Le Monete Di Venezia Descritte Ed Illustrate Da Nicolo Papadopo

Chapter 13

Chapter 134,404 wordsPublic domain

della tavola.

PADOVAN V. -- Opera citata, edizione 1879, pagina 16. -- _Archivio Veneto_, Tomo XII, pagina 97, -- terza edizione, 1881, pagina 13.

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GIOVANNI SORANZO.

DOGE DI VENEZIA.

1312-1328.

Eletto in tempi assai calamitosi, Giovanni Soranzo, che si era già distinto nelle magistrature e più ancora nelle armi, ebbe miglior fortuna del suo predecessore. Sua prima cura fu di condurre a termine la guerra di Zara, ove concentrò tutte le forze veneziane, riducendo quella città a capitolare nel settembre 1313. Papa Clemente V, soddisfatto nella sua domanda di centomila fiorini d'oro, levò la scomunica ed accolse favorevolmente gli ambasciatori della Repubblica. Nei sedici anni del regno di Giovanni Soranzo, Venezia vide prosperare i commerci e le industrie, sorgere nuovi e decorosi edifici, migliorare le leggi per la sicurezza pubblica, la salute e la morale, in modo che quando egli venne a morte fu lodato e rimpianto da tutti.

Anche in questo periodo non mancano le leggi ed i provvedimenti destinati sopratutto ad impedire la diffusione delle monete false e scadenti, ed a punire coloro che falsificavano e danneggiavano le specie metalliche. Un decreto del 26 novembre 1321 (1) revoca una disposizione precedente, che permetteva di dare i grossi a peso, ed incarica gli ufficiali istituiti _super grossis tonsis_ (grossi tosati) di sorvegliare i banchi _campsorum_ (dei cambiatori di monete), affinché non tenessero, spendessero o contrattassero grossi falsi, stronzati o diminuiti col ferro, coll'acqua od in _altro malo modo_, incaricandoli di frequenti visite ai banchi, alle case ed ai navigli dei cambisti, minacciando pene pecuniarie a coloro che esercitassero tale fraudolento commercio.

Nel 6 maggio 1314 (2) il Maggior Consiglio dichiara che i _Giudici del proprio_ sono competenti a procedere contro i falsificatori di monete, ma nell'11 settembre 1320 (3) l'inquisizione ed il giudizio dei falsari è deferito ai _Signori di notte al Criminal_, magistrato che aveva già ingerenza nelle trasgressioni denunciate dai massari dell'oro e dell'argento (4) ed a cui fu concessa la facoltà (5) di arrestare e di sottoporre alla tortura i prevenuti di fabbricazione di monete false, conî, stampe ed altri oggetti relativi alle falsificazioni di qualsiasi genere. Nel capitolare di questo magistrato, che si conserva nel Museo Correr, sono raccolti molti decreti del Maggior Consiglio e della Quarantìa, che proibiscono monete forastiere o scadenti (6), che ordinano di tagliare a mezzo le monete deteriorate (7) e che incaricano i Signori di notte di applicare le pene minacciate dalle leggi ai colpevoli di fabbricazione e danneggiamento di moneta, ovvero di detenzione e spedizione di tali specie (8). Nello stesso capitolare è vietato a chi è Veneto od abitante a Venezia (9) di fare o far fare conio, ferro od intaglio, od altre cose pertinenti alla fabbricazione della moneta, senza il permesso degli ufficiali di zecca, e nel capitolare dei massari all'argento si trova un decreto del 1328 (10), che proibisce ai Veneti od abitanti a Venezia, di tenere od acquistare per sé o per altri in alcun modo zecca, dogana, muda, dazio, gabella o grazia, che non appartengano al dominio di Venezia, o di avervi parte.

Altre leggi furono emanate per regolare il commercio dell'oro e dell'argento (11) per vietare dalla parte di terra l'esportazione dei grossi appena coniati, mentre dalla parte di mare essa era permessa ai soli Veneti (12), e per istabilire le competenze dei diversi magistrati che avevano l'incarico di impedire le frodi (13) in fatto di moneta o di commercio di metalli, come estimatori dell'oro e dell'argento, ufficiali sopra i grossi tosi, ufficiali sopra i grossi di Rascia ed ufficiali del Levante. Le due disposizioni più importanti sono: una legge del Maggior Consiglio in data 15 novembre 1327 (14) che incarica la Quarantìa di sopraintendere ad ogni cosa attenente all'oro ed ai grossi tosi, con autorità uguale a quella del Maggior Consiglio; ed un decreto della Quarantìa del 12 settembre 1328 (15), il quale ordina che i ducati debbano correre e valere 24 grossi. Tale disposizione doveva avere la durata di due anni, ma restò definitiva, e mentre altri ordini, che avrebbero dovuto avere efficacia perpetua, durarono assai poco, questo, fissato per due anni, divenne la base della lira di _grossi_ _a oro_, o lira degli imprestiti, che durò fino alla caduta della Repubblica.

Nessun cambiamento fu fatto nelle monete, che continuarono ad essere coniate coi tipi soliti; solo va ricordato un peggioramento nella incisione del ducato d'oro. Infatti chi esamina attentamente può rilevare differenze degne di nota nei vari pezzi che portano il nome del doge Soranzo, alcuni dei quali sono lavorati coll'usata finitezza e collo stesso rilievo che si osservano in quelli dei dogi precedenti, mentre altri, sebbene fedelmente imitati nelle linee e nelle figure, appariscono rozzi, volgari e senza alcun rilievo. È probabile che in quel tempo sia morto o sia stato sostituito il primo intagliatore della zecca, che potrebbe essere un certo Giovanni Albico od Albizo il quale nel 7 maggio 1308 chiedeva ed otteneva dal Maggior Consiglio (16) una anticipazione del suo salario.

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MONETE DI GIOVANNI SORANZO.

Ducato. Oro, titolo 1,000. Peso, grani veneti 68 e 52 sessantasettesimi (grammi 3,559).

1. Dritto. San Marco porge il vessillo al doge "punto I O punto S V, P SEGNO, A N T I O punto", lungo l'asta "D V X", dietro il Santo "punto S punto M punto V E N E T I".

Rovescio. Il Redentore benedicente in un'aureola elittica cosparsa di stelle, quattro a sinistra, cinque a destra "punto S I T punto T punto X P E punto D A, T SEGNO, punto Q punto T V spazio R E G I S punto I S T E punto D V C A, T SEGNO, punto".

Tavola IX, numero 5.

Alcuni esemplari somigliano, per rilievo e finitezza, ai ducati dei dogi precedenti, altri invece hanno minor rilievo e disegno più duro e volgare.

Grosso. Argento, titolo 0,965. Peso, grani veneti 42 e un decimo (grammi 2,178).

2. Dritto. San Marco porge il vessillo al doge "punto I O punto S V, P SEGNO, A N T I O punto", lungo l'asta "D V X", a destra "punto S punto M punto V E N E T I punto".

Rovescio. Il Redentore in trono "I C sopralineati, spazio, X C sopralineati".

Tavola IX, numero 6.

3. Varietà nel Dritto. dietro il santo "quattro punti in quadrato S punto M punto V E N E T I punto".

Segni, o punti dei Massari alla moneta.

Segno 1. Nessun segno.

Segno 2. Campo 1: un punto.

Segno 3. Campo 2: un punto.

Segno 4. Campo 3: un punto.

Segno 5. Campo 1: un anello.

Segno 6. Campo 2: un anello.

Segno 7. Campo 5: un punto.

Segno 8. Campo 3: una barretta in diagonale.

Segno 9. Campo 2: tre segni a forma di Y.

Segno 10. Campo 2: una stella a cinque punte.

Segno 11. Campo 2: un punto sopra due punti sopra un punto.

Segno 12. Campo 2: sei segmenti a formare una raggiera.

Segno 13. Campo 3: un anello sopra due anelli.

Segno 14. Campo 1: due barre in verticale; campo 2: un punto.

Segno 15. Campo 1: un punto; campo 2: un punto sopra due punti sopra un punto.

Segno 16. Campo 2: un anello; campo 3: un punto spostato a sinistra.

Segno 17. Campo 2: cinque segmenti a formare una raggiera; campo 3: un punto spostato a sinistra.

Segno 18. Campo 2: sei segmenti a formare una raggiera; campo 3: un punto spostato a sinistra.

Segno 19. Campo 2: cinque segmenti a formare una raggiera; campo 3: un punto spostato a sinistra; campo 5: un punto spostato a destra.

Piccolo, o denaro. Mistura, titolo 0,198. Peso, grani veneti 5 e 66 centesimi (grammi 0,292): scodellato.

4. Dritto. Croce in un cerchio "croce I O spazio, S ruotata, V, P SEGNO, spazio D V X".

Rovescio. Croce in un cerchio "croce punto, S ruotata, punto M A R C V, S ruotata, punto".

Museo civico, Trieste.

Museo Correr.

Tavola IX, numero 7.

5. Varietà nel Dritto. "croce I O punto S V, P SEGNO, punto D V X punto".

Rovescio. "croce punto S punto M A R C V S punto".

Museo Bottacin.

I. R. Gabinetto numismatico, Vienna.

Tavola IX, numero 8.

Bianco, o mezzo denaro. Mistura, titolo 0,040 circa. Peso, grani veneti 8 (grammi 0,414): scodellato.

6. Dritto. Croce accantonata da quattro punti. "croce punto I O punto S V, P SEGNO, punto D V X punto".

Rovescio. Busto di San Marco di fronte "croce punto S spazio M A R C V, S ruotata, punto".

Museo Bottacin.

Museo Correr.

Regio Museo Britannico.

Tavola IX, numero 9.

Quartarolo. Mistura, titolo 0,003 circa. Peso, grani veneti 16 e mezzo (grammi 0,854).

7. Dritto. Nel campo "punto V punto N punto C punto E punto" poste in croce. "croce punto I O punto S V, P SEGNO, A N punto D V X punto".

Rovescio. Croce accantonata da quattro gigli "croce punto, S ruotata, punto M A R C V, S ruotata".

Regio Museo Britannico. Tai. IX, numero 10.

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OPERE CHE TRATTANO DELLE MONETE DI GIOVANNI SORANZO.

BELLINI V. -- _De monetis Italiæ etc_. Opera citata, _Dissertazione_ I, pagina 101 e 108, numero IX; ed in ARGELATI, Parte V, pagina 29 t., 30 e 31 t., numero IX.

(DUVAL e FRÖLICH). -- _Monnoies en or, etc_. Opera citata, Vienne, 1759, pagina 274.

GRADENIGO G. A. -- Indice citato, in ZANETTI G. A., TOMO II, pagina 170, numeri XXXIII e XXXIV.

APPEL J. -- Opera citata, Volume III, pagina 1121, numero 3920.

JELLOUSCHEK J. -- _Das Münzwesen Krain's im Mittelalter_. -- _Archiv für Landesge schichte des Herzogthums Krain_. Heft II, III, Laibach, 1854, pagina 66, tavola IV, numero 40.

SCHWEITZER F. -- Opera citata, pagina 97 (149) (150) (151) (152) (153) e tavola.

_Biografia dei Dogi_. Opera citata, Doge LI.

_Numismatica Veneta_. Opera citata, Doge LI.

PADOVAN e CECCHETTI. -- Opera citata, pagina 15.

WACHTER (VON) C. -- Opera citata. -- _Numismatische Zeitschrift_, Volume III, 1871, pagina 227-228 e 230.

PADOVAN V. -- Opera citata, edizione 1879, pagina 16-17. -- _Archivio Veneto_. Tomo XII, pagina 97-98, -- terza edizione, 1881 pagina 13- 14.

Bolla in piombo di Giovanni Soranzo conservata nel Museo Correr.

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NOTE A "GIOVANNI SORANZO".

(1) Biblioteca Papadopoli. Capitolare dei massari all'argento, carte 19 tergo.

(2) Regio Archivio di Stato. _Maggior Consiglio_, Registro Presbyter, carte 122.

(3) Regio Archivio di Stato. _Maggior Consiglio_, Registro Fronesis, carte 50.

(4) Museo Correr. Manoscritti III, 349, Capitolare dei Signori di notte al Criminal, § LXXXXIII (1299), carte 29 tergo.

(5) Museo Correr. Manoscritti III, 349, Capitolare dei Signori di notte al Criminal, § CVI (28 aprile 1300), carte 34 tergo; § CCXXXVI (4 novembre 1323), carte 81; § CCLXXVIII (22 maggio 1330), carte 97.

(6) Museo Correr. Manoscritti III, 349, Capitolare dei Signori di notte al Criminal, § CXV (21 giugno 1302), carte 36 tergo; § CCXX (26 febbraio 1321-22), carte 75; § CCCI (17 novembre 1338), carte 110; § CCCIII (18 gennaio 1338-39), carte 112.

(7) Museo Correr. Manoscritti III, 349, Capitolare dei Signori di notte al Criminal, § CCXVII (26 novembre 1321), carte 74 tergo; § CCXXIII (5 ottobre 1328), carte 90 tergo.

(8) Museo Correr. Manoscritti III, 349, Capitolare dei Signori di notte al Criminal, § CVI (28 aprile 1300), carte 34 tergo; § CCXVII (26 novembre 1321), carte 74 tergo; § CCXXXVI (4 novembre 1323), carte 81; § CCXXXIX _bis_ (21 maggio 1325), carte 86 tergo; § CCCI (17 novembre 1338), carte 110; § CCCIII (18 gennaio 1338-39), carte 112.

(9) Museo Correr. Manoscritti III, 349, Capitolare dei Signori di notte al Criminal, § CCLXXI (20 dicembre 1328), carte 94; e Capitolare dei massari all'argento, carte 23, colla data 20 dicembre 1329.

(10) Capitolare dei massari all'argento, carte 22.

(11) Regio Archivio di Stato. _Maggior Consiglio_. Registro Presbyter (7 marzo 1314), carte 115 tergo. -- Capitolare dei massari all'argento (12 maggio 1314), carte 18. -- Capitolare dei massari all'argento (17 ottobre 1317), carte 18 tergo.

(12) Capitolare dei Signori di notte, Quarantia, § CLXXVIII (16 dic. 1315), carte 59.

(13) Regio Archivio di Stato. _Maggior Consiglio_, Registro Presbyter (21 giugno 1313 e 23 giugno 1313), carte 98.

(14) Documento XII.

(15) Capitolare dei Signori di notte, § CCLXI, carte 90.

(16) Archivio di Stato. _Maggior Consiglio (secreta)_, Registro Capricornus, carte 69.

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FRANCESCO DANDOLO.

DOGE DI VENEZIA.

1329-1339.

Morto il doge Soranzo, i voti degli elettori si raccolsero su Francesco Dandolo, che era stato ambasciatore presso il Pontefice quando fu tolta la scomunica. L'avvenimento più importante del suo principato fu la guerra contro Mastino della Scala signore di Verona, padrone di Vicenza, di Padova, di Treviso e di molte altre importanti città, e che in quel momento era forse il più temuto sovrano d'Italia. Egli molestava i commerci colla terra ferma ed usava della sua potenza a danno di Venezia; per cui la Repubblica, stretta alleanza coi Fiorentini, coi Visconti, coi d'Este, coi Gonzaga e con quanti altri si dolevano di Mastino, o lo temevano, gli mosse aspra guerra. Il comando delle truppe alleate fu dato a Pietro De Rossi già signore di Parma, che avea fama di essere il migliore condottiere del suo tempo ed era stato spodestato dallo Scaligero. La guerra fu lunga e con varie vicende, ma finalmente Mastino della Scala, vinto e tradito, segnò una pace, nella quale, oltre a molte condizioni onerose e cessioni di territorio, dava Padova ai Carraresi e Treviso ai Veneziani, che fu il primo possesso della Repubblica in terra ferma.

Nei capitolari dei massari all'oro ed all'argento ed in quello dei Signori di notte si conservano alquanti decreti di questo tempo, che regolano la stima e l'affinamento dell'oro, il prezzo del metallo, l'utile proveniente dalla fabbricazione, la resa dei conti che ciascun massaro deve fare agli ufficiali _de le Razon_, ed altri meno importanti particolari nell'amministrazione della zecca (1). Altri decreti della Quarantìa si occupano di vasellami e di altri lavori di argento fatti dagli orefici, i quali devono prima avere il bollo dell'artefice, e quando, saggiati, sieno trovati di giusta lega, devono essere segnati col bollo di San Marco (2). Gli estimatori dell'oro a Rialto ed i soprastanti all'arte degli orefici hanno l'obbligo di sorvegliare all'esatto adempimento di tali prescrizioni, come pure al divieto di vendere argenti forestieri.

Merita pure di essere ricordata una legge, con cui il Maggior Consiglio nel 18 luglio 1331 (3) autorizza il Senato a trattare le cose dell'argento e delle monete assieme alla Quarantìa.

Mancano i registri della Quarantìa di quest'epoca, e quelli misti del Senato non cominciano se non dal 1332, per cui non abbiamo i decreti che ordinano la emissione di due nuove monete coniate da Francesco Dandolo esistenti in tutte le raccolte di monete veneziane, l'una delle quali rappresenta per la prima volta il _soldo_, ventesima parte della lira, l'altra la metà del grosso, detta perciò _mezzanino_. Entrambe sul diritto hanno il doge tenente in mano lo stendardo della croce, raffigurato in piedi nel mezzanino ed in ginocchio nel soldo; sul rovescio San Marco, nel mezzanino a mezzo busto, colla destra che benedice, e nel soldo _in forma di lion_; questo non è però disegnato in quel modo che più tardi divenne classico, ma è senza ali, rampante e col vessillo fra le zampe anteriori.

Le memorie storiche suppliscono alla deficienza di documenti, e pressoché tutte le cronache contemporanee, o fatte sopra memorie dell'epoca, notano il fatto con leggere varianti. Una _Cronaca Veneta_ del secolo XVI, che si conserva nella Regia Biblioteca di San Marco (4) lo ricorda colle seguenti parole:

"Lanno de Xpo MCCCXXXIX el ditto missier Francesco Dandolo dose primieramente fese bater et cugnar una moneda chiamada _mezanini_, li qual valeva pizoli XVI l'uno et ancora soldini e questa moneda fo ditte vechie".

Un altro Codice esistente pure nella Biblioteca Marciana (5) pone all'anno 1328:

"ancora in sto tempo questo doxe fece cuniar tre sorte de monede una che si chiamava _matapan_, l'altra _mezzanini_ che valeva piccoli 16 et la terza _soldini_ de piccoli 12 l'uno".

La cronaca Magno (6) nomina soltanto il _mezzanino_ e dimentica il _soldino_: Marino Sanuto (7) ricorda entrambe le monete, ma s'inganna nel prezzo del mezzanino, che dice equivalente ad un soldo e mezzo; mentre al tempo di Francesco Dandolo il grosso valeva 32 piccoli, e quindi la sua metà non poteva valerne che 16.

Nemmeno sull'epoca sono concordi i vari autori: le due cronache anonime più sopra citate stabiliscono la emissione, una nel 1328, l'altra nel 1339, Marino Sanuto nel 1337; ma nessuna di queste date dev'essere esatta, a quanto sembra, perché il Dandolo fu eletto doge nel 4 gennaio 1328 secondo l'usanza veneta, che corrisponde al 1329 dall'uso comune, e non è probabile che abbia coniato le nuove monete nel primo mese del suo regno. È certo però che la loro emissione fu ordinata assai prima del 1337, come lo dimostrano due documenti riportati dall'Azzoni Avogadro nella appendice del suo dotto lavoro sulle monete di Trevigi. Essi portano la data del 7 ed 8 novembre 1332 (8) e contengono la consultazione degli anziani del Comune di Treviso, e la lettera di quel podestà a Guglielmo Bevilacqua rappresentante i signori della Scala, dove si lamenta la introduzione di _moneta nuova_ veneziana da 16 denari chiamata mezzanino, e molto più dell'altra da 12 denari, chiamata ginocchiello, perché si valutavano più del giusto loro pregio e sulla forma dei medesimi se ne fabbricavano di false. Per mettere in chiaro l'attendibilità dell'accusa, feci assaggiare le due monete e trovai che il mezzanino ha il titolo di 780 millesimi, ed il soldino 670 millesimi; i Trevisani avevano dunque ragione di lagnarsi delle due nuove monete, perché, sebbene il loro peso, relativamente al grosso, fosse eccedente, l'intrinseco era troppo scarso.

Essendo l'intrinseco deficiente, la zecca vi trovava largamente il suo conto, e coniava più volentieri il mezzanino ed il soldo che il grosso, ma la stessa ragione produsse di seguito perturbazioni nel valore relativo di queste monete fra loro, in modo che il grosso dovette aumentare di prezzo.

Non era infondato nemmeno l'altro lagno dei Trevigiani, che cioè sul modello delle nuove monete corressero delle falsificazioni, e ce lo conferma un decreto della Quarantìa del 17 novembre 1338 (9) che proibisce certi _soldadini_ (soldini) fabbricati in grande quantità nella Slavonia ed in altre località ad imitazione dei veneziani, e che ordina ai pubblici ufficiali di confiscarli e di distruggerli. Pochi mesi dopo, nel 18 gennaio 1339, lo stesso Consiglio rinnova gli ordini e ricorda queste ed altre pene minacciate dalle leggi contro coloro che avessero e tenessero scientemente _moneta de soldadini mala et falsa_ (10). Finalmente se ne occupò il Senato colla seguente parte:

1339. die viij. Maij.

"_Cum moneta falsa de soldadinis qui fiunt in partibus Slavonie_ multiplicet nimis in damnum nostris comunis, et alias fuerit missus ambaxator ad comitem Bartholum, in cujus terris predicta fieri dicuntur, et ipse responderit de cessando, et peius fiat;

Capta fuit pars, quod mittatur alius ambaxator ad dictas partes Slavonie cum illa commissione, et verbis gravibus et opportunis, que videbuntur domino, consiliarijs, capitibus et provisoribus, vel maiori parti eorum; qui habeat libras tres grossorum pro sua provisione pro ista materia, et vadat ad expensas communis, de grossis . xviij . in die. Insuper cum comes Duymus non venerit ad faciendum sacramentum fidelitatis, dato ei termino usque ad pasca resuretionis elapsum, et ipse non videatur curare de veniendo; commitatur dicto ambaxatori etiam quod precipiat dicto comiti, quod veniat personaliter usque ad sanctum Michaelem proximum, et si non venerit, quod nos faciemus fieri et mitti executioni secundum formam concessionis" (11).

Questo documento interessante ci fa conoscere una nuova officina in cui si batteva moneta scadente ad imitazione di quella di Venezia, ed indica un nuovo campo di ricerche ai numismatici. I conti Frangipani, contro i quali il Senato si mostra giustamente indignato, e che tenevano in feudo l'isola di Veglia da Venezia, e Segna dai re d'Ungheria, diedero spesso motivo a lagni, sia per questa che per altre colpe. Allorché i veneziani presero possesso di Veglia (1481), chiamati dagli abitanti che non potevano tollerare la tirannia del conte Zuane, Antonio Vinciguerra nella sua relazione (12) muove terribili accuse al principe spodestato, e, fra le altre, anche quella di fabbricare moneta falsa.

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MONETE DI FRANCESCO DANDOLO.

Ducato. Oro, titolo 1,000. Peso, grani veneti 68 e 52 sessantasettesimi (grammi 3,559).

1. Dritto. San Marco porge il vessillo al doge "punto F R A punto D A N D V L O punto", lungo l'asta "D V X", dietro il Santo "punto S punto M punto V E N E T I punto".

Rovescio. Il Redentore benedicente in un'aureola elittica cosparsa di stelle, quattro a sinistra, cinque a destra "punto S I T punto T punto X P E punto D A, T SEGNO, punto QUAM punto T V spazio R E G I S punto I S T E punto D V C A, T SEGNO, punto" (13).

Tavola IX, numero 11.

2. Varietà nel Rovescio. La stella superiore a sinistra è di poco più grande e con un circoletto interno.

3. Varietà nel Rovescio. La mano del Redentore è fra la prima e la seconda stella a sinistra.

Grosso. Argento, titolo 0,965. Peso, grani veneti 42 e un decimo (grammi 2,178).

4. Dritto. San Marco porge il vessillo al doge "punto F R A punto D A N D V L O punto", lungo l'asta "D V X", a destra "punto S punto M punto V E N E T I".

Rovescio. Redentore in trono "I C sopralineati, spazio, X C sopralineati".

Tavola IX, numero 12.

5. Varietà nel Dritto. "F R A spazio D A N D V L O", "S spazio M spazio V E N E T I".

6. Varietà nel Dritto. "F R A punto D A N D V L O", "punto, due punti in verticale, S punto M punto V E N E T I punto".

Segni, o punti dei Massari della moneta.

Segno 1. Nessun segno.

Segno 2. Campo 2: un anello.

Segno 3. Campo 5: un anello.

Mezzanino, o mezzo grosso. Argento, titolo 0,780 circa (14). Peso, grani veneti 24 (grammi 1,242).

7. Dritto. Il doge in piedi a sinistra, col berretto ducale e manto ornato di pelliccia, tiene con ambe le mani l'asta di uno stendardo colla croce, che svolazza a destra "punto F R A punto D A N punto spazio punto D V L O punto D V X punto".

Rovescio. Busto di San Marco di fronte, cinto di aureola, che benedice colla destra avendo nella sinistra il vangelo "punto S punto M A R, C SEGNO, punto spazio punto V E N E T I punto".

8. Varietà nel Dritto. "punto F R A punto D A N spazio D V L O punto D V X punto".

9. Varietà nel Dritto. "F R A spazio D A N spazio D V L O spazio D V X".

Tavola IX, numero 13.

In alcuni esemplari del _mezzanino_, fra le pieghe del vestito di San Marco si osserva il seguente segno "punto punto punto anello" che probabilmente indica il massaro della moneta.

Soldino (soldo, un ventesimo della lira). Argento, titolo 0,670 circa (15). Peso, grani veneti 18 e mezzo (grammi 0,957).

10. Dritto. Il doge inginocchiato e volto a sinistra, con ricco manto e berretto ducale, tiene con ambe le mani l'asta di un'orifiamma colla croce the gli svolazza sul capo "punto croce punto F R A punto D A N spazio D V L O punto D V X punto".

Rovescio. Leone rampante, cinto il capo di aureola, tenente nelle zampe anteriori un vessillo colla banderuola volta a destra, il tutto chiuso in cerchio che divide dall'iscrizione "croce S spazio M A R C V S spazio V E N E T I".

11. Varietà Dritto. "punto, croce in basso, punto F R A punto D A N spazio D V L O punto D V X punto".

Rovescio. "croce punto S punto M A R C V S punto V E N E T I punto".

Tavola IX, numero 14.

12. Varietà Dritto. "punto croce F R A punto D A N spazio D V L O spazio D V X".

Rovescio. Come il numero 11.

Piccolo, o denaro. Mistura, titolo 0,198. Peso, grani veneti 5 e 66 centesimi (grammi 0,292): scodellato.

13. Dritto. Croce in un cerchio "croce punto F R A punto D A punto D V X punto".

Rovescio. Croce in un cerchio "croce punto, S ruotata, punto M A R C V, S ruotata, punto".

14. Varietà al Dritto. ed al Rovescio. quattro piccoli punti posti alla estremità della croce, fra questa ed il cerchio che racchiude la parte centrale.

Tavola X, numero 1.

Bianco, o mezzo denaro. Mistura, titolo 0,040 circa. Peso, grani veneti 7 (grammi 0,362).

15. Dritto. Croce accantonata da quattro punti "croce punto F R A punto D A punto D V X punto".

Rovescio. Busto di San Marco di fronte "croce punto, S ruotata, spazio M A R C V, S ruotata, punto".

Museo Correr.

Tavola X, numero 2.

Civico Museo Trieste.

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OPERE CHE TRATTANO DELLE MONETE DI FRANCESCO DANDOLO.

SANTINELLI S. -- Opera citata, pagina 271-272, (disegno pagina 271); ed in ARGELATI, Parte I, pagina 300.

CARLI RUBBI G. R. -- _Delle monete etc_. Opera citata, Tomo I, pagina 413, tavola VI, numero IV.

BELLINI V. -- _Dell'antica lira ferrarese, etc_. Opera citata, pagina 98.

BELLINI V. -- _De monetis Italiæ, etc_. Opera citata, _Dissertazione_ I. pagina 101, 102 e 108, numeri X, XI e XII; ed in ARGELATI, Parte V, pagina 30 e 31 t., numeri X, XI e XII.

(DUVAL e FRÖLICH). -- _Monnoies en or, etc_. Opera citata, pagina 275.

GRADENIGO G. A. -- Indice citato, in ZANETTI G. A., TOMO III, pagina 170 e 171, numeri XXXV, XXXVI e XXXVII.

APPEL J. -- Opera citata, Volume III, pagina 1121, numero 3921.

ZON A. -- Opera citata, pagina 80, 79 e tavola I, numeri 11 e 12.

SCHWEITZER F. -- Opera citata, Volume I, pagina 99 (154) (155) (156) (157) (158) e tavola.

KUNZ C. -- Catalogo citato, pagina 7.

ORLANDINI G. -- Catalogo citato, pagina 4 e 5.

_Biografia dei Dogi_. -- Opera citata, doge LII.

_Numismatica Veneta_. -- Opera citata, doge LII.

PADOVAN e CECCHETTI. -- Opera citata, pagina 15.

WACHTER (VON) C. -- Opera citata. -- _Numismatische Zeitschrift_, Volume III, 1871, pagina 228, 231, Volume V, 1875, pagina 198-200.

PADOVAN V. -- Opera citata, edizione 1879, pagina 17-18. -- _Archivio Veneto_, Tomo XII, pagina 98, -- terza edizione, 1881, pagina 14.

[Nuova pagina]

NOTE A "FRANCESCO DANDOLO".

(1) Capitolare dei massari all'oro, § XXXVII, XXXVIIII, XL, XLI, XLII, XLIII, XLIIII, XLV, XLVI, XLVII e XLVIII, carte 13-17.

(2) Capitolare dei massari all'argento (23 ottobre e 11 dicembre 1335), carte 23-26.

(3) Documento XIII.

(4) Regia Biblioteca di San Marco. Codice 519, classe VII, Ital., carte 82.

(5) Regia Biblioteca di San Marco._ Eletioni, Deliberazioni, Decreti,_ _Istituzioni, Accordi, Privilegi, creation di Magistrati, Ordini,_ _Corretioni, Parti delli Consigli et altro_, estratte da una cronaca anonima manoscritta, Codice 1800, classe VII, Ital., pagina 136.

(6) Regia Biblioteca di San Marco, Codice 513, classe VII, Ital.,