Le lettere di Michelangelo Buonarroti
Part 35
E più à avuto barili cinque di vino, come dice el lavoratore, cioè 5.
E più mi dice aver venduto staia ventisette di grano a soldi quarantasei lo staio.
E così barili sette d'olio dice aver venduto, sei di detto a L. nove e soldi quattro el barile, e uno a lire nove sole, al fornaio.
E più dice aver venduto staia sedici di grano grosso addì 25 d'ottobre 1529, a soldi quarantatre lo staio, cioè staia 16 per pagare, disse, quello si mandò a Vinegia.
E più dice aver dato al Balena lire 3 per sua vettura, cioè L. 3.
E addì 24 d'ottobre 1529 avevono recato barili 38, cioè 38 di vino da Macìa; recato da Antonio el Balena, che è pagato vettura tutta.
Ricordo come addì 22 d'ottobre 1529 si dètte a Bastiano di Francesco scarpellino per andare a Vinegia a trovare Michelagnolo, per parte, lire trentatre, soldi sette, cioè .... L. 33. 7.
Detti ne prestò Bernardino di Pier Basso lire dieci, cioè .... L. 10.
E io Francesco Granacci ne prestai lire nove, cioè .... L. 9.
[1530 6 di gennaio.]
Io Michelagnolo Buonarroti trovai in casa, quando tornai da Vinegia, circa cinque some di paglia; ònne comperate poi tre altre some; ò tenuti tre cavagli circa un mese; ora n'ò uno solo. A dì 6 di gennaio 1529.
SPESE NEL PODERE DI POZZOLATICO.
[_Museo Brit._ 1532 6 di gennaio.]
A dì sei di gennaio 1531 fini' di pagare el manovale che aiuta a Pazzolatica, il quale restava a avere di dieci giornate, a sedici soldi il dì, quattro lire e dodici soldi: e così gli dètti.
E detto dì dètti quattro carlini al lavoratore di Pazzolatico per vettura di quatro some di legnie ch'avea portate.[552]
[552] Il Podere di Pozzolatico.
E a dì dieci di detto a Sandro calzaiuolo lire dieci per conto di un paio di calze e di cosciali che e' mi fa.
E detto dì al sarto per panno per un saione, lire quattordici.
E detto dì al calzolaio per conto di un paio di borzachini e uno di stivali, barili dieci.
E a dì undici di detto lire dieci al sarto pel soppanno del saione.
E a dì tredici di detto a Sandro calzaiuolo lire dodici e uno barile per l'intero pagamento delle calze e de' cosciali che m'à fatte.
E detto dì al lavoratore da Pazzolatico barili 4 per comperare uno orciolo di rame e dua libre d'aguti.
VISITA LA NIPOTE IN MONASTERO.
[1533 12 d'agosto.]
Ricordo come adì 12 d'agosto 1533 sendo in Firenze, andai a vedere la mia nipote a Boldrone, e porta'gli venti braccia di panno per camice, che mi costò ventuno soldi el braccio. E detto dì 12 dètti alla badessa scudi tre d'oro per conto della provigione ch'io do a detto monistero per tenere la Cecca.
COMPRA DEL PODERE DE' TEDALDI.
[1533 5 di settemb.]
Ricordo come adì cinque di settembre ebbe da me ser Raffaello da Ripa sessanta grossoni, per fine del pagamento per aver procurato per me per conto del podere ch'i' comprai da Piero Tedaldi.
SALARIO ALL'URBINO.
[12 detto.]
Ricordo come oggi a dì dodici di settembre ho dato a Urbino che sta meco, per conto di suo salario, grossoni quaranta: addì 12 di settembre 1533.
GITA A SAN MINIATO PER VEDERE IL PAPA.
[22 detto.]
Nel mille cinquecento trentatre. Ricordo come oggi a dì 22 di settembre che andai a Santo Miniato al Tedesco a parlare a papa Clemente che andava a Nizza; e in tal dì mi lasciò frate Sebastiano del Piombo un suo cavallo.
MASSERIZIE DE' NIPOTI IN CASA SUA.
[29 d'ottobre.]
E detto dì (29 d'ottobre 1533) ò renduto a Giovan Simone lire ventuna per tante dice avea spese a fare sgomberare le cose, ciò è le masserizie de' mie Nipoti di casa sua in casa mia, ciò è nella casa che tengo a pigione da' Fortini nella via degli Sbanditi.
PROVENTO DEL PORTO DI PIACENZA.
[1537 2 di gennaio.]
Io Michelagniolo Buonarroti per la presente confesso oggi questo dì dua di gennaio 1536 avere ricevuto da messer Francesco Duranto di Piacenza mio fittauolo, scudi novantuno e dua terzi d'oro in oro del Sole per la rata de' dua mesi prossimi passati, cioè ottobre e novembre di scudi cinque cento cinquanta d'oro simili che e' m'à a pagare ogni anno per el passo del Po di Piacenza, che e' tiene da me: e quali scudi novantuno e dua terzi detto messer Francesco à pagati per me in Piacenza a messere Agostino da Lodi mio procuratore, e lui me li ha fatti pagare qui in Roma a Tomaso Cavalcanti e Giovanni Giraldi e compagni: e in fede di ciò ò fatta la presente quitanza di mia propria mano, oggi questo dì dua di gennaio sopra detto 1536 _ab incarnatione_, in Roma.
RICEVUTA DELLO SCHERANO.
✠ 1537. Di Sandro Scherano per conto della Madonna faceva.[553]
[553] Cioè, la Madonna nella sepoltura di papa Giulio in San Pietro in Vincola. Sandro detto _lo Scherano_ fu de' Fancelli da Settignano, e nacque da Giovanni di Sandro scultore, fratello di Domenico detto _il Zara_.
[di dicembre.]
Io Sananadro (_sic_) di govani òne ricevuto da Michelaglo ischudi cique, pere choto dela Madona che io facevo, da deto Orèbino (_Urbino_): io mi ciamo choteto di quelo che io òne auto a fare cho lui cho dito Michelagolo isino a questo di dicebere 1537.
Io SANADORO (_sic_) òne fato questa di mia mano.
DANARI AL NIPOTE.
[1542 19 di gennaio.]
E oggi a dì diciannove di gennaio 1542 ò mandato a Bartolomeo Bettini, cioè a' Cavalcanti e Giraldi, scudi cinquanta d'oro in oro che li faccia pagare in Firenze a Lionardo mio nipote in Firenze: e detti scudi portò Urbino a detto Bartolomeo e contogniene: cioè Francesco da Urbino che sta meco.
MALATTIA DI MICHELANGIOLO.
[_Arch. Buon._ 1546 15 di gennaio.]
Ricordo oggi questo dì 15 di gennaio 1545 come io Leonardo Buonarroti andai a Roma in poste a vedere Michelangiolo che era malato: tornai adì 26 di gennaio.
PATTI CON DONNA PRESA PER FANTE.
[_Museo Brit._ 1547 ... di febbraio.]
Sia noto e manifesto a qualunque persona che leggerà la presente iscritta, come mona Caterina di Giuliano fiorentino se ponga a stare con messer Michelangelo Bonaroto fiorentino per prezzo di carlini dieci el mese: e filare sia per lei: così messer Michelangelo se obriga a tenere una sua putta. El ditto Michelangelo à pagato scudi quattro d'oro in oro (_a_) Agnolo da Casciese per conto di sua vettura: e così el ditto Agnolo promette: en tutto è patto per ditta carta.
Io Lorenzo del Bene fiorentino ò fatto la presente di mia mano a pregera dell'una parte e dell'altra.
Oggi questo dì sopradetto.
PROVISIONE MENSUALE.
[1548 14 di marzo.]
Io Michelagniolo Buonarroti ò ricievuto oggi questo dì 14 di marzo da messer Baco Giuntini, dipositario del reverendissimo Sotto Datario, scudi cinquanta, mezzo oro e mezzo moneta, per la mia solita provigione per il mese.
[6 d'agosto.]
Io Michelagniolo ò ricevuto oggi questo dì sei d'agosto 1548 da messer Giovanni de Rubeis scudi cento, mezzo oro e mezzo moneta, per la mia solita provigione del mese di luglio prossimo passato: cinquanta n'avevo prima e cinquanta me n'à aggiunti nostro Signore, cominciando il dì primo di luglio sopra detto i detti cinquanta che m'è aggiunti.
SALARIO A UNA FANTE.
[25 d'ottobre.]
E oggi a dì venticinque d'ottobre ò renduto a Urbino uno scudo, il quale aveva dato alla Caterina per il suo salario del mese d'agosto prossimo passato: e insino a detto mese è pagata: di poi il settembre e l'ottobre è stata ammalata che non gli è corso salario e massimo avendogli tenuto una donna che la governi: che fra lei e medico e medicine mi costò circa scudi nove d'oro.
PROVENTO DELL'UFFICIO DI ROMAGNA.
[1549 13 di febbraio.]
Io Michelagniolo Buonarroti ò ricevuto addì tredici di febbraio 1549 per la paga del mio ufficio di Romagna del notariato del civile,[554] scudi ventidua d'oro in oro per il mese di gennaio prossimo passato, per le mani di messere Benvenuto Ulivieri e messere Bartolomeo Bettini.
[554] Ebbe il provento di questo ufficio di Rimini, dopo che perdè l'altro del passo del Po di Piacenza.
[1549 4 di novemb.]
E oggi a dì 4 di novembre 1549 ò dato alla Caterina iuli dieci per conto di suo salario per il mese di ottobre prossimo passato: contogniene Iacopo che sta meco.
[5 di dicembre.]
E oggi a dì cinque di dicembre dagli Altoviti ò ricevuto scudi ventidua in oro per la paga del mese di novembre prossimo passato, cioè del fitto del notariato di Romagna, 1551.
[1551 14 di ....]
Ricordo come oggi a dì 14.... 1551 ò renduto a Urbino scudi dieci e sette iuli, i quali avea spesi per me in paglia e fieno e biada.
L'URBINO MENA LA MOGLIE A ROMA.
[29 d'agosto.]
Ricordo come oggi questo dì 29 d'agosto ò renduto a Urbino scudi dodici e sette iuli, i quali aveva spesi in casa in acconciare la sua camera per menarvi la moglie e domattina va per essa a Castel Durante.
[25 di settemb.]
Ricordo come oggi a dì 25 di settembre tornò Urbino da Castel Durante con la moglie e una serva.
Tre iuli pel confessoro.
FANTI E SERVITORI.
[1552 1 d'aprile.]
Ricordo come oggi a dì primo di aprile 1552 è venuto a star meco per servidore Antonio da Castello Durante per dieci iuli il mese.
[1 di maggio.]
E oggi a dì primo di maggio ò dato iuli dieci a detto Antonio per il mese che è stato meco, cioè tutto aprile; e mandatolo via per buon rispetto.
[16 detto.]
E oggi a dì 16 maggio dagli Altoviti scudi ventidua d'oro in oro per la paga d'aprile prossimo passato, 1552.
[18 di giugno.]
E oggi a dì diciotto di giugno 1552 è venuto a star in casa per servidore Riccardo franzese per dieci iuli il mese.
[1553 4 d'aprile.]
E oggi a dì 4 d'aprile 1553 è venuto a star meco per serva Vincenzia da Tigoli per dieci iuli il mese (_partita poi il 16 dicembre_).
[1554 1 di gennaio.]
E oggi a dì primo di gennaio 1554 è venuta da Castel Durante Lisabetta a star meco per serva per dieci iuli il mese.
PROMESSA DI MARITARE UNA FANCIULLA.
[1 detto.]
Sia noto come oggi questo dì primo di gennaio 1554, io Michelagniolo Buonarroti ò tolto in casa per maritarla una figliuola di Michele pizzicarolo dal Macello de' Corvi, la quale à nome Vincenzia, con questa condizione: che in capo di quattro anni, facendo buon portamenti per l'anima e pel corpo, io sia tenuto a dargli di dota scudi cinquanta d'oro in oro; e così prometto quando la dota detta io vegga gli sia sodata in buona sicurtà; e per fede di ciò, io Michelagniolo ò fatta questa di mia propria mano.
MICHELAGNIOLO BUONARROTI in Roma.
[1554 1 di gennaio.]
Ricordo come a dì primo di gennaio 1554 io Michelagniolo Buonarroti tolsi a star meco in casa la Vincenzia, figliuola di Michele pizzicarolo dal Macello de' Corvi, con patti che in capo de quattro anni s'ella fussi stata meco, maritandosi, io gli avessi a dare cinquanta scudi d'oro di dota.
[1555 26 di settemb.]
E oggi adì venti sei di settembre 1555 è venuto Iacopo fratello di detta Vincenzia in casa, e per forza bravando Urbino che era nel letto ammalato, me l'ha tolta di casa e menata via: e presente (_a_) questo s'è trovato messer Roso de Rosi da Castello Durante e Dionigio che era nella fabrica di Santo Pietro e più altre persone.
Io Roso de li Rosi da Castello Durante foi presente quanto di sopra è scritto, e per fede de la verità ò scritto e sottoscritto di mia propria mano.
ALTRA FANTE AL SUO SERVIZIO.
[1 d'ottobre.]
E detto dì primo d'ottobre 1555 è venuto a star meco da Castello Durante la Lucia per serva e Antonio per servidore a uno scudo el mese per uno, cioè dieci iuli: e detta serva et servidore me gli à menati messer Roso da Castello Durante.
[1556 29 di gennaio.]
E oggi a dì 29 di gennaio 1556 è venuto a star meco da Castel Durante per serva la madre della Betta per dieci iuli il mese.
PAGHE DEL MONTE DELLA FEDE.
[4 di maggio.]
Ricordo come oggi questo dì quattro di maggio 1556 — ò riscosso sessantotto iuli e diciotto quattrini per la prima paga del Monte della Fede che io comperai de' denari che mi lasciò Francesco D'Amadore detto Urbino, da Castello Durante: e per le sua rede n'ò comperato detto Monte, e per loro ne risquoto le page e la quantità de' danari che mi lasciò e come apparisce pel suo testamento.
ANDATA A SPOLETO.
[1 d'ottobre.]
E oggi a dì primo d'ottobre trovandomi in Spuleti, ò dato iuli dieci per uno a dua Antonii mia servidori per conto di loro salario, e benchè uno di loro non l'abbi scritto qui, sempre à avuto il suo salario, come apparisce scritto nel muro in camera mia.
[1557 31 d'ottobre.]
E oggi a dì ultimo d'ottobre 1557 a' dua Antonii che stanno meco, sendo da Spuleti tornato in Roma, ò dato per conto di loro salario uno scudo d'oro in oro per uno.
E oggi a dì ultimo d'ottobre ò dato scudi venti d'oro in oro a Pietro Antonio lombardo in più partite, per cinque settimane che m'ha guardato la casa in Roma, send'io tante stato a Spuleti e trovandomi detto dì in Roma.
SALARII A' SERVITORI.
[31 detto.]
E detto dì ultimo d'ottobre send'io in Roma, ò dato a' dua Antonii che stanno meco uno scudo d'oro in oro per uno per conto di loro salario, benchè l'ordinario sia dieci iuli il mese per uno.
E a Bastiano Malenotti, soprastante della fabrica di Santo Pietro, perchè è stato meco a Spuleti un meso e cinque dì, ò datogli sei iscudi di oro in oro come à in detta fabrica.
[1 di dicembre.]
E oggi a dì primo di dicembre uno scudo d'oro in oro per uno a' dua Antonii per conto di loro salario.
[1558 1 di gennaio.]
E oggi a dì primo di gennaio 1558 è venuto a star meco Antonio da Castello Durante per sei iuli e mezzo il mese, cioè per sette e mezzo iuli.
NUOVI FANTI E SERVITORI.
[28 d'aprile.]
E oggi a dì 28 d'aprile 1558 è venuta da Castel Durante a star meco Laura, e una fanciulla sorella d'Antonio che sta meco, pur da Castel Durante: e detta fanciulla à nome Benedetta.
[1 di luglio.]
E oggi a dì primo di luglio un ducato d'oro in oro e 3 iuli a Antonio, e un ducato d'oro in oro la Benedetta sua sorella, e un ducato d'oro in oro a Laura per loro salario: e tutti stanno meco e tutti sono da Castello Durante.
[1559 1 di giugno.]
E oggi detto dì primo di giugno 1559 è venuta a stare da Castel Durante a star qui meco la Girolama per serva a uno scudo d'oro il mese: e detto dì gli ò per tal conto gli ò (_sic_) dato uno scudo d'oro, e a Pasquino mulattiere che l'ha menata, gli ò dato scudi 4 d'oro in oro per sua vettura.
[1560 22 d'aprile.]
E oggi a dì 22 di detto aprile ò rimandata Laura, che stava meco, a Castello Durante: tre scudi d'oro in oro ò dato al mulattiere che la porti, e sei scudi d'oro ò donati a lei con uno che n'avea a aver da me alla fine di detto aprile 1560.
[dall'1 al 5 d'agosto.]
E oggi a dì primo d'agosto 1560 scudi dua a Antonio, uno a la Benedetta, uno alla Girolama per conto di loro salario. Oggi a cinque dì detto ò rimandata detta Girolama a Castel Durante con quaranta scudi d'oro che l'à avanzato meco in sedici mesi: che mai non ci fussi venuta: e quattro d'oro ò dati a Pasquino mulattiere che la riporti a Castel Durante.
PERDE IL PROVENTO DELL'UFFIZIO DI ROMAGNA.
[1560 ....]
..... scudi d'oro che tanti me ne ò ri........ per parte della p.....ione dell'entrata di mille dugento scudi d'oro che mi fu tolta dal papa Caraffa, datami prima da papa Farnese .... porto di Piacenza me l'aveva tolta prima l'Imperadore e ultimamente il papa Caraffa l'ufizio .... in Romagna mi tolse il primo dì che fu fatto papa.[555]
[555] Fu eletto papa col nome di Paolo IV, il 23 di maggio 1555.
PAGHE DI SUA PROVISIONE.
[1560 1 di luglio.]
E oggi a dì primo di luglio ò ricevuto scudi cinquanta d'oro dal Papa per il sopradetto conto.
[1561 12 di gennaio.]
E oggi a dì dodici di gennaio ò ricevuto la paga del mese di dicembre, cioè scudi cinquanta d'oro in tanta moneta nel mille cinque cento sessanta uno.
DONO DEL PAPA.
[17 d'aprile.]
E oggi a dì diciassette d'aprile ò ricevuto dal Papa scudi dugiento d'oro, e' quali mi dona per sua benignità e cortesia.
PAGHE DI SUA PROVISIONE.
[1562 1 di marzo.]
E oggi a dì primo di marzo ò ricevuto la paga del mese di febraio, cioè scudi cinquanta d'oro, in tanta moneta che m'ha portata Antonio in tanta moneta (_sic_) che sta meco.
[1 d'aprile.]
E oggi a dì da primo d'aprile ò ricevuta la paga del mese di marzo, cioè cinquanta in tanta moneta portò Antonio che sta meco.
[1563 7 di febbraio.]
E oggi a dì sette di febraio nel mille cinque cento sessanta 3 ò ricevuto la paga del mese di novembre del sessantadua, cioè scudi cinquanta d'oro in tanta moneta.[556]
[556] I _Ricordi_ per tal conto vanno fino al luglio del 1563.
FINE DEI RICORDI.
CONTRATTI ARTISTICI DI MICHELANGELO BUONARROTI
DAL 1498 AL 1548.
ARCHIVIO BUONARROTI. Roma, 27 d'agosto 1498.
I.
_Allogazione a_ Michelangelo _del gruppo di marmo della Pietà in Roma_.
Die xxvij mensis augusti 1498.
Sia noto et manifesto a chi legerà la presente scripta, come el reverendissimo cardinal di San Dionisio[557] si è convenuto con mastro _Michelangelo_ statuario fiorentino, che lo dicto maestro debia far una Pietà di marmo a sue spese, ciò è una Vergene Maria vestita, con Christo morto in braccio, grande quanto sia vno homo iusto, per prezo di ducati quattrocento cinquanta d'oro in oro papali, in termino di uno anno dal dì della principiata opera. Et lo dicto reverendissimo Cardinale promette farli lo pagamento in questo modo, ciò è: Imprimis promette darli ducati centocinquanta d'oro in oro papali, innanti che comenzi l'opera: et da poi principiata l'opera promette ogni quattro mesi darli ducati cento simili al dicto _Michelangelo_, in modo che li dicti quatro cento cinquanta ducati d'oro in oro papali siano finiti di pagarli in vno anno, se la dicta opera sarà finita; et se prima sarà finita, che la sua reverendissima Signoria prima sia obligata a pagarlo del tutto.
Et io Iacobo Gallo prometto al reverendissimo Monsignore che lo dicto _Michelangelo_ farà la dicta opera in fra uno anno et sarà la più bella opera di marmo che sia hoge in Roma, et che maestro nisuno la faria megliore hoge. Et si _versa vice_ prometto al ditto _Michelangelo_ che lo reverendissimo Cardinale la farà lo pagamento secundo che de sopra è scripto. Et a fede io Iacobo Gallo ho facta la presente di mia propria mano, anno, mese et dì sopradito. Intendendosi per questa scripta esser cassa et annullata ogni altra scripta di mano mia, o vero di mano del dicto _Michelangelo_, et questa solo habia effecto.
Hane dati il dicto reverendissimo Cardinale a me Iacobo più tempo fa ducati cento d'oro in oro di Camera et a dì dicto ducati cinquanta d'oro in oro papali.
_Ita est_ IOANNES, CARDINALIS S. DYONISIJ.
_Idem_ Iacobus Gallus manu propria.
[557] Giovanni della Groslaye, francese, cardinale del titolo di Santa Sabina e chiamato il _Cardinale di San Dionigi_.
È noto che il gruppo della _Pietà_ stette dapprima nella cappella di Santa Petronilla del vecchio San Pietro, e che poi rovinata la detta cappella nella riedificazione di quel tempio, fu trasportato nell'altra detta _della Madonna della Febbre_, dove ancora si vede. Michelangelo per provvedere il marmo che gli bisognava, fu senza dubbio a Carrara; e di queste, che furono forse le sue prime gite colà, abbiamo la prova nelle seguenti due lettere del Cardinale suddetto: l'una agli Anziani di Lucca, pubblicata dal marchese Campori nelle _Notizie biografiche degli Artisti della provincia di Massa_: Modena, Vincenzi, 1874, in-8º, e l'altra, fino ad ora inedita, alla Repubblica di Firenze.
(_Archivio di Stato in Lucca._)
«_Magnifici ac potentes Domini tanquam fratres honorandi._ — Novamente ci semo convenuti con maestro _Michele Angelo_ di _Ludovico_ statuario fiorentino presente latore, che ei faccia una pietra di marmo, cioè una Vergine Maria vestita con Cristo morto, nudo in braccio, per ponere in una certa Cappella, quale noi intendemo fondare in S. Piero di Roma nel luocho di Sancta Peronella; et conferendosi lui al presente lì in quelle parti per far cavar et condurre qui li marmi a tale opera necessarij, noi confidentemente preghiamo le Signorie vostre a nostra comtemplatione li prestino ogni aiuto et favore per tal cosa, come da lui più a pieno gli sarà exposto: il che tutto reputaremo esser fatto in noi propio come in verità sarà facto: et di tal benefitio non ci scorderemo: ma achadendo che mai possiamo riservire le Signorie vostre in cosa alchuna per effecto, intenderano quanto questo haveremo hauto accepto et grato. _Bene valete._
«_Rome, die xviii novembris 1497._
«Io: tituli Sancte Sabine presbiter Cardinalis Sancti Dionisij, ec.»
(_Archivio di Stato in Firenze._)
«_Excelsi ac potentes Domini tanquam fratres precipui, salutem._ — Per che intendemo esser impedito a Carrara uno nostro; quale havemo mandato lì per cavare marmi et farli condure a Roma per une certa opera che intendemo _domino concedente_ far fare in una nostra cappella in S. Piero di Roma, ricurremo a le Signorie Vostre, pregandole vogliano scrivere per tal modo al Marchese di quello luoco, al quale _etiam_ noi scrivemo, che mediante el conveniente prezo da pagarsi per dicto nostro, ogni impedimento rimoto, li lassi cavare et trasportare dicti marmi, et si degni prestarli ogni aiuto, non sia per alcuno modo turbato, o vero in longo detenuto. Il che certamente haveremo da le Signorie Vostre a gratia singulare. Et a li suoi beneplaciti sempre ce offerimo. _Bene valete._
_Rome, die vij aprilis 1498._
M. SAXOFERRATENSIS.»
Da queste lettere si rileva che il lavoro era già cominciato da Michelangelo circa un anno innanzi alla presente allogazione.
ARCHIVIO BUONARROTI. Firenze, 22 di maggio 1501.
II.
_Dichiarazione di_ Michelangelo _circa ad alcuni patti della scritta col cardinal Piccolomini, poi Pio III, per le quindici statue della sua cappella nel Duomo di Siena_.[558]
Io _Michelagniolo di Lodovicho Buonaroti_ sono contento e obrigomi a quanto in questa scritta si contiene, eccietto che per spresso dichiarato che nel capitolo dove dice che si tolga maestri per dichiarare se le figure sono alla prefetione (_sic_) quanto nella scritta si contiene, voglio e dichiaro che esso reverendissimo Monsignor debba chiamare uno maestro dell'arte, qual piacie a sua Signoria, e io _Michelagniolo_ ne debbo chiamare un altro dell'arte, qual piacie a me: e quando essi due così chiamati non fussin d'acordo, allora e in tal caxo essi dua maestri chiamati debbino e possino tutti e dua d'acordo chiamare uno maestro dell'arte. E poi così chiamato, possino e' dua di loro d'acordo dichiarare la prefezione (_sic_) delle sopradette figure, come nella scritta si dicie.
E quanto al caso del sodamento che si dicie nella scritta, che e' reverendissimo Monsignore mi debba dare quanto al pagamento delle figure, e de' sodamento che si dicie che io debba dare del fare le quindici figure; questa parte non intendo nè voglio che essa sua Signoria sia tenuta farlo, nè io sia tenuto fare sodamento a sua Signoria.
E quanto al tempo de' tre anni, si dichiara cominci el tempo di detti 3 anni el dì che m'àrà sua Signoria pagati o fatti pagare e' ducati ciento d'oro in oro in Firenze per conto della presta, come in questa scritta si dicie.
Di tutte l'altre cose, eccietto queste dua ecciettuate, sono contento e obrigomi come è detto di sopra, quando suo Signoria àrà soscritto e obrigatosi a quanto in questa scritta si contiene e non altrimenti; e però mi sono soscritto di mia propria mano in questo dì ventidua di maggio 1501.
[558] Si vede che questa dichiarazione fu fatta da Michelangelo sopra la bozza della scritta passata tra lui e il Cardinale per quest'opera innanzi la definitiva allogazione di essa.
ARCHIVIO DE' CONTRATTI DI SIENA. Siena, 15 di settembre 1504.
III.
_Esibizione e ratifica fatta da Iacopo ed Andrea de' Piccolomini del contratto passato tra_ Michelangelo _e il predetto Cardinale per l'opera suindicata_.[559]