Le lettere di Michelangelo Buonarroti

Part 6

Chapter 64,063 wordsPublic domain

_A Buonarroto di Lodovico di Buonarrota Simoni in Firenze. Data nella bottega di Lorenzo Strozi, Arte di lana, in Porta Rossa._

Buonarroto. — Sappi come noi abbiamo gittata la mia figura, nella quale non ò avuta troppa buona sorte; e questo è stato che maestro Bernardino o per ignoranza o per disgrazia non à ben fonduto la materia; il come sarebbe lungo a scrivere: basta che la mia figura è venuta insino alla cintola; il resto della materia, cioè mezzo il metallo, s'è restato nel forno, che non era fonduto; in modo che a cavarnelo mi bisognia far disfare il forno: e così fo, e faròllo rifare ancora di questa settimana; di quest'altra rigitterò di sopra, e finirò d'empire la forma e credo che la cosa del male anderà assai bene, ma non sanza grandissima passione e fatica e spesa. Àrei creduto che maestro Bernardino avessi fonduto sanza fuoco, tanta fede avevo in lui; non di manco non è che lui non sia buon maestro e che egli non abbi fatto con amore. Ma chi fa, falla. E lui ha ben fallito a mio danno e anche a suo, perchè s'è vituperato in modo, che egli non può più alzar gli ochi per Bolognia.

Se tu vedessi Baccio d'Agniolo, leggigli la lettera e pregalo che n'avisi il San Gallo a Roma e racomandami a lui, e a Giovanni da Ricasoli e al Granaccio mi racomanda. Io credo, se la cosa va bene, in fra quindici o venti dì esser fuora di questa cosa e tornare di costà. Se non andassi bene, l'àrei forse a rifare: di tutto t'aviserò.

Avisami come sta Giovansimone.

Ai dì sei di luglio.[74]

Con questa sarà una che va a Roma a Giuliano da San Gallo. Màndala bene e presto quanto tu puoi: e se lui fussi in Firenze, dagniene.

[73] Pubblicata dal Grimm, Op. cit., pag. 700.

[74] Manca la sottoscrizione.

ARCHIVIO BUONARROTI. Di Bologna, 10 di luglio (1507).

LXIV.

_A Buonarroto di Lodovico di Buonarrota Simoni in Fiorenza. Data in bottega di Lorenzo Strozi, Arte di lana, in Porta Rossa._

Buonarroto. — Io ò inteso per una tua come siate sani e state bene. Mi piace assai. La cosa mia di qua credo che del male anderà assai bene, benchè per ancora none so niente. Noi abbiàno rigittato di sopra quello che mancava, com'io ti scrissi e non ò ancora potuto vedere come la cosa si stia, perchè è calda la terra i' modo, che ancora non si può scuoprire. Di quest'altra settimana sarò chiaro e aviserotti. Maestro Bernardino si partire[75] ieri di qua. Quando lui ti facessi motto, fa'gli buon viso: e basta.

A dì dieci di luglio.

MICHELAGNIOLO in Bolognia.

[75] Così nella lettera autografa, e doveva dire, _si partì_.

ARCHIVIO BUONARROTI. Di Bologna, (18? di luglio 1507).

LXV.

_A Buonarroto di Lodovico di Buonarrota Simoni in Firenze. Data in bottega di Lorenzo Strozi, Arte di lana, in Porta Rossa. Firenze._

Buonarroto. — La cosa mia poteva venire molto meglio e ancora molto peggio: tant'è ch'ella è venuta tutta, per quello che io posso comprendere; chè ancora non l'ò scoperta tutta. Stimo ci sarà qualche mese di tempo a rinettarla, perchè è venuta mal netta: oh pure bisognia ringraziare Idio! perchè, come dico, poteva venire peggio. Quando ti fussi ditto niente da Salvestro del[76] Pollaiolo o da altri, di' loro che io non ò bisognio de persona, a ciò che qua non s'aviassi qualcuno sopra le spalle mia; perche i' ò speso tanto, che e' non mi resta apena da poterci stare io, non che tenere altri. Di quest'altra settimana t'aviserò; chè io àrò scoperta tutta la figura.

MICHELAGNIOLO in Bolognia.

[76] Salvestro, figliuolo di Giovanni e nipote di Antonio e di Piero del Pollaiuolo, nacque nel 1472. Pare che esercitasse l'orafo, e fosse anche maestro di getti. Era già morto nel 1533.

ARCHIVIO BUONARROTI. Di Bologna, 2 d'agosto 1507.

LXVI.

_A Buonarroto di Lodovico di Buonarrota Simoni in Firenze. Data nella bottega di Lorenzo Strozi, Arte di lana, in Porta Rossa._

Buonarroto. — Io non t'ò iscritto questa settimana passata per non avere potuto. Sapi come la figura mia quant'e' più l'ò scoperta, ò trovato che meglio è venuta e vego che e' fia manco male che io non estimavo, e parmi averne buona derrata, a rispetto di quello che poteva avenire: però abiàno da ringraziare Idio. Io per quello che mi pare, credo a ogni modo averci uno mese e mezo di faccenda a rinettarla; sì che poi che avete avuta tanta pazienza, bisognia che abiate questa poca ancora. Conforta Giovansimone per mia parte e avisami come egli sta e gli altri ancora. Raguaglia Lodovico del tutto. Racomandami agli amici, ciò è a Giovanni da Ricasoli, al Granaccio e a messere Agniolo.

A dì secondo d'agosto 1507.

MICHELAGNIOLO in Bolognia.

ARCHIVIO BUONARROTI. Di Bologna, 3 d'agosto (1507).

LXVII.

_A Buonarroto di Lodovico di Buonarrota Simoni in Firenze. Data nella bottega di Lorenzo Strozi, Arte di lana, in Porta Rossa._

Buonarroto. — Questa sarà per coverta d'una che va a Roma a Giuliano da Sangallo. Prègoti la mandi per buona via, perchè è cosa che importa assai. Non ti scrivo altro, perchè pure stamani t'ò mandato un'altra lettera, per la quale intenderai come la cosa va bene. A dì tre d'agosto.

MICHELAGNIOLO in Bolognia.

ARCHIVIO BUONARROTI. Di Bologna, 10 d'agosto (1507).

LXVIII.

_A Buonarroto di Lodovico di Buonarrota Simoni in Firenze. Data nella bottega di Lorenzo Istrozi, Arte di lana, in Porta Rossa. Firenze._

Buonarroto. — Io ò ricievuta oggi una tua, per la quale intendo come siate tutti sani: n'ò piacere assai: similmente ancora io sono sano, e stimo la cosa mia anderà bene: vero è che e' c'è delle fatiche assai; pure io sono sicuro che io non ò a correre più pericoli, nè a avere più troppe grande ispese, perchè non sono obrigato se non a darla finita dove ella è. Al Sangallo ò risposto a una sua lettera; e la lettera sarà con questa: dagniene. Vorrei che tu trovassi messere Agniolo Araudo, e gli dicessi che io non gli ò ancora risposto per non aver potuto, e che la cosa va bene; e racomandami a lui e a Tomaso comandatore.[77] Tu mi scrivi del caldo che è costà e del caro: ancora sappi che qua è stato quel medesimo, perchè poi che io ci sono, non ci è mai piovuto, altro che una volta, e ècci istati caldi che mai più credo che al mondo fussino. El vino ci è caro come costà, ma tristo quant'e' può, e similmente ogni altra cosa, i' modo che e' c'è un cativo essere, e a me par mille anni di venirne.

A dì dieci d'agosto.

MICHELAGNIOLO in Bolognia.

[77] Tommaso di Balduccio di Rinaldo Balducci, uno dei comandatori di Palazzo. I comandatori (_praeceptores_) erano sei, ed in antico si cavavano dai berrovieri del capitano della Famiglia di Palazzo. Il loro ufficio era di portare ambasciate, e comandamenti de' Priori e del Gonfaloniere così a' cittadini, come agli ufficiali della Repubblica. La Famiglia di Palazzo si componeva dell'araldo, dello spenditore, dello speziale, del barbiere, del maestro temperatore dell'orologio pubblico, di dodici mazzieri, di nove donzelli, di sei trombatori, di otto trombetti, di tre pifferi, di un cennamellario, di un naccherino, d'un appuntatore, di sessantotto famigli del Rotellino, portati poi fino a novanta, di quattro famigli de' Cancellieri, di dodici custodi di Palazzo, di quattro campanari, di un cuoco, di due guatteri, d'uno zanaiuolo e di un acquaiuolo. Tommaso Balducci aveva oltre a ciò la custodia delle spalliere e degli arazzi della Signoria, e teneva insieme coll'Araldo le chiavi della Sala del Papa in Santa Maria Novella, dove si conservava il cartone di Michelangelo.

ARCHIVIO BUONARROTI. Di Bologna, 29 di settembre (1507).

LXIX.

_A Buonarroto di Lodovico di Buonarrota Simoni in Fiorenza. Data nella bottega di Lorenzo Strozi, Arte di lana, in Porta Rossa._

Buonarroto. — Io non ò avuto tuo' lettere già più d'un mese fà: non so la cagione: però prègovi mi scriviate qualche cosa o tu o Giovansimone, e avisatemi come la fate. Io non vi scrivo spesso, perchè non ò tempo, perchè nella opera mia è cresciuta tuttavia la faccenda i' modo, che se e' non fussi la gran sollecitudine, io ci sarei ancora per sei mesi: pure stimo a Ognissanti averla finita, o poco mancherà, sollecitando com'io fo; che apena posso pigliare tempo da mangiare. State di buona voglia e abiate pazienza questo tempo, perchè la cosa anderà bene. Avisatemi come la fate. Fa' mia scusa con Sangallo del non gli scrivere e con l'Araudo, quando gli vedi. Non altro.

A dì ventino(ve) di settembre.

MICHELAGNIOLO in Bolognia.

MUSEO BRITANNICO. Di Bologna, (16) di ottobre 1507.

LXX.[78]

_A Buonarroto di Lodovico di Buonarrota Simoni in Firenze. Data in bottega di Lorenzo Strozi, Arte di lana, in Porta Rossa._

Buonarroto. — Io non ò tempo da rispondere all'ultima tua come si converrebbe; ma sapi com'io sono sano e àrò finito presto, e stimo avere grandissimo onore: tutta grazia di Dio: e subito finito che àrò, tornerò costì e acconcierò tutte le cose di che tu mi scrivi, in forma che voi sarete contenti, e similmente Lodovico e Giovansimone. Prègoti vadi a trovare l'Araldo e Tomaso comandatore: di' loro, che per questo non ò tempo da scrivere loro, o vero da rispondere alle loro lettere a me gratissime; ma per quest'altro gli aviserò a ogni modo di qualche cosa per risposta delle loro. Ancora ti prego che vadi a trovare el San Gallo e dicagli, che io stimo avere finito presto; e intenda come egli sta, e che per quest'altra ancora scriverrò a lui come la cosa va. Non altro.

A dì.... d'ottobre.

MICHELAGNIOLO in Bolognia.

[78] Pubblicata dal Grimm, Op. cit., pag. 701.

MUSEO BRITANNICO. Di Bologna, (19 di ottobre 1507).[79]

LXXI.[80]

_A Buonarroto di Lodovico di Buonarrota Simoni in Firenze. Data nella bottega di Lorenzo Strozi, in Porta Rossa._

Buonarroto. — Io ò ricievuto una tua, per la quale ò inteso come sta el San Gallo. Non farò altra risposta alla tua, perchè non acade: basta che io sono a buon porto della opera mia, sì che state di buona voglia. Con questa saranno cierte lettere: dàlle bene e presto. Non so a quanti dì noi ci siamo, ma ieri fu Santo Luca. Cièrcane da te.

MICHELAGNIOLO in Bolognia.

[79] Per fuggire inutili e noiose ripetizioni, vaglia qui di dichiarare una volta per sempre, che alla mancanza di data nelle lettere di Michelangiolo; copiate dagli autografi del Museo Britannico in servigio della presente edizione; abbiamo supplito con quella che dietro la lettera si trovava segnata dalla mano di Buonarroto.

[80] Pubblicata dal Grimm, Op. cit., pag. 701.

MUSEO BRITANNICO. Di Bologna, 10 di novembre (1507).

LXXII.

_A Buonarroto di Lodovico di Buonarrota Simoni in Firenze. Data nella bottega di Lorenzo Strozi, Arte di lana, in Porta Rossa._

Buonarroto. — Io mi maraviglio che tu mi scriva tanto di rado. Credo pur che tu abbi più tempo da scrivere a me, che io a te: però avisami spesso come la fate.

Io ò inteso per l'ultima tua come per buona cagione desideravi che io tornassi presto: la qual cosa m'à fatto stare con sospetto parecchi dì: però quando mi scrivi, scrivimi risoluto e chiarisci le cose bene, acciò che io intenda: e basta.

Sappi che io desidero molto più che non fate voi di tornare presto,[81] perchè sto qua con grandissimo disagio e con fatiche istreme e non attendo a altro che a lavorare e el dì e la notte, e ò durata tanta fatica e duro, che se io n'avessi a rifare un'altra, non crederrei che la vita mi bastassi, perchè è stato una grandissima opera; e se la fussi stata alle mani d'un altro, ci sarebbe capitato male dentro. Ma io stimo gli orazioni di qualche persona m'abbino aiutato e tenuto sano, perchè era contro l'opinione di tutta Bolognia che io la conducessi mai: poichè la fu gittata, e prima ancora, non era chi credessi che io la gittassi mai. Basta che io l'ò condotta a buon termine, ma non l'àrò finita per tutto questo mese, come stimavo; ma di quest'altro a ogni modo sarà finita, e tornerò. Però state tutti di buona voglia, perchè io farò ciò che io v'ò promesso a ogni modo. Conforta Lodovico e Giovansimone da mia parte e scrivimi come la fa Giovansimone, e attendete a imparare e a stare a bottega, acciò che voi sapiate fare quando vi bisognierà; chè sarà presto. A dì dieci di novembre.

MICHELAGNIOLO in Bolognia.

[81] Di qui è pubblicata dal Grimm, Op. cit., pag. 701.

MUSEO BRITANNICO. Di Bologna, 21 di dicembre (1507).

LXXIII.[82]

_A Buonarroto di Lodovico di Buonarrota Simoni in Firenze. Data nella bottega di Lorenzo Strozi, Arte di lana, in Porta Rossa._

Buonarroto. — Io ti mando una lettera in questa, la quale è d'importanza assai, e va al cardinale di Pavia[83] a Roma: però subito che l'ài ricevuta, va' a trovare el San Gallo, e vedi se lui à modo di mandarla ch'ella vadi bene; e se San Gallo non è in Firenze, o non la può mandare, falle una coverta e mandala a Giovanni Balducci e prègalo per mia parte che la mandi a Pavia, ciò è al detto Cardinale, e scrivi a Giovanni che in questa quaresima io sarò a Roma e racomandami a lui. Racomandami ancora al San Gallo e digli, che i' ò a mente la sua faccienda e che presto io sarò costà. Manda la detta lettera a ogni modo, perchè non posso partire di qua, se non ò risposta.

A dì ventuno di dicembre.

MICHELAGNIOLO in Bolognia.

[82] Pubblicata dal Grimm, Op. cit., pag. 702.

[83] Francesco Alidosi.

MUSEO BRITANNICO. Di Bologna, (5 di gennaio 1508).

LXXIV.

_A Buonarroto di Lodovico di Buonarrota Simoni in Firenze. Data in bottega di Lorenzo Strozi, Arte di lana, in Porta Rossa._

Buonarroto. — I' ò inteso per l'ultima tua come ài fatto buon servigio della lettera di Pavia. L'ò avuto caro, perchè stimo sarà andata bene. Duolmi assai che tu abbi male, come scrivi, pure abbi pazienza e sta' di buona voglia, perchè di corto sarò costà e faròvi fare quello che voi vorrete o con Lorenzo[84] o da voi, come vi parrà più utile e sicuro. Io non vi dico l'apunto quando mi partirò di qua, perchè io non lo so ancora; ma io credo a ogni modo infra quindici dì partire, overo essere a ordine da partire: e parmi mille anni, perchè istò qua i' modo che se tu 'l sapessi, te ne increscierebe. Non altro. Non mi scriver più a Bolognia, se non è cosa che importi, perchè delle lettere n'è fatto cattivo servigio. Conforta tutti gli altri per mia parte. Non so a quanti dì noi ci siamo, ma so che domani è Befania.

MICHELAGNIOLO in Bolognia.

[84] Strozzi, nella bottega del quale stava Buonarroto.

ARCHIVIO BUONARROTI. Di Bologna, (18 di febbraio 1508).

LXXV.

_A Buonarroto di Lodovico di Buonarrota Simoni in Firenze. Data nella bottega di Lorenzo Strozi, Arte di lana, in Porta Rossa._

Buonarroto. — Egli è già quindici dì che io credetti essere costà, perchè io stimavo súbito finita la mia figura, che costoro la mettessino in opera. Ora costoro mi dòndolano e non ne fanno niente: e io ò comessione dal Papa non mi partire, s'ella non è in opera: i' modo, che e' mi pare essere impacciato. Starò a vedere ancora tutta questa settimana: e se e' non dànno altro ordine, io me ne verrò a ogni modo,[85] sanza osservare la comessione.

In questa sarà una che va al cardinale di Pavia, nella quale gli replico questa cosa, acciò che e' non si possa dolere. Però fa'gli una coverta e dirizala a Giuliano da Sangallo per mia parte, e prègalo che la dia in propria mano.[86]

(_Dietro, di mano di Buonarroto._)

1507, da Bologna, a' dì 18 di febraio: ricevuta dì detto.

[85] Tre giorni dopo questa lettera, ossia a dì 21 di febbraio del detto anno, la figura del Papa era tirata su e posta nella facciata di San Petronio.

[86] Manca in questa lettera la sottoscrizione.

MUSEO BRITANNICO. Di Roma, 2 di luglio (1508).

LXXVI.[87]

_A Buonarroto di Lodovico Simoni in Firenze._

Buonarroto. — L'aportatore di questa sarà uno giovine spagnuolo, il quale viene costà per imparare a dipigniere, e àmmi richiesto che io gli facci vedere el mio cartone che io cominciai alla Sala;[88] però fa' che tu gli facci aver le chiavi a ogni modo e se tu puoi aiutarlo di niente, fallo per mio amore, perchè è buono giovane.

Giovansimone si sta qua, e questa settimana passata è stato amalato; che non m'à dato picola passione, oltre a quelle che i' ò: pure ora sta assai bene. Credo si tornerà presto costà, se farà a mio modo, perchè l'aria di qua non mi pare facci per lui. Racomandami a Tomaso comandatore, e all'Araudo.

A' dì dua di luglio.

MICHELAGNIOLO in Roma.

Racomandami a Giovanni da Ricasoli.

[87] Pubblicata dal Grimm, Op. cit., pag. 703.

[88] Il cartone della guerra di Pisa.

ARCHIVIO BUONARROTI. Di Roma, (di luglio 1508).

LXXVII.

_Buonarroto di Lodovico Buonarroti. Firenze._

Buonarroto. — I' ò inteso per una tua come di costà le cose vanno: della qual cosa n'ò dispiaciere assai, e più ancora vegiendo nel bisognio che voi siate, e massimamente di Lodovico, che tu mi scrivi com'egli àrebbe bisognio di farsi qualche cosa indosso.

Io scrissi più giorni fa a Lodovico, come io avevo marmi qua per quatrociento ducati largi, e com'io ci ò debito su ciento quaranta ducati largi, e com'io non ò un quatrino; e così lo scrivo a te, perchè tu vega che per adesso non vi posso aiutare, perchè i' ò a pagare questo debito e ancora mi bisognia vivere, e oltr'a questo, pagare la pigione. Sì che ò delle fatiche assai: ma spero d'uscirne presto e potervi aiutare.

Tu mi scrivi che io cierchi d'uno aviamento per te: io non saperrei che mi trovare, nè che mi ciercare. Io manderò più presto che io potrò per te, e starai tanto a Roma, che tu troverai qualche aviamento a tuo modo. Non altro. Con questa sarà una del Granaccio. Priègoti gniene dia, e ricordagli che mi facci il servizio che io gli domando.

MICHELAGNIOLO scultore in Roma.

MUSEO BRITANNICO. Di Roma, 31 di luglio (1508).

LXXVIII.

_A Buonarroto di Lodovico di Buonarrota Simoni in Firenze._

Buonarroto. — Io ti mando la rifiutagione ch'io ò fatta per man di notaio, come Lodovico mi manda a chiedere, della redità di Francesco:[89] però súbito che tu l'ài, dàlla a Lodovico, che e' sappi che la sarà in questa lettera. Avisoti come Piero Basso[90] si partì di qua martedì mattina amalato, o volessi io o no: e' me n'è saputo male, perchè sono restato solo, e anche perchè ò paura non si muoia per la via: ma e' s'era cacciato tanta paura nel capo di questa aria, che mai non ce l'ò potuto tenere e credo sarebe guarito in quatro dì, se ci fussi stato, per quel che m'era detto da altri. Però avisami s'egli è gunto costà.

In questa sarà una lettera che va a uno che si chiama Giovanni Michi, el quale volse già stare meco qua e ancora mi scrive che starebbe: e io per questa lettera gli rispondo quello che gli à a fare se e' vòle. Però ti prego che tu vadi in San Lorenzo, dove lui mi scrive che sta, e fa' di trovarlo e da' gli la lettera e fa' d'avere risposta resoluta, perchè io non posso star solo: e anche non si truova di chi fidarsi. Avisami subito.

Io ti scrissi come voi fermassi quel pezzo di terra di Nicolò della Buca e facessiti far tempo un mese. Così credo che àrete fatto: e io ò a mandare intorno a mezo agosto danari costà per comperare azurro, infra quali manderò ancora quegli di Nicolò. Raguaglia Lodovico. Non ò tempo da scrivere.

Intesi come lo spagnuolo non aveva avuto la grazia d'andare alla Sala. L'ò avuto caro; ma prègagli[91] per mia parte quando gli vedi, che faccino così ancora agli altri: e racomandami ancora a loro.

A dì ultimo di luglio.

MICHELAGNIOLO in Roma.

Ancora con questa fia una del Granaccio. Dàlla, perchè importa.

[89] La ripudia dell'eredità di Francesco Buonarroti suo zio, morto il 18 di giugno 1508, fu fatta da Michelangelo a' 27 di luglio dello stesso anno, con strumento rogato da ser Giovanni di Guasparre da Montevarchi, notaio fiorentino. La medesima ripudia avevano fatta il giorno innanzi Lodovico padre di Michelangelo, e i suoi fratelli, per carta rogata da ser Antonio di ser Stefano da Portico.

[90] Scarpellino e padre di Bernardino nominato indietro nelle lettere a Lodovico.

[91] Cioè, messere Angelo Araldo e Tommaso comandatore che tenevano le chiavi della Sala del Papa in Santa Maria Novella, dove si conservava il cartone della guerra di Pisa.

MUSEO BRITANNICO. Di Roma, 5 d'agosto (1508).

LXXIX.[92]

_A Buonarroto di Lodovico di Buonarrota Simoni in Firenze. Data in bottega di Lorenzo Strozi._

Buonarroto. — Io mandai, oggi fa otto dì, la rifiutagione: credo l'àrete avuta. Tu mi di' che m'ài scritto di Baccino; io non so quello ti voglia dire, e se tu ài scritto, io non l'ò avuta. Lodovico mi scrisse, è forse un mese, di Baccio di Mariotto. Non so se tu ti vuoi dire di quello. Avisa quello vuoi dire.

Di Bastiano lavoratore non dico altro: se lui volessi far bene, non sare' da mutarlo: ma io non vo' che e' si dia a intendere che l'uomo sia una bestia. Io fu' cagione che Lodovico lo mettessi lassù, per le cose grandi che e' mi disse di fare in quel podere; ora l'à dimenticato il tristo, ma io non l'ò dimenticato io. Digli da mia parte, che se e' non fa el debito suo, che non mi vi aspetti, che per aventura potrei essere presto di costà.

Io ti scrissi come Piero Basso s'era partito di qua amalato, o volessi io o no. Avisami se gli è giunto ancora costà. Non ò tempo da scrivere. A dì.... d'agosto.

MICHELAGNIOLO in Roma.

[92] Pubblicata in parte dal Grimm, Op. cit., pag. 703.

MUSEO BRITANNICO. Di Roma, (17 d'ottobre 1509).

LXXX.[93]

_A Buonarroto di Lodovico di Buonarrota Simoni in Firenze._

Buonarroto. — Io ebi el pane: è buono, ma non è però da farne incetta, perchè ci sarebbe poco guadagnio. Io dètti al fante cinque carlini, e apena che me lo volessi dare. Resto per l'ultima tua avisato come Lorenzo[94] passerà di qua e come io gli debba fare buona ciera. Mi pare che tu non sappi com'io sto qua. Per tanto t'ò per iscusato. Quello che io potrò, lo farò. Di Gismondo intendo come vien qua per ispedire la sua faccenda. Digli per mia parte che non facci disegnio nessuno sopra di me, non perchè io non l'ami come fratello, ma perchè io non lo posso aiutare di cosa nessuna. Io son tenuto a amare più me che gli altri, e non posso servire a me delle cose necessarie. Io sto qua in grande afanno e con grandissima fatica di corpo, e non ò amici di nessuna sorte, e none voglio; e non ò tanto tempo che io possa mangiare el bisonio mio: però non mi sia data più noia, che io none potrei soportar più un'oncia.

Della bottega vi conforto a essere solleciti; e piacemi che Giovansimone si sia aviato a fare bene: ingegniatevi d'acrescere gustamente o mantenere quello che voi avete, acciò che voi vi sappiate poi reggiere i' maggiore cosa; perchè ò speranza, come torno di costà, che voi farete da voi, se sarete uomini da ciò. Di' a Lodovico che io non gli ò risposto, perchè non ò avuto tempo: e non vi maravigliate quando non scrivo.

MICHELAGNIOLO scultore in Roma.

[93] Pubblicata nel _Cabinet de l'Amateur_ del Piot, vol. II, ed in parte dal Grimm, Op. cit., pag. 703.

[94] Strozzi: quel medesimo nella cui bottega di arte di lana si riparava Buonarroto.

MUSEO BRITANNICO. Di Roma, (1509).

LXXXI.[95]

_A Buonarroto di Lodovico Simoni in Firenze._

Buonarroto. — Intendo per l'ultima tua come siate sani tutti e come Lodovico à avuto un altro uficio. Tutto mi piace, e confortolo acettare, quando la sia cosa che per e' casi che possono avenire, lui si possa tornare a suo' posta in Firenze. Io mi sto qua all'usato e àrò finita la mia pittura per tutta quest'altra settimana, ciò è la parte che io cominciai; e com'io l'ò scoperta, credo che io àrò danari e ancora m'ingiegnierò d'aver licenza per costà per un mese. Non so che si seguirà: n'àrei bisognio, perchè non sono molto sano. Non ò tempo da scrivere altro. V'aviserò come seguirà.

MICHELAGNIOLO scultore in Roma.

[95] Pubblicata dal Grimm, Op. cit., pag. 705.

MUSEO BRITANNICO. Di Roma, 26 d'ottobre 1510.

LXXXII.[96]

_A Buonarroto di Lodovico di Buonarrota Simoni in Firenze._