Le lettere di Michelangelo Buonarroti

Part 34

Chapter 344,209 wordsPublic domain

E detto dì, sedici soldi in filo di ferro, portò Baccio di Puccione.

E detto dì, quatro soldi in dua gomitoli di spago.

E detto dì, quattordici quatrini in una libra d'aguti.

E detto dì, in una libra di candele, nove quatrini pel detto conto.

E oggi questo dì venti cinque di gugnio 1524 a Baccio di Puccione soldi diciotto per una cassetta da sedere per Covone scarpellino che è venuto a lavorare di nuovo.

E a dì venti otto di detto, dètti lire 3 a Baccio di Puccione per 3 panconi che e' comperò dal Buscaglia, a venti quatrini per fargli portare a San Lorenzo e' detti panconi. Ànno a servire per uno o ver dua deschi per lavorarvi su certe figure delle sepulture di San Lorenzo: e montano detti panconi sei lire e mezzo, che così à fatto el mercato detto Baccio.

Queste tre lire de' panconi qui di sopra ò riavute da lo Spina e à pagato el resto lui.

E a dì dieci di luglio 1524 a Baccio di Puccione per dua cassette da scarpellini, una lira e sedici soldi.

E detto dì per uno regolo di 4 braccia, sette soldi per gli scarpellini.

E detto dì per una finestra d'asse d'abeto per la Sagrestia, dua barili.

E a dì venti dua di luglio mi comperò Baccio di Puccione dua curri, venti dua soldi, per l'opera di San Lorenzo da maestro Girolamo manganatore, e per la portatura a San Lorenzo, sei quatrini.

E a dì venti 3 di detto (_dètti a_) detto Baccio in dua libre aguti e nove oncie d'aguti vechi, uno grossone: comperò detto Baccio per detta opera.

E a dì venti tre di detto, dètti a Baccio di Puccione tre grossoni, e' quali avea spesi in aguti per conficare certe caprette e certi scabegli per sedere e per far ponti per detta opera: e comperogli da Lorenzo da Monte Aguto lanciaio.

E detto dì dètti a Baccio di Puccione lire sei per sei opere m'à aiutato insino a dì detto, per mettere marmi nella Sagrestia, e per fare le dette capre e scabegli, che sono 4 e 4 gli scabegli.

E a dì venti 3 ebi dallo Spina ducati dieci per ispendere in detta opera e tenere conto.

E a dì ventisette di detto per un castagni (_sic_) di braccia otto per una lieva per mettere e' marmi in Sagrestia, venti tre soldi da quegli di Capello da San Tomaso. Portò Baccio di Puccione.

E a' medesimi ò pagato questo medesimo dì detto per braccia trenta di corrente di faggio per le capre sopra ditte, soldi venti cinque. Portò detto Baccio.

E per braccia dua d'asse di quarto da' medesimi per medesmo conto, soldi otto.

E per braccia dieci di piane d'abeto, ventitre soldi e un quatrino.

E per braccia quatro e mezzo d'asse di mezzo, soldi trenta per le dette capre. Portò Baccio di Puccione, da que' di Capello a San Tomaso.

A dì venti 9 di luglio 1524 rende' al Piloto[541] dieci grossoni che ave' pagati a un fabro che sta nella Via de' Servi per dua regoli di ferro d'un braccio e mezo l'uno: m'avea fatti per li scarpellini di San Lorenzo.

[541] Giovanni di Baldassarre, orefice, detto _il Piloto_. Lavorò per la Sagrestia di San Lorenzo la palla faccettata della cupola, e per la casa de' Medici in Via Larga fece una gelosia di rame traforata a una finestra inginocchiata disegnata da Michelangelo. Morì di ferite nel 1536.

E a dì 3 d'agosto per una fune che fu libre 4, trenta quatrini e mezo, da Lorenzo da Monte Aguto. Andàmo Meo delle Corte e io per essa, per legar la sega per segare un pezo di marmo a San Lorenzo.

E a dì 8 di detto, trenta sei soldi al garzone che portò la rena a San Lorenzo per segare un pezo di marmo; e furono trenta sei some di rena. E detti danari gli pagò Antonio Mini in sull'uscio di casa mia.

E a dì undici d'agosto 1524 rende' a Covone, scarpellino da Fiesole, soldi cinquanta sei, e' quali avea spesi in carboni per assottigliare per l'opera di San Lorenzo. E detti danari gli portò Meo delle Corte.

E a dì tredici a Baccio di Puccione legniaiuolo soldi 8 per una mezza giornata aiutò a Bernardino di Pier Basso fare un telaio da côr misure per una figura che e' mi bozza.

E a dì 19 d'agosto detto pagai a Matteo d'Andrea del Mazza lire venti dua che fûrno trenta sei barili, e rende' mi un carlino nell'opera presente ser Francesco del Tachino, e Giannozzo di Ducino Mancini per un panno di sega da segar marmo che tolse dall'Opera Giovanni Spina e Meo delle Corte per l'opera di San Lorenzo.

A dì venti 7 d'agosto a Baccio di Puccione legniaiuolo soldi 35 per dua capitelli del telaio della sega da marmi che lui fece per l'opera di San Lorenzo, e per un graffietto per gli scarpellini per segniare certi frontespitii de' tabernacoli per detta opera.

E a dì trenta d'agosto al Bottaio che sta in sulla piazza di San Lorenzo lire tre per una tinella per la rena pe' segatori de' marmi de l'opera di San Lorenzo. E detti danari gli portò Meo delle Corte scarpellino.

E oggi questo dì venti quatro di settembre 1524 ò renduti soldi trenta dua e un quatrino a Bernardino di Pier Basso, che lavora meco per certe piane avea comperate della Nave di Mercato Vecchio per far certi telai per le figure della Sagrestia di San Lorenzo.

Oggi questo dì 4 d'ottobre 1524 ò pagato al renaiuolo che porta la rena per segare e' marmi a San Lorenzo, soldi trentaquattro per trenta quatro some di rena. E detti danari portò Meo delle Corte.

A dì 5 d'ottobre diciotto quatrini rende' a Bernardino Basso per una libra d'aguti di trenta sei, e quatro quatrini d'aguti di centinaio per far conficare centine per farvi su modegli per San Lorenzo.

E a dì sei per dua libre e dua oncie di filo di ferro, quaranta quatro quatrini.

E detto dì sei per dua gomitoli di spago, quattordici quatrini, e per dua libre d'aguti da bastieri per e' detti modegli, venti otto quatrini. Tutto mi portò Bernardino Basso.

E a dì otto d'ottobre per tre libre di filo di ferro, soldi venti da Cristofano di Lionardo lanciaio, e per quatro gomitoli di spago, soldi nove e un quatrino per detto conto. Portò Bernardino Basso.

E a dì quindici d'ottobre 1524 ò pagato soldi undici per rena per e' segatori per el detto conto. Portò Meo delle Corte; e dua quatrini di carta per modani.

E oggi questo dì ventinove ò pagato a Baccio di Puccione legniaiuolo sedici grossoni per quattro telai di finestre per incartare, che io gli ò fatti fare per le finestre di sopra della Sagrestia di San Lorenzo, per rispetto dell'acque che entravano e facean danno; e in fogli reali soldi venti quatro.

A dì nove di novembre 1524 ò pagato a Baccio di Puccione per otto telai per otto finestre della lanterna, incartate perchè vi piove, lire dieci.

A Piero manovale venti quatro fogli; e a detto Piero soldi cinque per olio, per ugniere dette finestre.

E a detto Baccio per opere dua per far capre per mettervi su un marmo, soldi quaranta; e per un capitello della sega, dua grossoni. Grossoni 36 quegli che io ò dati a Baccio.

[dal 1 d'ottobre al 3 di dicemb.]

Quest'è la copia della scritta che io mandai el primo d'ottobre 1524 allo Spina de' casi di Francesco da San Gallo, e de' primi danari del lavorare in cottimo.

A Francesco da San Gallo darete uno ducato e mezzo; e questo è perchè tolse a fare in cottimo a dua ducati el braccio d'un certo fregio al paragone d'una parte che ce n'è fatta. Ànne fatto uno braccio: e perchè non è finito e non sta bene come l'altro, non gli voglio dare più, se non osserva di fare come à promesso.

A dì 8 d'ottobre ebbe Francesco Sangallo lire nove.

A dì 15 d'ottobre ebbe lire nove.

A dì 22 d'ottobre ebbe uno ducato.

A dì 29 d'ottobre ebbe uno ducato.

A dì 5 di novembre ebbe lire sei.

A dì 12 di novembre ebbe lire otto.

A dì 19 di novembre ebbe uno ducato.

A dì 26 di novembre ebbe uno ducato.

A dì 3 di dicembre ebbe uno ducato.

[19 d'ottobre.]

Io Michelagniolo di Lodovico Simoni ò ricevuto oggi questo dì diciannove d'ottobre mille cinquecento ventiquattro, da Giovanni Spina, ducati quattrocento d'oro larghi per la provigione fattami otto mesi fa da papa Clemente di cinquanta ducati al mese, per le figure delle sepolture della Sagrestia di San Lorenzo, e per ogn'altra cosa che sua Santità mi facci fare; e per fede del vero questo dì detto ò fatta questa di mia propria mano.

Quest'è la copia della quietanza mandata detto dì per Antonio Mini, che sta meco, a Giovanni Spina, che dice aver commessione pagarmi la sopraddetta provigione.

SEPOLTURE DI SAN LORENZO.

[27 detto.]

Ricordo come oggi questo dì ventisette d'ottobre 1524 ò ricevuto da Bernardo Niccolini ducati quaranta d'oro larghi per dua pezzi di marmo che io ò messi di mio nell'opera delle sepulture della Sagrestia di San Lorenzo: l'uno de' detti pezzi è quello che n'è fatto ricordo qui di sopra, che lo metto sedici ducati, che così viene a me; l'altro ò fatto venire ora in questi dì pur di Via Mozza dalla mia stanza a San Lorenzo, che mi serve per una figura di quelle che vanno in su cassoni delle sepulture dette che io fo; e questo m'à tirato dalla stanza mia a San Lorenzo Meo delle Corte scarpellino con altri scarpellini che lavorano qua di quadro a dette sepulture. E detto marmo è lungo braccia quattro giuste, grosso uno braccio e ottavo, largo un braccio e dua terzi: vero è che è appuntato un poco a uso di figura: e questo metto o vero ò messo ventiquattro ducati. E detti danari mi portò dal Niccolino Bernardino di Pier Basso che lavora meco, e furono tutti grossoni: e io pel detto gli mandai una polizza di mia mano che gniene pagassi.

LIBRERIA DI SAN LORENZO.

[_Arch. Buon._ 1525 dal .... al 3 d'aprile]

La spesa della Liberria.

Le mura che s'ànno a fare di nuovo, che s'ànno a cominciare sopra le camere di sopra del chiostro di San Lorenzo dove viene el piano di detta Liberria, sono ordinate braccia cento per lunghezza col portico che viene inanzi all'entrata, grosse un braccio, alte sedici, con le rivolte da capo e da piè: montano, fornite del tutto, quatrocento trenta ducati, senza la croce.

La croce facendo diciotto braccia per ogni verso e 'l vano d'ogni lato, vi va di muro della medesima altezza e grossezza, cento novanta tre ducati.

El tetto della medesima li....

E oggi a dì 3 d'aprile 1525 ò renduto a Bernardino Basso per tre fogli stagniati pe' modani delle finestre di fuora della Liberria dua grossoni.

FANTI E SERVITORI.

[_Museo Brit._ 1525 16 di luglio.]

Ricordo come oggi questo dì 16 di luglio 1525 è venuta a star meco mona Lorenza, che sta in casa mia a pigione in Via Gibellina, e ògli offerto dieci fiorini l'anno: m'à risposto che non vole ancora rispondermi resoluto, perchè dice che e' c'è un suo figliuolo che se n'à andare a Roma infra quindici dì, e che come se n'è andato mi risponderà: e in questo mezzo verrà ogni dì a casa a fare le faccende di casa e ritornerassi la sera al figliuolo e che non vuole in detto tempo gli corra la pigione, e poi partito il figliuolo vedrà d'accordarsi meco: e così siàno d'accordo.

Ricordo come oggi questo dì venti dua di detto, Mariagniola che stava meco se n'è andata, e àgli pagato Antonio che sta meco lire 8 che dice restava avere: mie presentia in tanti grossoni.

[_Arch. Buon._ 1525 3 d'agosto.]

Ricordo come oggi a dì 3 d'agosto mille cinquecento venticinque, c'è venuto a stare meco per famiglio Nicolò da Pescia per quattro lire e mezo el mese: e così siàno d'acordo.

[1525 20 d'agosto.]

Oggi a dì venti d'agosto ò dato a Nicolò che sta meco, lire tre e mezzo per conto di salario.

[27 di settemb.]

Oggi a dì venti 7 di settenbre ò dato a Nicolò sopra detto lire quatro e mezzo di suo salario.

[2 di dicemb.]

Ricordo com'io ò avuto questo dì 2 di dicenbre 1525 ducati dua d'oro da Bastiano detto Balena mio lavoratore a Settigniano o vero a Rovezano, e' quali sono del frutto dell'anno passato di tre ducati e cinque lire che m'avea a dare; ògli fatto tempo del resto in sino alla ricolta prima che viene.

[3 detto.]

E oggi a dì 3 di dicenbre ò dato a detto Nicolò lire quattro per conto di suo salario.

MARMO VENDUTO.

[_Museo Brit._ 1525 23 di dicemb.]

23 di dicembre 1525.

Ricordo come oggi questo dì à venduto Giovanni Spina uno pezzo di marmo di questi del Papa che sono in sulla piazza di San Lorenzo, a' Capitani d'Or San Michele per l'opera di Francesco Sangallo[542] lire cento sei: el quale marmo a misura fu cinque mila trecento libre.

[542] Intendi: il gruppo della Madonna con Gesù bambino, e Sant'Anna che è nella chiesa d'Or San Michele.

SALARIO A UN SERVITORE.

[1526 28 di gennaio.]

E oggi a dì venti otto di gennaio ò pagato a Nicolò, che sta meco per famiglio, lire sette di quattrini neri, le quali gli contò Antonio Mini che sta meco, mia presenza.

[15 d'aprile.]

Ricordo come insino a oggi a dì quindici d'aprile ò venduto del grano di Pazolatico staia quattordici e mezzo, e staia sei, questo dì detto 1526.

[d'agosto.]

Ricordo come oggi a dì .... d'agosto 1526 Donato Benti scultore che sta a Pietra Santa m'à mandato questa scritta ovvero conto per Bernardino Basso, e àmmela portata qui in casa e' Macciagnini dov'io sto a San Lorenzo, Bernardino Basso scarpellino.

[1527 29 d'aprile.]

Ricordo come più dì sono che Piero di Filippo Gondi mi richiese della Sagrestia nuova di San Lorenzo per nascondervi certe loro robe per rispetto del pericolo in che noi ci troviamo: stasera a dì ventinove d'aprile 1527 v'ha cominciato a far portare certi fasci: dice che sono panni lini delle sorelle: et io per non vedere e' fatti sua nè dove e' si nasconde dette robe, gli ò dato la chiave di detta Sagrestia detta sera.

[4 di giugno.]

Ricordo oggi questo dì 4 di giugnio 1527 com'ò dato a mona Chiara grossoni nove per conto di suo salario, e èssi andata con Dio e lasciatomi senza fante detto dì, senza farmelo sapere inanzi.

FANTI E SERVITORI.

[1527 19 di luglio.]

Ricordo oggi questo dì 19 di luglio 1527 com'io ò ricevuto dal Balena ducati dua di quaranta sette lire che io avevo aver da lui per insino a ora: el resto che sono trenta tre lire glien'ò lasciati in presto sopra un paio di buoi che tiene: e così è stato contento: presente Antonio Mini che sta meco e Lapo lavoratore: e con detto Lapo ò fatto conto detto dì del dare e dell'avere, e siàno del pari in sino a oggi.

MALATTIA E MORTE DI BUONARROTO.

[1528 dal 30 di giugno al 6 di luglio.]

Denari pagati a Pietro Pagolo di Stefano del Riccio speziale oggi questo dì trenta di giugno 1528 per la malattia di Buonarroto, che sono lire tredici e soldi uno, come si vede per la scritta di detto Pietro Pagolo.

Danari spesi nel mortorio ò pagati oggi a dì sei di luglio 1528[543] lire cinquantuna; e' quali danari portò Antonio Mini a ser Antonio notaio e insieme pagorno detti danari a' frati e preti in cera e in becchini, come si vede per una scritta di detto ser Antonio.

[543] Buonarroto, fratello di Michelangelo, morì di peste a dì 2 di luglio 1528.

Danari dati a' Medici: ducati dua e cinque grossoni a maestro Piero Rosati, e ducati quattro o circa a maestro Baccio cerusico dagli Alberigi,[544] e uno ducato a maestro Marcantonio[545] da Sangimigniano e nove grossoni in un cappone premuto.

[544] Intendi: che abitava nella Via degli Alberighi.

[545] Montigiani.

Ducati quattro in una gamurra per la moglie[546] di Buonarroto per mutarli e' panni che era ammorbata, comperata da mona Lessandra[547] che fu moglie di Bernardo Mini.

[546] Bartolommea Della Casa.

[547] Da Panzano, madre di Antonio Mini che stava con Michelangelo.

Ducati sette spesi in più volte a Settigniano in fra le spese alla moglie di Buonarroto e a' figliuoli[548] e alle fante che erono in guardia,[549] sanza el vino che fûro barili quatro.

[548] Per sospetto che anch'essi fossero ammorbati.

[549] Buonarroto lasciò tre figliuoli: Lionardo, Simone e Francesca. Simone morì fanciullo.

Uno ducato tra scarpe de' bambini e grembiuli e posta per iscuffie, mentre erano in guardia.

SPESE PER LA FRANCESCA DI BUONARROTO.

[13 di settemb.]

Denari spesi per la figliuola di Buonarroto:

Soldi otto per un braccio di tela bottana.

Soldi sei per tre quarti di tela per soppannare un gamurrino.

Ventiquattro soldi per tela bottana.

Cinque soldi per refe per la gamurra.

Dua crazie per refe pel gamurrino.

Soldi cinquanta la fattura della gamurra.

Soldi venticinque per la fattura del gamurrino.

Soldi quatro per nastro pel gamurrino.

LA FRANCESCA È MESSA IN MONASTERO.

[1528 13 di settemb.]

Ricordo come oggi questo dì 13 di settembre 1528 ò menata la Francesca mia nipote, figliola di Buonarroto mio fratello, nel munistero di Boldrone in serbanza per tanto che la si mariti. E' patti che io ò avuti col munistero sono questi: che io dia l'anno a detto munistero ducati diciotto largi in tre volte, ogni quattro mesi sei ducati; de' quali n'ò pagati oggi questo dì detto una paga, cioè ducati sei in tanti barili: e' quali ò portati meco con la fanciulla, e contògli alla badessa, che è una cugina carnale di Piero Pecori, Antonio Mini che sta meco; che furono sessanta sette barili e sei quatrini bianchi: e ògli dato a detto munistero detto dì per detta fanciulla, dua paia di lenzuola a tre teli, dua tovaglie di sei braccia l'una, otto tovagliolini e quattro canavacci: che così furono e' patti: e' danari gli ò messi di mio; e dette lenzuola e tovagliolini e canavacci abbiàno tolte delle masserizie di Buonarroto.

Dua braccia di posta nera per cigniere, soldi diciotto.

Dua soldi la ben vestita.

Uno paio di pianelle e uno paio di scarpette, soldi venti sei.

Uno braccio di tela per uno grembiale, soldi diciotto.

Tre braccia di nastro di seta nera, soldi otto.

Tre braccia di nastro di filugello, sette quattrini.

Tre agetti, tre quatrini.

Questi denari ò io renduti oggi questo dì tredici di settembre 1528 a Antonio Mini che sta meco, e' quali gli avea spesi per me in queste cose qui sopra dette. El panno della gamurra, che io ò fatta fare alla figliuola di Buonarroto, ò dato io d'un mio lucco foderato di bassette quasi nuovo, che io ò fatto disfare per fargniene.

DOTE RESTITUITA ALLA MOGLIE DI BUONARROTO.

[16 detto.]

Ricordo oggi questo dì sedici di settembre 1528 come s'è renduto la dota alla Bartolomea che fu moglie di Buonarroto mio fratello, e èssi conti di danari contanti ducati cinquecento ventidua d'oro largi e cinque grossoni fra corone d'oro e barili e grossoni e crazie; e detti danari si sono tolti d'una certa quantità di danari contanti che si trovò di Buonarroto; e sonsi conti in casa Agniolo della Casa: e' quali gli à conti Gismondo mio fratello a detta Bartolomea, presente lei e la sua madre mona Piera e ser Bonaventura n'è rogato, presente Pandolfo della Casa e Raffaello da Gagliano e ser Antonio.... e Agniolo della Casa e Tebaldo fratello di detta Bartolommea e un fratello di mona Piera e un altro notaio, e presente Antonio di Bernardo Mini. E io Michelagniolo di mia danari pagai uno ducato largo a ser Bonaventura pel contratto e a ser Antonio e a Raffaello da Gagliano, perchè 'n questo caso s'erono aoperati più de' detti, dètti dua corone d'oro per uno del mio, che sono uno ducato e quatro scudi.

PAGAMENTO DELL'ACCATTO.

[24 detto.]

Ricordo oggi questo dì ventiquatro di settembre 1528 com'io ò pagato ducati trentasette d'oro largi e grossoni tredici e danari sei per l'accatto che io ho avuto dal Comune: e' quali denari portò Antonio Mini che sta meco e pagògli al camarlingo che è Bernardo Gondi, e così apparisce al suo libro a carte settanta sei, cioè 76: e con detto Antonio andò Domenico Mori.

SPESE PER LIONARDO SUO NIPOTE.

[1528 dal 1 al 15 di novembre.]

Otto lire in quattro braccia di panno Sanmatteo nero per fare una zimarra a Nardo, che lo comperò Antonio fuor della porta alla Croce trenta soldi, per la manifattura di detta zimarra; uno grossone a Nardo che lo dètte al maestro della scuola pel fuoco; se' soldi per nastro di filugiello, e magliette e agetti che portò la Caterina alla Cecca al munistero di Boldrone: tutti e' sopra detti danari à pagati Antonio Mini che sta meco, o vero conti di sua mano.

Ricordo come dal primo di novembre 1528 insino a oggidì quindici di detto novembre ò speso per conto delle rede di Buonarroto mio fratello: prima per uno Donadello per Nardo, soldi sei e un quatrino; per uno cappello piloso nero per detto Nardo, soldi diciotto.

Tre ducati d'oro a mona Ginevra per diciotto dì che la stette in casa Buonarroto a sciorinare sua panni e masserizie.

SPESE PER FANTI E SERVE.

[21 di novemb.]

Ricordo come oggi questo dì ventuno ò dato a mona Ginevra sopra detta, cioè oggi a dì ventuno di novembre 1528 ò pagato a detta mona Ginevra lire sei, che la dice che restava avere da me dal dì che la finì la guardia in casa Buonarroto in sin a oggi. Benchè la sia stata in detta casa, tuttavia dice che è stata meco, e io l'ò detto di pagata a mio conto e datole licenzia.

DENARI SPESI PER LA NIPOTE.

[1529 13 di gennaio.]

Ricordo come oggi questo dì tredici di gennaio 1528 ò portato al munistero di Boldrone ducati sei largi in tanti barili, cioè barili sessanta sette e otto quatrini: e' quali danari ò conti alla badessa, presente Domenico fratello d'Antonio di Migliore mio lavoratore a Macìa: e detti danari sono per conto della Francesca mia nipote che è in serbanza in detto munistero.

[14 di maggio.]

Ricordo oggi questo dì 14 di maggio 1529 ò pagato al munistero di Boldrone ducati sei largi per conto della Francesca mia nipote; e' quali denari portò Antonio Mini che sta meco.

SPESE PER L'ANDATA E DIMORA IN VENEZIA.

[_Arch. Buon._ 1529 10 di settemb.]

Dieci ducati a Rinaldo Corsini.[550]

[550] Questo conto di spese è in un foglio, dove Michelangelo aveva principiato una lettera in questo modo: «Honorando mio maggiore. In Venezia oggi questo dì dieci di settembre.»

La data del principio della lettera fa supporre che due sieno state le gite di Michelangelo a Venezia: l'una sul finire dell'agosto 1529, partendosi da Ferrara dove era stato mandato a vedere le fortificazioni; e l'altra quando fuggì da Firenze il 21 di settembre. Il conto delle spese riguarda questa seconda gita, essendovi nominati il Corsini, il Mini e il Piloto, che gli furono compagni.

Cinque ducati a messer Loredan per la pigione. —

Diciassette lire nelle calze d'Antonio.

Un ducato ne' sua stivali.

Venti soldi un paio di scarpe.

In dua scabegli da sedere e in una tavola da mangiare e in un forziere, un mezzo ducato.

Otto soldi in paglia.

Quaranta soldi nella vettura del letto.

Dieci lire al fante che venne da Firenze.

Tre ducati dal Bondino insino a Vinegia nelle barche.

Venti soldi al Piloto in un paio di scarpette.

Sette ducati da Firenze al Bondino.

Dua camicie, cinque lire.

Un birettino e un cappello, soldi sessanta.

Quattordici dì in Vinegia, lire venti.

Circa quatro ducati da Firenze al Bondino in cavagli pel Piloto.

SALARIO D'UNA FANTE.

[1529 14 di settemb.]

Ricordo come oggi questo dì 14 di sett. 1529 ò dato a la Caterina che sta meco lire sedici e una crazia per conto di suo salario, presente Antonio Mini che gniene contò in crazie.

ROBE RIPOSTE QUANDO FUGGÌ A VENEZIA.

[dal 19 al 25 d'ottobre.]

Iesus addì 19 di ottobre 1529.[551]

[551] Questo Ricordo è scritto da Francesco Granacci.

Cose date per buono rispetto dalla Caterina, cioè di Michelagniolo, cavate di casa detto (_dì_), come detta mi dice: e prima.

Dicemi in un luogo, grano aver messo moggia tre, staia venti, cioè mogia 3 staia 20.

E in detto luogo staia sei di salina, cioè staia 6.

E in un altro luogo dice averne messo moggia dua, staia dodici, cioè 2 e 12.

E in detto luogo v'è tutti sua pannilani, cioè di dosso ed altro.

E in detto luogo v'è forchette sette e dua cucchiai, cioè d'argento.

Dicemi in un altro luogo aver messo moggia dua di grano grosso, cioè 2.

E più mi dice in detto luogo aver mandato moggia tre d'orzo, cioè moggia 3.

E più in detto luogo moggia uno di vena, cioè moggia 1.

E in uno altro luogo dice aver mandato stagno, cioè scodelle undici, e scodellini undici e piattelli sette, e in sacco parecchi panni lini cuciti.

E in detto luogo à mandato uno celone e una coltrice con un primaccio.

E più una materassa di bambagia.

E più dice averne dato a Gismondo staia quattordici di grano grosso, cioè 14.