Le lettere di Michelangelo Buonarroti

Part 44

Chapter 443,395 wordsPublic domain

[601] Dai Rogiti di ser Giovanni Della Badessa, di Pietrasanta: Protocollo del 1518 e 1519, c. 130, nello _Archivio de' Contratti di Firenze_. Si legge ancora nell'Op. cit. del Santini, vol. V, pag. 221.

ARCHIVIO BUONARROTI. Firenze, 18 di maggio 1518.

XXXIX.

_Ricordo de' patti circa il cavare de' marmi tra_ Michelangelo _e alcuni scarpellini da Settignano._

A dì 18 di maggio 1518.

Danari che serve _Michelagnolo_ di _Ludovico Simoni_ scultore a questi qui a piè.

A _Sandro_ di _Giovanni Bertini_, E _Filippo_ di _Vangelista_ di _Niccolò del Macìa_, E _Dionigi_ di _Lorenzo_ di _Salvadore_, tutti da Settignano.

Obligati per duchati cento d'oro ogniuno in tutto, e _Dionigi_ detto obligato per tutti a _Michelagnolo di Lodovico Simoni_ per detti ducati 100 d'oro, e' quali ebono per detto _Michelagnolo_ da Bonarotto suo fratello questo dì 18 di magio sopradetto in duchati tuti d'oro buono: portògli _Sandro di Giovanni_ sopradetto: obrigati come di sopra in questo modo, cioè: che se infra dì 5 prosimi, cioè per tutto dì 21 del presente mese, e' detti non si fusino rapresentati: cioè il detto _Sandro di Giovanni_ e _Filippo di Vangelista_ si sono rapresentati a Pietra Santa a _Michelagnolo_ detto e secho rimasti d'acordo: che sieno tenuti infra dieci dì poi a rendere e' detti ducati cento d'oro al detto _Michelagnolo_; e restando d'achordo, sì che abino avergli ghuadagnati a cavare marmi per detto _Michelagnolo_ in fra mesi quatro prosimi futuri; e non avendo in fra 4 mesi cavato tanti marmi, che _Michelagniolo_ sia sodisfato, abino a rendere e' detti ducati 100 a detto _Michelagnolo_ o quelo restasino a guadagniare, pure che sieno d'achordo con detto _Michelagnolo_, sotto la pena del dopio quela parte che non oservase; non anulando però altro contrato avesino fato prima. E di tanto se n'è fato contrato questo dì detto, roghato ser Buonaventura di........ nottaio florentino a la Merchantia. Testimoni Anton Francesco Schali e Bartolomeo Schali suo nipote.

Pagòsi grosi 6 al detto notaio.

[602]Nota che e' restino obrigati tutti come e' sono, e come e' non m'ànno osservato el contratto, e come e' cento ducati ch'io do a _Sandro_, gli do per mia discretione, non già ch'io gli abi a dare; e lui à a dare la sicurtà di soddisfarmi detti cento ducati, e di qualli che ànno avuti tutti loro che sono altri cento, come aparisce pel contratto. E à el detto _Sandro_ a dar sicurtà di sodisfarmi di detti danari infra quatro mesi, non si liberando nè l'uno nè nessuno degli altri del primo contratto.

[602] Quel che segue è scritto da Michelangelo.

ARCHIVIO BUONARROTI. Pietrasanta, 22 di maggio 1518.

XL.

Alessandro Bertini _da Settignano s'obbliga_ con _Michelangelo_ _di cavargli colonne e stipiti di marmo per scontare un suo debito_.

Die XXij maii 1518.

Sia noto a qualunque persona, come avendo _Michelangelo_ di _Lodovico Buonarroti_, scultore fiorentino, prestato addì 18 di detto ducati cento d'oro in oro larghi a maestro _Alexandro_ di _Giovanni_ di _Bertino_, scarpellino da Settignano; quali ducati cento d'oro in oro furono cónti et numerati a detto maestro _Alexandro_ per lui in Firenze da Buonarroto suo fratello, come ne appare contracto rogo per mano di ser Buonaventura, cancelliere della Mercatantia di Firenze; et volendo detto maestro _Alexandro_ satisfare de' detti 100 ducati d'oro in oro al detto _Michelangelo Buonarroti_; convennono questo dì sopradetto insieme, cioè che el sopradetto maestro _Alexandro_ sia in pagamento di essi flor. 100 d'oro in oro tenuto a dare fra quattro mesi da oggi tanti marmi da doversi trarre et cavare nel comune della Cappella, vicinanza di Pietra Santa, luogo detto Finocchiaia, alle misure che saranno qui di sotto, bozati, con prezi et belleza et bontà, come di sotto si dirà; con questo inteso, che detto maestro _Alexandro_ non si debba mettere a cavare in luogo che impedisca et dia noia a maestro _Michele_ di _Piero_ di _Pippo_ da Settignano, il quale cava in detto luogo. Et in caso che in fra e' detti quattro mesi proximi a venire, detto maestro _Alexandro_ non avessi cavato tanti marmi alle misure che si dirà, et postogli al caricatoio, che montino et ascendino alla somma di ducati 100 d'oro in oro; allora et in tal caso detto maestro _Alexandro_ sia tenuto rendere al detto _Michelangelo_ li sopradetti ducati 100 d'oro in oro.

Le misure de' detti marmi sono queste:

Colonne di braccia undici alla misura fiorentina, di lungheza et di grosseza di braccia uno et duo terzi da piè et braccio uno et mezo da capo.

Stipiti di porta di lungheza di braccia dieci et uno quarto et largheza di uno braccio et uno 4º et di grosseza uno braccio, e quel più che dirà maestro _Donato Benti_ fiorentino: altri marmi alle misure che dirà detto maestro _Donato_. Et tutti detti marmi sieno bianchi et netti di peli et d'ogni altra macula, et de' più belli del luogo.

E' prezi convenuti fra loro de' sopra detti marmi sono questi: cioè per ciascuna delle dette colonne, ducati trenta d'oro in oro larghi; per ciascuno stipite, ducati venti d'oro larghi; di ogni altro marmo da cinque carrate in su e per insino in cinque carrate, ducati uno per carrata; de' pezi di sei carate l'uno insino a x carate, lire dodici piccioli. E io ser Pierangelo di maestro Francesco di Nicola da Barga, al presente cancellieri del Commissario di Pietrasanta, non come persona pubblica, ma privata, di consentimento et voluntà et presentia delle dette parti ò scripta questa di mia propria mano, anno, dì et mese soprascripti, in presentia di ser Piero di maestro Matteo Gherardi da Pietrasanta, et maestro _Donato Benti_, testimoni chiamati dalle parti, e' quali di sotto insieme con tutte le dette parti di loro propria mano si sottoscriveranno.

Io maestro _Alessandro_ sopra ditto sono contento e mi obrigo a quanto di sopra è detto, e per fede di ciò detto dì, mese e anno mi sono sottoscritto di mia propria mano, presente messer Pier Gerardi da Pietrasanta, e maestro _Donato Benti_, e' quali si sotto scrierano di loro propria mano.

Io _Michelagniolo_ sopra detto sono contento a quanto di sopra si contiene, e in fede di ciò mi sono sottoscritto di mia propria mano questo dì sopraditto in presenzia de' sopra nominati.

Ego Petrus Gerardus de Petra Santa legum doctor, omnibus suprascriptis interfui et presens fui et ut testis, ut supra, de voluntate suprascriptorum partium me hic propria manu subscripsi, die, mense et anno suprascriptis.

Io _Donato_ di _Batista Benti_ fiorentino fui presente e testimonio a quanto in questa iscritta di sopra si contiene, e per fè di ciò mi so' sottoscritto di mia propria mano col detto messer Piero.

ARCHIVIO DE' CONTRATTI DI FIRENZE. Pietrasanta, 1 di giugno 1518.

XLI.

Donato Benti _come procuratore di_ Michelangelo _e de' suoi denari, presta a due scarpellini dieci ducati d'oro che essi promettono di scontare in tanti marmi_.[603]

Die prima iunii 1518.

In nomine Domini, Amen.

Sia noto e manifesto ad ogni persona legerà lo presente instrumento, come maestro _Donato_ già fu di _Baptista Benti_, scultore fiorentino, abitatore allo presente in Pietrasanta, distretto del magnifico e excelso Populo e Dominio fiorentino, come procuratore e in nome di procuratore dello egregio omo maestro _Michelangiolo di Lodovico Bonarroto_, _similiter_ scultore, cittadino fiorentino, et _etiam_ come di sua procura ne appare uno contratto per mano di me notaro infrascripto e per lo quale maestro _Michele Angelo_ promette de rato sotto obligazione, dà et numera et presta — a maestro _Michele_ di _Piero_ di _Pippo_ da Septignano, scarpellino e foditore di marmi, et _Bastiano_ d'_Angelo_ di _Benedetto Iohanni Marchi_ della Cappella, vicinanza di Pietrasanta, e a qualunque di loro principalmente et in solido — ducati dieci larghi d'oro in oro, delli quali maestro _Michele_ e _Bastiano_ in presentia di me notaro e testimoni infrascripti confessano _in veritate_ da esso maestro _Donato_ in detto nome già avere avuto ducati due d'oro in oro larghi. Et ducati octo larghi d'oro in oro il soprascripto maestro _Donato_ — dà, paga, numera e presta. — Li quali ducati octo larghi d'oro in oro rimanghino apresso di esso maestro _Michele_ e _Bastiano_ in solido. — Dichiarando esso maestro _Donato_ essere della pecunia e denari propri d'esso maestro _Michelangelo_ per prestargli alli soprascritti maestri _Michele_ e _Bastiano_, in solido. — Li quali ducati dieci d'oro in oro larghi soprascripti, maestro _Michele_ e _Sebastiano_ — promettono ad esso maestro _Donato_ — dare et pagare a lui e suo principale in due mesi proximi ad venire in tanti marmi da essere chavati e isbozati in buona isbozatura alle mesure del principale d'esso maestro _Donato_ e ad loro sarà data per detto maestro _Donato_, detto nome. Li quali marmi s'àranno ad cavare in Finochiaia della Cappella, iurisdictione e vicinanza di Pietrasanta, de' più belli che sono in detto loco, netti di vene e di peli, per pregii che fe' maestro _Allixandro_ di _Giovanni_ di _Bertino_ da Septignano, ogni excusatione e cavillatione remossa.

[603] _Archivio_ detto, da' Rogiti di ser Giovanni Della Badessa: Protocollo del 1518 e 1519, c. 199.

ARCHIVIO DE' CONTRATTI DI FIRENZE. Firenze, 29 d'ottobre 1518.

XLII.

_Colonne, architrave e stipiti da cavarsi per la facciata di San Lorenzo allogati a vari scarpellini da Settignano._[604]

Die 29 mensis octobris 1518.

Providus et prudens vir _Michelangelus Ludovici Leonardi de Simonibus_, civis honorandus ac sculptor excellentissimus florentinus — locavit et concessit — magistro _Dominico Iohannis Bertini_, scalpellino populi Sancte Marie a Septignano, ibidem presenti et conducenti ad fodiendum, faciendum et bozandum è marmore existente in fodinis et in montibus Petresancte desuper Seraveziam _in luoco detto Finochiaia_ è contra Capellam infrascriptas columnas et petra magna et parva marmorea pro pretiis et mercedibus, temporibus et terminis infrascriptis, singula singulis referendo: et que sunt ista, videlicet:

Dua colonne di lungheza di braccia xj e 1/4 alla misura fiorentina et grosse da piè br. 1 2/3 et da capo braccia 1 1/3 con le base et capitelli convenienti a epse colonne et con quelle misure gli saranno date da decto _Michelagnolo_: et decto _Michelagnolo_ promecte dare a decto maestro _Domenico_ per sua fatica di ciaschuna di decte colonne, ciò è per il fuso silecto, cavate et bozate nel luoco proprio della cava predetta, fior. quaranta larghi d'oro in oro: et più

Dua pezi d'architravi, e' quali nel vivo debbino essere et sieno br. vij et 1/3 et nello ogiecto br. 8 et 1/3, et alti br. 1 1/2 et le rivolte br. 2 1/2 nello ogiecto, et il vivo delle rivolte br. 2. E decto _Michelagnolo_ gli debbe dare per ciascuno pezzo di decti architravi abozati con le misure da darsi per decto _Michelagnolo_, et in quello luoco dove s'abozeranno come di sopra, fior. xxv d'oro larghi in oro: et più

Uno stipite delle porte maggiore lungo br. 20 1/4 con la grosseza et alteza da darsegli, come di sopra, per prezo di fior. xxx larghi d'oro in oro, bozato come di sopra: et più

Quattro stipiti delle porte minori con due loro architravi et con l'architrave della porta grande, posti come di sopra in su la cava, per prezo di ducati novanta larghi d'oro in oro, o vero la metà de' decti 4 stipiti et architravi, come detto maestro _Domenico_ fussi d'acordo con gl'infrascripti altri conduttori nella infrascripta altra locatione nominati. Et che decto maestro _Domenico_ sia obligato a dare a detto _Michelagnolo_ tutte l'altre pietre minore da cinque carrate in su abozate nel decto lavoro per insino al manco prezo delle soprascripte per fior. uno largo d'oro in oro la carrata. Et di cinque et da cinque carrate in giù, detto maestro _Domenico_ sia obbligato a darle bozate al caricatoio, dove può andare il carro, per prezo di fior. uno largo d'oro in oro la carrata. Et inoltre sia obligato decto maestro _Domenico_, oltre alle carrate delle decte pietre grosse, a dare a decto _Michelagnolo_ tante carrate delle pietre pichole, che in tucto faccino numero, _omnibus computatis_, di carrate cento cinquanta. Con pacto che la belleza et biancheza di tutti detti marmi debbino essere come quelle della colonna si roppe o più presto meglio; et che circa de' casi de' peli o cotture, detti marmi debbino essere netti al tutto. Et li quali marmi et colonne detto maestro _Domenico_ sia tenuto et obbligato di aver fatti et bozati in questo modo, ciò è: una di dette colonne per di qui a mesi due da oggi et il restante per tutto il mese di giugno proximo 1519, senza alcuna exceptione. La quale locatione et tutte le cose predette detto _Michelagnolo_ fa al detto maestro _Domenico_ con patto in principio, mezo et fine del presente contratto, aposto et repetito, che al caso sopravenissi la morte di nostro signore papa Leone, _quod Deus avertat_, o che per altri casi sua Santità non volessi seguitare il lavoro della facciata di San Lorenzo, per la cui causa si fanno detti lavori; che in tal caso o casi, o per qualunque di quelli, epso _Michelagnolo_ non sia obligato a seguitare tal'opera; ma che avendo detto maestro _Domenico_ danari in mano di detto _Michelagnolo_, che epso maestro _Domenico_ sia obligato a dar tanti marmi al detto _Michelagnolo_ di quelli che così fussino bozati per suo conto, che sconti detto restante avessi di suo in mano. Et al caso che esso maestro _Domenico_ avessi cavato et bozato a mesura di detto _Michelagnolo_ più marmi che non è la quantità gli restassi in mano; che detto _Michelagnolo_ gli ne debbe pagare alla ragione predetta: intendendo sempre tutte le dette cose a sano et puro intelletto. Et inoltre detto _Michelagnolo_ per parte di detti lavori da farsi dètte et numerò a detto maestro _Domenico_, quivi presente, in presenza di me notaio et delli testimoni infrascripti, fior. trenta larghi d'oro in oro, et della qual quantità lui si chiamò ben pagato, tacito et contento. — Et in oltre a' prieghi et mandato del decto maestro _Domenico_ — stecte mallevadore _Francesco_ d'_Andrea_ di _Giovanni_, scalpellino da Septignano — etc. etc.

Item postea et incontinenti — prefatus _Michelangelus_ — locavit et concessit ad fodendum et hozandum, ut supra totidem ex marmoribus suprascriptis et ad mensuram et pro pretio, modis et conditionibus et temporibus sopradictis, singula singulis referendo, _Andree Ioannis Andree_ ed _Dominico Mattei Pauli Morelli_, scalpellinis populi Sancte Marie a Septignano, comitatus Florentie — et pro parte laboreriorum predictorum dictus _Michaelangelus_ solvit et numeravit dictis _Andree_ et _Dominico_ sociis predictis. — florenos xxv auri latos in aurum. —

[604] Da' Rogiti di ser Filippo Cioni da Firenze: Protocollo del 1518 e 1519, c. 23.

ARCHIVIO DE' CONTRATTI DI FIRENZE. Firenze, 18 di dicembre 1518.

XLIII.

_Concordia tra_ Michelangelo _e_ Raffaello _detto_ Bardoccio, _per la cava d'una colonna di marmo di Pietrasanta_.[605]

Die XViij mensis decembris (1518) Actum in Opera Sancte Marie Floris de Florentia.

Cum sit quod providus vir _Michelangelus Ludovici de Simonibus_, civis honorandus et sculptor florentinus excellentissimus, iam sunt menses quatuor proxime elapsi, verbo tenus ut dixerunt partes infrascripte, locaverit _Raphaeli Dominici Iacobi Nencii_ scalpellino, et de presenti habitatori a Signa, alias decto _Bardoccio_, ad fodendum unam columnam de marmore in fodinis Petre Sancte de novo ibidem discoperte et invente, (_sic_) longitudinis brachior. xj 1/4 et _grossa da piè_ brac. 1 2/3 et da capo br. 1 1/2, videlicet _il fuso solo abozato_ pro pretio florenor. 30 auri latorum in aurum. Et cum sit quod dictus _Raphael_ accesserit ad dictas fodinas et inceperit dictam columnam et non perfecerit. Et cum sit quod dictus _Raphael_ non observaverit promissa, et nolit observare promissa et conventa dicto _Michelangelo_; qua propter hac presenti die prefatus _Michelangelus_ ex una et dictas _Raphael_ ex alia, devenerunt ad invicem et vicissim ad infrascriptas conventiones et pacta: videlicet, quod dictus _Raphael_ teneatur et obligatus sit et ita promisit dicto _Micheli Angelo_ ibidem presenti, de presenti ire ad dictas fodinas et perficere dictam columnam et ipsam abozatam reddere teneatur ipsi _Michelangelo_ hinc ad duos menses proxime futuros ab hodie, sine aliqua exceptione. Et quia prefatus _Michelangelus_ mutuavit dicto _Raphaeli_ pro dicta de causa flor. 50 latos, prout dictus _Raphael_ coram me notario et testium — asseruit; qua propter dictus _Michelangelus_, non obstante dicta concordia ut supra facta inter eos, pro dictis flor. 30 latorum in auro, fuit et est contentus, quod si et casu quo dictus _Raphael_ reddiderit dictam columnam tempore predicto abozatam ut supra, quod ipse _Raphael_ lucretur totam dictam quantitatem dictorum florenor. 50 largorum — et ex nunc ipsum in casu predicto et non aliter absolvit et liberavit a quantitate predicta.

[605] Da' Rogiti di ser Filippo Cioni da Firenze: Protocollo del 1518 e 1519, c. 52.

ARCHIVIO DE' CONTRATTI DI FIRENZE. Pietrasanta, 13 d'aprile 1519.

XLIV.

_Alcuni scarpellini Carraresi si obbligano con_ Michelangelo _di cavargli marmi_.[606]

In nomine Domini, Amen. _Iacopo_ di _Thomeo_ de Casa Pulcia, habitatore a Torano, villa di Carrara; _Antonio_, alias decto _Leone_, di _Iacopo Puliga_ de Puliga, habitatore a Torano; et _Francesco_, decto _Bello_, già di _Iacopo Vannelli_ de Torano soprascripto, maestri cavatori et disbozatori di marmi qui presenti, promectano et convengano allo egregio omo maestro _Michelangelo_, scultore benemerito, di _Lodovicho Bonarotti_, citadino fiorentino, presente, di fare, isbozare, cavare, dare et consignare a decto maestro _Michelangelo_ pezi octo di marmo carrarese, cioè della cava appellata — la cava dello _Leone_ di Carrara; la quale cava est (_sic_) del soprascripto _Antonio_; la quale ha, come dice, pro indiviso cum _Iacopo_ di _Guido_, appellato sopranome _Quindecim_, de Torano soprascripto: cioè pezi quatro di marmo _seu marmorei_, alti l'uno braccia cinque, larghi braccia uno et uno quarto de uno altro braccio, grossi braccio uno et mezo, per qualunque de' decti pezi quatro di marmo: per pregio di ducati trenta due d'oro in oro larghi per qualunque pezo.

Item altri quatro pezi di marmo, per alteza braccia quatro et mezo, larghi braccia uno et mezo, grossi braccio uno et uno quarto di braccio per qualunque de' decti pezi quattro d'essi marmi, ad ragione di ducati _quindecim_ d'oro in oro larghi per qualunque pezo d'essi marmi. E quali marmi sopra expressi debbino essere di bona biancheza, qualità, e senza peli, vene et vivi o altre machule, et siano simili ad altri dua pezi di carrate septe già avuti da decto _Antonio_, detto _Leone_, et _Iacopo Quindecim_ suo compagno dalla soprascritta cava, quale dicesi la cava del Polvaccio allo dirimpetto della cava del _Mancino_, ad ragione di ducati trenta duo d'oro in oro larghi lo magiore, et lo minore ad ragione di ducati _quindecim_ larghi d'oro in oro per qualunque d'essi marmi. Li quali marmi e lavoro d'essi marmi — promectono — a decto maestro _Michelangelo_ scultore, presente — dargli et consignarli per di qui a mezo lo mese di luglio proximo ad venire, cioè pezi dua delli grandi, et dua pezi delli picholi a decto tempo posti in barcha, et quelli in barcha consignarli ad ogni spesa, danno, pericolo et interesse de' soprascripti maestri compagni cavatori.

Item li altri quatro, cioè pezi dua delli grandi et pezi dua delli picholi d'essi marmi, essendo d'essa conditione — per di qui per tutto lo mese d'octobre proximo. — Circa questo pacto — a' soprascripti maestri cavatori et disbozzatori sia licito — possere cavare et disbozare in detta cava del soprascripto _Iacopo_, posta in territorio di Carrara loco decto allo Polvaccio, che è confine con la cava del _Leone_, e _Iacopo_ decto _Quindecim_, pure siano de quella qualità, boneza, belleza, senza vene et peli, sono et erano quelli dua pezi di marmi (_che_) già esso maestro _Michelangelo_ (_ha_) havuti dallo soprascripto _Antonio_ decto _Leone_. — Et per parte di pagamento d'essi marmi lo soprascripto maestro _Michele Angelo_ a' soprascripti _Iacopo_, _Antonio_ et _Francesco_ — dà, paga et numera, ducati venti uno d'oro in oro larghi, computati in quelli, ducati dua d'oro in oro larghi già havuti — da esso maestro _Michelangelo_, li quali ducati decenove — ch'è lo resto d'essi ducati venti uno, dicto maestro _Michelangelo_ — dà et paga: — et ducati trenta d'oro in oro larghi per di qui a mezo lo mese di magio proximo ad venire presente anno 1519, quando decti pezi d'essi marmi seranno cavati, disbozati per detti cavatori et disbozatori a decto tempo — et lo resto della valuta et monta d'essi quatro pezi d'essi marmi sempre e quando saranno posti in barcha et consignati — et così si debbi intendere dovere seguire lo pagamento delli altri quatro pezi d'essi marmi.

Actum Petresancte in apotecha heredum olim Luce de Panicis de Petrasancta, anno Domini nostri 1519, indictione vij, die vero xiij aprilis, coram et presentibus venerabilibus viris magistro Iohanne olim magistri Mathei Guasparis, presbitero Stephano olim Iacobi magistri Iannini, et egregio viro artium et medicine doctore magistro Ludovicho magistri Opizi de Petrasancta, testibus etc.

Et ego Ioannes quondam Pauli Badisse de Petrasancta — notarius — rogatus fui — et — subscripsi.

[606] Dai Rogiti di ser Giovanni Della Badessa da Pietrasanta: Protocollo del 1519.

ARCHIVIO COMUNALE DI CARRARA. Carrara, 30 d'aprile 1519.

XLV.

Iacopo Guidi _da Torano entra nella compagnia di alcuni scarpellini che avevano preso a cavar marmi per_ Michelangelo.[607]

Cum sit et fuerit quod providi viri _Iacobus_ olim _Thome_ de Casapodio, habitator Torani, et _Franciscus Iacobi Vanelli_ de Torano, et _Leonus Iacobi_ de Pulega, habitator Torani, se simul et in solidum obligaverint excellentissimo viro archimagistro _Michaeli Angelo_ olim _Ludovici Bonarote_, sculptori florentino, ad faciendum, effodiendum et laborandum quedam marmora contenta et que continentur in publico instrumento rogato et celebrato per publicum notarium Petrasanctensem: et cum sit et fuerit quod _Iacobus_ olim _Petri Guidi_ de Torano vellet se sociare cum dictis _Iacobo_, _Francisco_ et _Leone_ ad effodiendum et laborandum dicta marmora: idcirco dictus _Iacobus_ per se et suos heredes obligavit et se posuit in societatem et comunionem dictorum _Iacobi_, _Francisci_ et _Leonis_ eo modo et forma contenta in dicto instrumento rogato ut supra, et voluit se esse obligatum, prout et sicut fuisset descriptum et obligatum in dicto instrumento: promittens per se et suos heredes attendere et omnia et singula in dicto instrumento contenta observare, sub pena dupli. Insuper iuraverunt omnes etc.

Actum Carrarie in domo mei notarii etc.

[607] Pubblicato dal Frediani, Opusc. cit., dai Rogiti di ser Lionardo Lombardelli.

ARCHIVIO BUONARROTI. Carrara, 18 di maggio 1519.

XLVI.

_Fede di Carlino da San Terenzio che_ Pietro Urbano _da Pistoia mandato da_ Michelangelo _a Carrara non pagò li scarpellini perchè non avevano finito il lavoro_.