Le lettere di Michelangelo Buonarroti
Part 5
De' fatti vostri e massimo di Giovansimone, ò inteso il tutto. Piacemi che lui si ripari a bottega tua e che egli abbi voglia di far bene, perchè io ò voglia d'aiutar lui come voi altri; e se Dio m'aiuta, come à fatto sempre, io ispero in questa quaresima avere fatto quello che io ò a fare qua, e tornerò costà e farò a ogni modo quello che io v'ò promesso. De' danari che tu mi scrivi che Giovansimone vuole porre in sur una bottega, a me parrebbe che gli indugiassi ancora quattro mesi e fare lo scoppio e il baleno a un tratto. So che tu m'intendi, e basta. Digli da mia parte che attenda a far bene, e se pure ei volessi e' danari che tu mi scrivi, bisognierebbe tôrre di cotesti costà, perchè di qua non ò ancora da mandarli, perchè ò picolo prezo di quello che io fo e anche è cosa dubbia, e potrebbemi avenire cosa che mi disfarebbe del mondo. Per tanto vi conforto a star pazienti questi pochi mesi, tanto che io torni costà.
De' casi del venire qua Giovansimone, non ne lo consiglio ancora, perchè son qua in una cattiva stanza, e ò comprato un letto solo, nel quale stiàno quattro persone, e non àrei el modo accettarlo come si richiede. Ma se lui ci vuole pur venire, aspetti che io abbi gittata la figura che io fo[59] e rimanderònne Lapo e Lodovico che m'aiutano, e manderògli un cavallo, acciò che ei venga e non com'una bestia. Non altro. Pregate Idio per me e che le cose vadino bene.
MICHELAGNIOLO scultore in Bolognia.
[57] Pubblicata dal Grimm, Op. cit., pag. 697.
[58] Così nell'autografo, ma deve dire _Aldobrandini_, come apparisce dalle lettere seguenti a Buonarroto.
[59] Dopochè Michelangelo, pieno di sdegno per l'ingiuria ricevuta da papa Giulio di averlo fatto cacciare bruttamente di palazzo, si fu partito a furia da Roma, e ritornato a Firenze; nè i brevi del Papa, nè le lettere degli amici e de' cortigiani, nè le esortazioni del gonfaloniere Piero Soderini avevano potuto per parecchi mesi ottenere che egli si risolvesse ad affrontare la grande _ira di Secondo_. Ma entrato il Papa trionfalmente a Bologna il 10 di novembre 1506, dopo la cacciata de' Bentivogli, bisognò all'ultimo che Michelangelo si arrendesse alla volontà di Giulio, ed a' consigli del Soderini; il quale, per vincere la paura dell'Artista, lo accompagnò con lettera pubblica del 27 di quel mese. La partenza dunque di Michelangelo alla volta di Bologna deve essere stata o nel medesimo giorno o nel seguente. Giunto egli alla presenza del Pontefice, e chiestogli umilmente perdono, fu da Giulio restituito nell'antica grazia, e commessogli di fare di bronzo la sua immagine per essere posta sulla facciata di San Petronio. Dalle lettere di Michelangelo al padre ed al fratello Buonarroto si rileva che egli, messosi tosto all'opera, aveva già condotto di terra la sua figura nell'aprile del 1507; che negli ultimi giorni del giugno seguente la gittò; che il getto gli riuscì non troppo bene, essendochè, sia per difetto di metallo, sia per la mala sua fusione, la figura non era venuta che dal mezzo in giù: onde gli convenne rigittare di sopra, e finire di riempire la forma.
La statua di papa Giulio, di grandezza più d'un uomo e del peso di 17 mila libbre, fu lavorata da Michelangelo in una stanza del Paviglione vecchio dietro a San Petronio, e fusa col metallo d'una campana che era nella torre de' Bentivogli e di una bombarda del Comune di Bologna. Fu tirata su nella facciata di San Petronio a' 21 di febbraio del 1508, e poi a' 30 di dicembre del 1511 venne gettata a terra, e spezzata per ordine degli Otto della guerra del Comune di Bologna. (Vedi Potestà Bartolomeo, _Intorno alle due statue erette in Bologna a Giulio II_. ATTI e MEMORIE della Regia Deputazione di Storia patria per le provincie di Romagna. Anno VII, pag. 105.)
MUSEO BRITANNICO. Di Bologna, 22 di gennaio 1507.
XLIX.[60]
_A Buonarroto di Lodovico di Buonarrota Simoni in Firenze. Data nella bottega di Lorenzo Strozi, Arte di lana, dirimpetto allo speziale della Palla, in Porta Rossa._
Buonarroto. — Io ebbi una tua lettera più giorni fà, per la quale intesi come Lodovico aveva mercatato con Francesco il podere di mona Zanobia; e di Giovansimone ancora m'avisasti come si riparava in bottega dove tu stai, e come aveva disidèro di venire infino qua a Bolognia. Non t'ò risposto prima, perchè non ò avuto tempo, se non oggi.
De' casi del podere sopra ditto tu mi di' che Lodovico l'à mercatato e che lui m'aviserà. Sappi che se lui me n'à scritto niente, che io non ò mai avuto lettera, che ne parli: però sappigniene dire, acciò che e' none pigliassi amirazione non avendo risposta, se m'à scritto.
Di Giovansimone io ti dirò il parer mio, acciò che tu gniene dica da mia parte; e questo è, che a me non piace che e' venga qua innanzi che io gitti questa figura che io fo; e questo fo per bon rispetto: non volere intendere il perchè: basta, che subito che io l'àrò gittata, che io lo farò venire qua a ogni modo e sarà con manco noia, perchè m'àrò levato da dosso queste spese che io ò ora.
Io credo intorno a mezza quaresima avere a ordine da gittare la mia figura; sì che pregate Idio ch'ella mi venga bene; perchè se mi viene bene, spero avere buona sorte con questo Papa: sua grazia: e se io la gitto a mezza quaresima e la venga bene, spero in queste feste di Pasqua essere costà, e quello che io v'ò promesso, farò a ogni modo, se voi attenderete a fare bene.
Di'a Piero Aldobrandini che io ò fatto fare la sua lama al migliore maestro che sia qua di simil cose, e che di questa settimana che viene m'à detto che io l'àrò. Avuta che io l'ò, se mi parrà cosa buona, io gniene manderò; se non, la farò rifare: e digli non si maravigli se non lo servo presto come conviensi, perchè ò tanta carestia di tempo, che io non posso fare altro.
A dì venti dua di gennaio 1506.
MICHELAGNIOLO DI LODOVICO BUONARROTI scultore in Bolognia.
[60] Pubblicata dal Grimm, Op. cit., pag. 698.
ARCHIVIO BUONARROTI. Di Bologna, 1 di febbraio 1507.
L.
_A Buonarroto di Lodovico Simoni in Firenze. Data nella bottega degli Strozi, Arte di lana, in Porta Rossa._
Buonarroto. — I' ò inteso per una tua come è ita intorno a' casi di quel poderino: ònne avuto grandissima consolazione e piacemi assai, purchè la cosa sia ben sicura.
De' casi di Baronciello io mi sono informato assai bene, e per quello che io ò inteso, è molto più grave cosa che voi non la fate; e io per me, non sendo cosa gusta, non la domanderei. No' siàno obrigati tutti noi fare assai per Baronciello, e così faremo e massimamente di quelle cose che sono in nostro potere.
Sappi come venerdì[61] sera a ventuna ora papa Julio venne a casa mia dov'io lavoro, e stette circa a una meza ora a vedere, parte[62] ch'io lavoravo; poi mi dètte la benedizione, e andòssene: e à dimostrato contentarsi di quello che io fo. Per tanto mi pare che noi abbiàno sommamente da ringraziare Idio: e così vi prego faciate e pregiate per me.
Avisoti ancora, come venerdì mattina ne mandai Lapo e Lodovico che stavano qua meco; Lapo cacciai via, perchè egli è uno mal fagnione e cattivo, e non faceva el bisonio mio. Lodovico pure è meglio, e àre'lo tenuto ancora dua mesi; ma Lapo, per non essere vituperato solo, lo sobillò in modo, che amendua ne son venuti. Io t'iscrivo questo, non perchè io facci conto di loro, che e' non vagliono tre quatrini fra amendua, ma perchè se e' venissino a parlare a Lodovico, che e' non ne pigliassi ammirazione; e digli che non presti loro orechi per niente: e se tu ti vuoi informare de' casi loro, va' a messere Agniolo Araldo della Signoria, che a lui ò scritto ogni cosa: e lui per sua umanità ti raguaglierà.
Di Giovansimone ò inteso: piacemi e' si ripari a bottega de' tua maestri e ch'egli attenda a far bene; e così lo conforta: perchè, se questa cosa viene bene, i' ò speranza di mettervi in buono grado, se voi sarete savi. De' casi di quell'altre terre che sono a canto a quelle di mona Zanobia, se a Lodovico piace, digli che v'attenda e che m'avisi. Credo, anzi si dice qua, che 'l Papa si partirà di qua intorno a carnovale.
A dì primo di febraio 1506.
MICHELAGNIOLO DI LODOVICO DI BUONARROTA SIMONI scultore in Bolognia.
[61] Cioè a' 29 di gennaio, se sta bene il conto.
[62] Intendi, _mentre che io lavoravo_.
MUSEO BRITANNICO. Di Bologna, 1 di febbraio 1507.
LI.
_A Buonarroto di Lodovico di Buonarrota Simoni in Firenze. Data nella bottega di Lorenzo Strozi in Porta Rossa, Arte di lana._
Buonarroto. — I' ò inteso per una tua lettera come avete fatto fatti intorno a' casi del podere di mona Zanobia; è cosa che mi piace assai, pur che sia sicura. Voràssi attendere a quel resto, quando fia tempo.
[63]De' casi del Baronciello io mi sono informato assai bene, e per quello che m'è detto, la cosa è molto più grave che voi non la fate: per tanto io non sono per domandarla, perchè se non la ottenessi, ne sarei malcontento, e se io la ottenessi, mi fare' danno grandissimo e ancora alla casa. Credi che io non àrei aspettato le seconde lettere, se questa cosa fussi possibile a me; perchè e' non è cosa nessuna che io non facessi per Baronciello.
El Papa fu venerdì a ventuna ora a casa mia dov'io lavoro, e mostrò che la cosa gli piacessi: però pregate Dio ch'ella venga bene: che se così fia, spero riacquistar buona grazia seco. Credo che in questo carnovale si partirà di qua, secondo che si dice, infra la plebe però.
La lama di Piero, come esco fuora cercherò d'uno fidato per mandargniene. Se Lapo che stava qua meco o Lodovico[64] venissino a parlare costà a Lodovico nostro, digli che non presti orechi alle loro parole, e massimamente di Lapo e none pigli amirazione, che più per agio aviserò del tutto. Di Giovansimone ò inteso: ò caro attenda a fare bene e così lo conforta, perchè presto spero, se sare' savi, mettervi in buon grado.
A dì primo di febraio 1506.
MICHELAGNIOLO DI BUONARROTA SIMONI in Bolognia.
[63] Di qui la presente lettera (la quale è dello stesso giorno e non fa che ripetere le cose dette nella precedente) è pubblicata dal Grimm, Op. cit., pag. 699.
[64] Di Lapo d'Antonio di Lapo scultore e di Lodovico di Guglielmo Lotti orafo e maestro di getti, e delle cagioni per le quali essi furono cacciati via, è stato discorso lungamente dallo stesso Michelangelo nella lettera IV a Lodovico Buonarroti suo padre.
ARCHIVIO BUONARROTI. Di Bologna, 13 di febbraio 1507.
LII.
_A Buonarroto di Lodovico Buonarrota Simoni in Firenze. Data nella bottega di Lorenzo Strozi, Arte di lana, in Porta Rossa._
Buonarroto. — Questa fia per coverta di dua lettere; una che va a Piero Aldobrandini e l'altra va a Roma a Giovanni Balducci. Questa fa' che tu la dìa a Bonifazio Fazi che la mandi, e l'altra dà' al detto Piero.
Del fatto di que' dua tristi, io non ò tempo da scrivere interamente le loro ribalderie, e priegovi tutti voi, e così fa' che dica a Lodovico, che voi non parliate de' casi loro i' modo nessuno, perchè 'l fatto nostro non va con loro: e basta. A dì tredici di febraio 1506.
MICHELAGNIOLO in Bolognia.
ARCHIVIO BUONARROTI. Di Bologna, 24 di febbraio (1507).
LIII.
_A Buonarroto di Lodovico di Buonarrota Simoni in Firenze. Data nella bottega di Lorenzo Strozi, Arte di lana, in Porta Rossa._
Buonarroto. — Io mandai cierti danari costà a Lodovico con cierta comessione già quindici dì sono e mai non ò avuto risposta. Somi molto maravigliato: però di' a Lodovico, che m'avisi se gli à ricevuti, e se à fatto quello gli comessi: m'avisi a ogni modo, perchè ne sto di mala voglia e maravigliomi della sua poca discrezione: è uomo da commettergli un'altra volta una cosa che importi! crederrei avessi scritto cento lettere, perch'io n'avessi almanco una. Fa' che lui mi avisi a ogni modo di quello che à fatto e condanni la lettera, i' modo ch'ella mi sia data.
Della daga di Piero, io vi mandai ieri a vedere s'ell'era fatta; l'aveva ancora a dorare: àmi dileggiato uno mese, ma in vero non à potuto fare altro, perchè in su questa partita della Corte à avuto a servire d'arme tutti e' cortigiani e à avuto grandissima faccienda: però m'à prolungato tanto. Di' a Piero che non dubiti; che in fra pochi giorni l'àrà a ogni modo. El Papa si partì lunedì mattina a sedici ore:[65] e se tu vuoi saper l'ordine che gli à lasciato della cosa mia, va' all'Araldo, e lui ti raguaglierà. Non ò tempo da scrivere. A dì ventiquatro febraio.
MICHELAGNIOLO in Bolognia.
[65] Che fu a' 22 di febbraio di quell'anno.
ARCHIVIO BUONARROTI. Di Bologna, 6 di marzo 1507.
LIV.
_A Buonarroto di Lodovico Buonarroti in Firenze. Data nella bottega di Lorenzo Strozi, Arte di lana, in Porta Rossa._
Buonarroto. — Io non ò risposto prima alla tua e a quella di Piero Aldobrandini, perchè io avevo disposto non iscrivere, se prima non avevo la daga del detto Piero. Egli è dua mesi che io la dètti a fare a uno che à nome di essere el migliore maestro che ci sia di simile arte, e benchè lui m'abbi straziato insino a ora, non ò po' voluto farla fare a altri, nè anche tôrre cosà fatta. Per tanto, se Piero sopra detto si tiene straziato da me, à ragione; ma io non ò potuto fare altro.
Ora ò riscossa o vero avuta la detta daga pure stamani, e con gran fatica, i' modo che Piero mio fu per batterla in sulla testa al maestro, tanto ve l'à fatto tornare. E sappi che l'aportatore di questa sarà el Chiaro di Bartolomeo battiloro, el quale àrà la detta daga. Fa' pagare al detto Chiaro la vettura, quello che se ne viene, e dàlla a Piero. E se la non gli piacessi, digli che m'avisi, che io gniene farò rifare un'altra; e digli che qua, poi che ci venne la Corte, ogni artefice e ogni arte è salito in gran pregio e condizione; però non si deba maravigliare, se io ò tardato tanto a mandargniene, perchè così sono stato straziato ancora io: chè questo maestro solo (à) avuta tanta faccienda poi che ci fu la Corte, che innanzi non ebbe mai tanta tutta Bolognia. Non ò tempo da scrivere. Iscrissi a Lodovico com'io avevo avute le sua lettere e com'io ero stato gabato, come lui àrà inteso. A dì 6 di marzo 1506.
MICHELAGNIOLO DI LODOVICO BUONARROTI in Bolognia.
ARCHIVIO BUONARROTI. Di Bologna, 26 di marzo (1507).
LV.
_A Buonarroto di Lodovico di Bonarrota Simoni in Firenze. Data nella bottega di Lorenzo Strozi, Arte di lana, in Porta Rossa._
Buonarroto. — Io ebi più giorni fà una tua, per la quale intesi il tutto della daga e di Piero Aldobrandini. Io ti fo avisato, che se non fussi stato per tuo amore, che io lo lasciavo cicalare quanto voleva. Sappi che la lama che io ò mandata e che tu ài ricievuta, è fatta in sulla misura sua, ciò è del detto Piero; perchè lui me ne mandò una di carta in una lettera e scrissemi che io la facessi fare apunto a quel modo: e così feci: e però se lui voleva una daga, non mi doveva mandare la misura d'uno stoco: ma io ti voglio iscrivere per questa, quello che io non ò più voluto scrivere; e questo è, che tu non pratichi con lui, perchè non è pratica da te: e basta. E se lui venissi da te per la sopra detta lama, non gniene dare per niente; fagli buon viso, e digli che io l'ò donata ad uno mio amico: e basta. Sapi che la mi costò qua diciannove carlini e tredici quatrini della gabella.
Le cose mia di qua vanno bene, grazia di Dio, e spero infra uno mese gittare la mia figura: però pregate Idio che la cosa abbi buon fine, acciò che io torni presto costà, perchè sono disposto di fare quello che v'ò promesso. Conforta Giovansimone e digli che mi scriva qualche volta, e di' a Lodovico com'io sto bene e che inanzi che io gitti la mia figura, che lo saprà a ogni modo. Racomandami al Granaccio, quando lo vedi. Non ò da dirti altro. Qua comincia la moria ed è della cattiva, perchè non lascia persona dov'ella entra, benchè per ancora non cie n'è molta; forse quaranta case, secondo che m'è detto. A dì ventisei di marzo.
MICHELAGNIOLO scultore in Bolognia.
Se tu avessi data la daga a Piero, non gli dire altro; ma se non gniene ài data, non gniene dare per niente.
MUSEO BRITANNICO. Di Bologna, 29 di marzo 1507.
LVI.[66]
_A Buonarroto di Lodovico di Buonarrota Simoni in Firenze. Data nella bottega di Lorenzo Strozi, Arte di lana, in Porta Rossa, o all'Araldo nel Palazzo de' Signori in Firenze._
Buonarroto. — Questa perchè io (ò scritto) a messere Agniolo: la quale lettera sarà con questa: dàlla subito, perchè è cosa che importa. Non ò da dirti altro. Io t'avisai pochi giorni fà pel Riccione orafo. Credo l'àrai avuta. Le cose di qua vanno bene. Di' a Lodovico che quando fia tempo da gittare la mia figura, che io l'aviserò.
A dì venti nove di marzo 1506.[67]
MICHELAGNIOLO scultore in Bolognia.
[66] Pubblicata dal Grimm, Op. cit., pag. 700.
[67] Così sta; ma è evidente che doveva dire 1507, anche secondo il computo fiorentino, usato quasi sempre da Michelangelo, fuorchè nelle lettere a Lionardo suo nipote e ad altri scritte da Roma negli ultimi suoi anni.
ARCHIVIO BUONARROTI. Di Bologna, 31 di marzo 1507.
LVII.
_A Buonarroto di Lodovico di Buonarrota Simoni in Firenze. Data nella bottega di Lorenzo Strozi, Arte di lana, in Porta Rossa._
Buonarroto. — I' ò ricievuta oggi una tua lettera con una di Lodovico: non fo risposta a quella di Lodovico, perchè non ò tempo; ma tu intenderai com'io sto per questa, e così lo informerai: e basta.
Sappi com'io sto bene e ancora come la cosa mia va bene, Dio grazia. Vero è che ci va uno mese di tempo più che io non estimavo, e però non ò ancora scritto a Lodovico el tempo che io la gitto, overo che io la voglio gittare, perchè non è ancora venuto: però none pigli amirazione, che quando sarà il tempo, l'aviserò; che stimo sarà per di qui a uno mese vel circa.
De' fatti dell'aviarvi a bottega, overo del fare compagnia, io voglio farlo a ogni modo, ma bisognia abbiate pazienza tanto che io torni costà.
Tu mi avisi come Piero non à voluto la daga. Io l'ò avuto molto caro che e' non l'abbi voluta e che la non gli sia piaciuta, perchè forse la sua sorte non era che lui la portassi a cintola e massimamente sendotella istata domandata da altr'uomini che non è lui, ciò è da Filippo Strozi. Però se tu vedi che la gli piaccia, va' e fagniene un presente come da te e non gli dire niente quello che la costa. Sapi che la lama io non l'ò vista: però se la non fussi recipiente, non gniene dare: chè tu non paressi una bestia: perchè a lui si convene altra cosa, che a Piero. Con questa sarà una che va a Roma al Sangallo. Ingiègniati di mandargniene. Credo se tu la déssi a Baccio d'Agniolo,[68] la manderebe bene; e a lui mi racomanda. A dì ultimo di marzo 1507.
MICHELAGNIOLO BUONARROTI scultore in Bolognia.
(_Dietro, di mano di Buonarroto._)
1507, da Bologna, a dì 14 d'aprile: de l'utimo di marzo.
[68] Baglioni, nato nel 1462 e morto nel 1543. Fu intagliatore eccellentissimo di legname, e buono architetto, del quale si può vedere quello che scrive il Vasari.
MUSEO BRITANNICO. Di Bologna, 14 d'aprile (1507).
LVIII.
_A Buonarroto di Lodovico di Buonarrota Simoni in Firenze. Data nella bottega di Lorenzo Strozi, Arte di lana, in Porta Rossa._
Buonarroto. — Questa per coverta d'una che va a messere Agniolo; fa' che tu la dia a lui súbito. Non ò tempo da scrivere altro, nè da rispondere a Giovansimone. Io sto bene, e la cosa mia va bene, grazia di Dio. Più per agio vi scriverò: e basta.
A dì quatordici d'aprile.
MICHELAGNIOLO scultore in Bolognia.
MUSEO BRITANNICO. Di Bologna, 20 aprile (1507).
LIX.[69]
_A Buonarroto di Lodovico di Buonarrota Simoni in Firenze. Data nella bottega di Lorenzo Strozi, Arte di lana, in Porta Rossa in Firenze._
Buonarroto. — Io ò oggi una tua dei diciassette d'aprile, per la quale ò inteso il viaggio grande che fanno le mie lettere a venire costà. Non posso fare altro, perchè ci è cattivo ordine intorno a ciò. Io ò inteso per la tua più cose, alle quali non rispondo, perchè non accade. Duolmi tu (ti) sia portato di sì piccola cosa sì pidochiosamente con Filippo Strozi: ma poichè è fatto, non può tornare a dietro.
De' casi mia io scrivo a Giovansimone e lui t'aviserà come io la fo, e così avisate Lodovico.
Vorrei che tu andassi all'Araldo e che gli dicessi che io non avendo mai avuto risposta da lui de' casi di maestro Bernardino,[70] ò stimato che il detto maestro Bernardino non sia per venire qua, per amore della peste: onde io ò tolto uno francioso in quello scambio, il quale mi servirà bene: e questo ò fatto, perchè non potevo più aspettare. Fagniene a sapere, ciò è a messere Agniolo e racomandami a lui e digli che mi racomandi alla signoria del Gonfaloniere.[71] Racomandami a Giovanni da Ricasoli quando lo vedi.
A dì venti d'aprile.
MICHELAGNIOLO in Bolognia.
[69] Pubblicata dal Grimm, Op. cit., pag. 700.
[70] È questi maestro Bernardino d'Antonio dal Ponte di Milano, il quale nel 1504 fu condotto agli stipendi della Repubblica di Firenze, come maestro d'artiglieria: e stette in questo servizio fino al 1512. Doveva essere persona assai valente nell'arte sua, se Michelangelo diedegli a gettare di bronzo la sua statua di papa Giulio, e Gio. Francesco Rustici gli allogò nel 1509 il getto di quelle che egli fece per una delle porte di San Giovanni. Nel 1512 gettò di bronzo la graticola della nuova Cappella del Palazzo pubblico, e parimente rifece di bronzo il cartoccio della base del _David_ del Verrocchio. La licenza data a maestro Bernardino di andare a Bologna da' Signori e Collegi, è del 7 di maggio 1507.
[71] Piero Soderini, gonfaloniere perpetuo della Repubblica.
MUSEO BRITANNICO. Di Bologna, 26 di maggio (1507).
LX.[72]
_A Buonarroto di Lodovico di Buonarrota Simoni in Firenze. Data nella bottega di Lorenzo Strozi, Arte di lana, in Porta Rossa in Firenze._
Buonarroto. — Io ebbi una tua per maestro Bernardino, il quale è venuto qua: per la quale ò inteso come siate tutti sani, salvo Giovansimone che ancora non è guarito; n'ò dispiacere assai e duolmi non lo potere aiutare. Ma presto spero essere di costà e farò cosa che gli piacerà a lui e a voi altri. Però cònfortalo e di' che stia di buona voglia. Ancora di' a Lodovico che a mezzo quest'altro mese io credo gittare la mia figura a ogni modo; però se vuole far fare orazione o altro, acciò che la venga bene, fàccialo a quel tempo, e digli che io ne lo prego.
Non ò tempo da scriverti altrimenti. Le cose vanno bene.
A dì venti sei di maggio.
MICHELAGNIOLO in Bolognia.
[72] In parte pubblicata dal Grimm, Op. cit., pag. 700.
MUSEO BRITANNICO. Di Bologna, 20 di giugno (1507).
LXI.
_A Buonarroto di Lodovico Simoni in Firenze._
Buonarroto. — Io non t'ò scritto più giorni sono, perchè non volevo scrivere, se prima non avevo gittata la mia figura, credendo gittarla più presto che non m'è riuscito.
Sappi come ancora non è gettata, e sabato che viene a ogni modo la gettiamo; e in fra pochi dì credo essere di costà, se la viene bene, com'io stimo.
Non ò da dirti altro. Sono sano e sto bene, e così stimo di voi tutti.
A dì venti gunio.
MICHELAGNIOLO in Bolognia.
ARCHIVIO BUONARROTI. Di Bologna, 1 di luglio (1507).
LXII.
_A Buonarroto di Lodovico di Buonarrota Simoni in Firenze. Data nella bottega di Lorenzo Istrozi, Arte di lana, in Porta Rossa._
Buonarroto. — Noi abiàno gittata la mia figura, ed è venuta i' modo che io credo afermativo averla a rifare. Io non ti scrivo particularmente il tutto, perchè ò altro da pensare: basta che la cosa è venuta male. Ringràzione Dio, perchè stimo ogni cosa pel meglio. Io saperò infra pochi dì quello che io abia a fare e aviseroti. Avisane Lodovico: e state di buona voglia. E se aviene che io l'abbi a rifare, e che io non possa tornare costà, io piglierò partito di fare a ogni modo quello che io v'ò promesso, in quel modo che meglio potrò.
A dì primo di luglio.
MICHELAGNIOLO in Bolognia.
MUSEO BRITANNICO. Di Bologna, 6 di luglio (1507).
LXIII.[73]