Le lettere di Michelangelo Buonarroti

Part 47

Chapter 473,516 wordsPublic domain

In prima aluogha loro tutta l'opera del quadro di detta sepultura da quello che sino al presente è fatto in su, come per uno disegnio fatto et soptoscripto di mano di me scriptore si vede, excepto certo ornamento che va sopra l'ultimo cornicione, il quale detto messer _Michelagnolo_ à a far fare a sue spese: el quale resto di quadro, detti maestro _Giovanni_ et _Francesco_ hanno a fare di marmi nuovi o vechi, secondo parrà a loro, pure sieno buoni, et simili a quelli di sotto, et lavorarli nel medesimo modo et diligentia che il quadro fatto di sotto, secondo il disegnio et modello hauto dal detto messer _Michelagnolo_; e' quali marmi et lavoratura habbino a fare a loro spese, simile il murarli, et questo in tempo di otto mesi proximi da oggi, salvo giusto impedimento, et per prezzo di scudi septecento di giuli x per scudo; con patto che habbino a pigliare lo scudo d'oro per giuli undici. Delli quali scudi septecento ne ha dati loro questo dì scudi cento simili, e per lo avenire ogni volta mosterranno el lavoro fatto per la monta de' danari hauti, darà loro altri scudi cento, et così _successive_ sino allo intero pagamento della fine de l'opera, la quale in tutto fornita, detto messer _Michelagnolo_ pagherà loro il resto sino a l'intero pagamento. Et sono d'acordo che nascendo diferentie fra loro, ne sia iudice messer Donato Giannotti, alla semplice dichiaratione del quale promettono starne. Et per observantia di quanto è detto, si obrighano l'uno a l'altro, et l'altro a l'uno, sopto pena di rifare l'uno l'altro, di chi mancassi, di tutti danni, spese et interessi, da giudicarsi per il detto messer Donato Giannotti. Et in fede s'è fatto la prexente a richiesta di ciascuna delle parti, di mano di me Luigi del Riccio, prexenti messer Donato Giannotti et Francesco Bracci; quale sarà soptoscripta di mano di tutti a dua loro, e' quali d'acordo vogliono resti apresso di me Luigi del Riccio per servirne di loro chi ne havessi di bisognio etc. questo dì 16 di maggio sopradetto 1542, in Roma.

Io maestro _Iouane_ ò reuto scude cento e prometo quato di sopra.

Io Luigi del Riccio in nome di _Francesco da Urbino_, non sappiendo lui scrivere, a sua richiesta fo fede che si obrigha et promette come di sopra.

Io _Michelagniolo Buonarroti_ son contento e prometto quanto di sopra si contiene, questo dì sopra decto.

Io Donato Giannotti fui presente a quanto di sopra si contiene.

Io Francesco di Zanobi Bracci fui presente a quanto di sopra si contiene.

(Dietro.)

✠ Allogatione del quadro della sepoltura di papa Iulio a _Francesco da Urbino_ et a maestro _Giovanni_ scarpellino.

[618] È questi l'Urbino, servitore di Michelangelo. Dal presente contratto apparisce che egli per sua professione era scarpellino, e forse Michelangelo ebbe occasione di conoscerlo e servirsi di lui fin da quando fermò la sua dimora in Roma; il che fu nel dicembre del 1533, come è stato detto altrove.

BIBLIOTECA NAZIONALE DI FIRENZE. Roma, 1 di giugno 1542.

LXI.

_Nuova allogazione a maestro_ Giovanni de' Marchesi _e all'_Urbino _del lavoro del quadro della sepoltura di papa Giulio II_.

Avendo messer _Michelagnolo Buonarroti_ sino addì 16 di maggio proximo passato allogato et dato a fare il resto del quadro della sepoltura di papa Iulio in San Pietro in Vincola a maestro _Giovanni di Marchesi_, scarpellino, abitante in piaza di Branca, et a _Francesco_ di _Bernardino_ d'_Amadore_ da Urbino, con più patti e convenzione, come per una scritta fatta fra loro sopto ditto dì largamente appare; et essendo venuti detto maestro _Giovanni_ et _Francesco_ a rottura et a più differenzie insieme, per il che l'opera ne pativa; et desiderando messer _Michelagnolo_ porre fine a tali lite, acciò che detta opera abbi più presto possibile la sua perfezione: di consenso di tutti a dua e' sopradetti maestro _Giovanni_ et _Francesco_ si ripiglia in sè la detta opera, ciedendo ciascuno di loro per la presente a tutte le iurisdictioni et ragioni, che per vigore della sopra allegata scripta o in qualunque altro modo ci potesino aver sopra, rendendola in tutto et per tutto liberamente al detto messer _Michelagnolo_, il quale, acciò che detta opera si fornisca, di nuovo la rialluoga come a piè:

In prima detto messer _Michelagnolo_ alluoga la sopradetta opera a _Francesco_ di _Bernardino_ d'_Amadore_ da Urbino, et a maestro _Giovanni Marchesi_ scarpellino, per il medeximo prezo et a pagarsi ne' medesimi tempi et modi come nell'altra convenzione dichiarati, nella quale li abbino a fare buoni scudi 100, di giuli X per scudo, che hebbano in principio de l'opera, in diminuzione della somma di scudi 700 simili, che hanno havere di tutta l'opera, con patti che il detto _Francesco_ da Urbino habbia ad attendere di continuo alla detta opera et esercitarsi in essa con ogni sua forza et ingegno, non attendendo ad altro, et habbia lui a provedere a tutti li garzoni bisognassino, et pagarli della compagnia, et a tôrre e' marmi mancassino per fornire l'opera, quali sieno buoni et recipienti per il lavoro; secondo la forma dell'altra convenzione, et habbia a sollecitar l'opera in modo che sia fornita a Natale proximo: in sino al qual tempo duri la provisione et non più: et durando più che detto tempo, in ogni modo sia tenuto a sollecitare come prima, senza provisione, et solo i marmi si habbino a comprare di comune consenso et della bontà secondo la forma della prima scritta, a iuditio di detto messer _Michelagnolo_; ma possa detto maestro _Giovanni_ a suo piacere attendere alla sua bottega et alli altri lavori che alla giornata li accadessino. Et perchè detto _Francesco_ da Urbino per seguitare questa opera ha lasciato altri lavori et facciende, per le quali aveva buona provisione, sono d'acordo che durante l'opera habbia scudi 6, di giuli X per scudo, il mese, cominciando addì 1 di giugno presente et così _successive_: quali scudi sei si habbino a porre a conto della compagnia: et il detto maestro _Giovanni_ per essere libero della persona sua, non abbia avere cosa alcuna, ma possa a suo piacer andare a veder lavorare, acciò che li ordini che darà detto _Urbino_ sieno idonei per l'opera.

Ancor vogliamo che alla fine del presente mese di giugno, detto maestro _Giovanni_ et _Francesco_ da Urbino habbino a far conto di tutti e' marmi messi et lavorati, pagati per detta opera sino a quel dì, presente _Michelagnolo_; et che detto maestro _Giovanni_ habbia a produrre e' conti fatti altra volta con detto _Francesco_, et abbino a saldare ogni cosa sino a quel giorno: et nasciendo fra loro diferenzia alcuna ne sia iudice messer _Michelagnolo_, alla semplice parola del quale ciascuno di essi ne abbia a star, sotto pena di scudi 100 di pagarsi per chi contrafacessi subito al Governatore et Fiscale di Roma: et in oltre quello che recalcitrassi, s'intenda subito et sia fuori dell'opera, et non abbia più che fare in essa.

E di più sono d'accordo che di poi ogni mese detto _Francesco_ abbia a fare conto con maestro _Giovanni_ sopradetto, presente messer _Michelagnolo_, quale habbia a essere iudice di tutte le loro diferenzie sotto le pene sopradette contro a chi non stéssi a quanto lui dicessi.

Sono ancora d'accordo che tutti i marmi di detta opera si abbino a lavorare secondo il disegno dato loro (_da_) detto messer _Michelagnolo_, et nel modo parrà a lui, et alla fine dell'opera; la quale abbia a essere da lui aprovata se starà bene o no, et lui abbia a pagare loro quello restassino avere di scudi 700, di giuli X per scudo; et se l'opra fussi costata più, loro habbino a rifare lui, senza replica alcuna.

Convengono ancora che in fine di detta opera detto maestro _Giovanni_ et _Francesco_ abino a far conto insieme di tutto quello sarà costa, et essendovi utile, partecipino per metà, et similmente essendovi danno, che ciascuno concorra per metà et rifaccia detto messer _Michelagnolo_ della sua rata; et nascendo tanto ne' conti quanto in ogni altra cosa diferenzia fra li detti _Francesco_ et maestro _Giovanni_, se ne rimettino et ne voglino stare alla semplice dichiarazione di detto messer _Michelagnolo_, sotto le pene che di sopra è detto senza alcuna replica.

BIBLIOTECA NAZIONALE DI FIRENZE. Roma, 8 di luglio 1542.

LXII.

_Lodo de' maestri chiamati a giudicare il lavoro di quadro fatto da sopraddetti_ Giovanni e Francesco.[619]

A dì 8 luio 1542.

Faciamo fede noi eletti camatti, cioè io maestro _Iuliano_, camatto da _Michelangello Bonarota_, e maestro _Bernardino da Marco_, camato da magistro _Iovane da Sattri_, e 'l dito _Iuliano_ e _Bernardino_ àno camato per terzo _Andreia Bevelacqua_ scarpellino, a stimare e vedere uno lavoro che aveva a fare l'_Orbino_, e maestro _Govane da Sattre_ a conpania; li sopra scritti maistri áno visto e misurato dito lavoro, trovano che dal dito lavoro n'è fato dali sete parte l'una, stimato ditto lavoro con consintimento dali sopra scrite partie, e noi d'acordo avemo stimati insieme.[620]

[619] Pubblicato dal Gaye, Op. cit., vol. I, pag. 295.

[620] Nell'originale seguono le firme.

BIBLIOTECA NAZIONALE DI FIRENZE. Roma, 20 d'agosto 1542.

LXIII.

_Ultima convenzione tra_ Michelangelo _e gli agenti del duca d'Urbino per la sepoltura di papa Giulio II_.

A dì XX agosto 1542.

In nomine Domini, Amen. Conciosia cosa che avendo messer _Michelangelo Buonarroti_ più tempo fa preso a fabricare et costruere la sepoltura della felice remembranza di Iulio papa II con più et diversi patti et convenzioni, come per diversi contratti sopra di ciò fatti appare, li quali furono cassati et annullati per uno contratto fatto dinanti alla bona memoria di Clemente VII co' lo illustrissimo signor duca d'Urbino sotto dì XXVIIII di aprile MDXXXII con nove convenzioni: li quali il prefato messer _Michelagnolo_ per iusti et legitimi impedimenti fin qui non ha possuto adimpire, nè dal fine a detta sepoltura secondo detto ultimo contratto, _presertim_ per esser stato occupato in dipingere la capella di Sixto in el Palazzo apostolico; et non possendo il medesimo messer _Michelagnolo_ ancor per l'avenire attendere a detta opera della sepoltura per essere costretto dalla Santità di nostro signor Paulo papa III, a dipingere la sua nuova capella, et per la ettà non potria resistere nella pittura et sculptura; desiderando levarsi et liberarsi in tutto del carigo, obligo et convenzione, che in el ditto contratto de' XXVIIII d'aprile 1532 si contengono; et per questo essendo ultimamente venuto a nuove convenzioni con la excellenzia del prefato signor duca d'Urbino, come per una sua lettera de' VI di marzo 1542 diretta al prefato messer _Michelagnolo_, dove si vede; finalmente per mezanità di sua Beatitudine oggi, questo giorno soprascritto, davanti a sua Santità et di suo consenso et volontà il prefato messer _Michelagnolo_ constituto in presentia etc. di nuovo è convenuto e conviene con il prenominato illustrissimo signor Duca, e per sua Eccellenzia con il magnifico signor Girolamo Tiranno, suo oratore, presente, e per ditta sua Excellenzia stipulante, alle infrascritte convenzioni et patti:

Inprimis di comune consenso et volontà li prefati signori Ambasciatori et messer _Michelagnolo_ cassorono, annullorno et invalidorno, et per cassi, annullati et invalidati ebbero et hanno il contratto sotto dì XXVIIII d'aprile 1532, quanto ogni altro contratto et scripture per conto di detta sepoltura fatte inanti et poi ditto contratto: et così il medesimo oratore messer Girolamo in nome di sua Excellenzia et per lei liberò et absolvì, et libera et absolve il medesimo messer _Michelagnolo_, presente et acceptante per sè et suoi eredi, da ogni obligo et promessa et anco convenzione, che il detto messer _Michelagnolo_ per scripture publice e private, o in qual si voglia altro modo avesse fatto, per conto di detta sepoltura fin' a questo dì, come mai se ne fusse impacciato. Et questo ha fatto e fa detto oratore, però che messer _Michelagnolo_ predetto ha già depositato in sul banco di messer Silvestro da Montauto et compagni di Roma, in nome et ad istanzia di sua Eccellenzia et per complemento et fine della sepoltura et opera, scudi 1400 di moneta, et ad commodo et pericolo di sua Excellenzia, talchè di detto deposito non abbia più a fare esso messer _Michelagnolo_; et detti scudi 1400 in modo alcuno non possa toccare o rimovere, se non per spendere giornalmente per finire detta opera, cioè scudi 800 che ha de avere _Francesco d'Urbino_, che già si crede n'abbia auto 300; et questi scudi 800 sono per la monta dell'opera della parte di sopra del quadro, cioè ornamento che ci resta a fare per detta sepoltura, allogatoli per prezzo di scudi 800, il quale piglierà alla giornata secondo che lavorerà; et scudi 550 che ha d'avere _Raphaello da Montelupo_, scultore, de' quali già si dice ha auto 105. Quali 550 sono per fornitura di cinque statue, allogateli a finire per detto prezzo: le quali statue sono una Nostra Donna con il Putto in braccio, quale di già in tutto è finita; una Sibilla, uno Profeta, una Vita attiva et una Vita contemplativa, bozzate et quasi finite di mano di detto messer _Michelagnolo_. Quali statue maestro _Raphaello_ anderà alla giornata forniendo, et di più scudi 50 che si àranno a dare a _Francesco d'Urbino_ per condurre le dette statue a San Pietro in Vincula, dove è cominciata detta sepoltura, et metterle in opera; et la statua del _Moises_, che va in questa opera, detto messer _Michelagnolo_ la darà finita et condutta a l'opera a sue spese et per detti scudi 1400, come di sopra depositati di ordine et consenso del prefato signor ambasciatore. Esso signor ambasciatore quieta, libera et absolve detto messer _Michelagnolo_ presente etc. della opera predetta et sepoltura, et di tutti li denari che detto messer _Michelagnolo_ havesse avuti da qual si voglia persona per conto di detta sepoltura fino al dì presente, lasciando libera et espedita al detto messer _Michelagnolo_ et per sua la casa, della quale si dice in ditto strumento di 29 aprile 1532, promettendo che mai per conto di detta opera et fabrica di sepoltura di Iulio papa II, nè per conto de' denari che messer _Michelagnolo_ habbia avuti, nè per conto di detta casa, per tempo alcuno dalla excellenzia del prefato signor Duca, nè da altri in suo nome, o da altri sotto qual si voglia quesito colore di eredità, parentado, amicizia, execuzione di testamento o scripture publice o private sopra ciò fatte, o protesti _etiam_ secretamente fatti, il detto messer _Michelagnolo_, per quanto sua Excellenzia puotrà, non sarà molestato: dechiarando, che per questo contratto si ponga silenzio perpetuo a questo negocio di sepoltura per conto di detto messer _Michelagnolo_. Et per maggiore et più valida fermezza di tutte le soprascritte cose, il prefato messer Girolamo, oratore, in nome della excellenzia del duca di Urbino prenominato, et per lui promettendo _de rato_ in forma valida si obliga, _videlicet_, che sua Excellenzia ratificarà per publico instrumento questo contratto et tutto quello che in esso si contiene, et per lettera che sua Excellenzia scriverà a messer _Michelagnolo_ in fra XV dì da oggi: il quale contratto et lettera sua Excellenzia, subito che saran qui venuti fra detto tempo, farà recognoscere fra XV dì da poi da tre persone degne di fede. E di presenzia, consenso et volontà di sua Beatitudine ambedui le parti, come di sopra, in detti nomi si obligorno in forma della Camera Apostolica da extendersi a longo con le submissioni, renunziazioni et constituzioni de' procuratori et con tutte le altre clausole necessarie et consuete, non mutata la substanzia delle cose predette, et giurorno etc. Quibus omnibus et singulis premissis coram sua Sanctitate, sic ut prefertur lectis et stipulatis, etiam de illis idem prelibatus sanctissimus Dominus Noster plene informatus, salva etiam latissima et amplissima confirmatione etc. etc.

Acta fuerunt hec Rome in palatio Sancti Marci in camera sue Sanctitatis, presentibus ibidem Reverendis patribus domino Alexandro episcopo Adiacensi, sue Sanctitatis magistro domus, et Nicolao Ardinghello episcopo Forosemproniensi, eiusdem domini nostri Pape datario, D. Bernardino Helvino, thesaurario generali Sedis Apostolice, ac dominio Cortesio et aliis testibus etc.

(_Firmato_): BARTHOLOMEUS CAPPELLUS, notarius rogatus.

Maestro _Raffaello da Montelupo_ avere alli 21 d'agosto scudi 445, avuti da messer Hieronimo Tiranno, oratore del signor duca d'Urbino, per mano di messer _Michelangelo Buonarroti_.

ARCHIVIO BUONARROTI. Roma, 21 d'agosto 1542.

LXIV.

_Girolamo Tiranno, oratore del duca d'Urbino, alloga a_ Raffaello da Montelupo _a finire cinque statue di marmo, e a_ Francesco _detto_ l'Urbino _a fare il resto del lavoro di quadro della sepoltura di papa Giulio II_.

In nomine Domine, Amen. Per hoc presens publicum instrumentum cunctis pateat evidenter et sit notum, quod anno ab eiusdem Domini nativitate millesimi quingentesimi quadragesimi secundi, indictione quintadecima, die vero vigesima prima augusti, Pontificatus sanctissimi in Christo patris et domini nostri, domini Pauli divina providentia pape iij, anno octavo, in mei notarii publici testiumque infrascriptorum ad hec specialiter vocatorum, personaliter constitutus:

Il magnifico messer Hieronimo Tiranno, oratore dell'illustrissimo signor duca di Urbino, in nome di sua Excellentia, di messer _Michelangelo Buonarruoti_, et de l'opera della sepoltura della felice recordazione di Iulio papa ij incominciata in la chiesa di San Pietro ad Vincula di Roma; acciochè la detta opera abbia il suo debito fine, in ogni miglior modo che possa et debba, allogò et dètte a maestro _Raphaello da Montelupo_, scultore fiorentino, a finire cinque statue di marmo che vanno in detta sepoltura et che erano prima sbozzate et quasi finite dal prefato messer _Michelangelo Bonarruoti_: le quali sonno, _videlicet_, una Nostra Donna con il Putto in braccio, una Sibilla, un Propheta, una Vita activa et una Vita contemplativa: et tutto per prezzo di scudi cinque cento cinquanta di moneta, a iuli x per scudo: le quali statue esso maestro _Raphaello_ ha da dar finite del tutto nella stanza dove sono in casa del prefato messer _Michelangelo Bonarruoti_, nel modo et secondo che giornalmente li ordinarà et commetterà il detto messer _Michelangelo_, a cui obedienza ha da stare, et questo in tempo di xx mesi proximi, cominciati questo dì: de' quali scudi cento cinquanta detto maestro _Raphaello_, quivi presente, confessò avere avuto scudi cento cinque per mano del medesimo messer _Michelangelo Bonarruoti_ in più partite fino a questo dì ventuno di agosto, et il resto, che sono scudi quattrocento quaranta cinque simili, ha avuto una cedula del banco di Silvestro da Montauto et compagni, per averli alla giornata; secondo andarà lavorando et di ordine et per poliza del predetto messer _Michelangelo_, sottoscritta di mano del prefato magnifico signore imbasciatore; et messer Luigi de Riccio: _nome proprio_ promesse et promette che il prefato maestro _Raphaello_ finirà per il detto prezzo le dette cinque statue in detto tempo, salvo iusto et legitimo impedimento; il qual cessante, sia in ogni modo tenuto a finirle.

Item il detto signor imbasciatore, in nome come di sopra, similmente allogò a _Francesco_ d'_Amadore_ da Urbino, _etiam_ presente, tutto il resto del quadro, cioè de l'ornamento di detta sepoltura, cominciata, come è detto di sopra, in San Pietro ad Vincula, con tutto il fontespitio (_sic_) et candellieri; il qual quadro, ornamento et opera ha da fare di ordine et comandamento del detto messer _Michelangelo_, et come a lui parrà et secondo il disegno che ha mandato detto messer _Michelangelo_ a sua Excellentia, dove di sua mano è notata l'altezza et larghezza: et questo, detto _Francesco_ ha da fare per prezzo di scudi ottocento di moneta, a iuli x per scudo: la qual'opera detto _Francesco_ promesse aver finita in dieci mesi proximi, similmente cominciati questo dì: de' quali scudi ottocento di moneta, detto _Francesco_ confessò avere avuto trecento in più partite per mano del medesimo messer _Michelangelo_, et il resto ha ricevuto in una poliza over cedula del bancho di messer Silvestro da Montauto et compagni, per averli alla giornata, secondo andrà lavorando, di ordine et per poliza del detto messer _Michelagnolo_ et sottoscritta di mano del prefato signor imbasciadore. Et più il detto _Francesco_ si obligò et promesse che detto messer _Michelagnolo_ ritoccherà la faccia della statua di papa Iulio che è in su l'opera et quella de' Termini, secondo che ad esso messer _Michelangelo_ parrà stia bene. Et ancho detto _Francesco_ da Urbino si obligò condurre et far condurre a sue proprie spese le cinque statue che vanno in detta sepoltura, da casa del detto messer _Michelangelo_ dove sonno, in su detta opera, dove hanno a stare, per prezzo di scudi cinquanta simili di moneta, quali dicano già essere depositati come di sopra, per averli detto _Francesco_ quando egli arrà condotte e poste dette statue a luogo loro. Li quali maestro _Raphaello_, messer Luigi et _Francesco_ presenti per observatione di tutto quello che di sopra è detto et scritto, si obligorno et ciaschun si obligò in forma amplissima della Camera Apostolica, da extendersi con tutte le clausule, cautele et promissioni solite et opportune; et giurorno _ad sancta Dei evangelia_. Le quali cose furon fatte come di sopra, in Roma, nel Consolato de' Fiorentini, presenti messer Giovanni Pandolfini cittadin fiorentino, et Giovanni Bancozzo clerico fesulano, testimoni.

Et ego Bartholomeus Cappellus de Montepolitiano, Camere Apostolice notarius et nationis florentine de Urbe cancellarius, de premissis ut supra gestis rogatus, hoc presens publicum instrumentum aliena manu fideliter scriptum, subscripsi et publicavi meis nomine et signo consuetis in fidem premissorum muniendo, requisitus.

BIBLIOTECA NAZIONALE DI FIRENZE. Roma, 6 di febbraio 1543.

LXV.

Battista _di_ Donato Benti _prende a fare dall'_Urbino _un'arme di marmo per la sepoltura di papa Giulio II_.[621]

Sia noto a chi vedrà la presente, come _Francesco da Madore_ (_sic_) da Urbino à alogato et dato a fare a _Batista_ da _Pietra Santa_[622] una arme di papa Iulio II, di marmo d'un pezo, secondo il modello auto da messer _Michelagnolo Buonarroti_, a tutta sua spesa della fattura: solo detto _Francesco_ da Urbino li à a dare il marmo et fargnene portare a casa sua vicino a Camposanto, et di lì, fatta che la sarà, levarla et condurla a San Pietro in Vincula a spese sua, per prezzo di scudi 36, di giuli x per scudo, di moneta vechia; detto _Pietra Santa_ promette averla di tutto finita per tutto marzo proximo 1543.

6 febbraio 1543, in Roma.

[621] Anche questo è pubblicato dal Gaye, Op. cit., vol. II, pag. 296.

[622] Figliuolo di quel Donato Benti, scultore fiorentino, più volte nominato.

ARCHIVIO BUONARROTI. Firenze, 14 di maggio 1548.

LXVI.

_Fede di Bernardo Bini di aver pagato, in nome del cardinale Aginense, a_ Michelangelo _3000 ducati per conto della sepoltura di papa Giulio II_.