Le lettere di Michelangelo Buonarroti
Part 31
Ricordo come oggi questo dì diciassette di luglio 1517 io Michelagniolo ò dato al Bello di Torano scudi sei, presente ser Lionardo, notaio di Carrara, e Francesco d'Andrea di Nello; e detti sei scudi gli ò dati per conto d'un pezzo grande di marmo che lui mi dice volermi cavare in una cava, dove è entrato di nuovo a cavare; e non gli riuscendo, siàno d'accordo e' detti scudi vadino a conto de' marmi che lui e 'l compagno tolgono a cavarmi più mesi sono, come apparisce per un contratto di ser Lionardo sopra scritto.
[21 detto.]
Ricordo come oggi questo dì venti uno di luglio 1517 Matteo di Cuccherello mi fece dare uno scudo, presente ser Antonio da Massa, a maestro Iansi da Torano, perchè gli acconciassi el carretto per tirare cinque delle mia pietre che io ò al Polvaccio; tre di sei carrate l'una, una di tre carrate, e una di dua. E 'l detto Matteo l'à tolte a condurre alla marina per ventisei ducati: e 'l detto scudo è per questo conto.
[22 detto.]
E oggi questo dì venti dua di luglio 1517 ò dati al Mancino, a Matteo di Cuccherello, a Betto di Nardo scudi dua per conto di marmi che mi fanno a compagnia al Polvaccio nella cava del detto Mancino, come apparisce per uno contratto di ser Calvano. E e' detti dua scudi dètti loro, presente Vasotto a riscontro la sua bottega.
Ancora questo dì detto venti dua di luglio 1517 dètti scudi dua al Pollina in piazza, presente Francesco di Nardo, per conto di certe pietre che lui e 'l figliuolo mi bozzano al Polvaccio.
[27 detto.]
E a dì venti sette di luglio dètti a Matteo di Cuccherello e a maestro Iansi, fratello di Marcuccio, ducati nove d'oro larghi in sulla bottega di Vasotto, sua presenzia, per conto di cinque pietre ch'e' m'ànno a tirare alla marina dal Polvaccio; tre di sei carrate l'una, e una di tre carrate, e una di due per ducati venti sei a tutte loro spese.
[28 detto.]
E a dì venti otto del detto, dètti un ducato a Menichella, figliuolo di Betto di Nardo, che mi bozzassi certe pietre al Polvaccio.
[8 d'agosto.]
[524]E addì 8 di agosto 1517 ebbe Matteo di Cuccarello da Michelagnolo ducati sette d'oro per conto della allogagione che detto Michelagnolo à fatto a detto Matteo, cioè di tirare alla marina cinque prete (_pietre_) che sono al Polvaccio. E io Piero Urbano li dètti e' sette ducati in presenzia di Vasotto. Glieli dètti e contàli in sulla sua panca, cioè duc. 7.
[524] Questi che seguono sono di mano di Pietro d'Urbano.
[11 detto.]
E addì 11 d'agosto 1517 tirò Matteo di Cuccarello una pietra che Michelagnolo comperò da maestro Domenico, che era in su la piazza de' Porci per 2 ducati d'oro: e io Piero Urbano glieli dètti in presenzia di Lazzino e di Menichella, cioè .... duc. 2, a fni 10.
[1517 20 d'agosto.]
Ricordo come oggi questo dì venti d'agosto 1517 si partì Michelagnolo da Carrara, per conto di fare el modello di Santo Lorenzo di Firenze, per conto del Papa c'è venuto e del Cardinale ci sta.
[_Arch. di Stato in Firenze._ 1517 20 di dicemb.]
✠ 1517.
Fondamenti facciamo in San Lorenzo di Firenze per la facciata d'essa, a nome della Santità di nostro Signore Leon papa, deon dare:
Per tanti pagatone in fare votare cierto pozo per avere l'aqua, barelle, cieste, aguti e pale per a detto lavoro, computato uno scarpellino tenuto per fare buche per catene del fondamento Lire 19. 2. —.
E per tanti pagatone a Meo fondatore per braccia 4674 di fondamenti cavati al fondamento grosso e per le vôlticiuole dove s'ànno a posare le scalee a soldi 2 e soldi 1 denari 10 il braccio, che il fondamento maggiore fu in fondo di braccia 11 1/4 e braccia xij, e di grossezza braccia 4 » 454. 3. —.
E per tanti pagatone a Lorenzo di Francesco carrettai per braccia 2468 di terra levataci de' fondamenti grandi, abbattuto e' sassi, a soldi 1 denari 8 il braccio e carrettate 710 delle vôlticiole » 288. 9. —.
E per conto di braccia 25 1/8 e sassi smurati grossi e sassi di Mugnone per detti fondamenti, computato cierti lastroni per catene e legature a lire 35, 38 e lire 42 braccio de' sassi, oltre a braccia 4 o più d'essi si trovarono ne' fondamenti » 970. —.10.
E per tanti pagatone a Francesco di Chimenti detto il Perla, misuratore, per misuratura di tutti e' sassi per nostra rata » 32. —. —.
A Lionardo e Taddeo di Cristofano fornaciarj, per costo di moggia 297 di calcina date a San Lorenzo per detti fondamenti a lire 4. 6. — il moggio: manco di tutta la somma lire 7. 2. — » 1270. —. —. ————————————————— Lire. 3258.14.10.
Segue il costo delli fondamenti della facciata di San Lorenzo di Firenze, e monta la somma della faccia di là » 3258.14.10.
E per tanti pagatone a Francesco Corbinelli, Giuliano del Comparino et altri, per costo di 34 migliaia di lavoro campigiano et nostrale, per vôlticiuole xviiij fatte a lo 'ntorno del fondamento grosso, su le quali à a venire le scalee e per cierti archi fatti tra' muri, come è bisognato: e per tutto abbiamo pagato » 396. 3. —.
E per tanti pagatone a Bernardo di Giovanni Pistochi e Temoi muratore per opere 333 di maestro a detto lavoro: a soldi 20 l'opera d'esso Bernardo et Temoi: soldi 17 e 15 le altre: et opere 941 di manovale, a soldi 10, 9, e 8 il giorno, secondo li tempi » 783. 4. —.
E per tanti pagati a Andrea Ferrucci capo maestro per sua provisione » 56. —. —.
E per tanti pagatone a messer Ricardo Davanzati per suo servito di mesi V, tenuto saldamente in sul lavoro e solecita l'opere et altro » 35. —. —. ———————————————— Lire 4529. 1.10.
✠ 1517.
Magnifico Iacopo Salviati de' dare lir. 4529 sol. 1 d. x piccioli per quello monta lo spendio fatto ne' fondamenti di San Lorenzo: come in questo foglio si mostra vero Ducati 647. —. 3.
E ducati xxxiiij, sol. iiij, den. viij d'oro larghi per costo di 2 modelli per essa faciata di San Lorenzo: uno fatto per Baccio di Agnolo et altro per Michelagnolo. 34. 4. 8. ——————————— Ducati 681. 4.11. » 487.10. —. ——————————— Ducati 193.14.11.
✠ 1517.
Magnifico Iacopo Salviati de' avere a dì 7 di novembre ducati cento d'oro per lui da pagamento. Ducati 100. —. —.
E de' avere ducati 387 1/2 d'oro larghi a compimento di ducati 500 d'oro Camera, che ci troviamo a ordine di detto Iacopo per servire a la strada di Pietrasanta, quali si possono fare servire a questo conto e aconciarli per conti o come a voi parrà: chè duc. cento d'oro se ne pagò a questi vostri sino addì 2 d'agosto » 388.10. —. —————————— Ducati 487.10. —.
Restate debitori per queste partite come di sopra si vede, di ducati cento novantatre, sol. xiiij e den. xj d'oro larghi, aconciando li ducati cinquecento Camera per la strada di Pietrasanta, che ducati cento ne pagamo qui a li vostri, come di sopra, et lo resto sono in credito vostro. Cristo vi guardi.
BERNARDO NICOLINI camarlingo de lo Arcivescovado a dì xviiij di dicembre 1517.[525]
[525] Pubblicato dal suo originale nel _Giornale_, ec.
(_Fuori_.)
Magnifico viro domino Iacopo Salviati in Firenze.
Conto delli fondamenti per la facciata di San Lorenzo.
(_E d'altra mano._)
Copiata al Giornale a c. 159, et a c. 198.
[1518 8 di febbraio.]
Sia noto come a dì otto di febbraio mille cinque cento diciassette, Bartolomeo detto Mancino, figliuolo di Giampagolo di Cagione da Torano, mi vendè quattro pezzi di marmo.[526]
[526] Il Contratto è del 15 di marzo 1518.
[25 detto.]
Io Michelagniolo di Lodovico Simoni ò ricievuto, oggi questo dì venti cinque di febraio, da papa Leone, per conto della facciata di San Lorenzo, ducati otto cento d'oro, ciò è ducati ottocento; e per il detto Papa me gli à pagati Iacopo Salviati propio. E per fede del vero ò fatta questa di mia mano propia detto dì in Firenze 1517.[527]
[527] Anche questo è stampato nel detto _Giornale,_ ec.
[_Arch. Buon._ 1518 4 d'agosto.]
Ricordo come stasera a dì quattro d'agosto mille cinquecento diciotto dètti ducati quattro a Barone, a Rubecchio, a Ceccone, a Sandro, a Andrea in Seravezza in casa Tommè per conto della allogagione del cavare marmi, come apparisce per uno contratto di ser Giovanni della Badessa da Pietra Santa.
[5 detto.]
Ricordo, come a dì cinque di detto, dètti uno ducato a Raffaello detto Bardoccio scarpellino, pure da Settignano, in casa la Galante in Seravezza, per conto di marmi che cava per me.
[7 detto.]
Ricordo, come a dì sette di detto, dètti carlini dieci a certi manovali per iscalzare un sasso su nella cava.
[10 detto.]
Ricordo, come a dì dieci di detto, dètti a Michele di Piero di Pippo da Settignano ducati dua per che gli andassi a Firenze per accattare certe taglie dall'Opera.[528]
[528] L'Opera di Santa Maria del Fiore di Firenze.
[13 detto.]
Ricordo, come a dì tredici di detto, dètti un ducato a Giannone ferraro in Seravezza per comperare ferro per fare due ulivelle e altri ferramenti.
[15 detto.]
E a dì quindici di detto, dètti carlini otto a certi manovali per iscalzare certi marmi su nelle cave.
[19 detto.]
E a' dì diciannove di detto, dètti un ducato a Raffaello detto Bardoccio, per conto de' marmi che e' cava per me in Seravezza: e detto dì dètti a uno manovale soldi sedici per iscalzare marmi in nella cava.
[21 detto.]
E a dì venti uno di detto, dètti a uno di Seravezza lire quattro d'un noce mi vendè per fare un argano per collocare dal monte una colonna bozzata.
E a dì venti uno dètti a Bardoccio ducati tre che dice volea dargli a Filippo[529] da Carrara, che lavora seco.
[529] Filippo di Bertocco, di Giorgio da Cagione, scarpellino, che abitava in Pietrasanta.
[22 detto.]
E a dì venti dua pagai soldi cinquanta cinque a uno manovale per tante giornate per iscalzare marmi nella cava.
E detto dì pagai bolognini venti quattro a uno scarpellino o vero cavatore Carrarese, che m'avea aiutato nella cava.
[24 detto.]
E a dì ventiquattro di detto pagai a uno manovale, per iscalzare pietre nella cava, lire tre e soldi sei per tante opere.
E detto dì venti quattro pagai soldi quaranta per quattro giornate che io tenni alla marina aspettare el canapo che venissi di Pisa in su la barca.
[28 detto.]
E a dì venti otto dètti a Raffaello detto Bardoccio ducati tre d'oro larghi; e detto dì a dua maestri di legname, carlini sedici per fattura di dua argani; e dètti ancora carlini tre a uno manovale per tante giornate per iscalzare marmi nella cava.
[1518 3 di settembre.]
E a dì tre di settembre dètti a Raffaello detto Bardoccio ducati uno pel sopra detto conto.
[5 detto.]
E a dì cinque di settembre dètti al detto Raffaello uno ducato pel detto conto.
[.... detto.]
E a dì.... di settembre pagai a Bernardino calzolaio da Seravezza grossi dua per una corda per legare l'argano per mandare giù una colonna; e pagai a Baiardo carlini cinque per tante giornate per mandare giù la colonna, e uno carlino a Cancherino per una giornata: pagò Baccio da Filicaia per me di danari avea di mio.
[12 detto.]
E a' dì dodici di settembre dètti a Raffaello detto Bardoccio ducati dua d'oro pel sopra detto conto.
E detto dì dètti a maestro Pietro falegname carlini otto per tante giornate per fare una lizza per la colonna; e dètti quattro carlini a Antonio manovale per tante opere per aiutare mandare giù la colonna.
E detto dì dodici dètti al fratello di Giuliano di Cacca uno carlino per una giornata per mandare giù la colonna.
[14 detto.]
E a dì quattordici pagai a Giuliano d'Isach, a Girolamo di Nardo, a Barso di Polo, a Ambrogio di Polo, a Giovanni d'Andrea, a Lorenzo di Giovanni, a Antonio da Convalli, a Iacopo di Gian Vai da Zaini, villa sopra Seravezza, carlini undici per tante giornate per mandare giù la colonna.
E a dì quattordici dètti a maestro Cristofano sarto per uno ciriegio per una lizza[530] per mandar giù la colonna, bolognini diciotto.
[530] Forte _Carretto a due ruote_, detto anche nizza.
[25 detto.]
E a dì venticinque di settembre dètti a Raffaello detto Bardoccio, nell'osteria di Pistoia, ducati sei per conto di certe pietre che cava per me a Seravezza: e detto dì, in detta osteria, dètti a Michele di Pietro di Pippo scarpellino ducati dua per conto di marmi che e' cava per me in sopra ditto loco.
[28 detto.]
E a dì venti otto di detto, dètti al sopradetto Bardoccio ducati dua per el medesimo conto.
[29 d'ottobre.]
Oggi a dì ventinove d'ottobre mille cinquecento diciotto cavai cento sette ducati de' mille ch'io ò in mano del Papa, cioè del sacchetto cucito, e dèttine trenta a Topolino[531] scarpellino da Settignano, e venticinque a Andrea scarpellino pure da Settignano, che andassino a cavar marmi per la facciata di San Lorenzo a Pietrasanta, come appare contratto di ser Filippo Cioni,[532] al quale dètti dua barili per distendere il contratto.
[531] Domenico di Giovanni Bertini detto _Topolino_.
[532] Rogato il 29 d'ottobre 1518.
Ò a scrivere come io andai a Pietrasanta per collare la colonna che si ruppe, e stettivi circa a dua mesi e mezzo, con una bestia e un garzone. E perchè Berto da Filicaia venne anch'egli, intenderò el dì che noi partimmo da Firenze; che non me ne ricordo: e 'l dì ch'io partii da Pietra Santa amalato, porrò mente una fede ch'io ò di mano di Donato Benti di settanta ducati che io gli lasciai per conto de' mia marmi di Carrara; e vedrollo e scriverrò ancora.
[1518 28 d'ottobre.]
Ò a scrivere come Pietro tornò a dì ventiotto di detto da Pietra Santa, che l'avevo mandato circa sei dì innanzi col mulo a vedere quello faceva Bardoccio, e a intendere se e' maestri di cava di Pietra Santa si volevano obrigare a cavare una certa quantità di marmi per San Lorenzo.
Ò a scrivere come, quando partii ammalato da Pietra Santa, come è detto, lasciai la mattina ducati tre a Baccio di Berto da Filicaia, che pagassi el mulattiere e certe giornate d'uomini che m'aiutorno collare la colonna che si ruppe, e a 'ntendere quello gli è restato in mano.
[30 detto.]
Ò a scrivere come stamani, a dì trenta di detto, mi parto da Firenze e vo a Pietrasanta a mettere in opera certi scarpellini che ò obrigati per ser Filippo Cioni, com'è detto sopra.
Ò a scrivere d'un cavallo e vettura per otto dì, d'una ferratura d'un mulo, d'un paio di borzachini, d'un capello, d'un fodero d'una spada, e del cinto da legarla, lire quindici, ora, dì trenta di detto, ch'io vo a Pietra Santa.
[_Arch. di Stato in Firenze._ 1518 3 di novembre.]
[533]A dì tre di novembre mille cinquecento diciotto dètti a Donato scultore ducati dieci in casa sua in Seravezza, presente Pietro che sta meco, e presente la moglie di Donato[534] e le figliuole a tavola, per aver cura e caricare e' mia marmi dall'Avenza, e per quelli io fo cavare a Pietra Santa o vero a Seravezza; e quello spenderà per me, n'à tenere conto, e io gnien'ò a far buoni.
[533] Di qui scrive Michelangelo.
[534] Donato Benti, scultore fiorentino.
[5 detto.]
A dì cinque di detto tornammo Pietro ed io da Seravezza a Firenze con due cavalcature per conto di San Lorenzo.
E dì cinque detto, dètti a ser Filippo Cioni barili quattro e soldi tre per la copia di dua contratti di scarpellini che io ò mandati a Seravezza a cavare per San Lorenzo.
SITO COMPRATO DI VIA MOZZA.
[_Museo Brit._ 1518 24 di novemb.]
Ricordo come a dì venti quattro di novembre mille cinque cento diciotto, sere Matteo di Pavolo prete di San Lorenzo mi fece contratto d'un sito che m'avea venduto nella strada che va da San Bernaba a Santa Caterina,[535] e fu rogato di detto contratto ser Filippo Cioni che sta nell'Opera di Santa Maria del Fiore, di notte, circa due ore in Gualfonda in casa Francesco Gerini: e contai in su detto contratto cento settanta ducati d'oro largi, che così fùmo d'accordo di detto sito, e fu testimonio Matteo de' Servi e Baccio di Pecione legnaiuolo che fa bottega lungo e' fondamenti; e dètti al detto notaio un ducato.
[535] Comprò questo sito in _Via Mozza_ o di San Zanobi per farvi una stanza da lavorare i suoi marmi.
FACCIATA DI SAN LORENZO.
[27 detto.]
Ricordo come a dì ventisette di detto mandai Pietro che sta meco a Pietra Santa per conto de' marmi ch'io fo cavare là per la facciata di San Lorenzo.
SITO DI VIA MOZZA.
[1518 4 di dicembre.]
Ricordo come oggi a dì quatro di dicembre dètti a Baccio di Puccione uno ducato d'oro largo, che lo déssi a uno che mi portava sassi nel sito che io comperai da San Bernaba per far certe mura.
[9 detto.]
Ricordo come a dì nove di detto, dètti a Meo fondatore ducati quattro d'oro largi nel sopradetto sito per certi fondamenti che lui mi vi fa con un pozzo.
[11 detto.]
Ricordo come stamani a dì undici di detto, dètti a Baccio di Puccione, ec. (_e così seguita per una facciata e mezzo._)
FACCIATA DI SAN LORENZO.
[_Arch. Buon._ 1518 27 di dicemb.]
Ricordo come adì ventisette di dicembre 1518 mandai a Donato Benti scultore a Seravezza ducati dieci larghi per Domenico detto Zucca scarpellino, che cava là marmi per San Lorenzo di Firenze.
SITO DI VIA MOZZA.
[1519 3 di gennaio.]
Ricordo come a' dì tre di gennaio 1518 pagai alla Gabella de' Contratti ducati undici d'oro larghi, e sei barili, presente messer Gian Francesco, cappellano di Santa Maria del Fiore, e Matteo de' Servi, per conto di un sito che io comperai da messer Matteo di Pagolo, prete di San Lorenzo, ovvero da Francesco Gerini, ducati cento settanta. E il detto pagamento della gabella è segnato al Campione Giuliano Biliotti.
FACCIATA DI SAN LORENZO.
[26 di marzo.]
Io Michelangiolo Buonarroti ò ricevuto oggi questo dì ventisei di marzo mille cinquecento diciannove ducati cinquecento d'oro larghi da Bernardo Niccolini, per le mani de' Gaddi di Firenze, i quali m'à fatto pagare el cardinale de' Medici per commissione di papa Leone per conto della facciata di San Lorenzo che io fo: e così n'ò fatte due quitanze.
[29 detto.]
Ricordo come a dì 29 di marzo si partì Michelagniolo di Lodovico Simoni scultore e andò a Pietra Santa.
E a dì sopradetto a Raffaello scarpelino che sta a Signia con Michelagniolo, lire quatro contanti.
[3 d'aprile.]
Io Michelagniolo, scultore fiorentino, ò pagato oggi questo dì tre d'aprile mille cinque cento diciannove, ducati quindici d'oro largi a Domenico di Matteo di Pagolo Morelli e Andrea di Giovanni d'Andrea del Luchesino scarpellini da Settignano, per conto de' marmi ànno tolto da me a cavare nelle montagnie di Pietra Santa per la facciata di San Lorenzo di Firenze, come appare per contratto di ser Filippo Cioni cancelliere dell'Opera; e detto contratto fu fatto a dì venti otto d'ottobre mille cinque cento diciotto, e dal dì detto contratto per insino a questo dì detto, detto Domenico e Andrea compagni confessono avere ricievuti pel sopra detto conto co' quindici ducati detti, ducati cento venti d'oro largi in sei partite; ducati venti cinque el dì del contratto; ducati trenta a dì ventidua di dicenbre, e a' dì dieci di giennaio ducati dieci, e a dì venti uno di febraio ducati venti, e a dì quatro di marzo ducati venti, e a dì tre d'aprile, ciò è oggi questo dì, ducati quindici, come è detto. E per fede della verità detto Andrea e Domenico confessano avere ricevuti detti danari per detto conto; e così si sotto scriverranno qui di lor propia mano.
Io Domenico soprascritto confeso avere ricieuto con Andrea mio copagno insino a ogi questo dì 3 d'aprile sopra scritto.
Io Andrea cofeso avere ricevuti deti denari co' Domenico mio compangnio.
Io Domenico e Andrea confessiamo avere ricevuto ogi questo dì 25 d'aprile 1519 ducati trentatre d'oro larghi per sopradetto conto.
[4 detto.]
Ricordo come oggi questo dì quattro d'aprile mille cinquecento diciannove io Michelagniolo, scultore fiorentino, ò allogato overo dato a fare uno carro a dua ruote a Pierino di Girolamo del Bianco da Massa, con questi patti: che io gli debba dare dodici lire dell'una delle ruote finita del legname solo; con questo inteso, che dandogli e' ferri, me le debba ancora ferrare pel detto prezzo: e per caparra di ciò, oggi questo dì detto gli ò dato, al detto maestro, ducati dua in Seravezza, presente prete Agostino.
E oggi questo dì sopradetto ò dato qui in Seravezza ducati dua a Donato Benti che vadi a Carrara e che dia abozare una pietra che io ò a Sponda, che io comperai da Lotto scudi dieci; e come è detto, Donato la dia abozare per una figura di cinque braccia, e dia detti dua ducati che io gli ò dati di caparra.
[6 detto.]
Adì sei di detto per mandare uno a Firenze per le girelle delle taglie che le conduca in Pisa, grossi sette.
[8 detto.]
E a dì otto d'aprile dètti ducati dua al Pollina, a Leone e a Bello da Carrara, per conto di certi marmi ànno tolto a farmi. Ànno promesso in fra tre o quattro dì venire qui a Seravezza a fare el contratto di detta allogagione di marmi.
E detto dì dètti a maestro Lazzero e a Leri suo fratello ducati dua per conto de' ferramenti d'un carro, e delle casse d'un paio di taglie che loro mi fanno di ferro e ànno avuto per infino detto dì ducati sei; cinque da me, e uno da maestro Donato.
[12 detto.]
E a dì dodici di detto per la portatura d'un canapo e di quattro girelle di bronzo da Pisa a Seravezza, undici grossoni e mezzo.
E detto dì per corde per legare le taglie per collare una colonna, lire cinque e mezzo.
E detto dì dodici pagai in Pisa ducati dugento settanta a' Salviati per tanti n'aveano spesi per me: e così n'ebbi la ricevuta da Francesco Peri.
[13 detto.]
E a dì tredici di detto, dètti barili tre a ser Giovanni della Badessa, notaio in Pietra Santa, per parte di pagamento d'un contratto m'à a levare, fatto detto dì col Pollina e col Bello e con Leone uomini da Torano, villa di Carrara, maestri di cavar marmi, per otto pezzi di marmo che m'ànno a cavare e dare in barca, con condizione e tempi e modi che appariscono per esso contratto di ser Giovanni della Badessa. E detto dì del contratto, in su 'l detto contratto, a' detti uomini di Carrara contai e' detti ducati venti uno d'oro larghi; intendendosi seguire el pagamento a' tempi che dice detto contratto.
[1519 16 d'aprile.]
E a dì sedici pagai a maestro Lorenzo ferraro da Ripa di Seravezza lire quattro per fattura della cassa di ferro d'una taglia; la qual taglia m'avea a far maestro Lazaro dalla Corvara: e questi danari ànno a dare a suo conto.
[18 detto.]
E a dì diciotto di detto pagai a maestro Domenico di Giovanni di Bertino, scarpellino da Settignano, ducati sei larghi per conto de' marmi mi cava in Finocchiaia per la facciata di San Lorenzo.
[25 detto.]
E a' dì venticinque a detto maestro Domenico ducati tre d'oro larghi per detto conto.
E detto dì a Michele di Pier di Pippo scarpellino per sei opere per collar la colonna, grossi dodici.
[22 di maggio.]
A dì ventidua di maggio dètti a maestro Donato in Seravezza ducati dieci che gli déssi a Michele di Piero di Pippo, scarpellino da Settignano, e a Bastiano d'Agnoletto da Seravezza, presente Raffaello d'Iacopo di Nencio scarpellino e detto Bastiano e Michele.
[12 di settemb.]