Le lettere di Michelangelo Buonarroti
Part 36
In nomine domini nostri Ihesu Christi. Anno Dominice incarnationis millesimo quingentesimo quarto, inditione octava, die vero quintadecima mensis septembris. Serie presentis publici documenti noverint universi, qualiter constitutus personaliter coram me notario publico et testibus infrascriptis, magnificus et generosus dominus Andreas de Piccolominibus, eques, nobilis civis Senensis, facto produxit et exhibuit quamdam scriptam privatam cum subscriptionibus tribus diversarum literarum in fine illius existentium: cujus scripte et subscriptionum tenores de verbo ad verbum sequntur et sunt tales, videlicet:
In nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti, et gloriosissime Virginis Marie: Amen.
Sia noto et manifesto ad qualunche persona vedrà ho (_sic_) legerà la presente scripta, come el reverendissimo Cardinale di Siena adcoptima et alloca ad _Michelangelo_ di _Ludovico Bonarroti_, sculptor fiorentino, ad fare figure quindici di marmo carrarese, novo, candido et bianco, et non venoso, ma della perfectione se li richiede ad quelle: le quali tutte, salvo le infrascripte, habiano ad essere de braccia due l'una alte, quali sia tenuto ad fare in anni tre, per prezo di ducati cinquecento d'oro in oro larghi ad tutte sue spese di marmo et ogni altra cosa: et quando in Fiorenza non habia tanti marmi faccino le quindici figure, sia tenuto farlo venire da Carrara a la sopradecta perfectione.
Item, sia tenuto et obligato fare quelli Appostoli et Santi che sua Signoria reverendissima nominarà, a dextra et sinistra della cappella, con li apanamenti, posamenti, gesti et nudo se li conviene; et sieno della perfectione che lui promette; cioè di più bontà, meglio conducte, finite et a perfectione, che figure moderne sieno hogi in Roma. Et perchè decte cuindici (_sic_) figure se hanno per lui ad lavorare in Fiorenza, dove sua Signoria reverendissima nè altri per quella intelligente et praticho può vedere nè considerare la lor perfectione, ho (_sic_) manchamento et defecto havessero; si domanda per esso Cardinale, che li sia lecito et possa volendo, finir (_sic, leggi_: finite) che siano le due prime, farle vedere ad uno maestro perito dell'arte, quale allui piacerà; et similmente _Michelangnolo_, volendo, possa ancora lui eleggere uno maestro quale li piacerà, praticho; el quale insieme con quello che eleggerà el Cardinale, habia ad iudicare se le decte due figure sonno della bontà et perfectione, che lui promette, cioè più belle et meglio conducte et finite et di più perfectione che figure sieno hogi in Roma, moderne. Et quando essi due maestri non fussero d'acordo, allora possino et debbino essi di comune voluntà et iudicio eleggere et chiamare uno terzo maestro, el quale habia insieme con li due ad iudicare; et quello che li due di loro d'accordo dichiararando (_sic_: dichiararanno) sia acceptato, sopra la perfectione d'esse figure, come esso _Michelangnolo_ promette; et quelle non havesseno la perfectione, dice et sia tenuta rifarle, o vero le facte meglio redurre et finire, in fino habbino la perfectione li manchasse, et sia da' maestri iudicata necessaria.
Item, sia tenuto et oblighato, duranti li tre anni, nelli quali promette fare esse fighure quindici, non tôrre nè pigliare ad fare altro lavoro di marmo, ho altro, per lo quale si ritardasseno: ma quelle sia tenuto continuare, et fare di sua mano, et finire in tutto, come promette per una sua di mano di misser Iacomo Gallo.
Item, sia tenuto et obligato, innansi cominci affare esse figure, andare ad Siena e vedere la Cappella, misurare le tribunette dove quelle hanno da stare per li posamenti, zoccolo, o vero scabello dove si hanno a collocare, non havendo el mezo tondo dirieto, ma andando alquanto piane et dolci.
Item, finite sieno le due prime figure, et facte approbare da sua Signoria reverendissima et _Michelangnolo_, come di sopra si contiene, per maestri periti de l'arte, possa esso Cardinale volendo da due in due, ho le altre tutte, finite siano, far vedere et iudicare da maestri, come nel terzo capitolo si contiene: le quali quindici figure finite sieno da _Michelangnolo_, come promette, in Fiorenza, ho dove altrove lavorasse: et esso Cardinale ha da fare condurre ad Siena ad tutte sue spese: et _Michelagnolo_ sia tenuto et obligato, fatte esse quindici figure, andare ad Siena, et quelle mettare in opera nelle sue tribunette, dove hanno da stare, et ad sue spese, ristio et fortuna.
Item, innansi cominci ad fare esse figure, dati li nomi delli Appostoli et Sancti che vanno in essa Cappella, sia obligato quelli in prima designiare in uno foglio, acciò si vega panni, gesti et nudo se li richiede, et bisogniando, innansi si faccino di marmo, si li possa adiungere et diminuire quello si vederà necessario.
Item, innansi cominci ad fare esse figure, esso reverendissimo Cardinale sia tenuto et debbi prestare ad esso _Michelagnolo_ ducati cento d'oro in oro larghi, per li quali, da scontare nelle tre utime figure, misser Iacomo Gallo, cittadino Romano, per una sua scripta si obligha et promette, che quando, Idio el cessasse, esso _Michelagniolo_ morisse, et de le figure facte fusse paghato, sia tenuto ad esso Cardinale restituire li ducati cento larghi hauti _Michelagniolo_ in presta.
Item, esso Cardinale sia tenuto paghare ad esso _Michelagnolo_ figura per figura, quando sia finita con tutta sua perfectione interamente, in Fiorenza, ducati trenta tre e uno terzo d'oro in oro larghi, toccando tanto per una alle XV de li cinquecento.
Item, sia tenuto _Michelagnolo_ fare el Cristo va in summità d'essa Cappella, secondo el disegno, maiore di due braccia uno palmo, per la distantia dell'ochio: et similmente el Cristo va ne la tribuna grande di mezo, quattro dita: el sancto Thomasio, et sancto Iohanni che li vanno appresso, di braccia due: li due Agnoletti vano in lo extremo de le cornici con le tronbette in mano, minori quatro dita di due braccia; iudicando così maestro _Andrea_[560] necessario.
Item, sia tenuto tutte le predecte figure fare di marmo carrarese novo et bello, come di sopra si dice, et non di pezi capo, braccia, piedi, come spesso se ne vede. Et più si dice et dichiara, che el tempo delli tre anni, ne li quali _Michelagnolo_ promette fare le quindici figure, s'intendano cominciare dal dì che in Fiorenza li serano numerati per commessione d'esso reverendissimo Cardinale li cento ducati d'oro larghi.
Item, perchè vi he (_sic_: è) un sancto Francesco di marmo facto per mano di _Pietro Turrisiani_,[561] si domanda per el Cardinale, che esso _Michelagnolo_ per suo honore et cortesia et humanità, non essendo quello finito di pannamenti et testa, che el finisca di sua mano in Siena, dove sua Signoria reverendissima el farà condurre, acciò possa stare infra le sue figure, et non si mostri maestro et mano diversa, perchè a lui ne sequitaria manchamento; chè ognuno el vedesse, diria fusse sua opera.
Item, esso reverendissimo Cardinale vole potere, piacendoli; finite che sieno esse figure et paghate da una in una iudicate da maesti (_sic_) da due in due, come di sopra si dice, in Fiorenza; di quelle come di sue disponere; stando in casa di _Michelagnolo_, di quella levarle, piacendoli, et collocarle et metterle in Fiorenza dove li parerà, ad sua instantia, petitione et richesta, acciò che in sue mani emuli et malivoli non le guastassino et rompesseno. Et finite tutte, sua Signoria reverendissima possa ad Siena farle condurre ad sue spese: et esso _Michelagnolo_ sia tenuto come di sopra si dice, et obgligato (_sic_) ad sue spese, ristio et fortuna andarle a mettere in opera, et colocarle nelle sue tribunette, dove hanno ad stare.
Et per observatione di tutte le sopra decte cose et capitoli in questa scripta si contengano, in prima esso reverendissimo Cardenale di sua mano propria si sottoscrivarà, et _similiter Michelagnolo_ di sua propria mano: volendo la presente tanto vaglia, quanto ogni autentico contracto: de le quali, una ne rimarrà appresso sua reverendissima Signoria et una apresso _Michelagnolo_. Datum Romae in domibus prefati reverendissimi domini Cardinalis, die quinta Iunij MCCCCCi.
Ita est, F. Cardinalis Senensis manu propria.
Io _Michelagnolo di Ludovico Buonarroti_, fiorentino, sono contento di osseruar quanto di sopra in questa si contiene, et per chiareza del vero mi so' sottoscripto di mia propria mano, questo dì 19 di gugnio 1501.
Io Iacomo Gallo prometto al reverendissimo Cardinale di Siena pagare li cento ducati d'oro larghi, quali presta a lo sopra decto _Michelagnolo_: quando dal detto _Michelagnolo_ sua Signoria reverendissima non sia sodisfacta nel modo et forma che in nello octavo capitolo si contiene: et per fede del vero, io Iacomo Gallo ho facti questi versi di mia propria mano, questo dì 25 di iunio 1501.
Idem IA. GALLUS manu propria.
Asserens, quod locatio predicta propter obitum dicti reverendissimi Cardinalis, deinde felicis recordationis domini Pii pape Tertii, eius germani, non est sortita debitum effectum, et negotium ipsum remansit infectum; volens, prout idem sanctissimus dominus Pius in sua ultima voluntate disposuit, opus ipsum executioni debite demandare, nomine suo proprio et vice et nomine magnifici viri et generosi domini, domini Iacobi de Piccolominibus, equitis Senensis, eius etiam germani, pro quo de rato promisit, et se facturum et curaturum taliter et cum effectu, quod idem magnificus dominus Iacobus habebit ratum et gratum, et attendet et observabit quicquid eius nomine in huiusmodi negotio per ipsum magnificum dominum Andream factum fuerit sive gestum; nec non hereditario nomine dicte olim felicis recordationis domini Pii pape Tertii, cuius uterque, videlicet, dominus Iacobus, et dominus Andreas, prout idem dominus Andreas asseruit, sunt heredes: ratam primo et gratam habens omnem et quamlibet obligationem, quam idem _Michaelangelus_, civis florentinus, sculptor prefatus, cum eo et prefato domino Iacobo in absentia ipsorum, contraxit, ratificando omnia et singula in supradicta scripta contenta, ut patere asseruit manu honorabilis viri ser Donati Thome de Ciampellis notarii publici Florentini,[562] et Curie Archiepiscopalis florentine scribe, publicum documentum. Et se ad ea dictis nominibus de novo obligans, et omnia et singula in dicta scripta contenta cum pactis et conditionibus additis infrascriptis, eandem scriptam superius annotata et omnia et singula in ea contenta, approbavit, confirmavit et emologavit, nominibus antedictis; et pro confirmata, approbata et emologata, et inter prefatos heredes et magistrum _Michaelangelum_ sculptorem de novo facta haberi voluit, et habere se affirmavit in omnibus et per omnia, prout in ea continetur, cum pactis et conditionibus additionalibus infrascriptis pro dicti magistri _Michaelisangeli_ sculptoris commoditate appositis, videlicet:
Quod pro termino trium annorum, effluxo predicto, sit terminus duorum annorum a presenti sive a die notificationis huiusmodi ratificationis huiusmodi sibi facte computandus: ac quod huiusmodi terminus sibi non currat, casu quo per magnificos dominos Florentinos flumen Arni averteretur sive derivaretur, ut proponitur: quo fieret, ut marmoris carrarensis copia fieret difficilior: ac in eventum infirmitatis dicti magistri _Michaelisangeli_ sculptoris: in quibus casibus negotium sive opus ipsum pro commoditate ipsius prorogetur ad tempus sive temporis dilationem necessariam et oportunam. Que omnia et singula prefatus magnificus dominus Andreas, nominibus quibus supra, promisit michi notario publico infrascripto recipienti et stipulanti pro dicto magistro _Michaelangelo_ sculptore absente, attendere et observare.
Acta fuerunt premissa Senis in curia audientie Causarum palatii Archiepiscopatus Senarum, anno, inditione, die, mense, premissis, coram et presentibus ibidem honorabilibus viris eximio utriusque iuris doctore domino Nicolao Nannis Pieri de Piccolominibus, Francisco Coni de Ragnonibus, nobilibus, ac Iohanne Pietri Chianciani, civibus Senensibus, testibus.
Et ego Franciscus olim Iacobi Ilcinensis notarius, rogatus scripsi.
[559] Questo contratto, tolto dai Rogiti di ser Francesco da Montalcino nell'Archivio de' Contratti di Siena, fu impresso la prima volta nel vol. III, pag. 19, dei _Documenti per la storia dell'Arte senese_, raccolti ed illustrati dal dott. Gaetano Milanesi. Siena, Porri, 1856, in-8º.
[560] Andrea Fusina milanese, che aveva dato il disegno della Cappella, e lavoratone il quadro e gli ornamenti.
[561] È questi lo scultore fiorentino, che fu emulo del Buonarroti.
[562] Esiste questo strumento tra i Rogiti del Ciampelli nell'Archivio generale de' Contratti di Firenze. Noi non abbiamo creduto di riferirlo, perchè in pochi particolari differisce da quello che si leggerà più innanzi, rogato da ser Lorenzo Violi sotto il dì 11 ottobre 1504.
ARCHIVIO DEL DUOMO DI FIRENZE. Firenze, 16 d'agosto 1501.
IV.
_I Consoli dell'Arte della Lana, e gli Operai di Santa Maria del Fiore allogano a_ Michelangelo _la figura del David_.[563]
1501, die xvj augusti.
Spectabiles etc. viri Consules Artis Lane una cum dominis Operariis adunati in Audentia dicte Opere, elegerunt in sculptorem dicte Opere dignum magistrum _Michelangelum Lodovici Bonarroti_, civem florentinum, ad faciendum et perficiendum et perfecte finiendum quendam hominem vocato _Gigante_ abozatum, brachiorum novem ex marmore, existentem in dicta Opera, olim abozatum per magistrum _Augustinum grande_ de Florentia, et male abozatum, pro tempore et termino annorum duorum proxime futurorum, incipiendorum kalendis septembris proxime futuri, et cum salario et mercede qualibet mense florenorum sex auri latorum de moneta; et quicquid opus esset eidem circa dictum edificium faciendum, Opera teneatur eidem presare et conmodare et homines dicte Opere et lignamina, et omnia quecumque alia quibus indigeret: et finito dicto opere et dicto homine marmoreo, tunc Consules et Operarii qui tunc erunt, iudicabunt an mereatur maius pretium; remictentes hoc eorum conscientiis. (_In margine è scritto_): Incepit dictus _Michelangelus_ laborare et sculpere dictum gigantem die 13 settembris 1501, et die lune de mane, quamquam prius.... die eiusdem uno vel duobus ictibus scarpelli substulisset quoddam nodum quem (_sic_) habebat in pectore: sed dicto die incepit firmiter et fortiter laborare, dicto die 13 et die lune primo mane.
[563] Archivio dell'Opera di Santa Maria del Fiore: _Deliberazioni degli Operai dal 1496 al 1507_, c. 186. Fu pubblicato dal Gaye: _Carteggio inedito d'Artisti_, vol. II, pag. 454. Fino dal 2 di luglio del medesimo anno gli Operai avevano pensato a far finire la statua rimasta nell'Opera male abbozzata e guasta da maestro Agostino di Antonio di Duccio, al quale l'avevano allogata il 16 d'aprile 1463; come si rileva da questa deliberazione: «Operarii deliberaverunt quod quidam homo ex marmore vocato _David_ male abozatum et sculptum existentem in curte dicte Opere, et desiderantes talem gigantem erigi, et elevari in altum per magistros dicte Opere in pedes stare, ad hoc ut videatur per magistros in hoc expertos, si possit absolvi et finiri.» (Libro cit., a carte 36.)
Insieme coll'allogazione della statua del _David_ mi pare che importi di ripubblicare ancora il _Parere_ dei principali artisti di Firenze, chiamati a proporre il miglior luogo da darsi alla detta statua. Questo _Parere_ fu già pubblicato dal Gaye, Op. cit., vol. II, pag. 455; ma ora si dà più corretto ed intiero. A questo faranno seguito altri documenti che si riferiscono alla stessa materia.
«Die 25 mensis ianuarii 1503 (s. c. 1504).
»Prefati Operarii — viso qualiter statua vel seu _David_ est quasi finita; et desiderantes eam locare et eidem dare locum commodum et congruum, et tale locum tempore quo debet micti et mictenda est in tali loco, esse debere locum solidum et resolidatum, ex relato _Michelangeli_, magistri dicti _Gigantis_, et Consulum Artis Lane; et desiderantes tale consilium mitti ad effectum et modum predictum; omni modo — deliberaverunt — convocari et coadunari ad hoc ut eligatur dictus (_locus_) infrascriptos homines et architectores — et quorum nomina sunt ista — et vulgariter notata — et eorum dicta adnotavi de verbo ad verbum:
»Andrea della Robbia
»Betto Buglioni [Benedetto di Giovanni Buglioni, scultore e maestro di terre cotte invetriate. Nacque nel 1469, e morì nel 1521.]
»Giovanni Cornuole [Giovanni di Lorenzo dell'Opere detto _delle Corniuole_. È celebre il ritratto in corniuola del Savonarola fatto da lui. Morì nel 1516.]
»Vante miniatore [Vante o Attavante di Gabbriello Attavanti, nato in Firenze nel 1452. Viveva ancora nel 1512.]
»L'Araldo di Palazzo [Francesco di Lorenzo Filareti.]
»Giovanni piffero [Cellini, padre di Benvenuto.]
»Lorenzo della Golpaia [L'autore del celebre Orologio, o meglio Planisferio.]
»Bonaccorso di Bartoluccio [Ghiberti.]
»Salvestro gioielliere [Del Lavacchio.]
»Michelangelo orafo [Bandinelli, padre di Baccio, scultore.]
»Cosimo Rosselli
»Guasparre orafo [Guasparre di Simone Baldini, padre di Bernardone, orafo.]
»Lodovico orafo e maestro di getti [Lodovico di Guglielmo Lotti, padre di Lorenzetto, scultore.]
»El Riccio orafo [Andrea di Giovanni, detto _il Riccio_.]
»Gallieno ricamatore [Gallieno di Mariano.]
»David dipintore [Del Ghirlandaio.]
»Simone del Pollaiuolo [Il Cronaca, architetto.]
»Philippo di Philippo dipintore [Filippino Lippi, pittore.]
»Sandro di Botticello pittore
»Giovanni alias vero Giuliano et
»Antonio da San Gallo
»Andrea da Monte a San Savino pittore (_sic_)
»Chimenti del Tasso [Clemente di Francesco del Tasso, legnaiuolo.]
»Francesco di Andrea Granacci
»Biagio pittore [Biagio d'Antonio Tucci.]
»Pietro di Cosimo pittore
»Lionardo da Vinci
»Pietro Perugino in Pinti pittore
»Lorenzo di Credi pittore
»Bernardo della Ciecha legnaiuolo. [Bernardo di Marco Renzi, intagliatore ed architetto, detto _della Cecca_, perchè discepolo di Francesco d'Agnolo, chiamato _la Cecca_, ingegnere famoso. Morì nel 1529.]
(_In margine è scritto_):
»Baccio d'Agnolo legnaiuolo, Giovanni piffero e fratello: ma questi non furono richiesti nè vennono.
»Francesco da Settignano [Francesco di Stoldo Fancelli.], Chimenti scultore [Clemente di Taddeo da Santa Maria a Pontanico.].
»Iacopo legnaiuolo da Santa Maria in Campo, Gio. Francesco sculptore [Rustici.].
»Questi sono arroti e non furono invitati per errore.
»Comparuerunt dicti omnes supranominati in audientia dicte Opere et tanquam moniti et advocati a dictis operariis ad perihendum et deponendum dictum et voluntatem, et locum dandum ubi et in quo ponenda est dicta statua; et primo narrando de verbo ad verbum que retulerunt ex ore proprio vulgariter:
»_Maestro Francesco, araldo della Signoria._ Io ho rivolto per l'animo quello che mi possa dare el iuditio: havere due luoghi dove può sopportare tale statua: el primo dove è la _Iuditta_; [La _Giuditta_ di bronzo di Donatello.] el secondo el mezo della corte del Palagio dove è il _David_ primo;[Il _David_ di bronzo del Verrocchio.] perchè la _Iuditta_ è segno mortifero: e non sta bene, havendo noi la ✠ per insegnia et el giglio; non sta bene che la donna uccida l'uomo, et maxime essendo stata posta con chattiva chostellatione; perchè da poi en qua siete iti di male in peggio et perdèsi Pisa. Et _David_ della Corte è una figura e non è perfetta, perchè la gamba sua di drieto è sciocha. Pertanto io consiglierei che si ponesse questa statua in uno de' due luoghi; ma più tosto dovè è la _Iuditta_.
»_Francesco Monciatto, legnaiuolo_, rispose et disse: Io credo che tutte le cose che si fanno si fanno per qualche fine; e così credo; perchè fu fatta per mettere in su i pilastri di fuori, o sproni intorno alla chiesa [Di Santa Maria del Fiore.]. La causa di non ve la mettere, non so; e quivi a me pareva stéssi bene in ornamento della chiesa et de' Consoli. E mutato loco, io consiglio che stia bene, poi che voi vi siete levato dal primo obietto, o in Palazo, o intorno alla chiesa: e non bene resoluto, referirommi al decto d'altri, come quello che non ò bene pensato per la extremità del tempo, del luogo più congruo.
»_Cosimo Rosselli._ Et per messer Francesco et per Francesco s'è detto bene: che credo stia bene intorno a quello Palazo. Et aveo pensato di metterlo dalle schalee della chiesa dalla mano ritta chon uno inbasamento in sul chanto di dette schalee, con uno inbasamento et ornamento alto, et quivi le metterei, secondo me.
»_Sandro Botticello._ Cosimo à detto apunto dove a me pare esser veduto da' viandanti; et dall'altro canto con una _Iuditta_, o nella Loggia de' Signiori; ma piutosto in sul canto della chiesa: et quivi iudico stia bene, et esser el miglior luogo da' Lorini.
»_Giuliano da San Gallo._ L'animo mio era vòlto in sul chanto della chiesa dove à detto Cosimo et è veduta da' viandanti: ma poi che è cosa pubblica, veduto la imperfectione del marmo, per lo essere tènero e chotto, et essendo stato all'acqua, non mi pare fussi durabile. Pertanto per questa causa ò pensato che stia bene nell'archo di mezo della Loggia de' Signori o i' nel mezo dell'archo, che si potessi andarle intorno, o dal lato drènto presso al muro nel mezo chon uno nichio nero di drieto in modo di cappelluzza: che se la mettono all'acqua verrà mancho presto: et vuole stare coperta.
»El _sicondo Araldo_ [Angelo Manfidi, genero del primo Araldo.]. Vegho el detto di tutti e tutti a buono senso intendono per varii modi: et ricercando e luoghi rispetto a' diacci e freddi, ò examinato volere stare al coperto, e el luogo suo essere nella Loggia detta e nell'archo presso al Palazo, et quivi stare coperta et essere honorata per chonto del Palazzo; et se nell'archo di mezo si romperebbe l'ordine delle cerimonie che si fanno quivi per e' Signori e li altri magistrati. (_In margine_): Questo aggiunse poi dopo il detto d'ognuno all'ultimo. Et avanti che si disponghino le Magnificentie Vostre dove à stare, lo chonferiate con li Signori, perchè vi è de' buoni ingiegni.
»_Andrea_ vocato el _Riccio orafo_. Io mi achordo dove dicie messer Francesco araldo, et quivi stare bene coperta et essere quivi più stimata et più riguardata quando fussi per essere guasta, et stare meglio al coperto et e' viandanti andare a vedere, et non tal cosa andare incontro a' viandanti et che noi e' viandanti l'andiàno a vedere, et non che la figura venghi a vedere noi.
»_Lorenzo della Golpaia._ Io m'achordo al detto dell'Araldo di sopra e del Riccio e di Giuliano da San Gallo.
»_Biagio dipintore._ Io credo che saviamente sia detto et io sono di questo parere, che meglio sia dove à detto Giuliano, mettendola tanto drento non guasti le cerimonie delli uffici si fanno in nella Loggia o veramente in su le schalee.
»_Bernardo di Marcho._ Io mi appicho a Giuliano da San Gallo ed a me pare buona ragione, et vonne chon detto Giuliano per le ragioni da lui dette.
»_Leonardo di ser Piero da Vinci._ Io confermo che stia nella Loggia dove à dètto detto Giuliano in su el muricciuolo, dove s'appichano le spalliere allato al muro chon ornamento decente e in modo non guasti le cerimonie delli uffici.
»_Salvestro._ E' s'è parlato e preso tutti i luoghi et che le siano tal cose vedute et dette. Credo che quello che l'à facta sia per darle miglior luogo. Io per me mi stimo intorno al Palazo stare meglio, e che quello che l'à facta niente di mancho, come ò detto, sappia meglio el luogo che nissuno, per l'aria e modo della figura.
»_Philippo di Philippo._ Io (_sic_) per tutti è stato detto benissimo, et credo che el maestro habia miglior luogo et più lungamente pensato el luogo e da lui s'intenda, confirmando el detto tutto di chi à parlato: che saviamente si è detto.