Le lettere di Michelangelo Buonarroti
Part 8
Buonarroto. — Io ò visto per la tua ultima come stanno e' danari, e' libro e le carte: òll'avuto caro, benchè ò fantasia di levarnegli presto, come t'ò scritto: e quando sarà tempo t'aviserò. In questa sarà una che va a Michele: fa' di dargniene. Io non gli scrivo, perchè io non sappi che gli è pazo, ma perchè io ò di bisognio d'una certa quantità di marmi e non so come mi fare. A Carrara non voglio andare io, perchè non posso, e non posso mandar nessuno che sia el bisognio, perchè si e' non son pazi, e' son traditori e tristi; come quel ribaldo di Bernardino[119] che mi peggiorò cento ducati in quel che gli stette qua, sanza l'essere ito cicalando e dolendosi di me per tutto Roma: che l'ho saputo, poi che io son qua. Egli è un gran ribaldo: guardatevi da lui come dal fuoco, e fate che non entri in casa per conto nessuno. Sono uscito di proposito. Non m'acade altro. Darai la lettera a Michele.
MICHELAGNIOLO in Roma.
[119] Bernardino di Pier Basso, ricordato altre volte.
MUSEO BRITANNICO. Di Roma, 4 d'agosto (1515).
CII.
_A Buonarroto di Lodovico di Lionardo Simoni in Firenze._
Buonarroto. — Perchè i' ò inteso qua certe cose dello Spedalingo che non mi piacciono, tu che se' costà più apresso debbi veder overo intender meglio la cosa, che non fo io; però quando ti paressi che e' mia danari corressin pericolo nessuno, fa'megli pagar qua. Va a Pier Francesco Borgerini e lui me gli farà pagar qua: e se ti par da farlo, fa' presto, subito visto la presente, e non aver rispetto nessuno: se non, rispondimi quello che ti pare. Àrei caro ancora che tu intendessi un poco, se quella strada de' marmi[120] si fa da Michele o da altri e che tu m'avisassi. Prègoti mi risponda presto, perchè sto in gielosia, e avisami come sta Lodovico, perchè è assai non m'à scritto.
A dì quatro d'agosto.
MICHELAGNIOLO in Roma.
[120] Di Pietrasanta e di Seravezza.
ARCHIVIO BUONARROTI. Di Roma, 11 d'agosto (1515).
CIII.
_A Buonarroto di Lodovico Simoni in Firenze._
Buonarroto. — Per l'ultima tua intendo come lo Spedalingo ti disse che non avea finiti di riscuotere ancora e' mie' danari: questo mi pare un mal segnio: dubito non avere a combatter seco. Io poi che tornai di costà non ò mai lavorato: solo ò atteso a far modegli e a mettere a ordine e' lavoro, i' modo che io possa fare uno sforzo grande e finirlo in dua o tre anni per forza d'uomini: e così ò promesso:[121] e sono entrato in grande ispese, solo sopra 'l fondamento di cotesti danari che io ò costà; stimando avergli a mia posta, come vòle la ragione e come si fa de' dipositi: e che adesso e' mi mancassino, io stare' fresco! Però subito, visto la presente, anderai a trovar lo Spedalingo e di' che e' mi bisogniono adesso a ogni modo, e che io crederrei, quando non gli avessi di mio, che e' me gli prestassi e che e' me ne servissi del suo, avendo tenuti tanti danari tanto tempo sanza interesso nessuno; e quando gli voglia contare, fa'megli pagare qua da Pier Francesco Borgerini; e quando lui me gli voglia far pagar qua lui, faccimegli pagare: con questo, che io gli abbi súbito. Rispondimi quello segue, e io t'aviserò quello àrai a fare: e fa intendere allo Spedalingo, che io ò ordinato inanzi che passi quattro mesi, fargli dipositare nelle sua mane sei mila ducati d'oro. Non altro. De' marmi che mi scrivi, non è cosa da te: io farò ben tanto o in un modo o in un altro, che io sarò servito. Intendo come costà non si fa niente. Statevi in pace temporegiando me' che potete, e non vi impacciate se non de' casi vostri. Rispondimi presto.
A dì undici d'agosto.
MICHELAGNIOLO in Roma.
In questa sarà una che va a Carrara al Zara:[122] non sarà suggellata; prègoti ne scriva qualcuna a quel modo, e che me ne mandi tante, che n'abi qualcuna: e poi sugiella la mia, e anche quella gli manda per miglior via che tu pòi.
(_Dietro, di mano di Buonarroto._)
1515. Di Roma, a dì 16 d'agosto: de' dì 11 ricevuta.
[121] Dopo la morte di papa Giulio, Leonardo Grosso Della Rovere detto il Cardinale Aginense, e Lorenzo Pucci, datario, poi cardinale Santiquattro, avendo come suoi esecutori testamentarii avuto commissione di procurare che la sepoltura del Papa si facesse, fermarono a questo effetto con Michelangelo per istrumento del 6 di maggio 1513, rogato da Francesco Vigorosi notaio dell'Auditore della Camera Apostolica, una nuova convenzione, colla quale egli si obbligava di finire quel lavoro dentro sette anni, per il prezzo di sedicimila cinquecento ducati, computati i tremila ducati avuti innanzi da papa Giulio; col patto che di questi danari gli dovessero essere pagati ducati dugento al mese per due anni, e per gli altri cinque anni che restavano, ducati centotrenta mensuali, fino al compimento della detta somma. La forma della sepoltura era un quadro veduto solamente da tre faccie, appiccandosi la quarta al muro. In essa dovevano andare ventotto figure di tutto tondo e maggiori del naturale, oltre tre storie di marmo o di bronzo, secondochè meglio fosse piaciuto. Ma tre anni dopo, e così a' dì 8 di luglio del 1516 con contratto stipulato tra i detti esecutori testamentarii e Michelangelo, rogato da Albizo di Ser Francesco Seralbizi notaio fiorentino dimorante in Roma, fu fatta nuova convenzione, cassando la precedente, nella quale Michelangelo prometteva di dare finita l'opera, secondo un nuovo modello e disegno da lui presentato, per il medesimo prezzo di sedicimila scudi, e dentro lo spazio di nove anni. In questo nuovo disegno le figure di tutto tondo erano ventidue, oltre cinque storie di bronzo in bassorilievo. Ma questa magnifica opera andò poi per le successive convenzioni del 1532 e del 1542 tanto ristringendosi, che all'ultimo le 28 statue della prima convenzione, e le 22 della seconda furono ridotte a sette, e delle storie non se ne fece niente.
[122] Domenico Fancelli, scultore fiorentino, ricordato altre volte.
MUSEO BRITANNICO. Di Roma, (18 d'agosto 1515).
CIV.
_A Buonarroto di Lodovico Simoni in Firenze._
Buonarroto. — Io non ò tempo da scriverti a lungo; solo questi dua versi per dirti com'io aspetto e' danari, come ti scrissi per l'ultima mia. De' campi che tu mi di' che Lodovico ti fa scrivere, digli che io gli tôrrò, ma lasciàno passare prima dua mesi. Non altro. Attendete a far bene, perchè bisognia.
MICHELAGNIOLO scultore in Roma.
MUSEO BRITANNICO. Di Roma, (25 d'agosto 1515).
CV.
_A Buonarroto di Lodovico Simoni in Firenze._
Buonarroto. — Io ebi dua lettere di cambio: e' Borgerini l'ànno accettate e ànnomi fatto fede come gli ànno in diposito di mio e' detti danari, e stanno a mia posta. Di quest'altra settimana me gli farò dare. Tu mi scrivi che Pier Francesco mi manderà el resto: io ti dico che se Pier Francesco non à modo di farmegli pagare qua adesso sanza suo danno, che tu gli rimetta súbito in Santa Maria Nuova e piglia e' libro e le carte e màndamelo. Prègoti che questa faccenda tu la facci presto: e avisami de' casi tua e della bottega. Abbi pazienza e ingiegniati con ogni diligienza mantenere quel capitale che voi avete. Non altro. Sabato non scrissi, perchè 'l fante si spacciò venerdì, che io nol seppi.
MICHELAGNIOLO scultore in Roma.
ARCHIVIO BUONARROTI. Di Roma, (1 di settembre 1515).
CVI.
_A Buonarroto di Lodovico Simoni in Firenze._
Buonarroto. — Io ebbi le lettere e porta'le a' Borgerini e lascia'vi e' danari in diposito. Ogi, o lunedì, anderò per essi. Un'altra volta non levare da Santa Maria Nova e' danari, se tu non sai prima di potermegli far pagar qua; e none levare se non quant'e' tu me ne fai pagare; però el resto, se tu non me gli ài mandati, rimettigli súbito in Santa Maria Nova, e fa d'avere e' libro e le carte e màndamelo, e fa' presto quant'e' puoi, e non lasciare e' mia danari in man d'altri; chè io non conosco uomo che viva. Tu ti duoli meco de' casi della bottega: abbi pazienzia: per tutto è delle passione più che tu non credi e non sai. Questi tempi io gli ò aspettati già più anni sono, e òvene sempre avisati, che e' non era tempo da entrare in simil cosa. Pure ingegniati mantenere el capitale e attendete all'anima, perchè le cose potrebbono ire più là che tu non credi. Rispondi al padre di Betto[123] da Rovezzano, che io non ò marmi da lavorare; che io l'àrei accettato volentieri: e non gli dare altra speranza. Con questa sarà una che va a messere Antonio, cancelliere del marchese di Carrara. Fanne buon servigio e avisa.
MICHELAGNIOLO in Roma.
(_Dietro, di mano di Buonarroto._)
1515. Di Roma, a dì 5 di settembre: de' dì primo di detto ricevuta.
[123] Benedetto di Bartolommeo da Rovezzano, scultore.
ARCHIVIO BUONARROTI. Di Roma, (8 di settembre 1515).
CVII.
_A Buonarroto di Lodovico Simoni in Firenze._
Buonarroto. — Intendo per l'ultima tua come il resto dei danari sono in Santa Maria Nova. Io ti scrissi che tu ve gli rimettessi, credendo, secondo che tu m'avevi scritto, che tu gli avessi dati a Pier Francesco che me gli mandassi per un mulattiere; e perchè e' non mi piaceva, ti scrissi gli rimettessi dove s'erano. Ora tu mi di' non gli avere levati: la cosa sta adunche bene: non bisognia più parlarne. Quando n'àrò di bisognio, t'aviserò. Tu mi scrivi in un modo, che par che tu creda che io abi più cura delle cose del mondo, ch'e' non si conviene: eh io n'ò più cura per voi che per me medesimo, com'io ò sempre fatto. Io non vo drieto a favole, e non son però pazzo afatto, come voi credete; e credo che voi gusterete meglio le lettere che io v'ò scritto da quattro anni in qua, di qui a qualche tempo, che voi non fate adesso, se non mi inganno; e s'io m'inganno, i' non mi inganno in cose cattive, perchè io so che d'ogni tempo è buono aver cura di sè e delle sua cose. Io mi ricordo che tu volevi pigliar certo partito circa diciotto mesi fà, o più o meno non lo so; io ti scrissi che e' non era ancora tempo; che tu lasciassi passare un anno per buon rispetto. In questo tempo, pochi dì poi morì el re di Francia: tu mi rispondesti overo scrivesti dipoi, che el re era morto e che in Italia non era più pericolo di cosa nessuna, e che io andavo drieto a frati e a favole, e facestiti befe di me. Vedi che 'l re non è però morto:[124] e sare' molto meglio per noi che voi vi fussi governati a mio modo già parechi anni sono: e basta. Io ò avuta con la tua una lettera che viene da Carrara dal Zara[125] e mostra aver desiderio di servirmi: io non gli scrivo niente, perchè io ò scritto a messer Antonio da Massa, cancelliere del marchese di Carrara, per l'ultima che io ti mandai. Credo gliene àrai mandata: e non vo' dare altra comessione a altri, se prima non ò risposta da lui. Non altro.
MICHELAGNIOLO scultore in Roma.
(_Dietro, di mano di Buonarroto._)
1515. Di Roma, a dì 12 di setembre: de' dì 8 detto ricevuta.
[124] Perchè morto Lodovico XII, era succeduto Francesco I.
[125] Domenico Fancelli, scultore, soprannominato il Zara, come è stato già detto indietro.
MUSEO BRITANNICO. Di Roma, 22 di settembre 1515.
CVIII.
_A Buonarroto di Lodovico Simoni in Firenze._
Buonarroto. — Io t'ò scritto più volte el parer mio e così sono per far sempre, perchè fo per bene vostro ciò che io fo, e benchè tu abi un altro opinione, questo non importa niente: vero è che e' non è da farsi befe di nessuno, e lo star con timore in questi tempi e provedersi per l'anima e pel corpo non può nuocere niente.
Io àrei caro che tu mi facessi pagar qua de' danari, quando tu intendessi che e' fussi tempo che e' non se ne perdessi niente. Non altro. Attendete a stare in pace e quel che non si può fare, non si facci: s'e' tempi sono cattivi, bisognia avere pazienza; e pensate che ciò che io fo, fo per voi, come per me.
A dì 22 di settembre 1515.
MICHELAGNIOLO in Roma.
MUSEO BRITANNICO. Di Roma, (20 d'ottobre 1515).
CIX.
_A Buonarroto di Lodovico Simoni in Firenze._
Buonarroto. — Io t'ò scritto che tu mi facci pagar qua que' danari, e così ti scrivo di nuovo, quando e' torni bene a chi tu me gli fai pagare; perchè come t'ò scritto, non voglio obrigi, o manco che io posso. E' primi danari che tu mi facesti pagar qua, ne guadagniò dua per cento chi me gli pagò; e' secondi, ne perdè: chè non fu mia intenzione, perchè non m'intendo di queste cose. Stimavo che e' si facessi quel medesimo. Ora di questi fa come tu voi, purchè e' mi sieno pagati quando ti vien bene. Sappi che io non voglio dar carico nè noia nessuna a Pier Francesco Borgerini, perchè io gli voglio essere manco obrigato che io posso, perchè io gli ò a fare una certa cosa di pittura,[126] e parrebe che io ricercassi el pagamento inanzi: però non voglio obrigo seco, perchè io gli voglio bene e non voglio niente da lui e vo'lo servire per amore e non per obrigo: e servirollo, se io potrò, più volentieri che uomo che io servissi mai, perchè gli è veramente giovane da bene: e s'io non m'inganno, di Fiorentini qua non à pari. Intendo come di costà presto farete festa dell'acordo.[127] L'ò molto caro, perchè el nostro bene mi piace assai; pur non di manco attendi alle cose tua e non ti impaciar di niente, e quel che per altre lettere t'ò scritto, non te ne far befe. Non altro.
Con questa sarà una: prego la mandi bene a Carrara.
MICHELAGNIOLO in Roma.
[126] È certo che Michelangelo aveva promesso di fare un quadro di pittura a Pier Francesco Borgherini, e di questo si parla anche nelle lettere di Buonarroto suo fratello e di Lionardo sellaio: però il soggetto è ignoto. Ma poi si vede che Michelangelo non ne fece altro; anzi propose al Borgherini di dare a fare il quadro ad Andrea del Sarto, del quale pare che egli non restasse troppo soddisfatto. Nondimeno diede a dipingere a lui, al Pontormo e al Granacci per ornamento d'una sua camera alcune tavolette con i fatti di Giuseppe Ebreo. Delle quali tavolette, quattro sono oggi nella R. Galleria degli Uffizi comprate nel 1584 dal Granduca Francesco: le due d'Andrea per 360 scudi e le altre del Pontormo per 90.
[127] Cioè l'accordo tra Francesco I e papa Leone, nel quale erano compresi, oltre la Repubblica di Firenze, ancora Giuliano e Lorenzo de' Medici.
MUSEO BRITANNICO. Di Roma, (3 di novembre 1515).
CX.
_A Buonarroto di Lodovico Simoni in Firenze._
Buonarroto. — I' ò avuto la letera del cambio del resto de' danari. Non son ito ancora al banco de' Borgerini: v'anderò di quest'altra settimana. Credo mi serviranno bene, com'ànno fatto altre volte. Tu mi scrivi, che lo Spedalingo s'è doluto di me, che io abbia levati tanti danari in sì poco tempo: parmi che e' sia un gran matto a dolersi di simil cosa, facendom'io rendere el mio che gli à goduto tanto, e più ancora avendomi oferto cinque cento ducati del suo, quando bisogniassi. Ma io non mi maraviglio, perchè io so chi egli è.[128] Tu mi richiedi di danari, e di' che ora le cose sono aconcie e che e' si comincia a riscuotere e a lavorare. Io mi rido del fatto tuo, e maràvigliomi di certe cose che tu mi scrivi. Ora io non sono per replicare altro: de' danari io non posso, perchè a me bisognia lavorare du' anni inanzi che io sia del pari con costoro; tanti danari ò avuti. Sì che andate temporegiando e non vi manca da vivere: e atendi a riscuotere el più che tu puoi, e non entrare in più faccende per tutto questo verno, e non dar niente a credenza. Queste cose io te l'ò a scrivere, perchè io sono obrigato, intendendola a questo modo: so ben che tu te ne fai befe. Non altro.
MICHELAGNIOLO scultore in Roma.
[128] Era Spedalingo di Santa Maria Nuova messer Lionardo Buonafede.
MUSEO BRITANNICO. Di Roma, (6 di novembre 1515).
CXI.
_A Buonarroto di Lodovico Simoni in Firenze._
Buonarroto. — Tu mi scrivi che ài parlato allo Spedalingo, e che come e' torna dice che farà 'l bisognio. Tu mi di' che anderai a trovare el garzone di Pier Francesco e che me gli farai pagar qua. Io ti scrissi che quando tu trovavi da potermegli far pagare, che tu lo facessi. Pier Francesco dice che ne perde: io non gli voglio far danno, nè che patisca per mio amore, perch'io non voglio esser obrigato a nessuno: però non gli sendo comodo, nè a lui nè a altri, làsciagli più presto stare dove e' sono. Non m'acade altro. El Papa s'è partito da Roma e qui si dice che viene costà.[129]
MICHELAGNIOLO scultore in Roma.
[129] Papa Leone entrò in Firenze a dì 30 di novembre, e ne partì a' dì 3 del mese seguente.
MUSEO BRITANNICO. Di Carrara, 23 di novembre 1516.
CXII.
_A Buonarroto di Lodovico Simoni in Firenze._
Buonarroto. — Io ò inteso per le tua ultime[130] come Lodovico è stato per morire, e come ultimamente el medico dice, non acadendo altro, che gli è fuora di pericolo: poichè così è, io non mi metterò a venire costà, perchè m'è sconcio assai: pure quando ci fussi pericolo, io lo vorrei vedere a ogni modo inanzi che e' morissi, se io dovessi morire seco insieme. ma io ò buona speranza che gli starà bene, e però non vengo: e quando pure avenisse che egli ricascassi; che Dio lui e noi ne guardi; fa che e' non gli manchi niente delle cose dell'anima e de' sacramenti della Chiesa, e fatti lasciare da lui se e' vuole che noi facciamo cosa nessuna per l'anima sua; e delle cose necessarie al corpo, fate che e' non gli manchi niente: perchè io non mi sono afaticato mai se non per lui, per aiutarlo ne' sua bisogni inanzi che lui muoia, e così fa che la donna tua attenda con amore quando bisogni al suo governo, perchè la ristorerò e tutti voi altri quando bisogniassi. Non abbiate rispetto nessuno se vi dovessi mettere ciò che noi abbiàno. Non m'acade altro. State in pace, e avisami, perchè sto con passione e timore assai.
Una lettera che sarà in questa, dàlla a Stefano sellaio che la mandi a Roma ne' Borgerini. Fanne far buon servizio, perchè son cose che importano.
A dì venti tre di novembre 1516.
[130] Buonarroto scrisse a Michelangelo a' 7 di novembre che Lodovico loro padre a' primi di quel mese si era ammalato d'un _trabocco di scesa_, cioè d'una portata di catarro al petto, come si direbbe oggi; ma che allora era un po' migliorato. E in un'altra lettera del 18 dello stesso mese dice che, secondo l'avviso del medico, egli era fuori di pericolo.
ARCHIVIO BUONARROTI. Di Carrara, 13 di marzo 1517.
CXIII.[131]
_A Buonarroto di Lodovico Simoni in Firenze._
_Buonarroto._ — Io non ò prima risposto a una tua per non aver da mandar le lettere .... o che ò dell'altre faccende che mi danno più noia. _Dell'uficio_ .... che tu mi di' avere avuto, fanne come ti pare a te, che io non me ne _intendo_: che ò tempo da pensare a simile cose! _Tu mi avisi_ che ài venduto el mio cavallo e che ai pagato per Luigi _Gerardini e'_ danari: ài fatto bene: serbami el resto. _Io ti aviso che_ non credo venire costà per parechi mesi, perchè ò auto _commessione_ dal Papa fare la facciata di San Lorenzo, come _àrai inteso_. _Non bisognia_ che io venga a veder più che Baccio d'Agnolo _solleciti il modello_, perchè n'ò fatto qua uno io a mio modo .... e non ò più bisognio di lui. Però come è de_tto_ .... avessi modo di mandare qua pel vostro m_ulo, avisami_ per chi l'ò mandare: e non lo posso tenere per_chè non ò comodità nè_ di biada nè di paglia nè di fieno. Parmi .... voi, manda súbito per esso, e io darò a colui .... mi scriverrai. Se non mandi, lo rimanderò .... _vo_rrei avere a mandare costà per non .... _Non acade_ altro. Siate sani. Cristo vi guardi ....
A dì tredici di marzo 1516.
MICHELAGNIOLO in Carrara.
[131] Il foglio è lacero e frammentato. Quel poco che si vede stampato in corsivo ci siamo ingegnati di supplirlo per via di congettura e coll'aiuto del contesto.
MUSEO BRITANNICO. Di Pietrasanta, 2 d'aprile (1518).
CXIV.
_A Buonarroto di Lodovico Simoni in Firenze._
Buonarroto. — Io vorrei che tu mi avisassi se Iacopo Salviati à fatto fare el partito a' Consoli dell'Arte della lana secondo la minuta, come mi promesse, e se non l'à fatto fare, prègalo per mia parte che lo facci; e quando tu vedessi che e' non fussi per farlo, avisami, acciò che io mi ritraga di qua, perchè mi son messo in una cosa da impoverire e anche non mi riesce come stimavo: pur nondimanco, quando mi sia osservato quello ch'è detto, sono per sequitare la impresa con grandissima spesa e noia, senza certezza nessuna per ancora.
Circa a' casi della strada[132] qua, di' a Iacopo, che io farò tanto quanto piace alla sua Magnificenzia, e che quello mi commetterà, non se ne troverrà mai ingannato, perchè io non cerco l'utile mio in simile cose, ma l'utile e l'onore de' padroni e della patria: e se io ò chiesto al Papa o al Cardinale che mi dieno alturità sopra questa strada, l'ò fatto solo per potere comandare e farla dirizare in que' luoghi dove sono e' marmi migliori; che non gli conoscie ognuno: e non l'ò chiesta per farla fare per guadagniare, che io non penso a simile cosa; anzi prego la magnificenzia di Iacopo che la facci fare a maestro Donato,[133] perchè vale assai in questa cosa, e ò che e' sia fedele; e che a me dia alturità di farla adirizare e aconciare come mi pare, perchè conosco dove sono e' marmi migliori e so che strada bisognia a carregiare e credo megliorarci assai per chi spenderà. Però fa' intendere quello ti scrivo a detto Iacopo e racomandami a sua Magnificenzia, e prega quella mi racomandi a Pisa a' sua uomini che mi faccino favore a trovare barche per levare e' mia marmi da Carrara. Sono stato a Gienova e ò condotto quattro barche alla spiaggia per caricargli. E' Carraresi ànno corotti e' padroni di dette barche e ànno pensato d'assediarmi, i' modo che io non ò fatto conclusione nessuna, e credo oggi andare a Pisa per provedere dell'altre. Però racomandami, com'è detto, e scrivimi. A dì dua d'aprile.
MICHELAGNIOLO in Pietra Santa.
Fate di Piero,[134] che sta meco, come faresti di me; e se gli bisognia danari, dategli, e io vi sodisfarò.
[132] La strada che facevano fare i Consoli dell'Arte della lana e gli Operai di Santa Maria del Fiore per condurre alla marina i marmi della nuova cava di Seravezza. Michelangelo domandava che i Consoli con loro partito dessero a lui il cottimo, e tutta la cura di quel lavoro.
[133] Donato Benti, scultore fiorentino, e molto amico di Michelangelo.
[134] Pietro d'Urbano da Pistoia suo garzone.
MUSEO BRITANNICO. Di Pisa, 7 d'aprile (1518).
CXV.
_A Buonarroto di Lodovico Simoni in Firenze._
Buonarroto. — Io ero assediato, come ti scrissi, di condurre e' mia marmi; e gunto a Pisa, col favore di Iacopo Salviati gli ò allogati qua da un padrone di barca per gusto prezo e sarò servito: e tutto à fatto Francesco Peri per amore di Iacopo, come è detto. Però ti prego mi racomandi alla sua Magnificienza e ringrazi quella, perchè riconosco da quella grandissimo servizio e tutti noi gli dobiamo essere obrigati insino della vita. Io ò una sua lettera e non rispondo a quella per non essere sofiziente, ma infra quindici dì sarò costà e a boca spero risponder meglio che in iscritto non saperei fare. La strada e ogni cosa spero anderà bene. Fallo intendere e ringrazia e racomandami, come è detto. Io mi parto adesso e vo a Pietra Santa, e Francesco Peri mi dà cento ducati che io gli porti al Comessario[135] di Pietra Santa per la strada.
A dì sette d'aprile.
MICHELAGNIOLO in Pisa.
[135] Messer Vieri de' Medici.
MUSEO BRITANNICO. Di Pietrasanta, (18 d'aprile 1518).
CXVI.
_A Buonarroto di Lodovico Simoni in Firenze._