Le lettere di Michelangelo Buonarroti

Part 7

Chapter 74,058 wordsPublic domain

Buonarroto. — Io ebbi ieri cinque ciento ducati d'oro di camera dal Datario[97] del Papa e ònne dati qua a Giovanni Balducci quatrociento sessantatrè e mezo, perchè costà me ne facci dare, overo pagare da Bonifazio Fazi quatro ciento cinquanta d'oro in oro largi. I' ò ordinato che e' sieno pagati a te. Però, visto la presente, anderai a Bonifazio, e lui te gli pagerà, ciò è ti darà ducati quatrociento cinquanta d'oro largi: e se lui non potessi pagartegli per insino i' dieci dì, abbi pazienza: dipoi te gli fa' dare a ogni modo e portagli a Santa Maria Nuova allo spedalingo e fa' gli mettere a mio conto, come stanno gli altri, e mena teco o Giovansimone o Gismondo o tutt'a dua, e non levare i danari dal banco, se lo Spedalingo non è in Fiorenza. Dipoi, quando gli ài fatti aconciare allo Spedalingo a mio conto, avisami subito l'apunto di quanti danari io v'ò: e non parlare a nessuno di simil cosa. A Lodovico scriverrò per quest'altro. Se tu vedi Michelagniolo Tanagli, digli per mia parte, che da dua mesi in qua i' ò avuta tanta noia e passione, che io non ò potuto scrivergli niente, e che io farò quanto potrò di trovare qualche corniola o qualche medaglia buona per lui, e ringrazialo del cacio: e di quest'altro sabato gli scriverrò. A dì venti sei d'ottobre 1510.

MICHELAGNIOLO scultore in Roma.

[96] Pubblicata, ma non intiera, dal Grimm, Op. cit., pag. 708.

[97] Lorenzo Pucci, fiorentino, poi cardinale del titolo de' Santiquattro.

MUSEO BRITANNICO. Di Roma, 23 1510.

LXXXIII.[98]

_A Buonarroto di Lodovico Simoni in Firenze._

Buonarroto. — In questa sarà una di messere Agniolo.[99] Dàlla subito. Io credo che e' mi bisognierà infra pochi dì ritornare a Bolognia, perchè el Datario del Papa con chi io venni da Bolognia, mi promesse quando partì di qua, che subito che e' fussi a Bolognia, mi farebbe provedere, che io potrei lavorare. È un mese che andò: ancora non ò inteso niente. Aspetterò ancora tutta quest'altra settimana. Di poi credo, se altro non c'è, andare a Bolognia e passerò di costà. E non altro. Avisane Lodovico e di' che io sto bene.

A dì venti tre.... 1510.

MICHELAGNIOLO scultore in Roma.

[98] Pubblicata dal Grimm, Op. cit., pag. 708.

[99] L'Araldo.

MUSEO BRITANNICO. Di Roma, 11 di gennaio (1511).

LXXXIV.

_A Buonarroto di Lodovico di Buonarrota Simoni in Firenze. Data nella bottega di Lorenzo Strozi, Arte di lana._

Buonarroto. — Io gunsi qua martedì sera a salvamento, Idio grazia. Dipoi ò avuto e' danari qua, come mi fu scritto costà che io àrei; e in questa sarà una prima di cambio di ducati dugento venti otto d'oro largi da Lanfredino Lanfredini. Fa' d'averne promessa e pagamento al tempo, e come tu gli ài avuti, portali allo Spedalingo e fa' gli aconciare a mio conto, e fa' aconciare ancora gli altri ultimi che io mandai allo Spedalingo propio, e piglia el libro e le carte; dipoi m'avisa del numero, tutto che v'è.

Se tu vedi l'Araudo, digli che ringrazi per mia parte la signoria del Gonfaloniere, e a lui mi racomanda. Io non ò stasera tempo: questo altro sabato gli scriverrò. Quando vai allo Spedalingo, mena teco uno di cotestoro e none parlate con altri. Non altro. Tieni serrato el cassone, che e' mie' panni non sieno rubati come a Gismondo. A dì undici di gennaio.

MICHELAGNIOLO DI BONARROTA SIMONI iscultore in Roma.

ARCHIVIO BUONARROTI. Di Roma, 10 di gennaio (1511).

LXXXV.

_A Buonarroto di Lodovico Simoni in Firenze._

Buonarroto. — Io ebi più giorni fà una tua lettera, per la quale ò inteso l'animo tuo apunto; e perchè sarebbe lungo a rispondere pienamente a ogni cosa, ti dirò brevemente il parere mio. De' casi della bottega io son d'animo di fare tanto quanto v'ò promesso, come torno costà; e benchè io abi scritto, che adesso si compri una possessione, io son d'animo ancora di far la bottega, perchè finendo qua e risquotendo quello che io resterò avere, ci sarà per fare quello v'ò promesso. Del trovar tu ora chi ti vole mettere in mano dua o tre mila ducati largi e che tu facci una bottega: questa è migliore borsa che la mia. Parmi che tu accetti a ogni modo; ma guarda di non essere ingannato, perchè e' non si trova chi voglia meglio a altri che a sè. Tu mi di' che questo tale ti vorrebbe dare una sua figliuola per moglie; e io ti dico che tutte l'oferte che e' ti fa, ti mancheranno, dalla moglie in fuora, quando e' te l'àrà apicata adosso; e quella àrai più che tu non vorrai. Ancora ti dico, che a me non piace impacciarsi per avarizia con uomini più vili assai che non se' tu: l'avarizia è grandissimo pecato e nessuna cosa ove sia pecato, può aver buon fine. A me pare che tu dia buone parole e intrattenga la cosa per insino che io abi finito qua, che io vega come io mi trovo. E questo sarà infra tre mesi, vel circa. Ora fa' quanto a te pare. Io non t'ò potuto prima rispondere.

A dì dieci di gennaio.

MICHELAGNIOLO scultore in Roma.

(_Di mano di Buonarroto._)

1510, da Roma; a dì 15 di gennaio ricevuta.

MUSEO BRITANNICO. Di Roma, 26 di gennaio 1511.

LXXXVI.

_A Buonarroto di Lodovico di Buonarrota Simoni in Firenze._

Buonarroto. — Io ti mandai ogi fa quindici dì dugento venti otto ducati d'oro largi, e' quali detti qua a Francesco Perini. Lui mi fece la lettera del cambio che costà ti fussino pagati da uno degli Orlandini, e la detta lettera méssi in una mia e manda'tela. Dòvevone avere risposta ieri: non l'avendo avuta, stimo la lettera non ti sia stata presentata, e se pure, quella di oggi fa quindici non t'è stata presentata, overo è ita male. Francesco Perini mi fece oggi fà otto dì un'altra di cambio, che vi si conteneva il medesimo e messila in una mia e manda'tela. Però súbito visto la presente, se non ài avuto le lettere o danari, avisami in ogni modo e manda le lettere per Bonifazio Fazi, perchè me n'è fatto migliore servigio. E se tu ài avuti e' danari, va', portagli allo Spedalingo e fa' aconciare da lui propio questi e gli altri ultimi che tu rimettesti a mio conto, e avisa.

Io ebi el fardello. Ancora ò inteso di Baccio: parmi da tôrle[100] a fitto a ogni modo. Non ò tempo da scrivere: rispondimi a ogni modo, perchè m'importa, e presto come più puoi. A dì venti sei di gennaio 1510.

MICHELAGNIOLO in Roma.

[100] Intendi, _le terre_.

ARCHIVIO BUONARROTI. Di Roma, (24 di luglio 1512).

LXXXVII.

_A Buonarroto di Lodovico Simoni in Firenze._

Buonarroto. — Io non ò tempo da rispondere alla tua, perchè è notte, e ancora quand'io avessi tempo, non ti posso rispondere resoluto per insino che io non vego la fine delle cose mia di qua. Io sarò questo settembre costà e farò tanto quant'io potrò per voi, com'io ò fatto insino a ora. Io stento più che uomo che fussi mai; mal sano e con grandissima fatica; e pure ò pazienzia per venire al fine desiderato. Ben potete avere pazienzia dua mesi voi, stando diecimila volte meglio che non sto io.

MICHELAGNIOLO scultore in Roma.

(_Dietro, di mano di Buonarroto._)

1512, a dì 28 di luglio: de' dì 24 detto, da Roma.

ARCHIVIO BUONARROTI. Di Roma, di luglio (1512).

LXXXVIII.

_A Buonarroto di Lodovico Simoni in Firenze._

Buonarroto. — Intendo per la tua come àresti caro intendere dove a me piacessi che e' si comprassi: io intesi il simile per l'ultima di Lodovico, ma non ò avuto prima tempo da scrivere.

A me pare che sopra tutte le cose si cerchi buon sodo, sia poi dove si vòle la possessione; che io non me curo niente: come piace a voi, così piace a me. Ancora abiate cura comprare da giente che a un bisognio l'uomo possa combattere con esso lui. Di Luigi Gerardini non so che mi dire: s'ella non è buona entrata, nè anche buon sodo, io non so quello che s'abbia a comprare altro: tant'è che a me non dà noia nessuna in qual luogo voi vi compriate: e di questo non bignia[101] più scrivere, purchè la cosa sia sicura: e non correte a furia, che noi non fussimo gabati. Non mi acade altro. Quando vedi Giovanni Da Ricasoli, racomandami a lui.

MICHELAGNIOLO scultore in Roma: di luglio, non so a quanti.

[101] Idiotismo fiorentino per _bisogna_.

ARCHIVIO BUONARROTI. Di Roma, (21 d'agosto 1512).

LXXXIX.

_A Buonarroto di Lodovico Simoni in Firenze._

Buonarroto. — Io ò avuta una tua lettera, alla quale rispondo brevemente per non aver tempo. Del mio tornare costà, io non posso tornare, se io non finisco l'opera, la quale stimo finire per tutto settembre; vero è che è sì gran lavoro, che non mi so aporre a quindici dì. Basta che nanzi Ognisanti sarò costà a ogni modo, se io non muoio in questo mezo. Io sollecito più ch'io posso, perchè mi par mille anni eser costà.

MICHELAGNIOLO scultore in Roma.

(_Dietro, di mano di Buonarroto._)

1512, a dì 25 d'agosto: de' dì 21 detto, da Roma.

ARCHIVIO BUONARROTI. Di Roma, (5 di settembre 1512).

XC.

_A Buonarroto di Lodovico Simoni in Firenze._

Buonarroto. — Io non t'ò scritto più dì fa, perchè non mi è acaduto: ora intendendo di qua come costà passono le cose, mi pare di scrivervi l'animo mio, e questo è, che sendo la Terra in mala disposizione,[102] come si dice qua, che voi tutti veggiate di ritrarvi in qualche parte che voi siate sicuri, e abandonare la roba e ogni cosa; perchè molto più vale la vita che la roba; e se non avete danari da levarvi di costà, andate allo Spedalingo e fatevene dare; e se io fussi in voi, io leverei tutti e' danari che lo Spedalingo à di mio, e verrei a Siena e tôrei una casa e starei lì tanto, che costì s'assettassino le cose. Credo che la procura che io feci a Lodovico, non sia ancora finito el tempo suo che lui possa ancora risquotere e' mia danari; però se bisognia, pigliategli e spendete in simili casi di pericoli quello che bisognia; el resto mi serberete: e de' casi della Terra non vi impaciate di niente nè in fatti nè in parole, e fate come si fa alla morìa; siate e' primi a fugire. Non altro. Avisami di qualcosa più presto che tu puoi, perchè sto con gran passione.

MICHELAGNIOLO scultore in Roma.

(_Dietro, di mano di Buonarroto._)

1512, da Roma, a dì 9 di settembre: de' dì 5 detto.

[102] La mossa alla volta della Toscana delle genti spagnole, la presa e il miserando sacco dato da loro a Prato, e la deposizione del gonfaloniere Piero Soderini, avevano portato grandissima alterazione in Firenze. Alle quali cose accenna Michelangelo in questa lettera.

ARCHIVIO BUONARROTI. Di Roma, 18 di settembre (1512).

XCI.

_A Buonarroto di Lodovico Simoni in Firenze._

Buonarroto. — Io intesi per l'ultima tua come la Terra stava in gran pericolo; onde n'ò avuta gran passione. Ora s'è detto di nuovo che la Casa de' Medici è entrata in Firenze[103] e che ogni cosa è aconcia: per la qual cosa credo che sia cessato il pericolo, cioè degli Spagnuoli, e non credo che e' bisogni più partirsi; però statevi in pace, e non vi fate amici nè familiari di nessuno, se non di Dio; e non parlate di nessuno nè bene nè male, perchè non si sa el fine delle cose: attendete solo a' casi vostri.

E' quaranta ducati che Lodovico à levati da Santa Maria Nuova, io vi scrissi l'altro dì una lettera che in casi di pericoli della vita voi ne spendessi non che quaranta, ma tutti: ma da questo in fuora, io non v'ò dato licenza che voi gli tochiate. Io v'aviso che io non ò un grosso e sono si può dire scalzo e gnudo e non posso avere el mio resto, se io non ò finita l'opera: e patisco grandissimi disagi e fatiche. Però quando voi ancora soportassi qualche disagio, non vi incresca, e i' mentre che voi potete aiutare de' vostri danari, non mi togliete e' mia, salvo che in casi di pericoli, come è detto. E pure quando avessi qualche grandissimo bisognio, vi prego che prima me lo scriviate, se vi piace. Io sarò costà presto. Non mancherà a modo nessuno, che io non facci l'Ognisanti costà, se a Dio piacerà.

A dì 18 di settembre.

MICHELAGNIOLO scultore in Roma.

(_Dietro, di mano di Buonarroto._)

1512; da Roma, a dì 23 di settembre: de' dì 18 detto.

[103] Rientrarono in Firenze a' 12 di quel mese.

ARCHIVIO BUONARROTI. Di Roma, (30 di luglio 1513).

XCII.[104]

_A Buonarroto di Lodovico Simoni in Firenze._

Buonarroto. — Michele scarpellino[105] è venuto qua a stare meco e àmmi richiesto di cierti danari per le sue giente costà: e' quali io te gli mando. Però subito va' a Bonifazio, e lui ti darà ducati quatro largi, e dàgli a Meo di Chimenti scarpellino[106] che lavora nell'Opera,[107] e dàgli e dàgli[108] la lettera che fia con questa, che va a lui, e fatti fare una fede di sua mano, come e' gli à ricievuti da me per Michele: e màndamela.

Il detto Michele m'à ditto come tu gli ài mostro che ài speso a Settigniano circa sessanta ducati. Io mi ricordo che tu me lo dicesti anche qua a tavola, che avevi speso del tuo dimolti ducati. Io feci le vista di non ti intendere e non mi maravigliai niente, perchè io ti conosco. Io credo che tu gli abbi scritti e che tu ne tenga conto per potercegli un dì domandare. E io vorrei sapere dalla tua ingratitudine con quali danari tu gli ài guadagniati; l'altra vorrei sapere, se tu tien conto di quegli dugiento venti otto ducati che voi mi togliesti da Santa Maria Nuova, e di molte altre centinaia che io ò speso in casa e in voi, e de' disagi e degli stenti che io ò avuti per aiutarvi. Vorrei sapere, se tu ne tien conto. Se tu avessi tanto intelletto che tu conosciessi el vero, tu non diresti: io ò speso tanto del mio: e anche non saresti venuti qua a sollecitare con meco il fatto vostro, vegiendo com'io mi sono portato con voi pel tempo passato; anzi àresti detto: Michelagniolo sa quello che e' ci à scritto, e se e' non lo fa così ora, debe aver qualche impedimento che noi non sapiàno: e star pazienti: perchè e' non è bene spronar quello cavallo che corre quanto e' può, e più che e' non può. Ma voi non m'avete mai conosciuto, e non mi conosciete. Idio ve lo perdoni! perchè lui m'à fatto la grazia che io rega a quello che io rego, overo ò retto, acciò che voi siate aiutati: ma lo conoscierete quando non m'àrete.

Io t'aviso come non credo poter venire questo setembre costà, perchè sono sollecitato i' modo i' modo[109] che io non posso aver tempo da mangiare. Idio voglia che io possa reggiere: però io voglio, com'io posso, fare la procura a Lodovico, com'io scrissi: chè io non l'ò mai dimenticato, e vogliovi mettere i' mano mille ducati d'oro largi, com'io v'ò promesso, a ciò che cogli altri che voi avete, voi cominciate a fare da voi. Io non voglio niente di vostri guadagni, ma io voglio esser sicuro che in capo di dieci anni, voi, vivendo io, mi consegniate in robe o in danari questi mille ducati, quand'io gli rivolessi; che non credo che questo abia a venire; ma quando mi venissi il bisognio, io gli possa riavere, come è detto. E questo sarà un freno a voi, che vo' non gli manderete male: però pensate e consigliatevi e scrivetemi come voi volete fare. E' quattrociento ducati che voi avete di mio, voglio che si dividino in quatro parte, e che e' ne tochi ciento per uno: e così ve gli dono. Ciento a Lodovico, ciento a te, ciento a Giovansimone, e ciento a Gismondo; con questo con questo,[110] che voi non possiate farne altro che tenergli insieme in sulla bottega. Non altro. Mostra la lettera a Lodovico, e resolvetevi di quello che volete fare, e assicuratemi, come v'ò scritto. A' dì trenta di luglio. Abbi a mente di dare e' danari che io ti mando di Michele.

MICHELAGNIOLO scultore in Roma.

(_Dietro, di mano di Buonarroto._)

1513; da Roma, a dì XI d'agosto: de' dì 30 di luglio ricevuta.

(_Di mano di Lodovico._)

De' 100 ducati dà a' sua frategli e a me, che non gli ebbi mai.

[104] Di questa lettera è una copia lacera di mano forse di uno de' fratelli di Michelangelo, nella quale è posto dopo il 30 luglio l'anno 1513.

[105] Michele di Piero da Settignano, detto Battaglino, del quale è stato parlato indietro.

[106] Abbiamo ragione di credere che questi sia Bartolommeo di Chimenti di Frosino da Settignano.

[107] Nell'Opera di Santa Maria del Fiore.

[108] Così nell'autografo.

[109] Sta così nell'autografo.

[110] Ripetizione dell'autografo.

ARCHIVIO BUONARROTI. Di Roma, (31 di marzo 1515).

XCIII.

_A Buonarroto di Lodovico Simoni in Firenze._

Buonarroto. — In questa sarà una lettera di cambio di ducati novecento d'oro largi, e' quali m'ànno a pagare i Benintendi, cioè Lorenzo Benintendi, visto la presente: fa' d'averne la promessa in questo mezo, se io non fussi gunto costà: che credo partirmi domattina. A dì ultimo di marzo.

MICHELAGNIOLO scultore in Roma.

(_Dietro, di mano di Buonarroto._)

Da Roma: a dì 5 d'aprile 1515 ricevuta.

MUSEO BRITANNICO. Di Roma, 28 di aprile (1515).

XCIV.

_A Buonarroto di Lodovico Simoni in Firenze._

Buonarroto. — Io son gunto adesso in Roma a salvamento, grazia di Dio. Prègoti che tu mi mandi quel perpigniano più presto che tu puoi e tô'lo di quello colore pieno che tu mi mostrasti un saggio, e fa' sopr'ogni cosa che sia bello: e tônne cinque braccia e fa' di mandarlo o pel fante o per altri, pur che e' venga presto: e intendi poi dallo Spedalingo se e' mi può far pagar qua quegli trecento novanta cinque ducati; e ritienti di questi quello che costerà il detto perpigniano; e prègoti lo mandi presto, e dirizalo a me o a Domenico Boninsegni in palazo in casa el cardinale de' Medici. Non ò da dire altro per adesso. A dì venti 8 d'aprile.

MICHELAGNIOLO in Roma.

MUSEO BRITANNICO. Di Roma, (19 di maggio 1515).

XCV.

_A Buonarroto di Lodovico Simoni in Firenze._

Buonarroto. — I' ò ricevuto el perpigniano: è buono e bello. La lettera del cambio che tu mi mandasti, none sta bene, perchè la dice che e' Gadi mi pagino ducati di camera e io gli ò avere d'oro largi: però non gli ò voluti pigliare: e rimàndoti la lettera in questa. Fàttene fare un'altra che stia bene e rimàndamela. Non altro. Non ò tempo da scrivere.

MICHELAGNIOLO in Roma.

MUSEO BRITANNICO. Di Roma, (2 di giugno 1515).

XCVI.

_A Buonarroto di Lodovico Simoni in Firenze._

Buonarroto. — I' ò ricevuti e' danari da' Gadi, ciò è trecento novanta tre ducati largi. Tu mi scrivi che vorresti che io t'aiutassi qua di quella cosa che tu mi parlasti costà quando v'ero. A me non basta l'animo aiutarti di simil cosa, perchè non ci ò mezo; che se io l'avessi, m'aiuterei delle cose mia che importano molto più. Dello scrivere costà a Filipo,[111] io non ci ò tal familiarità, che io lo facessi, e ancora so che lui non farebbe conto di mia lettere: pure se tu vuoi che io gli scriva, scrivimi una lettera tutta intera come tu la vòi, e io la farò come quella apunto.

In questa sarà una che va a Carrara: prègoti che tu vega di mandarla segretamente che e' non lo sappi nè Michele,[112] nè nessuno dell'Opera, nè altri. Vedi se Luigi Gerardini avessi modo da mandarla bene: e racomandami a lui e digli che io lo ristorerò. Non altro.

MICHELAGNIOLO scultore in Roma.

[111] Strozzi.

[112] Da Settignano.

MUSEO BRITANNICO. Di Roma, 16 di giugno 1515.

XCVII.

_A Buonarroto di Lodovico Simoni in Firenze._

Buonarroto. — Io ò scritto la lettera a Filipo Strozi: guarda se ti piace e dàgniene: quando non stéssi bene, so che m'àrà scusato, perchè non è mia professione: basta che e' ti serva. Io vorrei che tu trovassi lo spedalingo di Santa Maria Nuova e che tu mi facessi pagar qua mille quatro cento ducati di quegli che gli à di mio, perchè qua mi bisognia fare sforzo grande questa state di finire presto questo lavoro,[113] perchè stimo poi avere a essere a' servizi del Papa.[114] E per questo ò comperato forse venti migliaia di rame per gittar certe figure. Bisogniami danari: però visto la presente, fa' con lo Spedalingo che e' me gli facci pagare; e se tu potessi fare con Pier Francesco Borgerini, che è costà, che lui me gli facessi pagare qua da' sua, l'àrei molto caro, perchè Pier Francesco è mio amico e mi servirebe bene: e non far rumore, perchè vorrei mi fussino pagati qua segretamente: e di quello che resta a Santa Maria Nuova, pigliane buona cautela dallo Spedalingo, per buon rispetto. Io aspetto e' danari. Non altro.

A dì 16 di gugnio 1515.

MICHELAGNIOLO in Roma.

[113] Intendi quello della sepoltura di papa Giulio, ripreso da Michelangelo dopo la morte del detto Papa.

[114] Da ciò si rileva che papa Leone aveva già cominciato a ragionare del lavoro della facciata di San Lorenzo.

MUSEO BRITANNICO. Di Roma, (30 di giugno 1515).

XCVIII.

_A Buonarroto di Lodovico Simoni in Firenze._

Buonarroto. — Passando io a questi dì dal banco de' Borgerini, mi disse el cassiere avermi a pagare cierti danari e ch'erono a mia posta. Non gli ò voluti pigliare, se prima non ò lettere da te della quantità. Scrissi la lettera che tu mi domandasti. So che non stava bene, perchè non è mia professione e non ò 'l capo a simil cose. Altro non m'acade. Con questa sarà una lettera che va a Michele. Prègoti che la dia a lui propio.

MICHELAGNIOLO in Roma.

MUSEO BRITANNICO. Di Roma, (7 di luglio 1515).

XCIX.

_A Buonarroto di Lodovico Simoni in Firenze._

Buonarroto. — I' ò ricievuto e' danari da' Borgerini e ànnomi servito bene. Ora io vorrei che tu pigliassi e' libro e le carte del resto de' danari ch'egli à[115] e che tu me lo mandassi per tenerlo apresso di me, benchè io gli vo' cavar di mano presto ciò che gli à di mio, per buon rispetto: e basta.

Intesi per la tua ultima, come la lettera che io ti mandai[116] stava bene e come la potrebbe giovare ne' casi dell'albitrio. Dio il voglia! Manda'ti pel passato in una tua, una di Michele: vorrei mi facessi rispondere, acciò che io possa pigliare altro partito. Benchè e' non sia da fondar cosa nessuna sopra Michele, pure questa cosa che io gli domando, credo che la sappi, ciò è se io son per avere marmi questa state da Pietra Santa; perchè qua m'à detto Domenico Boninsegni che intende che la strada[117] è presso è fatta: però di' a Michele che mi risponda. Non altro. Badate a' fatti vostri e massimo dell'anima, perchè oggi par che bisognia.

MICHELAGNIOLO scultore in Roma.

[115] Intendi de' denari depositati presso lo Spedalingo di Santa Maria Nuova.

[116] Scritta da Michelangelo a Filippo Strozzi.

[117] Era la strada che i Consoli dell'Arte della Lana avevano fatto fare per condurre i marmi dalle cave di Pietrasanta e di Seravezza, scoperte allora e cominciate ad esercitare. Ed in questa impresa erano molto incaloriti papa Leone e il cardinale Giulio de' Medici, volendo non esser più obbligati a servirsi de' marmi di Carrara. Ma Michelangelo vedeva la cosa per altro verso, e si piegava di mala voglia al desiderio del Papa e del Cardinale, stimando che i marmi di Carrara fossero di altra qualità e migliori di quelli di Pietrasanta, e dubitando di non dispiacere al marchese Alberigo Malaspina; il quale poi che seppe la cosa, n'ebbe tanto sdegno, che voltò in odio la benevolenza fino allora sempre dimostrata verso Michelangelo, che ne ebbe poi a patire per questa cagione molti dispetti e soperchierie.

MUSEO BRITANNICO. Di Roma, (28 di luglio 1515).

C.

_A Buonarroto di Lodovico Simoni in Firenze._

Buonarroto. — Io t'avisai pel passato come avevo ricievuto e' danari da' Borgerini: ancora ti scrissi com'io volevo presto levare el resto: però se ti pare da dare un toco allo Spedalingo, come infra quindici me ne bisognia un'altra parte, mi farai piacere. Intesi come la lettera che io ti scrissi per Filipo,[118] à giovato allo sgravo: n'ò avuto piacere. Quando sarà di qua lo ringrazierò. Non altro. Non ò tempo da scrivere.

MICHELAGNIOLO in Roma.

[118] Strozzi.

MUSEO BRITANNICO. Di Roma, (1 d'agosto 1515).

CI.

_A Buonarroto di Lodovico Simoni in Firenze._