Le Monete Di Venezia Descritte Ed Illustrate Da Nicolo Papadopo

Chapter 15

Chapter 1515,725 wordsPublic domain

SCHLUMBERGER G. -- _Numismatique de l'Orient latin_, Paris, 1878, pagina 312, 471-472.

PADOVAN V. -- Opera citata, edizione 1879, pagina 18-19 e 123-124. -- _Archivio Veneto_, Tomo XII, pagina 99 e Tomo XIII, pagina 147, -- terza edizione, 1881, pagina 15 e 89.

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NOTE A "ANDREA DANDOLO".

(1) Biblioteca Papadopoli. Capitolare dei massari all'argento, carte 27.

(2) Regio Archivio di Stato. _Commemoriali_, registro IV, carte 88 tergo.

(3) Regio Archivio di Stato. _Quarantia Criminale_, Parti, Registro II, carte 26 tergo.

(4) Regio Archivio di Stato. _Quarantia Criminale_, Parti, Registro II, carte 47.

(5) Regio Archivio di Stato. _Quarantia Criminale_, Parti, Registro II, carte 48 a 51.

(6) Regio Archivio di Stato. _Quarantia Criminale_, Parti, Registro II, carte 51.

(7) Biblioteca Papadopoli. Capitolare dei massari all'argento, carte 27 tergo.

(8) Regio Archivio di Stato. _Quarantia Criminale_, Parti, Registro II, carte 85.

(9) Capitolare dei massari all'argento, carte 28 tergo. -- Capitolare Uff. del Levante (Codici ex Brera 263), carte 63. -- Capitolare del Cattaver, capit. XXXIV, carte 94.

(10) Regia Biblioteca di San Marco. Codice 1800, Classe VII, Ital., pagina 138.

(11) Regia Biblioteca di San Marco. Codice 1800, Classe VII, Ital., pagina 140.

(12) Regia Biblioteca di San Marco. Codice 40, Classe VII, Ital., pagina 257.

(13) Regia Biblioteca di San Marco. Codice 125, Classe VII, Ital., carte 531 (88).

(14) Regia Biblioteca di San Marco. M. Sanuto. _Cronaca Veneta o Vite_ _dei Dogi_, Codice 800, Classe VII, Ital., carte 194 tergo.

(15) Archivio dei Provveditori in Zecca, Registro 18: Scartafaccio di Memorie di Francesco Marchiori maestro di zecca, 1748, carte 18.

(16) Regio Archivio di Stato. _Quarantia Criminale_, Parti, Registro II, carte 75.

(17) Hopf Charles. _Chroniques gréco-romanes inédites ou peu connues_ _etc_. Berlin, 1873, pagina 98. -- Regia Biblioteca di San Marco, codice DCCXII, It., cl. VII.

(18) Pegolotti F. B. Opera citata, pagina 106-108.

(19) Regio Archivio di Stato. _Maggior Consiglio, Grazie_, Registro XIII, carte 46 tergo.

(20) L'esame chimico fatto dall'ufficio del saggio di Venezia dà il titolo di 0,968.

(21) L'esame chimico fatto dall'ufficio del saggio di Venezia dà il titolo di 0,973.

(22) L'esame chimico fatto dai Morin Frères di Parigi dà il titolo di 0,190.

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MARINO FALIER.

DOGE DI VENEZIA.

1354-1355.

Marino Falier, che succedeva nel ducato al compianto Andrea Dandolo, apparteneva ad una delle più antiche ed illustri famiglie; era stato più volte podestà, rettore, ambasciatore, provveditore, ed anche quando gli elettori raccolsero i loro voti sul suo nome, si trovava in Avignone, legato della repubblica presso il papa Innocenzo IV.

La guerra continuava contro i Genovesi e con tristi risultati, essendo stata sconfitta e quasi completamente distrutta dinanzi all'isola della Sapienza l'armata veneziana. Il re di Ungheria, da una parte, minacciava la Dalmazia, dall'altra i Genovesi si assicuravano l'influenza in Costantinopoli e si impadronivano delle migliori posizioni commerciali dell'Oriente, ma più grave ancora era il pericolo che all'interno correva la repubblica. Marino Falier di carattere violento ed ambizioso, sia perché spinto dal desiderio del potere assoluto, sia perché offeso, non gli paresse d'essere sufficientemente rispettato dall'aristocrazia dominante, congiurò per cambiare la forma di governo, assieme ai molti malcontenti che naturalmente, in momenti così tristi, esistevano a Venezia. Fortunatamente la trama fu scoperta, ed il doge ebbe mozzo il capo in quello stesso sito, ove prima di cingere la corona ducale, aveva prestato giuramento di osservare la promissione.

Poche sono le monete di questo doge e cioè il ducato, il soldino ed il tornese, e tutte assai rare, ciò che è facile a spiegarsi con la breve durata del suo principato, senza aver bisogno di cercare altre speciali ragioni, essendo egli rimasto sul trono soltanto sette mesi. Per la stessa ragione non posso ricordare se non alcuni provvedimenti deliberati dalla Quarantìa nel 21 ottobre 1354 (1), per impedire la diffusione delle monete false che si introducevano a Venezia, fatte ad imitazione di tipi forestieri, e specialmente dei _carrarini_, dei _frisachesi_ e dei _denari_ a XXII.

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MONETE DI MARINO FALIER.

Ducato. Oro, titolo 1,000. Peso, grani veneti 68 e 52 sessantasettesimi (grammi 3,559).

1. Dritto. San Marco porge il vessillo al doge, "M A I, N SEGNO, punto F A L E D R O", lungo l'asta "D V X", dietro il santo "punto S punto M punto V E N E T I punto".

Rovescio. Il Redentore benedicente in un'aureola elittica cosparsa di stelle, quattro a sinistra, cinque a destra "punto S I T punto T I B I punto X P E punto D A, T SEGNO, spazio Q punto T V spazio R E G I S punto I S T E punto D V C A, T SEGNO, punto".

Tavola XI, numero 1.

Soldino. Argento, titolo 0,965. Peso, grani veneti 10 e 66 centesimi (grammi 0,552).

2. Dritto. Il doge inginocchiato tiene con ambe le mani il vessillo "punto croce punto M A R I, N SEGNO, punto F A L spazio E D R O punto D V X punto".

Rovescio. Leone rampante coll'orifiamma "croce punto S punto M A R C V S spazio V E N E T I punto", nel campo l'iniziale del massaro.

Tavola XI, numero 2.

3. Varietà nel Dritto. "punto croce punto M A I, N SEGNO, punto F A L spazio E D R O punto D V X".

Rovescio. "croce punto S punto M A R C V S punto V E N E T I punto".

Tavola XI, numero 3.

Iniziali dei massari. "OI, S".

Tornesello. Mistura, titolo 0,130 circa. Peso, grani veneti 14 (grammi 0,724).

4. Dritto. Croce patente "croce punto M A R I, N SEGNO, punto F A L E, D SEGNO, punto D V X punto".

Rovescio. Leone accosciato, col vangelo tra le zampe anteriori "croce V E X I L I F E R punto V E N E C I A, RUM TONDA, punto".

Museo Civico, Trieste.

Tavola XI, numero 4.

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OPERE CHE TRATTANO DELLE MONETE DI MARINO FALIER.

GRADENIGO G. A. -- Indice citato, in ZANETTI G. A., TOMO II, pagina 172, numero IL.

APPEL J. -- Opera citata, Volume III, pagina 1123, numero 3926.

STROZZI C. -- _Memorie intorno ad una moneta inedita argentea di Marino Falier_, Firenze, 1834.

SCHWEITZER F. -- Opera citata. Volume I, pagina 106 (197 a 200) e tavola.

ORLANDINI G. -- Catalogo citato, pagina 5.

PADOVAN e CECCHETTI. -- Opera citata, pagina 16, 17 e 85.

WACHTER (VON) C. -- Opera citata. -- _Numismatische Zeitschrift_, Volume III, 1871, pagina 231, 249 e 254, Volume V, 1873, pagina 201.

PADOVAN V. -- Opera citata, edizione 1879, pagina 19 e 124. -- _Archivio Veneto_, Tomo XII, pagina 99-100, e Tomo XII, pagina 147, -- terza edizione, 1881, pagina 15, 16 e 89.

Bolla in piombo di Marino Falier conservata nella raccolta Papadopoli.

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NOTE A "MARINO FALIER".

(1) Regio Archivio di Stato. Capitolare degli Ufficiali di Levante, carte 19 tergo.

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GIOVANNI GRADENIGO.

DOGE DI VENEZIA.

1355-1356.

Dopo tante commozioni e così gravi pericoli, Venezia aveva bisogno di un principe savio e prudente come fu Giovanni Gradenigo, che tutti gli storici dipingono amante della patria e geloso osservatore delle sue leggi. Aderendo agli inviti dei Duchi Visconti, signori di Genova, mandò ambasciatori a Milano, i quali firmarono un trattato che pose fine alle guerre fratricide fra le due potenti rivali del mare, e vi furono compresi i Signori di Padova, di Verona, di Mantova, di Ferrara e di Faenza. I beneficii della pace non tardarono a farsi sentire a Venezia, che vide nuovamente prosperare i suoi traffici e veleggiare i suoi navigli per i mari d'Oriente: ma i tempi erano torbidi, e la repubblica si trovò impegnata in una nuova guerra contro Lodovico re d'Ungheria, che penetrava in Dalmazia ed in Friuli, spingendo i suoi soldati fino sotto le mura di Treviso. Dopo soli sedici mesi di regno, Giovanni Gradenigo morì stimato e compianto da tutti.

Gli antichi raccoglitori di monete veneziane, non conoscevano che il ducato ed il soldino di questo doge: più tardi furono trovati il tornese ed il piccolo, e solamente da qualche anno il grosso, ma sempre assai raro. Sembra infatti che la fabbricazione di questa celebre moneta, rallentata da prima, cessasse completamente durante quattro o cinque lustri, per ricomparire nell'anno 1379 con piccole modificazioni nel disegno, ma una sensibile diminuzione di peso. Anche l'aspetto del grosso di Giovanni Gradenigo svela una emissione limitata ed eccezionale, essendone lo stile stentato ed arcaico, che lascia indovinare l'imitazione di un pezzo che non si lavorava ordinariamente.

Non conosciamo le ragioni della diminuzione e poi della cessazione della battitura del grosso: forse in passato se ne era coniata troppo grande quantità, ma più probabilmente le imitazioni avevano scemato il pregio di questa reputatissima moneta. Ve n'ha indizio nei molti provvedimenti fatti in questo torno di tempo contro i falsificatori e traboccatori di monete. Durante il breve ducato di Giovanni Gradenigo, troviamo, nel 22 giugno 1355 (1), confermate le disposizioni relative alle monete false e scadenti (frisachesi, carrarini e denari a XXII), bandite l'anno prima, e nel 21 novembre dello stesso anno inasprite le pene comminate ai contravventori della legge 27 febbraio 1353-1354, colla quale si vietava l'imitazione di monete forestiere a Venezia e nello stato. Perfino i correttori della promissione ducale, raccolti in un momento tanto agitato, come quello che correva tra la condanna del Falier e la elezione del Gradenigo, pensarono di completare le disposizioni che riguardavano i falsificatori di monete veneziane, proponendo che anche ai forestieri fosse applicata la pena del fuoco minacciata ai veneti, tanto se il reato fosse commesso a Venezia come altrove, ed il Maggior Consiglio nel giorno 19 aprile 1335 (2) approvava la proposta.

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MONETE DI GIOVANNI GRADENIGO.

Ducato. Oro, titolo 1,000. Peso, grani veneti 68 e 52 sessantasettesimi (grammi 3,559).

1. Dritto. San Marco porge il vessillo al doge "I O punto G R A D O N I C O", lungo l'asta "D V X", dietro il Santo "punto S punto M punto V E N E T I".

Rovescio. Il Redentore benedicente in un'aureola elittica cosparsa di stelle, quattro a sinistra, cinque a destra "punto S I T punto T I B I punto X P E punto D A, T SEGNO, spazio Q punto T V spazio R E G I S punto I S T E punto D V C A, T SEGNO".

Tavola XI, numero 5.

Grosso. Argento, titolo 0,965. Peso, grani veneti 42 e un decimo (grammi 2,178).

2. Dritto. San Marco porge il vessillo al doge "I O punto G R A D O I C O punto", lungo l'asta "D V X", a destra "punto S punto M punto V E N E T I punto".

Rovescio. Il Redentore in trono "I C sopralineati, spazio, X C sopralineati".

Tavola XI, numero 6.

Segni, o punti dei massari della moneta.

Segno 1. Nessun segno.

Segno 2. Campo 1: una croce; campo 2: una croce; campo 3: una croce.

Soldino. Argento, titolo 0,965. Peso, grani veneti 10 e 66 centesimi (grammi 0,552).

3. Dritto. Il doge inginocchiato tiene con ambe le mani il vessillo "punto croce punto I O, H SEGNO, S punto G R A D spazio O N I C O punto D V X punto".

Rovescio. Leone rampante coll'orifiamma "punto S punto M A R C V S punto V E N E T I punto", nel campo l'iniziale del massaro.

Tavola XI, numero 7.

4. Varietà nel Rovescio. "croce punto S punto M A R punto C V S punto V E N E T I punto".

5. Varietà nel Dritto. "punto croce punto I O H S punto G R A D spazio O I C O punto D V X punto".

Rovescio. Come il numero 3.

Tavola XI, numero 8.

6. Varietà Dritto. "punto croce punto I O, H SEGNO, S punto G R A D spazio O I C O punto D V X".

Rovescio. "croce punto S punto M A R C V punto S V E N E T I punto".

Iniziali dei massari. "A, OI, S, ALFA CEDILLA".

Piccolo, o denaro. Mistura, titolo 0,190 circa. Peso, grani veneti 5 e mezzo (grammi 0,284): scodellato.

7. Dritto. Croce in un cerchio "croce punto I O punto G R A punto D V X".

Rovescio. Croce in un cerchio "croce punto, S ruotata, punto M A R C V, S ruotata, punto".

Tar. XI, numero 9.

Tornesello. Mistura, titolo 0,130 circa. Peso, grani veneti 14 (grammi 0,724).

8. Dritto. Croce patente "croce punto I O, due punti in verticale, G R A D O I C O punto D V X punto".

Rovescio. Leone accosciato col vangelo tra le zampe anteriori "croce punto V E X I L I F E R punto V E N E C I A R, RUM TONDA".

Tavola XI, numero 10.

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OPERE CHE TRATTANO DELLE MONETE DI GIOVANNI GRADENIGO.

BELLINI V. -- _Della antica lira ferrarese etc_. Opera citata, pagina 32.

BELLINI V. -- _De monetis Italiæ etc_. Opera citata, _Dissertazione_ I, pagina 102, 103 e 108, numero XVI; ed in ARGELATI, Parte V, pagina 30 e 32, numero XVI.

(DUVAL e FRÖLICH). -- _Monnoies en or, etc_., Supplément, 1769. Opera citata, pagina 78.

GRADENIGO G. A. -- Indice citato, in ZANETTI G. A., Tomo II, pagina 172, numeri L, LI e LII.

APPEL J. -- Opera citata, Volume III, pagina 1123, numero 3927.

ZON A. -- Opera citata, pagina 23 e 79.

SCHWEITZER F. -- Opera citata, Volume II, pagina 10 (201 a 214), e tavola.

CUMANO dottor C. -- _Numismatica_, articolo citato.

CUMANO dottor C. -- _Illustrazione, etc_. Opera citata, pagina 32, 38- 40.

LAZARI V. -- Opera citata, pagina 69 e 169.

_Biografia dei Dogi_. Opera citata, Doge LVI.

_Numismatica Veneta_. Opera citata, Doge LVI.

PADOVAN e CECCHETTI. -- Opera citata, pagina 17 e 85.

WACHTER (VON) C. -- Opera citata. -- _Numismatische Zeitschrift_, Volume III, 1871, pagina 228-229, 231 e 254, Volume V, 1873, pagina 202.

SCHLUMBERGER G. -- Opera citata, pagina 472.

PADOVAN V. -- Opera citata, edizione 1879, pagina 19 e 124. -- _Archivio Veneto_, Tomo XII, pagina 100 e Tomo XIII, pagina 147, -- terza edizione, 1881, pagina 16 e 89.

Sigillo di Giovanni Gradenigo donato da me al Museo Correr.

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NOTE A "GIOVANNI GRADENIGO".

(1) Archivio di Stato. Capitolare degli ufficiali di Levante, carte 21 tergo.

(2) Archivio di Stato. _Maggior Consiglio_, Registro Novella, carte 37 tergo.

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GIOVANNI DOLFIN.

DOGE DI VENEZIA.

1356-1361.

Dopo la morte del Gradenigo, fu eletto doge Giovanni Dolfin, che si trovava Provveditore a Treviso stretta d'assedio dalle armi di Lodovico re d'Ungheria. Gli venne fatto d'uscirne ed alla testa di alcuni prodi poté farsi strada fino a Mestre, dove fu ricevuto da dodici nobili che lo accompagnarono a Venezia. La guerra prendeva cattiva piega per l'ajuto dato agli Ungheresi dai signori della Marca Trevigiana e da Francesco da Carrara: ma avendo il Papa cercato di metter pace fra i contendenti, fu conclusa per la sua interposizione una tregua di cinque mesi, dopo la quale si ripresero le armi in Dalmazia e nel territorio di Treviso, sempre con poca fortuna. Finalmente fu segnata la pace a condizioni onerose per Venezia, che riebbe i luoghi occupati nel Trevigiano, ma dovette rinunciare ai possessi in Dalmazia e Schiavonia dalla metà del Quarnero fino a Durazzo. Il doge Dolfin morì nel 1361, dopo cinque anni di principato, funestato dalle guerre e dalle pestilenze.

Nulla di nuovo fu introdotto sotto questo principato in fatto di monete. Si continuarono a coniare ducati, soldini, denari e tornesi come precedentemente: mancano solo i grossi, dei quali la coniazione, da qualche tempo diminuita, pare sia stata definitivamente sospesa.

Fra i documenti dell'epoca troviamo nei nostri archivi un decreto del Senato, 15 dicembre 1356 (1), che proibisce di far società o compagnia a fine di comperare l'argento che si conduce a Venezia per essere fuso, affinato, coniato e bollato colla Bolla di San Marco, e lo proibisce più specialmente a coloro che, per il loro ufficio, devono occuparsi delle operazioni di affinamento e partizione dei metalli in zecca. Una terminazione della Quarantìa del 5 maggio 1357 (2) stabilisce che non si possa comprare argento se non all'incanto (a campanella a Rialto) e proibisce agli affinatori, partitori e smaratori di argenti di entrare nel Fondaco dei Tedeschi allo scopo di evitare i contratti di società fra i negozianti e gli impiegati della zecca. Nel 12 giugno 1357 (3), la Quarantìa si occupa di quelli che stronzano, od in altro modo danneggiano le monete (ducati, grossi, mezzanini e soldini), tanto a Venezia che fuori, e stabilisce che ai colpevoli, se uomini, sia tagliata la mano destra, se donne, il naso, oltre al bando ed alla pubblicazione della sentenza. Nel 6 febbraio 1358-1359 (4), si ripetono le minacce contro gli stronzatori e maliziatori di monete, a cui, oltre il taglio della mano, ordina sieno cavati gli occhi, chiudendo in carcere perpetuo le donne: oltre a ciò nel 16 ottobre 1358 (5) la Quarantìa proibisce ai cambisti ed ai loro agenti e servi di dare o possedere monete stronzate e guastate nella forma o nel peso.

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MONETE DI GIOVANNI DOLFIN.

Ducato. Oro, titolo 1,000. Peso, grani veneti 68 e 52 sessantasettesimi (grammi 3,559).

1. Dritto. San Marco porge il vessillo al doge "I O punto D E L P h Y N O", lungo l'asta "D V X", dietro il Santo "punto S punto M spazio V E N E T I".

Rovescio. Il Redentore benedicente in un'aureola elittica cosparsa di stelle, quattro a sinistra, cinque a destra "punto S I T punto T punto X P E spazio D A, T SEGNO, spazio, Q apostrofo punto T V spazio R E G I S spazio I S T E spazio D V C A, T SEGNO".

Tavola XI, numero 11.

Soldino. Argento, titolo 0,965. Peso, grani veneti 10 e 66 centesimi (grammi 0,552).

2. Dritto. Il doge inginocchiato tiene con ambe le mani il vessillo "punto croce punto I O, H SEGNO, S punto D E L P spazio h Y N O punto D V X punto".

Rovescio. Leone rampante coll'orifiamma "croce punto S punto M A R C V S punto V E N E T I punto", nel campo l'iniziale del massaro.

Tavola XI, numero 12.

Iniziali dei massari. "A, I, OI, S, ALFA CEDILLA".

Piccolo, o denaro. Mistura, titolo 0,190 circa. Peso, grani veneti 5 e mezzo (grammi 0,284): scodellato.

3. Dritto. Croce in un cerchio "croce punto I O punto D E L punto D V X punto".

Rovescio. Croce in un cerchio "croce punto, S ruotata, punto M A R punto C V, S ruotata".

Tavola XI, numero 13.

Tornesello. Mistura, titolo 0,130 circa. Peso, grani veneti 14 (grammi 0,724).

4. Dritto. Croce patente "croce punto I O punto D E L P h Y N O spazio D V X".

Rovescio. Leone accosciato col vangelo tra le zampe anteriori "croce punto V E X I L I F E R punto V E N E C I A, RUM TONDA".

Tavola XI, numero 14.

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OPERE CHE TRATTANO DELLE MONETE DI GIOVANNI DOLFIN.

MURATORI L. A. -- Opera citata, _Dissertazione_ XXVII, colonne 650-652, numeri XIII e XIV; ed in ARGELATI, Parte I, pagina 48, tavola XXXVII, numeri XIII e XIV.

BELLINI V. -- _Dell'antica lira ferrarese, etc_. Opera citata, pagina 82.

(DUVAL e FRÖLICH). -- _Monnoies en or, etc. Supplément_, 1769, pagina 78.

GRADENIGO G. A. -- Indice citato, in ZANETTI G. A., Tomo II, pagina 172 e 178, numeri LIII, LIV, LV e LVI.

APPEL J. -- Opera citata, Volume III, pagina 1123-1124, numero 3928.

BELLOMO G. -- Opera citata, pagina 42, 64-65, nota 39, tavola II, numero 2.

SCHWEITZER F. -- Opera citata, Volume II, pagina 12, numeri (215 a 230), e tavola.

CUMANO dottor C. -- _Numismatica_, articolo citato.

CUMANO dottor C. -- _Illustrazione etc_. Opera citata, pagina 32, 38- 40.

LAZARI V. -- Opera citata, pagina 69 e 169.

_Biografia dei Dogi_. Opera citata, Doge LVII.

_Numismatica Veneta_. Opera citata, Doge LVII.

PADOVAN e CECCHETTI. -- Opera citata, pagina 17 e 85.

WACHTER (VON) C. -- Opera citata. -- _Numismatische Zeitschrift_, Volume III, 1871, pagina 228, 231 e 254.

SCHLUMBERGER G. -- Opera citata, pagina 472, tavola XVIII, numero 5.

PADOVAN V. -- Opera citata, edizione 1879, pagina 19-20 e 124. -- _Archivio Veneto_, Tomo XII, pagina 100 e Tomo XIII, pagina 147, -- terza edizione, 1881, pagina 16 e 89.

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NOTE A "GIOVANNI DOLFIN".

(1) Senato. _Misti_, registro XXVII, carte 102 tergo. -- Capitolare dei massari all'argento, carte 28 tergo.

(2) Biblioteca Papadopoli. Capitolare dei massari all'argento, carte 29 tergo.

(3) Biblioteca Papadopoli. Capitolare dei massari all'argento, carte 31 tergo.

(4) Biblioteca Papadopoli. Capitolare dei massari all'argento, carte 33.

(5) Regio Archivio di Stato. Capitolare del Magistrato del Cattaver, cap. XXXVIII, carte 95.

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LORENZO CELSI.

DOGE DI VENEZIA.

1361-1365.

La falsa notizia della cattura di alcuni pirati genovesi fatta da Lorenzo Celsi, Capitano del golfo, decise gli elettori, che pendevano incerti fra quattro illustri candidati, a portare i loro voti sul fortunato guerriero. Lorenzo Celsi fu principe di animo grande ed amante della gloria; accolse con molta solennità e grandi feste il duca d'Austria ed il re di Cipro venuti a Venezia. Concluse coi Carraresi un accordo per definire alcune vertenze nate per la giurisdizione di Sant'Ilario, appianò altri dissensi cogli Scaligeri, e rinnovò per cinque anni la tregua con Giovanni Paleologo, conservando i vantaggi dei cittadini veneziani nell'impero di Oriente. Ma questi nobili sforzi per ridonare la pace e la prosperità alla patria furono turbati dalla insurrezione di Candia, una delle più serie e pericolose, avendovi presa parte non pochi dei coloni veneziani stabiliti in Candia: riusciti vani i tentativi di conciliazione e di pace, la rivolta fu domata colla forza e furono presi provvedimenti per impedirne il rinnovarsi.

Il doge Celsi morì nel luglio 1365 e durante il suo regno nulla di importante abbiamo da registrare, che possa interessare il numismatico. Fra le deliberazioni del Senato, troviamo una terminazione del 22 gennajo 1361-62 (1) colla quale si accordano alcune facilitazioni ai tedeschi che portano oro a Venezia, assolvendoli dal pagamento di due grossi per marca che davano per mettere oro in zecca dalla guerra di Genova in poi, del grosso _per no dar campanella_ e dei grossi 3 e mezzo che pagavano per ogni cento libbre. Il mercante avrà facoltà di mettere l'oro in zecca o di venderlo all'incanto; portandolo in zecca è pagato dopo quattro giorni, ed intanto riceve dal doge e consiglieri una cedola di tre o quattromila ducati, i quali non possono essere adoperati ad altro scopo. Nel 29 aprile 1363 (2) vista l'importanza e la gelosia dell'ufficio, il salario dei massari all'oro, da Lire 7, soldi 13, denari 2 e piccoli 6, si porta a Lire 8 di grossi all'anno. Quanto alle monete, si coniarono col nome del doge Celsi ducati, soldini, piccoli e tornesi, ma non grossi che mancano totalmente in questo periodo.

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MONETE DI LORENZO CELSI.

Ducato. Oro, titolo 1,000. Peso, grani veneti 68 e 52 sessantasettesimi (grammi 3,559).

1. Dritto. San Marco porge il vessillo al doge "L A V R punto C E L S I punto", lungo l'asta "D V X", dietro il Santo "punto S punto M punto V E N E T I".

Rovescio. Il Redentore benedicente in un'aureola elittica cosparsa di stelle, quattro a sinistra, cinque a destra "punto S I T punto T punto X P E punto D A, T SEGNO, spazio, QUAM, spazio T V spazio R E G I S punto I S T E punto D V C A, T SEGNO".

Tavola XII, numero 1.

Soldino. Argento, titolo 0,965. Peso, grani veneti 10 e 66 centesimi (grammi 0,552).

2. Dritto. Il doge inginocchiato tiene con ambe le mani il vessillo "croce L A V R punto C E spazio L S I punto D V X punto".

Rovescio. Leone rampante, coll'orifiamma "croce punto S punto M A R C V S punto V E N E T I punto", nel campo l'iniziale del massaro.

Tavola XII, numero 2.

Iniziali dei massari. "A, I, L, M, N, S".

Piccolo, o denaro. Mistura, titolo 0,190 circa. Peso, grani veneti 5 e mezzo (grammi 0,284): scodellato.

3. Dritto. Croce in un cerchio "croce L A spazio C E L spazio D V X punto".

Rovescio. Croce in un cerchio "croce, S ruotata, punto M A R C V, S ruotata, punto".

Tavola XII, numero 3.

Tornesello. Mistura, titolo 0,130 circa. Peso, grani veneti 14 (grammi 0,724).

4. Dritto. Croce patente "croce punto L A V R punto C E L S I punto D V X punto".

Rovescio. Il Leone accosciato col vangelo tra le zampe anteriori "croce V E X I L I F E R punto V E N E C I A, RUM TONDA, punto".

Tavola XII, numero 4.

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OPERE CHE TRATTANO DELLE MONETE DI LORENZO CELSI.

BELLINI V. -- _De monetis Italiæ etc_. Opera citata, _Dissertazione_ I, pagina 103 e 108, numeri XVII e XVIII; ed in ARGELATI, Parte V, pagina 30, 30 t. e 32, numeri XVII e XVIII.

(DUVAL e FRÖLICH). -- _Monnoies en or, etc_. Opera citata, pagina 275.

GRADENIGO G. A. -- Indice citato, in ZANETTI G. A., Tomo II, pagina 173, numeri LVII, LVIII e LIX.

APPEL J. -- Opera citata, Volume III, pagina 1124, numero 3929.

SCHWEITZER F. -- Opera citata, Volume II, pagina 14 (231 a 243) e tavola.

CUMANO dottor C. -- _Numismatica_, articolo citato.

CUMANO dottor C. -- _Illustrazione etc_. Opera citata, pagina 32, 38- 40.

LAZARI V. -- Opera citata, pagina 69 e 169.

ORLANDINI G. -- Catalogo citato, pagina 34.

_Biografia dei Dogi_. Opera citata, Doge LVIII.

_Numismatica Veneta_. Opera citata, Doge LVIII.

PADOVAN e CECCHETTI. -- Opera citata, pagina 17 e 85.

WACHTER (VON) C. -- Opera citata. -- _Numismatische Zeitschrift_, Volume III, 1871, pagina 228, 231 e 254.

SCHLUMBERGER G. -- Opera citata, pagina 472.

PADOVAN V. -- Opera citata, edizione 1879, pagine 20 e 124. -- _Archivio Veneto_, Tomo XII, pagina 100 e Tomo XIII, pagina 147, -- terza edizione, 1881, pagina 16 e 89.

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NOTE A "LORENZO CELSI".

(1) Senato. _Misti_, Registro XXX, carte 51 tergo. -- Capitolare dei Massari all'oro, Capitolo XXI e LIII.

(2) Regio Archivio di Stato. Senato, _Misti_, Registro XXXI, carte 1 tergo.

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MARCO CORNER.

DOGE DI VENEZIA.

1365-1368.

Il successore del Celsi fu Marco Corner, che era stato vice doge all'epoca della congiura di Marino Falier ed aveva speso tutta la lunga sua vita in servizio dello Stato. Morì nella grave età di 85 anni, dopo aver occupato per quasi tre anni il trono ducale in epoca di pace. Soccorse il duca di Savoja contro i Turchi e mandò le galere della repubblica ad accompagnare il Papa, che da Avignone faceva ritorno a Roma; protesse le arti e fece decorare il palazzo ducale con dipinti storici e coi ritratti dei dogi.

Nulla di nuovo in questo triennio in fatto di monete, basta notare che il Senato, nel 13 maggio 1367 (1) deliberò alcune norme per la vendita dell'argento a campanella, vietando ai compratori di far società; che nel 19 ottobre successivo (2) fece altri provvedimenti contro i ducati fabbricati all'estero ad imitazione dei veneziani, e nel 22 ottobre dello stesso anno (3), proibì di far grazia a coloro che fossero incorsi in qualche pena per aver comperato e venduto argento abusivamente o contro le leggi sovra ciò stabilite.

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MONETE DI MARCO CORNER.

Ducato. Oro, titolo 1,000. Peso, grani veneti 68 e 52 sessantasettesimi (grammi 3,559).

1. Dritto. San Marco porge il vessillo al doge "M A R C apostrofo punto C O R N A R I O", lungo l'asta "D V X", dietro il santo "punto S punto M punto V E N E T I".

Rovescio. Il Redentore benedicente in un'aureola elittica cosparsa di stelle, quattro a sinistra, cinque a destra "punto S I T punto T punto X P E punto D A T punto QUAM spazio T V spazio R E G I S punto I S T E punto D V C A, T SEGNO".

Tavola XII, numero 5.

Soldino. Argento, titolo 0,965. Peso, grani veneti 10 e 66 centesimi (grammi 0,552).

2. Dritto. Il doge inginocchiato tiene con ambe le mani il vessillo "croce M A R C apostrofo spazio C O R spazio N A R apostrofo spazio D V X punto".

Rovescio. Leone rampante coll'orifiamma "croce punto S punto M A R C V S punto V E N E T I punto", nel campo l'iniziale del massaro.

3. Varietà nel Rovescio. "croce punto S punto M A R C V S punto V E N E T I".

Tavola XII, numero 6.

Iniziali dei massari. "A, F, L, N, S, EZH CODA".

Piccolo, o denaro. Mistura, titolo 0,190. Peso, grani veneti 5 e mezzo (grammi 0,284): scodellato.

4. Dritto. Croce in un cerchio "croce punto M A punto C O R punto D V X punto".

Rovescio. Croce in un cerchio "croce, S ruotata, punto M A R punto C V, S ruotata, punto".

I. R. Gabinetto numismatico, Vienna.

Tavola XII, numero 7.

Regio Museo Britannico, Londra.

Tornesello. Mistura, titolo 0,130 circa. Peso, grani veneti 14 (grammi 0,724).

5. Dritto. Croce patente "croce punto M A R C apostrofo spazio C O R N punto D V X punto".

Rovescio. Leone accosciato, col vangelo tra le zampe anteriori "croce V E X I L I F E R punto V E N E C I A, RUM TONDA, punto".

Tavola XII, numero 8.

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OPERE CHE TRATTANO DELLE MONETE DI MARCO CORNER.

BELLINI V. -- _De monetis Italiæ etc_. Opera citata, _Dissertazione_ I, pagine 103 e 109, numeri XIX e XX; ed in ARGELATI, Parte V, pagina 30 t. e 32, numeri XIX e XX.

(DUVAL e FRÖLICH). -- _Monnoies en or, etc_. Opera citata, pagina 275.

GRADENIGO G. A. -- Indice citato, in ZANETTI G. A., Tomo II, pagina 173, numeri LX e LXI.

APPEL J. -- Opera citata, Volume III, pagina 1124, numero 3930.

SCHWEITZER F. -- Opera citata, Volume II, pagina 16 (244 a 258) e tavola.

CUMANO dottor C. -- _Numismatica_, articolo citato.

CUMANO dottor C. -- _Illustrazione etc_. Opera citata, pagine 32, 38 e 39.

_Biografia dei Dogi_. Opera citata, Doge LIX.

_Numismatica Veneta_. Opera citata, Doge LIX.

PADOVAN e CECCHETTI. -- Opera citata, pagina 17 e 85.

WACHTER (VON) C. -- Opera citata. -- _Numismatische Zeitschrift_, Volume III, 1871, pagina 228, 231 e 254.

SCHLUMBERGER G. -- Opera citata, pagina 472, tavola XVIII, numero 6.

PADOVAN V. -- Opera citata, edizione 1879, pagina 20 e 124. -- _Archivio Veneto_, Tomo XII, pagina 100 e Tomo XIII pagina 147, -- terza edizione, 1881, pagina 16 e 89.

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NOTE A "MARCO CORNER".

(1) Senato, _Misti_, Registro XXXII, carte 49. -- Capitolare dei Massari all'argento, carte 36.

(2) Senato, _Misti_, Registro XXXII, carte 93 e 93 tergo.

(3) Senato, _Misti_, Registro XXXII, carte 97 tergo.

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ANDREA CONTARINI.

DOGE DI VENEZIA.

1368-1382.

Morto il Doge Corner, i voti di tutti gli elettori si riunirono sopra il nome di Andrea Contarini, che, reluttante, fu costretto dal Senato ad accettare la suprema dignità.

La pace che avea durato per alcuni anni non tardò ad essere turbata, ma nei primi tempi il successo delle armi fu favorevole ai veneziani. I Triestini ribelli, che avevano implorato soccorso dagli Austriaci, furono ridotti all'obbedienza: nella guerra col Signore di Padova, che aveva edificato due fortilizi minacciosi a Venezia, rimasero soccombenti le armi dei Carraresi unite a quelle del re d'Ungheria: ed anche ai Duchi d'Austria fu tolta la chiusa di Quero.

Ma le rivalità commerciali ed il desiderio di preponderanza in Oriente avevano gettato semi di discordia profonda fra Genova e Venezia. Nonostante le premure ed anche le minacce dei Pontefici, nonostante la coscienza dei mali gravissimi inevitabili da ambe le parti, ognuno si preparava per la guerra e cercava i propri alleati fra i nemici dello stato rivale. Il comando della flotta fu dato a Vettor Pisani, che da prima ebbe qualche successo, ma poi rimase completamente sconfitto dinanzi a Pola, così che l'armata genovese si avanzò terribile occupando Chioggia e minacciando nel cuore lo stato veneziano. Nel gravissimo pericolo i veneziani diedero splendidi esempi di amore alla patria; tutti gli uomini validi servirono colla persona e colle sostanze, le donne ebbero cura dei feriti, sacrificando gioje e monili. Liberato dal carcere Vettor Pisani, ritenuto dal popolo il più valente ammiraglio, richiamato Carlo Zeno dai lidi lontani, ove faceva sventolare gloriosamente lo stendardo di San Marco, il doge si pose a capo degli armati e dopo un lungo assedio riuscì a prendere prigioniero in Chioggia il presidio genovese. Finalmente il duca di Savoja offerse la sua mediazione, e dopo molte difficoltà, fu conclusa la pace in Torino col trattato 8 agosto 1381. Poco dopo moriva il doge Andrea Contarini, compianto da tutti e considerato sempre come uno dei più valorosi e sapienti principi veneziani.

Sotto l'aspetto economico e finanziario il tempo di Andrea Contarini e gli eventi della guerra di Chioggia offrono campo a studi ed osservazioni interessanti. I documenti contemporanei mostrano quali enormi sacrifici abbiano sopportato i cittadini veneziani e lasciano argomentare a quanta prosperità e ricchezza fosse giunta Venezia e come fossero perfezionati i meccanismi della sua amministrazione finanziaria. Gli stessi libri destinati a raccogliere soltanto le deliberazioni relative alla zecca ci conservano la memoria di alcuni provvedimenti eccezionali adottati in questi momenti di supremo pericolo della patria. Nel capitolare delle Brocche trovasi una terminazione del Senato del 14 aprile 1379 (1), che ordina a tutti i nobili ufficiali, giudici ed avvocati eletti dal Maggior Consiglio, o da altro Consiglio, di rinunciare alla totalità del loro stipendio ed a metà delle competenze inerenti alle cariche, mentre agli scrivani e notai di tutti gli uffici è imposto di lasciare la metà delle paghe e delle utilità: sotto la data del 9 luglio dello stesso anno (2) trovasi un ordine di prendere a mutuo i denari che sono fatti e si fanno in zecca, dando al possessore l'aggio dei ducati in ragione di 13 soldi, garantendo il pagamento col ricavo dell'imposta ordinata di 100,000 ducati.

Anche prima delle difficoltà gravissime, politiche e finanziarie che travagliavano Venezia in quest'epoca, si erano già manifestati i sintomi di un disagio monetario, che si aggravò cinquant'anni più tardi, e non fu risolto se non colla riforma del doge Tron e colla coniazione in argento della lira. Dell'apparizione di questo disagio e della ricerca del rimedio si scorgono i primi segni nella terminazione della Quarantìa del 12 settembre 1369 (3) dove, lamentandosi la scarsità della moneta nostra d'oro e d'argento ed osservandosi che la buona e pesante se ne va all'estero appena coniata, mentre resta in paese solo la vile e cattiva, si conchiude col nominare tre savi allo scopo di studiare e proporre i rimedi.

Probabilmente il parere dei savi fu di diminuire il peso dell'unità monetaria, perché questo appunto fu il provvedimento adottato dal Senato nella parte del 19 dicembre 1369 (4) con cui si regolava la coniazione dei soldini da farsi colla quinta parte dell'argento condotto a Venezia, la quale doveva essere consegnata dai mercanti alla zecca per riceverla ridotta in moneta. Da ogni marca si devono ricavare 14 e mezzo soldi di grossi invece di 13 e mezzo che se ne ottenevano da prima, ed ai mercanti devesi corrispondere 12 soldi e 3 grossi per marca, invece degli 11 e 3 grossi dati in passato. Affinché questi nuovi soldini si distinguano dagli antichi, si ordina di farli con quel conio che sarà scelto dal doge, dai consiglieri, dai capi della Quarantìa e dai savi. A questo scopo fu mutato il rovescio, ed il leone, invece che rampante, fu disegnato seduto, colle ali aperte in quella forma che era già in uso nei torneselli e che divenne una delle più caratteristiche rappresentazioni dell'araldica veneziana.

Questa legge doveva rimanere in vigore due anni, per esperimentarne gli effetti; ma soddisfatto del risultato, il Senato la confermava con decreto in data 16 dicembre 1371 (5).

Colla diminuzione della valuta erasi bensì impedita la emigrazione delle specie metalliche e si erano ottenuti altri vantaggi momentanei; ma si recava una sensibile alterazione al valore del grosso che, rimasto sempre eguale dai tempi di Enrico Dandolo, serviva di base a molte contrattazioni. Egli è perciò che il Maggior Consiglio (6) nel 27 dicembre 1375 votava una legge, colla quale, osservandosi che vi era molta confusione nelle commissioni dei Rettori, nei capitolari degli ufficiali e nei registri che conservavano le parti adottate nei Consigli, si nominavano cinque savi coll'incarico di esaminare questi libri e con facoltà di cancellare quelle disposizioni, il cui termine fosse spirato o che mancassero di efficacia e di valore, e di proporre quelle aggiunte e modificazioni che reputassero convenienti ed utili, ordinando che il partito proposto ed approvato dal Senato, avesse la stessa forza come se fosse emanato dal Maggior Consiglio. I cinque savi, valendosi di detta facoltà, nel 25 settembre 1376 annullarono il vecchio capitolare, che contava quasi un secolo di vita, ed ordinarono la compilazione di un nuovo, facendone annotazione e firmandosi assieme al notajo della curia Giovanni Vido (7).

Tolto così l'ultimo vincolo che aveva, relativamente all'intrinseco del grosso, una importanza legale e tradizionale, si pensò di riprenderne il conio, modificando il peso in proporzione a quello che si era trovato conveniente di fare per il soldo con nuova, sebbene piccola diminuzione. Un decreto del Senato, in data 4 maggio 1379 (8), ordina che la moneta coniata in zecca coll'argento dei quinti deposti dai mercanti, debba andare a 15 soldi di grossi per marca, invece che a 14 e 6 grossi, e che una metà debba coniarsi in soldini e l'altra metà in grossi somiglianti agli antichi. Tali grossi devono avere il valore di quattro soldini e la stessa bontà: sì gli uni che gli altri devono essere contraddistinti con una stella, che infatti è visibile in tutti i pezzi coniati dopo il 1379. Anche in questo decreto, come in quelli 8 aprile 1353 e 19 dicembre 1369, che ho a suo tempo riportati, il modo di calcolare la lira di grossi è sempre di 32 piccoli per grosso: con ciò, dopo che il grosso era stato valutato quattro soldi, si creava un grosso immaginario assai inferiore al grosso reale. Se infatti i grossi nuovi fossero stati coniati sulla stessa base del conteggio, e cioè a 15 soldi (180 pezzi) per marca, essi avrebbero pesato grani 25 e 60 centesimi per ognuno mentre invece pesano grani 38 e 40 centesimi, cioè colla proporzione di 120 pezzi per marca.

Questo fatto unitamente al prezzo del ducato, che per concordi testimonianze di cronisti contemporanei od assai vicini (9) si valutava Lire 3 e soldi 4 sino ai tempi della guerra di Chioggia, e cioè allo stesso prezzo nominale che aveva prima della riforma monetaria dei tempi di Andrea Dandolo, nella quale si portava il grosso a 48 piccoli, questo fatto, dico, ci dà la chiave della situazione monetaria di questo periodo e ci mostra che l'argento era cresciuto di pregio in confronto dell'oro, perché il ducato equivaleva bensì ad un numero eguale di lire, ma queste lire avevano solo due terzi dell'antico valore d'argento. Tale fu molto probabilmente il motivo che indusse il Governo ad aumentare nel 1353 il valore del grosso; tale probabilmente fu la causa della cessazione della battitura del grosso. In questo modo la lira di grossi valeva sempre 32 lire di piccoli, ed era sempre eguale a 10 ducati, consolidandosi l'uso di trattarla in oro: infatti non abbiamo memoria nel secolo XIV di lira di grossi uguale a 48 lire di piccoli, che si cominciò ad usare solo quando l'oro tornò aumentare, e ce ne fa fede il nome stesso di lira di grossi a oro, perché nel periodo dal 1350 al 1382, alla lira di grossi maggiore avrebbe spettato piuttosto il nome di lira di grossi ad argento, mentre in quel tempo l'argento di 240 grossi effettivi corrispondeva a 48 lire di piccoli, e 10 ducati invece corrispondevano a sole 32 lire di piccoli.

Sulla prima pagina cartacea della cronaca di Andrea Dandolo, codice del principio del secolo XV esistente nella Biblioteca di San Marco (10) che il Valentinelli dichiara _vetus codex summo pretio habendus_, si trova scritto da mano contemporanea o di poco posteriore alcune interessantissime notizie sull'oscillazione del valore del ducato negli anni 1380-1382, raccolte da un patrizio che esercitava la mercatura.

"El se fa nota come del 1380 fino al 1381 el ducato correva a L. 4 soldi 5 et da ottobre fino a decembre el corea L. 4 soldi 6.

Et dal 1381 da dì 3 lugio fino ai 8 luio 1382 corea Lire 4 soldi 2 piccoli 6 et Lire 4 soldi 2 piccoli 9 et poi adi 6 dito mese corea Lire 4 soldi 2 piccoli 6 et adi 11 corea L. 4 soldi 2 p. 3 et adi 23 pur del dito mese corea Lire 4 soldi 2 p. 8.

Del 1382, veramente el ducato corea dal dì 8 luio fino 25 dito L. 3 s. 19 p. 7, et da 25 fin tutto el mese L. 3 s. 19 p. 6, che è segno che el ducato non stava sempre ad uno segno, anzi se variava secondo li tempi il che si attrova notado in diverse parti di sopra i libri de merchadanti di quelli tempi".

Sebbene queste informazioni non si accordino con quelle tratte dalle cronache poc'anzi ricordate, mi sembra che si possano con esse conciliare e sieno quindi meritevoli di fede e di attenzione. Il prezzo di 3 lire e 4 soldi, è senza dubbio, il valore legale del ducato, valore mantenuto durante alcuni lustri, ed in questa circostanza, in cui si tratta di conservare la memoria dei prezzi dei commestibili durante la carestia, i cronisti ne fanno menzione speciale per mostrare di essersi basati sopra di un valore fisso e normale. Invece i vari prezzi segnati dal patrizio negoziante si riferiscono, secondo ogni probabilità all'aggio, che in tempi tanto calamitosi era naturale facesse la migliore moneta d'oro ricercata dai banchieri e dagli speculatori. Questo aumento di prezzo del valore del ducato è tanto più facile a spiegarsi, perché l'oro in quel tempo era assai basso relativamente all'argento, ed anzi cominciava a riprendere la via dell'aumento con quelle oscillazioni che accompagnano ordinariamente simili spostamenti di proporzioni monetarie.

Oltre agli importanti provvedimenti, che avevano lo scopo di regolare la moneta d'argento con notevoli mutamenti nel peso e nel tipo del grosso e del soldo, si trovano nei registri del Senato e nei capitolari dei magistrati, altri decreti di minore importanza, ma pur meritevoli di essere ricordati. È per esempio interessante la deliberazione del 18 gennaio 1378 (1379) che bandisce i Carrarini coniati di fresco a Padova (11), perché tale moneta _est cum magna utlitate nostri inimici et damno terre nostre_, e mostra quale era lo stato degli animi durante una guerra fraterna.

Nel capitolare dei massari all'oro, trovansi alcune altre disposizioni di ordine interno e tra esse le seguenti: 2 dicembre 1376 (12), si accorda agli ufficiali della zecca dell'oro di poter intervenire al Maggior Consiglio nelle feste solenni come è concesso agli ufficiali della zecca dell'argento: -- 4 maggio 1379 (13), si incaricano gli ufficiali della moneta dell'argento di far cambiare ogni tre mesi i pesi dei ducati, e così pure devonsi visitare le bilance ed i pesi dei _cambiadori_ a Rialto ed a San Marco; i pesi abbiano un bollo dal quale risulti che sono stati verificati: -- 4 maggio 1379 (14), creazione di due nuovi massari all'argento col salario di ottanta ducati annui. -- Finalmente il 16 settembre 1381 (15) una legge del Senato riduce gli stipendi di tutti i magistrati ed ufficiali dello stato; quelli degli addetti alla zecca restano modificati come segue: ai massari all'argento, invece di lire otto di grossi all'anno si danno lire sei, oltre gli utili consueti; a quello che fa i tornesi lire due di grossi, invece di quattro; al pesatore dei torneselli ducati cinquanta, invece di sessantacinque; all'altro pesatore lire quattro di grossi, invece di cinque; ai massari dell'oro lire sei di grossi, invece di dieci, e così al pesatore dell'oro.

Dalla gentilezza del cavalier Riccardo Predelli mi venne comunicato un documento assai importante per la storia delle imitazioni del ducato veneziano e tale da meritare di essere riportato:

"Exemplum litterarum missarum per dominum Ducam Crete. . .

Serenissime domine. Ducali Excellentie serie presentium patefiat quod die XXVIIII mensis septembris nuper preteriti nobilis vir Iohannes Moro, ambaxiator olim missus ad parte Theologi, redivit Candidam. Ipse enim ambaxiator, secundum quod scriptum et commissum sibi fuit, firmavit pacem cum domino illarum partium cum pactis et capitulis consuetis, et cum additionibus infrascriptis videlicet: quod idem dominus contentus fuit delere cunim ducatorum, et precipere quod in terris suis, vel aliqua ipsarum terrarum, non stampentur amplius ducati ad formam ducatorum vestrorum. Et hec promisit, attendere et observare con iuramento specialiter modo facto. . .

Date Candide, primo octubris, none Indictionis (1370)" (16).

_Dominus Theologi_ era l'emiro di Aidin, nome dato dai mussulmani alla provincia dell'Asia Minore che comprende la maggior parte dell'antica Jonia ed una porzione della Lidia. Questo territorio formava, nel XIV secolo, uno dei dieci principati indipendenti in cui si smembrò il grande impero fondato dai Sultani Selgiucidi in Icona, per l'invasione dei Tartari Mongoli e la morte di Aladino (Ala-Eddyn III, 1299).

La capitale del principato era Theologo, l'antica Efeso, che aveva cambiato il suo nome in onore di San Giovanni apostolo detto dai greci il santo Theologo, [Greco[Aghiòs Theologòs]Greco] che i turchi, per difetto di pronuncia, cambiarono in Ayasoluk. Theologo fu nel medio evo una capitale fiorente ed un centro commerciale importante, frequentato principalmente dai Genovesi di Metelino e di Scio, e dai veneziani, che vi tenevano un console; menzionato dal Pegolotti che vi dedica parte d'un Capitolo (17) dove segna le derrate che vi si desiderano e le misure che vi si usano, chiamandolo col nome di Altoluogo di Turchia, con cui era conosciuto dai mercanti italiani.

Paolo Lambros in una sua pubblicazione stampata in Atene (18) e poscia riprodotta nella Revue Numismatique (19) ha fatto conoscere per la prima volta un gigliato anonimo coniato a Theologo: sono pur note monete dello stesso genere dei principi mussulmani di Magnesia e di Caria, ma nessuno sin'ora aveva sospettato che il ducato veneziano fosse stato anch'esso imitato in quelle regioni. Le monete preferite in levante e particolarmente nelle isole dell'arcipelago e sulle coste dell'Asia Minore, dove erano frequenti i contatti coi mercanti latini, erano in quel tempo i ducati di Venezia ed i gigliati napoletani che si imitavano nelle zecche di Cipro, di Rodi, di Mitilene e di Foglie. È noto che nel 1357 il senato di Genova, in seguito alle rimostranze dell'inviato veneziano, Raffaele Caresini, aveva scritto una lettera energica a Francesco Gattilusio signore di Mitilene, per fargli conoscere i lagni dei veneziani in causa delle monete d'oro coniate nei suoi possessi coll'aspetto del ducato, ma con metallo meno perfetto (20). Siccome l'esperienza c'insegna che le monete imitate in una zecca sono facilmente riprodotte in quelle dei paesi vicini, che si trovano nelle stesse condizioni geografiche ed economiche, così non deve sorprenderci che i principi mussulmani dell'Asia Minore, i quali non avevano respinta l'idea di porre la croce di Cristo sulle monete coniate per ordine loro, facessero disegnare sul ducato l'effigie del Redentore ed il principe inginocchiato dinanzi a San Marco. Resta ora a vedersi se di queste contraffazioni sieno rimaste le traccie, e quali tra i tanti ducati di origine manifestamente orientale possano ritenersi coniati a Theologo od Altoluogo.

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MONETE DI ANDREA CONTARINI.

Ducato. Oro, titolo 1,000. Peso, grani veneti 68 e 52 sessantasettesimi (grammi 3,559).

1. Dritto. San Marco porge il vessillo al doge, "A N D R punto CON T A R E N O", lungo l'asta "D V X", dietro il Santo "punto S punto M spazio V E N E T I".

Rovescio. Il Redentore benedicente in un'aureola elittica cosparsa di stelle, quattro a sinistra, cinque a destra "punto S I T punto T punto X P E punto D A, T SEGNO, spazio QUAM spazio T V spazio R E G I S punto I S T E punto D V C A, T SEGNO".

Tavola XII, numero 9.

In alcuni esemplari sotto il braccio dell'evangelista, invece del solito punto, havvi una crocetta × che probabilmente è il segno del massaro.

Grosso, secondo tipo. Argento, titolo 0,952 (21) (peggio 55). Peso, grani veneti 38 e 40 centesimi (grammi 1,987).

2. Dritto. San Marco in piedi di fronte, disegnato come negli antichi grossi, porge il vessillo al doge di profilo, vestito con manto fornito di pelliccia ed il capo coperto dal berretto ducale, a sinistra dietro il doge "A N D R punto CON T A R E N O", lungo l'asta "D V X", a destra "punto S punto M punto V E N E T I punto".

Rovescio. Il Redentore in trono "I C sopralineati, spazio, X C sopralineati". Nel campo a sinistra una stella di cinque raggi, a destra l'iniziale del massaro.

Tavola XII, numero 10.

3. Varietà nel Rovescio. "A N D R punto CON T A R E N".

Iniziali dei massari. "C, F, P".

In alcuni esemplari del grosso, sul rovescio, sotto il braccio del Redentore, si vedono tre anellini riuniti, in altri sul diritto una crocetta × presso al lembo del vestito del santo.

Soldino col leone rampante. Argento, titolo 0,965. Peso, grani veneti 10 e 66 centesimi (grammi 0,552).

4. Dritto. Il doge inginocchiato tiene con ambe le mani il vessillo "croce A N D R apostrofo CON spazio T A R spazio D V X".

Rovescio. Il Leone rampante, coll'orifiamma "croce punto S punto M A R C V S punto V E N E T I punto", nel campo l'iniziale del massaro.

Tavola XII, numero 11.

Iniziali dei massari. "D, F, I, S, EZH CODA".

Soldino col leone seduto. Argento, titolo 0,952 (peggio 55). Peso, grani veneti 9 e 93 centesimi (grammi 0,513), legge 19 dicembre 1369.

5. Dritto. Il doge in piedi tiene con ambe le mani il vessillo "punto croce A N D R apostrofo CON spazio T A R apostrofo spazio D V X", nel campo, dinanzi al doge l'iniziale del massaro.

Rovescio. Leone accosciato sulle zampe posteriori, tenendo nelle anteriori il vangelo, il tutto chiuso in un cerchio, attorno "croce S punto M A R C V S punto V E N E T I punto".

Tavola XII, numero 12.

Iniziali dei massari. "B, C, D, F".

Soldino col leone seduto e la stella. Argento, titolo 0,952. Peso, grani veneti 9 e 60 centesimi (grammi 0,496), legge 3 maggio 1379.

6. Dritto. Il doge in piedi tiene con ambe le mani il vessillo "croce A N D R punto CON spazio T A R punto D V X", nel campo dinanzi il doge una stella, dietro il doge l'iniziale del massaro.

Rovescio. Come al numero 5. "croce S punto M A R C V S punto V E N E T I punto".

Tavola XII, numero 13.

Iniziali dei massari. "C, F, I, P".

La stella posta nel campo del Diritto è talora di cinque raggi, ma più spesso di sei. In molti esemplari del soldino col leone alato, tanto di quelli descritti al numero 5 che al numero 6, si trovano delle crocette × e dei gruppi di anelli che sostituiscono i punti nell'iscrizione del Rovescio.

Tornesello. Mistura, titolo 0,111 (peggio 1024) (22). Peso, grani veneti 14 (grammi 0,724).

7. Dritto. Croce patente "croce punto A N D R apostrofo spazio CON T A R apostrofo spazio D V X punto".

Rovescio. Leone accosciato col vangelo fra le zampe anteriori "croce V E X I L I F E R punto V E N E C I A, RUM TONDA, punto".

8. Varietà nel Rovescio. "V E X I L I F E R punto V E N E T I A, RUM TONDA".

Tavola XII, numero 14.

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OPERE CHE TRATTANO DELLE MONETE DI ANDREA CONTARINI.

MURATORI L. A. -- Opera citata, _Dissertazione_ XXVII, colonne 650-652, numero XV; ed in ARGELATI, Parte I, pagina 48, tavola XXXVIII, numero XV.

CARLI RUBBI G. R. -- _Delle monete etc_. Opera citata, Tomo I, pagina 415, tavola VI, numero XI.

BELLINI V. -- _De monetis Italiæ etc_. Opera citata, _Dissertazione_ I, pagina 103 e 109, numero XXI; ed in ARGELATI, Parte V, pagina 30 t. e 32, numero XXI. -- _Dissertazione_ III, Ferrariæ, 1774, pagina 98, tavola XIX, numero 1. -- _Dissertazione_ IV, Ferrariæ, 1779, pagina 88-89, tavola XIV, numero 1.

(DUVAL e FRÖLICH). -- _Monnoies en or, etc_. Opera citata, _Supplément_, 1769, pagina 78.

GRADENIGO G. A. -- Indice citato, in ZANETTI G. A., Tomo II, pagina 173 e 174, numeri LXII, LXIII, LXIV, LXV, LXVI e LXVII.

APPEL J. -- Opera citata, Volume III, pagina 1124-1125, numeri 3931, 3932, 3933 e 3934.

ZON A. -- Opera citata, pagina 23, 30 e 34.

SCHWEITZER F. -- Opera citata, Volume II, pagina 19 (259 a 275) e tavola.

CUMANO dottor C. -- _Numismatica_, articolo citato.

CUMANO dottor C. -- _Illustrazione, etc_. Opera citata, pagina 32 e 39.

LAZARI V. -- Opera citata, pagina 70 e 169, tavola VI, numero 29.

KUNZ C. -- Catalogo citato, pagina 9.

ORLANDINI G. -- Catalogo citato, pagina 6.

_Biografia dei Dogi_. Opera citata, Doge LX.

_Numismatica Veneta_. Opera citata, Doge LX.

PADOVAN e CECCHETTI. -- Opera citata, pagina 17-18 e 85.

WACHTER (VON) C. -- Opera citata. -- _Numismatische Zeitschrift_, Volume III, 1871, pagina 229, 231 e 254. Volume V, 1873, pagina 202-203.

SCHLUMBERGER G. -- Opera citata, pagina 473, tavola XVIII, numero 7.

PADOVAN V. -- Opera citata, edizione 1879, pagina 20-21 e 124. -- _Archivio Veneto_, Tomo XII, pagina 101, Tomo XIII, pagina 147, Tomo XXI, pagina 136 e Tomo XXII, pagina 292, -- terza edizione, 1881, pagina 17, 89, 334 e 356.

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NOTE A "ANDREA CONTARINI".

(1) Regio Archivio di Stato. Capitolare delle Broche, carte 3.

(2) Regio Archivio di Stato. Capitolare delle Broche, carte 3 tergo.

(3) Regio Archivio di Stato. _Quarantia Criminale_, Parti registro II, carte 85 (153).

(4) Documento XIV.

(5) Regio Archivio di Stato, _Senato_, Misti, re. XXXIII, carte 144 tergo.

(6) Documento XV.

(7) Documento IV.

(8) Documento XVI.

(9) In una cronaca anonima dei primi anni del secolo XV, conservata nella Regia Biblioteca di San Marco (Codice 324, classe VII, Ital.), che arriva sino all'anno 1385 si trovano le seguenti notizie all'anno 1382.

Et in Venetia el si haveva pagado

el ster de formento grosso ducati 5, a lire 3 soldi 4 per ducato.

el ster de megio ducati 2 men soldi 8

el sorgo ducati 1 e soldi 36 e cuxì le cexere

el vin de Marcha e Romania la quarta ducati 4 men soldi 16

la ribuola ducati 2 soldi 12

el vin terran ducati 2 men soldi 8

el miro de oio ducati 3 soldi 14, la lira soldi 8

le legne ducati 2 men soldi 8 el caro

la carne salada soldi 8 la lira

la fresca soldi 6

el formazo dolze soldi 10 la lira, el salado soldi 7

el sal soldi 6 el quartarol

le carobe ducati 2 soldi 12 el ster

le castegne soldi 6 la lira

le ceriexe soldi 4 la lira

i pomi soldi 3 la lira

le rave march. (marchetti) 4 el 100

i ravaneli soldi 2 l'uno

le lentize soldi 2 el torso

le zevole soldi 2 l'una

l agio soldi 12 al cento

i meloni soldi 6 l'uno

i cogumori soldi 2 l'uno

le fige fresche 3 al soldo

le limone soldi 2 l'uno.

Altre cronache della stessa epoca riproducono le stesse informazioni con poche differenze: ma il valore del ducato è sempre a 3 lire e 4 soldi.

(10) Regia Biblioteca di San Marco. Codice CCLIX, Classe X lat.

(11) Regio Archivio di Stato. Capitolare delle Brocche, carte 2 tergo.

(12) Regio Archivio di Stato. _Senato_, Misti, registro XXXV, carte 142 tergo. -- Capitolare dei massari all'oro, cap. LIX, carte 22 tergo.

(13) Regio Archivio di Stato. _Senato_, Misti, registro XXXVI, carte 78. -- Capitolare dei massari all'oro, cap. 63, carte 24.

(14) Regio Archivio di Stato. _Senato_, Misti, registro XXXVI, carte 77 tergo. -- Capitolare dei massari all'oro, cap. 68, carte 27 tergo.

(15) Regio Archivio di Stato. _Senato_, Misti, registro XXXVII, carte 4. -- In parte riportata nel Capitolare delle Brocche, carte 4.

(16) Regio Archivio di Stato, Commomoriale VII, carte 145 tergo.

(17) Pegolotti F. B. Opera citata, pagina 40 a 42.

(18) [Greco[ Pàulos Làmpros, Anékdoton nomìsma Sarukhàn émiron tes Ionìas kopèn èn Efèso. En Athenàis ]Greco], 1870.

(19) _Revue Numismatique_, nouvelle serie, tomo XIV, pagina 335-343, Paris 1869-1870.

(20) Nani Bernardo, _De duobus imperatorum Rasciæ nummis_, Venezia, 1752, pagina 25.

(21) L'esame chimico fatto dai Morin Frères di Parigi dà il titolo di 0,951 con 0,002 di oro.

(22) L'esame chimico fatto dall'ufficio del saggio di Venezia dà il titolo 0,112.

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MICHELE MOROSINI.

DOGE DI VENEZIA.

1382.

Compiute le solenni esequie di Andrea Contarini, fu elevato alla suprema dignità dello stato Michele Morosini, uomo danaroso, che era stato uno degli ambasciatori della Repubblica alla pace di Torino. Non ebbe il tempo di fare cose memorabili durante il suo principato, perché venne a morte pochi mesi dopo, nella terribile pestilenza che colpì in quel tempo Venezia e ne decimò la popolazione.

Le monete di questo doge sono assai ricercate in causa della brevità del suo regno, e più di tutte è raro il grosso, del quale ignoravasi l'esistenza fino a pochi anni fa.

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MONETE DI MICHELE MOROSINI.

Ducato. Oro, titolo 1,000. Peso, grani veneti 68 e 52 sessantasettesimi (grammi 3,559).

1. Dritto. San Marco porge il vessillo al doge "M I C h, L SEGNO, punto M A V R O C", lungo l'asta "D V X", dietro il Santo "punto S punto M punto V E N E T I".

Rovescio. Il Redentore benedicente in un'aureola elittica cosparsa di stelle, quattro a sinistra, cinque a destra "punto S I T punto T punto X P E punto D A, T SEGNO, spazio QUAM spazio T V spazio R E G I S punto I S T E punto D V C A, T SEGNO".

Tavola XIII, numero 1.

Sotto il braccio dell'evangelista in alcuni esemplari vi è una crocetta semplice × in altri una croce con doppia linea trasversale.

Grosso, secondo tipo. Argento, titolo 0,952. Peso, grani veneti 38 e 40 centesimi (grammi 1,987).

2. Dritto. San Marco porge il vessillo al doge "M I C h L punto M A V R O C", lungo l'asta "D V X", a destra "punto S punto M punto V E N E T I".

Rovescio. Il Redentore in trono "I C sopralineati, spazio, X C sopralineati". Nel campo a sinistra una stella di cinque punti, a destra l'iniziale del massaro.

Museo Bottacin.

Tavola XIII, numero 2.

Principe Ernesto di Windischgrätz.

Iniziale del massaro. "P".

Soldino. Argento, titolo 0,952. Peso, grani veneti 9 (grammi 0,496).

3. Dritto. Il doge in piedi tiene con ambe le mani il vessillo "croce M I C h, L SEGNO, spazio M A spazio V R O C spazio D V X", nel campo dinanzi al doge una stella di sei raggi, dietro il doge l'iniziale del massaro.

Rovescio. Leone accosciato col vangelo tra le zampe anteriori "croce punto S punto M A R C V S, tre anelli, V E N E T I, tre anelli".

Tavola XIII, numero 3.

Iniziali dei massari. "F, P".

Tornesello. Mistura, titolo 0,111. Peso, grani veneti 14 (grammi 0,724).

4. Dritto. Croce patente "croce M I C h L apostrofo punto M A V R O C apostrofo spazio D V X".

Rovescio. Leone accosciato col vangelo tra le zampe anteriori "croce V E X I L I F E R punto V E N E T I A, RUM TONDA".

Tavola XIII, numero 4.

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OPERE CHE TRATTANO DELLE MONETE DI MICHELE MOROSINI.

(DUVAL e FRÖLICH). -- _Monnoies en or, etc_. Opera citata, pagina 275.

SCHWEITZER F. -- Opera citata, Volume II, pagina 21 (276 a 282) e tavola.

CUMANO dottor C. -- _Numismatica_, articolo citato.

CUMANO dottor C. -- _Illustrazione etc_. Opera citata, pagina 39.

LAZARI V. -- Opera citata, pagina 70 e 169.

ORLANDINI G. -- Catalogo citato, pagina 6.

_Biografia dei Dogi_. Opera citata, Doge LXI.

_Numismatica Veneta_. -- Opera citata, Doge LXI.

PADOVAN e CECCHETTI. -- Opera citata, pagina 18 e 85.

WACHTER (VON) C. -- Opera citata. -- _Numismatische Zeitschrift_, Volume III, 1871, pagina 231 e 254.

SCHLUMBERGER G. -- Opera citata, pagina 273, tavola XVIII, numero 8.

PADOVAN V. -- Opera citata, edizione 1879, pagina 21 e 124. -- _Archivio Veneto_, Tomo XII, pagina 101, Tomo XXI, pagina 136 e Tomo XXII, pagina 292, -- terza edizione, 1881, pagina 17, 334 e 356.

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ANTONIO VENIER.

DOGE DI VENEZIA.

1382-1400.

Morto Michele Morosini, fu eletto a succedergli Antonio Venier, che si trovava capitano in Candia. Tutti gli sforzi di lui furono diretti a riparare i danni causati da guerre lunghe e disastrose, ed a ristorare il commercio e le industrie veneziane, nobile missione in cui fu secondato dal favore degli avvenimenti. Il più fiero e potente nemico della repubblica, Lodovico re di Ungheria, venne a morte, e le lotte cagionate dalla sua successione liberarono Venezia da ogni pericolo da quella parte. In Oriente si rinnovò la tregua coll'imperatore e si cercò di ricuperare alcuni punti importanti, riuscendo ad innalzare la bandiera di San Marco a Napoli di Romania, ad Argo, a Corfù, e, nell'Adriatico, a Scutari e a Durazzo.

Nella terraferma vicina dava non poca ombra alla Repubblica, Francesco da Carrara, sempre potentissimo, che aveva comperato dal duca Leopoldo d'Austria il Trevigiano, e sosteneva il patriarca di Aquileja nominato dal Papa, che gli Udinesi ed il Parlamento friulano non volevano riconoscere. I Veneziani naturalmente parteggiarono coi signori del Friuli, ed alleati con Giangaleazzo Visconti tolsero ogni dominio al Carrarese, recuperando il possesso di Treviso e del suo territorio. Così Antonio Venier, morendo nel novembre 1400, dopo dieciotto anni di regno lasciava Venezia in uno stato di prosperità e di pace.

Anche il lavoro della zecca fu molto attivo in quest'epoca fortunata, e possiamo riconoscere dai documenti contemporanei la cura amorosa con cui si trattavano dai governanti gli affari relativi alla moneta ed al commercio dei metalli preziosi. Si conoscono i provvedimenti legislativi intesi a perfezionare i congegni amministrativi ed a curare l'esatto adempimento delle molte prescrizioni e cautele, che per essere troppo minuziose e complicate, cadevano facilmente in dissuetudine. Sono interessanti a vedere le precauzioni dirette ad impedire gli abusi, a frenare le spese, ad aumentare i redditi dello stato, e così pure le pene severe minacciate a coloro che trasgredissero le leggi o cercassero di frodare lo stato per favorire i mercanti che portavano oro ed argento in zecca per farne moneta o per ridurlo in verghe, che nei documenti veneziani sono chiamate _pezze_. Era prescritto che gli ufficiali della zecca, dovessero fare con diligenza i pesi dei metalli in tutte le varie trasformazioni, registrandoli di volta in volta su appositi quaderni, rendendo conto della gestione agli ufficiali delle _Ragioni_ alla fine del loro turno, che si chiamava _quindicina_, perché originariamente durava quindici giorni. Volevasi sopratutto mantenuta nell'oro quella purezza che ai ducati coniati a Venezia dava una fama di superiorità durata fino ad oggi. A questo scopo la Quarantìa deliberava, nel 16 luglio 1394, alcuni provvedimenti che formano i capitoli dal LXXI all'LXXXIV del capitolare dei massari all'oro (1), i quali si occupano delle fusioni, degli assaggi, dei cimenti e dei pesi dell'oro e dei ducati. Analoghe disposizioni sono ordinate anche per l'argento, affinché le prove e gli assaggi sieno fatti con diligenza e sicurezza, in un decreto del 16 novembre 1400 (2), il quale comincia colle seguenti sagge parole: _Abudo respeto che una peza bolada de la bolla de san Marcho vien ad esser moneda chuniada etc_. Dallo stesso documento rileviamo che il titolo del grosso e dell'argento era disceso a peggio 55 e cioè a 0,952; ma questo peggioramento datava già dall'epoca dell'abolizione dell'antico capitolare dei massari alla moneta e dalla coniazione del nuovo grosso durante il principato di Andrea Contarini.

Troviamo anche due deliberazioni del Maggior Consiglio, 26 settembre 1389 (3) e 5 luglio 1395 (4), relative alle nomine dei massari all'argento, colle quali si permette la conferma, dopo i due anni di carica, di questi gentiluomini senza la prescritta contumacia, purché, provati in Quarantìa, ottengano più della metà dei voti, e ciò allo scopo di avere persone esperte e pratiche; ma contemporaneamente si ordina ai provveditori del Comune ed agli ufficiali delle Ragioni, di investigare sulla loro condotta e sugli utili ricavati dalla zecca durante la loro amministrazione, riferendo ogni cosa al Consiglio prima della votazione.

I primi decreti emanati dal Senato dopo l'elezione di Antonio Venier, in rapporto alla fabbricazione della moneta, trattano di quanto si doveva dare ai mercanti in compenso della quinta parte dell'argento portato in zecca per essere affinato e ridotto in verghe o pezze. Tale quinto doveva essere monetato, ed era sino allora rimborsato con 14 soldi di grossi per ogni marca, mentre il decreto 13 gennaio 1384 (1385) (5) ordina che la zecca paghi 13 e mezzo soldi di grossi per marca, ed un secondo del 2 gennajo 1385 (1386) (6) soltanto 13 soldi e 3 grossi, e che tutto l'utile ricavato sia versato al tesoro per le spese delle guerre. Ma queste disposizioni, che rendevano meno vantaggiosa la speculazione dei mercanti, avevano diminuito il lavoro delle officine, per cui la Quarantìa nel 1 agosto 1387 (7), allo scopo di favorire la coniazione dei grossi e per vantaggio degli operai, concede ai possessori di argento franco di bolla di far coniare qualunque quantità di grossi, ricevendo per marca 14 soldi, 8 denari di grossi e 20 piccoli, esclusi da questo beneficio i banchieri, coloro che acquistano argento agli incanti, ed i forestieri.

Erano di grave danno in quel momento al commercio ed alle finanze dello stato alcuni inconvenienti nella circolazione monetaria, di quelli che si verificarono in tutti i tempi, e cioè le monete false, quelle pur genuine che venivano tosate o stronzate, e finalmente l'artificio di alcuni speculatori, che sceglievano le monete più pesanti per fonderle, lasciando in circolazione le più leggere.

Ai danni provenienti dalle monete false e dalle stronzate, erasi molte volte tentato di provvedere con minuziosa sorveglianza e colla minaccia di gravi pene, ed anche nel 12 novembre 1389 (8) si cercò di incoraggiare lo zelo degli ufficiali che dovevano investigare sopra tali faccende presso i banchieri ed i cambisti, coll'aumentare la quota di utile che spettava loro nelle pene pecuniarie e colla proibizione di condonare tali multe. Nel 19 maggio 1391 (9) si ordina che tutte le monete false, le quali venissero presentate alle casse pubbliche, sieno tagliate in quattro pezzi, e quelle stronzate sieno tagliate in due; queste ultime poi si potevano portare alla zecca, che rimborsava l'argento con 14 soldi, 8 denari di grossi e 20 piccoli per marca.

Allo scopo di impedire che le monete più pesanti fossero distrutte con danno del pubblico e dell'erario, il Senato nel 30 maggio 1391 (10) delibera che un solo peso regoli tutti i soldi colla maggior esattezza possibile, e questo sia tale che da ogni oncia si debbano tagliare 62 pezzi. Il valore della marca potrà oscillare fra lire 24 soldi 16 e lire 25 soldi 4, distruggendo tutte le fusioni che eccedono questi limiti, ed ordinando di porre un punto sovra ogni conio per poter conoscere il gastaldo responsabile del peso. Siccome poi con tale disposizione i soldini si trovavano più leggeri in proporzione dei grossi, la Quarantìa ordina che a quelli che portano le monete tagliate alla zecca per deficienza di peso si dia 14 soldi 8 grossi e 20 piccoli, se si paga in grossi; ma pagando in soldini, si dia 15 soldi e 3 grossi (11). La legge del 30 maggio però non era di possibile esecuzione, e la zecca protestava di non poter fare i soldi tutti eguali, per cui nell'11 luglio 1391 (12) il Senato vota che la tolleranza nel taglio sia portata fra i 62 ed i 65 pezzi per oncia, e tutta la fusione debba dare un peso che oscilli fra 63 e 64; ma anche questo era troppo difficile in pratica, per cui il Senato nuovamente si raccoglie nel 20 luglio (13) e delibera che da un'oncia d'argento non si taglino meno di 61, né più di 66 soldi, e che il valore di ogni marca stia fra lire 25 e 6 soldi, e lire 25 e 10 soldi.

In seguito a queste disposizioni, che avevano per risultato una leggera diminuzione nel peso dei soldini, il valore del grosso era diventato esuberante, per cui il Senato, allo scopo di trattenere in paese la moneta d'oro, fu costretto a ridurre anche il peso del grosso. Un decreto in data 4 giugno 1394 (14) ordina che i grossi sieno fabbricati allo stesso titolo, colle stesse prescrizioni e con un peso proporzionato a quello dei soldini, in modo che da una marca si ottengano da 126 e mezzo a 127 e mezzo pezzi, lasciando ad un collegio la scelta del conio, affinché si distinguano i vecchi dai nuovi grossi. Raccoltisi il giorno dopo il doge, i consiglieri, i capi, i savi ed i provveditori del Comune, che componevano il collegio, deliberano che i grossi sieno coniati con lettere e stelle secondo il modello presentato, come vediamo ricordato (15) nel capitolare delle Brocche.

È questo il terzo tipo del grosso che, attorno alla figura del Redentore seduto in trono, ha le parole "T I B I spazio L A V S spazio E T spazio G L O R I A"; ma non fu l'ultima diminuzione di peso di questa nobile moneta, nemmeno in questo secolo, giacché il 7 ottobre 1399 (16) si deliberò che, invece di 127 grossi, se ne ricavassero 131 circa da ogni marca, come era già la pratica da due anni, e si diminuì in proporzione il peso dei soldini, in modo che quattro soldini equivalessero ad un grosso.

La coniazione dei torneselli per l'Oriente era assai copiosa durante il principato di Antonio Venier, ed arrivava a dodicimila marche per anno, del valore di quattordici mila ducati, come rileviamo da un documento del 25 gennaio 1385 (1386) (17), il quale destina tutto l'utile ricavato da tale gestione, che si valutava un terzo del valore, alle spese della guerra nel Veronese e nel Friuli. Meno abbondante deve essere stata la coniazione dei piccoli oggi difficili a ritrovarsi; un decreto dei Pregadi del 4 giugno 1385 (18), lamentando le invasioni di piccoli _pessimi e rei forestieri_, ordina che un maggior numero di operai sia destinato alla fabbricazione di tali monetine coniate secondo una legge del 4 maggio 1379, che fissava la lega dei piccoli 1 oncia e 16 carati d'argento, 6 once 3 quarti e 20 carati di rame, ed il ricavo di soldi 3 denari 1 e mezzo di grossi per marca, e cioè 1200 pezzi. Per diffonderli nel pubblico si ordina che, nei pagamenti dei quinti dell'argento, un soldo di grosso sia rimborsato in piccoli, e si bandiscono contemporaneamente i piccoli forestieri che devono essere tagliati e distrutti. Nel 29 aprile 1390 (19) la Quarantìa limita a soli 9 grossi di piccoli ciò che si deve dare in moneta minuta nel pagamento di quinti, e trovando decoroso di avere piccoli del _nostro stampo_, ordina che debbano essere coniati in quella forma e dimensione che sarà ordinata dalla Signoria. La Signoria esaurisce tale mandato nell' 8 giugno 1390 (20) ordinando agli ufficiali della moneta di fare i piccoli in ragione di 10 soldi e con 16 carati d'argento per oncia, cioè più pesanti, ma meno buoni dei precedenti; pesano infatti grani 4 e otto decimi invece di 3 e 84 centesimi, e contengono 128 carati d'argento invece dei 160 per marca, che avevano secondo le proporzioni indicate dal decreto del 4 giugno 1385.

Oltre alle notizie relative alla fabbricazione delle monete, possiamo conoscere dai documenti dell'epoca come si pagavano gli operai, e la cura costante di dar loro occupazione, quando per circostanze imprevedute diminuiva o mancava il lavoro. Rileviamo pure le competenze degli ufficiali e degli operai, e le modificazioni portate dai tempi e dalle circostanze, nonché le paghe ed i nomi degli intagliatori della zecca, che non è senza utilità ricordare. Nel 21 dicembre 1391 (21) il Maggior Consiglio accorda 50 ducati annui di salario ad _Antonio dalle forbici_, che lavora da 16 anni facendo _ferri a moneta pro fabbricandis monetis_, ed anticamente aveva 60 ducati, ridotti a 40 per la guerra di Genova. Nel 31 marzo 1394 (22) lo stesso Maggior Consiglio concede il salario di 20 ducati all'anno a _Lorenzo e Marco di Bernardo Sesto_ intagliatori di ferri da monete, che si adoperano per coniare grossi, soldini, piccoli e tornesi: -- nel 13 settembre dello stesso anno (23), lo aumenta a 30 ducati annui per ognuno, in vista del gravoso lavoro quotidiano.

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MONETE DI ANTONIO VENIER.

Ducato. Oro, titolo 1,000. Peso, grani veneti 68 e 52 sessantasettesimi (grammi 3,559).

1. Dritto. San Marco porge il vessillo al doge, "A N T O apostrofo punto V E N E R I O", lungo l'asta "D V X", dietro il santo "punto S punto M punto V E N E T I".

Rovescio. Il Redentore benedicente in un'aureola elittica cosparsa di stelle, quattro a sinistra, cinque a destra "punto S I T punto T punto X P E punto D A, T SEGNO, punto Q apostrofo spazio T V spazio R E G I S punto I S T E spazio D V C A, T SEGNO, punto".

Tavola XIII, numero 5.

Sotto il braccio dell'Evangelista in alcuni esemplari vi è un grosso punto, negli altri una crocetta ×.

Grosso, secondo tipo. Argento, titolo 0,952. Peso, grani veneti 38 e 40 centesimi (grammi 1,987).

2. Dritto. San Marco porge il vessillo al doge "A N T O apostrofo spazio V E N E R I O", lungo l'asta "D V X", a destra "punto S punto M punto V E N E T I".

Rovescio. Il Redentore in trono "I C sopralineati, spazio, X C sopralineati". Nel campo a sinistra una stella di cinque punti, a destra l'iniziale del massaro.

Tavola XIII, numero 6.

Iniziali dei massari. "F, I, OI, P, R".

Grosso, terzo tipo. Argento, titolo 0,952. Peso, grani veneti 36 e 28 centesimi (grammi 1,877), legge 4 giugno 1394 e grani Veneti 35 e 17 centesimi (grammi 1,820), legge 7 ottobre 1399.

3. Dritto. San Marco in piedi di fronte porge il vessillo al doge di profilo, entrambe le figure disegnate come nel grosso del secondo tipo. A destra ed a sinistra, nel campo tra le figure e l'iscrizione, due stelle di sei raggi; dietro il doge "A N T O punto V E N E R I O", lungo l'asta "D V X", dietro il santo "punto S punto M punto V E N E T I".

Rovescio. Il Redentore in trono, attorno "punto croce punto T I B I punto L A V S punto spazio punto 7 punto G L O R I A punto".

Tavola XIII, numero 7.

Soldino, colla stella dinanzi alla figura del doge. Argento, titolo 0,952. Peso, grani veneti 9 e 60 centesimi (grammi 0,496).

4. Dritto. Il doge in piedi, tiene con ambe le mani il vessillo "croce A N T O punto V E N spazio E R I O spazio D V X", nel campo, dinanzi al doge, una stella di sei raggi, dietro al doge l'iniziale del massaro.

Rovescio. Leone accosciato che tiene il vangelo tra le zampe anteriori "croce punto S punto M A R C V S, tre anelli, V E N E T I, tre anelli".

Tavola XIII, numero 8.

Iniziali dei massari. "C, F, OI, P, R".

Soldino, colla stella dietro la figura del doge, sopra l'iniziale. Argento, titolo 0,952. Peso, grani veneti 9 e sette centesimi (grammi 0,469), legge 20 luglio 1391, e grani veneti 8 e 79 centesimi (grammi 0,454), legge 7 ottobre 1399.

5. Dritto. Il doge in piedi tiene con ambe le mani il vessillo "croce punto A N T O punto V E N spazio E R I O punto D V X punto", nel campo dietro il doge l'iniziale del massaro, sormontata da una stella di sei raggi.

Rovescio. Leone accosciato sulle zampe posteriori, tenendo nelle anteriori il vangelo, il tutto chiuso in un cerchio "croce punto S punto M A R C V S punto V E N E T I punto".

Tavola XIII, numero 9.

Iniziali dei massari. "A, C, F, I, OI".

In alcuni soldini manca la stella che sta sopra l'iniziale del massaro.

Piccolo, o denaro. Mistura, titolo 0,138 (peggio 992). Peso, grani veneti 3 e 84 centesimi (grammi 0,198), legge 4 giugno 1385, e titolo 0,111 (peggio 1024). Peso, grani veneti 4 e 80 centesimi (grammi 0,248), legge 9 aprile 1390: scodellato.

6. Dritto. Croce in un cerchio "croce A N T punto V E spazio D V X punto".

Rovescio. Croce in un cerchio "croce, S ruotata, M A R C V, S ruotata".

Tavola XIII, numero 10.

Tornesello. Mistura, titolo 0,111. Peso, grani veneti 14 (grammi 0,724).

7. Dritto. Croce patente "croce punto A N T O apostrofo spazio V E N E R I O punto D V X punto".

Rovescio. Leone accosciato col vangelo tra le zampe anteriori "croce punto V E X I L I F E R punto V E N E T I A, RUM TONDA".

Tavola XIII, numero 11.

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OPERE CHE TRATTANO DELLE MONETE DI ANTONIO VENIER.

CARLI RUBBI G. R. -- _Delle monete etc_. Opera citata, Tomo I, pagina 415, tavola IX, numero VIII.

BELLINI V. -- _De monetis Italiæ etc_. Opera citata, _Dissertazione_ I, pagina 104 e 109, numeri XXII e XXIII; ed in ARGELATI, Parte V, pagina 30 t. e 32, numeri XXII e XXIII. -- _Dissertazione_ II, Ferrariæ, 1767, pagina 133, 135, numero I e II. -- _Dissertazione_ IV, pagina 89, tavola XIV, numero 2.

(DUVAL e FRÖLICH). -- _Monnoies en or, etc_. Opera citata, pagina 276.

GRADENIGO G. A. -- Indice citato, in ZANETTI G. A., Tomo II, pagina 174-175, numeri LXVIII, LXIX, LXX, LXXI, LXXII e LXXIII.

APPEL J. -- Opera citata, Volume III, pagina 1125-1126, numeri 3935, 3936 e 3937.

GEGERFELT (VON) H. G. -- Opera citata, pagina 8-9.

_Trésor de numismatique etc_. -- Opera citata, pagina 61, numero 5, Tavola XXX, numero 6.

ZON A. -- Opera citata, pagina 22, 23 e 31.

SCHWEITZER F. -- Opera citata, Volume II, pagina 23 (283 a 297) e tavola.

CUMANO dottor C. -- _Numismatica_, articolo citato.

CUMANO dottor C. -- _Illustrazione etc_. Opera citata, pagina 39.

LAZARI V. -- Opera citata, pagina 70-71 e 169.

KUNZ C. -- Catalogo citato, pagina 9.

ORLANDINI G. -- Catalogo citato, pagina 7.

_Biografia dei Dogi_. -- Opera citata, Doge LXII.

_Numismatica Veneta_. -- Opera citata, Doge LXII.

PADOVAN e CECCHETTI. -- Opera citata, pagina 18-19 e 85.

WACHTER (VON) C. -- Opera citata, -- _Numismatische Zeitschrift_, Volume III, 1871, pagina 228, 229, 231 e 254, Volume V, 1873, pagina 203- 205.

SCHLUMBERGER G. -- Opera citata, pagina 473, tavola XVIII, numero 9.

PADOVAN V. -- Opera citata, edizione 1879, pagine 21-22 e 124. -- _Archivio Veneto_, Tomo XII, pagine 101-102, Tomo XXI, pagina 136 e Tomo XXII, pagina 292, -- terza edizione, 1881, pagine 17, 18, 334 e 356.

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NOTE A "ANTONIO VENIER".

(1) Biblioteca Papadopoli, Capitolare dei massari all'oro, carte 28 tergo e seguenti.

(2) Regio Archivio di Stato. Senato, _Misti_, registro XLV, carte 39 tergo. -- Capitolare delle Brocche, carte 10 tergo.

(3) Regio Archivio di Stato. Maggior Consiglio, registro _Leona_, carte 33 tergo. -- Capitolare delle Brocche, carte 6. -- Capitolare dei Massari all'argento, carte 36 tergo.

(4) Regio Archivio di Stato. Maggior Consiglio, registro _Leona_, carte 79. -- Capitolare delle Brocche, carte 9 tergo. -- Capitolare dei Massari all'argento, carte 37 tergo.

(5) Regio Archivio di Stato. Senato, _Misti_, registro XXXIX, carte 34. -- Capitolare delle Brocche, carte 4 tergo.

(6) Regio Archivio di Stato. Senato, _Misti_, registro XL, carte 18. -- Capitolare delle Brocche, carte 5 tergo.

(7) Regio Archivio di Stato. Quarantia criminale, _Parti_, registro 3, II parte, carte 80. -- Capitolare delle Brocche, carte 5 tergo.

(8) Regio Archivio di Stato. Senato, _Misti_, registro LXI, carte 46 tergo. -- Capitolare delle Brocche, carte 6 tergo.

(9) Regio Archivio di Stato. Capitolare delle Brocche, carte 7.

(10) Regio Archivio di Stato. Senato, _Misti_, registro LXI, carte 141. -- Capitolare delle Brocche, carte 7 tergo.

(11) Regio Archivio di Stato. Capitolare delle Brocche, carte 7 tergo. (9 giugno 1391).

(12) Regio Archivio di Stato. Senato, _Misti_, registro XLII, carte 8. -- Capitolare delle Brocche, carte 8.

(13) Regio Archivio di Stato. Senato, _Misti_, registro XLII, carte 13. -- Capitolare delle Brocche, carte 8.

(14) Documento XVII.

(15) Regio Archivio di Stato. Capitolare delle Brocche, carte 8 tergo.

(16) Regio Archivio di Stato. Senato, _Misti_, registro XLIV, carte 128. -- Capitolare delle Brocche, carte 10.

(17) Regio Archivio di Stato. Senato, _Misti_, registro XL, carte 16. -- Capitolare delle Brocche, carte 5 tergo.

(18) Regio Archivio di Stato. Senato, _Misti_, registro XXXIX, carte 87 tergo. -- Capitolare delle Brocche, carte 5.

(19) Regio Archivio di Stato. Capitolare delle Brocche, carte 6 tergo.

(20) Regio Archivio di Stato. Collegio, _Notatorio_, registro IV, carte 164 tergo. -- Capitolare delle Brocche, carte 6 tergo,

(21) Regio Archivio di Stato. Maggior Consiglio, _Grazie_, registro XVIII, carte 25. -- Capitolare delle Brocche, carte 8.

(22) Regio Archivio di Stato. Capitolare delle Brocche, carte 9.

(23) Regio Archivio di Stato. Maggior Consiglio, _Grazie_, registro XVIII, carte 84 tergo. -- Capitolare delle Brocche, carte 9.

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MICHELE STENO.

DOGE DI VENEZIA.

1400-1413.

Il principato di Michele Steno fu ricco di memorabili avvenimenti e di gloriosi fatti d'armi, tanto in mare, quanto in terra ferma. Fra Modone e Zanchio, in prossimità della Morèa, le navi di Carlo Zeno si scontrarono con quelle capitanate da Boucicault governatore di Genova pel re di Francia, con vantaggio dei Veneziani, che ottennero 180.000 ducati in compenso dei danni recati dai Genovesi a Bairut, Famagosta e Rodi.

Francesco II Novello di Carrara, approfittando della debolezza della vedova di Giovan Galeazzo Visconti e della reggenza che governava il ducato, cercò di farne suo pro, ed alleato con Guglielmo della Scala prese possesso di Vicenza e di Verona. I Veneziani, chiamati in aiuto dalla duchessa di Milano, non si lasciarono sfuggire questa occasione di abbassare la potenza del Carrarese e di vendicare le offese patite. La guerra fu lunga ed accanita, ma finalmente i Veneziani si impadronirono di Padova (1405) imprigionarono i Carraresi e li condannarono a morte, giudizio severo ma conforme allo spirito dei tempi ed alla ragione di stato.

Venezia divenne in tal modo uno degli stati più potenti d'Italia, anche per la estensione dei suoi possessi in terra ferma, che comprendevano presso che tutto il Veneto colle città di Verona, Vicenza, Rovigo, Padova, Treviso, Feltre e Belluno. Ricomprò Zara da Ladislao di Napoli mediante l'esborso di 100.000 fiorini d'oro, ma ciò fu causa di guerra con Sigismondo imperatore e re d'Ungheria, guerra funesta al Friuli ed al Trivigiano, ove fu strenuamente combattuta, e finita colla tregua del 1413, quando i due belligeranti furono esausti di uomini e di denari.

Anche in questo periodo la zecca fu operosa e non mancano i documenti. Trascurando alcuni provvedimenti di lieve importanza, ricorderò che nel 16 giugno 1404 (1) fu abolito il massaro ai torneselli e dato l'incarico di sorvegliare quella fabbricazione ai massari dell'argento.

L'argento scarseggiava sebbene non crescesse di pregio, perché una legge votata dal Senato il 10 maggio 1407 (2) dietro proposta dei Savi sopra la mercanzia, lamenta che l'argento solito ad essere portato a Venezia, abbia presa altra via, per la preferenza data in Oriente al ducato d'oro. Allo scopo di richiamare alla dominante questa merce, da cui traggono non poco utile i privati e lo stato, si concede ai cittadini e forestieri che portano argento in zecca di poter coniare coll'argento franco, avente la bolla di San Marco grossi o soldini a piacimento, ricevendo peso per peso verso il solo indennizzo delle spese di fabbricazione calcolate nel modo più limitato. Nello stesso decreto il taglio dei grossi, ed in proporzione quello dei soldini, viene portato a 136 pezzi per marca, con nuova e sensibile diminuzione. Si concede pure a tutti, cittadini e forestieri di esportare l'argento da Venezia per la via di terra, purché una quinta parte sia lasciata in zecca; alle stesse condizioni è permesso ai forestieri di esportare l'argento per la via di mare, ma solo per le parti di ponente, mentre i Veneziani possono navigare per le parti di ponente e di levante e prendere argento senza lasciarne alcuna quantità in zecca.

L'anno dopo, 16 giugno 1408 (3), allo scopo di conservare a Venezia ed alla zecca le utilità del commercio dell'argento, si proibisce ai cittadini sudditi e fedeli di portare argento, se non tolto a Venezia, e si ordina che da nessun luogo del golfo si possa levare argento se non per condurlo a Venezia.

Per le provincie di terra ferma nuovamente aggregate alla repubblica troviamo un complesso di provvedimenti rivolti a regolare il corso dei valori usati nei territori di Verona e Vicenza ed a stabilire il rapporto colle monete veneziane e con quelle estere, che vi si trovavano in circolazione. Con un decreto del 14 febbraio 1404 (1405) (4) si ordina, che in tutti i livelli, pensioni ed ogni altro debito, il grosso debba essere ricevuto per 3 soldi, il mezzanino per 1 soldo, ossia dodici denari, ed il soldo nostro (veneziano) per nove denari. Ciò dimostra che a Verona ed a Vicenza duravano la antica lira e l'antico soldo, mentre nei territori di Padova e di Treviso adoperavasi lo stesso conto e la stessa moneta di Venezia ridotta di un quarto all'epoca di Andrea Dandolo. Infatti la lira veronese valeva un terzo più della veneziana ed ebbe per lungo tempo tale valore, che fu ridotto in moneta effettiva nel bellissimo _testone_ di Massimiliano imperatore, coniato in quella città, il quale pesa un terzo più del _mocenigo_: se ne conservò la memoria negli antichi contratti e nelle contabilità fino a mezzo il secolo XVII, come pure negli antichi libri di aritmetica e di commercio sempre nella stessa proporzione di quattro a tre (5).

Nello stesso giorno (6) si ordina ai massari la coniazione del _mezzanino_, il quale doveva pesare un terzo del grosso ed avere in proporzione il valore di 16 piccoli, moneta che fu richiamata in vigore per rappresentare il _soldo veronese_. Con altro decreto in pari data (7) si ordina ai massari di fabbricare _piccoli_ della stessa lega dei torneselli, in modo che da ogni marca se ne cavino 770 pezzi, 12 dei quali abbiano il valore di un soldo a Verona e Vicenza. Tale deliberazione corrisponde ai conti, che si trovano nel Capitolare delle Brocche nella data del 19 settembre 1405 (8) per le spese necessarie a fabbricare monete per Verona, ed all'aumento di salario al maestro Marco da Sesto (9) (29 settembre 1405) perché incida gli stampi delle monete da coniarsi in zecca per Verona e Vicenza. Ora tre monete vengono nominate in quel conto; la prima d'argento, che non può essere se non il _mezzanino_ di cui abbiamo parlato poc'anzi; la seconda è un _quattrino_, di cui non conosciamo l'esistenza e che probabilmente non fu coniato, perché non è nominato nei decreti surriferiti; la terza è il _piccolo_, e cioè quella monetina che nel diritto porta la croce perlata a lunghe braccia, che divide a due a due le lettere dell'iscrizione col nome del doge, e nel rovescio una testina di San Marco colle solite parole "S punto M A R C V S spazio V E N E T". Per l'aspetto e per il peso essa corrisponde a quella indicata nel decreto 14 febbrajo 1405, perché ha lo stesso colore del metallo dei torneselli e pesa poco meno di 6 grani veneti, che è quanto si ottiene dividendo per 770 i 4608 grani che compongono la marca.

Il valore di un soldo veronese dato al mezzanino risorto nella zecca di Venezia è anche confermato da un altro interessante decreto del 13 maggio 1410 (10) nel quale si stabiliscono i valori proporzionali fra le monete veneziane, le imperiali e quelle estere che correvano nella parte della Lombardia appartenente a Venezia, e nel quale, in mezzo alle varie monete enumerate, si trova _Mezaninus venetus, sive soldus de Verona_. In questa tariffa, in cui si determinano i prezzi delle monete in circolazione nella Lombardia veneta, si attribuisce alla lira imperiale propria di quella regione, un valore doppio della lira veneziana. Tale rapporto si conservò costante, e troviamo menzione anche nel secolo XVI (11) di una lira bresciana uguale due lire venete.

Abbiamo di questo tempo una monetina d'argento, coniata per Zara e Dalmazia, che ha stuzzicato la curiosità dei numismatici per il suo valore e per lo stemma che vi è raffigurato; ma essa va collocata in un capitolo speciale dedicato alle monete anonime, che, mancando della data e del nome del doge, non possono sempre con sicurezza essere attribuite ad un principe piuttosto che ad un altro.

Venezia nel 1404 acquistava il possesso di Scutari nell'Albanìa, dove esisteva già una zecca, che continuò a battere monete secondo i sistemi monetari ed i tipi locali, con Santo Stefano protettore della città da un lato e dall'altro il leone in soldo colla iscrizione "S punto M A R C V S spazio V E N E T I A R V M". Lazari, nel suo lavoro sulle monete dei possedimenti, dubitava della esistenza di quella officina e riteneva lavorate a Cattaro le monete col nome di Scutari, ma alcuni documenti, rinvenuti più tardi dimostrano chiaramente che la zecca di Scutari lavorò per ordine del Senato sino alla metà del secolo XIV.

Non è mia intenzione di occuparmi per ora della zecca di Scutari, né di quella che ebbe Cattaro, venuta in possesso dei veneziani nel 1420; forse, potranno esse dare argomento ad appendici speciali, che saranno non inutile complemento allo studio delle monete della zecca di Venezia.

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MONETE DI MICHELE STENO.

Ducato. Oro, titolo 1,000. Peso, grani veneti 68 e 52 sessantasettesimi (grammi 3,559).

1. Dritto. San Marco porge il vessillo al doge "M I C h A E L punto S T E N apostrofo", lungo l'asta "D V X", dietro il Santo "punto S punto M punto V E N E T I".

Rovescio. Il Redentore benedicente in un'aureola elittica cosparsa di stelle, quattro a sinistra, cinque a destra "punto S I T punto T punto X P E punto D A, T SEGNO, punto Q apostrofo spazio T V spazio R E G I S punto I S T E punto D V C A, T SEGNO".

Tavola XIII, numero 12.

Grosso, terzo tipo. Argento, titolo 0,952. Peso, grani veneti 35 e 17 centesimi (grammi 1,820) e grani veneti 33 e 88 centesimi (grammi 1,753), legge 10 maggio 1407.

2. Dritto. San Marco porge il vessillo al doge; nel campo due stelle fra le figure e l'iscrizione, dietro il doge "M I C h A E L punto S T E N apostrofo", lungo l'asta "D V X", a destra "punto S punto M punto V E N E T I punto".

Rovescio. Il Redentore in trono "croce punto croce T I B I punto L A V S punto spazio punto 7 punto G L O R I A punto".

Tavola XIII, numero 13.

Soldino. Argento, titolo 0,952. Peso, grani veneti 8 e 79 centesimi (grammi 0,454) e grani veneti 8 e 47 centesimi (grammi 0,438), legge 10 maggio 1407.

3. Dritto. Il doge in piedi tiene con ambe le mani il vessillo "croce M I C h A E L punto S T E N apostrofo D V X", nel campo dietro il doge l'iniziale del massaro, sormontata da una stella di sei raggi.

Rovescio. Leone accosciato che tiene tra le zampe anteriori il vangelo, "croce punto S punto M A R C V S punto V E N E T I punto".

Tavola XIII, numero 14.

Iniziali dei massari. "C, D, F, M, OI, P, EZH capovolta".

Piccolo, o denaro. Mistura, titolo 0,111. Peso, grani veneti 4 e 80 centesimi (grammi 0,248): scodellato.

4. Dritto. Croce in un cerchio "croce punto M I, S ruotata, T E punto D V X punto".

Rovescio. Croce in un cerchio "croce punto, S ruotata, punto M A R C V, S ruotata, punto".

Tavola XIV, numero 1.

Un esemplare di questo _piccolo_ conservato nel Museo Bottacin ha nella parte concava (rovescio) le traccie incuse dell'impressione del diritto.

Mezzanino, o soldo per Verona e Vicenza. Argento, titolo 0,952. Peso, grani veneti 11 e 72 centesimi (grammi 0,606).

5. Dritto. A sinistra San Marco in piedi, vestito di abiti sacerdotali, colla testa di tre quarti si volge a destra e riceve dal doge in piedi un cereo, che questi porge con ambe le mani. Nel campo, sotto il cereo, l'iniziale del massaro. Dietro il doge "punto M I C spazio S T E N apostrofo", in mezzo "D V X", dietro il santo "S punto M punto V E N E".

Rovescio. Gesù Cristo di fronte, con nimbo di forma greca, sorge dal sepolcro ponendo a terra la gamba destra. È coperto da lunga veste e stringe nella sinistra la croce, nella destra il vessillo che svolazza a sinistra: sul sepolcro sono scolpite quattro croci, attorno "punto X P E punto R E S spazio V R E S I T punto".

Tavola XIV, numero 2.

Iniziale del massaro. "EZH capovolta".

Piccolo, o denaro per Verona e Vicenza. Mistura, titolo 0,111. Peso, grani veneti 5 e 98 centesimi (grammi 0,309).

6. Dritto. Croce a braccia uguali, divise longitudinalmente in tre parti, quella di mezzo perlata, accantonata da quattro anellini: alle estremità delle braccia quattro punti dividono l'iscrizione "M I spazio S T spazio E punto D spazio V X".

Rovescio. Testa di San Marco in un cerchio, attorno "croce punto S punto M punto V E N E T I punto".

Tavola XIV, numero 3.

Tornesello. Mistura, titolo 0,111. Peso, grani veneti 14 (grammi 0,724).

7. Dritto. Croce patente "croce punto M I C h A E L punto S T E N apostrofo punto D V X punto".

Rovescio. Leone accosciato col vangelo fra le zampe anteriori "croce V E X I L I F E R punto V E N E T I A, RUM TONDA, punto".

Tavola XIV, numero 4.

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OPERE CHE TRATTANO DELLE MONETE DI MICHELE STENO.

_Die Billionsche en ogeualueirde gaude en silvere mute etc_. -- Les monois d'or et d'argent du billyon et no evaluez de plusieurs princes Royaulme pays et villes. -- Gedruckt zu Nürmberg, durch Johann vom berg und Ulrich Newber. -- XXVI die mensis martii anno M . D . LI, pagina 219.

_Het Thresoor_ oft schat van alle de speciem figuren etc., Tantwerpen, 1580, pagina 507.

SANTINELLI S. -- Opera citata, pagine 271, 273 e 274 (disegno pagina 271); ed in ARGELATI, Parte I, pagina 301.

BELLINI V. -- _De monetis Italiæ etc_. Opera citata, _Dissertazione_ I, pagina 104 e 109, numeri XXIV e XXV; ed in ARGELATI, Parte V, pagina 30 t. e 32, numeri XXIV e XXV. -- _Dissertazione_ II, pagine 133 e 135, numero III.

(DUVAL e FRÖLICH). -- _Monnoies en or, etc_. Opera citata, pagina 276.

GRADENIGO G. A. -- Indice citato, in ZANETTI G. A., Tomo II, pagina 175-176, numeri LXXIV, LXXV, LXXVI, LXXVII e LXXVIII.

TERZI B. -- Opera citata, pagine 25-27, tavola I, numero 10.

APPEL J. -- Opera citata, Volume III, pagina 1126, numeri 3938, 3939 e 3940.

CICOGNA E. -- _Delle iscrizioni veneziane, etc_. Venezia, 1824-53,