem predictam soldorum quadraginta octo pro ducato. Ita tamen quod si datia aliquarum mercationum transeuntium per Padum summam excederent soldorum XLVIII, exigi debeant datia ipsa ad aurum et non ad monetam.
Omnes de parte; -- de non 0; -- non sinceri 0.
(Senato, _Misti_, registro 48, carte 149.)
DOCUMENTO XXI.
(Tomaso Mocenigo, nota 15).
_MCCCCXVII, die XI novembris_.
Capta.
Cumzosiaché la nostra cecha da l'arzento bexogne de grandissima e notabel reformation, perché da molti mexi in qua la è andà in dessolution e reduta quasi a niente, e per questo l'è anche desviado el corso e la mercadantia de l'arzento in Veniexia, la qual cossa è retornada et ogni di pluj retorna a danno grandissimo del nostro comun, si cercha la utilità che se soleva recever de la cecha, chomo di datii nostri, e de la università de la merchadantia e de molte fameie le qual viveva de quel mestier, le qual se desperde; e oltra de questo le monede che se fa al presente se fano cum sì pocha raxon e ordene, che l'è cum grandissima infamia de la nostra Signoria e pocho contentamento de tuti i nostri subditi; Et el sia utilissima cossa e honor nostro a far bona provision, sì per redur el corso de l'arzento, como per che el nostro comun non sia fraudado e chel se faza bone monede; Anderà parte che da mo avanti el se debia observar li ordeni infrascritti:
Prima, per che li ordeni e muodi di quinti i qual se oserva al presente, sì in lo affinar de l'arzento como in lo apresentar al pexo de comun a Rialto, son sì scuri che solo Dio porave guardarsse chel non fosse fato grandissimo dano al nostro comun; Sia ordenado che da mo avanti non se meta pluj quinti in cecha, ma debiasse observar como qui de soto se noterà.
Che tuto l'arzento che serà conduto a Veniexia se debia apresentar al pexo de Rialto, segondo li ordeni che se contien in lo capitolar del dito offitio, i quali son utili e boni, e quelli se debia in tuto oservar cum le pene e muodi che in quelli se contien. Dechiarando che cussì como l'arzento che se apresenta al dito pexo de Rialto, è uxado de scriverse per man del scrivan del dito pexo, cussì se debia anche notar e scriver per man de uno di officiali nostri del dito pexo. Et chadaun de lor sia tegnudi, de quatro in quatro mexi, notar insembre cum el scrivan, como è dito, suxo un quaderno tuto l'arzento che serà apresentado al so offitio. E oltra questo sia tegnudo el scrivan notar tuto el dito arzento ordenadamente suxo un libro grando over mare, che romagna sempre in lo offitio a caxon che perdandosse i diti quaderni sempre se possa veder l'arzento che serà apresentado.
Item che tuti quelli che apresentarà arzento al pexo de Rialto, per portarlo a affinar ala moneda, e per simele queli che avesse comprado, debia portar quelo ad afinar cum li muodi e ordeni che se al dito offitio del pexo de l'arzento de Rialto. E azò che le cosse vada pluj ordenadamente, sia tegnudi i diti offitiali dal pexo de Rialto notar su i suo libri quelo argento che se porterà ad affinar ala moneda, e de che sorta arzento el sera, e far una cetola cum la suo bolla a queli che porterà l'arzento ad affinar. Su la qual sia notà le marche, le onze e li quarti che pexerà el dito arzento. Notando la qualità over sorta de cadaun arzento da per si, e altramente non se possa portar algun arzento ad affinar per algun muodo. La qual cetola se debia apresentar ai masseri de la moneda da sen Marcho, over a quello a chi tocherà star ala affinaria de l'arzento, el qual debia notar sul so libro, e per simele el so scrivan, tuto l'arzento camerado che serà portado ad affinar chomo se contignerà suxo la cetola che farà e manderà i officiali dal pexo de Rialto. E debia notar cadauna persona de chi serà el dito arzento da per si. E quando el dito arzento serà affinado e bolado e batudo, debiasse pexar a ponto, presente el masser da la finaria. Et coluj de chi serà l'arzento debia de presente pagar al masser che serà a recever l'arzento per far moneda, grossi quatro et un quarto a oro per marcha, che vien ducati tre e grossi do a oro per cento. E no se debia muover el dito arzento sel non serà pagado como è dito.
Et infin da mo sia ordenado chel se debia far un sufficiente scrivan ala dita affinaria de l'arzento per scrutinio de misser, consejeri, cavi e masseri da l'arzento, perché altramente non se poria far, el qual sia pratico in tegnir de le raxon et in lo pexar de l'arzento; el qual habia de salario ducati LXXX a l'ano per aver persona ben sufficiente, cumzosiaché tuto el fondamento de questi fati principalmente consiste a regolar la affinaria de l'arzento ala moneda per muodo che le cosse vada sì chiare che algun ingano non possa esser fato.
Et azò che le cosse vada cum ordene e qualitade, debia i diti tre masseri partirse in questo muodo, zoè l'un a recever l'arzento del qual se farà moneda, l'altro ai tornexi e ai pizoli, e l'altro a la affinaria de l'arzento. E de quatro in quatro mexi se debia cambiar da offitio a offitio cadaun de lor. E quel masser che serà ala affinaria de l'arzento per i suo 4 mexi debia notar suxo uno quaderno tuto l'arzento camerado che se porterà ad affinar ala moneda; e simelmentre el scrivan suxo un altro quaderno como de sovra è dito. E oltra de questo el dito scrivan debia notar simelmente suxo una mare azò che sempre se possa ben veder quelo che serà fato ala dita affinaria. E azò che, le cosse se scontre e sia ben chiare, debiasse principiar a notar in uno medemo tempo tute queste cosse al pexo de Rialto, e ala affinaria de l'arzento, sì che l'un offitio e l'altro se possa ben intender e scontrar. E sia tegnudo el dito masser da la affinaria, subito complidi i suo 4 mesi, e per simele queli dal pexo de Rialto, mandar i suo libri ai officiali da le raxon nuove azò chel se possa veder chiaramente sel nostro comun averà recevudo algun ingano.
E simelmente el masser che receve l'arzento per far moneda, complidi i suo 4 mexi, debia pluj presto che se porà soldar le suo raxon e portar i suoi libri ai diti officiali de le raxon nuove azò che i possa veder la raxon del nostro comun.
E perché molte volte vien apichado de le peze che se affina ala dita moneda, le qual se convien voltar perché a quelli de chi serà l'arzento bexogna ale fiade aver monede basse per acompagnar quele peze apichade; sia ordenado chel non se possa recever algun arzento camerado ad affinar senza la poliza de quelli dal pexo de Rialto, como è dito; el qual arzento apichado abia termene ad esser voltado e fato de bola infra otto dì. E quando el dito arzento serà bolado e batudo como è dito, se debia pexar per lo muodo predito, e pagar grossi 4 e uno quarto per marcha; et per algun muodo non se possa recever questo pagamento sel non serà prima bolado e batudo a raxon che tuto vada regoladamente.
Item, perché molte volte se porta ad affinar arzento che tien oro, sia ordenado che quando el serà afinado, el se debia pexar aponto como è dito de sovra, e pagar per ogni marcha i diti grossi 4 1/4. E perché el dito arzento dorado se convien partir, e un altra volta se convignerà portar ad affinar, debiasse de questo tal arzento far chiareza suxo i libri de la affinaria per muodo chel nostro comun non sia inganado.
Et de tuti i deneri che receverà el masser che lavora l'arzento, zoè i diti grossi 4 e un quarto per marcha de l'arzento de bola afinado a la moneda, se debia far e seguir como se feva de la utilitade de quinti, zoè in far quelle spexe che bexognerà. E lo resto, complidi i suo quatro mexi, debia dessignar segondo uxanza al masser di tornexi e di pizoli, per far tornexi e pizoli como se contien in le parte et ordeni che parla sovra de zo.
Anchora, che l'arzento che serà portado ad affinar ala moneda non se possa meter in fuogo ad affinar senza parola del masser o del scrivan dala affinaria, sì che sempre al men uno de lor sia presente quando se deverà meter ad afinar. E se algun affinador metesse in fuogo ad affinar senza parola, como è dito, caza in pena de libre X de pizoli per cadauna fiada. E cadaun mercadante che metesse o fesse meter contra l'ordene predite, caza de libre L per zascaduna fiada; le qual pene debia scuoder i masseri sovraditi de la cecha da l'arzento, de le qual el terzo sia del nostro comun, e i altri do terzi se parta entro i diti masseri e tutti i scrivani de la dita cecha, zoè de la affinaria e de l'arzento e di tornexi e pizoli, segondo chomo se suol partir le altre suo utilitade.
E debia el dito masser da la affinaria, e el so scrivan, tegnir sì chiaramente tuto il conto e le raxon de l'arzento camerado che se porta ala finaria, e per simel de quello che romagnerà de bola, che el nostro comun non possa per algun muodo esser inganado.
E de tuto l'arzento che serà affinado e bolado e averà pagado i diti grossi 4 e un quarto per marcha, sia tegnudi quelli de chi el serà meter un quarto in cecha per far moneda, azò che la nostra moneda non manche. E se i vorà meterne pluj, questo sia in so libertade, e debia pagar la fatura deputada segondo li muodi e ordeni infrascriti; e habia pexo per pexo; e questo quarto debia haver messo fra otto di dapuò chel serà affinado e bolado soto pena del quarto per cadaun che contrafesse e zaschaduna fiada, la qual pena se scuoda e parta como è dito de le altre de sovra.
Item, che zaschaduna persona, sì teriera como forestiera, possa comprar argento francho, e quelo possa trar de Veniexia per zaschaduna parte e luogo, per mar o per terra, senza pagar alguna cossa, e anche possa meter in cecha a far moneda, habiando pexo per pexo, e pagando le fature ordenade del lavorar de la dita moneda como se fa del quarto sovradito.
Et azò chel sia dado materia a tuti de condur arzento a Veniexia, e che i mercadanti forestieri veza esser ben tractadi, sia prexo e ordenado: che algun over alguni compradori de arzento non possa far conventicole né compagnie contra over a dano de queli che conduxe l'arzento a Veniexia per vender; e anchora che subito vendudo e pexado l'arzento, se faza i pagamenti segondo i ordeni e soto quele pene che se contien in lo capitolar de queli dal pexo de Rialto; li qual ordeni, sì de le compagnie como del pagamento e in tute altre cosse, i diti officiali dal pexo debia del tuto observar e mandar ad execution soto pena de libre CC in li suo proprii beni. E zaschadun li possa acusar, sì ai Avogadori de comun como ai provededori, e a tuti officiali de contrabandi, se i contrafarà; de la qual pena la mitade sia del acusador e l'altra mitade se parta tra el nostro comun e queli officiali a chi serà fata la cusa, e non se possa far alguna gratia soto quela medema pena.
Perché l'è ordene ala cecha de la moneda, che le monede che se lavora debia andar libre XXVII soldi IIII per marcha, el qual ordene fo fato quando el ducato valeva soldi 93; el qual ampuo za bon tempo non è sta oservado né se poria oservar, perché zustandosse le monede segondo quel ordone, algun non poria meter arzento in cecha, vaiando el ducato soldi cento, per che li ne perderia grossamente, e cussi l'arzento no seria mai conduto in Veniexia. E benché la cecha habia lavorado in fin per tutto 1415, questo è stado perché le monede non se mendava né zustava; e le monede che insiva de la cecha era sì varie e inequal che tute se trabuchava; e da le grieve a le leziere iera tanta deferentia che le leziere che romagniva e che se spendeva in questa terra andeva da Livre 32 infina 32 1/2 per marcha, e questa iera et è pessima moneda e cum infamia de la nostra Signoria e pocho contento de tuti. E fazando provision che le monede vada soldi C per ducato, seguirà molti beni, prima che la nostra moneda serà bela e bona, e la cecha lavorerà, e tanta maistranza cum le suo fameie viverà, e serà principal caxon de far condur arzento a Veniexia, e porasse meter in cecha cum avantazio e sostignerasse l'arzento al corso uxado de ducati V e grossi XVIII la marcha. Pertanto sia ordenado che da mo avanti le monede se debia far e lavorar per muodo che le vada livre XXVIIII soldi VIIII per marcha; le qual, metando l'arzento ducati V grossi XVIII la marcha, e metando la spexa de la fatura, vien a ponto soldi C per ducato. Dechiarando che la mitade se faza in grossi e la mitade in soldi, pagando i grossi de spexa, de fatura, soldi XII per ogni marcha; e i soldi, soldi XVI per marcha, che vien a esser soto sovra soldi XIIII de spexa per ogni marcha. E debiasse observar queli muodi e ordeni a zustar, pexar, e mendar e lavorar la dita moneda, li qual mo nuovamente son stadi trovadi e ordenadi per li masseri de la cecha e per ser Alvise Corner e ser Antuonio Miorato, azò che le monede se faza zuste, bone et egual, sì che le non se possa trabuchar. E ben che ogni moneda al mondo se possa trabuchar, senza dubio, observandosse li muodi e ordeni prediti, questa moneda serà sì zusta e cum tanta raxon, che pur trabuchandosse, la utilità serà sì pizola, che serà a dir niente, et algun non vorà perder tanto tempo per sì minima cossa. E azò che la sia sempre lavorada cum li muodi e ordeni debiti, sia tegnudi i officiali da le raxon nuove, o almen un de lor, andar una fiada al mexe almen a veder chel sia lavorado e observado l'ordene soprascrito, e referir ala Signoria nostra azò che questo dura, e che sel serà bexogno far alguna provision, la se possa far.
Item chel sia fati do gastoldi de puovolo, i qual sia pratichi in lo mestier de mendar e zustar la moneda, e de bona fama; i qual se faza tra missier, consejeri, cavi e masseri de la moneda de l'arzento per scrutinio, cum salario de ducati XXX a l'ano per cadaun, e habia le soe regalie. Dechiarando che li non possa far in la dita cecha algun lavorier che apartegna ala dita maneda, azò che i sia pluj soliciti e atenti a far el so offitio. E questi gastoldi, sempre quando se menderà e zusterà la moneda, debia esser ai luogi deputadi, dove se menda e zusta la moneda, e debia molte fiade al dì guardar se i diti mendadori e zustadori lavorerà la moneda cum i muodi e ordeni che li serà dadi per li masseri de la moneda. E se i diti gastoldi troverà algun mendador o zustador che non lavorasse le dite monede per li muodi prediti, debia quelli manifestar a masseri soto pena de privation del hoffitio; i qual masseri debia condenar queli che non farà el so dover libre X de pizoli per cadauna fiada. E se i serà trovadi in fallo da tre volte in suxo, sia privadi per uno anno de non poder lavorar ala moneda. E de le dite pene non possa esserli fato gratia per algun muodo. E le pene pecuniarie predite se parta tra i masseri e gastoldi e scrivani.
E quando la moneda serà mendada e zustada, avanti che la sia dada ala maistranza di ovrieri a lavorarla, debia i diti gastoldi un'altra volta solenemente examinarla se la serà ben lavorada; e trovando algun fallo, se debia conzar a le spexe de quelli che serà stadi colpeveli, e condenarli per lo muodo dito de sovra. E da può che la moneda serà stada in man di ovrieri, quando la serà complida per dar a stampir, debia anchora esser ben examinada per li diti gastoldi, e per un di masseri de la moneda, se la sta ben chomo la die; e trovando algun fallo, se debia conzar a spexe de queli che ne serà stadi colpevelli, e caza a quelle pene che s'è dite di mendadori e zustadori.
I stampidori che stampisse la moneda sia tegnudi stampirla per lo muodo che li serà commesso per i masseri; e se i serà trovadi in algun fallo, che quela moneda sia desfata e refata a le spexe de queli che averà falido. E se i cazerà in questo defeto da tre volte in suxo, sia privadi per uno ano che li non possa lavorar algun lavorier in la dita moneda.
E se i diti masseri de la moneda trovasse algun di prediti in algun fallo, e a queli non desse la pena predita, incora a pena de livre C per zaschadun, e zaschaduna fiada; la quale pena se scuoda per li officiali da le raxon habiando parte como de le altre del so offitio.
E per dar materia a zaschadun che conduga arzento a Veniexia, per lo gran benefitio che siegue a la terra nostra, sia ordenado che zaschaduna persona, sì terriera como forestiera, che meterà arzento in Cecha li sia dado pexo per pexo e mezi grossi e mezi soldi; e debia pagar per fatura soldi VIII de pizoli solamente, e lo resto, che è soldi VI, vada a spexe del nostro comun per la utilità che l'a da grossi IIII 1/4 per marcha de tutto l'arzento che vien affinado a la cecha como è dito de sovra.
L'ordene che die dar i masseri de la moneda ai lavoradori si è questo:
Prima ai mendadori sia dadi i pexi i qual sono fati per la pruova fata nuovamente. E apresso quante monede die andar per marcha che son per numero Libre 29 soldi 9 pizoli.
Quello che die far li ovrieri si è che la moneda sia ben tonda e ben fata como la die esser de raxon.
Ai stampidori che la sia ben e diligentemente stampida chomo la die esser de raxon.
Spexe de fature per i soldi per ogni marcha:
per i masseri per marcha soldi 1 pizoli 0
per lo pexador per marcha soldi 0 pizoli 3
per i gastoldi per marcha soldi 0 pizoli 4
per i scrivani per marcha soldi 0 pizoli 3
per i fondadori per marcha soldi 0 pizoli 6
per i ovrieri per marcha soldi 5 pizoli 0
per i mendadori per marcha soldi 3 pizoli 0
per i stampidori per marcha soldi 3 pizoli 0
per i cali del fondedor e altri cali uxadi
per marcha soldi 2 pizoli 6
Suma soldi 15 pizoli 10.
Spexe de fature per i grossi per ogni marcha:
per i masseri per marcha soldi 1 pizoli 0
per lo pexador per marcha soldi 0 pizoli 3
per i gastoldi per marcha soldi 0 pizoli 4
per i scrivani per marcha soldi 0 pizoli 3
per i fondadori per marcha soldi 0 pizoli 6
per i ovrieri per marcha soldi 3 pizoli 0
per i mendadori per marcha soldi 1 pizoli 4
per i stampidori per marcha soldi 1 pizoli 4
per i cali del fondedor e altri cali uxadi
per marcha soldi 2 pizoli 6
Suma soldi 10 pizoli 6.
Suma la spexa de la fatura di soldi e grossi, soldi 26 pizoli 4, che vien per metà soldi 13 pizoli 2 per marcha. Avanza al nostro comun pizoli 10 per marcha.
De parte 95; -- de non 14; -- non sinceri 4.
(Senato, _Misti_, registro 52, carte 54 tergo.)
DOCUMENTO XXII.
(Tomaso Mocenigo, nota 20).
_MCCCCXX, die VI februarii (more veneto)_.
Capta in collegio deputato super reformatione ceche arzenti, vigore partis capte in Rogatis.
Cumzosia chel sia de besogno a proveder che la nostra cecha bata maor quantitade de moneda che far se può, sì per honor de la nostra Signoria, chomo per sustentamento de la povera zente, et etiandio chel se dia ogni caxon possibele ai marcadanti che conduga arzento a Veniexia; Vadit pars che chomo al presente se fa de ogni marcha d'arzento L. 29, soldi 10, cossì da mo avanti se debia far moneda che vada L. 29, soldi 16 per marcha. E perché l'è do mare in l'azustar de le monede, sia ordenado che la mare che è più leziera non se possa muover, azò che la nostra moneda non se possa per algun muodo over condizion sminuir. E chomo al prexente se bate la mitade soldi e la mitade grossi, cossì da mo avanti se bata i tre quarti grossi e un quarto soldi.
De parte 22, -- de non 3, -- non sinceri 0.
Item, perché l'è utel cossa a far ogni aseveleza e destro ai marcadanti i qual conduxe arzento a Veniexia, e molte fiade occorre che per un over do charati che passa l'arzento el qual se affina de la fineza che la terra a limitado, zoè de carati 55, el dito arzento non vien azetado per bon, e i marchadanti cum so gran danno e spexe convien quello da chavo far afinar; Vadit pars, romagnando l'ordene de la nostra fineza in charati 55, chomo la è al prexente, che per subvention di marchadanti, i nostri massari de l'arzento debia e possa azetar chadauna peza d'arzento affinado che sia de tegnuda de charati 55 fina 60, e da là in suso non se possa acceptar soto le pene e streture contegnude in lo capitolar di diti nostri massari de la cecha. Et perché l'è gran fatto a cognoscer la fineza de l'arzento a ochio pontalmente, e leziermente se può falir in danno de la nostra cecha et ancor di marchadanti, e ben, anzi utel sia a proveder sora de zò; In fin da mo sia preso, chel sia commesso ai nostri masseri de la cecha et ai provededori nostri de comun, et ai savi nostri ad utilia, che i debia procurar de haver un sazador a copella, al qual i debia dar quel salario el qual i parerà esser rasonevel et honesto; et oltra el dito salario, habia dai marchadanti de chi serà l'arzento asazado soldi VIII per sazo chomo l'a al presente. Et in quanto el dito sazador non asazasse lialmente e commetesse alguna fraude, o veramente non dixesse la veritade, debia star un anno in una de le prexon de soto, et esser perpetuamente bandizado de tute terre e luogi subditi a la nostra Signoria. Et azò che meio se possa sazar el dito arzento, sia ordenado chel sia fato in la nostra cecha, dove parerà più abele, i fornelli dove se faza i sazi e la prova del dito arzento, e non se possa far i diti sazi altrò per algun muodo; e sia comesso ai nostri affinadori de la cecha che i non debia né possa far alguna peza d'arzento de plui pexo de marche 25 over da là in zoso, e se i la farà de maor peso, non possa esser acceptada ni bollada per algun muodo.
De parte 15.
Ser Franciscus Lauredano sapiens consilii.
Vult partem suprascriptam, salvo chel vuol che la fineza de l'arzento romagna ferma de karati 45, chomo l'a al presente.
De parte 10; -- de non 0; -- non sinceri 0.
(Senato, _Misti_, registro 53, carte 106.)
DOCUMENTO XXIII.
(Francesco Foscari, nota 3).
_MCCCCXXVIIII, die nono julii_.
Capta.
Quoniam expedit omnino dare modum et regulam habendi monetas argenteas que possint expendi et habere cursum in terris et districtibus nostria Brixiensi et Pergamensi et in aliis locis nostris, et quod monete forenses, et presertim de Mediolano, in tanta quantitate non multiplicent cum damno nostri dominii et subditorum nostrorum, ac etiam faciat pro honore nostro providere quod monete nostre principalem locum obtineant in omnibus locis nostris;
Vadit pars; Quod illa regula seu obbligatio per quam omnes conducentes sive ementes argentum in Venetiis tenentur ponere quartam partem in cecham nostram pro faciendo monetas, firma remaneat et observari debeant in hunc modum, videlicet: Quod de illo quarto quod obligatum est poni in cecham fieri debeant decetero infrascripte monete argentee ad cuneum seu formam que ordinabitur, videlicet soldi veneti ad cuneum solitum, qui sint talis ponderis quod intrent seu vadant libre triginta et una pro qualibet marcha argenti, et expendantur ad rationem soldorum centumquatuor pro ducato; Et fiat alia moneta que valeat duos ex dictis soldis, fiantque grossi qui valeant octo ex dictis soldis ad formam que ordinabitur. Et fiant per tercium, videlicet de unaquaque sorte tertia pars dicti quarti quod ponetur in cecham. Sintque omnes iste monete eius qualitatis sive sazii et bonitatis cuius sunt grossi et soldi qui presentialiter cuduntur in dicta cecha. Debeantque omnes iste monete taliter justari et mendari, quod non possint trabuchari vel viciari. Et pro factura cuiuslibet marche dictarum monetarum commune nostrum, seu zecha nostra, habere debeat soldos duodecim parvorum. -- Preterea sit in libertate cuiuscumque, ultra dictum quartum obligatum ut supra, fieri facere ad ipsam cecham, de quocumque argento quod ponere volet in cecham, de grossis nostris solitis, qui sint illius qualitatis, bonitatis et ponderis cuius sunt et fiunt ad presens, ut expediri possint tam pro partibus Sirie quam aliter, sicut videbitur et placebit illis qui de his grossis fieri facere volent, et sicut faciunt ad presens; et in his non fiat aliqua innovatio. Et similiter sit in libertate cuiuscumque fieri facere de suprascriptis monetis novis ultra quartum obligatum ad libitum suum cum condictionibus tamen suprascriptis.
De suprascriptis autem tribus sortibus seu qualitatibus monetarum mitti debeat nunc et de tempore in tempus ad partes brixienses et pergamenses illa quantitas que erit expediens, in numero pecuniarum que de tempore in tempus mittentur pro pagis gentium nostrarum armigerarum, ut per hunc modum ille partes nostre fulciantur monetis nostris, utque ipse monete recipiant cursum debitum tam pro honore quam pro utilitate nostra et contentamento subditorum nostrorum.
Et ex nunc sit captum, quod de pecuniis deputatis ad mittendum ad partes brixienses et pergamentes Collegium debeat emere illam quantitatem argenti que videbitur oportuna pro dando principium et fieri faciendum de dictis monetis novis.
De parte 84; -- de non 24; -- non sinceri 24.
(Senato, _Misti_, registro 57, carte 126 tergo.)
DOCUMENTO XXIV.
(Francesco Foscari, nota 7).
_MCCCCXLIII, die XXIII januarii (more veneto)_.
Cum, ut omnes intelligunt et per experientiam cognoscunt, sit penitus necessarium celerem fieri provisionem circa factum monetarum que hic currunt cum ignominia terre nostre, utque etiam illi qui habent et habituri sunt argentum in cecha intelligant quid agere habent; Vadit pars, quod de cetero de omuibus illis quartis argenti qui sunt et ponentur in cecha nostra pro monetis conficiendis, stampiri et cuneari debeant solummodo soldi, et non alia moneta neque grossoni modo aliquo; et hoc observetur per menses sex. Qui quidem soldi cunientur et stampiri debeant ad libras XXXIIII pro qualibet marcha.
Et ex nunc captum sit, quod dicti soldi et moneta nova que stampiri debent, nullo modo, forma vel ingenio portari seu navigari possint a parte maris, sub pena amissionis omnium monetarum predictarum que quomodolibet reperirentur portari extra contra ordinem suprascriptum.
Que quidem monete sint pro medietate accusatoris, seu patroni aut scribe alterius qui portaret monetas predictas, et alia medietas sit advocatoris conimunis seu aliorum officialium nostrorum quibus primo fieret conscientia. Et non possit aliquis patronus vel scriba navium aut aliorum navigiorum nostrorum, seu alina, sit quis velit, portare seu portari facere extra Venetias a parte maris de dictis monetis novis, sub pena privationis patronie et scribanie navium et navigiorum nostrorum per annos quinque, et amittendi totidem, pro pena, totius eius quod portarent. Et duret hec prohibitio monetarum non extrahendarum a parte maris per menses sex proxime secuturos, et tunc veniatur ad istud consilium et provideri debeat tam circa monetas extrahendas quam circa alias monetas cuniandas, sicut melius et utilius videbitur isti consilio.
De parte 71.
(Senato, _Terra_, registro 1, carte 114 tergo.)
DOCUMENTO XXV.
(Francesco Foscari, nota 11).
_MCCCCXLI, die XXII februarii (more veneto)_.
_Provisiones sapientum ad utilia_.
Cum faciat pro nostro dominio, hoc tempore penurie pecuniarum recuperare pecunias per omnem modum et viam honestam, et in zecha nostra argenti alias fierent _parvuli_ sive _bagatini_ pro Brixia, Pergamo, Verona et Vincentia sub diversis stampis secundum cursum locorum, qui quidem bagatini tenebant marchas octo raminis et unam argenti. Et quia dicti bagatini defecerunt, nunc quedam moneta ducis Mediolani, vocata sesini, qui desuper sunt dealbati et totum residuum est ramen, cepit cursum per totum territorium nostrum a Mentio ultra. Et si fierent de dictis bagatinis qui tenerent marchas octo cum dimidia raminis et dimidiam argenti, commune nostrum maximam utilitatem et lucrum reciperet;
Vadit pars, Quod massarii nostri monete argenti fieri facere debeant de dictis _bagatinis_ secundum solitas stampas Pergami, Brixie, Verone, Vincentie et Venetiarum, ponendo dimidiam marcham argenti in marchis octo cum dimidia raminis. Et ut dicti bagatini consummentur, captum sit, quod de tempore in tempus mittatur de parvulis predictis rectoribus locorum predictorum, qui teneantur et debeant dare soldos quinque pro ducato de parvulis predictis in omnibus solutionibus et subventionibus quas quomodolibet facient. Teneanturque dicti rectores, sub pena ducatorum quingentorum, remittere nostris massariis argenti de tempore in tempus in auro vel argento valorem parvulorum quos recipient. Ut autem dicti parvuli capiant cursum, captum sit et firmiter ordinatum, quod rectores nostri non debeant amplius recipere, nec permittere quod recipiantur per cameras nostras usque duos menses, neque per speciales personas, dicti sesini, ita quod totaliter banniantur. Et si, elapsis dictis duobus mensibus, aliquis expenderet dictos sesinos, perdat illos et totidem plus pro pena. Omnes autem pecunie que extrahentur de utilitate predicta, teneantur massarii nostri monete argenti portare nostris gubernatoribus introituum de tempore in tempus pro solutione Illustris Comitis Francisci (27).
De parte 95; -- de non 1; -- non sinceri 3.
(Senato, _Terra_, registro 1, carte 59 tergo.)
DOCUMENTO XXVI.
(Francesco Foscari, note 12 e 13).
_MCCCCXLII, die XXIIII maii_.
Cum pridie captum fuerit in isto consilio, quod in cecha nostra argenti fiant de bagatinis pro Pergamo, Brixia, Verona et Vincentia, et nihil expressum sit de Padua, Tervisio, et aliis terris nostris,
Vadit pars, quod massarii nostri monete argenti mittere debeant Paduam, Tervisium, et ad alias terras nostras a parte terre et in Patriam Foriiulii, de _bagatinis_ qui expenduntur in dictis locis, factis ad ligam, sicut captum est in isto consilio. Et rectores nostri dari facere debeant soldos quinque pro ducato de camera de _parvulis_ predictis in omnibus solutionibus et subventionibus quas facient et fieri facient, sicut pridie captum fuit de aliis terris nostris. Rectores vero Padue dari facere debeant in solutionibus que fient per cameram illam de parvulis predictis illam partem que solita est dari, dummodo sit maior soldorum quinque pro ducato. Et non possint rectores sive camerarii omnium terrarum et locorum nostrorum dare in solutionibus predictis alios bagatinos sive parvulos, quam illos quos habebunt a massariis nostris monete argenti, sub pena contenta in parte furantium; teneanturque rectores predicti, sub pena ducatorum quingentorum, remittere de tempore in tempus in auro vel argento valorem dictorum parvulorum quos recipient nostris massariis argenti. Et teneantur dicti massarii tenere computum ordinatum in uno quaterno separate de expensis et utilitatibus dictorum bagatinorum. Et sub pena ducatorum ducentorum in bonis suis propriis teneantur dicti massarii argenti portare nostris gubernatoribus introituum pecunias que extrahentur de utilitate dictorum bagatinorum pro solutione Illustris Comitis Francisci.
(Senato, _Terra_, registro I, carte 67 tergo.)
DOCUMENTO XXVII.
(Francesco Foscari, nota 16).
_MCCCCXLII, die XVIII julii_.
Cum captum sit in isto consilio quod fiant de bagatinis ad ligam novam pro terris nostris a parte terre, et bonum sit etiam providere quod fiant de quatrinis et semiquatrinis pro Ravena, ad ligam et secundum monstram dictorum quatrinorum factam per massarios nostros monete argenti et missam provisori nostro Ravene, qui laudat quod fiat de quatrinis predictis quia placent civibus Ravene;
Vadit pars, quod massarii nostri monete argenti fieri facere debeant de _quatrinis_ et _semiquatrinis_ predictis ad ligam et secundum monstram per dictos massarios factam, in illa summa et quantitate que necessaria erit pro Ravena, mittendo de illis de tempore in tempus provisori nostro Ravene, qui teneatur et debeat dare, in omnibus solutionibus et subventionibus que fient per cameram nostram Ravene, illam partem dictorum quatrinorum que sibi videbitur, non possendo dare minus quinque pro cento, dando dictos quatrinos secundum cursum ducati. Et teneatur dictus provisor noster, sub pena ducatorum CC auri in suis bonis propriis, remittere de tempore in tempus nostris gubernatoribus introituum in auro vel argento valorem dictorum quatrinorum quos recipiet de tempore in tempus.
(Senato, _Mar_, registro 1, carte 106.)
DOCUMENTO XXVIII.
(Francesco Foscari, nota 17).
_MCCCCXLVI, die XXI junii_.
Cum per hoc consilium sub die VII mensis maii nuper elapsi facta fuerit certa provisio super facto parvulorum falsorum presentandorum et cetera, prout in ea latius continetur, que utilis fuit acque bona. Sed cum in civitatibus et terris nostris a parte terre propter magnam moltitudinem parvulorum, et maxime in civitate nostra Padue, sit exorta maxima confusio in facto ipsorum parvulorum, adeo quod nedum utile, sed necessarium sit super ipsis parvulis facere talem provisionem qnod unusquisque se valeat intelligere;
Vadit pars, quod in nomine Dei de novo fiat et fieri debeat _una nova stampa et forma ipsorum parvulorum_, sicut collegio melius videbitur. Sed quod ipsi parvuli de novo stampandi sint illius lige et bonitatis cuius sunt parvuli stampe presentis, et quod de cetero parvuli huius presentis stampe non fiant neque stampentur. Sed ut provideatur inconvenientiis presentibus, ex nunc sit captum, quod omnes et singuli qui habent parvulos in hac civitate nostra, teneantur et debeant illos presentare officialibus nostre monete. . .
(Senato, _Terra_, registro 1, carte 195).
DOCUMENTO XXIX.
(Francesco Foscari, nota 18).
_MCCCCLIII, die XVIII decembris_.
Item quod ad officium Ceche nostre cuniari debeant, in _quatrinis_ a parvulis quatuor pro quatrino, ducati XX millia, incipiendo die primo januarii proximi; qui quatrini dispensentur in omnibus terris nostris, excepta hac civitate. Et ad hoc deputentur apotece quatuor. Verum post factam dictam summam, non possint amplius fieri quatrini sine licentia et ordine huius consilii.
(Senato, _Terra_, registro 3, carte 92.)
DOCUMENTO XXX.
(Francesco Foscari, nota 26).
_1447, die XXVIII augusti_.
Cum notum sit omnibus quanto studio et quanta arte multi domini forenses, elapso tempore et modo nuper, enixi sunt contrafacere ducatos, et soldos et alias nostras monetas, et licet nunquam fieri potuerit tanta similitudo stamparum, quin semper cognita fuerit, tamen querendum est et providendum, quod proprius et verus cunius ceche nostre non possit unquam pervenire in manus alicuius forensis aut hominis levis conditionis, propter periculum quod sequeretur in ducatis et grossis, propter similitudinem stamparum: Et propterea, Vadit pars, quod nemo possit unquam accipi magister cuniorum aut stamparum nostrarum in cecha nostra, qui non sit civis origine Venetiarum, sub pena officialibus qui eligerent ducatorum centum.
De parte omnes alii; -- non sinceri 0; -- de non 1.
(Senato, _Terra_, registro 2, carte 43.)
DOCUMENTO XXXI.
(Francesco Foscari, nota 36).
_MCCCCLVI, die XVI martii_.
Quia tempore belli, ob necessitates terre et multas expensas occurrentes, provisum et ordinatum fuit quod ad cecham nostram fierent quatrini et parvuli diversarum sortium, et de eis etiam facti sint tempore pacis, qui adeo multiplicati sunt, ut nulla alia quasi appareat vel expendatur in terris nostris moneta quam raminis. Et hoc idem etiam inceptum est fieri in hac civitate, et propterea subditi nostri permaxime graventur, nec cessent, sed in die magis multiplicent eorum querelle. Et insuper ob multiplicationem dictarum monetarum alie multe sequantur confusiones et inconvenientia ac nostro dominio damno; sitque pro honore Dei et nostro etiam, et propria utilitate camerarum nostrarum, et pro sedandis predictis querellis subditorum nostrorum, omnino providendum;
Vadit pars quod mandetur, auctoritate huius consilii, officialibus nostris ceche, et sub pena perpetue privationis ipsius officii, et solvendi penam ac si refutassent, et ultra hoc libras quingentas pro quolibet eorum, exigendas per advocatores communis, sine alio consilio, habentes partem ut de aliis sui officii, (quod) fieri et cuniari non faciant, neque consentiant fieri vel cuniari, nec permittant etiam extrahi de cecha nostra, ullo modo, forma vel ingenio, de suprascriptis quatrinis, parvulis, vel aliis monetis raminis alicuius sortis vel maneriei, sine licentia huius consilii. Et similiter stampatores non possint ex dictis monetis raminis stampire sub pena privationis et standi sex menses in carceribus. Et hec pars addatur in capitulari ipsorum officialium ceche. Et si pars vel capitulare est contra sit revocatum quantum in hoc. Et cridetur hec pars in cecha nostra. Hoc tamen declarato, quod unicuique qui posuisset ad cecham nostram ramina, tornesios vel alias monotas raminis forenses, restituantur sua.
De parte 357; -- de non 76; -- non sinceri 78.
(Maggior Consiglio, registro _Regina_, carte 5 tergo.)
DOCUMENTO XXXII.
(Pasquale Malipiero, nota 4).
_MCCCCLVIII, die XXVIIII julii_.
Expedit omnino, prout omnes intelligere possunt, providere et occurrere inconvenientiis hucusque secutis in Brixia et Brixiensi districtu, occasione parvulorum, propter multas fraudes in re ista commissas; propterea
Vadit pars, quod omnes parvuli falsi qui quomodolibet inveniri seu haberi poterunt, incidantur omnino et totaliter extirpentur, nec aliqualiter acceptari, dari seu expendi possint. Et si quis inventus fuerit quoquomodo contrafecisse cadat in penam ammittendi X parvulos bonos pro uno quoque parvulo in quo fuerit contrafactum; cuius pene medietas sit accusatoris, et alia medietas rectorum, camerariorum Brixie; remanentibus etiam firmis aliis conditionibus et stricturis alias in parte super hoc capta contentis.
Statuatur preterea et mandetur, Quod omnes teneantur et debeant per totum mensem augusti proximum presentare ad cameram nostram Brixie omnes parvulos bonos cunei nostri, sub pena predieta; de quibus reservari debeant ducatos quatuor mille. Alii vero omnes fundantur et de eis fiant _quatrini sive duine_. Cum hoc tamen, quod illi quorum erunt dicte _duine_, habeant seu solvant, sicut honestum est, expensas reformationis et stampe predicte. Prefati autem parvuli qui reservabuntur nullo modo acceptari possint ad cameram nostram, sed solummodo expendantur et currant in Brixia et Brixiensi pro comoditate omnium, presertimque pauperum personarum. Cum hoc tamen quod in una vice expendi non possit ultra unum soldum ipsorum parvulorum, et abinde infra. Ad ipsam vero cameram nostram solvi et acceptari debeant solum monete auri, et argenti ac quatrini seu duine predicte, videlicet medietas in auro et argento, et alia medietas in duinis, que nullo modo dari, acceptari seu solvi possint in scartociis, sed in contatis, ut bene videri possint pro fraudibus evitandis, sub pena amittendi tantumdem cuilibet contrafacienti.
Utque res ista melius et diligentius per plures vias inquiratur, et contrafacientes puniantur, committatur rectoribus Brixie, quod provideant cum deputatis nomine illius fidelissime communitatis quod ad hoc eligat aliquas personas idoneas, sicut se facturam obtulit pro bona et votiva executione huius deliberationis nostre.
De parte 113; -- de non 3; -- non sinceri 5.
Facte fuerunt littere.
(Senato, _Terra_, registro 4, carte 78 tergo.)
DOCUMENTO XXXIII.
(Cristoforo Moro, nota 11).
_Hec sunt due partes que remanserunt a mense Septembris, diei tercii,_ _1463_.
Per la parte prexa i di preteriti in questo conseio, tra le altre cosse fo provisto che tuti, si qui chome altrove dove se spende bagatini, fosseno tegnudi portar tuti quelli i qual havesseno ala zecha et ai luogi da esser deputadi, azò che i boni bagatini fosseno cernidi da i falsi; et necessario sia che essa parte sia reformada; per tanto, l'andera parte
Che perché ala cecha nostra se truova bona summa de quatrini cuniadi del cunio nostro, ne i qual sono karati d'argento per marcha, como è la liga di nostri pizoli, da mo sia prexo che per i nostri massari de la cecha sia tolto marche III di quatrini sopradicti, e quelli sia fondudi in tavole et de quelle sia fatto pizoli copoludi; i qual pizoli, stampidi che i serano, siano messi in casson et de quelli per algun modo non se possa cambiar, per far né oro, né arzento, ma solo se debia dar a tuti quelli che porterà pizoli boni cuniadi del nostro cunio, e sia dadi daner per daner. Né altramente possa insir de la cecha nostra. Et per più execution de questa nostra intention, da mo sia prexo che i nostri massari de la cecha non possa cambiar né far cambiar pizoli a oro né ad argento, soto pena de ducati V et privation del officio; et per il simel i soprastanti fondadori o fanti de quel officio, che savesse chel fosse sta cambiado pizoli a oro over argento per i nostri massari, e quelli non accusasse al officio di nostri avogadori di chomun, subito sia cassi del suo officio né mai più possa esser in officio algun de quella cecha.
De le manifature del far di dicti pizoli, sia pagado di pizoli, i qual pizoli che per i maistri de quella cecha i haverà habudo per sua manifatura, quelli fuor de la cecha possi cambiar per oro e per argento chon le condicion infrascrite.
E perché el non se chunia piu de marche III.m chome è dicto, sia dechiarido, che pesando tanti quatrini che sia marche III.m quelli sia fondudi in tavole, e quelle sia consignade per pexo, chome se fa a i nostri massari de la cecha del argento, e quelle sia dade fuora a lavorar ala maistranza e lavorade. E perché nel lavorar di dicti pizoli ne va assai in cesare, quelle se possa refonder tante volte, quanto se salda el conto de le dicte marche III.m di pizoli fatti, né più per algun modo se possa fonder senza licentia de questo conseio, soto pena a quelli fondadori de ducati cento per un, et d'esser privadi del officio.
Tutti siano tegnudi da questo dì in avanti, fino per tutto dì XV del presente, portar i pizoli de zascaduna sorta i haverano alla cecha qui in Veniexia. A Padoa veramente e a Treviso, ai luogi che sarano ordenadi; a i qual tuti per i boni pizoli che sarano cernidi dai falsi, serano dadi tanti pizoli copoludi quanti boni pizoli del nostro cunio passado i haverano presentado, i qual siano desfati, et de quei poi siano facti pizoli copoludi in quella summa che parerà a questo conseio. E i pizoli falsi similiter siano desfati, et la massa loro sia restituida a quelli de chi la serà.
E passado el termine suprascripto, sì qui, chome in Padoa et ne i altri luogi nostri predicti, non se possi spender per algun muodo se non pizoli copoludi et del nostro cunio, soto pena de perder quelli; et oltra questo, per zascadun pizolo pizoli 6 per pena, segondo le lege nostre. E i prefati pizoli copoludi che de cetero se spenderano, non se possino spender se non a menudo, zoè da soldi 5 et da lì in zoso, soto pena de perder quelli et el dopio più per pena. Né in manifature over altre mercedi da esser pagadi per zascadun modo, over ad imprestedo o altramente, dicti pizoli copoludi dar o spender se possino, soto la predicta pena. E sia in libertà de chi torà questi pizoli retegnirli per soi, habiando anchora la pena ut supra.
I banchieri sì de questa cità, chome de Padoa e d'altri luoghi nostri dove se spendeno pizoli, non possino tegnir ne i suo banchi over altrove questi pizoli, sì in scarnuzi come altramente, né comprar né vender quelli, né dar ad imprestedo, over de quelli far marchadantia per algun muodo, soto la pena et stricture dechiaride de sopra. E questa parte, qui et ne le altre terre et luogi predicti, debia esser publicada azò che la sia nota a tutti.
De parte 84; -- de non 6; -- non sinceri 11.
(Senato, _Terra_, registro 5, carte 70.)
_MCCCCLXIII, die tercio septembris_.
Dudum, prout ah ipsis effectibus cognitum est, multe fraudes diverseque falsitates in parvulis nostris commisse fuere, tam hic quam in aliis civitatibus et locis nostris in quibus parvuli nostri cunei expenduntur, non sine nota et onere nostri dominii subditorumque nostrorum dispendio et jactura. Et licet pluries contra huiusmodi falsitates severissima justitia facta fuerit, non tamen id profuit. Et sit providendum, propter maximum numerum pauperum personarum que dietim et minutum lucrantur, ut ea que ex labore suo et elemosinis et aliter recipiunt expendere possint absque aliquo eorum interesse et damno;
Vadit pars, Quod de cetero cudi debeat moneta raminis que nichil teneat argenti, ut per consequens, cum nichil exinde lucri pervenire possit, nemo eam defraudare seu falsificare querant. Que quidem moneta sit ad instar medalee, juxta formam et stampam jam excogitatam et ordinatam; expendantur monete ipse ad duodecim pro marcheto, sicut fiebant parvuli. Declaretur etiam et mandetur officialibus ceche, quod in medaleis sive monetis predictis poni faciant in 128 medaleis tantum raminis quantum sit valoris soldorum septem. In manifatura et reliquis omnibus expensis intrent solum soldi tres cum dimidio pro summa et valore ducatorum duorum millium, ut pauperes persone et alii qui minutim lucrantur et ex elemosinis vivunt vitam ducere possint.
Capta autem presenti parte, deveniri debeat ad hoc consilium, ut circa parvulos bonos, et falsos qui hactenus expenditi fuerunt, fieri possint ille utiles et necessarie provisiones que isti consilio videbuntur.
De parte 37 (28).
(Senato, _Terra_, registro 5, carte 70 tergo.)
DOCUMENTO XXXIV.
(Monete Anonime, nota 3).
_MCCCCX, die ultimo maij_.
Capta. -- Cum in civitate nostra Jadre et partibus illis currant et expendantur alie monete quam nostre, videlicet monete trium condicionum, videlicet: moneta quam cudit Creuoia et aliqui alii, videlicet grossos de bono argento valoris soldorum trium et minus, et expenduntur pro soldis quatuor; et soldini hungari qui non valent denarios VIII, et expenduntur pro uno soldo; et frignachi qui non tenent tres uncias argenti pro marcha, et etiam expenduntur pro uno soldo. Et hoc modo moneta nostra, videlicet grossi nostri qui valent quatuor soldos, et soldus noster, exeunt de bursis nostris, et dantur venientibus Jadram et ad partes illas, qui ipsam monetam nostram imbursant et dimittunt monetas suas, que sunt multo minoris valoris, cum tanto damno nostro; ita quod bonum ymo necessarium est providere, consideratis magnis expensis deinde, et quod in omni parte mondi (_sic_) quilibet dominus et quodlibet dominium multam advertentiam et provisionem semper habet ad factum monetarum;
Vadit pars, quod possint ed debeant cudi et fieri una moneta, que teneat tres uncias argenti pro marcha, et vadant XLII pro uncia, faciendo figuram Sancti Marci apparati ab uno latere, et ab altero latere unum schutum altum, in quo sit nihil, ita quod erit ita modica differencia, quod considerato, quod de dictis fringnachis fiunt et cudiuntur cum diversis stampis, dicta nostra moneta capiet subito cursum. Et mandetur rectoribus Jadre, quod teneant modum quod expendatur dicta moneta, faciendo etiam ipsa recipi in solutionem nostrorum introytuum. Et ut fiat de ipsa experiencia, debeant cudi et fieri pro nunc de dictis frignachis usque ad ducatos mille, mittendo ad partem ad partes Jadre sicut erunt facti. Et secundum quod videbitur dictam monetam novam respondere utilitati nostre, poterit provideri per hoc consilium prout bonum videbitur.
(Senato, Deliberazioni _Secrete_, registro 4, carte 118 tergo.)
DOCUMENTO XXXV.
(Monete Anonime, nota 6).
_MCCCCXIIII, die XXVII aprilis_.
Capta.
Cum alias provisum foret in hoc consilio, propter diversas monetas que expendebantur in Jadra forenses cum danno nostri communis et monetarum cunij nostri, ac captum quod deberet cudi et fieri una moneta que teneret tres uncias argenti pro marcha, et irent XLIIII soldi pro untia, faciendo figuram Sancti Marci apparati ab uno latere, et ab altero unum scutum altum in quo nichil sit. Et ut dicta experientia videri posset, cudi deberet usque ducatos mille de dictis monetis novis et mitti ad partes Jadre, expendendo de ipsa et recipiendo in solutionem introytuum, ut daretur cursus ipsi monete; postea vero positum foret ad hoc consilium et captum de revocando ipsam partem, dubitando quod factum ipsius monete non deberet bene succedere. Et sic hucusque dilata est res, sed tamen continue moneta predicta expendita fuit, in tantum quod, secundum informationem quam habemus per Johanem de Bonisio notarium nostrum qui nuper venit a rectore Jadre, capit tam optimum cursum, quod non repperitur una moneta in Jadra, nam tota portata est per morlacos infra terram. Et propterea multum fuimus confortati ut fatiamus fieri de alia; et quod omnes contentantur ipsam recipere et expendere. Et considerato quod talis moneta venit redundare ad utilitatem et comodum nostri communis, bonum est quod, sicut inceptum fuit, sic dari debeat executio ad fatiendum fieri et cudi de ipsa moneta cum stampa suprascripta, que moneta tenere debeat tres untias et quartum unum; et de tempore in tempus facere laborari in illa quantitate que placuerit dominio, et mittere ad partes Jadre et Dalmatie ut ibidem expendentur, Et quod factum dictarum monetarum melius succedat de die in diem.
De parte omnes alii; -- de non 10; -- non sinceri 2.
(Senato, _Misti_, registro 50, carte 102 tergo.)
[Nuova pagina]
NOTE A "DOCUMENTI".
(1) La lezione di questo articolo fu rettificata su quella portata dai registri del Maggior Consiglio, _Commune_ I, carte 62 tergo, e _Bifrons_, carte 46 tergo (Deliberazione 22 dic. 1276).
(2) Rettificata la lezione, come sopra.
(3) Parte del M. C. 17 novembre 1269, Registro _Bifrons_, carte 43 tergo.
(4) La Lezione di questo articolo fu rettificata secondo il testo recato dal registro _Commune I_ del Maggior Consiglio, carte 63 tergo.
(5) Registro _Commune I_: "sunt consueti".
(6) Registro _Commune I_: "_constituti_" manca.
(7) Registro _Commune I_: "pesare".
(8) Registro _Commune I_: "adducunt".
(9) Registro _Commune I_: mancano le parole fra i segni [ ].
(10) Registro _Commune I_: "officio ante".
(11) Registro _Commune I_: "_illis_" manca.
(12) Registro _Commune I_: "predicti".
(13) Registro _Commune I_: "suprascriptas".
(14) Registro _Commune I_: "supra".
(15) Registro _Commune I_: "infra octo dies".
(16) Registro _Commune I_: "Magno".
(17) Registro _Commune I_: "_dicti compsores_" manca.
(18) Registro _Commune I_: "eis".
(19) Registro _Commune I_: "teneatur".
(20) Registro _Commune I_: "_quod_" manca.
(21) Registro _Commune I_: "_monetarum_" manca.
(22) L'originale si trova a carte 46 del registro _Luna_ del Magg. Cons. (Archivio di Stato).
(23) La deliberazione originale nel Registro _Zaneta_ (Maggior Consiglio), carte 37 tergo, colla data 22 novembre.
(24) L'originale a carte 31 del Registro _Pilosus_ (Deliberaz. del Magg. Cons.).
(25) L'originale a carte 43 tergo del registro _Pilosus_ del Magg. Cons.
(26) In margine di questo articolo si legge: _Cridata in scalis_ _Rivoalti secundum usum_.
(27) Lo stesso decreto, tradotto in volgare, è riportato nel _Capitolare delle Brocche_ a carte 29, coll'aggiunta del seguente conto delle spese di fabbricazione:
"Spexa entra nela fatura deli soraditi pizioli per nui officiali dela moneda dada in nota ai signori da la utilia chomo qui soto apar
prima per i ovrieri, soldi 5 per marcha
per stampidori, soldi 2 pizoli 8
per 2 fondedori, soldi 0 pizoli 5
per tuto challo, soldi 3 pizoli 0
per due masseri a pizoli 3 per uno, soldi 0 pizoli 6
per el pexador, soldi 0 pizoli 2
per el scrivan e pexador, soldi 0 pizoli 3
per 2 gastoldi, soldi 0 pizoli 3.
Summa questa spexa de fatura e chalo in tuto lire 0 soldi 12 pizoli 3 per marcha, non metando carbon, chorzuoli e altre spexe menude che ocore".
(28) Questa seconda parte che conteneva la proposta di coniare i denari di puro rame fu respinta non avendo raccolto che 37 voti.
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APPENDICI.
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APPENDICE I.
VALORE DELLA MONETA VENEZIANA.
1200-1472.
Allo scopo di facilitare lo studio e le ricerche dei valori comparativi del denaro e delle cose nei tempi di mezzo, ho pensato di far seguire questo lavoro numismatico da alcune tavole, ove sono notate esattamente le quantità di oro o di argento che contengono le unità monetarie, tenendo conto delle variazioni succedute col volgere degli anni nel peso e nel titolo delle specie metalliche, e mettendo a confronto l'intrinseco loro valore con quello delle monete moderne, secondo i criteri ai quali è informato il nostro sistema decimale. Nella descrizione di ogni singola moneta, che si trova nel corso dell'opera, ho segnato il peso e il fino, quali risultavano dai documenti contemporanei controllati da assaggi chimici, ma mi pare che col riassumere questi dati e col riportarli alle unità monetarie, che servono di base ai conteggi, si rendano più facili le indagini anche a chi non ha familiari codesti calcoli.
Ricorderò di avere a suo tempo dimostrato, che due erano le _lire_ adoperate a Venezia, entrambe divise in venti _soldi_ da dodici _denari_ per soldo. La più antica e popolare era la _lira dei_ _piccoli_, di cui vivono ancora la memoria e l'uso col nome di _lira_ _veneta_: per conoscerne il valore, conviene prendere a base nei tempi più antichi l'intrinseco del denaro, più tardi quello del grosso, e dal 1472 in poi quello della lira d'argento. Trascurando il breve periodo, nel quale a Venezia non si coniava che il solo denaro, la prima tavola, che si occupa delle monete d'argento, principia col secolo XIII, e quindi colla istituzione del grosso, del quale, per documenti sicuri, si conoscono tanto l'intrinseco quanto il valore. Nella prima colonna segno il peso della lira, relativamente al valore del grosso, tanto in grani veneti, quanto in grammi metrici, poi, tenendo conto del titolo, reco nella terza l'argento puro, che a norma dei tempi formava la lira, e finalmente nell'ultima colonna pongo il valore, che tale quantità d'argento rappresenta nella nostra monetazione attuale.
L'altra lira di conto, adoperata da tempi assai remoti, era la _lira di grossi_, che nel primo secolo della sua esistenza aveva anch'essa la sua base nel metallo bianco, perché la sua unità era il grosso, il quale per tale motivo fu detto _denaro grosso_. Dodici denari grossi erano il _soldo di grossi_, e venti di tali soldi formavano la lira di grossi, che perciò aveva il valore corrispondente all'argento contenuto in 240 grossi. Il vantaggio più notevole di questa moneta, per cui essa veniva preferita dal commercio e dallo stato nei conti da regolarsi a lunga scadenza, era la stabilità, che mancava invece alla lira di piccoli, perché il grosso rimase per lungo tempo dello stesso peso e dello stesso titolo, mentre il piccolo e la lira, che da esso prendeva il nome, diminuirono più volte di valore, mutandosi il rapporto fra il grosso ed il piccolo sempre in favore del grosso. Infatti dapprima il grosso corrispondeva a 26, più tardi a 28, e finalmente a 32 piccoli, e così la lira di grossi equivaleva a 26, 28 o 32 lire di piccoli, secondo le modificazioni avvenute nell'intrinseco del denaro o del piccolo.
Nel 1284 fu creato il ducato d'oro, che in breve tempo ebbe favore e diffusione grandissima anche fuori di Venezia. Fu ragguagliato in origine a 18 grossi d'argento, ma quando nei primi lustri del secolo XIV salì al valore di 24 grossi (1), il calcolo della lira di grossi divenne semplice e molto comodo, perché 10 ducati corrispondevano alla lira, e mezzo ducato al soldo di grossi. La facilità del conteggio, la stabilità ed il favore della nuova moneta consolidarono l'uso di trattare la lira di grossi in ducati, e quando le oscillazioni del mercato alterarono le proporzioni fra l'oro e l'argento, si conservò l'abitudine di calcolare in argento la lira di piccoli ed in oro la lira di grossi, con un bimetallismo speciale, ben diverso da ciò che sotto questo nome intendono i moderni economisti. Mentre la moneta d'argento subì molte modificazioni ed una progressiva diminuzione d'intrinseco, quella d'oro rimase immutabile ed inalterata, per cui la lira di grossi, uguale a 10 ducati o zecchini, si mantenne fino alla caduta del governo veneto, prendendo anche i nomi di _lira di banco_ e di _lira degli imprestiti_.
La seconda tavola espone il valore del ducato d'oro o zecchino ed il peso in metallo, che corrisponde ad ogni lira di piccoli nelle diverse epoche, in relazione al numero delle lire e dei soldi, a cui veniva ragguagliato il ducato. Così si rende manifesto il decadimento della lira di piccoli, la quale nel 1284 era rappresentata da un pezzo d'oro del peso di grani veneti 28 e due terzi, e nel 1797 corrispondeva a poco più di grani veneti 3 dello stesso prezioso metallo, senza aver riguardo alle mutazioni di rapporto fra l'oro e l'argento, delle quali è tenuto conto nella terza tavola.
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NOTE A "APPENDICE I".
(1) Non avendolo fatto prima, diamo qui il testo del decreto 12 settembre 1328, che forma il § CCLXI del _Capitolare dei Signori di notte al Criminal_, conservato nel Museo Correr al numero A. 6. 17. carte 90.
"_1328. indic. 12. die 12 septembris_.
Capta fuit pars infrascripta in consilio de XL quod ducati currant pro grossis xxiiij usque ad duos annos et recipi debeant pro omuibus vendicionibus et omnibus solucionibus tam mercacionum quam aliarum quarumcumque rerum. Et nostrum comune idem obseruet tam in dando quam in recipiendo et nullus possit nec debeat recusare ipsos recipere ad dictum cursum sub pena denariorum xij pro libra quam penam exigant officiales grossorum tonsorum et habeant tercium dicte pene et accusator tercium si inde fuerit et teneatur de credencia et comune tercium".
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TAVOLA I.
VALORE E PESO DELLE MONETE D'ARGENTO.
Data. 1200 circa.
Valore e peso delle monete d'argento. Il grosso istituito al tempo di Enrico Dandolo pesava grani veneti 42 e un decimo e valeva 26 piccoli, per formare una lira erano necessari grossi 9 e sei ventiseiesimi.
Peso della lira. Veneto, grani: 388,61. Metrico, grammi: 20,110.
Titolo. Veneto, carati (peggio): 40. Metrico, o decimale: 0,9652.
Argento puro per lira veneta in grammi. 19,410.
Valore corrispondente all'argento puro della moneta decimale (Lire). 4,313.
Data. 1270 circa.
Valore e peso delle monete d'argento. Il grosso fu valutato 28 piccoli: grossi 8 e 16 ventottesimi per ogni lira.
Peso della lira. Veneto, grani: 360,85. Metrico, grammi: 18,674.
Titolo. Veneto, carati (peggio): 40. Metrico, o decimale: 0,9652.
Argento puro per lira veneta in grammi. 18,024.
Valore corrispondente all'argento puro della moneta decimale (Lire). 4,005.
Data. 1282 maggio 28.
Valore e peso delle monete d'argento. Il denaro grosso fu ragguagliato a 32 piccoli: grossi 7 e mezzo per lira.
Peso della lira. Veneto, grani: 315,75. Metrico, grammi: 16,340.
Titolo. Veneto, carati (peggio): 40. Metrico, o decimale: 0,9652.
Argento puro per lira veneta in grammi. 15,771.
Valore corrispondente all'argento puro della moneta decimale (Lire). 3,504.
Data. 1350 circa.
Valore e peso delle monete d'argento. Il grosso valeva 48 piccoli: 5 grossi formavano la lira.
Peso della lira. Veneto, grani: 210,50. Metrico, grammi: 10,893.
Titolo. Veneto, carati (peggio): 40. Metrico, o decimale: 0,9652.
Argento puro per lira veneta in grammi. 10,513.
Valore corrispondente all'argento puro della moneta decimale (Lire). 2,336.
Data. 1369 decembre 19.
Valore e peso delle monete d'argento. Da una marca d'argento si devono ricavare 14 e mezzo soldi di grossi. Ogni soldino pesa quindi grani veneti 9 e 93 centesimi.
Peso della lira. Veneto, grani: 198,60. Metrico, grammi: 10,277.
Titolo. Veneto, carati (peggio): 40. Metrico, o decimale: 0,9652.
Argento puro per lira veneta in grammi. 9,919.
Valore corrispondente all'argento puro della moneta decimale (Lire). 2,204.
Data. 1379 maggio 4.
Valore e peso delle monete d'argento. La moneta d'argento deve andare a 15 soldi di grossi per ogni marca e perciò il grosso del _secondo_ _tipo_ pesa grani veneti 38 e 40 centesimi.
Peso della lira. Veneto, grani: 192,00. Metrico, grammi: 9,936.
Titolo. Veneto, carati (peggio): 55. Metrico, o decimale: 0,9522.
Argento puro per lira veneta in grammi. 9,461.
Valore corrispondente all'argento puro della moneta decimale (Lire). 2,102.
Data. 1379 maggio 4.
Valore e peso delle monete d'argento. La moneta d'argento deve andare a 15 soldi di grossi per ogni marca e perciò il grosso del _secondo_ _tipo_ pesa grani veneti 38 e 40 centesimi.
Peso della lira. Veneto, grani: 192,00. Metrico, grammi: 9,936.
Titolo. Veneto, carati (peggio): 55. Metrico, o decimale: 0,9522.
Argento puro per lira veneta in grammi. 9,461.
Valore corrispondente all'argento puro della moneta decimale (Lire). 2,102.
Data. 1394 giugno 4.
Valore e peso delle monete d'argento. _Terzo tipo_ del grosso. Da una marca si devono ottenere non meno di 126 e mezzo grossi, né più di 127 e mezzo e quindi in media 127 pezzi del peso di grani veneti 36 e 28 centesimi.
Peso della lira. Veneto, grani: 181,40. Metrico, grammi: 9,387.
Titolo. Veneto, carati (peggio): 55. Metrico, o decimale: 0,9522.
Argento puro per lira veneta in grammi. 8,938.
Valore corrispondente all'argento puro della moneta decimale (Lire). 1,986.
Data. 1399 ottobre 7.
Valore e peso delle monete d'argento. Il taglio dei grossi è fissato a 131 pezzi circa per marca d'argento e il peso quindi a grani veneti 35 e 17 centesimi.
Peso della lira. Veneto, grani: 175,85. Metrico, grammi: 9,100.
Titolo. Veneto, carati (peggio): 55. Metrico, o decimale: 0,9522.
Argento puro per lira veneta in grammi. 8,665.
Valore corrispondente all'argento puro della moneta decimale (Lire). 1,925.
Data. 1407 maggio 10.
Valore e peso delle monete d'argento. Il taglio è portato a 136 grossi per marca del peso di grani veneti 33 e 88 centesimi.
Peso della lira. Veneto, grani: 169,40. Metrico, grammi: 8,766.
Titolo. Veneto, carati (peggio): 55. Metrico, o decimale: 0,9522.
Argento puro per lira veneta in grammi. 8,346.
Valore corrispondente all'argento puro della moneta decimale (Lire). 1,854.
Data. 1417 novembre 11.
Valore e peso delle monete d'argento. Da una marca si devono ricavare in media lire 29 soldi 9 e quindi il grosso pesare grani veneti 31 e 28 centesimi.
Peso della lira. Veneto, grani: 156,40. Metrico, grammi: 8,093.
Titolo. Veneto, carati (peggio): 55. Metrico, o decimale: 0,9522.
Argento puro per lira veneta in grammi. 7,706.
Valore corrispondente all'argento puro della moneta decimale (Lire). 1,712.
Data. 1420 (21) febbraio 6.
Valore e peso delle monete d'argento. Da una marca si devono ricavare in media lire 29 soldi 16 e quindi ogni grosso pesare grani veneti 30 e 92 centesimi.
Peso della lira. Veneto, grani: 154,60. Metrico, grammi: 8,000.
Titolo. Veneto, carati (peggio): 60. Metrico, o decimale: 0,9479.
Argento puro per lira veneta in grammi. 7,583.
Valore corrispondente all'argento puro della moneta decimale (Lire). 1,685.
Data. 1429 luglio 9.
Valore e peso delle monete d'argento. Regolazione della moneta per la quale da una marca si devono ricavare lire 31 di monete ed il grosso pesare grani veneti 29 e 72 centesimi.
Peso della lira. Veneto, grani: 148,60. Metrico, grammi: 7,690.
Titolo. Veneto, carati (peggio): 60. Metrico, o decimale: 0,9479.
Argento puro per lira veneta in grammi. 7,289.
Valore corrispondente all'argento puro della moneta decimale (Lire). 1,619.
Data. 1443 (44) genn. 28.
Valore e peso delle monete d'argento. Il Senato ordina che i grossi e i soldi sieno coniati e stampati in ragione di lire 34 per marca ed il grosso pesa grani veneti 27 e 50 centesimi.
Peso della lira. Veneto, grani: 135,50. Metrico, grammi: 7,012.
Titolo. Veneto, carati (peggio): 60. Metrico, o decimale: 0,9479.
Argento puro per lira veneta in grammi. 6,646.
Valore corrispondente all'argento puro della moneta decimale (Lire). 1,476.
Data. 1472 maggio 20.
Valore e peso delle monete d'argento. Il Consiglio dei Dieci ordina la coniazione della lira del peso di carati 31 e mezzo.
Peso della lira. Veneto, grani: 126,00. Metrico, grammi: 6,520.
Titolo. Veneto, carati (peggio): 60. Metrico, o decimale: 0,9479.
Argento puro per lira veneta in grammi. 6,180.
Valore corrispondente all'argento puro della moneta decimale (Lire). 1,373.
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TAVOLA II.
VALORE DEL DUCATO D'ORO.
Data. 1284 ottobre 31.
Valore del ducato d'oro. Il ducato è valutato 18 grossi di 32 piccoli e cioè 48 soldi.
Valore in lire venete. 2 Lire e 8 soldi.
Peso della lira veneta in oro. Grani veneti: 28 e 65 centesimi. Grammi: 1,482.
Valore della lira veneta corrispondente al peso dell'oro in moneta decimale. 5,104.
Data. 1328 settembre 12.
Valore del ducato d'oro. La Quarantìa ordina che il ducato debba correre per 24 grossi, ossia 64 soldi.
Valore in lire venete. 3 Lire e 4 soldi.
Peso della lira veneta in oro. Grani veneti: 21 e 49 centesimi. Grammi: 1,112.
Valore della lira veneta corrispondente al peso dell'oro in moneta decimale. 3,830.
Data. 1379 luglio 9.
Valore del ducato d'oro. Si prendono a mutuo i ducati che sono fatti e si fanno in zecca con l'aggio di 13 soldi per ducato, e cioè 77 soldi.
Valore in lire venete. 3 Lire e 17 soldi.
Peso della lira veneta in oro. Grani veneti: 18 e 86 centesimi. Grammi: 0,924.
Valore della lira veneta corrispondente al peso dell'oro in moneta decimale. 3,182.
Data. 1380.
Valore del ducato d'oro. Durante la guerra di Chioggia il ducato valeva Lire 4 soldi 5.
Valore in lire venete. 4 Lire e 5 soldi.
Peso della lira veneta in oro. Grani veneti: 16 e 18 centesimi. Grammi: 0,837.
Valore della lira veneta corrispondente al peso dell'oro in moneta decimale. 2,833.
Data. 1380 ottobre.
Valore del ducato d'oro. Durante la guerra di Chioggia il ducato valeva Lire 4 soldi 6.
Valore in lire venete. 4 Lire e 6 soldi.
Peso della lira veneta in oro. Grani veneti: 15 e 99 centesimi. Grammi: 0,827.
Valore della lira veneta corrispondente al peso dell'oro in moneta decimale. 2,848.
Data. 1381 luglio 3.
Valore del ducato d'oro. Durante la guerra di Chioggia il ducato valeva Lire 4 soldi 2 piccoli 6.
Valore in lire venete. 4 Lire, 2 soldi e 6 piccoli.
Peso della lira veneta in oro. Grani veneti: 16 e 67 centesimi. Grammi: 0,862.
Valore della lira veneta corrispondente al peso dell'oro in moneta decimale. 2,969.
Data. 1382 luglio 25.
Valore del ducato d'oro. Il ducato valeva Lire 3 soldi 19 piccoli 6.
Valore in lire venete. 3 Lire, 19 soldi e 6 piccoli.
Peso della lira veneta in oro. Grani veneti: 17 e 30 centesimi. Grammi: 0,895.
Valore della lira veneta corrispondente al peso dell'oro in moneta decimale. 3,082.
Data. 1399 ottobre 7.
Valore del ducato d'oro. Il ducato valeva 93 soldi.
Valore in lire venete. 4 Lire e 13 soldi.
Peso della lira veneta in oro. Grani veneti: 14 e 79 centesimi. Grammi: 0,765.
Valore della lira veneta corrispondente al peso dell'oro in moneta decimale. 2,635.
Data. 1408.
Valore del ducato d'oro. Le lire di grossi valevano Lire 32 di piccoli, ed a oro Lire 48, cioè il ducato 96 soldi.
Valore in lire venete. 4 Lire e 16 soldi.
Peso della lira veneta in oro. Grani veneti: 14 e 32 centesimi. Grammi: 0,741.
Valore della lira veneta corrispondente al peso dell'oro in moneta decimale. 2,552.
Data. 1417 novembre 11.
Valore del ducato d'oro. Il ducato d'oro valeva soldi 100.
Valore in lire venete. 5 Lire.
Peso della lira veneta in oro. Grani veneti: 13 e 75 centesimi. Grammi: 0,711.
Valore della lira veneta corrispondente al peso dell'oro in moneta decimale. 2,449.
Data. 1429 luglio 29.
Valore del ducato d'oro. Il ducato d'oro è ragguagliato a 104 soldi.
Valore in lire venete. 5 Lire e 4 soldi.
Peso della lira veneta in oro. Grani veneti: 13 e 22 centesimi. Grammi: 0,684.
Valore della lira veneta corrispondente al peso dell'oro in moneta decimale. 2,356.
Data. 1443 (44) genn. 23.
Valore del ducato d'oro. Il ducato d'oro era salito a 114 soldi.
Valore in lire venete. 5 Lire e 14 soldi.
Peso della lira veneta in oro. Grani veneti: 12 e 6 centesimi. Grammi: 0,624.
Valore della lira veneta corrispondente al peso dell'oro in moneta decimale. 2,149.
Data. 1472 marzo 20.
Valore del ducato d'oro. Il ducato d'oro è ragguagliato a 124 soldi.
Valore in lire venete. 6 Lire e 4 soldi.
Peso della lira veneta in oro. Grani veneti: 11 e 9 centesimi. Grammi: 0,574.
Valore della lira veneta corrispondente al peso dell'oro in moneta decimale. 1,977.
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TAVOLA III.
PROPORZIONE FRA IL VALORE DELL'ORO E QUELLO DELL'ARGENTO.
1284. La lira in oro pesava grani 1,482; la lira d'argento grani 15,771; il rapporto quindi era di 1 a 10,641.
1328. La lira in oro pesava grani 1,112; la lira d'argento grani 15,771; il rapporto quindi era di 1 a 14,182.
1350. La lira in oro pesava grani 1,112; la lira d'argento grani 10,513; il rapporto quindi era di 1 a 9,454.
1379. La lira in oro pesava grani 0,924; la lira d'argento grani 9,461; il rapporto quindi era di 1 a 10,239.
1380. La lira in oro pesava grani 0,827; la lira d'argento grani 9,461; il rapporto quindi era di 1 a 11,440.
1399. La lira in oro pesava grani 0,765; la lira d'argento grani 8,665; il rapporto quindi era di 1 a 11,326.
1408. La lira in oro pesava grani 0,741; la lira d'argento grani 8,346; il rapporto quindi era di 1 a 11,263.
1429. La lira in oro pesava grani 0,684; la lira d'argento grani 7,291; il rapporto quindi era di 1 a 10,659.
1444. La lira in oro pesava grani 0,624; la lira d'argento grani 6,646; il rapporto quindi era di 1 a 10,650.
1472. La lira in oro pesava grani 0,574; la lira d'argento grani 6,180; il rapporto quindi era di 1 a 10,766.
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APPENDICE II.
I MASSARI DELLA MONETA.
Mancano le memorie e i documenti per conoscere come fosse in origine regolata l'amministrazione della zecca e quali magistrati vegliassero al suo andamento. La più antica notizia è un breve cenno in data 13 marzo 1224, che si legge nel _Liber communis_ o _Liber plegiorum_, in cui sono raccolte le deliberazioni del doge assistito dal Consiglio minore. Ivi si ricorda il giuramento prestato sul loro _Capitolare_ dai sorveglianti della zecca, i quali non sono chiamati con alcun titolo speciale, ma semplicemente _illi homines qui faciunt fieri monetam_ (1). Il capitolare di cui si parla in quella notizia non è giunto fino a noi, ma si può con fondamento supporre che, almeno nelle linee generali e più importanti, esso non fosse dissimile da quello compilato nel 1278, ch'è il più antico che si conosca. Questo importante documento, simile ad altri congeneri, è una raccolta delle leggi e degli ordini, a cui dovevano informarsi i magistrati nell'esercizio del loro ufficio, e contiene capitoli scritti in varie epoche e con diversi intendimenti. A chi si ponga a leggerlo con attenzione non isfuggirà che i paragrafi immediatamente seguenti la formula del giuramento, e parecchi altri qua e là, sono in prima persona, mentre altri si dirigono ai massari o agli addetti alla zecca in terza persona. Tale diversità di redazione induce facilmente a supporre che gli articoli in prima persona siano conservati dal capitolare primitivo, e quelli in terza siano disposizioni introdotte nelle compilazioni successive.
I _massari_ in origine erano tre, assistiti da due _pesatori_, ed avevano il salario annuo di lire cento, metà del quale era pagato dopo cinque mesi. Si chiamavano _della moneta_, perché sovrastavano alle faccende della zecca, e rimanevano in carica due anni, durante i quali non potevano essere del Maggior Consiglio né di alcun altro ufficio. Più tardi fu concesso ai massari (2) ed a quei pesatori che fossero eleggibili di intervenire al Maggior Consiglio nelle feste solenni (3).
Allorché fu creato il ducato si istituirono due nuovi _massari_, che si dissero _all'oro_; mentre poco a poco gli altri perdettero l'antica denominazione, per prendere quella di _massari all'argento_.
Per legge 23 marzo 1306 (4) del Maggior Consiglio i massari ed i pesatori della moneta potevano portare qualunque sorta di armi per ragioni del loro ufficio: lo stesso diritto fu accordato più tardi agli scrivani (5) ed ai fanti (6) della zecca, i quali lo reclamavano per l'art. 67 di un vecchio capitolare, che più non esiste.
I massari all'oro, divenuti quattro in progresso di tempo, tornarono due nel 1347 (7), e, vista l'importanza e la gelosia dell'ufficio, il Senato nel 29 aprile 1363 (8) elevava il loro salario, da lire 7 soldi 13 denari 2 di grossi e piccoli 6, a lire 8 di grossi, ossia 80 ducati all'anno.
Il Senato deliberava il 4 maggio 1379 (9) di creare due nuovi massari all'argento: nel 16 giugno 1404 (10) aboliva l'ufficio di massaro ai _torneselli_, che aveva lo stipendio di lire 8 di grossi, ordinando che tale incarico fosse assunto dagli altri massari per turno.
Ai tempi della guerra contro i Genovesi si ordinò (14 aprile 1379) (11) di sospendere tutte le paghe dei nobili investiti di cariche pubbliche e di avocare allo Stato metà delle competenze inerenti alle cariche: invece nel dicembre 1411 e nel gennaio 1412, quando si preparavano le armi contro Sigismondo imperatore e re d'Ungheria, si diminuirono gli stipendi di tutti i funzionari, e troviamo nel registro XLIX dei _Misti_ del Senato un lungo elenco degli uffici colle paghe e riduzioni.
Notiamo per la zecca i massari all'oro, che avevano 20 lire di grossi all'anno per ciascuno, ridotti a lire 12 di grossi; i due pesatori all'oro, da lire 6, a lire 4 di grossi; i massari all'argento ed al rame, che avevano 8 lire di grossi, portati a 5 lire di grossi, così i pesatori all'argento. Sono anche nominati in questo elenco Bernardo e Marco Sesto intagliatori di zecca (12).
Nel 18 aprile 1414 (13) ai due massari all'oro ne sono aggiunti due nuovi con 80 ducati annui di salario, e si permette che vecchi e nuovi possano, alla scadenza dell'ufficio, essere confermati in carica. Nel 30 gennaio 1415 (1416) i massari all'oro si riducono nuovamente a due soli, con 120 ducati all'anno, e, votati i quattro esistenti, si confermano Pietro Ghisi e Michele Contarini, che raccolgono il maggior numero di voti (14).
Mancando i due massari all'argento, ed essendo stato soppresso quello ai torneselli, il Senato, nel 30 aprile 1416 (15), ordina che sieno nominati tre massari col salario di 100 ducati e le solite utilità, e l'11 novembre 1417 (16) si regolano alternativamente le mansioni in modo che uno dei tre debba sorvegliare la fabbricazione dei torneselli e dei piccoli.
Altre modificazioni nel numero e nello stipendio dei massari furono deliberate in vari tempi, ma durarono poco, ritornandosi al numero primitivo di due per l'oro e tre per l'argento; così talora fu concesso di rinominare gli uscenti, ma si finì coll'ordinare la contumacia di due anni, secondo il sistema tradizionale nelle magistrature veneziane.
Non è chiarito chi eleggesse anticamente i massari delle monete, che dipendevano dal doge e dal Consiglio Minore: una legge del Maggior Consiglio del 21 agosto 1287 (17) stabilisce che la elezione dei massari all'oro ed alla moneta possa esser fatta dal doge unitamente ai consiglieri ed alla Quarantìa, e nel 1327, 15 novembre (18), il Maggior Consiglio ordina che tutti gli affari che riguardano l'oro e gli uffici relativi, come pure quello dei _grossi tonsi_ (tosati), sieno trattati e deliberati dalla Quarantìa, a cui delega i suoi poteri. Il 1 aprile 1354 il Maggior Consiglio delibera che i massari all'oro siano eletti ad una mano dal doge, consiglieri e capi, ed a due mani dal Maggior Consiglio, ma non più dalla Quarantìa (19). Ognuno degli eletti debba presentare sei mallevadori per lire 1000 ciascuno, e colle stesse formalità siano eletti i massari all'argento.
Nel capitolare dei massari della moneta è prescritto, all'articolo 9, che sulle monete sia fatto un segno per conoscere in qual tempo sieno state coniate.
Il costume di segnare le monete con punti, ora rotondi ora d'altra forma, collocati in vario posto, per conoscere lo zecchiere che era responsabile della fabbricazione, è antichissinio. Tali punti o segni si trovano pressochè in tutte le monetazioni di governi potenti ed estesi, dove molte erano le zecche ed abbondanti le emissioni, ed appariscono anche su molti denari carolingi coniati in Francia ed in Italia. Appositi registri tenevano nota dei nomi corrispondenti ai segni, il cui significato era ignorato dal pubblico e che perciò si dicevano _punti secreti di zecca_.
Le prime monete veneziane non avevano alcun segno; ma quando la coniazione del grosso divenne assai copiosa, per controllare la bontà di una così importante moneta, che formava il vanto e l'utile della zecca, si dovette ricorrere a tale pratica; ed infatti vediamo alcuni segni, prima semplici poi alquanto complicati, che nel campo del rovescio, presso alla figura seduta del Redentore, distinguono i grossi di tutti i dogi da Jacopo Tiepolo in poi, per oltre un secolo. A questa consuetudine venne fatta una sensibile modificazione verso la metà del secolo XIV, sostituendo ai punti o segni le lettere dell'alfabeto, che distinguono i mezzanini ed i soldini riformati al tempo di Andrea Dandolo. Non conosciamo il decreto che istituisce il mezzanino, ma una deliberazione della Quarantìa del 9 febbraio 1345 (1346), fortunatamente conservata da Marino Sanuto, essendosi perduti i registri originali (20), ci avverte che, posta la questione se le nuove monete progettate si dovessero fare di argento fino come il grosso, o misto con rame, il Consiglio si pronunciò per l'argento fino, con 27 voti contro 7. Queste monete sono evidentemente i _mezzanini_, che devono essere stati decretati poco tempo dopo, ed i soldini, di cui conosciamo il decreto in data 8 aprile 1353 (21) dove è ordinato che sulla moneta sia scolpita la prima lettera (_sillaba_) del nome di battesimo del massaro. Così si continuò a segnare la moneta d'argento per tutto il secolo XIV e per buona parte del XV; ma quando fu modificato il peso ed il fino del grosso e del soldo, col decreto 6 febbraio 1420 (1421) (22), si introdussero alcuni cambiamenti nell'aspetto ditali monete, fra cui principalissimo quello di indicare le iniziali del nome e del cognome del massaro all'argento, uso che venne continuato poi sempre nella zecca veneziana.
Eguali prescrizioni incombevano ai massari all'oro, come si rileva dalla rubrica XI del loro capitolare (23) che dice: _Item semo tegnudi de far far segno in la moneda, la qual nu faremo far azò che lo sia cognosudo che la sia fata a lo tempo delo nostro ficio de moneda, e quelo segno lo qual serà fato scrivere mo in ti nostri quaderni_. Non ostante il maggior pregio del metallo, i massari all'oro non diedero a tale pratica minuziosa l'importanza che vi avevano accordata i loro colleghi preposti all'argento, per cui, tratte poche eccezioni, adottarono lo stesso segno ponendo sotto il gomito di San Marco un punto rotondo, e solo raramente una crocetta. In tal modo, perduto lo scopo che aveva informato sifatto provvedimento, si finì per abbandonarne l'uso, e la moneta d'oro veneziana non ebbe alcun segno, tranne le doppie, gli scudi e loro frazioni coniate negli ultimi tempi, sui quali pezzi erano notate le iniziali dei massari.
Sarebbe molto interessante conoscere la spiegazione dei segni che si trovano sui grossi del XIV e XV secolo, ma ignoriamo i nomi dei massari, come pure la corrispondenza dei segni. Anche la spiegazione delle lettere ci riesce incompleta, perché gli elenchi dei massari non cominciano se non tardi e, toltine i nomi che si trovano nei registri della Quarantìa e del Segretario alle Voci, conviene cercar gli altri nei documenti e nei registri dove sono casualmente nominati.
Darò l'elenco che ho potuto compilare, alquanto più completo di quelli che furono stampati sin qui, notando la fonte dove ho trovato la notizia e le iniziali stampate sulle monete che corrispondono ai nomi dei massari.
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TAVOLA I.
MASSARI ALLA MONETA, POI ALL'ARGENTO.
Nome. Michele Trevisan.
Titolo dell'ufficio. Massarius monete argenti.
Fonte. Capitolare dei massari della moneta.
Epoca. Cessa 11 ottobre 1298.
Nome. Marin Stornado.
Titolo dell'ufficio. All'argento.
Fonte. Parti della Quarantìa trascritte da M. Sanuto.
Epoca. Eletto 18 febbraio 1333.
Nome. Paolo Papaziza.
Titolo dell'ufficio. All'argento.
Fonte. Parti della Quarantìa trascritte da M. Sanuto.
Epoca. Eletto 18 febbraio 1333.
Nome. Nicolò Venier.
Titolo dell'ufficio. Massarius ad monetam.
Fonte. Registri della Quarantìa.
Epoca. Era tale 18 dicembre 1342.
Nome. Filippo Venier.
Titolo dell'ufficio. Massarius ad monetam.
Fonte. Registri della Quarantìa.
Epoca. Eletto 8 gennaio 1342.
Nome. Marco Navager.
Titolo dell'ufficio. Massarius ad monetam.
Fonte. Registri della Quarantìa.
Epoca. Eletto 2 maggio 1343.
Nome. Giovanni Magno.
Titolo dell'ufficio. Massarius ad monetam.
Fonte. Registri della Quarantìa.
Epoca. Eletto 9 giugno 1343.
Nome. Andreolo Papaziza.
Titolo dell'ufficio. Ad argentum.
Fonte. Registri della Quarantìa.
Epoca. Eletto 1 settembre 1343.
Nome. Nicolò Barisan.
Titolo dell'ufficio. Massarius ad argentum.
Fonte. Registri della Quarantìa.
Epoca. Cessa 14 luglio 1348.
Sigle. N corsivo.
Nome. Marco Navager.
Titolo dell'ufficio. Massarius ad argentum.
Fonte. Registri della Quarantìa.
Epoca. Cessa 14 luglio 1348.
Sigle. M corsivo.
Nome. Pietro Contarini.
Titolo dell'ufficio. Massarius ad monetam.
Fonte. Registri della Quarantìa.
Epoca. Eletto 2 luglio 1348.
Sigle. P.
Nome. Giovanni Navager.
Titolo dell'ufficio. Massarius ad argentum.
Fonte. Registri della Quarantìa.
Epoca. Eletto 14 luglio 1348.
Sigle. EZH capovolta.
Nome. Pietro Marin.
Titolo dell'ufficio. Massarius ad argentum.
Fonte. Registri della Quarantìa.
Epoca. Eletto 14 luglio 1348.
Sigle. P.
Nome. Nicoletto Albizo.
Titolo dell'ufficio. Massarius ad monetam.
Fonte. Registri della Quarantìa.
Epoca. Eletto 9 febbraio 1348.
Sigle. N corsivo.
Nome. Benedetto Mazaman.
Titolo dell'ufficio. Massarius ad monetam.
Fonte. Registri della Quarantìa.
Epoca. Eletto 3 giugno 1349.
Sigle. B.
Nome. Giovanni Papaziza.
Titolo dell'ufficio. Massarius ad monetam.
Fonte. Registri della Quarantìa.
Epoca. Eletto 16 giugno 1349.
Sigle. ALFA CEDILLA.
Nome. Secondo Aventurado.
Titolo dell'ufficio. Massarius ad monetam argenti.
Fonte. Registri della Quarantìa.
Epoca. Eletto 16 giugno 1350.
Sigle. S.
Nome. Nicoletto Steno.
Titolo dell'ufficio. Massarius ad monetam argenti.
Fonte. Registri della Quarantìa.
Epoca. Eletto 9 luglio 1350.
Sigle. N corsivo.
Nome. Giannino Papaziza.
Titolo dell'ufficio. Massatius ad monetam argenti.
Fonte. Registri della Quarantìa.
Epoca. Confermato 25 luglio 1350.
Sigle. ALFA CEDILLA.
Nome. Pietro Orio.
Titolo dell'ufficio. Masser a la moneda.
Fonte. Capitolare delle Brocche.
Epoca. Era tale 24 luglio 1358.
Nome. Giovanni Papaziza.
Titolo dell'ufficio. Masser a la moneda.
Fonte. Parti della Quarantìa trascritte da M. Sanuto.
Epoca. Eletto 27 ottobre 1361.
Sigle. ALFA CEDILLA.
Nome. Secondo Aventurado.
Titolo dell'ufficio. Oficial a la moneda.
Fonte. Parti della Quarantìa trascritte da M. Sanuto.
Epoca. Eletto 1362.
Sigle. S.
Nome. Nicoletto Badoer.
Titolo dell'ufficio. Massarius argenti.
Fonte. Segretario alle voci.
Epoca. Eletto 8 giugno 1362.
Sigle. N.
Nome. Nicolò Corner.
Titolo dell'ufficio. Massarius argenti.
Fonte. Segretario alle voci.
Epoca. Eletto 15 dicembre 1362.
Sigle. N.
Nome. Secondo Aventurado.
Titolo dell'ufficio. Massarius monete.
Fonte. Segretario alle voci.
Epoca. Eletto 14 aprile 1364.
Sigle. S.
Nome. Justo Foscarini.
Titolo dell'ufficio. Massarius ad monetam.
Fonte. Registri della Quarantìa.
Epoca. Eletto 12 gennaio 1367.
Sigle. I.
Nome. Secondo Aventurado.
Titolo dell'ufficio. Massarius ad monetam.
Fonte. Registri della Quarantìa.
Epoca. Confermato 12 gennaio 1367.
Sigle. S.
Nome. Donato Quintavalle.
Titolo dell'ufficio. Massarius monete argenti et tornesellorum.
Fonte. Registri della Quarantìa.
Epoca. Eletto 10 maggio 1370.
Sigle. D.
Nome. Filippo Barbarigo.
Titolo dell'ufficio. Massarius monete argenti et tornesellorum.
Fonte. Registri della Quarantìa.
Epoca. Eletto 10 maggio 1370.
Sigle. F.
Nome. Pietro Magno.
Titolo dell'ufficio. Massarius ad monetam Sancti Marci.
Fonte. Registri della Quarantìa.
Epoca. Eletto 1 luglio 1371.
Nome. Donato Quintavalle.
Titolo dell'ufficio. Massarius monete argenti.
Fonte. Registri della Quarantìa.
Epoca. Confermato 24 maggio 1372.
Sigle. D.
Nome. Filippo Barbarigo.
Titolo dell'ufficio. Massarius monete argenti.
Fonte. Registri della Quarantìa.
Epoca. Confermato 24 maggio 1372.
Sigle. F.
Nome. Pietro Viaro.
Titolo dell'ufficio. Massarius monete argenti.
Fonte. Segretario alle voci.
Epoca. Eletto 30 maggio 1385.
Sigle. P.
Nome. Antonio Tiepolo.
Titolo dell'ufficio. Massarius monete argenti.
Fonte. Segretario alle voci.
Epoca. Eletto 6 giugno 1385.
Nome. Daniele Dandolo.
Titolo dell'ufficio. Massarius monete argenti.
Fonte. Segretario alle voci.
Epoca. Eletto 17 agosto 1385.
Nome. Marco Baffo.
Titolo dell'ufficio. Massarius monete argenti.
Fonte. Segretario alle voci.
Epoca. Eletto 20 agosto 1385.
Sigle. OI.
Nome. Fantino Morosini.
Titolo dell'ufficio. Massarius ad cecham argenti.
Fonte. Senato, Misti.
Epoca. Era stato 27 marzo 1416.
Sigle. F.
Nome. Daniel Canal.
Titolo dell'ufficio. Massarius ad cecham argenti.
Fonte. Senato, Misti.
Epoca. Era stato 27 marzo 1416.
Sigle. D.
Nome. Andrea Nani.
Titolo dell'ufficio. Massaro a la zecha de l'arzento.
Fonte. Capitolare delle Brocche.
Epoca. Cessa 6 febbraio 1420.
Sigle. A.
Nome. Francesco Pesaro.
Titolo dell'ufficio. Officialis monete argenti.
Fonte. Segretario alle voci.
Epoca. Cessa 10 agosto 1421.
Sigle. F.
Nome. Tomaso Mocenigo.
Titolo dell'ufficio. Massarius monete argenti.
Fonte. Segretario alle voci.
Epoca. Cessa 20 aprile 1423.
Sigle. T S, T sopra S.
Nome. Paolo Michiel.
Titolo dell'ufficio. Nassarius monete argenti.
Fonte. Segretario alle voci.
Epoca. Cessa 24 giugno 1423.
Sigle. P OI, P sopra OI.
Nome. Marin Caravello.
Titolo dell'ufficio. Offitialis super moneta argenti.
Fonte. Segretario alle voci.
Epoca. Cessa 12 agosto 1423.
Nome. Zuan Boldù.
Titolo dell'ufficio. Massaro a la moneta de l'arzento.
Fonte. Capitolare delle Brocche.
Epoca. Era tale 14 luglio 1429.
Sigle. EZH capovolta B, EZH capovolta sopra B.
Nome. Nicolò Venier.
Titolo dell'ufficio. Masser a la moneda de l'arzento.
Fonte. Capitolare delle Brocche.
Epoca. Era tale 14 luglio 1429.
Sigle. n sopra V.
Nome. Nicolò Venier.
Titolo dell'ufficio. Masser a la moneda de l'arzento.
Fonte. Capitolare delle Brocche.
Epoca. Era tale 12 aprile 1432.
Sigle. n sopra V.
Nome. Zuanne Barbo.
Titolo dell'ufficio. Masser a la moneda de l'arzento.
Fonte. Capitolare delle Brocche.
Epoca. Era tale 12 aprile 1432.
Sigle. EZH CODA sopra B.
Nome. Raffaele Barisan.
Titolo dell'ufficio. Masser a la moneda de l'arzento.
Fonte. Capitolare delle Brocche.
Epoca. Era tale 15 aprile 1434.
Sigle. R sopra B.
Nome. Ettor Pasqualigo.
Titolo dell'ufficio. Masser a la moneda de l'arzento.
Fonte. Capitolare delle Brocche.
Epoca. Era tale 15 aprile 1434.
Sigle. EPSILON LUNA sopra P.
Nome. Lodovico Loredan.
Titolo dell'ufficio. Massarii monete argenti.
Fonte. Segretario alle voci.
Epoca. Eleggesi 31 dicembre 1439.
Sigle. L L.
Nome. Marco Valier _major_.
Titolo dell'ufficio. Massarii monete argenti.
Fonte. Segretario alle voci.
Epoca. Eleggesi 31 dicembre 1439.
Nome. Andrea Corner.
Titolo dell'ufficio. Massarii monete argenti.
Fonte. Segretario alle voci.
Epoca. Eleggesi 24 settembre 1441.
Nome. Marco Paruta.
Titolo dell'ufficio. Massarii monete argenti.
Fonte. Segretario alle voci.
Epoca. Eleggesi 24 settembre 1441.
Sigle. M P, M sopra P, OI sopra P.
Nome. Alessandro Pasqualigo.
Titolo dell'ufficio. Massarii monete argenti.
Fonte. Segretario alle voci.
Epoca. Eleggesi 25 novembre 1443.
Sigle. A P.
Nome. Giacomo Pizzamano.
Titolo dell'ufficio. Massarii monete argenti.
Fonte. Segretario alle voci.
Epoca. Eleggesi 25 novembre 1443.
Nome. Carlo Querini.
Titolo dell'ufficio. Massarii monete argenti.
Fonte. Segretario alle voci.
Epoca. Eleggesi 27 dicembre 1443.
Sigle. K sopra Q.
Nome. Zuanne Zorzi.
Titolo dell'ufficio. Massarii monete argenti.
Fonte. Segretario alle voci.
Epoca. Eleggesi 29 settembre 1445.
Sigle. EZH CODA EZH CODA, EZH CODA sopra EZH CODA.
Nome. Francesco Lando.
Titolo dell'ufficio. Massarii monete argenti.
Fonte. Segretario alle voci.
Epoca. Eleggesi 29 settembre 1445.
Sigle. F L, F sopra L.
Nome. Nicolò Balastro.
Titolo dell'ufficio. massarii Monete argenti.
Fonte. Segretario alle voci.
Epoca. Eleggesi 9 luglio 1447.
Sigle. N B, N sopra B, n sopra B.
Nome. Dario Zusto major.
Titolo dell'ufficio. Massarii monete argenti.
Fonte. Segretario alle voci.
Epoca. Eleggesi 24 settembre 1447.
Sigle. D I, D EZH CODA, D sopra I.
Nome. Marin Morosini.
Titolo dell'ufficio. Massarii monete argenti.
Fonte. Segretario alle voci.
Epoca. Eleggesi 22 giugno 1449.
Sigle. M M, OI M, M sopra M.
Nome. Venceslao da Riva.
Titolo dell'ufficio. Massarii monete argenti.
Fonte. Segretario alle voci.
Epoca. Eleggesi 31 dicembre 1449.
Nome. Marco Barbarigo.
Titolo dell'ufficio. Massarii monete argenti.
Fonte. Segretario alle voci.
Epoca. Eleggesi 26 magg. 1450.
Sigle. M corsivo B, M sopra B, M corsivo sopra B simmetrica, M corsivo sopra B.
Nome. Nicolò Foscarini.
Titolo dell'ufficio. Massarii monete argenti.
Fonte. Segretario alle voci.
Epoca. Eleggesi 22 luglio 1450.
Sigle. N F, N f, N sopra F.
Nome. Benedetto Soranzo.
Titolo dell'ufficio. mMassarii monete argenti.
Fonte. Segretario alle voci.
Epoca. Eleggesi 14 maggio 1452.
Sigle. B S, B sopra S.
Nome. Natale Corner.
Titolo dell'ufficio. Massarii monete argenti.
Fonte. Segretario alle voci.
Epoca. Eleggesi 24 settembre 1452.
Sigle. N C, N sopra C.
Nome. Marco Gradenigo.
Titolo dell'ufficio. Massarii monete argenti.
Fonte. Segretario alle voci.
Epoca. Eleggesi 23 giugno 1454.
Nome. Marco Venier.
Titolo dell'ufficio. Massarii monete argenti.
Fonte. Segretario alle voci.
Epoca. Eleggesi 29 giugno 1455.
Nome. Polo Zancariol.
Titolo dell'ufficio. Masseri a l'ofitio de la moneda.
Fonte. Capitolare delle Brocche.
Epoca. Era tale 24 dicembre 1461.
Sigle. P EZH CODA.
Nome. Marin Memmo.
Titolo dell'ufficio. Masseri a l'ofitio de la moneda.
Fonte. Capitolare delle Brocche.
Epoca. Era tale 24 dicembre 1461.
Sigle. M . . .
Nome. Zuanne Paruta.
Titolo dell'ufficio. mMasseri a l'ofitio de la moneda.
Fonte. Capitolare delle Brocche.
Epoca. Era tale 24 dicembre 1461.
Sigle. EZH CODA P.
Nome. Domenico Bondumier.
Titolo dell'ufficio. Signori de la zecha.
Fonte. Capitolare delle Brocche.
Epoca. Era tale 14 maggio 1462.
Sigle. d B.
Nome. Daniele Da Lezze.
Titolo dell'ufficio. Signori de la zecha.
Fonte. Capitolare delle Brocche.
Epoca. Era tale 14 maggio 1462.
Sigle. d d.
Nome. Piero Dandolo.
Titolo dell'ufficio. Masseri a la zecha.
Fonte. Capitolare delle Brocche.
Epoca. Era tale 6 settembre 1463.
Sigle. P D.
Nome. Bernardo Bondumier.
Titolo dell'ufficio. Masseri a la zecha.
Fonte. Capitolare delle Brocche.
Epoca. Era tale 6 settembre 1463.
Nome. Michele Contarini.
Titolo dell'ufficio. Massarii monete argenti.
Fonte. Segretario alle voci.
Epoca. Eletto 1 dicembre 1464.
Nome. Francesco Erizzo.
Titolo dell'ufficio. Massarii monete argenti.
Fonte. Segretario alle voci.
Epoca. Eletto 10 aprile 1466.
Nome. Caterino Darmer.
Titolo dell'ufficio. Massarii monete argenti.
Fonte. Segretario alle voci.
Epoca. Eletto 21 aprile 1466.
Nome. Bernardo Giustinian.
Titolo dell'ufficio. Massarii monete argenti.
Fonte. Segretario alle voci.
Epoca. Eletto 11 agosto 1467.
Nome. Piero Caravello.
Titolo dell'ufficio. Massarii monete argenti.
Fonte. Segretario alle voci.
Epoca. Eletto 20 luglio 1467.
Nome. Filippo Boldù.
Titolo dell'ufficio. Massarii monete argenti.
Fonte. Segretario alle voci.
Epoca. Eletto 28 gennaio 1467.
Nome. Stefano Contarini.
Titolo dell'ufficio. Massarii monete argenti.
Fonte. Segretario alle voci.
Epoca. Eletto 13 marzo 1468.
Nome. Nicolò Michiel.
Titolo dell'ufficio. Massarii monete argenti.
Fonte. Segretario alle voci.
Epoca. Eletto 29 maggio 1469.
Nome. Francesco Bembo.
Titolo dell'ufficio. Massarii monete argenti.
Fonte. Segretario alle voci.
Epoca. Eletto 26 luglio 1469.
Nome. Piero Griti.
Titolo dell'ufficio. Massarii monete argenti.
Fonte. Segretario alle voci.
Epoca. Eletto 20 settembre 1470.
Nome. Nicolò Foscarini.
Titolo dell'ufficio. Massarii monete argenti.
Fonte. Segretario alle voci.
Epoca. Eletto 31 gennaio 1470.
[Nuova pagina]
TAVOLA II.
MASSARI ALL'ORO.
Nome. Zuanne Bondimier.
Titolo dell'ufficio. Ofiziali a far far ducati.
Fonte. Cronachetta di Donato Contarini.
Epoca. Eletto 1285.
Nome. Mattio de Rainaldo.
Titolo dell'ufficio. Ofiziali a far far ducati.
Fonte. Cronachetta di Donato Contarini.
Epoca. Eletto 1285.
Nome. Zuanne Bondimier.
Titolo dell'ufficio. Ofiziali a far far ducati.
Fonte. Cronachetta di Donato Contarini.
Epoca. Confermato 1287.
Nome. Mattio de Rainaldo.
Titolo dell'ufficio. Ofiziali a far far ducati.
Fonte. Cronachetta di Donato Contarini.
Epoca. Confermato 1287.
Nome. Michele Trevisan.
Titolo dell'ufficio. Officium monete auri.
Fonte. Capitulare massariorum monete.
Epoca. Eletto 11 ottobre 1298.
Nome. Pietro Contarini.
Titolo dell'ufficio. Massarius ad aurum.
Fonte. Registri della Quarantìa.
Epoca. Cessa 9 luglio 1348.
Nome. Paolo Steno.
Titolo dell'ufficio. Ad massariam auri.
Fonte. Registri della Quarantìa.
Epoca. Eletto 18 giugno 1348.
Nome. Dardi de Lorenzo.
Titolo dell'ufficio. Ad massariam auri.
Fonte. Registri della Quarantìa.
Epoca. Eletto 18 giugno 1348.
Nome. Costantino Nani.
Titolo dell'ufficio. Massarius ad aurum.
Fonte. Registri della Quarantìa.
Epoca. Eletto 9 luglio 1348.
Nome. Pietro Baffo.
Titolo dell'ufficio. Massarius ad aurum.
Fonte. Registri della Quarantìa.
Epoca. Eletto 9 luglio 1348.
Nome. Giovanni Navager.
Titolo dell'ufficio. Massarius ad aurum.
Fonte. Registri della Quarantìa.
Epoca. Cessa 4 agosto 1348.
Nome. Giovanni Papaziza.
Titolo dell'ufficio. Massarius ad aurum.
Fonte. Registri della Quarantìa.
Epoca. Eletto 4 agosto 1348.
Nome. Marco Marmora.
Titolo dell'ufficio. Massarius ad mon. auri.
Fonte. Registri della Quarantìa.
Epoca. Eletto 24 maggio 1350.
Nome. Costantino Nani.
Titolo dell'ufficio. Massarius ad aurum.
Fonte. Registri della Quarantìa.
Epoca. Eletto 17 dicembre 1353.
Nome. Dardi de Lorenzo.
Titolo dell'ufficio. Massarius ad aurum.
Fonte. Registri della Quarantìa.
Epoca. Eletto 20 dicembre 1353.
Nome. Donato Quintavalle.
Titolo dell'ufficio. Massarius ad aurum.
Fonte. Segretario alle voci.
Epoca. Eletto 21 dicembre 1363.
Nome. Luca Viadro.
Titolo dell'ufficio. Massarius ad aurum.
Fonte. Segretario alle voci.
Epoca. Eletto 30 maggio 1365.
Nome. Jacopo Bollani.
Titolo dell'ufficio. Massarius ad aurum.
Fonte. Segretario alle voci.
Epoca. Eletto 2 novembre 1365.
Nome. Zuanne Valaresso.
Titolo dell'ufficio. Massarius ad aurum.
Fonte. Segretario alle voci.
Epoca. Eletto 10 novembre 1365.
Nome. Donato Quintavalle.
Titolo dell'ufficio. Massarius ad aurum.
Fonte. Segretario alle voci.
Epoca. Eletto 5 gennaio 1365.
Nome. Piero Calbo.
Titolo dell'ufficio. Massarius ad aurum.
Fonte. Segretario alle voci.
Epoca. Eletto 12 luglio 1366.
Nome. Zuanne Papaziza.
Titolo dell'ufficio. Massarius ad aurum.
Fonte. Registri della Quarantìa.
Epoca. Eletto 15 dicembre 1367.
Nome. Nicolò Papaziza.
Titolo dell'ufficio. Massarius ad aurum.
Fonte. Registri della Quarantìa.
Epoca. Eletto 21 novembre 1375.
Nome. Piero Papaziza.
Titolo dell'ufficio. Massarius ad aurum.
Fonte. Segretario alle voci.
Epoca. Eletto 29 marzo 1383.
Nome. Marco Zancani.
Titolo dell'ufficio. Massarius monete auri.
Fonte. Segretario alle voci.
Epoca. Eletto 12 aprile 1383.
Nome. Zuanne Giustinian.
Titolo dell'ufficio. Massarius monete auri.
Fonte. Segretario alle voci.
Epoca. Eletto 7 luglio 1383.
Nome. Antonio Tiepolo.
Titolo dell'ufficio. Massarius monete auri.
Fonte. Segretario alle voci.
Epoca. Eletto 12 luglio 1383.
Nome. Giacomo Trevisan.
Titolo dell'ufficio. Massarius monete auri.
Fonte. Segretario alle voci.
Epoca. Eletto 16 luglio 1385.
Nome. Cristofolo Zancani.
Titolo dell'ufficio. Massarius monete auri.
Fonte. Segretario alle voci.
Epoca. Eletto 17 agosto 1385.
Nome. Lodovico Moro.
Titolo dell'ufficio. Massarius monete auri.
Fonte. Segretario alle voci.
Epoca. Eletto 4 novembre 1386.
Nome. Donato Da Lezze.
Titolo dell'ufficio. Massarius monete auri.
Fonte. Segretario alle voci.
Epoca. Eletto 11 novembre 1386.
Nome. Piero Papaziza.
Titolo dell'ufficio. Massarius monete auri.
Fonte. Segretario alle voci.
Epoca. Eletto 18 novembre 1386.
Nome. Cristofolo Zancani.
Titolo dell'ufficio. Massarius monete auri.
Fonte. Segretario alle voci.
Epoca. Eletto 2 dicembre 1386.
Nome. Donato Quintavalle.
Titolo dell'ufficio. Massarius monete auri.
Fonte. Segretario alle voci.
Epoca. Eletto 23 aprile 1387.
Nome. Pietro Ghisi.
Titolo dell'ufficio. Massari all'oro.
Fonte. Senato, _Misti_, registro 51, carte 91.
Epoca. Confermato 30 gennaio 1415.
Nome. Michele Contarini.
Titolo dell'ufficio. Massari all'oro.
Fonte. Senato, _Misti_, registro 51, carte 91.
Epoca. Confermato 30 gennaio 1415.
Nome. Tomaso Mocenigo.
Titolo dell'ufficio. Massari all'oro.
Fonte. Segretario alle voci.
Epoca. Eletto 15 dicembre 1419.
Nome. Pietro Ghisi.
Titolo dell'ufficio. Massari all'oro.
Fonte. Segretario alle voci.
Epoca. Eletto 15 dicembre 1419.
Nome. Pietro Lando.
Titolo dell'ufficio. Officialis monete auri.
Fonte. Segretario alle voci.
Epoca. Cessa 5 ottobre 1421.
Nome. Orsato Giustinian.
Titolo dell'ufficio. Massarius monete auri.
Fonte. Segretario alle voci.
Epoca. Eletto 18 ottobre 1421.
Nome. Biagio Venier.
Titolo dell'ufficio. Officialis monete auri.
Fonte. Segretario alle voci.
Epoca. Cessa 14 dicembre 1421.
Nome. Vettor Duodo.
Titolo dell'ufficio. Offic. super mon. auri.
Fonte. Segretario alle voci.
Epoca. Cessa 21 settembre 1423.
Nome. Paolo Malipiero.
Titolo dell'ufficio. Massarii monete auri.
Fonte. Segretario alle voci.
Epoca. Cessa 22 giugno 1438.
Nome. Giacomo Corner.
Titolo dell'ufficio. Massarii monete auri.
Fonte. Segretario alle voci.
Epoca. Cessa 28 dicembre 1439.
Nome. Nicolò Giustinian.
Titolo dell'ufficio. Massarii monete auri.
Fonte. Segretario alle voci.
Epoca. Cessa 26 giugno 1440.
Nome. Michele Lion.
Titolo dell'ufficio. massarii monete auri.
Fonte. Segretario alle voci.
Epoca. Cessa 22 luglio 1441.
Nome. Antonio Zen.
Titolo dell'ufficio. Massarii monete auri.
Fonte. Segretario alle voci.
Epoca. Cessa 24 settembre 1441.
Nome. Bernardo Donà.
Titolo dell'ufficio. Massarii monete auri.
Fonte. Segretario alle voci.
Epoca. Cessa 31 marzo 1443.
Nome. Orsato Giustinian.
Titolo dell'ufficio. Massarii monete auri.
Fonte. Segretario alle voci.
Epoca. Eletto 25 novembre 1443.
Nome. Antonio Querini.
Titolo dell'ufficio. Massarius monete auri.
Fonte. Segretario alle voci.
Epoca. Eletto 13 marzo 1445.
Nome. Michele Lion.
Titolo dell'ufficio. Massarius monete auri.
Fonte. Segretario alle voci.
Epoca. Eletto 29 settembre 1445.
Nome. Francesco Dandolo.
Titolo dell'ufficio. Massarius monete auri.
Fonte. Segretario alle voci.
Epoca. Eletto 27 dicembre 1445.
Nome. Andrea Venier.
Titolo dell'ufficio. Massarius monete auri.
Fonte. Segretario alle voci.
Epoca. Eletto 24 settembre 1447.
Nome. Gerolamo Foscolo.
Titolo dell'ufficio. Massarius monete auri.
Fonte. Segretario alle voci.
Epoca. Eletto 24 settembre 1447.
Nome. Bortolomeo Barbarigo.
Titolo dell'ufficio. Massarius monete auri.
Fonte. Segretario alle voci.
Epoca. Eletto 28 dicembre 1449.
Nome. Leonardo Calbo.
Titolo dell'ufficio. Massarius monete auri.
Fonte. Segretario alle voci.
Epoca. Eletto 28 dicembre 1449.
Nome. Zaccaria Bembo.
Titolo dell'ufficio. Massarius monete auri.
Fonte. Segretario alle voci.
Epoca. Eletto 25 ottobre 1450.
Nome. Antonio Loredan.
Titolo dell'ufficio. Massarius monete auri.
Fonte. Segretario alle voci.
Epoca. Eletto 17 ottobre 1451.
Nome. Bernardo Cappello.
Titolo dell'ufficio. Massarius monete auri.
Fonte. Segretario alle voci.
Epoca. Eletto 7 gennaio 1452.
Nome. Pietro Pizzamano.
Titolo dell'ufficio. Massarius monete auri.
Fonte. Segretario alle voci.
Epoca. Eletto 7 gennaio 1452.
Nome. Lorenzo Barbarigo.
Titolo dell'ufficio. Massarius monete auri.
Fonte. Segretario alle voci.
Epoca. Eletto 27 marzo 1453.
Nome. Gerolamo Querini.
Titolo dell'ufficio. Massarius monete auri.
Fonte. Segretario alle voci.
Epoca. Eletto 24 agosto 1455.
Nome. Stai Balbi.
Titolo dell'ufficio. Massarius monete auri.
Fonte. Segretario alle voci.
Epoca. Eletto 2 novembre 1455.
Nome. Antonio Contarini.
Titolo dell'ufficio. Massarius monete auri.
Fonte. Segretario alle voci.
Epoca. Eletto 22 gennaio 1464.
Nome. Gerolamo Bernardo.
Titolo dell'ufficio. Massarius monete auri.
Fonte. Segretario alle voci.
Epoca. Eletto 25 gennaio 1465.
Nome. Marino Da Canal.
Titolo dell'ufficio. Massarius monete auri.
Fonte. Segretario alle voci.
Epoca. Eletto 19 maggio 1466.
Nome. Benedetto Sagredo.
Titolo dell'ufficio. Massarius monete auri.
Fonte. Segretario alle voci.
Epoca. Eletto 24 maggio 1467.
Nome. Francesco Bragadin.
Titolo dell'ufficio. Massarius monete auri.
Fonte. Segretario alle voci.
Epoca. Eletto 21 settembre 1467.
Nome. Marco Bollani.
Titolo dell'ufficio. Massarius monete auri.
Fonte. Segretario alle voci.
Epoca. Eletto 22 dicembre 1467.
Nome. Gerolamo Malipiero.
Titolo dell'ufficio. Massarius monete auri.
Fonte. Segretario alle voci.
Epoca. Eletto 4 gennaio 1467.
Nome. Marco Memo.
Titolo dell'ufficio. Massarius monete auri.
Fonte. Segretario alle voci.
Epoca. Eletto 23 settembre 1468.
Nome. Zusto Gradenigo.
Titolo dell'ufficio. Massarius monete auri.
Fonte. Segretario alle voci.
Epoca. Eletto 26 maggio 1469.
Nome. Andrea Vitturi.
Titolo dell'ufficio. Massarius monete auri.
Fonte. Segretario alle voci.
Epoca. Eletto 26 gennaio 1469.
Nome. Alvise Trevisan.
Titolo dell'ufficio. Massarius monete auri.
Fonte. Segretario alle voci.
Epoca. Eletto 26 settembre 1470.
Nome. Lorenzo Falier.
Titolo dell'ufficio. Massarius monete auri.
Fonte. Segretario alle voci.
Epoca. Eletto 28 maggio 1471.
Nome. Gerolamo Corner.
Titolo dell'ufficio. Massarius monete auri.
Fonte. Segretario alle voci.
Epoca. Eletto 27 settembre 1471.
[Nuova pagina]
NOTE A "APPENDICE II".
(1) Il passo è riportato nel capitolo "Pietro Ziani", penultimo paragrafo.
(2) Biblioteca Papadopoli. Capitolare dei massari all'oro, rubr. XLIX.
(3) Regio Archivio di Stato. Maggior Consiglio, 27 settembre 1300, registro _Magnus_, carte 11.
(4) Regio Archivio di Stato. Maggior Consiglio, registro _Capricornus_, carte 8 tergo e Capitolare dei massari all'oro, rubrica XXVI.
(5) Biblioteca Papadopoli. Capitolare dei massari all'oro, rubr. XXVII.
(6) Regio Archivio di Stato. Capitolare delle Brocche, carte 1 tergo.
(7) Biblioteca Papadopoli. Capitolare dei massari all'oro, rubr. XLIX.
(8) Regio Archivio di Stato. Senato, _Misti_, registro 31, carte 1 tergo.
(9) Regio Archivio di Stato. Senato, _Misti_, registro 36, carte 77 tergo.
(10) Regio Archivio di Stato. Senato, _Misti_, registro 46, carte 150.
(11) Regio Archivio di Stato. Capitolare delle Brocche, carte 3.
(12) Regio Archivio di Stato. Senato, _Misti_, registro 49, carte 81.
(13) Regio Archivio di Stato. Senato, _Misti_, registro 50, carte 96.
(14) Regio Archivio di Stato. Senato, _Misti_, registro 51, carte 91.
(15) Regio Archivio di Stato. Senato, _Misti_, registro 51, carte 122 tergo.
(16) Regio Archivio di Stato. Senato, _Misti_, registro 52, carte 54.
(17) Regio Archivio di Stato. Maggior Consiglio, registro _Commune_ _II_, carte 86.
(18) Regio Archivio di Stato. Maggior Consiglio, registro _Spiritus_, carte 25.
(19) Regio Archivio di Stato. Maggior Consiglio, registro _Novella_, carte 28 tergo.
(20) Regio Archivio di Stato. Parti della Quarantìa Criminale trascritte da Marino Sanuto, carte 14.
(21) Regio Archivio di Stato. Quarantìa Criminale, _Parti_, registro II, carte 75.
(22) Regio Archivio di Stato. Senato, _Misti_, registro 53, carte 106.
(23) Biblioteca Papadopoli. Capitolare dei massari all'oro, carte 5 tergo.
[Nuova pagina]
APPENDICE III.
[Nuova pagina]
TAVOLA I.
RARITÀ E PREZZO ATTUALE DELLE MONETE VENEZIANE SINO AL 1471.
MONETE DEGLI IMPERATORI.
Moneta. Lodovico I denaro con VENECIAS MONETA.
Rarità. R7.
Prezzo in Lire italiane. 150.
Moneta. Lodovico I denaro con VENECIAS.
Rarità. R2.
Prezzo in Lire italiane. 20.
Moneta. Lotario denaro.
Rarità. R7.
Prezzo in Lire italiane. 150.
Moneta. Denaro anonimo con XPE SALVA VENECIAS.
Rarità. R6.
Prezzo in Lire italiane. 100.
Moneta. Denaro anonimo con CRISTVS IMPERAT.
Rarità. R2.
Prezzo in Lire italiane. 10.
Moneta. Corrado I denaro.
Rarità. R7.
Prezzo in Lire italiane. 150.
Moneta. Enrico II.
Rarità. R.
Prezzo in Lire italiane. 5.
Moneta. Enrico III e IV.
Rarità. R.
Prezzo in Lire italiane. 5.
MONETE DEI DOGI.
Moneta. Vitale Michiel II bianco (mezzo denaro).
Rarità. R8.
Prezzo in Lire italiane. 100.
Moneta. Sebastiano Ziani denaro o piccolo.
Rarità. R.
Prezzo in Lire italiane. 3.
Moneta. Orio Malipiero piccolo.
Rarità. C.
Prezzo in Lire italiane. 2.
Moneta. Orio Malipiero bianco.
Rarità. R8.
Prezzo in Lire italiane. 100.
Moneta. Enrico Dandolo grosso.
Rarità. R4.
Prezzo in Lire italiane. 30.
Moneta. Enrico Dandolo piccolo.
Rarità. C.
Prezzo in Lire italiane. 2.
Moneta. Enrico Dandolo bianco.
Rarità. R8.
Prezzo in Lire italiane. 80.
Moneta. Enrico Dandolo quartarolo (un quarto di denaro).
Rarità. R8.
Prezzo in Lire italiane. 80.
Moneta. Pietro Ziani grosso.
Rarità. C.
Prezzo in Lire italiane. 1.
Moneta. Pietro Ziani bianco.
Rarità. R8.
Prezzo in Lire italiane. 60.
Moneta. Pietro Ziani quartarolo.
Rarità. R.
Prezzo in Lire italiane. 4.
Moneta. Jacopo Tiepolo grosso.
Rarità. C.
Prezzo in Lire italiane. 1.
Moneta. Jacopo Tiepolo bianco.
Rarità. R8.
Prezzo in Lire italiane. 80.
Moneta. Jacopo Tiepolo quartarolo.
Rarità. R2.
Prezzo in Lire italiane. 6.
Moneta. Marino Morosini grosso.
Rarità. R.
Prezzo in Lire italiane. 5.
Moneta. Marino Morosini bianco.
Rarità. R8.
Prezzo in Lire italiane. 80.
Moneta. Marino Morosini quartarolo.
Rarità. R7.
Prezzo in Lire italiane. 60.
Moneta. Ranieri Zeno grosso.
Rarità. C.
Prezzo in Lire italiane. 1.
Moneta. Ranieri Zeno bianco.
Rarità. R7.
Prezzo in Lire italiane. 50.
Moneta. Ranieri Zeno quartarolo.
Rarità. R.
Prezzo in Lire italiane. 4.
Moneta. Lorenzo Tiepolo grosso.
Rarità. C.
Prezzo in Lire italiane. 1.
Moneta. Lorenzo Tiepolo piccolo.
Rarità. R.
Prezzo in Lire italiane. 3.
Moneta. Lorenzo Tiepolo bianco.
Rarità. R8.
Prezzo in Lire italiane. 60.
Moneta. Lorenzo Tiepolo doppio quartarolo.
Rarità. R8.
Prezzo in Lire italiane. 80.
Moneta. Lorenzo Tiepolo quartarolo.
Rarità. R2.
Prezzo in Lire italiane. 5.
Moneta. Jacopo Contarini grosso.
Rarità. C.
Prezzo in Lire italiane. 1.
Moneta. Jacopo Contarini piccolo.
Rarità. R4.
Prezzo in Lire italiane. 20.
Moneta. Jacopo Contarini bianco.
Rarità. R8.
Prezzo in Lire italiane. 80.
Moneta. Jacopo Contarini doppio quartarolo.
Rarità. R8.
Prezzo in Lire italiane. 100.
Moneta. Jacopo Contarini quartarolo.
Rarità. R6.
Prezzo in Lire italiane. 40.
Moneta. Giovanni Dandolo ducato.
Rarità. R3.
Prezzo in Lire italiane. 80.
Moneta. Giovanni Dandolo grosso.
Rarità. C.
Prezzo in Lire italiane. 3.
Moneta. Giovanni Dandolo piccolo.
Rarità. R2.
Prezzo in Lire italiane. 5.
Moneta. Giovanni Dandolo bianco.
Rarità. R8.
Prezzo in Lire italiane. 80.
Moneta. Giovanni Dandolo doppio quartarolo.
Rarità. R8.
Prezzo in Lire italiane. 80.
Moneta. Giovanni Dandolo quartarolo.
Rarità. R4.
Prezzo in Lire italiane. 20.
Moneta. Pietro Gradenigo ducato.
Rarità. C.
Prezzo in Lire italiane. 20.
Moneta. Pietro Gradenigo grosso.
Rarità. C.
Prezzo in Lire italiane. 3.
Moneta. Pietro Gradenigo piccolo.
Rarità. R3.
Prezzo in Lire italiane. 10.
Moneta. Pietro Gradenigo bianco.
Rarità. R7.
Prezzo in Lire italiane. 50.
Moneta. Pietro Gradenigo doppio quartarolo.
Rarità. R4.
Prezzo in Lire italiane. 25.
Moneta. Pietro Gradenigo quartarolo (1).
Rarità. R8.
Prezzo in Lire italiane. 100.
Moneta. Marino Zorzi ducato.
Rarità. R6.
Prezzo in Lire italiane. 400.
Moneta. Marino Zorzi grosso.
Rarità. R5.
Prezzo in Lire italiane. 50.
Moneta. Marino Zorzi quartarolo.
Rarità. R8.
Prezzo in Lire italiane. 100.
Moneta. Giovanni Soranzo ducato.
Rarità. C.
Prezzo in Lire italiane. 20.
Moneta. Giovanni Soranzo grosso.
Rarità. C.
Prezzo in Lire italiane. 2.
Moneta. Giovanni Soranzo piccolo.
Rarità. R7.
Prezzo in Lire italiane. 50.
Moneta. Giovanni Soranzo bianco.
Rarità. R8.
Prezzo in Lire italiane. 60.
Moneta. Giovanni Soranzo quartarolo.
Rarità. R8.
Prezzo in Lire italiane. 100.
Moneta. Francesco Dandolo ducato.
Rarità. C.
Prezzo in Lire italiane. 15.
Moneta. Francesco Dandolo grosso.
Rarità. R.
Prezzo in Lire italiane. 4.
Moneta. Francesco Dandolo mezzanino.
Rarità. C.
Prezzo in Lire italiane. 1.
Moneta. Francesco Dandolo soldino.
Rarità. C.
Prezzo in Lire italiane. 1.
Moneta. Francesco Dandolo piccolo.
Rarità. R3.
Prezzo in Lire italiane. 10.
Moneta. Francesco Dandolo bianco.
Rarità. R8.
Prezzo in Lire italiane. 60.
Moneta. Bartolomeo Gradenigo ducato.
Rarità. R.
Prezzo in Lire italiane. 25.
Moneta. Bartolomeo Gradenigo grosso.
Rarità. R.
Prezzo in Lire italiane. 6.
Moneta. Bartolomeo Gradenigo soldino.
Rarità. R.
Prezzo in Lire italiane. 5.
Moneta. Bartolomeo Gradenigo piccolo.
Rarità. R7.
Prezzo in Lire italiane. 50.
Moneta. Andrea Dandolo ducato.
Rarità. C.
Prezzo in Lire italiane. 15.
Moneta. Andrea Dandolo grosso.
Rarità. R.
Prezzo in Lire italiane. 6.
Moneta. Andrea Dandolo mezzanino nuovo tipo.
Rarità. C.
Prezzo in Lire italiane. C.
Moneta. Andrea Dandolo soldino vecchio tipo.
Rarità. C.
Prezzo in Lire italiane. C.
Moneta. Andrea Dandolo soldino nuovo tipo.
Rarità. C.
Prezzo in Lire italiane. C.
Moneta. Andrea Dandolo piccolo.
Rarità. R3.
Prezzo in Lire italiane. 10.
Moneta. Andrea Dandolo bianco.
Rarità. R8.
Prezzo in Lire italiane. 80.
Moneta. Andrea Dandolo tornesello.
Rarità. R4.
Prezzo in Lire italiane. 20.
Moneta. Marino Falier ducato.
Rarità. R6.
Prezzo in Lire italiane. 400.
Moneta. Marino Falier soldino.
Rarità. R4.
Prezzo in Lire italiane. 25.
Moneta. Marino Falier tornesello.
Rarità. R8.
Prezzo in Lire italiane. 100.
Moneta. Giovanni Gradenigo ducato.
Rarità. R.
Prezzo in Lire italiane. 30.
Moneta. Giovanni Gradenigo grosso.
Rarità. R7.
Prezzo in Lire italiane. 150.
Moneta. Giovanni Gradenigo soldino.
Rarità. C.
Prezzo in Lire italiane. 1.
Moneta. Giovanni Gradenigo piccolo.
Rarità. R7.
Prezzo in Lire italiane. 50.
Moneta. Giovanni Gradenigo tornesello.
Rarità. R3.
Prezzo in Lire italiane. 15.
Moneta. Giovanni Dolfin ducato.
Rarità. C.
Prezzo in Lire italiane. 20.
Moneta. Giovanni Dolfin soldino.
Rarità. C.
Prezzo in Lire italiane. C.
Moneta. Giovanni Dolfin piccolo.
Rarità. R5.
Prezzo in Lire italiane. 30.
Moneta. Giovanni Dolfin tornesello.
Rarità. R4.
Prezzo in Lire italiane. 20.
Moneta. Lorenzo Celsi ducato.
Rarità. C.
Prezzo in Lire italiane. 20.
Moneta. Lorenzo Celsi soldino.
Rarità. C.
Prezzo in Lire italiane. C.
Moneta. Lorenzo Celsi piccolo.
Rarità. R5.
Prezzo in Lire italiane. 30.
Moneta. Lorenzo Celsi tornesello.
Rarità. R2.
Prezzo in Lire italiane. 5.
Moneta. Marco Corner ducato.
Rarità. C.
Prezzo in Lire italiane. 20.
Moneta. Marco Corner soldino.
Rarità. C.
Prezzo in Lire italiane. C.
Moneta. Marco Corner piccolo.
Rarità. R6.
Prezzo in Lire italiane. 40.
Moneta. Marco Corner tornesello.
Rarità. R2.
Prezzo in Lire italiane. 5.
Moneta. Andrea Contarini ducato.
Rarità. C.
Prezzo in Lire italiane. 15.
Moneta. Andrea Contarini grosso secondo tipo.
Rarità. R.
Prezzo in Lire italiane. 5.
Moneta. Andrea Contarini soldino.
Rarità. C.
Prezzo in Lire italiane. C.
Moneta. Andrea Contarini simile nuovo tipo.
Rarità. C.
Prezzo in Lire italiane. C.
Moneta. Andrea Contarini tornesello.
Rarità. C.
Prezzo in Lire italiane. 1.
Moneta. Michele Morosini ducato.
Rarità. R4.
Prezzo in Lire italiane. 150.
Moneta. Michele Morosini grosso.
Rarità. R8.
Prezzo in Lire italiane. 200.
Moneta. Michele Morosini soldino.
Rarità. R4.
Prezzo in Lire italiane. 25.
Moneta. Michele Morosini tornesello.
Rarità. R4.
Prezzo in Lire italiane. 20.
Moneta. Antonio Venier ducato.
Rarità. C.
Prezzo in Lire italiane. 15.
Moneta. Antonio Venier grosso secondo tipo.
Rarità. R.
Prezzo in Lire italiane. 5.
Moneta. Antonio Venier simile terzo tipo.
Rarità. C.
Prezzo in Lire italiane. 2.
Moneta. Antonio Venier soldino.
Rarità. C.
Prezzo in Lire italiane. 1.
Moneta. Antonio Venier piccolo.
Rarità. R5.
Prezzo in Lire italiane. 30.
Moneta. Antonio Venier tornesello.
Rarità. C.
Prezzo in Lire italiane. 1.
Moneta. Michele Steno ducato.
Rarità. C.
Prezzo in Lire italiane. 15.
Moneta. Michele Steno grosso.
Rarità. C.
Prezzo in Lire italiane. 2.
Moneta. Michele Steno soldino.
Rarità. C.
Prezzo in Lire italiane. C.
Moneta. Michele Steno piccolo.
Rarità. R4.
Prezzo in Lire italiane. 25.
Moneta. Michele Steno mezzanino (soldo per Verona).
Rarità. R.
Prezzo in Lire italiane. 4.
Moneta. Michele Steno piccolo per Verona e Vicenza.
Rarità. R2.
Prezzo in Lire italiane. 8.
Moneta. Michele Steno tornesello.
Rarità. C.
Prezzo in Lire italiane. 1.
Moneta. Tomaso Mocenigo ducato.
Rarità. C.
Prezzo in Lire italiane. 18.
Moneta. Tomaso Mocenigo grosso.
Rarità. R.
Prezzo in Lire italiane. 4.
Moneta. Tomaso Mocenigo soldino.
Rarità. C.
Prezzo in Lire italiane. 1.
Moneta. Tomaso Mocenigo piccolo.
Rarità. R4.
Prezzo in Lire italiane. 20.
Moneta. Tomaso Mocenigo simile per Verona e Vicenza.
Rarità. R4.
Prezzo in Lire italiane. 20.
Moneta. Tomaso Mocenigo piccolo col busto di San Marco.
Rarità. R8.
Prezzo in Lire italiane. 100.
Moneta. Tomaso Mocenigo tornesello.
Rarità. R2.
Prezzo in Lire italiane. 5.
Moneta. Francesco Foscari ducato.
Rarità. C.
Prezzo in Lire italiane. 15.
Moneta. Francesco Foscari grossone da 8 soldi.
Rarità. C.
Prezzo in Lire italiane. 2.
Moneta. Francesco Foscari simile, varietà.
Rarità. R8.
Prezzo in Lire italiane. 150.
Moneta. Francesco Foscari grosso, o grossetto.
Rarità. C.
Prezzo in Lire italiane. C.
Moneta. Francesco Foscari mezzo grosso.
Rarità. R.
Prezzo in Lire italiane. 3.
Moneta. Francesco Foscari soldino.
Rarità. C.
Prezzo in Lire italiane. C.
Moneta. Francesco Foscari piccolo, o denaro.
Rarità. R3.
Prezzo in Lire italiane. 10.
Moneta. Francesco Foscari simile di nuovo tipo.
Rarità. C.
Prezzo in Lire italiane. C.
Moneta. Francesco Foscari quattrino per la terraferma.
Rarità. C.
Prezzo in Lire italiane. C.
Moneta. Francesco Foscari simile, varietà.
Rarità. R8.
Prezzo in Lire italiane. 60.
Moneta. Francesco Foscari quattrino per Ravenna.
Rarità. R8.
Prezzo in Lire italiane. 60.
Moneta. Francesco Foscari mezzo quattrino per Ravenna.
Rarità. R8.
Prezzo in Lire italiane. 50.
Moneta. Francesco Foscari piccolo, o bagattino per Brescia.
Rarità. C.
Prezzo in Lire italiane. C.
Moneta. Francesco Foscari piccolo, o bagattino per Verona e Vicenza.
Rarità. R2.
Prezzo in Lire italiane. 5.
Moneta. Francesco Foscari piccolo, o bagattino colla testa di San Marco.
Rarità. R8.
Prezzo in Lire italiane. 100.
Moneta. Francesco Foscari tornesello.
Rarità. R3.
Prezzo in Lire italiane. 15.
Moneta. Pasquale Malipiero ducato.
Rarità. R.
Prezzo in Lire italiane. 25.
Moneta. Pasquale Malipiero grosso, o grossetto.
Rarità. R3.
Prezzo in Lire italiane. 15.
Moneta. Pasquale Malipiero soldino.
Rarità. R8.
Prezzo in Lire italiane. 100.
Moneta. Pasquale Malipiero quattrino, o duino.
Rarità. R2.
Prezzo in Lire italiane. 5.
Moneta. Pasquale Malipiero picoclo colla testa di San Marco.
Rarità. R8.
Prezzo in Lire italiane. 100.
Moneta. Cristoforo Moro ducato.
Rarità. R.
Prezzo in Lire italiane. 25.
Moneta. Cristoforo Moro grosso.
Rarità. R5.
Prezzo in Lire italiane. 50.
Moneta. Cristoforo Moro soldino.
Rarità. R8.
Prezzo in Lire italiane. 100.
Moneta. Cristoforo Moro piccolo di rame col busto del doge.
Rarità. R8.
Prezzo in Lire italiane. 80.
Moneta. Cristoforo Moro piccolo di rame col busto del doge senza iscrizione.
Rarità. R7.
Prezzo in Lire italiane. 60.
Moneta. Cristoforo Moro piccolo copoluto.
Rarità. R2.
Prezzo in Lire italiane. 5.
Moneta. Cristoforo Moro piccolo colla testa di San Marco.
Rarità. R8.
Prezzo in Lire italiane. 100.
Moneta. Cristoforo Moro tornesello.
Rarità. R7.
Prezzo in Lire italiane. 50.
Moneta. Moneta anonima per la Dalmazia.
Rarità. R4.
Prezzo in Lire italiane. 30.
Moneta. Moneta anonima per la Dalmazia. Varietà.
Rarità. R6.
Prezzo in Lire italiane. 50.
[Nuova pagina]
NOTE A "APPENDICE III".
(1) Un più accurato esame dell'esemplare, esistente nel Museo civico di Trieste, dimostra che esso è un doppio quartarolo sciupato. Nelle schede manoscritte di C. Kunz è notato come esistente presso la Collegiata di Cividale il quartarolo di Pietro Gradenigo. Recatomi appositamente a Cividale, non trovai la moneta, e non potei averne alcuna notizia.
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INDICE ALFABETICO.
[Nuova pagina]
A.
Aggiustare. -- Termine tecnico di zecca, che indica quell'operazione, con cui si tagliano gli angoli dei quadrelli di metallo per farne i dischi, sui quali dev'essere improntata la moneta. In veneziano _zustar_.
Anonime. -- Monete senza nome di doge. Sono raccolte in un capitolo speciale.
Aspri per la Tana ordinati nel 1461. Non si conosce se sono stati coniati.
Aureola. -- Moneta che dovrebbe chiamarsi in tal modo dal nome del doge Orio od Aurio. Non ha mai esistito.
B.
Bagattino. -- Nome dato ai piccoli o denari in Lombardia e nelle città del Veneto. A Venezia per la prima volta usato in pubblici documenti nel 1442. -- Bagattini per Brescia, Bergamo, Verona e Vicenza, Padova, Treviso e Friuli. Vedi _Piccoli_.
Bianco. -- Moneta veneziana, frazione e probabilmente metà del danaro. -- Ultima menzione del bianco ai tempi di Andrea Dandolo.
Bolle ducali. -- Secondo l'uso comune nei bassi tempi i dogi usavano il sigillo di piombo detto bolla, perché fatto da una sfera di piombo che compressa da due conî si trasformava in un disco colla impronta da entrambi i lati. In rarissimi casi si usavano le bolle d'oro e d'argento. Ho riprodotto alcune delle bolle ducali, perché meglio delle monete rappresentano le successive trasformazioni del costume del doge: Bolla in piombo di Orio Malipiero, -- di Enrico Dandolo, -- di Jacopo Tiepolo, -- di Ranieri Zeno, -- di Giovanni Soranzo, -- di Marin Falier. -- Bolla in oro di Michele Steno, -- in piombo di Francesco Foscari, -- di Cristoforo Moro.
Bollo di San Marco posto sui lavori di orificeria, quale prova di essere stati saggiati e trovati di giusta lega. -- Bollo con cui si controllavano le bilancie ed i pesi dai cambiadori.
Brescia. -- Grossi di Brescia, fatti ad imitazione dei veneziani, proibiti. -- _Piccoli_ o _bagattini_ per Brescia -- _Quattrini_ per la terraferma, a Brescia valevano 2 piccoli e si chiamavano _quattrini duini_. -- Piccoli di Brescia, sono in parte ritirati o fusi par farne quattrini duini.
C.
Campanella. -- L'oro e l'argento condotto a Venezia doveva vendersi all'incanto a Rialto, ciocché si diceva _a campanella_ od _alla campanella_. -- Si abolisce. -- Si ripristina. -- I tedeschi pagavano un grosso ad ogni marca d'oro per _no dar campanella_, ossia per essere liberati da tale obbligo.
Capitolare. -- Libro ove erano scritti i doveri ed i diritti dei Magistrati. Prima notizia dei Massari sorveglianti la zecca e del loro Capitolare. -- _Capitolare dei massari della moneta_, compilato nel 1278, conservato all'Archivio di Stato. -- Documento IV. -- Abolito. -- _Capitolare delle brocche_, codice membranaceo del secolo XIV esistente nel Regio Archivio di Stato, dove, oltre i decreti, sono ricordati gli ordini verbali e le memorie relative alla zecca. -- _Capitolare dei massari all'oro_, codice membranaceo del secolo XIV, esistente nella Biblioteca Papadopoli. -- _Capitolare dei massari all'argento_, compilato nell'anno 1691, esistente nella biblioteca Papadopoli.
CARLO MAGNO. -- Durante il regno di Carlo Magno, a Venezia non fu coniata moneta. -- _Lira carolingia_ istituita da Carlo Magno.
Carrarini, coniati a Padova, sono banditi.
Cattaro. -- Città venuta in possesso dei veneziani nel 1420, ebbe prima e conservò il diritto di zecca, coniando monete secondo il sistema monetario locale.
CELSI LORENZO, LVIII doge. -- Facilitazioni ai mercanti tedeschi che portano oro alla zecca. -- Descrizione delle monete di Lorenzo Celsi. -- Bibliografia.
CONTARINI ANDREA, LX doge. -- Guerra contro i genovesi ed assedio di Chioggia. -- Provvedimenti finanziari ed economici. -- Diminuzione del peso dei soldini e mutazioni nel conio. -- Annullamento dell'antico Capitolare dei massari alla moneta. -- _Grosso del secondo tipo_ minore di peso e di titolo dell'antico. -- Prezzi dei generi di necessità durante la guerra di Chioggia. -- Valore del ducato. -- Carrarini, coniati a Padova, sono banditi. -- Ducati veneziani, imitati a Teologo od Altoluogo (Efeso). -- Descrizione delle monete di Andrea Contarini. -- Bibliografia.
CONTARINI JACOPO, XLVII doge. -- Nella promissione ducale, il doge deve giurare di mantenere intatta la moneta e di punire i falsificatori. -- Capitolare dei massari alla moneta. -- Descrizione delle monete di Jacopo Contarini. -- Bibliografia.
CORNER MARCO, LIX doge. -- Provvedimenti contro i ducati fabbricati all'estero ad imitazione dei veneziani. -- Descrizione delle monete di Marco Corner. -- Bibliografia.
Corone e Modone. -- Castelli della Morea, ove un decreto del Maggior Consiglio ordinava di aprire una zecca.
CORRADO I, imperatore e re d'Italia, II come re di Germania. -- Descrizione del denaro di Corrado. -- Bibliografia.
D.
Dalmazia. -- Moneta coniata per Zara e la Dalmazia, -- è il soldo della lira dalmata. -- Descrizione e bibliografia.
DANDOLO ANDREA, LIV doge. -- Saggio o campione dei ducati. -- Ultima deliberazione che riguarda i bianchi. -- Ducati bollati. -- Valore del grosso elevato a 4 soldi. -- Nuovo _mezzanino_ e nuovo _soldino_. -- Origine e diffusione del _tornese_. -- _Tornesello_ veneziano. -- Descrizione delle monete di Andrea Dandolo. -- Bibliografia.
DANDOLO ENRICO, XLI doge. -- _Grosso_, nuova moneta, -- epoca della sua istituzione. -- Nomi, valore, peso ed intrinseco del grosso. -- _Quartarolo_, altra nuova moneta di quel tempo. -- Descrizione delle monete di Enrico Dandolo. -- Bibliografia.
DANDOLO FRANCESCO, LII doge. -- Saggio e bollo sui lavori degli orrefici. -- Nuove monete d'argento, una detta _mezzanino_ del valore di mezzo grosso, l'altra _soldino_ del valore di 12 danari. -- Lagni dei Trevisani per le nuove monete. -- Imitazione di monete veneziane in Slavonia (Veglia). -- Descrizione delle monete di Francesco Dandolo. -- Bibliografia.
DANDOLO GIOVANNI, XLVIII doge. -- Il valore del grosso è portato a 32 piccoli. -- Nuova lega del piccolo diminuito. -- Creazione del _ducato d'oro_. -- Tipo del ducato. -- Bontà, peso e valore del ducato. -- _Lira di piccoli_. -- _Lira di grossi_. -- Lira di grossi _a oro_. -- Lira di piccoli _ad parvos_. -- Lira di piccoli _ad_ _grossos_. -- Il Maggior Consiglio delega i suoi poteri al doge, ai consiglieri ed alla Quarantìa per le faccende della zecca. -- Nomina dei massari all'oro ed alla moneta. -- Descrizione delle monete di Giovanni Dandolo. -- Bibliografia.
Denaro. -- Dodicesima parte del soldo e quindi la duecentoquarantesima parte delle lire. -- Sola moneta coniata dagli imperatori ed a Venezia fino a tutto il XII secolo. -- Suo peso ed intrinseco durante i sovrani Carolingi. -- Denaro di Lodovico I imperatore, -- sua descrizione, -- bibliografia. -- Denaro col nome di Lotario I, -- sua descrizione, -- bibliografia. -- Denaro con XPE SALVA VENECIAS, -- sua descrizione, -- bibliografia. -- Denaro con CRISTVS IMPERAT, -- sua descrizione, -- bibliografia. -- Denaro di Corrado I imperatore, -- sua descrizione, -- bibliografia. -- Denaro di Enrico II imperatore, -- sua descrizione, -- bibliografia. -- Denaro di Enrico III e IV colla il protome di San Marco, -- sua descrizione, -- bibliografia. -- Denaro o _piccolo_ veneziano, -- suo peso ed intrinseco al tempo di Sebastiano Ziani, -- sospesa la coniazione durante i dogi P. Ziani, J. Tiepolo, M. Morosini, e R. Zeno, -- si ricominciano a coniare i denari. -- Detto _bagattino_. -- Vedi _piccolo_ e _bagattino_. -- _Denaro grosso_.
Dodesino. -- Nome dato al soldino.
DOLFIN GIOVANNI, LVII doge. -- Proibizione agli ufficiali della zecca di negoziare nelle materie preziose. -- Nuove e più gravi pene a coloro che danneggiano le monete. -- Descrizione delle monete di Giovanni Dolfin. -- Bibliografia.
Ducato. -- Nome dato anticamente al grosso.
Ducato d'oro. -- Creato col decreto 31 ottobre 1284. -- Tipo del ducato, -- bontà, peso e valore. -- Ragguaglio fra l'oro e l'argento. -- Valutato 40 soldi _ad grossos_. -- Il prezzo del ducato è portato a 24 grossi d'argento. -- Saggio o campione dei ducati. -- Ducati bollati. -- Valore del ducato durante il principato di Andrea Contarini. -- Nel 1407 il ducato valeva 93 soldi, mentre nel 1417 valeva 100 soldi. -- Si ordina il taglio delle monete d'argento nel 1429, in modo che il ducato equivalga a 104 soldi. -- _Ducati_ _veneziani_ imitati all'estero, -- in levante, -- a Mitilene e Foglie, -- a Teologo od Altoluogo, -- a Rodi, -- ed oltre a ciò a Chiarenza, a Scio ed a Pera.
E.
ENRICO II, imperatore e re d'Italia, III come re di Germania. -- Descrizione dei denari di Enrico II. -- Bibliografia.
ENRICO III e IV, imperatori e re d'Italia, IV e V come re di Germania. -- Descrizione dei ducati di Enrico III e di Enrico IV colla protome di San Marco. -- Bibliografia.
F.
FALIER MARINO, LV doge. -- Proibizione di monete false coi tipi dei carrarini, frisachesi e denari a XXII. -- Descrizione delle monete di Marino Falier. -- Bibliografia.
Falsificatori delle monete puniti dalle leggi. -- Nella promissione ducale il doge deve giurare di perseguitare e punire i falsificatori di monete. -- Provvedimenti contro i falsari e danneggiatori delle monete. -- Pene stabilite per i falsificatori, estese ai forestieri, -- ed a coloro che introducono monete false nello Stato.
Falsificazioni delle monete, proibite. -- Le monete false che venissero alle casse pubbliche sieno tagliate in quattro pezzi. -- Piccoli pessimi e rei forestieri banditi e distrutti. -- In causa delle falsificazioni si cambia il modello dei piccoli. -- Si invitano i cittadini a presentare i piccoli alle autorità per distruggere i falsi e cambiare i vecchi. -- Pene estese a chi introduce monete false nello Stato. -- Preoccupazioni e progetti di riforma monetaria in causa delle falsificazioni. -- Provvedimenti per distruggere i bagattini falsi e sostituirli con buoni, differenti di tipo dagli antichi.
Fiaoni o Fiadoni, in latino _flaones_. -- Dischi di metallo a cui, dopo le operazioni dette _zustar_, _pesar_ e _mendar_, non mancava che l'impronta o stampa per diventare moneta. -- L'operaio che improntava il conio si diceva _stampidor_.
FOSCARI FRANCESCO, LXV doge. -- Scarsezza dell'oro. -- Ordine di coniare _grossoni_ da 8 soldi, e _mezzi grossi_ da 2 soldi, oltre ai grossi per l'Oriente con una proporzione di peso inferiore a quanto si faceva fino allora. -- Monete di bassa lega, coniate per lucro diminuendo il fino. -- _Piccoli_ per Venezia, Padova e Treviso, -- per Verona e Vicenza, -- per Brescia. -- _Bagattini_, -- _quattrini_ e _mezzi quattrini_ per Ravenna. -- Nuovo _piccolo_ per Venezia. -- _Quattrino_ per la terraferma. -- _Quattrino-duino_. -- Piccolo colla testa di San Marco. -- Provvedimenti contro le falsificazioni. -- Pene contro chi introduce nello Stato moneta falsa. -- Gli intagliatori della zecca devono essere cittadini veneziani. -- Disagio per la troppa abbondanza di moneta bassa. -- Il Maggior Consiglio proibisce di coniare quattrini e piccoli senza la sua autorizzazione. -- Descrizione delle monete di Francesco Foscari. -- Bibliografia.
G.
Ginocchiello. -- Nome dato al soldino.
Goti. -- Durante la dominazione dei Goti in Italia, non si coniarono monete a Venezia.
GRADENIGO BARTOLOMEO, LIII doge. -- Descrizione delle monete di Bartolomeo Gradenigo. -- Bibliografia.
GRADENIGO GIOVANNI, LVI doge. -- Pene dei falsificatori inasprite ed estese ai forestieri. -- Descrizione delle monete di Giovanni Gradenigo. -- Bibliografia.
GRADENIGO PIETRO, XLIX doge. -- Decreto che ordina di coniare monete in Corone e Modone. -- Opinione del dottor Cumano sulle monete che possono essere state coniate in quelle zecche. -- Proibizione ed ordine di distruzione dei grossi di Rascia e Brescia. -- Descrizione delle monete di Pietro Gradenigo. -- Bibliografia.
Greco impero. -- Vedi _Impero d'Oriente_.
Grosso. -- Moneta per la prima volta coniata da Enrico Dandolo. -- Nomi e tipo. -- Valore originario di 26 piccoli. -- Peso e bontà del grosso. -- Il valore del grosso è portato a 28 piccoli. -- Nel 1282 è elevato a 32 piccoli. -- Il valore del grosso è ragguagliato a 4 soldi. -- Sospesa la coniazione del grosso. -- _Secondo tipo_ del grosso diminuito di peso e peggiorato nel titolo. -- _Terzo tipo_ con diminuzione di peso. -- Nuova diminuzione ai tempi di Michele Steno, -- ed a quelli di Tomaso Mocenigo. -- Diminuzione di peso e di fino nei nuovi grossi colle iniziali dei massari. -- Diminuzione ulteriore di peso al tempo di F. Foscari. -- Dopo la coniazione dei _Grossoni_ da 8 soldi, i grossi furono volgarmente detti _grossetti_. -- _Lira di grossi_ e _lira ad grossos_ (Vedi _lira_). -- Grossi imitati in Italia ed in Levante, -- nel regno di Rascia, -- a Brescia. -- _Grossi d'oro_, ossia monete col tipo del grosso battute in oro sono fuse, e quindi devono ritenersi fabbricazione dolosa del secolo scorso. Così quello di J. Tiepolo, esistente nel Museo di San Marco, come quelli di G. Soranzo e di F. Foscari.
Grossone da 8 soldi. -- Moneta decretata nel 1429. -- Varietà esistente al Museo Correr.
I.
Imitazione di monete veneziane in Italia ed in Levante. -- Grossi imitati nel regno di Rascia, -- a Brescia. -- Soldini imitati in Slavonia. -- Ducati imitati all'estero, -- in Levante, -- a Mitilene e Foglie, -- a Teologo od Altoluogo, -- a Rodi, -- ed oltre a ciò a Chiarenza, Scio e Pera.
Impero d'occidente. -- Relazioni dei Veneziani coll'Occidente. -- Trattato d'Aquisgrana. -- Politica veneziana fra i due Imperi. -- Quando Venezia riconobbe la suprema autorità dell'Impero d'occidente. -- Primo tentativo d'indipendenza. -- Pericoli della Repubblica. -- Savia politica di Pietro Orseolo II. -- Nuova moneta autonoma di Venezia. -- Indipendenza di Venezia. -- Monete col nome dei dogi.
Impero d'oriente. -- Relazioni dei Veneziani cogli Imperatori greci. -- Finché i Veneziani si consideravano parte dell'Impero orientale non coniarono moneta. -- Trattato d'Aquisgrana. -- Epoca in cui Venezia riconobbe la supremazia degli Imperatori latini.
Intagliatori della zecca veneta. -- Antonio delle Forbici, Bernardo Sesto, padre di Lorenzo e Marco. -- Gerolamo Sesto. -- Devono essere cittadini veneziani. -- Antonello della Moneta.
L.
Lira. -- Unità monetaria istituita da Carlo Magno, divisa in 20 _soldi_ da 12 _denari_ l'uno. -- Peso e valore della _lira carolingia_. -- Diminuì d'intrinseco durante gli Imperatori germanici. -- _Lira di denari veneziani_, primi documenti che ne parlano. -- Considerata metà della lira imperiale. -- Di uguale valore della _lira veronese_. -- Chiamata _lira di piccoli_. -- Valore della lira di piccoli. -- Modo di contare la lira di piccoli _ad grossos_ e _ad parvos_. -- _Lira di grossi_, ossia lira di denari grossi. -- Valore della lira di grossi. -- Elevato il ducato a 24 grossi, il valore della lira di grossi è uguale a 10 ducati. -- Lira di grossi a _oro_. -- _Lira di Verona_ e _Vicenza_ nel secolo XV, maggiore di un terzo della lira veneziana. -- _Lira di Brescia_ doppia della veneziana. -- _Lira dalmata_ due terzi della lira di piccoli.
LODOVICO I IL PIO, imperatore. -- Denari di Lodovico col nome di Venezia. -- Opinione di Giulio di San Quintino che tali monete siano coniate a Pavia, -- combattuta da Carlo Brambilla. -- Parere dell'autore. -- Descrizione delle monete di Lodovico I. -- Bibliografia.
Longobardi. -- Durante il regno dei Longobardi, Venezia non coniò moneta.
LOTARIO I, imperatore. -- Denari di Lotario col nome di Venezia. -- Opinione di Giulio di San Quintino che tali monete sieno coniate a Pavia, -- combattuta da Carlo Brambilla. -- Parere dell'autore Descrizione delle monete di Lotario I -- Bibliografia.
LOTARIO II, re d'Italia, a cui si deve attribuire il trattato coi Veneziani, considerato sin qui stipulato con Lotario I.
M.
MALIPIERO ORIO, XL doge. -- Moneta chiamata _Aureola_, dal nome del principe, non ha mai esistito. -- Descrizione delle monete di Orio Malipiero. -- Bibliografia.
MALIPIERO PASQUALE, LXVI doge. -- Si ritirano in parte i piccoli di Brescia per farne quattrini duini. -- Proibizione di pagare _in scartociis_. -- Provvedimenti contro i quattrini falsi. -- Ordine di coniare _aspri_ per la Tana. -- Descrizione delle monete di Pasquale Malipiero. -- Bibliografia.
Massari alla moneta. -- Magistrati che sorvegliavano la zecca ed eseguivano gli ordini del doge e della Signoria, primo documento che ne parla. -- Segni dei massari sui grossi. -- Nomina dei massari. -- Chiamati più tardi _massari all'argento_. -- Iniziale del nome di battesimo del massaro, posta sulle monete d'argento. -- Riforme nella nomina dei massari all'argento. -- Appendice II.
Massari all'oro, per la prima volta istituiti nei 1285. -- Nominati dal doge unitamente ai consiglieri della Quarantìa, più tardi ad una mano dal doge, consiglieri e capi, ed a due mani dal Maggior Consiglio. -- Appendice II.
Matapan. -- Nome dato al grosso.
Mendare (emendare). -- Operazione con cui si correggevano i difetti dei dischi di metallo destinati a diventare moneta: gli operai occupati in tale lavoro si chiamavano _mendadori_.
Mezzanino. -- Moneta d'argento del valore di mezzo grosso, ossia 16 piccoli, coniata al tempo di Francesco Dandolo. -- Mezzanino d'argento fino e di _nuovo tipo_, del valore di 16 piccoli, coniato da Andrea Dandolo. -- Coniato nuovamente ai tempi di Michele Steno, per farne il soldo della lira usata a Verona e Vicenza, che, essendo un terzo più del veneziano, equivaleva a 16 piccoli. -- _Da 2 soldi_, o mezzo grosso, coniato ai tempi di F. Foscari sul tipo del mezzanino di F. Dandolo.
MICHIEL VITALE II, doge XXXVIII. -- Prima moneta veneziana col nome del principe. -- _Bianco_. -- Descrizione della moneta. -- Bibliografia.
Mitilene e Foglie. -- Zecche dove fu imitato il ducato veneziano. -- I Veneziani se ne lamentano al Senato di Genova, che ne fa rimostranza a Francesco Gattilusio, signore di Mitilene.
Moneta veneziana. -- Primo documento che parla di moneta veneziana. -- Altri antichissimi documenti che parlano di moneta veneziana. -- Considerata metà della imperiale (pavese o milanese). -- Derivata dalla moneta carolingia ed eguale alla veronese. -- Valore della moneta veneziana.
Monete antiche rifuse.
Monete false. -- Vedi _Falsificazioni_.
Monete stronzate. -- Vedi _Stronzate_.
Monete tosate. -- Vedi _Tosate_.
MOCENIGO TOMASO, LXIV doge. -- Riforme e provvedimenti, relativi alla zecca. -- Diminuzione del peso dei grossi e dei soldini. -- Nuova diminuzione di peso e di titolo. -- _Piccolo colla testa di San Marco_, coniato forse per il Friuli. -- Lagni dei Veneziani per le imitazioni dei ducati fatta in Rodi. -- Descrizione delle monete di Tomaso Mocenigo. -- Bibliografia.
MORO CRISTOFORO, LXVII doge. -- Studi per riformare la moneta. -- Ordine di distruggere le stampe preparate e di continuare la battitura di grossi. -- Provvedimenti contro le falsificazioni dei piccoli e proibizione di darli _in scarnutiis_. -- Respinta la proposta di coniare monetine da 2 o 3 per soldo, si ordina la coniazione di _piccoli copuluti_ e si nega di fare piccoli di puro rame. -- Altra simile proposta è nuovamente respinta dai Senato. -- A Venezia si devono attribuire le più antiche monete di rame puro. -- Ordine di coniare tornesi per il Levante. -- Il Senato ordina di sospendere ogni discussione sulla riforma monetaria. -- Descrizione delle monete di Cristoforo Moro. -- Bibliografia.
MOROSINI MARINO, XLIV doge. -- Nella promissione ducale è imposto al doge di perseguitare e punire i falsificatori delle monete. -- Descrizione delle monete di Marino Morosini. -- Bibliografia.
MOROSINI MICHELE, LXI doge. -- Descrizione delle monete di Michele Morosini -- Bibliografia.
O.
Origini della zecca veneta. -- Opinioni degli storici sulle origini e sulla antichità della zecca veneta. -- Parere dell'autore.
P.
Parva. -- Moneta parva, o _minuta_, erano i piccoli, i bianchi ed i quartaroli. -- Il doge deve giurare di mantenere intatta _monetam magnam et parvam_.
Pesatori. -- Funzionari che erano incaricati della delicata operazione di pesare la moneta. Erano nominati nello stesso modo dei massari e con essi si chiamavano _ufficiali alla moneta_.
Piccolo. -- Nome dato al denaro per la sua esiguità. -- Sospesa la coniazione durante i principati di P. Ziani, J. Tiepolo, M. Morosini e R. Zeno. -- Si ricominciano a coniare i piccoli diminuiti di peso al tempo di L. Tiepolo. -- Il pregio del piccolo è ancora diminuito nel 1282. -- Nuova lega del piccolo. -- Elevato il valore del grosso a 4 soldi, l'intrinseco del piccolo è nuovamente diminuito. -- Lega e peso del piccolo nel 1379 e 1390. -- _Piccolo per Verona e Vicenza_. -- _Piccolo o bagattino colla testa_ _di San Marco_, coniato per la prima volta ai tempi di T. Mocenigo, forse per il Friuli. -- Ai tempi di F. Foscari. -- Col nome di P. Malipiero. -- L'argento contenuto nei piccoli è ridotto ad un diciottesimo del peso. -- _Piccolo o bagattino per Brescia_. -- Abolizione dei piccoli scodellati e sostituzione d'altro tipo. -- _Piccoli grandi_ di puro rame col busto del doge, ordinati alla zecca per mostra da Triadan Gritti. -- Proposta di coniare piccoli di rame respinta dal Senato -- Nuova ripulsa della stessa proposta presentata l'anno dopo. -- _Piccoli copoluti_ ordinati nel 1483.
Punti segreti di zecca, ossia segni dei Massari della moneta. -- Sostituiti dalle iniziali.
Q.
Quarto. -- Vedi _Quinto_.
Quartarolo. -- Moneta di valore di un quarto di denaro, coniata per la prima volta ai tempi di Enrico Dandolo.
Quartarolo doppio. -- Moneta dello stesso tipo del quartarolo, ma di doppio peso, coniata dai dogi L. Tiepolo, -- J. Contarini, -- G. Dandolo, -- P. Gradenigo.
Quattrino. -- Moneta ordinata nel 1453, per comodo della terraferma, valeva 4 piccoli a Padova e Treviso, 3 piccoli della lira usata a Verona e Vicenza, e 2 piccoli della lira di Brescia. -- Quattrino e mezzo quattrino per Ravenna.
Quattrino duino si diceva a Brescia il quattrino che valeva 2 denari o piccoli di quella lira -- Ritirati e fusi in parte i piccoli di Brescia per farne quattrini duini.
Quinto. -- Una quinta parte dell'argento condotto a Venezia, doveva essere consegnata alla zecca, la quale ne coniava monete che erano date ai mercanti in pagamento del quinto dell'argento ricevuto. -- Abolizione del sistema dei quinti. -- Si ordina che una quarta parte dell'argento portato a Venezia sia coniata, dando al mercante altrettanto peso di monete quanto aveva consegnato d'argento.
R.
Rascia o Serbia. -- Grossi, imitati sul modello veneziano, sono proibiti e tagliati. -- Urosio, re di Rascia, è dannato da Dante per avere falsificato la moneta di Venezia.
Ravenna. -- _Quattrino_ e _mezzo quattrino_ coniati per Ravenna.
Rodi. -- Veneziani muovono lamento al gran maestro dei Cavalieri per i ducati coniati a Rodi ad imitazione dei veneziani.
S.
Saggio o campione dei ducati.
Scarnutiis. -- E proibito tenere i piccoli _in scarnutiis_, sistema simile a quello, pure vietato, di darli _in scartociis_.
Scartociis. -- Nel medio evo, quando abbondava la moneta minuta, era uso di chiuderla in borse o cartocci, su cui era scritto il numero dei pezzi contenuti: in seguito ad abusi, tale consuetudine fu vietata.
Scutari. -- Città dell'Albania ceduta a Venezia da Giorgio Balsa, aveva zecca, dove i Veneziani continuarono a battere moneta.
Sigillo di Giovanni Gradenigo, -- di Pasquale Malipiero.
Slavonia. -- Soldini contrafatti a Veglia, proibiti a Venezia.
Soldo. -- Ventesima parte della lira, pari a 12 denari, non fu coniato ai tempi dei sovrani carolingi. -- Per la prima volta a Venezia coniato in argento, ai tempi di Francesco Dandolo. -- _Soldino nuovo_ di argento fino, coniato da Andrea Dandolo. -- Nuovo tipo del soldino col leone alato. -- Diminuito di peso ai tempi di Andrea Venier, -- nel 1407, -- e nel 1417. -- Nel 1420 peggiorato il titolo e scemato il peso del soldino colle iniziali dei massari. -- _Soldo per Verona e Vicenza_, coniato col tipo del mezzanino, che valeva a Venezia 16 piccoli. -- _Soldo della lira dalmata_. -- Soldini veneziani imitati in Slavonia. --_Soldo di grossi_.
SORANZO GIOVANNI, LI doge. -- Provvedimenti contro la diffusione delle monete false e contro i falsificatori e danneggiatori delle monete. -- Incisione dei ducati meno accurata. -- Descrizione delle monete di Giovanni Soranzo. -- Bibliografia.
STENO MICHELE, LXIII doge. -- Altra diminuzione del grosso. -- Provvedimenti per le monete di Verona e Vicenza. -- _Mezzanino_, ovvero _soldo veronese_ e _piccolo_ per Verona e Vicenza. -- _Moneta_ per Zara e Dalmazia. -- Zecche di Scutari e Cattaro. -- Descrizione delle monete di Michele Steno. -- Bibliografia.
Stronzate. -- Monete stronzate, tosate o danneggiate col ferro o col fuoco, devono tagliarsi per mezzo.
Stronzatori, o maliziatori di monete, puniti. -- Si ripetono le minacce di pene gravi contro gli stronzatori e maliziatori di monete.
Surian. -- Stemma della famiglia patrizia Surian sulle monete anonime per la Dalmazia.
T.
Tana. -- Ordine di coniare aspri per la Tana.
Teologo od Altoluogo di Turchia si chiamava nel medio evo l'antica Efeso, dove i Sultani di Aidin tenevano la loro residenza. -- Promessa di quel Sultano di non più imitare il ducato veneziano.
TIEPOLO JACOPO, XLIII doge. -- Nell'ordinamento delle leggi sono puniti i falsificatori delle monete. -- Il grosso in oro, che esiste nel museo di San Marco, è falso. -- Punti o segni dei massari alla moneta. -- Descrizione delle monete di Jacopo Tiepolo. -- Bibliografia.
TIEPOLO LORENZO, XLVI doge. -- Si riprende la coniazione del piccolo portando il valore del grosso a 28 piccoli e diminuendo in proporzione il peso del denaro. -- Documento padovano sul valore del grosso. -- Apertura d'un ufficio a Rialto per fondere e affinare i metalli. -- Descrizione delle monete di Lorenzo Tiepolo. -- Bibliografia.
Titolo dell'argento e della moneta veneziana (grosso) peggio 40 carati sino al 1379. -- Dal 1379 sino al 1421, peggio 55. -- Dal 6 febbraio 1420-21, sono tollerate le pezze sino a carati 60 di peggio, titolo che rimane normale nella zecca veneziana. -- Titolo _dell'oro_, che dovrebbe essere senza lega e ne contiene solo una minima frazione per le imperfezioni dei sistemi di affinamento.
Tornese, ossia denaro di Tours, ebbe favore in Oriente. -- Fu coniato nel principato di Acaja, dalla metà del secolo XIII in poi.
Tornesello coniato a Venezia per sostituire i tornesi, dopo la metà del secolo XIV. -- Abbondante coniazione di torneselli ai tempi di Antonio Venier.
Tosate. -- Monete tosate, stronzate o danneggiate col ferro o col fuoco, devono tagliarsi per mezzo. -- Gli ufficiali sopra i grossi tosati (_grossis tonsis_) devono invigilare presso i cambisti e loro servi.
Trattati di Venezia cogli imperatori d'Occidente. -- Trattati con Lotario I. -- Il più antico impugnato da San Quintino, -- difeso da Romanin, -- da me attribuito a Lotario II. -- Trattato con Berengario II. -- Trattato con Rodolfo di Provenza, nel quale si riconosce a Venezia il diritto di zecca. -- Documento I. -- Trattato con Ugo di Provenza, nel quale si riconosce a Venezia il diritto di zecca. -- Documento Il.
Trattato di Aquisgrana, fra l'impero d'Oriente e quello d'Occidente.
U.
Urosio, re di Rascia, falsificatore del grosso di Venezia.
V.
Valore della moneta veneziana considerata metà della imperiale. -- Uguale alla veronese. -- Appendice I.
Valore attuale delle monete antiche di Venezia, Appendice III.
Veglia. -- Isola che i Frangipani tenevano in feudo da Venezia. -- Soldini coniati a Veglia, ad imitazione di quelli veneziani.
VENIER ANTONIO, LXII doge. -- Provvedimenti per l'amministrazione della zecca, -- per il diligente affinamento dei metalli, -- per la nomina dei massari, -- contro le monete false e stronzate. -- Diminuzione del peso del soldino. -- _Terzo tipo_ del grosso. -- Regolamento sul peso ed intrinseco del piccolo. -- Stipendi degli intagliatori della zecca. -- Descrizione delle monete di Antonio Venier. -- Bibliografia.
Verona aveva la moneta di uguale valore della veneziana nei secoli XII e XIII. -- Allorché Verona e Vicenza furono occupate dai Veneziani, nel 1404, la lira usata in quei territori era maggiore di un terzo della lira veneziana. -- Ordine di coniare a Venezia _soldi_ e _piccoli_ per Verona e Vicenza.
Vicenza usava la stessa moneta di Verona.
Z.
Zara. -- Moneta coniata per Zara e la Dalmazia.
Zecca. -- Opinioni dei diversi storici sulle origini e sull'antichità della zecca veneziana. -- Parere dell'autore. -- Separazione della zecca dell'oro da quella dell'argento.
ZENO RANIERI, XLV doge. -- Descrizione delle monete di Ranieri Zeno. -- Bibliografia.
ZIANI PIETRO, LXII doge. -- Diffusione del grosso in Oriente ed in Italia. -- Prima notizia intorno ai massari delle monete. -- Descrizione delle monete di Pietro Ziani. -- Bibliografia.
ZIANI SEBASTIANO, XXXIX doge. -- _Denaro_ o _piccolo_ di questo principe, primo conosciuto, base del sistema monetario veneziano, uguale al veronese. -- Deriva da quello di Carlo Magno. -- Valore della lira di Carlo Magno. -- Decaduta di peso e di valore. -- Descrizione delle monete di Sebastiano Ziani. -- Bibliografia.
ZORZI MARINO, L doge. -- Descrizione delle monete di Marino Zorzi. -- Bibliografia.
Zustar, era quell'operazione con cui si tagliavano gli angoli dei quadrelli di metallo e si dava la rotondità voluta ai dischi destinati a diventar moneta; _zustadori_ si chiamavano gli operai occupati in tale lavoro.
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